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31 maggio 2021

Sentenza storica per l’ Ilva di Taranto, Fabio Riva condannato a 22 anni, Nicola Riva a 20

  Tratto da Il Corriere.it

Sentenza Ilva di Taranto, Fabio Riva condannato a 22 anni, Nicola Riva a 20


Il primo grado del processo sull’Ilva «Ambiente svenduto» si è chiuso con condanne pesanti
: ventidue anni per Fabio Riva, 20 per Nicola Riva, gli ex proprietari del gruppo siderurgico e principali imputati. La sentenza della Corte d’Assise per il processo con 47 imputati relativo al reato di disastro ambientale dell’Ilva con la gestione Riva è stata letta stamattina in aula dalla presidente Stefania D’Errico alle 10.45: è arrivata dopo 329 udienze durate cinque anni (la prima il 17 maggio del 2016). La richiesta dell’accusa era di 28 anni per Fabio Riva e 25 per Nicola Riva, ex proprietari ed amministratori dell’azienda

La confisca degli impianti

La Corte d’Assise di Taranto ha anche disposto la confisca degli impianti dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto per il reato di disastro ambientale imputato alla gestione Riva, così come era stato chiesta dai pm. Gli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico ex Ilva erano già stati sequestrati dal gip del tribunale del capoluogo jonico Patrizia Todisco il 25 luglio 2012 (poi venne concessa la facoltà d’uso). Accolta, in questo senso, da una giuria di tutte donne, la richiesta formulata dall’accusa rappresentata in aula dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone e dai sostituti Mariano Buccoliero, Remo Epifani, Raffaele Graziano e Giovanna Cannalire. I giudici nella sentenza hanno stabilito la confisca per equivalente del profitto illecito nei confronti delle tre società Ilva spa, Riva fire spa, oggi Partecipazioni industriali spa in liquidazione, e Riva forni elettrici per gli illeciti amministrativi per una somma di 2 miliardi e 100 milioni di euro in solido tra loro. 

La continuità dell’attività

La confisca degli impianti dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto non ha alcun effetto immediato sulla produzione e sull’attività del siderurgico di Taranto. La confisca degli impianti è stata chiesta dai pm, ma essa sarà operativa ed efficace solo a valle del giudizio definitivo della Corte di Cassazione, mentre adesso si è solo al primo grado di giudizio. Gli impianti di Taranto, quindi, restano sequestrati ma con facoltà d’uso agli attuali gestori della fabbrica. Gli impianti pugliesi sono infatti ritenuti strategici per l’economia nazionale da una legge del 2012 confermata anche dalla Corte Costituzionale. Per area a caldo si intendono parchi minerali, agglomerato, cokerie, altiforni e acciaierie. Da rilevare che nel passaggio degli impianti dall’attuale proprietà di Ilva in amministrazione straordinaria all’acquirente, cioè la società Acciaierie d’Italia tra ArcelorMittal Italia e Invitalia, è previsto il dissequestro degli impianti come condizione sospensiva. Passaggio per ora collocato entro maggio 2022.

Le condanne dei dirigenti

Tra i condannati c’è anche Adolfo Buffo, ex direttore dello stabilimento siderurgico di Taranto, ed attuale direttore generale di Acciaierie d’Italia (società tra ArcelorMittal Italia e Invitalia). È stato condannato a 4 anni, i pm avevano chiesto la condanna a 20 anni. A Buffo era contestata anche la responsabilità di due incidenti mortali sul lavoro. Ventuno anni di reclusione sono stati invece inflitti all’ex direttore del siderurgico Luigi Capogrosso (28 la richiesta dei pm) e 21 anni anche per Girolamo Archinà, ex consulente dei Riva per le relazioni istituzionali (28 la richiesta dei pm). 

Tre anni e mezzo a Nichi Vendola

Tre anni e mezzo di reclusione sono stati inflitti dalla Corte d’Assise di Taranto all’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola: i pm avevano chiesto la condanna a 5 anni. Vendola è accusato di concussione aggravata in concorso, in quanto, secondo la tesi degli inquirenti, avrebbe esercitato pressioni sull’allora direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, per far «ammorbidire» la posizione della stessa Agenzia nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall’Ilva. Assennato è stato condannato a 2 anni: secondo l’accusa avrebbe taciuto delle pressioni subite dall’ex governatore affinché attenuasse le relazioni dell’Arpa a seguito dei controlli ispettivi ambientali nello stabilimento siderurgico. Il pm aveva chiesto la condanna a un anno. Assennato, che ha sempre negato di aver ricevuto pressioni da Vendola, aveva rinunciato alla prescrizione.



