COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta Manuela Fasolato. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Manuela Fasolato. Mostra tutti i post

25 settembre 2014

Processo Enel Porto Tolle: si agì al fine di incrementare gli utili d'impresa a discapito della sicurezza e della salute dei cittadini”.

Tratto da Il Fatto Quotidiano.


Processo Enel Porto Tolle,“Scaroni ha non indifferente capacità a delinquere”.

La definizione è nelle motivazioni della sentenza di condanna emessa il 31 marzo scorso per il disastro ambientale della centrale di Porto Tolle. "Scaroni agì al fine di incrementare gli utili d'impresa a discapito della sicurezza e della salute dei cittadini”.Il nuovo ad: "Rinunciamo a riconversione a carbone"

Paolo Scaroni dimostra una “non indifferente capacità a delinquere”. E non stiamo parlando delle indagini per le presunte mazzette sui pozzi petroliferi, ma delle motivazioni della sentenza del Tribunale di Rovigo che lo scorso 31 marzo ha condannato gli ex amministratori di Enel Paolo Scaroni e Franco Tatò a tre anni di reclusione per disastro ambientale, in termini di messa in pericolo della salute della popolazione.

Appena depositate, sono l’ennesima tegola sul capo dell’ex manager pubblico oltre che un macigno per i gestori di impianti industriali nel mirino di altre procure.
 In 113 pagine il collegio giudicante ricostruisce la vicenda processuale innescata dalle emissioni inquinanti della centrale termoelettrica di Porto Tolle tra il 1998 e il 2009.
E una frase riassume l’esito e colpisce più di altre l’attenzione: “La pena inflitta risulta adeguata alla non indifferente capacità a delinquere dimostrata dai prevenuti (gli a.d. Tatò e Scaroni), i quali hanno agito al fine di incrementare gli utili d’impresa a discapito della sicurezza e della salute dei cittadini”.


La “capacità di delinquere”, si legge nelle carte, sostanzia dalla fatto che entrambi gli ad (Scaroni dal 2002) anziché porsi l’obiettivo di conformarsi al dettato normativo in fatto di riduzione delle emissione e salvaguardia della salute pubblica “agirono in senso contrario, omettendo da un lato di dare corso agli interventi di ambientalizzazione della centrale annunciati dall’azienda fin dal 1994 e sostenendo dall’altro progetti di riconversione che prevedevano l’uso di combustibili dotati di maggior impatto ambientale rispetto al metano”.
Il tutto, in sintesi, al fine di consentire una produzione energetica sostenuta e a basso costo, grazie ai mancati interventi di desolfurazione degli impianti e all’uso di combustibili ad alto tenore di zolfo che presentavano prezzi di acquisto inferiori ad altri. Attività ad altissimo impatto ambientale per la popolazione residente sul territorio del delta del Po che ha potuto proseguire indisturbata fino al 2009 anche grazie a puntuali deroghe pervenute da Roma.

Sul punto i giudici non hanno dubbi.
La mera autorizzazione – per altro tacita – al funzionamento della centrale non è sufficiente ad escludere reati suscettibili di incidere sulla salute delle persone. Si legge in proposito nella sentenza (pag. 26): “Tali violazioni, infatti,condussero al pregiudizio di un bene, “la salute” di una generalità indefinita di individui, avente rango costituzionale, e come tale estraneo al c.d. “rischio consentito’, ossia a quel novero di eventi di danno e di pericolo, la cui verificazione non è penalmente rilevante, essendo controbilanciata dalla scriminante dell’esercizio del diritto. L’attività imprenditoriale, infatti, non può svolgersi in contrasto con “l’utilità sociale” (art. 49 Cost.) e non può compromettere il bene salute (art. 32 Cost.). Pertanto, la stessa non può essere legittima ove vulneri in modo significativo tale bene giuridico e diviene colpevole se ciò avviene nella consapevolezza di violare precise disposizioni legislative”
E i giudici non fanno sconti. “Ciò costituisce chiaro indice del dolo insito nelle condotte nell’intera vicenda”, si legge a pagina 92 della sentenza. Condotte “dettate dalla volontà di contenere i costi di esercizio delle centrale e quindi aumentare gli utili di impresa, omettendo di destinare sufficienti risorse alla salvaguardia della salute pubblica e dell’ambiente circostante”. Oltre a rimarcare la posizione grave di Scaroni, già condannato nel primo processo Enel che si era celebrato ad Adria nel 2006 (confermata in Cassazione 2011), il collegio rileva che non ci sono le condizioni per concedere le attenuanti generiche “considerato il comportamento processuale tenuto dagli imputati, i quali non hanno manifestato alcuna forma di resipiscenza in ordine alle condotte poste in essere”. E in effetti, a botta calda, Scaroni si dimostrerà quasi sprezzante: “Porto Tolle, nessun disastro. Pensavo di essere assolto“. E invece i magistrati condannano e con la mano pesante. ....
Ma non è finita. Perché mentre gli inquirenti milanesi sono sulle tracce del “tesoretto” di Scaroni, che avrebbe accumulato ingenti ricchezze attraverso un sistema tangentizio di commesse petrolifere, i giudici di Rovigo hanno stabilito che i due manager dovranno pagare in solido tra loro 400 mila euro a titolo di risarcimento dei soggetti costituiti in giudizio (ministeri dell’Ambiente e della Salute, associazioni, comuni di Porto Tolle e Rosolina, Provincia di Rovigo…). La partita economica è solo all’inizio. La sentenza si conclude infatti non con una ammenda pecuniaria che lava il reato ma con la richiesta di ripristino dei danni ambientali che con tutta probabilità saranno oggetto di un procedimento in sede civile. 
Dal valore potenzialmente devastante (anche per Enel, non citata a giudizio sul fronte penale): una stima dell’Ispra dello scorso gennaio valutava danni ambientali e sanitari per 3,6 miliardi di euro.
Oltre al giudizio in oggetto, le motivazioni della sentenza sono già destinate a fare giurisprudenza e sollevare polemiche.
 Accolgono in pieno l’impianto accusatorio mosso dal pm Manuela Fasolato che ha condotto una solitaria battaglia per anni, finendo pure sotto un procedimento disciplinare dai tratti a dir poco surreali che tutt’ora pende al Csm (il 21 novembre l’udienza). Tra le altre contestazioni, quella di “lavorare troppo”. La Procura Generale della Repubblica ha chiesto due volte l’archiviazione, le incolpazioni in parte sono cadute e in parte sono state riformulate tenendo in piedi quella di “interferenza grave” contro il Ministero dell’Ambiente. Il motivo? Mentre a Roma gli organi tecnici e politici erano impegnati a valutare il mega progetto di riconversione della centrale, il pubblico ministero che stava istruendo l’accusa a Rovigo si era permessa di trasmettere a quegli organi una perizia che segnalava le gravi sottostime e gli errori nelle valutazioni delle emissioni depositate agli atti. A fin di bene, volendo evitare ulteriori danni alla salute e all’ambiente e sotto. Ma sotto processo è finita lei, e poco importa se quello stesso ministero si è costituito parte civile e se i giudici le hanno dato ragione piena.
La sentenza accoglie il principio per cui in un processo per inquinamento ambientale non è necessario produrre la prova del singolo legame di causalità per le varie patologie, è sufficiente la correlazione stabilita dall’incrocio della prova epidemiologica e quella ambientale.
Un macigno, si diceva, per gli altri impianti oggi nel mirino delle procure: dalla Tirreno Power di Vado Ligure (Sorgenia) a Brindisi (Enel), passando per le centrali di Monfalcone (A2a), Torre Valdaliga Nord a Civitavecchia (Enel).
Infine si registra, proprio a ridosso della sentenza che tra l’altro inibisce a Enel di proseguire l’attività alle condizioni attuali, la decisione dell’azienda di rinunciare al mega progetto di riconversione a carbone, ipotesi giudicata peggiorativa dai consulenti della Procura di Rovigo e messa agli atti anche nelle motivazioni della sentenza......
Leggi l'articolo integrale su Il Fatto Quotidiano

