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23 settembre 2015

Matteo Renzi ha detto “Per i prossimi sei mesi il clima è una priorità politica italiana” -“Oggi il nostro nemico è il carbone”.Il WWF risponde : "Contiamo i minuti in attesa di provvedimenti concreti.

Tratto da today.it
Clima, report Wwf 'Ghiacciao 'bollenti': Alpi si sciolgono"

E' sempre più allarme clima: i ghiacciai sono 'bollenti', le Alpi si sciolgono

A causa del surriscaldamento globale, in meno di 50 anni, il ghiacciaio nostrano si è ridotto del 40%. Il quadro che emerge dal report ‘Ghiaccio bollente’ del Wwf è preoccupante: molte città sono destinate ad essere sommerse e le brutte notizie non finiscono qui
Leggi ‘Ghiaccio bollente’ del Wwf
Non solo Artide, Antartide e ghiacciai alpini come Himalaya, Patagonia e Alaska, anche le nostre Alpi si stanno sciogliendo a causa del riscaldamento globale. Il fenomeno è già in corso:
in meno di 50 anni il ghiacciaio si è ridotto del 40% (sulle nostre Alpi si è passati dai 519 km2 del 1962 agli attuali 368 km2). A lanciare l'allarme è ancora una volta il Wwf con il report ‘Ghiaccio bollente’ dal quale emerge un quadro molto preoccupante. Tante, infatti, le conseguenze provocate dall'innalzamento delle temperature e del conseguente scioglimento dei ghiacciai: dal ghiaccio del pianeta dipendono risorse idriche, mitigazione del clima, equilibrio degli oceani, emissioni di gas serra. 

Lo scenario peggiore per l’IPCC al 2100 prevede un innalzamento del livello dei mari da 52 a 98 centimetri. Le ripercussioni sulle società umane sarebbero enormi. Attualmente il 60% della popolazione si trova concentrato sulle zone costiere del mondo entro i 100 km dalla costa e molte delle città costiere rischiano di essere sommerse: Miami, New York, Shangai, Bangkok, Mumbai, Londra, Amsterdam e Alessandria d'Egitto. 
La lista non finisce qui: anche numerose isole del Pacifico sono minacciate. Per l'esattezza, due isole nell’arcipelago del Kiribati sono già sommerse e altre zone insulari, come Tuvalu o Samoa, stanno già soffrendo per i livelli di salinità presenti nell’acqua potabile. Le Maldive, nell’oceano Indiano, potrebbero essere inondate entro 30 anni: 3 isole dell’arcipelago (su un totale di 280 isole inabitate) sono state evacuate. La nuova capitale, Hulhumale, è stata costruita su una barriera artificiale: quando sarà completata nel 2020 sarà il rifugio per circa metà della popolazione attuale, 340mila abitanti. L’effetto serra globale viene ulteriormente aumentato anche dallo scioglimento del Permafrost: il suo disfacimento libera in atmosfera metano e anidride carbonica. Se non fosse abbastanza, oltre mille miliardi di tonnellate di carbonio sono depositate nel suolo sotto la tundra artica e il riscaldamento globale potrebbe accelerare il loro rilascio sotto forma di Co2 e metano. 
Anche la stessa catena alimentare è minacciata. Il cambiamento della composizione dei ghiacci ha effetti sul krill, alla base delle catene trofiche di gran parte degli ecosistemi marini. Inoltre, i ghiacciai sono il serbatoio di acqua dolce durante le stagioni estive e secche, dunque fondamentali per agricoltura e industria. Due miliardi di persone soffriranno per la scarsità di acqua dovuta alla perdita dei ghiacci alpini asiatici (un quarto della popolazione attuale): 7 grandi fiumi sono infatti alimentati dai ghiacciai himalayani tra cui Brahmaputra, Gange, Indo, Mekong. Il 95% dell’agricoltura asiatica è alimentata dai ghiacciai del Karakorum mentre in India il 65% dell’agricoltura è collegata ai ghiacciai dell’Himalaya.
Artide. Nel 2012 i ghiacci marini estivi hanno raggiunto un posizione minima, quasi il 50% e la calotta artica si sta riducendo in maniera drastica. Il tasso di decrescita dell’estensione della superficie ghiacciata marina nell’Artico, secondo il quinto rapporto dell’IPCC, è tra il 3.5 e il 4.1% per ogni decennio.  La massima estensione raggiunta nel marzo 2015 è stata di 14.280 milioni di km quadrati, la più bassa delle estensioni invernali mai registrate dalle rilevazioni satellitari. Al Polo nord se il riscaldamento globale dovesse continuare con il trend attuale gli esperti prevedono che prima della metà del secolo il mare Artico sarà praticamente privo di ghiacci nei mesi estivi. 
L’Antartide. Si è riscaldato di circa 3°C negli ultimi 50 anni: in questo arco di tempo l’87% dei suoi ghiacciai si sono ritirati e ben 9 piattaforme di ghiaccio hanno subito un significativo collasso.  
Il clima diventa più rigido e gli indigeni soffrono. I paesi europei che si affacciano sull’Atlantico, compresi quelli del nord, potrebbe risentire dell’effetto fusione: il nastro trasportatore naturale degli oceani, di cui fa parte la corrente del Golfo (che nasce nel Golfo del Messico), ha consentito ad esempio a Gran Bretagna, Irlanda, Francia, e paesi scandinavi di godere di un clima mite nonostante la latitudine: la composizione salina degli oceani per effetto della fusione dei ghiacci polari rischia di rompere questa pompa di calore. Inoltre si potrebbe rompere l’equilibrio per i 4 milioni di abitanti indigeni (tra cui le piccole popolazioni di Inuit, Yupik e Sami) che hanno sempre vissuto in maniera integrata e sostenibile nella difficilissima regione artica.