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Condanne durissime, condannati anche  i politici

Sentenza Ambiente Svenduto, confiscati gli impianti dell'area a caldo ILVA

Nessuno aveva mai parlato della diossina a Taranto prima del 2005. Fummo noi a prenderci la responsabilità e i rischi di denunciarlo pubblicamente. Oggi è una grande giornata di liberazione dopo una lunga resistenza e tante vittime. Venivano chiamati "allarmisti" ma avevano ragione noi.
31 maggio 2021
Alessandro Marescotti (presidente PeaceLink)

Era tanto attesa. Ed è arrivata.

La sentenza sull'ILVA farà parlare, farà discutere, farà arrabbiare più di qualcuno.

Quella sentenza è il frutto di una lunga lotta a cui abbiamo dato il via nel febbraio 2008, portando in un laboratorio specializzato un pezzo di pecorino contaminato dalla diossina. Il latte di quel formaggio proveniva da pecore e capre che avevano brucato nei pascoli attorno all'ILVA. Avevamo letto su un giornale che, attorno allo stabilimento, pascolava un gregge. La cosa ci incuriosì. Ci mettemmo alla ricerca del pastore. Una nostra ecosentinella, Piero Mottolese, lo incontrò. Non stava bene. Quel pastore morirà di cancro dopo non molto.

Ma facciamo un passo indietro.

Tre anni prima, nel 2005, avevamo scoperto che a Taranto c'era la diossina. Nessuno aveva mai parlato prima della diossina. La parola diossina era sconosciuta a tutti nella città dell'acciaio. Era come se un segreto venisse gelosamente custodito. I sindacati CGIL-CISL-UIL avevano partecipato a tanti tavoli tecnici e alle riunione degli atti di intesa con l'ILVA, ma la parola diossina non era mai venuta fuori fino al 2005. Fino a quel giorno di aprile in cui PeaceLink la lanciò con un comunicato stampa che venne letto come prima notizia al TG3 della Puglia. Ma quella notizia data dalla RAI con tanta evidenza probabilmente non era di interesse o di gradimento gradimento per la politica perché nessuno ne fece menzione. Eppure la diossina è un cancerogeno classificato dalla IARC il classe I, ed è un formidabile contaminante dell'ambiente e della catena alimentare. Ma come mai nessuno aveva mai pronunciato quella parola a Taranto? Non lo sappiamo, ma possiamo intuirne le ragioni. Sappiamo solo che ci imbattemmo nella diossina scandagliando i dati di un database europeo nel quale c'erano le sigle PCDD e PCDF che - a chi non sa di chimica - non dicevano nulla. Anche in quel caso l'indizio ci incuriosì. E venne fuori la terribile verità. 

Fummo noi di PeaceLink a prenderci quella grave responsabilità nel 2005. E a portare nel 2008 in laboratorio il formaggio.

Per anni e anni abbiamo incontrato persone che ci dicevano scherzando: non vi hanno ancora arrestato?

Avevamo un'etichetta addosso: "allarmisti".

In realtà due sono le parole che hanno guidato la nostra azione: curiosità e responsabilità.

Spirito di curiosità e senso della responsabilità.

Ficcanaso impiccioni che non si facevano i fatti propri, insomma.

Di fronte a chi pensava di cambiare il mondo con le grandi teorie, noi, più modestamente, ci accontentavamo dei dettagli. E dai dettagli ricostruivamo il mosaico generale, in un processo di ricerca e ricomposizione dei nessi. Possiamo definire questa metodologia "la rivoluzione dei dettagli", prendendo in prestito il titolo di un libro della mia amica Marinella Correggia.

Quella rivoluzione dei dettagli ha guidato ricerche sempre più vaste. E se oggi si va a vedere quanto materiale abbiamo accumulato con questa metodologia c'è solo da rimanere sbalorditi. E si rimane sbalorditi per l'immenso lavoro svolto dalla polizia giudiziaria e dai magistrati. A cui diciamo grazie per aver condotto con rigore un'azione scomoda ma necessaria e di somma importanza.

Oggi è una grande liberazione. I ficcanaso impiccioni, quelli che venivano chiamati "gli allarmisti", avevano ragione. 

Sì. Proprio così. Avevamo ragione. 

Oggi fioccano le condanne. E gli impianti pericolosi vengono confiscati.

21 febbraio 2021

"Ambiente svenduto": il pm chiede 35 condanne per quasi quattro secoli di carcere

 Tratto da Il Cambiamento

Ilva, processo "Ambiente svenduto": il pm chiede 35 condanne per quasi quattro secoli di carcere

Prima di ultimare la requisitoria, durata nove udienze, il pm ha sottolineato che tra la città di Taranto e l'Ilva si è consumato un "abbraccio mortale". Nel processo 'Ambiente svenduto' in corso dinanzi alla Corte d'Assise di Taranto per il presunto disastro ambientale causato dal Siderurgico negli anni di gestione della famiglia Riva, la pubblica accusa ha invocato 35 condanne per quasi quattro secoli di carcere, e il non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato nei confronti di altri nove imputati.


