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Visualizzazione post con etichetta Dott. Maurizio Portaluri. Mostra tutti i post
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10 agosto 2010

1)L'ALLARME Clima, il supermonsone che minaccia l'Europa 2)Anche il cigno fa la cacca. Di Maurizio Portaluri 3)Come ti riutilizzo la discarica.....

TRATTO DA" LA REPUBBLICA"

L'aria calda africana incontra quella fredda atlantica. Ormai strutturali episodi che prima erano eccezionali. Così sta cambiando la mappa del meteo

L'ALLARME

Clima, il supermonsone che minaccia l'Europa


di ANTONIO CIANCIULLO


ROMA - Un super monsone in Asia e una raffica di piogge monsoniche che sconvolge l'Europa. Il caos climatico cambia la mappa del meteo, rende strutturali episodi eccezionali, costringe a cercare nuove parole per descrivere fenomeni che assumono intensità e frequenza del tutto anomale.


E così dall'Ibimet, l'istituto di biometeorologia del Cnr di Firenze, provano a forzare il vocabolario per tradurre l'intensificarsi dei drammi che colpiscono decine di milioni di persone.

"I termini che fino a ieri usavamo abitualmente per descrivere le piogge eccezionali che colpivano l'Europa non danno più l'idea di quello che succede realmente oggi", spiega Giampiero Maracchi, responsabile dell'istituto. "A molti l'uso del termine monsone in uno scenario europeo sembrerà improprio, ma quello che sta accadendo ha caratteristiche simili alla dinamica dei monsoni. C'è l'umidità proveniente dall'Atlantico che si incanala dalla Gran Bretagna verso il Mediterraneo, dove trova l'onda calda che dai tropici si spinge sempre più lontano, sempre più vicino ai Poli. E c'è il contrasto tra questi due flussi, tra il mare di aria calda africana e la corrente di aria fredda atlantica: la massa di aria calda prima sale e poi si condensa, trasformandosi in piogge violente.Negli ultimi 15 anni ci sono stati tre episodi alluvionali sull'Europa centrale come quello che stiamo vivendo in questi giorni. E' un fenomeno recente collegato all'anomalia termica su scala globale: fino a pochi anni fa la spinta calda non arrivava così lontano con questa forza".

Se nella traiettoria verso nord ovest l'alito rovente del mutamento climatico si scontra con il mondo freddo e umido dell'Atlantico provocando valanghe di acqua, sul lato opposto, dove intercetta la corrente in risalita verso nord est, non trova opposizione e così il calore del Sahara può arrivare indisturbato fino alla steppa e incendiarla. Alluvioni e siccità, come aveva previsto l'Ipcc, la task force dei climatologi dell'Onu, convivono e traggono forza dalla stessa radice: la caldaia del pianeta, alimentata dall'anidride carbonica emessa dalle ciminiere e dalle foreste tagliate, fa salire la pressione spostando i confini del caldo, spingendo il deserto verso l'Europa.

"L'energia in gioco cresce sempre più velocemente perché i gas serra sono una coperta termica che trattiene il calore", continua Maracchi. "Questo calore viene assorbito dal mare e scambiato con l'atmosfera: quest'anno le acque del Mediterraneo hanno viaggiato su valori 6 gradi sopra la media. Un'anomalia che innesca altre anomalie, anche anomalie che ci toccano da vicino. In Italia fino agli anni Novanta avevamo un'intensità di piogge che arrivava a 40 millimetri nell'arco di due o tre ore. Oggi siamo a 80 - 100 millimetri, con punte sempre più frequenti che superano i 250 millimetri: una cascata d'acqua che basta niente a trasformare in alluvione".

Questo quadro si è andato delineando negli ultimi due decenni, quelli che hanno registrato una crescita della temperatura senza precedenti nella storia delle meteorologia e destinata ad accelerare ulteriormente in assenza di contro misure. Cioè dei piani operativi per il rilancio dell'efficienza energetica e delle fonti rinnovabili su cui non è stato trovato un accordo al vertice Onu di Copenaghen dello scorso dicembre. Fino a ieri anche le quotazioni della prossima conferenza sul clima, quella di Cancun, erano basse perché l'intesa politica non si profila.