Leggi anche:

Amianto, chiusa inchiesta per i morti Olivetti. Indagati De Benedetti e Passera

Le ipotesi di reato contestate sono l'omicidio colposo e lesioni colpose plurime. Le indagini riguardano la morte di una ventina di lavoratori che tra la fine degli anni '70 e '90 hanno lavorato in reparti a stretto contatto con il minerale cancerogeno.

31 marzo 2014

Oggi la sentenza : Enel, condannati Scaroni e Tatò per il disastro ambientale di Porto Tolle

Tratto da Legambiente 

PORTO TOLLE AMBIENTALISTI APPREZZANO SENTENZA, ORA BASTA PARLARE DI CARBONE.

CONDANNATI I VERTICI ENEL PER PORTO TOLLE  
Oggi il tribunale di Rovigo ha condannato in primo grado di giudizio i vertici ENEL per il ‘grave inquinamento’ derivato dal funzionamento della centrale termoelettrica di Porto Tolle.
La condanna prevede una pena di 3 anni di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni per gli ex ad Scaroni e Tatò. E' stato assolto, invece, "per mancanza di elemento soggettivo", l’attuale amministratore e direttore generale Fulvio Conti.

Greenpeace, Legambiente e WWF esprimono soddisfazione per la sentenza che ha riconosciuto ciò che le tre associazioni hanno denunciato per anni, ossia che la centrale di Porto Tolle ha continuato a funzionare in mancanza delle autorizzazioni ambientali, causando gravi danni alla salute della popolazione residente e all’ambiente.
Ora il nesso tra le emissioni di quella centrale e l'aumento di patologie nella popolazione locale appare provato, come pure l'impatto sul fragile ecosistema del Delta del Po che ospita l'impianto; ed Enel sarà chiamata a rifondere danni per 3,6 miliardi di euro.

Le associazioni ambientaliste auspicano che la sentenza odierna rappresenti anche l'archiviazione definitiva per i progetti di riconversione a carbone della Centrale di Porto Tolle. L'impianto, che sorge nel bel mezzo del Parco del Delta del Po, era già costato ad Enel la condanna in due processi precedenti. La volontà di trasformarlo per poterlo alimentare con la fonte energetica più inquinante e dannosa per il clima, il carbone appunto, è sbagliata: non risponde ad alcuna necessità energetica del Paese, non ha fondamento in termini di strategia industriale e consegnerebbe il Polesine a un modello di sviluppo già dimostratosi perdente e dannoso.

Greenpeace, Legambiente e WWF chiedono ad Enel di fare chiarezza e di dire cosa intende fare. Poche settimane addietro la Commissione VIA del Ministero per l’Ambiente ha nuovamente bocciato la proposta di conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle. Enel è pronta a rinunciare al progetto o tornerà a presentarlo e promuoverlo, dimostrando di non saper apprendere dai propri errori e neppure dalle sentenze?