Prima di ultimare la requisitoria, durata nove udienze, il pm Mariano Buccoliero ha sottolineato che tra la città di Taranto e l'Ilva si è consumato un "abbraccio mortale". Nel processo 'Ambiente svenduto' in corso dinanzi alla Corte d'Assise di Taranto per il presunto disastro ambientale causato dal Siderurgico negli anni di gestione della famiglia Riva, la pubblica accusa ha invocato 35 condanne per quasi quattro secoli di carcere, e il non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato nei confronti di altri nove imputati.

Per i fratelli Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell'Ilva, sono stati chiesti 28 e 25 anni; per l'ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, cinque anni. A queste richieste si aggiungono sanzioni pecuniarie e misure interdittive per le tre aziende a giudizio per responsabilità amministrativa (Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici), la confisca degli impianti dell'area a caldo oggetto del sequestro preventivo del 25 luglio 2012, e la confisca di 2 miliardi e 100 milioni di euro, equivalente all'illecito profitto contestato alle società coinvolte. Nella requisitoria si sono alternati i sostituti procuratori Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile, Remo Epifani e Raffaele Graziano.

L'inchiesta ha fatto leva su una doppia perizia, chimica ed epidemiologica, che secondo la contestazione dell'accusa ha messo in evidenza la correlazione tra le emissioni inquinanti, malattie e morti. A vario titolo sono contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all'avvelenamento di sostanze alimentari, alla omissione dolosa di cautele suoi luoghi di lavoro, corruzione, concussione, falso, abuso d'ufficio, omicidio colposo, favoreggiamento e altre imputazioni.

La condanna a 28 anni di reclusione è stata chiesta anche per l'ex responsabile delle relazioni istituzionali dell'Ilva Girolamo Archinà, e l'ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso. Chiesti 20 anni di reclusione per il dirigente del Siderurgico Adolfo Buffo e cinque imputati che avevano il ruolo di "fiduciari aziendali"; 17 anni per l'ex presidente di Ilva Bruno Ferrante, per l'ex consulente della procura Lorenzo Liberti (accusato di aver intascato una "mazzetta" da 10mila euro per ammorbidire una perizia sull'inquinamento), e per cinque ex responsabili degli impianti che furono sequestrati dal gip Patrizia Todisco. Per quanto riguarda le presunte responsabilità della politica, il pm ha proposto 5 anni di carcere per l'ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata in concorso in quanto, secondo gli inquirenti, avrebbe esercitato pressioni sull'allora direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato (a sua volta condannato a un anno per favoreggiamento) per far "ammorbidire" la posizione della stessa Agenzia nei confronti delle emissioni nocive dell'Ilva.

Assennato ha sempre negato ingerenze da parte dell'ex governatore che oggi ha detto sentirsi "deluso" perché ritiene di aver "sempre operato nel rispetto della legge", e ha aggiunto che attenderà la sentenza "con serenità". Rischiano la condanna a 4 anni l'ex presidente della Provincia Gianni Florido e l'ex assessore provinciale all'Ambiente Michele Conserva (ipotesi di concussione per l'autorizzazione all'esercizio della discarica per rifiuti speciali "Mater Gratiae"), mentre è stata chiesta la prescrizione per l'ex sindaco di Taranto Ippazio Stefàno a cui era contestato l'abuso d'ufficio perché, secondo l'accusa, pur essendo a conoscenza delle criticità ambientali e sanitarie causate dall'Ilva, non avrebbe adottato provvedimenti per tutelare la popolazione. Tra gli altri imputati di favoreggiamento è stata chiesta la condanna a 8 mesi per l'ex assessore regionale e attuale segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni; per l'assessore regionale Donato Pentassuglia e l'allora capo di gabinetto di Vendola, Francesco Manna. Infine, il pm Buccoliero ha proposto la trasmissione degli atti alla procura per l'ipotesi di falsa testimonianza per cinque persone che hanno deposto durante il processo. Tra queste c'è l'ex arcivescovo di Taranto, Benigno Luigi Papa.

Fonte: agenzia di stampa Ansa

25 febbraio 2017

Ilva, migliaia di genitori e bambini in piazza a Taranto .

Tratto da La Stampa

Ilva, migliaia di genitori e bambini in piazza a Taranto.

«Siamo bambini da salvare»
... erano sicuramente diverse migliaia i bambini e i genitori che stamattina a Taranto hanno preso parte a una marcia per opporsi - ancora una volta - alle emissioni inquinanti delle grandi industrie presenti sul territorio (Ilva, Eni, Cementir) e alzare la voce contro l’ipotesi del patteggiamento delle tre società imputate (Ilva, Riva Fire, Riva Forni Elettrici) nel processo «Ambiente svenduto». L’iniziativa, organizzata dalla quasi totalità delle associazioni presenti in riva allo Ionio  è stata presentata con un titolo emblematico: «Giustizia per Taranto». La marcia, priva di connotazioni politiche, è iniziata alle 9, sotto un cielo coperto che nel corso della mattinata ha dato origine anche a piogge a tratti. 