Ma certo il muro di acqua che ha affondato l'Europa centrale, i 15 milioni di sfollati in Pakistan e il fuoco che assedia le centrali nucleari in Russia rendono difficile continuare a ignorare l'urgenza della battaglia contro il caos climatico.

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Tratto da Brundisium


Anche il cigno fa la cacca. Di Maurizio Portaluri

Non trovo disdicevole che Enel organizzi concerti per promuovere la sua immagine. È un’impresa e fa il suo mestiere. I concerti dell’Enel sono però un’ ottima occasione per far salire alla ribalta le preoccupazioni dei cittadini rispetto all’uso del carbone, che grazie al gruppo di “Noalcarbone”, dall’edizione dello scorso anno, hanno la possibilità di essere espresse con una evidenza mediatica pari a quella riservata all’evento musicale di questa sera.
Nelle scorse settimane si è dato rilievo alla comunicazione fatta dall’Arpa di Brindisi ai presidenti delle province pugliesi che le centraline di rilevamento della qualità dell’aria, site nel nostro territorio, riportano valori nei limiti di legge. Il presidente di Confindustria ha quindi concluso che finalmente “l’anatroccolo nero è diventato un cigno”.
In realtà se le centraline superassero i limiti di legge ci sarebbe una intossicazione di massa.
I limiti delle centraline mettono al riparo da effetti gravi ed immediati. Non mettono al riparo da effetti gravi ed a lungo termine come i tumori, le malattie da metalli pesanti, le tiroiditi, le malattie respiratorie dei bambini, i nati di basso peso, tutti effetti sanitari che in ogni parte del mondo si riscontrano con maggior frequenza intorno alle centrali a carbone.
L’uso del carbone è conveniente per le aziende elettriche ma non per le popolazioni che risiedono vicino alle centrali. Penso soprattutto alla centrale Brindisi Nord che è incredibilmente dentro la città. I costi che l’azienda elettrica risparmia sono pagati all’esterno e si chiamano costi esterni.
Qualcuno, come l’Università di Harvard a Boston, ha messo in piedi delle formule per calcolarli.
In altri termini, anche il cigno, per quanto più bello dell’anatroccolo, fa la cacca!

Gli studi sulla salute della popolazione brindisina sono pochi ma ci sono. La mortalità è più alta che nelle zone vicine.

In soldoni, negli ultimi decenni ci sono stati circa 30 morti in più all’anno rispetto a quelli attesi se si fosse rispettato la stessa tendenza delle altre zone della regione. Inoltre proprio qualche settimana fa tre ricercatori, uno dell’Arpa e due di istituti del CNR di Lecce, hanno presentato un interessante studio condotto proprio sui dati di Brindisi che dimostra come certi tipi di ricoveri e di decessi aumentino quando si innalza, all’interno di quei limiti di legge che sono rispettati, la concentrazione di alcuni inquinanti.
Quindi anche i cosiddetti limiti di legge non sono poi così sicuri nel breve periodo e la combustione del carbone partecipa a questi innalzamenti.

Non pretendo certo che Enel si metta ad organizzare grandi eventi per raccontare queste cose o che finanzi studi per rilevare anche a Brindisi le malattie che in tutto il mondo, senza infingimenti e senza paure,si rilevano intorno alle centrali a carbone
.

Questo sarebbe invece compito di Comune, Provincia e Regione e dei loro organi tecnici. Ma neppure loro si muovono.


Per questo stasera sarò vicino a quanti manifesteranno davanti ai cancelli della centrale di Cerano,
non contro Enel ma contro la combustione del carbone a Brindisi e l’immobilismo degli enti locali nella ricerca dei suoi effetti sui cittadini e nella pretesa di differenti combustibili.