Roma, 31 marzo 2014
Ufficio stampa Greenpeace – 348-3988615
Ufficio stampa Legambiente – 06-86268376, 349-0597187
Ufficio stampa WWF Italia – 06-84497213, 02-83133233, 329-8315725


Leggi anche 

Nuovo rapporto IPCC, Greenpeace: i cambiamenti climatici sono una minaccia per l’umanità

Greenpeace chiede ai capi di Stato e di governo di accelerare il passaggio a fonti energetiche pulite e sicure. Il nuovo rapporto dell’ IPCC, l’organismo dell’Onu sui cambiamenti climatici, sottolinea come gli impatti del riscaldamento globale siano già evidenti in tutti i continenti e negli oceani e la tendenza sia di un rapido peggioramento. L’entità di questo peggioramento dipenderà dalle scelte a breve termine che compiremo.
IPCC-Logo
“Stiamo camminando sul filo, ma se agiamo con fermezza e tagliamo le emissioni di CO2 immediatamente possiamo ancora evitare le peggiori conseguenze e conservare ecosistemi marini e terrestri, fondamentali per l’esistenza dell’uomo sulla Terra” afferma Luca Iacoboni, responsabile Campagna Clima e Energia di Greenpeace Italia.
Il rapporto IPCC mostra come i cambiamenti climatici siano una minaccia crescente per la sicurezza dell’umanità, dal momento che portano a una crescente scarsità di cibo e acqua ed aumentano così il rischio di migrazioni e conflitti.
“Dovremmo ‘disarmare’ le centrali a carbone.......(Leggi l'articolo integrale  QUI)


Enel, condannati Scaroni e Tatò per il disastro ambientale di Porto Tolle.
Immagine tratta da facebook del Medico Isde G.Ghrga.



Il Tribunale di Rovigo ha accolto le tesi dell'accusa secondo cui gli ex vertici di Enel non avrebbero installato adeguati dispositivi per monitorare l'inquinamento provocato dalla centrale. Chiesta l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Danni per 3,6 miliardi di euro


Enel, condannati Scaroni e Tatò per il disastro ambientale di Porto Tolle
MILANO - Una sentenza che farà sicuramente discutere. E che sarà letta con attenzione anche in altre parti d'Italia, dove negli ultimi anni si stanno combattendo battaglie simili nelle aule dei tribunali.   
Il Tribunale di Rovigo ha condannato a tre anni di reclusione per disastro ambientale gli ex vertici dell'Enel, al termine del processo di primo grado per quanto avvenuto alla centrale di Porto .
 La sentenza è stata emessa nei confronti di Franco Tatò e Paolo Scaroni, i due manager che ricoprivano la carica di amministratori delegati all'epoca dei fatti sotto accusa. Per entrambi è scattata anche la pena accessoria di cinque  anni di interdizione dai pubblici uffici. Assolto Fulvio Conti, attuale ad, per mancanza di elemento soggettivo. 

In sostanza, la corte del capoluogo veneto ha recepito la tesi avanzata dal pubblico ministero Manuela Fasolato: il magistrato ha sostenuto un rapporto tra le emissioni in eccesso della centrale e i danni alla salute e all’ambiente. 
In particolare, il pm nel corso delle sue indagini ha rilevato come sia stata omessa l'installazione di apparecchiature che avrebbero potuto misurare l'impatto dele emissioni della vecchia centrale Enel alimentata a olio combustibile, causa dell'aumento delle malattie respiratori dei bambini così come evidenziato dalle analisi successive dell'Istituto dei Tumori del Veneto. Secondo una stima dell'istituto Ispra, i danni stimati sono di 3,6 miliardi di euro, documento che è servito al ministero per l'Ambiente di costituirsi parte civile contro gli imputati.

Nonostante l'accoglimento della tesi accusatoria, il Tribunale ha dato ragione solo in parte alle richieste dell'accusa.........

In attesa dei ricorsi in Appello, Porto Tolle non esce comunque dalla cronaca giudiziaria. L'impianto è coinvolto in un processo di trasformazione dei vecchi gruppi a olio combustibile in modo che l'energia venga prodotta bruciando carbone. Anche con le nuove tecnologie del cosiddetto "carbone pulito", la quota di emissioni è comunque superiore a una centrale a gas. Ambientalisti e associazioni locali avevano ottenuto lo stop davanti al Tar e al Consiglio di Stato, ma la regione Veneto ha modificato le regole che governano il parco del delta del Po con l'intento di eliminare gli ostacoli alla riconversione del progetto: l'impianto (uno dei più grandi d'Europa). Ora Enel potrebbe procedere con l'investimento, ma la sentenza contro gli ex vertici potrebbe riaprire la battaglia.

20 luglio 2013

Gabanelli Milena:L'Avvocato dello Stato, il magistrato e lo 007

Tratto da Il Corriere della Sera

L'Avvocato dello Stato, il magistrato e lo 007.