Tantissime le specie animali che si estinguerebbero.

L'appello. Per evitare che tutto questo possa accadere, il Wwf chiede di dire basta alle centrali a carbone: “Lo scioglimento dei ghiacci della Terra riguarda animali cui siamo molto affezionati, ma riguarda molto vicino anche gli esseri umani: la lettura del quadro d’insieme è impressionante – dichiara l'associazione ambientalista - Il 2015 è un anno cruciale per le decisioni che la comunità internazionale dovrà prendere, a partire dal Summit delle Nazioni Unite per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per i prossimi 15 anni (New York 25-27 settembre) e la COP21 di Parigi sul cambiamento climatico. 
Uscire dai combustibili fossili, a partire dal carbone, deve essere l’obiettivo ineludibile dell’intera umanità, è la condizione per cercare di mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C e scongiurare gli scenari più catastrofici. 
Conosciamo i rischi, grazie alle ricerche scientifiche e, purtroppo, anche dalle osservazioni sul campo nel lavoro che come Wwf svogliamo tutti i giorni. Nelle aree montuose in tutto il mondo e nelle regioni artiche e antartiche, le popolazioni locali guardano spaventate il loro mondo che si trasforma e considerano il cambiamento climatico una minaccia presente e un possibile incubo futuro. E questi stravolgimenti non rischiano di riguardare soltanto loro. Oggi possiamo agire, oggi dobbiamo agire: abbiamo le alternative ai combustibili fossili pronte, sono fonti rinnovabili e pulite; insieme all’uso razionale ed efficiente di energia e materiali, possiamo farcela e offrire a tutti nuove opportunità”.    
La petizione.
 Il Wwf Italia ha lanciato una petizione per chiedere al presidente del Consiglio Matteo Renzi di essere coerente e di chiudere le centrali a carbone. Il premier, infatti, in occasione degli Stati Generali sul Clima, lo scorso 22 giugno ha detto: “Per i prossimi sei mesi il clima è una priorità politica italiana” e “Oggi il nostro nemico è il carbone”. L'associzione non l'ha dimenticato e rilancia: "Contiamo i minuti in attesa di provvedimenti concreti. Per chiudere con il carbone in Italia e per lanciare la decarbonizzazione dell’energia e dell’economia". 