In strada anche gli ambientalisti campani e siciliani  
Nel corteo, partito a pochi metri dall’ospedale Santissima Annunziata e arrivato in piazza della Vittoria, nel pieno centro cittadino, c’erano diverse famiglie coi propri figli. Come documentano le immagini, scattate da Raffaella Trovato, erano tanti i cartelloni emblematici dell’emergenza ambientale che si vive in riva allo Ionio, giunta a un punto di non ritorno. Su alcuni si leggevano queste frasi: «Voglio respirare aria pulita», «Voglio legalità: no al patteggiamento», «Voglio poter aprire le finestre», «Voglio un futuro migliore», «Non voglio respirare gas», «Non voglio ammalarmi», «Ascoltate la nostra voce», «Siamo bambini da salvare».  
A srotolarli tanti bambini, molti dei quali provenienti dal quartiere Tamburi («I figli dei Tamburi chiedono giustizia», lo slogan campeggiante su un altro striscione), situato a ridosso dello stabilimento siderurgico e come tale esposto alle polveri di minerali. .....

Associazioni contrarie al patteggiamento richiesto dalle aziende sotto processo  
«Chiediamo di partecipare alle scelte che riguardano la città e pretendiamo che si investa da subito nella riconversione di Taranto e non in quella delle fabbriche inquinanti», hanno ripetuto a più riprese i promotori della mobilitazione, giunta al traguardo senza particolari intoppi. Il momento storico che si vive in riva allo Ionio, d’altronde, è cruciale. Dopo aver inquinato l’aria, la terra e l’acqua per cinquant’anni, contribuendo a incrementare i numeri di diverse malattie, l’industria siderurgica è rimasta impigliata nelle maglie della giustizia.  
La famiglia Riva è sotto processo per diversi reati: sia a Taranto sia a Milano. Mentre l’Ilva è attualmente gestita dallo Stato, che nei prossimi mesi la venderà a una delle due cordate fattesi avanti: AcciaItalia (Jindal, Cassa Depositi e Prestiti, Arvedi e Del Vecchio) o InvestCo Italy (Arcelor Mittal e Marcegaglia). Di fronte all’ipotesi di patteggiamento avanzata dalle tre aziende coinvolte nel processo «Ambiente svenduto», il gup di Milano Maria Vicedomini s’è opposta: troppo esiguo l’importo di 1,3 miliardi di euro per risarcire Taranto e i suoi cittadini per i danni procurati. .....

04 giugno 2016

L' Huffigtonpost :Con la Cannabis si bonificheranno i terreni contaminati dalla diossina dell'Ilva di Taranto

Tratto da L' Huffigtonpost


Con la Cannabis si bonificheranno i terreni contaminati dalla diossina dell'Ilva di Taranto

Fino a qualche anno fa il cielo era pieno di nubi rosse, cariche di ferro, oggi, invece, a Taranto l'aria è cambiata. La terra, però, è ancora carica di diossina. La rivincita dell'uomo contro l'Ilva, la più grande acciaieria d'Europa, è arrivata e ha un nome: Cannabis. A raccontare la storia dei fratelli Vincenzo e Vittorio Fornaro è La Stampa.
Sul campo della masseria la cannabis cresce sotto il sole d’inizio giugno. Le piante sono alte un metro e mezzo. L’agricoltore punta gli occhi scuri verso le ciminiere dell’Ilva. Dice: "Eccolo il mostro che ci avvelena. Speriamo che la canapa lo circondi e lo soffochi, proprio come fa con le erbe infestanti".
Famiglia di contadini, allevatori da due generazioni i fratelli Fornaro sembravano essere stati sconfitti dal quel mostro d'acciaio fatto di tubi,lamiere, altiforni e nastri trasportatori. La regione, infatti, nel 2008, ordinò loro di abbattere 600 pecore, perché contaminate dalla diossina.
"È stato il giorno più brutto della mia vita. Quella sera in masseria c’era un silenzio assordante. Eravamo abituati ad addormentarci con il suono del bestiame", racconta Vincenzo. "Il bivio era: andarcene e ricominciare da un’altra parte o rimanere e combattere". Otto anni dopo i Fornaro sono ancora qui. Hanno appeso tre campanacci alla porta della masseria: "Ci ricordano le pecore". Oggi la litania è suonata dal vento.
Sembrava finita, ma poi è arrivata la giusta intuizione. I ragazzi di 'CanapaPuglia' hanno suggerito ai fratelli di convertire i terreni alla cannabis per decontaminare i campi. La prima semina c'è stata nel 2014, seguita da un po' di scetticismo.
"Sapevo poco della canapa, non è stato facile", racconta Vincenzo. Ma la salute del terreno migliora. Rispuntano erbe selvatiche. Dopo un anno di pausa, due mesi fa, l’ex famiglia di allevatori è tornata a spargere semi di cannabis.
......I Fornaro hanno fatto da apripista, altri agricoltori sono pronti a seguire il loro esempio. E ora il sogno si fa più ambizioso: creare una cintura verde di cannabis attorno all’Ilva.