I protagonisti di questa storia sono: uno 007, un Avvocato dello Stato, un pubblico ministero.L'Avvocato dello Stato è Giampaolo Schiesaro, che ha curato il maggior numero di cause giudiziarie in materia di risarcimento del danno ambientale..... 
Per questa sua competenza era stato incaricato dal ministro dell'Ambiente, sul finire del 2006, di coordinare l'attività amministrativa di riparazione ambientale con le più rilevanti iniziative giudiziarie in tutto il territorio nazionale in applicazione del principio «chi inquina paga».
 A carico dei responsabili, ha fatto recuperare all'incirca altri 200 milioni di euro, con cui cominciare a finanziare gli interventi di messa in sicurezza nei siti di Napoli-orientale, Brindisi, Augusta-Priolo .
È evidente che questo nuovo modo di affrontare le questioni ambientali, presentando direttamente il conto agli inquinatori, ha incontrato ostacoli e resistenze, fino a quando, con il governo Monti, la sua collaborazione non è stata più richiesta e di conseguenza mai più concluse le intese in corso per finanziare il completamento delle bonifiche.
 Su un altro versante Manuela Fasolato, autrice di rilevanti inchieste sui crimini ambientali in Polesine negli ultimi 15 anni in qualità di sostituto procuratore presso il tribunale di Rovigo, si è vista sottoporre ad ispezione ordinata dal ministro della giustizia Alfano e a procedimento disciplinare, tuttora in corso, davanti al Csm.
 Attualmente Fasolato sostiene l'accusa nel dibattimento per i reati connessi alla riconversione a carbone della Centrale Enel di Porto Tolle.....
Oggi emergono, però, gli esiti di un'indagine penale che suscita interrogativi più inquietanti, collegando proprio le sorti dei due funzionari dello Stato che avevano lavorato insieme....... 
È stato così accertato che nel giugno del 2007 Ettore Mantovan, funzionario di polizia in forza ai servizi segreti Aisi, si è presentato a casa di un collaboratore dell'avvocato Schiesaro per riferirgli che gli stessi Servizi erano molto interessati all'esito di due procedimenti penali, allora in fase di indagini, affidati al pm di Rovigo Fasolato, ed in cui l'Avvocato dello Stato difendeva il ministero dell'Ambiente. 
 I procedimenti riguardavano la costruzione dell'impianto di rigassificazione a Porto Viro (Ro) e la riconversione della centrale Enel di Porto Tolle (Ro): due importanti interventi industriali, che avrebbero dovuto essere realizzati nelle aree naturalistiche del Parco del Delta del Po......... 
Lo stesso funzionario dei servizi aveva, poi, assunto informazioni per conto dei suoi superiori, anche sugli interventi di riconversione della centrale Enel, sulla composizione della Commissione provinciale Via e sugli studi svolti dal consulente della procura di Rovigo, dottor Scarselli, che avevano smentito i risultati tranquillizzanti sui possibili effetti sulla salute umana che sarebbero derivati da quel progetto di riconversione a carbone.......

Gabanelli Milena

 Leggetevi  il  testo  integrale  della Gabanelli su "Il Corriere della Sera"

28 settembre 2012

Porto Tolle, colpo di scena al processo ai dirigenti Enel:contestazione suppletiva di disastro doloso



La centrale Enel  di Porto Tolle

Tratto da Il resto del Carlino

Porto Tolle, colpo di scena al processo ai dirigenti Enel

Rinviata prima udienza: l'iter si sposta a Rovigo


Ad Adria il pm Manuela Fasolato ha ‘’ampliato’’ il capo di imputazione con la contestazione suppletiva di disastro doloso. E per una pena massima sopra i dieci anni, la competenza passa al tribunale in composizione collegiale
Porto Tolle (Rovigo), 27 settembre 2012 -  Colpo di scena al processo ai dirigenti e tecnici dell'Enel che hanno gestito la centrale di Porto Tolle tra il 1998 e il 2009. Il processo è partito oggi ad Adria ma è già stato rinviato alla prima udienza perchè il pubblico ministero, Manuela Fasolato, ha ‘’ampliato’’ il capo di imputazione con la contestazione suppletiva di disastro doloso.  

Ai dieci imputati, infatti, era contestato, in concorso, l’omissione dolosa di cautele contro disastri e infortuni sul lavoro. Il reato 'aggiuntivo' comporta una pena che va dai tre a dodici anni di reclusione. Il giudice, Silvia Varotto, ha preso atto che, per una pena massima sopra i dieci anni, la competenza passava al tribunale in composizione collegiale. Il processo quindi viene trasferito a Rovigo, con la prima udienza fissata il 24 gennaio prossimo. 

A comparire davanti al collegio saranno l’attuale amministratore delegato di Enel Fulvio Conti e i suoi predecessori Franco Tato’ dal 1996 al 2002 e Paolo Scaroni fino al 2005; gli ex presidenti di Enel Produzione. A ‘’guidare’’ le parti civili sono i ministeri dell’Ambiente e della Salute. Parti civili anche numerosi Comuni, l’Ente parco emiliano e la Province di ferrara e Rovigo. Assenti, invece, il comune di Adria e la Regione Veneto.

07 febbraio 2012

Centrale Enel di Porto Tolle: amministratori rinviati a giudizio per disastro ambientale

 Tratto da Il Corriere del Veneto

Enel, centrale di Porto Tolle
amministratori rinviati a giudizio.

 Dieci gli imputati, da Fulvio Conti a Franco Tatò. Secondo l'accusa sarebbero responsabili del mancato adeguamento degli impianti

ROVIGO - Amministratori Enel ed ex direttori della Centrale di Porto Tolle sono stati rinviati a giudizio dal gup di Rovigo per omissione dolosa di cautele contro disastri e infortuni sul lavoro, in concorso, dal '98 al 2009. Dieci gli imputati. Tra questi, l'attuale amministratore delegato di Enel Fulvio Conti e i suoi predecessori, Franco Tatò, dal 1996 al 2002 e Paolo Scaroni, fino al 2005. Rinviati a giudizio anche i manager di Enel Produzione Alfredo Inesi, Antonino Craparotta, Giuseppe Antonio Potestio e Sandro Fontecedro; Leonardo Arrighi, che successivamente ha siglato il progetto di riconversione a carbone per conto di Enel Produzione; Renzo Busatto e Carlo Zanatta, ex direttori della centrale. 



La decisione è stata presa dal Gup del tribunale di Rovigo, Alessandra Testoni, che ha accolto la richiesta del pm Manuela Fasolato. Secondo la Procura rodigina gli imputati, «ciascuno limitatamente ai periodi di rispettiva competenza», avrebbero omesso di collocare e far collocare impianti e apparecchi destinati a prevenire disastri ambientali e infortuni sul lavoro.
In particolare, l'insorgenza o l'accentuarsi di malattie respiratorie, asma e rinite allergica e malattie cardivascolari, legate all'inalazione e ingestione di sostanze inquinanti emesse in atmosfera dal 1998 al 2004 dalla centrale di Porto Tolle. 