30 luglio 2014

1)Piove sull’Italia, nel luglio del mondo che soffoca per il riscaldamento globale - 2) Obama lancia allarme Clima: agire subito.

Tratto da Greenreport
Piove sull’Italia, nel luglio del mondo che soffoca per il riscaldamento globale -
italia concordia clima
Mentre l’Italia affoga, frana, sprofonda e si lamenta in questa fine di luglio che sembra ottobre, nel resto dell’emisfero settentrionale si sogna un po’ di frescura, soffocati da temperature record e ustionati da siccità mai viste che provocano incendi colossali lungo la costa orientale degli Usa e che, per il terzo anno di fila, hanno messo in ginocchio la California, la sua agricoltura e le sue industrie ipertecnologiche della Silicon Valley. E non si tratta più degli effetti di El Niño e La Niña ma di quelli che sembrano segni brutali del riscaldamento globale in atto e del cambiamento climatico, che i due fenomeni climatici possono solo esacerbare.
Ma non è solo la California a subire i colpi del cambiamento climatico. Incendi dovuti alla siccità stanno devastando intere foreste dell’Oregon e dello Stato di Washington, con centinaia di casa evacuate perché assediate dalle fiamme, mentre temperature record si registrano anche in quasi tutti gli altri Stati a stelle e strisce. Nel luglio del Giappone le cose vanno ancora peggio, e l’ondata di caldo che si è abbattuta sull’Impero del Sol Levante la settimana scorsa ha fatto numerose vittime e portato le temperature a livelli intorno ai 40 gradi in molte città, battendo ogni record da quando vengono registrati i dati climatici.
Maggio e giugno 2014 sono stati probabilmente i più caldi mai registrati a livello mondiale e comunque anche le stime più prudenti li mettono sul podio. I climatologi tremano in attesa di El Niño, che potrebbe rendere quel che sta succedendo uno scherzo.
Sembra quasi la legge del contrappasso, la nemesi ambientale di quelle che forse sono le due aree più tecnologicamente sviluppate del mondo, che si trovano ad assistere impotenti alle conseguenze di estremi climatici sempre più ricorrenti.......
Il problema è che, negli Usa come in Giappone (e in Italia), di fronte all’evidenza dei cambiamenti climatici in atto non sembra esserci nessuna reale volontà di cambiare modelli di consumo e di produzione dell’energia. Se Abe sogna il ritorno al nucleare e straccia il Protocollo di Kyoto, negli Usa (che quel protocollo non lo hanno mai firmato) Obama tenta qualche aggiustamento per le emissioni delle nuove centrali, subissato dalle critiche degli eco-scettici repubblicani. E nell’uggiosa Italia? Mentre Renzi, immemore delle promesse del 50% di rinnovabili fatte alle primarie del Pd, taglia gli incentivi per le energie ulite e pensa allo sfruttamento delle improbabili quanto “enormi” risorse di petrolio e gas che i cattivi ambientalisti vorrebbero impedirgli di sfruttare, estraendole dai mari e territori italiani.
Utilizzando una parola che va molto di moda nella politica nostrana, i “gufi” – ossia gli ambientalisti e gli scienziati – ci avevano visto giusto, mentre gli “ottimisti” e i “minimizzatori ad oltranza” ci hanno distolto da quel che era necessario fare ormai anni fa.
Continuare a ignorare quel che sta succedendo sotto i nostri occhi, con le andate di calore e le stranezze meteorologiche diventate normalità, non ci porterà da nessuna parte. ....
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Tratto da casainnovativa.com

