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05 maggio 2022

ANSA: Ilva: Corte Strasburgo, persiste il pericolo per la salute

Tratto da ANSA 

Ilva: Corte Strasburgo, persiste il pericolo per la salute



La Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha pronunciato 4 nuove condanne nei confronti dello Stato italiano a causa delle emissioni dell'Ilva responsabili di mettere a rischio la salute dei cittadini.

Le condanne riguardano i ricorsi presentati tra il 2016 e il 2019 da alcuni dipendenti dell'impianto siderurgico oltre che da oltre 200 abitanti di Taranto e di alcuni comuni vicini.

Nelle sentenze emesse oggi la Cedu sottolinea che l'Italia è stata già condannata per lo stesso motivo nel gennaio 2019 e che da allora questo caso è all'esame davanti al comitato dei ministri del Consiglio d'Europa che deve verificare se il Paese ha messo in atto tutte le misure necessarie per salvaguardare la salute degli abitanti.

La Cedu evidenzia che l'anno scorso il comitato dei ministri ha stabilito che "le autorità italiane non avevano fornito informazioni precise sulla messa in atto effettiva del piano ambientale, un elemento essenziale per assicurare che l'attività dell'acciaieria non continui a rappresentare un rischio per la salute". 
Dalla documentazione del comitato dei ministri risulta che il governo italiano ha presentato lo scorso 5 aprile nuovi elementi sull'attuazione del piano ambientale in vista di un nuovo esame del caso il prossimo giugno.  

20 giugno 2021

Taranto : Effetti neurotossici nei bambini, dati pubblicati dalla rivista scientifica Nature

Tratto da Il tarantino

Effetti neurotossici nei bambini, dati pubblicati dalla rivista scientifica Nature

Effetti neurotossici nei bambini i dati scientifici destano serie preoccupazioni


La prestigiosa rivista internazionale, Nature, ha pubblicato dei dati preoccupanti che hanno a che fare con il piombo e l’arsenico che danneggiano la salute dei bambini tarantini. Secondo recenti studi, coloro che vivono nei quartieri vicini al polo industriale ex Ilva riscontrano gravi conseguenze sul quoziente intellettivo dei più piccoli.

Per questo motivo il Comitato per la Salute e per l’ambiente di Taranto di cui fanno parte Genitori Tarantini, Peacelink, Comitato quartiere tamburi, Articolo 32, chiede rapidi interventi al Ministro della Salute Roberto Speranza e al Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani.

Effetti neurotossici, inquinamento Ex Ilva da fermare nell’immediato


Effetti neurotossici, il Comitato ha voluto approfondire la tematica con ulteriori studi per andare a fondo e capire quanto l’inquinamento causato dall’Ex Ilva può arrivare a danneggiare la popolazione del luogo. A seguito di lunghi studi il risultato che emerge è che il piombo è presente nel sangue dei piccoli e l’arsenico nelle loro urine. Questo può avere un forte impatto comportamentale che può amplificarsi nel tempo e causare problemi di maggiore entità.

Il Comitato minaccia di contattare il Comitato delle Nazioni Unite

La richiesta partita dal Comitato e dal gruppo di associazioni chiede un immediato intervento a Speranza e Cingolani con conseguente annullamento del nuovo decreto salva-Ilva. Di quest’ultimo si parla ormai da tempo, ma non sono mai arrivate né conferme né smentite.

Qualora questo dovesse avvenire potrebbe essere considerato un atto di grande irresponsabilità oltre che una mancanza di rispetto nei confronti del popolo tarantino. Le intenzioni del Comitato sono ben precise, se i ministri non dovessero prendere decisioni ben precise, sarà contattato il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti del bambino, che ha sede a Ginevra e la situazione sarà così segnalata a chi di dovere. Adesso si parla di immissione di piombo e arsenico nell’atmosfera, quindi di un rischio neurotossico inaccettabile, la questione non può ancora essere sottovalutata

09 maggio 2021

Manifestazione nazionale genitori tarantini su ex-ILVA: I medici ISDE in piazza per difendere il diritto alla Salute

 Tratto da Isde

Manifestazione nazionale genitori tarantini su ex-ILVA: I medici ISDE in piazza per difendere il diritto alla Salute. Dei bambini e delle bambine prima di tutto.