Maurizio Portaluri

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Tratto da Dazebao

Come ti riutilizzo la discarica. Iniziativa del Coordinamento contro l’inceneritore su nucleare, acqua, rifiuti e energia


di Flavia Orlandi Il Coordinamento contro l’inceneritore di Albano organizza tre giorni di dibattiti ed eventi su tematiche ambientali nella futura possibile area dell’impianto

ROMA - L’estate è il periodo più pericoloso per l’ambiente. E non solo per la maggiore frequenza degli incendi o per l’indolenza dei controlli sulle attività illecite: agosto è il mese in cui si realizzano le decisioni politiche più impopolari. I cittadini infatti sono meno presenti sul territorio, e le notizie possono arrivare direttamente a settembre, a giochi già conclusi.

I membri del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano conoscono bene questo meccanismo: è quello che è successo l’anno scorso, quando nella calura del 13 agosto è stata approvata l’Autorizzazione Integrata Ambientale, in barba alle precedenti promesse di Marrazzo di congelare la procedura fino all’autunno. È successo nel 2008 che vide la conferma della costruzione dell’impianto nel Piano Regionale dei rifiuti prodotto a fine giugno. Impianto che tra l’altro all’epoca aveva ricevuto una Valutazione di Impatto Ambientale negativa, ancora non magicamente mutatasi in positiva.
E per quest’anno i membri del Coordinamento prevedono la partenza “clandestina” dei cantieri, mentre alla discarica di Roncigliano i camion di spazzatura in entrata si stanno moltiplicando nonostante il preannunciato esaurimento degli invasi a disposizione.

18 luglio 2010

1)A PROPOSITO DI CENTRALI A CARBONE 2)"Carbone. parlano i medici" a Rossano 3)Tirreno Power spinge per il carbone nel quarto gruppo

Riportiamo questa immagine tratta da ECOBLOG NELL'ARTICOLO

Centrali elettriche: fumate nere per carbone e petrolio a Rossano e Augusta.


LE DUE CIMINIERE SONO QUELLE DELLA CENTRALE A CARBONE TIRRENO POWER DI VADO LIGURE E LE CASE SONO SITUATE SUL LUNGOMARE DI VADO LIGURE.DALL' IMMAGINE BEN SI EVINCE QUANTO LA CENTRALE SIA POSIZIONATA NEL CUORE DEL PAESE ED E' PIU' ELOQUENTE DI MOLTE PAROLE......

VI CONSIGLIAMO INOLTRE LA VISIONE SULLA WEB TV DI" UNO NOTIZIE" DEL VIDEO "CITTADINI CONTRO IL CARBONE "SUL CANALE 97.PER VEDERLO CLICCATE SU http://unonotizie.twww.tv/?onair


E POI CLICCATE SUL VIDEO CITTADINI CONTRO IL CARBONE.
BUONA VISIONE E MI RACCOMANDO MEDITIAMO.........MA NON SOLO.
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Tratto da Noalcarbone

"Carbone. parlano i medici" a Rossano, sabato 17 luglio

Nell'ambito del Forum Ambientale Calabrese segnaliamo l'iniziativa presentata ieri a Rossano




Ore 22:30 _ INCONTRO PUBBLICO
“CARBONE: PARLANO I MEDICI”
SONO INTERVENUTI:

Ferdinando Laghi
Primario Medicina Interna Ospedale di Castrovillari
Membro ISDE ITALIA – Medici per l’ambiente

Maurizio Portaluri
Medico – Associazione SALUTE PUBBLICA – BRINDISI
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Tratto da Noalcarbone di Civitavecchia

Tirreno Power spinge per il carbone nel quarto gruppo

La Società, controllata da
Sorgenia (che possiede il 78% di Energia Italiana, la quale ha il 50% di Tirreno Power), è intenzionata a spingere ancora per scongiurare la dismissione del Quarto gruppo di TVS, e portarvi carbone.