Obama lancia allarme Clima: agire subito o costi miliardari

Il presidente USA Barack Obama lancia l’allarme Clima: se non si riduce l’inquinamento da carbonio che causa il cambiamento climatico, costerà agli Stati Uniti 150 miliardi di dollari l’anno. E ogni 10 anni di ritardo nell’azione contro i cambiamenti del clima, il già salato conto salira’ del 40%. L’emergenza ambientale diventa quindi anche una pesante questione di bilancio.
Barack Obama su allarme clima (fonte Ansa)
Alla Casa Bianca hanno fatto questi drammatici conti mentre l’amministrazione Obama ha l’intenzione di ridurre le emissioni di gas inquinanti delle centrali elettriche americane del 30% entro il 2030. Una proposta osteggiata dai conservatori e dalle lobby: secondo l’industria e i repubblicani potrebbe causare la chiusura di centinaia di centrali, un calo della produzione di carbone made in USA e l’aumento dei costi dell’elettricità. Ma Casa Bianca respinge le critiche: i costi di lungo termine di una mancata azione saranno molto più alti delle spese di breve termine paventate dai repubblicani e dalle aziende legate al carbone.
Cambiamenti climatici dovuti all’inquinamento: i danni negli USA
Negli ultimi 1o anni le spese degli Stati Uniti per siccita’, inondazioni e incendi hanno raggiunto livelli record. La commissione budget del Senato
afferma: “E’ necessario affrontare il cambiamento climatico. Abbiamo la responsabilità di lasciare un paese più forte ai nostri figli e questo vuol dire affrontare il cambiamento climatico per aiutare l’ambiente, l’economia e il bilancio federale”.
Clima: è battaglia tra democratici e repubblicani
Invitando alla responsabilità di bilancio, tema condiviso anche da alcuni repubblicani, i democratici si augurano di attirare consensi. Una battaglia difficile in quanto i repubblicani fanno leva sui posti di lavoro potenzialmente a rischio se la proposta di Obama di taglio del carbone dovesse attuarsi.
Emergenza Clima: secondo rapporto bipartisan causerà danni miliardari
Il rapporto della Casa Bianca sui costi del cambiamento climatico va ad aggiungersi ad altri sul tema che diverrà emergenza nei prossimi anni. Secondo uno studio bipartisan sponsorizzato dall’ex segretario al Tesoro Henry Paulson, dall’ex sindaco di New York Michael Bloomberg e dal miliardario democratico Tom Seyer, il cambiamento climatico potrebbe in futuro costare alle agli Stati Uniti miliardi di dollari e rappresentare una minaccia per le aziende americane, che devono iniziare a considerarlo al pari degli altri rischi economici, prima che sia troppo tardi.

05 luglio 2011

Ilva di Taranto. Ecco come inquinare legalmente il mare 2)Clima: allarme rosso

Tratto da PeacelinK

Ilva di Taranto. Ecco come inquinare legalmente il mare

E' veramente paradossale che i NOE chiedano il sequestro di alcuni impianti e i tecnici del Ministero chiedano invece l'autorizzazione a produrre per altri 6 anni.

Qualcosa non torna. Forse la vera AIA sarà scritta nelle aule del tribunale.

Nell'AIA saranno autorizzati scarichi di arsenico, cromo esavalente, mercurio e altri pericolosi inquinanti senza l'adozione delle prescrizioni chieste dalle associazioni.

Oggi si svolge a Roma la Conferenza dei Servizi che dovrà decidere sull'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) dell'Ilva. La Commissione AIA-IPPC che ha redatto il PIC (Parere Istruttorio Conclusivo) non solo non ha recepito le osservazioni delle associazioni ma ha fatto marcia indietro rispetto al suo stesso vecchio parere tecnico.

Poche le prescrizioni. Esonarati tutti gli impianti tranne la cokeria. Siamo di fronte a una pessima AIA, peggiorata rispetto alle già deludenti versioni iniziali. E questo è accaduto nonostante le molte e documentate osservazioni tecniche prodotte dalle associazioni.

Intanto il NOE (Nucleo Operativo Ecologico) dei Carabinieri chiede il sequesto di quell'acciaieria che i tecnici ministeriali intendono autorizzare..

