COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta Chiesa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Chiesa. Mostra tutti i post

12 luglio 2015

Radio Vaticana - Perù: la Chiesa chiede il risanamento delle miniere di La Oroya

Tratto da Radio Vaticana

Perù: la Chiesa chiede il risanamento delle miniere di La Oroya

Mettere a norma di legge il complesso metallurgico di La Oroya, in Perù, per garantire il futuro di oltre duemila lavoratori e delle loro famiglie, preservando l’ambiente e la qualità di vita della popolazione. È quanto chiede la diocesi peruviana di Huancayo, nel cui territorio rientra il complesso minerario, considerato il più inquinante del mondo, che ora rischia la chiusura. Secondo una nota inviata a Fides dalla Conferenza Episcopale peruviana, l'arcivescovo di Huancayo, mons. Pedro Barreto Jimeno, ha detto che La Oroya vive un grave problema ambientale, sociale e lavorativo, che se non viene risolto al più presto pregiudicherà le future generazioni. Il vescovo ha sottolineato che la qualità dell'aria è essenziale per la vita e la salute delle persone, ricordando che l'Organizzazione Mondiale della Sanità indica che il livello massimo di anidride solforosa è di 20 microgrammi per metro cubo. Egli ha aggiunto che il problema del processo di vendita del complesso metallurgico richiede l'adeguamento delle misure di protezione per garantire la qualità dell'aria.
La Chiesa aveva già denunciato la grave situazione provocata dalla richiesta di una terza proroga per l'applicazione della tutela ambientale, perché questa mancanza è un'offesa alla dignità e alla salute degli abitanti di La Oroya e dei lavoratori del complesso metallurgico che sono costretti a lavorare in condizioni per loro mortali. (M.G.)

30 aprile 2015

LinKiesta:Papa Francesco, nuova crociata per l’ambiente

Papa Francesco, nuova crociata per l’ambiente

Bergoglio prepara un’enciclica clima, in attesa della conferenza di Parigi sul “climate change” a cui la Santa Sede parteciperà da protagonista

Tratto da la vocedi newyork

Il Papa parla di ambiente con Ban Ki-moon e fa arrabbiare la Destra americana

Martedi Papa Francesco ha incontrato a Roma il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon a margine di un simposio sull'ambiente. Ma questo ambientalismo di Bergoglio che si appresta a formalizzare la sua posizione in materia con un'enciclica, ha mandato su tutte le furie i conservatori americani