Isde Italia si associa e sostiene fermamente la delegazione di Isde Taranto che sarà presente in piazza Montecitorio, a Roma, il prossimo 13 maggio per riaffermare il diritto di vivere in un ambiente salubre unitamente al Comitato Cittadino per la Salute e l’Ambiente a Taranto, all’associazione Genitori Tarantini ETS, a Peacelink, a Comitato Quartiere Tamburi, a Donne Futuro per Taranto libera, a Liberiamo Taranto, a Lovely taranto, a Giustizia per Taranto, a Associazioni Miticoltori, a liberi cittadini.

Il 13 maggio è la data in cui è atteso il pronunciamento del Consiglio di Stato sul ricorso presentato da Arcelor Mittal contro la sentenza del 13 febbraio 2021 del TAR di Lecce che imponeva,  entro 60 giorni dalla pubblicazione,  lo spegnimento degli impianti siderurgici in quanto altamente inquinanti e fonte di grave pericolo per la salute dei cittadini.

Ormai numerosissimi sono gli studi scientifici che, dal 1998 a oggi, attestano che nella città di Taranto la salute dei cittadini è messa a serio rischio dall’inquinamento prodotto dalla più grande acciaieria d’ Europa.

Nello specifico, per la prima volta, la Magistratura ha riconosciuto un ruolo causale degli inquinanti emessi dall’impianto nell’insorgenza di un tumore cerebrale, a soli 3 mesi dalla nascita, in Lorenzo Zaratta, un bambino in seguito deceduto per tale patologia a 5 anni. Al concepimento la madre di Lorenzo lavorava nel quartiere Tamburi, area ambientale maggiormente esposta all’inquinamento ed è ormai ampiamente noto che gli agenti cancerogeni passano dalla madre al feto già durante la vita intrauterina, compreso i metalli pesanti riscontrati nei tessuti bioptici post-mortem del piccolo Lorenzo.

Ad oggi sono stati emessi ben 12 decreti “Salva-ILVA” per salvaguardare la produzione dell’acciaio mentre nulla è stato fatto per proteggere la salute della popolazione ed in particolare dei bambini: anzi! Lo Stato ha deciso di diventare “socio” di Arcerol Mittal con lo scopo di perpetuare la vita di una fabbrica ormai obsoleta, grande più della città e responsabile di gravissimi danni per la popolazione tarantina.

Esprimiamo gratitudine alla Magistratura che in più di una occasione ha dimostrato di tutelare il valore supremo della salute ed auspichiamo che il Consiglio di Stato tenga in massima considerazione non solo l’urgenza di tutelare la salute dei tarantini, a cominciare dai bambini, ma anche  la formula dell’ Emergenza Climatica E = R x U non rispettata da questa industria a ciclo integrale.

Non possiamo rassegnarci che ancora una volta si anteponga la prosecuzione di una attività altamente inquinante e che nulla venga fatto a tutela  della salute.

 La città di Taranto è, di fatto, diventata ormai l’emblema  delle tante, troppe battaglie, in atto nel paese in difesa della salute e dell’ambiente  e ai medici ISDE  presenti a Roma il 13 si uniscono idealmente  tutti i colleghi ISDE d’ Italia.

Non è più tollerabile che i cittadini e soprattutto i bambini di Taranto-continuino ad essere i “Grandi Assenti” nell’agenda di chi ci governa.

 

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05 maggio 2021

ILVA, procedura di infrazione per mancato rispetto della direttiva europea 75

Tratto da Peacelink


Lettera di PeaceLink alla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea

ILVA, procedura di infrazione per mancato rispetto della direttiva europea 75/2010/UE

Riteniamo che sull’ILVA, nonostante il parere motivato della Commissione Europea, i governi italiani abbiano agito in contrasto con le norme europee. Oggi non è l’ILVA che si uniforma all’Autorizzazione Integrata Ambientale ma è l’Autorizzazione Integrata Ambientale che si conforma sull’ILVA.
2 maggio 2021
Alessandro Marescotti (Presidente di PeaceLink)

Logo PeaceLink

Lettera alla Direzione Generale della Commissione Europea

Oggetto: procedura di infrazione INFR(2013)2177 sull’ILVA di Taranto

Scriviamo questa lettera per chiedere informazioni sulla procedura di infrazione per lo stabilimento ILVA di Taranto. Tale stabilimento è attualmente di proprietà di ILVA in a.s. ed è stato gestito dal 2018 da ArcelorMittal Italia. Recentemente è stata costituita Acciaierie d’Italia, un società nata dall'accordo fra Invitalia e ArcelorMittal Italia. 