Bisogna sottolineare che è tutto legale. Infatti, la cannabis sativa non è una droga perchè il Thc è nel limite dello 0,2 per cento consentito dalla legge e gli usi di questa pianta sono molteplici, dal tessile alla bioedilizia. Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia ha spiegato il progetto che si chiama 'Green' ....
L’obiettivo immediato è ripulire i terreni dalla diossina, quello a medio termine creare una filiera. ......
Intanto due settimane fa a Taranto è iniziato il processo 'Ambiente svenduto'. Gli imputati sono 44, tra i quali i Riva e l'ex governatore Vendola.
Lo Stato è finito invece alla sbarra a Strasburgo. La Corte europea dei diritti umani accusa l’Italia di non aver protetto la salute dei cittadini. Come la madre dei fratelli Fornaro. "Un tumore se l’è portata via anni fa", racconta Vincenzo. "A me hanno tolto un rene, sono vivo per miracolo. Ma adesso il vento è cambiato, ci riprendiamo la nostra terra. Stiamo vincendo noi".

01 agosto 2015

TARANTO-ILVA :Nessuno dimentica, nessuno dorme.

Tratto da Articolo 21

Taranto-Ilva: nessun dorma!

ilva taranto
Per ora, solo per ora, è archiviato il processo “Ambiente Svenduto” , per il disastro ambientale causato da ’Ilva,  del quale  la prima udienza è stata fissata per  il 20 ottobre in Corte d’Assise. I rinvii a giudizio sono stati  44…ma nessuno dorme….
La Procura di Taranto procede nel suo stare attenta al siderurgico. Pare ci sia  un’inchiesta altra, una sorta di inchiesta-bis, che muove i passi , sempre nella direzione della ricerca affannosa e mai semplice di verità e giustizia. Ci sono esposti,  immagini, video, denunce e segnalazioni, mesi di lavoro che attendono riscontri  dall’ autorità giudiziaria. Sotto oggetto di attenzione   le gestioni commissariali a partire dal 2013. Sarebbe un nuovo filone quello di cui si sente parlare dopo  i giorni appena trascorsi , quando  sembrava chiusa per pausa estiva la questione Ilva, Altoforno 2 si, Altoforno 2 no.
11749598_10205200040976767_1961129686_nNessuno dimentica Patrizia Todisco, il gip simbolo della lotta contro l’inquinamento a cui le mamme di Taranto chiedevano di non spegnere i fari sull’Ilva ed i suoi fumi, la stessa donna   che così scriveva nell’ordinanza di sequestro preventivo degli impianti dell’area a caldo nel luglio 2013:
 “Non un altro bambino, non un altro abitante di questa sfortunata città, non un altro lavoratore dell’ILVA, abbia ancora ad ammalarsi o a morire…”
“La grave ed attualissima situazione di emergenza ambientale e sanitaria, imputabile alle emissioni inquinanti, convogliate, diffuse e fuggitive dell’Ilva, impone l’immediata adozione – a doverosa tutela di beni di rango costituzionale che non ammettono contemperamenti, compromessi o compressioni di sorta quali la salute e la vita umana – del sequestro preventivo dei predetti impianti funzionale alla interruzione delle attività inquinanti. Ciò, affinché – considerate le inequivocabili e cogenti indicazioni affidate alla valutazione dell’Autorità Giudiziaria dalle perizie espletate e dagli ulteriori accertamenti svolti nel corso delle indagini – non un altro bambino, non un altro abitante di questa sfortunata città, non un altro lavoratore dell’ILVA, abbia ancora ad ammalarsi o a morire o ad essere comunque esposto a tali pericoli, a causa delle emissioni tossiche del siderurgico”
Nessuno dimentica, nessuno dorme.
Ci sarebbero, dunque,  segnalazioni e  denunce, che la  Magistratura accerterà con i suoi doverosi approfondimenti, in riferimento a slopping continui,  dispersione di amianto. Le associazioni ambientaliste non si fermano e continuano il duro lavoro del fotografare, filmare, anche sotto i 40 gradi, e molto di più, che attanagliano la città in una bolla di calore, esasperando chi non respira qui in città, per raccontare che Ilva continua ad inquinare attraverso denunce ed esposti ad Arpa Puglia, Asl, Custodi giudiziari Ilva, anche se  legge salva-ilva del  marzo 2015, però,  prevede per i commissari straordinari una sorta di scudo giudiziario, dunque si salverebbero da responsabilità eventuali nella fase di attuazione dell’AIA.
Nessun dormiva … nessun dorme adesso…e nessun dorma mai…
E la nostra città non dormirà mai in un letto di rovine, di degrado, non lo permetteranno le voci di chi protesta ancora e sempre, nonostante il sale gettato sulle ferite.