In pratica, la Procura attribuisce la responsabilità agli imputati del mancato adeguamento degli impianti durante il funzionamento della centrale ad olio combustibile per ridurre le sue emissioni; adeguamento che sarebbe stato un obbligo in base alle direttive emesse dalla Unione Europea.
A patire le conseguenze di questo mancato adeguamento e dell'esposizione alle emissioni inquinanti della centrale, secondo la Procura che attinge ad uno studio epidemiologico effettuato dalle Asl di Rovigo ed Adria per il periodo che va dal 1998 al 2006, sarebbero stati soprattutto i bambini, da zero a 14 anni, residenti nei comuni di Porto Tolle, Porto Viro, Ariano nel Polesine, Taglio di Po, Rosolina, Mesola. Questi, secondo lo studio, hanno mostrato patologie legate a malattie respiratorie. «In particolare - scrive la Procura rodigina - per il periodo '98-2002 è stato calcolato nella misura dell'11% di tutti i ricoveri la percentuale legata alle patologie respiratorie» .(Ansa)

16 gennaio 2012

Udienza preliminare per la centrale Enel.Per il PM le emissioni fecero ammalare i bambini del Delta

Tratto da Estense .com

Udienza preliminare per la centrale Enel

Per il pm le emissioni fecero ammalare i bambini del Delta

Il tribunale di Rovigo ha ammesso la costituzione di parte civile per i comuni di Goro e Mesola, per la Regione Emilia-Romagna, per il Parco del Delta del Po e per la Provincia di Ferrara. Con loro anche un novero di associazioni ambientaliste come Legambiente, Wwf, Greenpeace e Italia Nostra.
È la prima vittoria delle parti ferraresi, assistite dagli avvocati Carmelo Marcello e Claudio Maruzzi (Goro e Mesola), e Riccardo Venturi (Delta e Provincia) all’udienza preliminare sulla vicenda della centrale Enel di Porto Tolle.
Il giudice Alessandra Testoni ha accolto inoltre le costituzioni di Ariano Polesine, Loreo, Porto Viro, Rosolina, del parco del Delta e della Provincia di Rovigo. Bocciata invece quella dell’associazione di consumatori Aduc, per un difetto di legittimazione insito nel suo statuto.
La materia del contendere riguarda il presunto inquinamento scaturito dalla centrale di Porto Tolle dal 1998 al 2002, che avrebbe provocato in maniera massiccia patologie all’apparato respiratorio nei bambini fino ai 14 anni del Delta del Po. Nel raggio di 25 chilometri dalla struttura, infatti, si sarebbero riscontrati incrementi di asma e altre affezioni bronchiali dell’11 al 16%. Secondo la pubblica accusa, sostenuta dal pm Manuela Fasolato, la centrale doveva essere adeguata alle normative vigenti in materia ambientale.
Per non aver ottemperato a quei dettami e non aver quindi abbattuto le emissioni nocive il pm – che sostiene la correlazione tra inquinamento e insorgenza di patologie respiratorie – ha chiesto il rinvio a giudizio per omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro di dieci persone, tra amministratori Enel ed ex direttori della centrale di Porto Tolle.
L’udienza preliminare è stata aggiornata a martedì 17, quando parleranno le parti civili. Altre date sono state fissate per il 7 e il 14 febbraio.

 ______________________

Leggi  anche su Radio Radiale

Processo Enel Porto Tolle.

Al termine della discussione, che si svolge a porte chiuse,
la presidente Dottoressa Alessandra Testoni dovrà decidere
se rinviare o meno a giudizio dirigenti di centrale e
amministratori dell'Enel nel periodo 1998-2009.
Si tratta di un processo pilota, che ruota intorno 
all'accertamento del nesso causale tra l'asserita
omissione dell'istallazione di "apparecchi destinati a 
prevenire disastri" e l'aumento di malattie respiratorie, 
  nei maschi fino ai 14 anni,nei pressi della Centrale.
Nesso causale dimostrato, secondo l'ipotesi accusatoria
sostenuta dal sostituto procuratore presso il tribunale di
Rovigo Dott.ssa Manuela Fasolato, dalla perizia del
Prof. Crosignani,direttore della sezione di 
Epidemiologia dell'Istituto Tumori di Milano.



Sotto  si può ascoltare l'audio dell'Avvocato Bruno 
Martellone di parte civile(prov. Rovigo) per azione popolare
in  cui vi sono alcune informazioni interessanti......... .
Riportiamo solo due stralci:
 ....Inquinamento  prodotto  dalla centrale comunque accertato
nella causa  definitiva.
Si rileva l'esistenza di un collegamento indiscutibile
tra l'inquinamento stesso e la generale endemica 
situazione di malattie cardiovascolare e polmonari 
che riguardano tutta la popolazione....
Le amministrazioni non tutte.... si sono costituite parte civile.
Stanno a guardare,attendono.
Questo mi sembra particolarmente grave .
Perchè  anche dalla esposizione del Pubblico Ministero è 
emersa una violazione sistematica della normativa 
da parte dell'Enel ma anche un atteggiamento diuturno
di omissione dei controlli da parte degli enti locali......


23 novembre 2011

1)PORTO TOLLE:«Più bimbi malati per la centrale 2) L'assesoreBriano: “Verso il completamento dell’intesa....“L’obiettivo è di chiudere l’intesa entro dicembre ".»