PeaceLink negli scorsi anni ha fornito molto materiale sulle criticità dell'ILVA di Taranto. 

Grazie alle ripetute sollecitazioni di PeaceLink e agli incontri che abbiamo avuto a Bruxelles con la Commissione Europea, nel 2013 è stata avviata la procedura di infrazione europea INFR(2013)2177alla direttiva 75/2010, procedura che ci risulta sia ancora aperta. 

Il 16/10/2014 la Commissione Europea ha inviato all’Italia il parere motivato (art. 258 del TFUE). A tale parere la Commissione Europea giunge quando un paese della UE è venuto meno ai propri obblighi di fronte al diritto europeo. Il parere motivato è una richiesta formale di conformarsi al diritto dell'Unione in cui è spiegato perché si ritiene che il paese violi il diritto dell'UE. 

La Commissione Europea, con tale atto del 16/10/2014, ha quindi richiamato l’Italia al rispetto della direttiva sull’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) ma, per tutta risposta, l’Italia ha fatto l’esatto contrario, interpretando quell’AIA come un elastico da allungare sempre di più, approvando di proroghe pretestuose e inaccettabili delle scadenze delle prescrizioni, attraverso leggi salva-ILVA e vari provvedimenti in deroga all’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Tali proroghe hanno avuto come effetto quello di spostare il termine dell’attuazione delle prescrizioni dal 2015 al 2017 e infine al 2023. E oggi si apprestano a prorogare oltre il 2023 in virtù delle clausole contenute nell’accordo fra INVITALIA e ArcelorMittal Italia. L’Italia ha così ignorato gli adempimenti richiesti dalla Commissione Europea. E si prepara a fare ancor peggio con la nuova società Acciaierie d’Italia proseguendo nella strada senza fine delle proroghe, venendo meno a ogni certezza delle scadenze prefissate e togliendo ogni credibilità all’Autorizzazione Integrata Ambientale. 

Oggi non è l’ILVA che si uniforma all’Autorizzazione Integrata Ambientale ma è l’Autorizzazione Integrata Ambientale che si conforma sull’ILVA. 

Il parere motivato della Commissione Europea è diventato ininfluente agli occhi dei governi italiani in assenza del passaggio successivo: la Corte di Giustizia dell’Unione Europea. 

I governi italiani, invece di mostrare celerità nel mettere a norma gli impianti e di mostrarsi diligenti, hanno esercitato l’ars retorica pur di prendere tempo e di posticipare in continuazione l’adozione delle migliori tecnologie, come nel caso dei filtri a manica Meros dell’impianto di sinterizzazione. 

Il disconoscimento dei diritti fondamentali dei cittadini sanciti dalla Carta di Nizza ha comportato il 24 gennaio 2019 una sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU). E per tutta risposta le scelte che si profilano sono - come si è detto - quelle di allungare ulteriormente i tempi del cronoprogramma ambientale, oltre il 2023.  

Il 13 febbraio 2021 il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) di Lecce ha disposto il fermo degli impianti dell’area a caldo per la loro pericolosità. Tali impianti erano stati posti sotto sequestro senza facoltà d’uso dalla magistratura nel 2012. Hanno potuto funzionare solo con deroghe concesse dai provvedimenti salva-ILVA, varati con la promessa che gli impianti sarebbero stati messi a norma. Ma, a distanza di nove anni, la sentenza della CEDU e quella del TAR mostrano che la popolazione è stata ed è esposta a un rischio sanitario inaccettabile, come attestato anche dalla VIIAS (Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario). 