E alla fine Papa Francesco fa onore al suo nome. Il primo pontificato chiaramente ispirato alla filosofia di vita del poverello di Assisi non poteva non tradursi in un chiaro impegno a sostegno dell'ambiente e dell'ecosistema terrestre sempre più minacciato dal consumismo e dal materialismo che caratterizza i nostri tempi.
Martedì scorso il Papa ha incontrato il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon in visita in Italia e quello dell'ambiente é stato proprio l'argomento principale affrontato dai due.
Nel corso dell'incontro, Ban ha detto di attendere con grande interesse la pubblicazione dell'annunciata enciclica papale che verterà proprio sui mutamenti climatici in atto e sui pericoli esercitati dall'Effetto Serra sulla biosfera terrestre
L'incontro tra il Segretario Generale e Bergoglio é avvenuto ai margini di un seminario organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze intitolato "Proteggere la Terra; Elevare l'umanità" che ha esplorato la dimensione morale del problema dei cambiamenti climatici e della sostenibilità.
I due statisti hanno affrontato anche altre questioni di attualità come quella del traffico dei migranti, delle disparità sociali e della situazione nel Sudan Meridionale ma quello delle questioni climatiche é l'argomento che é restato fermamente al centro dei colloqui proprio in vista dell'enciclica papale che avrà valore di indirizzo dottrinale per i cattolici di tutto il mondo.
L'incontro tra Papa Francesco e Ban Ki-moon costituisce il preludio ad una sinergia di sforzi tra la Chiesa cattolica e le Nazioni Unite in vista del vertice di Parigi sull'ambiente programmato per dicembre e sponsorizzato proprio dall'ONU in cui, per la prima volta, si chiederà ai paesi membri di adottare misure stringenti e vincolanti per limitare le emissioni dei gas che contribuiscono all'Effetto Serra.
Proprio questo ha messo in allarme la Destra conservatrice americana che, stando ad un articolo pubblicato in settimana dal New York Times, non gradisce affatto l'atteggiamento ambientalista che Papa Francesco ha dimostrato sin dall'inizio del suo pontificato.
Fino a quando il Papa si limitava ad esternare generici inviti al rispetto dell'ambiente, i suoi pronunciamenti non hanno fatto troppo scalpore. Ma con l'arrivo dell'enciclica che annuncia una vera e propria direttiva dottrinale della chiesa cattolica ai suoi fedeli, alcuni esponenti del movimento conservatore americano hanno visto con preoccupazione il sostegno di Roma per un problema che essi continuano a negare.......
A peggiorare ulteriormente le cose, si aggiunge il fatto che il Vaticano ha in programma di diffondere il messaggio dell'enciclica in maniera capillare sul territorio americano, con una campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica della durata di ben dodici settimane gestita da alcuni vescovi locali. Sempre stando alle affermazioni del New York Times, la fase di preparazione ha già prodotto un meeting tra alcuni esponenti del Vaticano e Gina McCarthy, la responsabile dell'Environmental Protection Agency, l'agenzia federale americana preposta alla tutela ambientale........
Timothy Wirth, vicepresidente della United Nations Foundations ha dichiarato senza mezzi termini che: "Non si é mai visto un Papa fare una cosa del genere. La sua influenza sulle questioni ambientali é vastissima e tutto ciò che farà e dirà, avrà inevitabilmente un effetto enorme sui governi di tutti quei paesi con un gran numero di cattolici".
E proprio in vista di ciò, i conservatori americani stanno iniziando già da ora ad affilare le proprie armi.
____________________________________

Tratto da Rinnovabili.it
Clima: la lobby del carbone fa pressioni su Papa Francesco .

Un team di sedicenti scienziati del clima è approdata a Roma per convincere Papa Francesco che il cambiamento climatico non esiste


(Rinnovabili.it) – Gli scienziati pagati dalle compagnie fossili in missione da Papa Francesco per dissuaderlo dal prendere posizione sul clima. È l’estremo tentativo della lobby americana della dirty energy, che ha inviato un team di climatologi in Vaticano «per informare il pontefice della verità sulla scienza del clima» e convincerlo che «non c’è nessuna crisi del riscaldamento globale». Il gruppo di prezzolati esperti viene dall’ Heartland Insitute, un think tank conservatore con sede a Chicago, la cui missione è tentare di screditare la scienza ufficiale in riferimento ai rischi del cambiamento climatico. L’arrivo della delegazione negazionista in coincidenza con il workshop sul clima organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze in Vaticano, al quale ha partecipato anche il segretario dell’ONU, Ban Ki Moon.



.........Contestando la scientificità delle tesi che sottolineano l’esistenza del cambiamento climatico, gli inviati dell’Heartland Insitute non sembrano tener conto del fatto che un sondaggio su 2.013 articoli scientifici peer-reviewed ha fatto emergere una maggioranza schiacciante (il 97.1%) di prove che il riscaldamento globale ha origini antropiche.



La spinta di lobby sul Vaticano si sta intensificando in queste settimane per tentare di dissuadere il Papa dal produrre la attesa enciclica sull’ambiente e il clima prevista tra giugno e luglio.
Il documento costituirà le basi per la presa di posizione della Chiesa in vista dei negoziati della COP 21 di Parigi, un testo che potenzialmente può far presa su più di un miliardo di fedeli. Numeri che spaventano l’industria energetica, già ampiamente screditata presso l’opinione pubblica eppure ancora capace di tirare i fili di governi e istituzioni in tutto il mondo.......