Tratto da "La nuova Ferrara"

«Più bimbi malati per la centrale»

La procura accusa l’Enel per Porto Tolle: oggi udienza preliminare, chiesto il processo per 10 dirigenti



di DANIELE PREDIERI
I bambini del Delta del Po si ammalavano di più e più spesso per patologie all’apparato respiratorio. Perché inalavano e ingerivano più sostanze inquinanti, quelle sputate dai camini della centrale di Porto Tolle. 
Per questo motivo, l’impianto è di nuovo sotto accusa, da stamane, a Rovigo. La procura ha infatti chiesto il processo contro 10 persone (vertici e funzionari di Enel e i direttori della centrale, succeduti tra il 1998 e il 2009) per aver omesso di attenuare e abbattere quelle sostanze inquinanti
Sarà il gup di Rovigo a decidere sull’atto d’accusa del pm Manuela Fasolato nell’udienza preliminare in cui si dibatterà dell’aggravamento di quelle malattie respiratorie riscontrate nei bambini del Delta del Po, dovute, secondo una nuova ricerca agli atti come prova principale d’accusa, alle emissioni inquinanti della centrale.

Francesco Tatò, Paolo Scaroni, Fulvio Conti come amministratori delegati Enel dal ’98 al 2009; Giuseppe Potestio, Antonino Craparotta, Leonardo Arrighi , Sandro Fontecedro e Alfredo Inesi, responsabili produzione Enel nei periodi di loro competenza e infine Carlo Zanatta e Renzo Busatto, succeduti alla direzione della centrale di Porto Tolle, sono accusati di «omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro». Secondo la procura di Rovigo avrebbero «omesso di collocare e far collocare impianti ed apparecchi destinati a prevenire disastri e/o infortuni sul lavoro». 
Una dicitura tecnica usata nella contestazione del reato che si traduce, secondo la procura, nel non aver voluto abbattere, consapevolmente, emissioni inquinanti che hanno aggravato malattie respiratorie. La centrale di Porto Tolle non venne «ambientalizzata», perchè secondo l’accusa non vennero installati quegli strumenti per attenuare quantomeno emissioni sputate fuori dai camini della centrale e respirate dai bambini della zona. 


Nei piccoli tra 0-14 anni, residenti nei comuni di Goro, Mesola, Corbola, Porto Tolle, Rosolina, Taglio di Po, Porto Viro, Ariano nel Polesine, Loreo, vi è stata insorgenza di patologie respiratorie quali sinusite, faringite, tonsillite, laringite e tracheite, infezioni acute, bronchiti, malattie croniche di tonsilli e adenoidi, malattie polmonari ostruttive e altre per cui è stato registrato e accertato - secondo l’accusa - un aumento dei ricoveri ospedalieri. Nel capo d’accusa formulato dal pm Fasolato si spiega che dal 1998 al 2002 è stato calcolato un aumento dei ricoveri dell’11% tra i bambini di quesi comuni, secondo una verifica sull’esposizione al vanadio effettuata su 674 ricoveri, pari a 76 ricoveri evitabili su quelli osservati. Nel dettaglio si parla di aumento del 16.34% nei ricoveri dei maschi (61 ricoveri evitabili su 376 osservati) e nel 9% da esposizione al So2 solfati e altre sostanze inquinanti pari a 60 ricoveri su 674 osservati.
I massimi dirigenti e funzionari Enel continuarono però, secondo l’accusa, ad omettere l’abbattimento degli inquinanti, deteriorando l’ambiente chiedendo riconversione della centrale prima con orimulsion, poi col carbone: «richieste - scrive la pm Fasolato - che sottostimavano l’impatto sul territorio di tali conversioni con l’uso di questi combustibili rispetto ad altri alternativi come gas o ad olio combustibile a basso tenore di zolfo».
_______________________

Tratto da IVG

 Ristrutturazione Tirreno Power, l’assessore Briano: “Verso il completamento dell’intesa, con garanzie ambientali importanti”.

 

Regione. L’intesa tra Tirreno Power e Regione sulla ristrutturazione della centrale termoelettrica vadese si avvia alla pattuizione. 
Spiega l’assessore regionale all’ambiente Renata Briano: “Siamo impegnati con la giunta insieme agli uffici ad elaborare il testo dell’accordo tra Regione e azienda. 


E’ chiaro che da un punto di vista ambientale la situazione attuale diventa sempre più insostenibile.  
Occorre procede immediatamente per ottenere i miglioramenti. Per noi è imprescindibile l’ottenimento dell’AIA, sulla quale siamo impegnati con il Ministero dell’Ambiente ad andare avanti”...

 


“L’obiettivo è di chiudere l’intesa entro dicembre – osserva l’assessore Briano – anche se c’è da considerare la partecipazione degli altri soggetti alla trattativa, ma la finalità della Regione è concludere entro l’anno l’accordo”.
I sindaci di Vado e Quiliano, contrari al progetto, proseguono intanto sul terreno legale, integrando la documentazione con lo studio (effettuato dalla società Terra di San Donà di Piave) sulla documentazione tecnica relativa alla centrale.
 In particolare lo studio commissionato dai due Comuni evidenzia la necessità di pianificare una campagna di monitoraggio mobile della qualità dell’aria “per verificare la situazione ante operam dell’impatto degli impianti”.

“Ho incontrato i rappresentanti istuzionali di Vado e Quiliano, con la loro nota posizione. 
Noi comunque come Regione, per il nostro ruolo, dovremo andare avanti con i nostri passi” sottolinea l’assessore regionale Briano.
Leggi l'articolo integrale su   IVG

 Considerazione di UNITI PER LA SALUTE


Dalla nostra lettera aperta del 16 luglio a cui non abbiamo ancora ricevuto pubbliche risposte 
LETTERA APERTA DI UNITI PER LA SALUTE ALLA BRIANO  E  A BURLANDO

Lei Assessore afferma:" i lavori partiranno senza ritardi … anche perché aspettare un’indagine per poter aprire i cantieri…”
  
Se l’indagine epidemiologica è prescritta prima dell’inizio dei lavori, la si ottempera punto e basta: credevamo che l’interpretazione, come dire, “elastica” delle norme e l’applicazione delle stesse “ad aziendam” appartenessero ad altre culture…
E per quanto riguarda l’AIA  per i  vecchi

gruppi a carbone che, ricordiamo attediamo da

 almeno quattro anni........ 
Chi ha la responsabilità di averli

fatti funzionare così fino ad oggi? 
  