A completare questo quadro vi sono i dati dell’Istituto Superiore della Sanità che mostrano un eccesso di leucemie infantili e una perdita del quoziente di intelligenza nei bambini che vivono accanto alla fabbrica e che, nei giorni di vento, non possono aprire le finestre. La copertura dei parchi minerali ha contenuto le polveri pesanti ma non ha fermato le polveri sottili(ossia il PM10 e il PM2,5). Queste polveri sottili, molto più nocive delle polveri pesanti, sono originate infatti dai processi di combustione basati sul carbone e, purtroppo, non si è registrata alcuna loro diminuzione nel 2020 dopo il completamento della copertura dei parchi minerali. Prova ne è il fatto che la sentenza del TAR è giunta dopo la copertura dei parchi minerali. Tale sentenza si concentra in particolare sulle emissioni anomale dell’area caldo e dell’impianto di sinterizzazione in particolare.     

Al fine di meglio documentare quanto sopra citato, si allega una relazione aggiornata sulle criticità dell’ILVA e sulla situazione sanitaria.

Ci rivolgiamo alla Commissione Europea perché riteniamo che sull’ILVA, dopo il parere motivato della Commissione Europea, i governi italiani abbiano pervicacemente agito nel totale disconoscimento di quanto richiesto dalla Commissione Europea. 

Il Ministero dell’Ambiente, ora Ministero della Transizione Ecologica, si troverà adesso di fronte alla difficile scelta di concedere quelle “modifiche del piano ambientale dell'azienda” che sono clausole sospensive al perfezionamento della nuova società Acciaierie d’Italia. Quelle modifiche, come già detto, contemplano un’ulteriore proroga delle prescrizioni ambientali dell’AIA, oltre il 2023. 

Riteniamo che - di fronte a questo evidente atteggiamento dilatorio - sia necessario avviare la procedura di deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per la violazione della Direttiva 75/2010/EU.

L’articolo 8 di tale direttiva europea prevede che “laddove la violazione delle condizioni di autorizzazione presenti un pericolo immediato per la salute umana o minacci di provocare ripercussioni serie ed immediate sull’ambiente e sino a che la conformità non venga ripristinata” venga “sospeso l’esercizio dell’installazione (...) o della relativa parte interessata”. 

Il merito al “pericolo immediato per la salute umana” il TAR di Lecce è stato chiaro nella sua sentenza a dichiarare “la piena sussistenza, nella fattispecie in esame del presupposto grave pericolo per la salute e per la vita dei cittadini, che – nel caso della città di Taranto deve ritenersi immanente e permanente”. Il fatto che tale “pericolo immediato” si protragga da decenni non significa che la popolazione di Taranto ne abbia fatto l’abitudine e si sia rassegnata a morire: tale pericolo “immediato” è purtroppo diventato - come scrive il TAR - “permanente”. E ciò accresce le responsabilità di tutti coloro i quali ancora adottano un atteggiamento di attesa e di colpevole inerzia.

A ciò si aggiunga che - per ciò che riguarda gli aspetti ambientali relativi alle emissioni climalteranti - lo stabilimento ILVA, unitamente alle centrali termoelettriche CET2 e CET 3 alimentate dai gas di altoforno e di cokeria, è la principale fonte di CO2 in Italia. Se si vogliono contrastare i cambiamenti climatici in Italia occorre pertanto cominciare dall’ILVA, non a caso definita un “climate monster”. 

Occorre sottolineare che non esiste alcun cronoprogramma per la decarbonizzazione dell’ILVA e che i tempi stimati per tale processo sembrano ancora più lunghi di quelli della messa a norma degli impianti a carbone, tanto più che non sono state scelte neppure le tecnologie per attuale tale transizione per Taranto.

Alla popolazione di Taranto, ormai allo stremo, non si può più chiedere di attendere ancora. La popolazione da anni resiste all’assedio dell’inquinamento ed è bersaglio di malattie terribili, con crescenti perdite e centinaia di morti connessi alle emissioni siderurgiche, come acclarato dalle perizie della magistratura. Tale assedio va interrotto per ragioni umanitarie, oltre che sanitarie.

Chiediamo di essere ascoltati come in passato e riponiamo nella Commissione Europea la fiducia che agisca nei tempi più rapidi, anche alla luce delle evidenze scientifiche e giuridiche che intendiamo documentare nelle pagine a seguire. 