5 luglio 2011 - Alessandro Marescotti

Una delle lotte fondamentali fatte da Altamarea è stata quella di chiedere un controllo degli inquinanti dell'Ilva prima delle diluizione con le acque di raffreddamento degli impianti. In pratica fino a ora i controlli sugli inquinanti non è stato possibile farli all'origine (ossia appena uscivano dai singoli impianti) ma venivano compiuti nel tratto finale, prima di giungere in mare, ossia nei canali finali quando è già avvenuto il processo di diluizione degli inquinanti. In tal modo,
con l'enorme diluizione delle acque di raffreddamento, è molto più facile rispettare i limiti di legge....

Ecco infatti il colpo di scena: quei parametri "prescrittivi" da inidividuare prima della diluizione diventano adesso solo "conoscitivi".

E così per Alluminio, Arsenico, Cadmio, Cromo esavalente, Mercurio, e vari metalli pesanti non ci sono limiti prima della diluizione ma solo "parametri conoscitivi".

Come dire: guarda un po' quanto Arsenico va in mare...! Ci limitiamo a misurarlo senza porre limiti, tanto poi rientrerà nei limiti grazie alla diluizione con le acque di raffreddamento.



LEGGETE TUTTO E PER CORTESIA MEDITATE.......PERCHE'SIAMO TUTTI IN BALIA DI QUESTE ONDE




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Tratto da "La Repubblica "

Clima: allarme rosso


Per quanto tempo la politica potrà ancora restare alla finestra delegando ad altri una delle sue funzioni fondamentali, garantire la sicurezza dei cittadini?


Sembra che il tema del cambiamento climatico sia passato di moda: i governi glissano sugli impegni e lo spazio sui media è notevolmente diminuito. Eppure il trend che si ricava dai rapporti degli enti più autorevoli continua a segnare allarme rosso. L’ultimo studio è quello della National Oceanic and Atmospheric Administration, l’agenzia oceanografica degli Stati Uniti. Ci dice che i ghiacciai della Groenlandia si stanno fondendo ad una velocità mai registrata dal 1958 ....
“Il rapporto mette in chiaro una cosa: il riscaldamento globale non sta arrivando, è già qui – ha commentato Edward Markey, capogruppo democratico della commissione risorse naturali – e ora dobbiamo trovare il modo di bloccare questo riscaldamento e farlo in fetta”.
Resta da vedere in che modo. Dopo il fallimento politico del vertice di Copenaghen e il profilo modesto della successiva riunione Onu a Cancun, il timone della battaglia contro il caos climatico è stato sostanzialmente affidato all’industria. .....
Per quanto tempo la politica potrà ancora restare alla finestra delegando ad altri una delle sue funzioni fondamentali, garantire la sicurezza dei cittadini?

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10 agosto 2010

1)L'ALLARME Clima, il supermonsone che minaccia l'Europa 2)Anche il cigno fa la cacca. Di Maurizio Portaluri 3)Come ti riutilizzo la discarica.....

TRATTO DA" LA REPUBBLICA"

L'aria calda africana incontra quella fredda atlantica. Ormai strutturali episodi che prima erano eccezionali. Così sta cambiando la mappa del meteo

L'ALLARME

Clima, il supermonsone che minaccia l'Europa


di ANTONIO CIANCIULLO


ROMA - Un super monsone in Asia e una raffica di piogge monsoniche che sconvolge l'Europa. Il caos climatico cambia la mappa del meteo, rende strutturali episodi eccezionali, costringe a cercare nuove parole per descrivere fenomeni che assumono intensità e frequenza del tutto anomale.


E così dall'Ibimet, l'istituto di biometeorologia del Cnr di Firenze, provano a forzare il vocabolario per tradurre l'intensificarsi dei drammi che colpiscono decine di milioni di persone.