 Alla prevedibile risposta che sarebbe compito del Ministero,obiettiamo che i sindaci hanno più e più volte sollecitato l’AIA e quindi
 
Vi  richiediamo formalmente :
come Amministratori Regionali che cosa avete fatto in questo senso per pretendere quanto dovuto per la tutela della salute dei cittadini?
Quali passi formali avete prodotto affinchè i vecchi gruppi fossero adeguati secondo legge?
Quali provvedimenti avete preso ,in tutti questi anni ,per ovviare a questa situazione quando apprendiamo dalle vostre stesse parole di" gruppi molto inquinanti… danno ambientale colossale “?

10 gennaio 2011

1)L’avallo del Governo al carbone ..... 2)"Il silenzio colpevole dei moderni carbonari"

Tratto da Qualenergia

L’avallo del Governo al carbone di Enel

L’Italia, in barba agli impegni sulle emissioni presi con il protocollo di Kyoto e a quelli di medio periodo, continua a puntare sul carbone, sotto la pressione di Enel e del ricatto occupazionale. La querelle sulla conversione a carbone della centrale di Porto Tolle, in provincia di Rovigo, arriva dopo alcuni anni al capolinea con l’autorizzazione del Ministro Paolo Romani, dopo il giudizio di compatibilità ambientale e dopo il via libera di luglio della Conferenza dei Servizi (contraria solo l’Emilia Romagna).

Già nel marzo 2010 la Regione Veneto e l’Enel avevano sottoscritto un accordo di programma per la sua riconversione a carbone che prevedeva anche una serie di finanziamenti per diversi milioni di euro per compensazioni ambientali, la costruzione di un osservatorio e il risarcimento dei disagi provenienti dalla costruzione e dal funzionamento della centrale. Qualche briciola rispetto a un progetto di conversione che richiederà da parte di Enel un investimento di circa 2 miliardi di euro e porterà ingenti profitti.

La centrale, che attualmente brucia olio combustibile, si trova all’interno del Parco Regionale Veneto del Delta del Po, un'area ad alto pregio naturalistico, che comprende alcune riserve naturali di rilievo internazionale (il sito è patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, è Sito di Importanza Comunitaria all’interno dell’Unione europea, nonché zona umida protetta dalla convenzione internazionale di Ramsar). Il progetto potrebbe mettere sotto scacco ambientale un’intera area visto anche che l’approvvigionamento del combustibile e lo smistamento dei materiali avverrà principalmente per mare e per le vie fluviali, utilizzando un sistema di stoccaggio e movimentazione appoggiati su una nave “storage”, ancorata al largo del delta del Po.

La centrale, una volta ultimata la riconversione, funzionerà con tre sezioni alimentate a carbone e parzialmente a biomasse per una potenza elettrica lorda nominale complessiva pari a 1.980 MW. Attualmente è costituita da quattro sezioni da 660 MW elettrici ciascuna.
Si stima che la centrale a carbone, che potrebbe essere ultimata in 6 anni, produrrà annualmente circa 10,3 milioni di tonnellate di CO2, oltre ad altri inquinanti, come ossidi di azoto e zolfo, particolati, nichel, piombo, cromo, cloro, arsenico, mercurio, ecc. Nel 2005 la centrale aveva emesso 1,2 milioni di tonnellate di CO2. Insomma la messa in opera di questo grande impianto ci porterà sempre più lontani dai target climatici (Qualenergia.it, Il carbone nello stivale, un ritorno al passato).

Ai margini di questa, peraltro scontata, decisione del Ministro Romani, vanno ricordati due fatti.
Il primo riguarda la sentenza del TAR del Lazio che il 14 ottobre 2010 ha respinto il ricorso presentato da associazioni ambientaliste e di categoria di pescatori e operatori turistici. Una decisione che smentisce che la conversione a carbone della centrale, con tutte le infrastrutture necessarie a tale intervento, abbia conseguenze negative al territorio del delta e all’ambiente. Per i propugnatori del ricorso questa è una sentenza che risulterebbe impugnabile perché non risponde, sulla base di motivazioni omissive e illogiche, a quasi tutte le censure formulate.

Il secondo fatto riguarda due magistrati, il Pubblico Ministero Manuela Fasolato e il procuratore Dario Curtarello, che sono stati recentemente sottoposti a procedimento disciplinare in seguito alle indagini da loro condotte sulla centrale Enel di Porto Tolle. Già un anno fa ispettori ministeriali, guidati da Arcibaldo Miller (attualmente indagato per l’inchiesta sulla nuova P2), erano stati inviati dal Ministro della Giustizia Alfano per far luce su presunti rallentamenti all’iter della nuova centrale. I magistrati stavano indagando sui legami tra le emissioni della centrale e l’aumento dell’incidenza di malattie nei territori circostanti.
Secondo alcuni comitati di cittadini e sezioni locali di partiti politici questa ispezione, fortemente criticata, ma appoggiata dai lavoratori della centrale, nascerebbe da una richiesta pubblica di Luciano Violante del Partito Democratico, che in qualità di Presidente dell’Associazione “Italia Decide”, aveva proposto di avviare un’ispezione nella Procura di Rovigo per “capire se un’autorità giudiziaria può compiere un atto di questo genere, intimidendo sostanzialmente quelli che dovrebbero prendere la decisione”. Non è superfluo andarsi a vedere chi c’è tra i Soci fondatori di questa associazione. Già, proprio Enel SpA.