In attesa di un riscontro, restiamo a disposizione e inviamo cordiali saluti.

Per l’Associazione PeaceLink

Alessandro Marescotti

09 aprile 2021

Peacelink : Ilva: processo su disastro ambientale al rush finale

 Tratto da Peacelink

Ilva: processo su disastro ambientale al rush finale

La tesi forte dell’accusa è che Ilva solo sulla carta ha messo gli investimenti necessari a ridurre l’inquinamento dell’acciaieria, mentre nella realtà o non è stato fatto nulla oppure alcuni interventi sono stati dilazionati di molti anni nonostante vi fosse l’urgenza di intervenire.
9 aprile 2021
AGI (Agenzia Giornalistica Italia)

Il PM accusa l'ILVA: "Gestione devastante per l'ambiente e la salute"Ilva: processo su disastro ambientale al rush finale 

Pubblicato: 09/04/2021 15:44 


(AGI) - Taranto, 9 apr. - Si avvia al rush finale, prima della camera di consiglio della Corte d’Assise, il processo in corso a Taranto denominato Ambiente Svenduto, relativo alla gestione dell’Ilva da parte del gruppo industriale Riva. Gli imputati sono 44 persone fisiche e 3 società, e i principali reati riguardano l’associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, l’avvelenamento di sostanze alimentari, l’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Nella prossima settimana e lunedí 19 aprile, salvo piccoli spostamenti temporali a causa del protrarsi delle arringhe calendarizzate prima, sono concentrati gli interventi  dei difensori dei principali imputati: Fabio Riva, ex proprietario ed ex amministratore della società, suo fratello Nicola, anch’egli con i ruoli di ex proprietario ed ex amministratore, Luigi Capogrosso, ex direttore dello stabilimento di Taranto, Girolamo Archinà, addetto alle relazioni istituzionali dell’acciaieria. Fabio Riva, Capogrosso e Archinà sono gli imputati per i quali la pubblica accusa (4 i pm del processo) ha chiesto lo scorso 13 febbraio, al termine di diversi giorni di requisitoria, le condanne maggiori: 28 anni di reclusione per ciascuno. Venti anni sono stati invece chiesti per Nicola Riva la cui difesa prenderà la parola il 19 aprile. Dopo gli avvocati dei maggiori imputati, il 15 e il 19 aprile sono in calendario le arringhe dei legali delle 3 società coinvolte nel processo per la legge sulla responsabilità amministrativa delle imprese. (AGI) 
TA1/LIL

Ilva: processo su disastro ambientale al rush finale (2) 

Pubblicato: 09/04/2021 15:44 

(AGI) - Taranto, 9 apr. - Si tratta di Partecipazioni Industriali in amministrazione straordinaria, già Riva Fire, di Ilva in amministrazione straordinaria (attuale proprietaria di tutti gli impianti e degli stabilimenti ceduti in fitto ad ArcelorMittal, che non è toccata da questo processo) e di Riva Forni Elettrici. Quest’ultima è incolpata anche come responsabile civile. Nel calendario stilato dalla Corte d’Assise (presidente Stefania D’Errico, giudice a latere Fulvia Misserini), è previsto, salvo modifiche, che i giorni 20, 21 e 26 aprile siano dedicati alle repliche. Dopodichè, la Corte si riunirà in camera di consiglio per la sentenza attesa prima dell’estate. Il verdetto dovrebbe essere pronunciato non nella sede della Corte D’Assise, nel rione Paolo VI, dove attualmente stanno parlando gli avvocati, ma nell’aula magna della scuola sottufficiali della Marina Militare, nella frazione di San Vito, a Taranto, dove a febbraio si é svolta anche tutta la parte della requisitoria dei pm. Hanno intanto già parlato, nelle precedenti udienze, gli avvocati delle parti civili e di quasi tutti gli imputati, tra i quelli rientrano l’ex governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, l’ex sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, l’ex presidente della Provincia di Taranto, Giovanni Florido, l’ex presidente del cda Ilva, Bruno Ferrante, l’ex direttore di stabilimento di Taranto, Adolfo Buffo. Quest’ultimo rientra tra i dirigenti tuttora in carica. (AGI) 
TA1/LIL