"I termini che fino a ieri usavamo abitualmente per descrivere le piogge eccezionali che colpivano l'Europa non danno più l'idea di quello che succede realmente oggi", spiega Giampiero Maracchi, responsabile dell'istituto. "A molti l'uso del termine monsone in uno scenario europeo sembrerà improprio, ma quello che sta accadendo ha caratteristiche simili alla dinamica dei monsoni. C'è l'umidità proveniente dall'Atlantico che si incanala dalla Gran Bretagna verso il Mediterraneo, dove trova l'onda calda che dai tropici si spinge sempre più lontano, sempre più vicino ai Poli. E c'è il contrasto tra questi due flussi, tra il mare di aria calda africana e la corrente di aria fredda atlantica: la massa di aria calda prima sale e poi si condensa, trasformandosi in piogge violente.Negli ultimi 15 anni ci sono stati tre episodi alluvionali sull'Europa centrale come quello che stiamo vivendo in questi giorni. E' un fenomeno recente collegato all'anomalia termica su scala globale: fino a pochi anni fa la spinta calda non arrivava così lontano con questa forza".

Se nella traiettoria verso nord ovest l'alito rovente del mutamento climatico si scontra con il mondo freddo e umido dell'Atlantico provocando valanghe di acqua, sul lato opposto, dove intercetta la corrente in risalita verso nord est, non trova opposizione e così il calore del Sahara può arrivare indisturbato fino alla steppa e incendiarla. Alluvioni e siccità, come aveva previsto l'Ipcc, la task force dei climatologi dell'Onu, convivono e traggono forza dalla stessa radice: la caldaia del pianeta, alimentata dall'anidride carbonica emessa dalle ciminiere e dalle foreste tagliate, fa salire la pressione spostando i confini del caldo, spingendo il deserto verso l'Europa.

"L'energia in gioco cresce sempre più velocemente perché i gas serra sono una coperta termica che trattiene il calore", continua Maracchi. "Questo calore viene assorbito dal mare e scambiato con l'atmosfera: quest'anno le acque del Mediterraneo hanno viaggiato su valori 6 gradi sopra la media. Un'anomalia che innesca altre anomalie, anche anomalie che ci toccano da vicino. In Italia fino agli anni Novanta avevamo un'intensità di piogge che arrivava a 40 millimetri nell'arco di due o tre ore. Oggi siamo a 80 - 100 millimetri, con punte sempre più frequenti che superano i 250 millimetri: una cascata d'acqua che basta niente a trasformare in alluvione".

Questo quadro si è andato delineando negli ultimi due decenni, quelli che hanno registrato una crescita della temperatura senza precedenti nella storia delle meteorologia e destinata ad accelerare ulteriormente in assenza di contro misure. Cioè dei piani operativi per il rilancio dell'efficienza energetica e delle fonti rinnovabili su cui non è stato trovato un accordo al vertice Onu di Copenaghen dello scorso dicembre. Fino a ieri anche le quotazioni della prossima conferenza sul clima, quella di Cancun, erano basse perché l'intesa politica non si profila.

Ma certo il muro di acqua che ha affondato l'Europa centrale, i 15 milioni di sfollati in Pakistan e il fuoco che assedia le centrali nucleari in Russia rendono difficile continuare a ignorare l'urgenza della battaglia contro il caos climatico.

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Tratto da Brundisium


Anche il cigno fa la cacca. Di Maurizio Portaluri

Non trovo disdicevole che Enel organizzi concerti per promuovere la sua immagine. È un’impresa e fa il suo mestiere. I concerti dell’Enel sono però un’ ottima occasione per far salire alla ribalta le preoccupazioni dei cittadini rispetto all’uso del carbone, che grazie al gruppo di “Noalcarbone”, dall’edizione dello scorso anno, hanno la possibilità di essere espresse con una evidenza mediatica pari a quella riservata all’evento musicale di questa sera.
Nelle scorse settimane si è dato rilievo alla comunicazione fatta dall’Arpa di Brindisi ai presidenti delle province pugliesi che le centraline di rilevamento della qualità dell’aria, site nel nostro territorio, riportano valori nei limiti di legge. Il presidente di Confindustria ha quindi concluso che finalmente “l’anatroccolo nero è diventato un cigno”.
In realtà se le centraline superassero i limiti di legge ci sarebbe una intossicazione di massa.
I limiti delle centraline mettono al riparo da effetti gravi ed immediati. Non mettono al riparo da effetti gravi ed a lungo termine come i tumori, le malattie da metalli pesanti, le tiroiditi, le malattie respiratorie dei bambini, i nati di basso peso, tutti effetti sanitari che in ogni parte del mondo si riscontrano con maggior frequenza intorno alle centrali a carbone.
L’uso del carbone è conveniente per le aziende elettriche ma non per le popolazioni che risiedono vicino alle centrali. Penso soprattutto alla centrale Brindisi Nord che è incredibilmente dentro la città. I costi che l’azienda elettrica risparmia sono pagati all’esterno e si chiamano costi esterni.
Qualcuno, come l’Università di Harvard a Boston, ha messo in piedi delle formule per calcolarli.
In altri termini, anche il cigno, per quanto più bello dell’anatroccolo, fa la cacca!