15 novembre 2014

Tirreno Power bussa alle porte della Chiesa. MA.....LO STESSO PAPA FRANCESCO HA PRESO POSIZIONE A TUTELA DELL'AMBIENTE AGLI INIZI DI OTTOBRE.


Tratto da Ninin

Tirreno Power bussa alle porte della Chiesa.

L'Arcivescovo di Genova e presidente della Cei Angelo Bagnasco ha incontrato in arcivescovado a Genova il direttore generale di Tirreno Power, Massimiliano Salvi. Si apprende da fonti vicine all'azienda.......





 MA......LO STESSO  PAPA FRANCESCO HA PRESO POSIZIONE A TUTELA DELL'AMBIENTE  AGLI INIZI DI OTTOBRE.
Oggi  la coscienza ecologica è in consolante crescita, ovunque. Anche con dolorose contrapposizioni tra ambiente e lavoro. Specie nelle città industriali. Certo, proprio questa accresciuta consapevolezza del dono ricevuto da Dio ci spinge a garantire un ambiente sostenibile, per noi e per i nostri figli, con una parola chiave: custodire.........

Riportiamo uno stralcio del post del  9 ottobre 2014


Tratto da  New Tuscia it

PAPA FRANCESCO, “IL GIARDINO VIOLATO”: LA PROSSIMA ENCICLICA DEL PAPA DEDICATA ALLA TUTELA AMBIENTALE

Stefano Stefanini
 - VITERBO ....La nostra Terra è quel giardino in cui Dio ha collocato l’uomo, fin dall’inizio, perché lo custodisse e lo lavorasse.  Scrive papa Francesco, che sta predisponendo una Lettera Enciclica dei temi ambientali: Come esseri umani, non siamo meri beneficiari, ma custodi delle altre creature. ......... Non lasciamo che al nostro passaggio rimangano segni di distruzione e di morte che colpiscono la nostra vita e le future generazioni” (Evangelii gaudium 215).
L’ambiente appare come un “giardino violato”
In particolare, oggi possiamo rilevare alcune aree critiche dove il degrado è particolarmente evidente, dove questa rottura dell’alleanza primitiva diventa devastante. Anzi, spesso il degrado esterno - hanno recentemente dichiarato le Commissioni episcopali  preposte ai temi della Tutela Ambientale -  manifesta la corruzione interiore del cuore e dei valori fondativi della vita.


1.  In primo luogo, viviamo con terrore l’inquinamento, che in vaste aree del pianeta si fa sempre più pervasivo.
Non sempre le attività produttive sono condotte con il dovuto rispetto del territorio circostante. La sete del profitto, infatti, spinge a violare tale armonia, fino alla diffusione nell’ambiente di veri e propri veleni. Con situazioni estreme, che diventano purtroppo fonte di tumori. Non sempre ci accorgiamo subito di questa violenza contro il territorio.
Di fatto, la consapevolezza davanti a questi comportamenti criminali richiede tempi lunghi. Matura sempre lentamente, spesso solo tramite la dedizione, eroica, di chi, facendo il proprio lavoro con serietà, è come se si immolasse per creare tra la gente una adeguata coscienza della gravità del problema.

2. Pure molto gravi sono le conseguenze disastrose determinate da eventi meteorologici estremi. In questi ultimi mesi, per le inattese bombe d’acqua, si registrano anche morti, oltre a distruzioni immani di case, fabbriche e strade. Tutto un territorio è messo in ginocchio. E spesso le città colpite restano sole o avvolte da una solidarietà solo emotiva, superficiale. La cosa più grave è la carente consapevolezza da parte della comunità civile nazionale circa le vere cause che a monte determinano questi tristi eventi! Restiamo sì addolorati, ma poco riflettiamo ed ancor meno siamo disposti a cambiare, per mettere in discussione il nostro stile di vita!
Genova, nuova alluvione. Esondano Bisagno e Fereggiano.
Una vittima -
10 ottobre 2014
3. Un terzo fattore di gravità è rappresentato dalla mancanza di una vera cultura preventiva  davanti  ai tanti disastri sociali e meteorologici. È l’aspetto culturale del problema, di certo l’aspetto più preoccupante, perché completa il quadro globale della violazione del giardino di Dio: “Siamo infatti tutti chiamati a prenderci cura della fragilità del popolo e del mondo in cui viviamo” (Evangelii gaudium 215)