Ilva: processo su disastro ambientale al rush finale (3) 

Pubblicato: 09/04/2021 15:44 

(AGI) - Taranto, 9 apr. - Buffo è infatti direttore generale di ArcelorMittal, per il quale l’accusa ha chiesto la condanna a 20 anni di reclusione. Nel complesso, sono quasi tutte pesanti le richieste formulate dai pm alla Corte. La tesi forte dell’accusa (pm Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile, Remo Epifani e Raffaele Graziano) è che Ilva solo sulla carta ha messo gli investimenti necessari a ridurre l’inquinamento dell’acciaieria, mentre nella realtà o non é stato fatto nulla oppure alcuni interventi sono stati dilazionati di molti anni nonostante vi fosse l’urgenza di intervenire. Per l’accusa, Ilva ha prospettato un quadro non veritiero della realtà, era consapevole del danno ambientale provocato ma lo minimizzava o negava, ed inoltre, attraverso una fitta rete di contatti e di pressioni ad ogni livello, ha portato dalla parte aziendale sia le pubbliche amministrazioni che gli organi tecnici ministeriali deputati al rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale. Gli interventi della difesa, invece, hanno rammentato tra l’altro che il gruppo Riva ha speso un miliardo di euro solo per gli investimenti ambientali a Taranto, che non c’è stata alcuna accondiscendenza verso Ilva da parte della pubblica amministrazione e che anzi, nel caso della Regione Puglia, si deve proprio alla giunta di Vendola il rilancio funzionale dell’Arpa, deputata ai controlli ambientali, effettuati anche nel siderurgico, nonché il varo delle leggi regionali contro due inquinanti come diossina e benzoapirene proprio sulla scorta della situazione del siderurgico tarantino. (AGI) 

21 febbraio 2021

"Ambiente svenduto": il pm chiede 35 condanne per quasi quattro secoli di carcere

 Tratto da Il Cambiamento

Ilva, processo "Ambiente svenduto": il pm chiede 35 condanne per quasi quattro secoli di carcere

Prima di ultimare la requisitoria, durata nove udienze, il pm ha sottolineato che tra la città di Taranto e l'Ilva si è consumato un "abbraccio mortale". Nel processo 'Ambiente svenduto' in corso dinanzi alla Corte d'Assise di Taranto per il presunto disastro ambientale causato dal Siderurgico negli anni di gestione della famiglia Riva, la pubblica accusa ha invocato 35 condanne per quasi quattro secoli di carcere, e il non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato nei confronti di altri nove imputati.


Prima di ultimare la requisitoria, durata nove udienze, il pm Mariano Buccoliero ha sottolineato che tra la città di Taranto e l'Ilva si è consumato un "abbraccio mortale". Nel processo 'Ambiente svenduto' in corso dinanzi alla Corte d'Assise di Taranto per il presunto disastro ambientale causato dal Siderurgico negli anni di gestione della famiglia Riva, la pubblica accusa ha invocato 35 condanne per quasi quattro secoli di carcere, e il non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato nei confronti di altri nove imputati.

Per i fratelli Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell'Ilva, sono stati chiesti 28 e 25 anni; per l'ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, cinque anni. A queste richieste si aggiungono sanzioni pecuniarie e misure interdittive per le tre aziende a giudizio per responsabilità amministrativa (Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici), la confisca degli impianti dell'area a caldo oggetto del sequestro preventivo del 25 luglio 2012, e la confisca di 2 miliardi e 100 milioni di euro, equivalente all'illecito profitto contestato alle società coinvolte. Nella requisitoria si sono alternati i sostituti procuratori Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile, Remo Epifani e Raffaele Graziano.

L'inchiesta ha fatto leva su una doppia perizia, chimica ed epidemiologica, che secondo la contestazione dell'accusa ha messo in evidenza la correlazione tra le emissioni inquinanti, malattie e morti. A vario titolo sono contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all'avvelenamento di sostanze alimentari, alla omissione dolosa di cautele suoi luoghi di lavoro, corruzione, concussione, falso, abuso d'ufficio, omicidio colposo, favoreggiamento e altre imputazioni.