Il procedimento disciplinare ai due magistrati si basa su tre capi d’accusa che possono essere sintetizzati nell’ultimo: “l’aver impedito, mediante un’indebita ingerenza nelle attività degli apparati amministrativi, la commissione di reati, quando ancora non erano stati acquisiti sufficienti e concreti indizi della consumazione di fatti di rilievo penale, interferendo e condizionando in questo modo le attività degli organi amministrativi stessi, determinandone il rallentamento”.

Ma ci chiediamo: il vero atto intimidatorio è quello dei magistrati, come dice Violante, o piuttosto quello del Ministro della Giustizia? E’ ancora possibile in questo paese sottoporre a critica o a valutazioni tecnico-scientifiche le iniziative e gli interessi di Enel, e dell’industria in generale, senza che i rappresentati del Governo e dello Stato ne prendano sempre e incondizionatamente la difesa, il più delle volte a detrimento degli interessi dei cittadini e delle condizioni ambientali che invece dovrebbero tutelare?

Si sta scatenando in Italia un’assurda campagna denigratoria nei confronti di impianti a fonti rinnovabili che deturperebbero territori e ambiente, mentre passano troppo spesso sotto silenzio i gravissimi danni sanitari che impianti energetici e industriali causano alle popolazione e all’ambiente di vaste zone del paese, spesso in maniera irreversibile.

La forte lobby energetica italiana, a volte con l’appoggio compiacente di autorevoli personalità, prova a mistificare o a nasconde la diffusione di dati scientifici e medici su questi impianti. E quando qualcuno osa contestare queste asserzioni ne paga le conseguenze o viene tacciato di anti modernismo. Quando va bene, questa lobby ama bombardarci di spot molto green e politically correct o di spot sul nucleare ammantati di una fasulla equidistanza.

10 gennaio 2011

Leggi anche su diariodelweb


Il carbone di Enel una scelta che guarda al passato

Intanto, domani a Roma si apre in Cassazione il Processo intentato da cittadini e varie Amministrazioni pubbliche contro Enel per i danni ambientali causati dalle emissioni della centrale a olio combustibile di Porto Tolle

_

____________________

Tratto da Noalcarbone

"Il silenzio colpevole dei moderni carbonari"

Comunicato di G. Pedrini - Fiamma Civitavecchia-Rm nord,

"Nel prendere atto della recrudescenza del fenomeno di “protesta” e “ contestazione” che sul WEB e sulla stampa cittadina si sta concretizzando nei riguardi dei “ fumi di variegato colore” emessi da TVN non posso fare a meno di rimarcare alcuni aspetti altamente significativi della faccenda. Il primo é costituito dal pesante , colpevole , silenzio sul problema da parte di quei politicanti che scelleratamente e consapevolmente votarono la “ conversione a carbone” di TVN .

Il secondo si riferisce a coloro che , pur consapevoli del disastro ambientale in atto , hanno il barbaro coraggio di contrabbandare come un’azione di promozione socio – economica la possibilità di “bruciare CDR “ nell’impianto di TVN .

Il terzo fa riferimento allo “squallore morale” di quanti , pur avendo votato a favore della “conversione a carbone”, oggi si ergono a pseudopaladini dell’ambiente al fine di sfruttare ipocritamente il disastro da loro provocato per scopi ci auguriamo puramente “ politici”: la memoria di quei nomi fa ormai parte della Storia incancellabile della città e delle pesanti patologie che affliggono in maniera consistente i cittadini.

La Sig.Polverini ha concesso sei mesi di proroga alla discarica di Malagrotta, ovvero al Sig.Cerroni come riportato recentemente dalla stampa , il cui nome , nel settore dello smaltimento dei rifiuti , é pari a quello degli Agnelli nel settore automobilistico. Gioca in questa proroga , oltre al nome del citato signore , la presenza di una srl interessata alla “lavorazione del rifiuto” prima del suo incenerimento , per la produzione di CDR , in impianti che ; parte di questo , secondo voci correnti, potrebbe essere combusto presso TVN o altro impianto da realizzare in area comprensoriale: un giro inimmaginabile di interessi economici e politici da far tremare i polsi qualora tali voci corrispondessero a realtà.

Questa é la fotografia della situazione rispetto alla quale chiediamo al Sig. Direttivo del Polo Civico di spiegarci ora il suo progetto di “ bruciare una quantità pari al 5% di CDR presso TVN”ed a quanto corrisponde tale percentuale in tonnellate annue.

Da parte loro i signori “ carbonari della prima ora” dovrebbero a questo punto chiarire pubblicamente perché autorizzarono uno scempio ambientale di tale portata e dovrebbero sentirsi in parte colpevoli dell’incremento in area delle patologie “ cancerogene”o “allergiche” e se qualche contribuente trascinasse in Tribunale costoro e l’ENEL per un risarcimento danni in seguito all’insorgere di un male conclamatamente connesso al “mercurio” od alla presenza di particelle di PM10 nell’aria che si respira nel comprensorio non penso che faccia male… anzi sarebbe un’azione altamente meritoria.

Da ultimo chiederei a qualche “ carbonaro della prima ora” di non fare troppa ammuina” sulle emissioni della Centrale altrimenti dovremmo cercare in esse un probabile effetto secondario di natura “ psichedelica” per spiegarci come mai egli riesca a dimenticare con eccessiva “non chalance” che tali emissioni sono comunque il risultato del suo voto ed invece di preoccuparsi della “co-combustione” e del “silenzio dei responsabili” in merito al problema si preoccupasse di chiarirci , insieme agli altri, il suo silenzio tanto in merito alla “combustione del carbone” quanto ai motivi che lo spinsero a votare per essa."
Gabriele Pedrini