Impegni conseguenti


Oggi  la coscienza ecologica è in consolante crescita, ovunque. Anche con dolorose contrapposizioni tra ambiente e lavoro. Specie nelle città industriali. Certo, proprio questa accresciuta consapevolezza del dono ricevuto da Dio ci spinge a garantire un ambiente sostenibile, per noi e per i nostri figli, con una parola chiave: custodire. Anche in campo sociale e politico amministrativo appare irrimandabile attuare azioni concrete di tutela:

1. La priorità dell’impegno culturale. La custodia della terra ci chiede di amarla, vigilando con matura consapevolezza. La terra ci appartiene. Tutti siamo chiamati a questo compito che si fa premura già nelle scuole accrescendo la coscienza ecologica viva tra i giovani. Si pensi alla interconnessione tra rispetto dell’ambiente, agricoltura, turismo e benessere sociale. Solo insieme si cresce. Solo insieme saremo competitivi, proprio perché rispettosi della tipicità con cui Dio ha costruito l’armonia dei colori, delle lingue, delle culture e dei volti.

2. La denuncia davanti ai disastri ecologici. Ma la custodia del creato è fatta anche di una chiara denuncia nei confronti di chi viola quest’armonia del creato. È una denuncia che spesso parte da persone che si fanno sentinelle dell’intero territorio, talvolta pagando di persona. Siamo loro profondamente grati, perché ci hanno insegnato un metodo: ci vuole sempre qualcuno che, come sentinella, coglie per primo i problemi e rende consapevole tutta la comunità della gravità della situazione. Specie davanti ai rifiuti.
Chi ha inquinato deve consapevolmente pagare, riparando il male compiuto.
In particolare va bloccata la criminalità che ha speculato sui rifiuti, seppellendoli e creando occasione di morte, distruggendo la salubrità dell’ambiente.


3. La rete di speranza. Siamo chiamati a fare rete lasciandoci coinvolgere in forme di collaborazione con la società civile e le istituzioni. Va maturata insieme una rinnovata etica civile. È importante che nessuno resti spettatore, ma tutti attori, accrescendo la cultura ecologica“matureremo così una vera cultura preventiva, trovando la forza per riparare le ferite in modo fecondo. Solo così, tramite questa rete, potremo andare alle radici profonde dei disastri sociali ed ecologici, superando la superficiale emozione del momento. 
Tanti nostri stili di vita vanno cambiati, per assumere la sobrietà come risposta autentica all’inquinamento e alla distruzione del creato. Del resto, una terra custodita è la prima fonte di lavoro per i giovani! Siamo in un tempo di crescente consapevolezza ecologica. I giovani poi ne sono sentinelle vigili ed efficaci.”

 

09 settembre 2014

Siracusa. Il prefetto convoca Don Prisutto ,continua la lotta all’inquinamento.

Tratto da www.blogsicilia.com

Siracusa. Il prefetto convoca Don Prisutto e le associazioni scrivono al Procuratore, continua la lotta all’inquinamento