30 aprile 2015

Primo Maggio a Taranto .Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e pensanti "Sempre più combattivi"


Concertone di Taranto, non solo musica: "Giorno di lotta e riscatto"Sul palco Caparezza & Co. Messaggi forti su mafia, lavoro e ambiente. Parco archeologico preso d'assalto: duecentomila spettatori

Primo maggio Taranto 2015: la città in musica per salvare i lavoratori dell'Ilva

Tratto da Repubblica.it 
I MAGGIO A TARANTO

Comitato Cittadini e Lavoratori 

Liberi e pensanti 

 "Sempre più combattivi"

     SI  AI DIRITTI             NO   AI RICATTI


Arrivato alla terza edizione, il concerto del Primo Maggio a Taranto .Creato dal "Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e pensanti", gruppo di operai e cittadini che si è formato a seguito del sequestro degli impianti inquinanti dell'Ilva nel 2012. Obiettivo principale della manifestazione: "Legalità, quale giustizia?".

Cosa è cambiato in questi tre anni nello spirito della manifestazione?
«Rispetto allo spirito combattivo che avevamo nel primo anno, non è cambiato nulla. Anche perché nel corso degli anni la situazione a Taranto non è affatto migliorata, è anzi anche peggiorata: è sufficiente considerare che per l’ennesima volta è stato partorito dal Governo un decreto che il presidente del Consiglio definisce “salva-Ilva” ma noi chiamiamo con il suo vero nome, che è “ammazza-Taranto”».

Qual è il vostro tema per quest’anno?
«Quest’anno metteremo l’accento sui paradossi con i quali il Governo ci costringe a convivere. A cominciare da quello legato alla giustizia: che giustizia si può avere da un governo che stabilisce nuove regole e attraverso queste nuove leggi permette a un’azienda di continuare ad inquinare? L’Ilva continua ad inquinare e a produrre secondo i parametri che sono stati stabiliti prima dai Riva e oggi dal governo che è ne è a tutti gli effetti l’attuale proprietario. Dunque il tema non è la legalità ma capire quale giustizia. Io mi rifaccio a una canzone di Guccini che dice: “Cercavamo giustizia e invece abbiamo trovato una legge”. Il governo e il presidente del Consiglio con le leggi tutelano un’industria che produce veleni .....».

Quali i punti più criticabili del decreto Salva-Ilva?
«Gli investimenti decisi dal governo non riguarderanno la copertura dei parchi minerari, ovvero la fonte più inquinante che abbiamo nel nostro territorio; restano esclusi anche i lavori di sistemazione e ammodernamento degli altiforni; non sarà realizzato il promesso registro tumori; infine, la divisione in “bad” e “new company” renderà impossibili i risarcimenti chiesti attraverso le vertenze avviate dagli operai. I sindacati affrontano il tema solo dal punto di vista occupazionale dei 5 mila lavoratori dell’Ilva, noi invece poniamo l’attenzione su come i 130 mila tarantini che non hanno nulla a che fare con l’Ilva subiscono queste decisioni e si ammalano».

A proposito del concerto, arrivano i Subsonica, torna Caparezza.
«Siamo soddisfatti, anche perché tutti gli artisti oltre a venire gratuitamente aderiscono al nostro manifesto politico. Noi ospitiamo ma non paghiamo i musicisti, paghiamo invece tutti i tecnici e i lavoratori che rendono possibile questa giornata di spettacolo. Siamo anche molto felici di ospitare Marco Travaglio che dal palco ci spiegherà stati partoriti i vari decreti Salva Ilva, avremo Don Palmiro Prisutto che una volta al mese a Gela denuncia i morti di tumore a causa del petrolchimico, e il sindaco di Messina Renato Accorinti, primo oppositore del ponte sullo Stretto. Presenze significative soprattutto se paragonate al nostro sindaco Stefàno e alla Curia tarantina, tutti parte del processo “Ambiente svenduto”».

Leggi l'articolo integrale 

22 aprile 2015

L'Ilva chiede al ministero di patteggiare nel processo per disastro ambientale.

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Ilva chiede al ministero di patteggiare nel processo per disastro ambientale.