"Se la riunione dell’8 aprile scorso si era chiusa con un parere che portava sulla strada della possibile dismissione del IV gruppo della centrale di Torre Sud, la seconda seduta della conferenza dei servizi convocata dal Ministero dell’Ambiente per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale a Tirreno Power non è stata risolutiva
.

La commissione tecnica, infatti, si è presa ulteriore tempo per decidere del futuro dell’impianto cittadino, alla luce della richiesta della società di autorizzazione all’esercizio continuo, a 2.500 ore/anno, di quella che finora sarebbe dovuta essere una “riserva fredda”.
Con la lettera di convocazione della seconda riunione, svoltasi mercoledì mattina a Roma, il Ministero dell’Ambiente aveva allegato anche il parere della commissione istruttoria Ippc, contrario all’esercizio del IV gruppo con conseguente richiesta di smantellamento, ricalcando quando deciso dal consiglio comunale di Civitavecchia l’8 aprile scorso.
Un parere che non è piaciuto proprio a Tirreno Power, con la società che, affidandosi anche ad uno studio legale, ha inviato delle osservazioni in merito, contrastando quanto affermato dalla commissione stessa, chiedendo di non escludere dall’Aia proprio il IV gruppo e spiegando anche che il parere del Consiglio Comunale
non ha la stessa valenza e autorità di una prescrizione del Sindaco, unico responsabile della salute pubblica.
Motivi questi che hanno spinto Tirreno Power a chiedere il ritorno del procedimento in commissione, per includere proprio il IV gruppo ed evitare un’eventuale dismissione. E mercoledì, i tecnici hanno deciso di prendere ulteriore tempo per decidere.
Se si sia trattato di un atto di maggiore prudenza e precauzione o se invece, come sperano dalla società, sia una decisione dettata dalla possibilità di ribaltare quanto già disposto, si saprà soltanto alla prossima riunione della Conferenza dei Servizi

07 maggio 2010

2010705/07 M. Portaluri:Centrali a carbone e...RADIOATTIVITA' /.. "Ecce homo economicus"

Tratto da Brundisium,
06/05/2010

Radioattività, Portaluri a Nicastro: "su che basi si dice che non esistono criticità"

Botta e risposta tra l'Ufficio Stampa dell'Italia dei Valori ed il Dott. Maurizio Portaluri, direttore della Unità Operativa di Radioterapia dell'Asl Brindisi, già Direttore Generale dell'Asl BAT e dell’Istituto Tumori di Bari, nonchè uno dei maggiori esperti su temi scientifici riguardanti la promozione della salute.

Motivo del contendere le risultanze dell'incontro svoltosi nella mattinata di oggi "per la verifica della rete di monitoraggio della radioattività nell’ambiente secondo la normativa comunitaria".
Nel corso della riunione con i rappresentanti della Commissione Europea, i tecnici del Ministero dell’Ambiente e i tecnici dell’ARPA Puglia, Lorenzo Nicastro, Assessore alla Qualità dell’Ambiente, ha presentato la programmazione regionale per il monitoraggio dell’aria con particolare riferimento alla radioattività.
Nel pomeriggio, il Coordinamento Regionale della Puglia dell'Italia dei Valori ha diramato un comunicato stampa nel quale si specifica che "dall’incontro non emergono specifiche criticità".

Il dott. Portaluri ha subito scritto ai vertici pugliesi del Partito di Di Pietro chiedendo di conoscere "sulla base di quali misurazioni a Brindisi e a Taranto, dove le centrali a carbone e l'Ilva emettono Polonio210 e Piombo 210, si afferma che in Puglia non emergono "specifiche criticità".
Alla sua richiesta Portaluri ha allegato il link di un articolo redatto per Brundisium.net nello scorso mese di Ottobre nel quale si esponeva sommariamente il problema.