zona_industriale3.jpg
Don Palmiro Prisutto ogni 28 del mese celebra una messa funebre ricordando quanti, giovani e bambini, muoiono per cancro. E oggi la battaglia della Chiesa contro le morti nel triangolo industriale della provincia potrebbe essere arrivata a una svolta.
Dopo la decisione dell’Arcidiocesi di condividire l’iniziativa di don Palmiro Prisutto con l’invito a tutti i sacerdoti del territorio di fornire dati sulla mortalità per tumore da inserire in un registro parallelo a quello ufficiale, il prefetto Armando Gradone ha convocato per questa mattina il parroco di Brucoli per incontrarlo nella sede dell’ufficio territoriale di governo. Don Prisutto avrebbe sottoposto al prefetto una lettera inviata anni fa all’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi con cui si criticava il mancato intervento dello Stato a difesa del territorio.
Nel frattempo alcuni gruppi e associazioni locali – a partire dal “Popolo Inquinato” di Siracusa, Gela, Milazzo – hanno inviato una lettera al procuratore capo di Siracusa, Francesco Paolo Giordano con cui denunciano i mancati interventi a tutela dell’ambiente e della salute pubblica nelle aree a rischio della Sicilia, dalla carenza di controlli negli impianti alla scarsa attendibilità delle centraline che dovrebbero analizzare la qualità dell’aria.
Manca una normativa ad hoc riguardante l’inquinamento industriale dell’aria che si respira – si legge nella lettera –ma i Comuni consentono ancora all’industria, attraverso il Cipa di stare all’interno di una rete di rilevamento pubblica attraverso un protocollo di intesa istituito nel 2005 per contrastare tale inquinamento. È normale che chi deve essere controllato diventi controllore di sé stesso? Che l’industria attraverso il Cipa, il cui presidente è anche il coordinatore del registro tumori della Sicilia orientale, debba controllare la qualità dell’aria delle centraline della provincia alla stessa stregua dell’Arpa, organo di controllo istituzionale? 
Per questo motivo l’Asp Siracusa non fa correlazioni tra il dato ambientale e patologie tumorali nonostante Arpa e provincia inviino i loro i dati degli inquinanti petrolchimici non normati ma comunque rilevati? Come fanno i sindaci che rappresentano la massima autorità sanitaria a non intervenire quando si verifica un picco orario di benzene (ben noto cancerogeno) o quando sanno chi delle industrie ha causato l’incidente o emesso sostanze chimiche maleodoranti? 
Come fanno a tacere e non intervenire sapendo che la gente del quadrilatero sta morendo di cancro?”.
Queste e tante altre domande, restano in attesa di una risposta ufficiale, e di atti concreti.

14 febbraio 2013

1)WWF:La strada per un'Europa 100% a rinnovabili 2)Rinnovabili: più economiche di gas e carbone in Australia