L’Ilva potrebbe chiedere il patteggiamento nel processo sul disastro ambientale causato, secondo la procura, dalle sue emissioni nocive. Per la prima volta l’azienda potrebbe quindi ammettere la sua colpevolezza portando a un punto di svolta l’inchiesta che la vede accusata di disastro ambientale, omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro e avvelenamento di sostanze alimentari. L’azienda, in amministrazione straordinaria, ha chiesto infatti al ministero per lo Sviluppo economico il permesso di avanzare richiesta di patteggiamento nell’ambito dell’udienza preliminare. È stato l’avvocato Angelo Loreto, che rappresenta in giudizio insieme a Filippo Sgubbi l’azienda, a comunicarlo al gup di Taranto Vilma Gilli, chiedendo il differimento della sua discussione in attesa della risposta del ministero.
Ambivalenti i commenti alla mossa dei legali. “Se da un lato la richiesta della struttura commissariale per il patteggiamento può essere considerata una vittoria nel processo Ambiente Svenduto perché presuppone un’ammissione di colpevolezza dall’altro rappresenta un’astuta mossa tattica per consentire allo Stato di acquisire lo stabilimento senza incorrere in eventuali procedure per aiuti di stato da parte dell’Unione europea”. Questo il commento del leader dei Verdi Angelo Bonelli, secondo il quale “in base a quanto previsto dalle leggi e dal codice penale un bene sequestrato per un reato che va ad una sentenza di condanna viene confiscato e una volta confiscato lo stabilimento potrà essere nazionalizzato o venduto dallo Stato. E’ di tutta evidenza – spiega – che il ministero darà il suo assenso al patteggiamento alla struttura commissariale nominata, lo ricordiamo, dal governo”.
Intanto il gup ha acquisito, su richiesta della Procura, la trascrizione integrale di una intercettazione ambientale che riguarda l’ex presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido (Pd) che risponde, in concorso con l’ex assessore provinciale all’Ambiente Michele Conserva, di concussione. Avrebbe fatto pressioni, insieme all’ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, su due dirigenti per facilitare il rilascio dell’autorizzazione di una discarica per rifiuti speciali nell’Ilva. Mentre nel processo con il rito abbreviato che si celebra per alcuni imputati, il sostituto procuratore Mariano Buccoliero ha chiesto la condanna a otto anni di reclusione per Roberto Primerano, funzionario di Arpa Puglia, accusato di falso ideologico, concorso in disastro doloso e avvelenamento di acque o sostanze alimentari.

10 aprile 2015

"Ambiente svenduto":Processo Ilva, chiesti 10 mesi per l'assessore all' Ambiente della Regione Puglia Nicastro

Prime richieste

Tratto da Il Blog del Comitato per Taranto

Processo Ilva, chiesti 10 mesi per l'assessore Nicastro

"Ambiente svenduto".
La condanna alla pena di 10 mesi di reclusione per favoreggiamento personale é stata chiesta dal pm Remo Epifani nei confronti dell'assessore all'Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro, magistrato in aspettativa, uno dei 52 imputati del procedimento che si sta celebrando davanti al gup di Taranto Vilma Gilli per il presunto disastro ambientale provocato dall'Ilva. 
Secondo l'accusa, Nicastro - che ha chiesto il giudizio con rito abbreviato - ha favorito il presidente della Regione Nichi Vendola, che risponde di concussione, sottacendo alcune circostanze a lui note in riferimento alle presunte intimidazioni poste in essere da Vendola nei confronti del direttore regionale dell'Arpa Puglia Giorgio Assennato per indurlo a posizioni più concilianti con la dirigenza Ilva.
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06 febbraio 2015

Ilva: C’è un’industria in coma. decreto, debiti e tir staccano la spina all’acciaieria.....