La condanna a 28 anni di reclusione è stata chiesta anche per l'ex responsabile delle relazioni istituzionali dell'Ilva Girolamo Archinà, e l'ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso. Chiesti 20 anni di reclusione per il dirigente del Siderurgico Adolfo Buffo e cinque imputati che avevano il ruolo di "fiduciari aziendali"; 17 anni per l'ex presidente di Ilva Bruno Ferrante, per l'ex consulente della procura Lorenzo Liberti (accusato di aver intascato una "mazzetta" da 10mila euro per ammorbidire una perizia sull'inquinamento), e per cinque ex responsabili degli impianti che furono sequestrati dal gip Patrizia Todisco. Per quanto riguarda le presunte responsabilità della politica, il pm ha proposto 5 anni di carcere per l'ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata in concorso in quanto, secondo gli inquirenti, avrebbe esercitato pressioni sull'allora direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato (a sua volta condannato a un anno per favoreggiamento) per far "ammorbidire" la posizione della stessa Agenzia nei confronti delle emissioni nocive dell'Ilva.

Assennato ha sempre negato ingerenze da parte dell'ex governatore che oggi ha detto sentirsi "deluso" perché ritiene di aver "sempre operato nel rispetto della legge", e ha aggiunto che attenderà la sentenza "con serenità". Rischiano la condanna a 4 anni l'ex presidente della Provincia Gianni Florido e l'ex assessore provinciale all'Ambiente Michele Conserva (ipotesi di concussione per l'autorizzazione all'esercizio della discarica per rifiuti speciali "Mater Gratiae"), mentre è stata chiesta la prescrizione per l'ex sindaco di Taranto Ippazio Stefàno a cui era contestato l'abuso d'ufficio perché, secondo l'accusa, pur essendo a conoscenza delle criticità ambientali e sanitarie causate dall'Ilva, non avrebbe adottato provvedimenti per tutelare la popolazione. Tra gli altri imputati di favoreggiamento è stata chiesta la condanna a 8 mesi per l'ex assessore regionale e attuale segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni; per l'assessore regionale Donato Pentassuglia e l'allora capo di gabinetto di Vendola, Francesco Manna. Infine, il pm Buccoliero ha proposto la trasmissione degli atti alla procura per l'ipotesi di falsa testimonianza per cinque persone che hanno deposto durante il processo. Tra queste c'è l'ex arcivescovo di Taranto, Benigno Luigi Papa.

Fonte: agenzia di stampa Ansa

20 novembre 2019

STRALCI DELLA SENTENZA della Corte dei diritti dell'Uomo per L' ILVA di Taranto

Tratto da Peacelink
La sentenza tradotta in italiano

Le polveri dell'ILVA soffocano anche la Corte dei diritti dell'Uomo

La condanna della CEDU dice verità forti sui danni sofferti dalla popolazione nell'indifferenza dello Stato, mentre il dibattito sul futuro dell'Ilva continua a fingere che non sia successo nulla
19 novembre 2019

UNA LUNGA STORIA DI INDIFFERENZA E

DI ERRORI

Un'udienza della European Court of Human Rights con sede a Strasburgo (foto da Linkiesta)








Dopo i fatti esposti da 128 cittadini di Taranto, i Giudici della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo hanno esaminato documenti e studi ufficiali sugli effetti dell'inquinamento dell'acciaieria sulla popolazione, e per la prima volta hanno valutato la situazione di Taranto per giudicare se lo Stato Italiano abbia violato i diritti fondamentali delle persone. La sentenza del 24 gennaio 2019 (che ha deciso il Ricorso n. 54414/13 e altri - Causa Cordella contro Italia) ha così accertato che sono stati violati due articoli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo: l'art. 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) e l'art. 13 (diritto a un ricorso effettivo).
Esistevano effetti e dati allarmanti da decenni e nessuno è intervenuto. Non almeno a difendere la popolazione.
Il dibattito di questi giorni non può oscurare ancora una volta questa importante sentenza che condanna lo Stato Italiano. Una sentenza che apre una breccia in una terribile e lunga storia di indifferenza, ..... Ogni decisione da prendere, mentre la multinazionale ArcelorMittal si scioglie dagli impegni assunti come affittuaria dell'acciaieria, non può più ignorare chi vive e chi lavora in questa città, la comunità di Taranto e i suoi diritti.