 Tratto da QualEnergia

La strada per un'Europa 100% a rinnovabili

L'Europa entro il 2050 può arrivare al 100% di rinnovabili su tutto il fabbisogno energetico ma deve muoversi subito e il WWF mostra come. Ieri – proprio mentre la Commissione Europea iniziava la discussione dei piani su clima e energia per il post 2020 - l'associazione ha lanciato il nuovo report Putting the EU on Track for 100% Renewable Energy (in allegato in basso) che indica cosa deve fare l'Europa entro 2030 per raggiungere un sistema di energia completamente rinnovabile entro metà secolo.
La ricetta è spingere su efficienza energetica e fonti rinnovabili: i consumi, secondo lo scenario elaborato dal WWF assieme ad Ecofys, dovrebbero essere tagliati del 38% al 2030 e le rinnovabili per quell'anno arriverebbero a coprire il 41% dei consumi finali di energia (nei grafici sotto l'evoluzione dei consumi e del mix energetico proposta).
In questo modo  l'Europa – oltre a tagliare del 50% le emissioni - ridurrebbe la bolletta del suo import energetico di 573 miliardi di euro l'anno (sono di ieri i dati Eurostat che mostrano come l'UE dipenda dall'estero per il 54% del fabbisogno energetico e l'Italia per l'81%). 
Le misure per raggiungere questo obiettivo inoltre creerebbero anche occupazione: se tagliare le emissioni del 20% al 2020 porterà 5 milioni di posti di lavoro, innalzare l'asticella al meno 30% per lo stesso anno si tradurrebbe in un milione di impieghi in più.
Lo studio del WWF arriva nel mezzo del dibattito su ciò che dovrà seguire all’attuale legislazione comunitaria su clima e energia, ossia il pacchetto 20-20-20, e adatta il precedente rapporto WWF Energy Report 2050. Accelerando adesso con obiettivi per il 2030 si può arrivare al 2050 ottenendo tutta l'energia – dai trasporti, ai fabbisogni termici, all'elettricità – dalle fonti rinnovabili.
Interessante allora confrontare lo scenario al 2030 del WWF con quello (sempre per il 2030) della Roadmap 2050 della Commissione europea (qui una tabella di confronto). La visione del WWF, sostanzialmente coerente con quella di altri scenari "spinti" ..............
Insomma: occorrerebbe accelerare nettamente, e questa accelerazione gioverebbe anche all'economia. 
Nella battaglia per uscire dalla crisi, le energie rinnovabili e il risparmio energetico sono le vere grandi speranze, spiega il WWF. Quasi 8 europei su 10 concordano sul fatto che la lotta al cambiamento climatico possa rilanciare l'economia e creare posti di lavoro e il 70% crede che gli investimenti nelle energie rinnovabili dovrebbero essere la priorità per i prossimi 30 anni.
"Migliorare gli obiettivi su clima ed energia con l'introduzione di un ambizioso pacchetto di misure post 2020 è una soluzione vincente per tutti – sottolinea Jason Anderson, direttore Clima ed Energia dell'ufficio per le politiche europee del WWF - e non solo contribuirebbe a ridurre l'impatto dei cambiamenti climatici, nonché le conseguenze sulla salute e sui costi ambientali, ma potrebbe anche contribuire a generare fino a 5 milioni di posti di lavoro, e rilanciare l'economia in modo significativo. L’Europa del 2030 sarà diversa da quella di oggi, ed è dal 'pacchetto clima ed energia' che dipende se lo sarà in meglio, con una produzione e un uso più pulito ed efficiente dell’energia, con più posti di lavoro e con una distribuzione più equa, o se aumenteranno inquinamento, disparità e disoccupazione".
"Tuttavia per mantenere l'Europa in pista occorre una forte volontà politica. La tempestiva adozione di un pacchetto coerente di obiettivi ambiziosi e vincolanti post 2020 per l'efficienza energetica, le energie rinnovabili e la riduzione delle emissioni sono fondamentali. Dobbiamo decidere ora come il nostro sistema energetico si svilupperà dopo il 2020, in modo che le prestazioni attuali siano massimizzate e non sprecate. Il nostro nuovo rapporto mostra chiaramente che l'Unione Europea ha un potenziale non sfruttato per ridurre l'uso di energia, sfruttando fonti rinnovabili che potrebbero fornire energia più economica e più sicura e garantire che il 100% di energie rinnovabili del sistema europeo entro il 2050 è a portata di mano."
Il report "Putting the EU on Track for 100% Renewable Energy" - pdf

 ________________________

rinnovabili eolico fotovoltaico australia grid parity carbone gas
Tratto da Greenstyle

Rinnovabili: più economiche di gas e carbone in Australia

Già oggi, senza incentivi e senza considerare le tasse sulle emissioni di CO2, l’energia elettrica prodotta in Australia dall’eolico è più economica di quella prodotta dal carbone o dal gas. A renderlo noto l’ultimo studio condotto dalla Bloomberg New Energy Finance.
Stando al rapporto Bloomberg un nuovo MWh eolico in Australia costa 80 dollari australiani mentre lo stesso MWh da carbone ne costa 143 e da gas 116. Prezzi che includono le tasse anti CO2. Al netto delle tasse l’energia del vento resta comunque più economica del 14% rispetto al carbone e del 18% rispetto al gas.
Leggi quanto costerebbe non usare le energie rinnovabili
Tutti i prezzi si intendono per nuovi impianti, costruiti oggi e senza incentivi nel caso dell’eolico. In Australia, per farla breve, secondo Bloomberg l’eolico è già oltre la grid parity. Come spiega Michael Liebreich, CEO di Bloomberg New Energy Finance:
La percezione che i combustibili fossili siano economici e le rinnovabili costose è ormai superata. Il fatto che l’eolico sia oggi più economico di carbone e gas, in uno dei Paesi con le migliori riserve di combustibili fossili, dimostra che le rinnovabili sono un fattore di cambiamento del mercato che promette di cambiare l’economia della generazione elettrica.
Riguardo invece il fotovoltaico? Entro il 2020 i grandi impianti riusciranno a produrre elettricità a costi inferiori di carbone e gas, anche perché i prezzi dell’energia da fossili sta per aumentare. Questo a causa di costi finanziari sempre più alti.
>>Leggi i dati sul sorpasso delle installazioni eoliche su gas e carbone negli USA
Lo studio Bloomberg, infatti, ha preso in considerazione l’attuale comportamento delle quattro maggiori banche australiane che non sembrano intenzionate a finanziare nuove grandi centrali a carbone senza un sostanziale premio per il rischio derivante al danno alla propria reputazione derivante da un investimento ad alte emissioni......