Nell'articolo in questione (clicca qui per leggere), l'esperto brindisino asserisce che "le poveri di carbone sono state largamente studiate per i loro effetti sui lavoratori delle miniere di carbone. Se ne conosce perfettamente la composizione, peraltro molto complessa, costituita da una parte organica ed una minerale."
Tra le diverse tracce di metalli, nella polvere di carbone sono presenti arsenico, nickel, berillio e mercurio.
"Il mercurio - scrive Portaluri - è un metallo molto tossico per l’uomo anche perché tende ad accumularsi negli organismi viventi. I suoi danni si esplicano principalmente a livello del sistema nervoso. Il carbone impiegato come combustibile ne contiene mediamente 0.3 mg per ogni chilogrammo. Dal 15-30% del mercurio viene emesso in atmosfera mentre la restante percentuale rimane nelle ceneri pesanti che vengono generalmente impiegate per la produzione di materiale edilizio".
"Altri componenti degni di nota delle emissioni da combustione del carbone - continua Portaluri - sono gli elementi radioattivi.
Il 90% degli elementi radioattivi emessi dalle centrali a carbone è costituito dal 210Polonio e dal 210 Piombo. Il primo impiega più di quattro mesi a dimezzare la propria radioattività, il secondo 22 anni. Il che significa che quando una particella di 210-Piombo, trasportata dalle polveri emesse dalle centrali, si deposita nei polmoni o in qualsiasi parte del nostro organismo, irradierà le nostre cellule per buona parte della nostra vita.

Dopo aver ricordato che le radiazioni sono cancerogene e che diversi studi hanno accertato che "la via principale di ingresso nell’organismo umano delle sostanze radioattive" è l'alimentazione (soprattutto cereali ed ortaggi),
Portaluri conclude il suo articolo chiedendo se "qualcuno ha misurato la radioattività al suolo e nei prodotti agricoli"
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Tratto da "Terra"
Ecce homo economicus

INTERVISTA. Il presidente di Wwf Italia, Stefano Leoni, sostiene un’economia ispirata alla tutela dell’ambiente dove «la produzione diffusa dell’energia renda i cittadini indipendenti dagli oligopoli della distribuzione».

Che l’uomo stia distruggendo la natura è un falso ideologico, sembra suggerirci Stefano Leoni, presidente di Wwf Italia. Perché «l’ambiente troverà sempre il suo equilibrio, mentre l’uomo sta distruggendo se stesso». La vera sfida, ci confida il presidente dell’associazione ambientalista, è reinventare un «homo oeconomicus», capace di applicare le leggi comuni al fine della tutela ambientale.

Presidente, come agirebbe oggi l’homo oeconomicus?
L’esperienza ci insegna che un’impresa è sostenibile se riesce a durare nel tempo. L’homo economicus in ambiente applica le leggi finanziarie: è colui che non si indebita con l’ambiente e fa sì che le risorse naturali siano ancora presenti per poi darle in gestione alla propria famiglia. Noi stiamo distruggendo le nostre risorse e andiamo oltre il carico di sopportabilità del nostro sistema.

A cosa dovrebbe ispirarsi?
Bisogna cominciare a considerare altri parametri di qualità del benessere, diversi da quelli di natura economica. Il Pil non ci dice nulla, anzi ci offre valori talvolta falsi. Ad esempio, che la distruzione corrisponde a ricchezza. Paradossi come la guerra, che accresce la ricchezza di una nazione, mostrano che non si tratta di un parametro affidabile. Ma per cominciare a discutere su quali possano essere i valori su cui tarare il nostro benessere sociale e collettivo occorre far avanzare la scienza su questo settore, conoscere i limiti che la nostra crescita può sostenere. Cominciare, in definitiva, a ragionare su quello che Ocse, Unione Europea e Fondo monetario indicano sul disaccoppiamento tra la crescita economica e il consumo di materiali. Perché noi consumiamo troppa materia prima e invece dovremmo riconvertirci a un’economia fatta di servizi.

Eppure in Italia si è tornati a parlare di nucleare e l’Adriatico si sta trasformando in un groviera di piattaforme petrolifere. Cosa ne pensa?