STRALCI DELLA SENTENZA

I danni alla popolazione provati da studi scientifici.

La Corte constata che "fin dagli anni 1970, vari studi scientifici denunciano gli effetti inquinanti delle emissioni degli stabilimenti Ilva di Taranto sull’ambiente e sulla salute delle persone. I risultati di tali rapporti, che provengono in gran parte da organismi statali e regionali, non sono peraltro oggetto di contestazione tra le parti".
Gli studi citati dalla sentenza sono: 1) il rapporto SENTIERI del 2012 (dell'Istituto Superiore della Sanità), che collega all'Ilva l’insorgenza nella popolazione residente di tumori dei polmoni e della pleura e di patologie del sistema cardiocircolatorio; 2) uno studio effettuato nel 2016 che collega all’esposizione ai PM10 (polveri sottili di 10 millesimi di millimetro) e al SO2 (anidride solforosa) di origine Ilva l’aumento della mortalità per cause naturali, tumori, malattie renali e cardiovascolari; 3) un rapporto dell’ARPA (Agenzia regionale per l'Ambiente) del 2017 da cui risulta che permane una situazione di criticità sanitaria, con morti e ricoveri superiori alla media regionale.

Lo Stato Italiano non ha difeso i cittadini.

La Corte continua il suo esame.
"167. Si deve osservare che, nonostante i tentativi delle autorità nazionali di giungere al disinquinamento della zona interessata, i progetti finora messi a punto non hanno prodotto gli effetti auspicati.
168. Le misure raccomandate a partire dal 2012 nell’ambito dell’AIA allo scopo di migliorare l’impatto ambientale dello stabilimento non sono state alla fine realizzate; tale lacuna, del resto, è stata all’origine di una procedura di infrazione dinanzi ai giudici dell’Unione europea. Peraltro, la realizzazione del piano ambientale approvato nel 2014 è stata prorogata al mese di agosto 2023. La procedura che permette di raggiungere gli obiettivi di risanamento perseguiti si rivela dunque di un’estrema lentezza.
169. Nel frattempo, il governo è intervenuto più volte con misure urgenti (i decreti legge «salva-Ilva» ...) allo scopo di garantire la continuazione dell’attività di produzione dell’acciaieria, e questo nonostante la constatazione da parte delle autorità giudiziarie competenti, fondata su perizie chimiche ed epidemiologiche, dell’esistenza di gravi rischi per la salute e per l’ambiente (paragrafo 76 supra, e, per quanto riguarda il rigetto della questione di costituzionalità, paragrafo 51 supra). Per di più, è stata riconosciuta l’immunità amministrativa e penale alle persone incaricate di garantire il rispetto delle prescrizioni in materia ambientale, ossia l’amministratore straordinario e il futuro acquirente della società ".
(...) 172. La Corte non può che prendere atto del protrarsi di una situazione di inquinamento ambientale che mette in pericolo la salute dei ricorrenti e, più in generale, quella di tutta la popolazione residente nelle zone a rischio, la quale rimane, allo stato attuale, priva di informazioni sull’attuazione del risanamento del territorio interessato, in particolare per quanto riguarda i ritardi nell’esecuzione dei relativi lavori.
173. Considerato quanto sopra esposto, la Corte constata che le autorità nazionali hanno omesso di adottare tutte le misure necessarie per assicurare la protezione effettiva del diritto degli interessati al rispetto della loro vita privata.
Note: C'è un nuovo ricorso di cittadini di Taranto all'esame della Corte Europea dei diritti dell'Uomo, che ha sede a Strasburgo. Diversa è la procedura d'infrazione davanti a un'altro Giudice (Corte di Giustizia Europea) per accertare violazioni dei Trattati dell'Unione Europea, anch'essa aperta nei confronti dell'Italia per le scelte sull'ILVA.
http://www.giurisprudenzapenale.com/2019/11/12/ilva-di-taranto-ed-emissioni-nocive-comunicati-altri-ricorsi-alla-corte-europea-dei-diritti-delluomo/