Gli studi sulla salute della popolazione brindisina sono pochi ma ci sono. La mortalità è più alta che nelle zone vicine.

In soldoni, negli ultimi decenni ci sono stati circa 30 morti in più all’anno rispetto a quelli attesi se si fosse rispettato la stessa tendenza delle altre zone della regione. Inoltre proprio qualche settimana fa tre ricercatori, uno dell’Arpa e due di istituti del CNR di Lecce, hanno presentato un interessante studio condotto proprio sui dati di Brindisi che dimostra come certi tipi di ricoveri e di decessi aumentino quando si innalza, all’interno di quei limiti di legge che sono rispettati, la concentrazione di alcuni inquinanti.
Quindi anche i cosiddetti limiti di legge non sono poi così sicuri nel breve periodo e la combustione del carbone partecipa a questi innalzamenti.

Non pretendo certo che Enel si metta ad organizzare grandi eventi per raccontare queste cose o che finanzi studi per rilevare anche a Brindisi le malattie che in tutto il mondo, senza infingimenti e senza paure,si rilevano intorno alle centrali a carbone
.

Questo sarebbe invece compito di Comune, Provincia e Regione e dei loro organi tecnici. Ma neppure loro si muovono.


Per questo stasera sarò vicino a quanti manifesteranno davanti ai cancelli della centrale di Cerano,
non contro Enel ma contro la combustione del carbone a Brindisi e l’immobilismo degli enti locali nella ricerca dei suoi effetti sui cittadini e nella pretesa di differenti combustibili.

Maurizio Portaluri

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Tratto da Dazebao

Come ti riutilizzo la discarica. Iniziativa del Coordinamento contro l’inceneritore su nucleare, acqua, rifiuti e energia


di Flavia Orlandi Il Coordinamento contro l’inceneritore di Albano organizza tre giorni di dibattiti ed eventi su tematiche ambientali nella futura possibile area dell’impianto

ROMA - L’estate è il periodo più pericoloso per l’ambiente. E non solo per la maggiore frequenza degli incendi o per l’indolenza dei controlli sulle attività illecite: agosto è il mese in cui si realizzano le decisioni politiche più impopolari. I cittadini infatti sono meno presenti sul territorio, e le notizie possono arrivare direttamente a settembre, a giochi già conclusi.

I membri del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano conoscono bene questo meccanismo: è quello che è successo l’anno scorso, quando nella calura del 13 agosto è stata approvata l’Autorizzazione Integrata Ambientale, in barba alle precedenti promesse di Marrazzo di congelare la procedura fino all’autunno. È successo nel 2008 che vide la conferma della costruzione dell’impianto nel Piano Regionale dei rifiuti prodotto a fine giugno. Impianto che tra l’altro all’epoca aveva ricevuto una Valutazione di Impatto Ambientale negativa, ancora non magicamente mutatasi in positiva.
E per quest’anno i membri del Coordinamento prevedono la partenza “clandestina” dei cantieri, mentre alla discarica di Roncigliano i camion di spazzatura in entrata si stanno moltiplicando nonostante il preannunciato esaurimento degli invasi a disposizione.