Tratto da Il Fatto Quotidiano
Ilva: decreto, debiti e tir staccano la spina all’acciaieria
C’è un’industria in coma e da domani qualcuno proverà a staccare la spina. La corsa contro il tempo dei parlamentari governativi non servirà. Gli emendamenti del Pd al settimo decreto salva-Ilva non salveranno né l’Ilva né l’indotto. Infatti – nonostante le appariscenti promesse con il Fondo di Garanzia – gli emendamenti non prevedono alcuna iniezione di liquidità. Per questa ragione lo scenario che riguarda l’indotto Ilva “è ancora a dir poco disastroso, le imprese indebitate continuano nella loro lotta contro il tempo, le garanzie per il futuro, di queste imprese ma anche dello stesso stabilimento, sono pari a poco più che zero”. Lo dichiara il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, riferendosi alla situazione delle ditte dell’indotto Ilva che avanzano crediti nei confronti dell’acciaieria ormai da sette mesi.......
“Le modifiche proposte al decreto non sembrano andare al cuore del problema”, spiega Confindustria Taranto. E il cuore del problema sono i soldi: il decreto non contiene un solo euro. Lo avevamo già detto. Non eravamo stati creduti. Ma ora lo dice anche Confindustria Taranto, che sottolinea come il decreto, anche con gli emendamenti del Pd, “non immette liquidità nelle casse delle aziende, ma consente loro di contrarre ulteriori prestiti con la garanzia del fondo stesso”. Ulteriori prestiti che appesantirebbero “imprese già abbondantemente indebitate per far fronte alle prestazioni verso Ilva”, fa notare Vincenzo Cesareo, che guida la protesta confindustriale tarantina delle ditte dell’indotto......
Si apprende che se ieri erano entrati 130 tir nell’Ilva, oggi dovrebbero entrarne una trentina, da domani ancora meno, e così via. In mare intanto le navi che devono consegnare le materie prime attendono dall’Ilva i pagamenti prima di scaricarle. E’ una situazione che appare disperata.
In questa tempesta di rabbia e incertezza, l’unica cosa sicura sono i debiti dell’Ilva: oltre 2 miliardi e 900 milioni. ........
Questa storia racconta il fallimento di un’intera classe politica e sindacale. .....Sono stati definiti “talebani” coloro che usavano il buon senso e difendevano il loro diritto a vivere. Ma i veri fanatici sono stati quelli che hanno deciso di andare spediti contro un muro negando l’evidenza stessa.
E’ stata una follia quella di far produrre Ilva a tutti i costi, fino ad arrivare all’attuale situazione di insolvenza per precedere il fallimento. I responsabili politici di quest’epilogo disastroso hanno però lucidamente previsto che il disastro economico sarà il contribuente a pagarlo: su ogni italiano verrà scaricato un debito pro capite che ammonta a cinquanta euro a testa, dai neonati agli anziani. Duecento euro per una famiglia di quattro persone. Inoltre, così andando le cose, l’Ilva non dovrà neppure pagare i miliardi di euro di risarcimento richiesti dalle centinaia di parti civili ammesse nel processo.
Ma non tutto è perduto. Ci sarà comunque il processo nei confronti degli imputati (ad esempio i Riva e i politici) e la conseguente richiesta di risarcimento.
Adesso possiamo dire quanto sia stato sbagliato sbarrare la strada alla magistratura con sette decreti, uno peggio dell’altro. Occorreva invece applicare il principio “chi inquina paga” quando l’azienda era ancora vitale. E questo è stato impedito proprio da coloro che oggi scaricano sulla collettività i costi di un immane disastro economico, ambientale e sanitario.

Su Il Fatto Quotidiano l'articolo integrale di  
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Dl del governo salva l’Ilva: responsabilità civile esclusa, no risarcimento a cittadini.

La società non dovrà pagare i 30 miliardi di euro richiesti dalle centinaia di parti civili ammesse nel processo. Bonelli: "È la morte del diritto e della democrazia. Negare i risarcimenti ai parenti delle vittime e tutte le altre parti civili significa condannarli ancora a morte"

Il decreto Renzi salva l’Ilva anche dal pagamento dei risarcimento. È la notizia emersa nel corso dell’udienza preliminare dinanzi al giudice Vilma Gilli che accogliendo l’istanza dei legali dell’azienda ha escluso l’Ilva dai responsabili civili del processo nato dall’inchiesta denominata “Ambiente svenduto”. Alla base della decisione del gup, infatti, c’è la norma voluta dal Governo che ha traghettato lo stabilimento siderurgico di Taranto in amministrazione straordinaria, consentendo così ai legali dell’amministratore straordinario Pietro Gnudi di chiedere l’estromissione dell’Ilva dal processo. Stessa sorte anche per Riva Fire.....
In caso di condanna nel processo penale, quindi, l’azienda che in questi anni ha consentito alla famiglia Riva di accumulare tesori da portare all’estero non dovrà risarcire nessuna delle parti tanti civili. 

Parenti di operai morti, allevatori a cui sono state abbattute greggi di pecore, miticoltori che hanno visto distruggere tonnellate di cozze avvelenate dalla grande industria, abitanti del quartiere Tamburi e gli stessi operai della fabbrica non riceveranno dall’Ilva neppure un centesimo. Non solo. Anche alle istituzioni come il ministero per l’Ambiente, la Regione Puglia, la Provincia e il Comune di Taranto – oltre che di tanti piccoli comuni a due passi dalle ciminiere – l’azienda non dovrà pagare nulla per il disastro ambientale compiuto nei decenni scorsi. Era di poco superiore ai 30 miliardi di euro la richiesta formulata dalle centinaia di parti civili ammesse nel processo tra le quali anche il partito dei Verdi, delle associazioni ambientaliste Legambiente,Altamarea, Peacelink e Wwf, i sindacati, Cittadinanza Attiva e Confagricoltura.

“È la morte del diritto e della democrazia – ha tuonato Angelo Bonelli, coportavoce nazionale dei Verdi – È una vergogna: la città e i suoi cittadini sono massacrati per l’ennesima volta. Negare i risarcimenti ai parenti delle vittime e tutte le altre parti civili significa condannarli ancora a morte. Inoltre – ha aggiunto Bonelli – questa norma consente alle aziende che hanno realizzato enormi profitti sulla salute di operai e cittadini di poter conservare i propri tesori nei conti correnti bancari. È stato distrutto il principio chi inquina paga e la beffa maggiore è che questo è avvenuto grazie a un provvedimento dello Stato italiano”. 
In conclusione Bonelli ha annunciato un’immediata denuncia al tribunale dei diritti dell’uomo a Strasburgo.
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