Tutto bene per le rinnovabili australiane, quindi? Non esattamente: Bloomberg nota come le vecchie centrali a carbone, costruite negli anni ’70 e ’80, riescono ancora a produrre elettricità a costi inferiori rispetto a fotovoltaico ed eolico. Questo perché i costi dell’impianto sono stati già ripagati:
L’eolico di nuova costruzione è più economico del carbone di nuova costruzione, ma non può competere con i vecchi impianti che si sono già ripagati. Per questo ci vuole ancora un supporto dalla politica per installare altri MW rinnovabili e costruire le conoscenze e le esperienze necessarie a decarbonizzare il sistema energetico nel lungo periodo.
Fonte: Bloomberg New Energy Finance
 ___________________
Tratto da QualEnergia

Cambiamenti climatici, anche una questione morale

Il mondo scientifico ha messo ben in evidenza le conseguenze dei cambiamenti climatici, in parte già verificabili, e i gravi rischi legati all’incapacità di agire in maniera incisiva. 
Oltre alle valutazioni di tipo economico, sarà urgente affrontare la questione etica implicita nel tema, perché sappiamo che i cambiamenti climatici incideranno soprattutto sulla vita delle future generazioni, sui più poveri, in definita su coloro che non avranno certo contribuito a creare questo problema.
Su questi temi, da tempo ormai, anche nel mondo religioso sono state fatte riflessioni e appelli. Pensiamo allo stesso Papa Ratzinger che ha sempre avuto una particolare sensibilità verso i temi ambientali. Ma occorre oggi una spinta decisiva da parte di tutte le religioni del mondo, altrimenti non si riuscirà a creare quel necessario rallentamento degli effetti connessi ai cambiamenti climatici.
L’importanza di una posizione netta della Chiesa su questi temi è stata sottolineata lo scorso anno quando il cardinale ghanese Peter Turkson, prima di Rio+20, convocò un gruppo di ricercatori per fare una riflessione sull'ambiente. I governi non agiranno se non ci sarà una forte pressione dal basso e quindi anche da parte di tutte le religioni; una pressione che potrà favorire a livello planetario la consapevolezza che sia giunto il momento di agire e di intervenire con maggiore incisività rispetto a quanto fatto finora.
Per un approfondimento sulla questione morale legata ai cambiamenti climatici si può leggere l'articolo The moral case of climate change.

25 ottobre 2012

Una Chiesa vera contro la prepotenza dei petrolieri

Tratto dal Blog  di  Annarita Dorsogna

Una Chiesa vera contro la prepotenza dei petrolieri

"Con l'eventuale realizzazione dei progetti di sfruttamento energetico non si sanerebbe la ferita della disoccupazione e della recessione, si accrescerebbe il senso di abbandono e di sopraffazione che le nostre genti percepiscono di fronte a chi esercita poteri decisionali, si avanzerebbe nella spogliazione del nostro ambiente naturale e della nostra economia agricola e turistica, 
in maniera irreversibile e irresponsabile".