Questo tipo di programma energetico comincia a diventare vecchio.L’economia legata soltanto a un’energia di fonti a termine è destinata, anche se sarà tra cento anni, a fallire. Ci troveremo di fronte al disastro con l’approssimarsi di quella scadenza. Anche il nucleare è una vecchia, vecchissima economia. Anche questa a termine. Si dovrebbe incominciare, invece, a lavorare sulle energie da fonti rinnovabili e diminuire gli impatti. La più grande centrale che possiamo oggi costruire in Italia è quella del risparmio. Noi abbiamo oggi un eccesso di produzione energetica rispetto a quanto possiamo effettivamente consumare. Come è stato dimostrato, infatti, se mettessimo in efficienza i nostri sistemi, da qui al 2020 risparmieremmo il 40 per cento dell’energia oggi prodotta e consumata nel nostro Paese.

Quale modello energetico dovrebbe guidare le scelte di politica ambientale?
Noi sosteniamo le iniziative referendarie sull’acqua e contro il nucleare. Il problema è che, in entrambi i casi, le soluzioni prospettate offrono solamente accentramenti di gestioni delle risorse invece che una gestione distribuita.Quando si hanno oligopoli e monopoli su fonti energetiche ben precise si controlla di fatto anche la società. Se invece si ragionasse sulla produzione diffusa, sviluppando anche l’autoproduzione, si renderebbero tutti indipendenti dal gestore della distribuzione dell’acqua e dell’energia. E si realizzerebbe la più grande rivoluzione democratica della storia. Lobby come Enel o Edf lavorano per se stesse e difendono i loro profitti. Fanno interesse di impresa. Mentre la politica è sempre più incerta e questa debolezza si traduce in atti e programmi che si fanno in base ai sondaggi. L’ideologia oramai si percepisce come azione di mercato. E questo è accaduto anche a Copenaghen. Il suo fallimento è dovuto al fatto che le nazioni non hanno saputo dare una risposta economica e hanno conservato invece posizioni di rendita. Serve qualcuno che alzi il dito per dire “questa è la strada che dobbiamo seguire”. Questo dito poteva essere alzato a Copenaghen ma c’è stato, metaforicamente, un crampo alla mano

.Leggi l'articolo integrale

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Tratto da Ecologiae

centrale a carbone

Buone notizie dal fronte della lotta all’inquinamento. Nonostante gli Stati Uniti non si siano impegnati, come hanno fatto le altre nazioni, a fissare un tetto e delle scadenze per la riduzione delle emissioni, oggi arriva l’annuncio che i più grandi emettitori di gas ad effetto serra del mondo potrebbero fermare completamente le emissioni dibiossido di carbonio dalle centrali elettriche a carbone entro il 2030.

Se ciò fosse vero, sarebbe un passo fondamentale per controllare il riscaldamento globale, e sembra possibile utilizzando la tecnologia che già oggi esiste, integrata con quella che potrebbe essere commercialmente disponibile entro un decennio, secondo un gruppo di scienziati, ingegneri e architetti che hanno effettuato la stima. Questa è la conclusione di un articolo pubblicato sull’American Chemical Society, la rivista mensile dell’Environmental Science & Technology (ES & T).

Queste sono per ora solo anticipazioni, visto che l’articolo completo uscirà a giugno.

Pushker Kharecha e i colleghi del NASA’s Goddard Institute for Space Studies, del Columbia University Institute, del National Renewable Energy Laboratory, e del 2030 Inc./Architecture 2030 dicono che il problema globale del cambiamento climatico diventerebbe gestibile solo se la società si occupasse rapidamente delle emissioni di anidride carbonica derivanti dalla combustione del carbone nelle centrali elettriche.

L’unico modo pratico per conservare un pianeta simile a quello dell’Olocene (il mondo di oggi) con costi ragionevolmente stabili, e conservare le specie, è di eliminare rapidamente le emissioni di carbone e di vietare le emissioni non convenzionali dei combustibili fossili come gli scisti bituminosi e le sabbie di catrame

è la loro conclusione.