 

"Leviamo la voce per denunciare le "ferite" delle nostre terre minacciate da progetti di "sviluppo" che sono invero segnati da gravi rischi ambientali"

“Noi, Vescovi delle Chiese che sono in Abruzzo e Molise, ancora una volta leviamo alta la voce per denunciare le "ferite" delle nostre terre, minacciate da progetti di "sviluppo" che sono invero segnati da gravi rischi ambientali, socio-economici e umani, in cui viene meno la tutela della vita e la custodia del creato, dono di Dio e impegno morale di tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Lo afferma in una nota la Conferenza episcopale abruzzese-molisana (Ceam), in una nota.
   "Ci riferiamo, in particolar modo, ai progetti di sfruttamento energetico, in particolar modo petrolifero, su cui ci siamo già pronunciati come Conferenza episcopale regionale nel 2008 e, mediante l'intervento di alcuni di noi o tramite gli uffici da noi delegati, in varie occasioni nel corso di questi ultimi anni. In luogo di una vera 'conversione' a progetti di crescita sostenibile, in ascolto della voce dei territori e delle popolazioni di cui abbiamo la cura pastorale - rileva la Ceam - si confermano e si aggravano le scelte più rischiose per la salute e il benessere di tutti. 
La stessa promessa di uno sviluppo economico viene a cadere di fronte alla grave situazione economica e sociale, ancora nel pieno della crisi che investe il nostro Paese e, in particolar modo, la nostra Regione: con l'eventuale realizzazione dei progetti di sfruttamento energetico non si sanerebbe la ferita della disoccupazione e della recessione, si accrescerebbe il senso di abbandono e di sopraffazione che le nostre genti percepiscono di fronte a chi esercita poteri decisionali, si avanzerebbe nella spogliazione del nostro ambiente naturale e della nostra economia agricola e turistica, in maniera irreversibile e irresponsabile".
 
"Come afferma il recente documento della CEI in occasione della 7a giornata nazionale per la salvaguardia del Creato ("Educare alla custodia del creato per sanare le ferite della terra") - prosegue la nota - noi non possiamo "dimenticare le ferite di cui soffre la nostra terra, che possono essere guarite solo da coscienze animate dalla giustizia e da mani solidali. 
Guarire e' voce del verbo amare, e chi desidera guarire sente che quel gesto ha in sé una valenza che lo vorrebbe perenne, come perenne e fedele e' l'Amore che sgorga dal cuore di Dio e si manifesta nella bellezza del creato, a noi affidato come dono e responsabilità.  
Con esso, proprio perché gratuitamente donato, e' necessario anche riconciliarsi quando ci accorgiamo di averlo violato" (n. 1). Questo compito comune veda coinvolti tutti, in particolar modo coloro che, a livello locale, regionale e nazionale, hanno ricevuto il mandato di governare lo sviluppo del territorio, perché agiscano in nome del bene comune e non di una singola parte, prestando ascolto al grido della nostra terra, del nostro mare, del nostro cielo: in essi riconosciamo la presenza di Dio, come ci ricorda il "Cantico delle creature" del santo patrono d'Italia Francesco d'Assisi.
  Leggi l'articolo integrale

28 luglio 2009

2009/07/30 "DALLA LETTERA ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE" DEL SOMMO PONTEFICE BENEDETTO XVI"

DALLA LETTERA ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE" DEL SOMMO PONTEFICE BENEDETTO XVI

La Chiesa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l'acqua e l'aria come doni della creazione appartenenti a tutti.
Deve proteggere soprattutto l'uomo contro la distruzione di se stesso.
È necessario che ci sia qualcosa come un'ecologia dell'uomo,
intesa in senso giusto.
Il degrado della natura è infatti strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana:
quando l'« ecologia umana » è rispettata dentro la società, anche l'ecologia ambientale ne trae beneficio.
Come le virtù umane sono tra loro comunicanti, tanto che l'indebolimento di una espone a rischio anche le altre,
così il sistema ecologico si regge sul rispetto di un progetto che riguarda sia la sana convivenza in società sia il buon rapporto con la natura
.