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23 aprile 2017

......Ma per le trivelle è pronto un regalo da 300 milioni di euro

Tratto da Greenreport

Il Senato chiede un fisco più verde, ma per le trivelle è pronto un regalo da 300 milioni di euro

La programmazione economica del Paese sta vivendo giorni di frenetica convulsione. Il Documento di economia e finanza (Def) è stato approvato dal governo l’11 aprile, ma attende ancora di ottenere il via libera – in calendario per il 26/4 – del Parlamento; nel mentre anche la manovra correttiva dei conti pubblici messa in piedi per rispettare i vincoli europei attende di essere formalizzata. Il numero degli articoli contenuti nel decreto si allunga (siamo a quota 68), ma la quadra sui numeri non si trova. C’è grande affanno nel raggiungere i richiesti 3,4 miliardi di euro, ma in compenso una manina ha inserito nel decreto la volontà di garantire l’esenzione Imu e Tasi delle piattaforme petrolifere e gasiere presenti nei mari italiani, il contrario di quanto stabilito a suo tempo dalla Corte di Cassazione. In ballo ci sono oltre 300 milioni di euro che farebbero molto comodo alle casse pubbliche, eppure.
Ieri è stata la stessa commissione Ambiente del Senato, analizzando il Def e relativi allegati, a chiedere che venga fatto un passo indietro, in nome dell’equità e del buon senso: «Sarebbe necessario rivedere la proposta ipotizzata per la manovra correttiva circa la detassazione con effetto retroattivo, agli effetti Imu e Tasi delle piattaforme di estrazione idrocarburi ubicate nei mari territoriali, in quanto si tratta di fabbricati iscrivibili nel catasto edilizio urbano quindi assoggettabili a tutti gli effetti ai tributi comunali sugli immobili. La detassazione di tali immobili comporterebbe infatti un enorme danno finanziario per i Comuni coinvolti con conseguenze gravi per le entrate già programmate a copertura di servizi essenziali e investimenti».
Ma da Palazzo Madama arriva la richiesta di modifiche più radicali al Def, cui pure è stato assicurato il via libera da parte della commissione Ambiente: «Andrebbe prevista nell’ambito del Pnr (Piano nazionale di riforma, ndr) una revisione della politica fiscale ambientale poiché, come evidenziato dalla Relazione della Commissione europea per Paese del 2016, l’Italia, pur presentando uno dei livelli più alti di tassazione ambientale nell’Unione europea , non ha provveduto a implementare una revisione organica della politica fiscale ambientale. Tale dato è stato altresì confermato dalla Relazione del 2017. Sarebbe auspicabile, in questo contesto normativo, prendere in considerazione le raccomandazioni contenute nel capitolo 5 del Catalogo dei sussidi ambientalmente favorevoli e dei sussidi ambientalmente dannosi 2016, con specifico riferimento alle raccomandazioni sulle esenzioni delle accise sui carburanti, che da sole rappresentano un valore di circa 3,4 miliardi di euro (ovvero l’interno importo della manovra fiscale richiesta dall’Ue, ndr). La loro revisione, unita ad una graduale riduzione, apporterebbe indubbi benefici sia alle finanze pubbliche sia all’ambiente».

03 ottobre 2012

TARANTO:Imu tagliata sulle case del rione Tamburi più vicine all’Ilva

Tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno
 
Imu tagliata su case del rione Tamburi più vicine all’Ilva

TARANTO - Riduzione dell’Imu nei quartieri inquinati, primo passo del Consiglio comunale di Taranto.
 

Sul punto Stefàno spiega: «Un mese dopo l’inizio dell’indagine per disastro ambientale da parte della Procura, ho scritto all’Agenzia del territorio per chiedere di rivedere gli estimi catastali con cui si calcola l’Imu. 
  Mi fa piacere che il Consiglio comunale deliberi in questa direzione rafforzando la mia iniziativa». Renna, peraltro, partiva dalla considerazione che, in virtù del grave peso inquinante che affligge il quartiere Tamburi, le case hanno subìto, nel corso dei decenni, un oggettivo deprezzamento del loro valore commerciale. Bonelli, invece, ha aggiunto: «Il Comune di Taranto non può subire un minor gettito da quest’imposta e, quindi, in forma compensativa deve intervenire il Governo».

Ed allora, alla fine, tirando una riga il Consiglio comunale di Taranto ha approvato un ordine del giorno con cui si dà, mandato al sindaco di chiedere all’Agenzia del territorio di rivedere gli estimi catastali del quartiere Tamburi (passaggio che Stefàno assicura di aver già consumato) ed al Governo di inserire nel decreto su Taranto, in discussione al Senato, risorse economiche compensative dell’eventuale minore gettito fiscale derivante da questa riduzione. Riduzione che, secondo Bonelli, dovrebbe riguardare non solo Tamburi ma anche Borgo, Città vecchia e Paolo VI. 

Intanto, sempre ieri, dal Consiglio comunale è arrivato uno «stop» ai pareri ed alle autorizzazioni rilasciate da ministero, Regione e Comune su «Tempa Rossa», Eni e Cementir. È questo il passaggio politicamente più importante dell’ordine del giorno con cui, all’unanimità, la massima assise cittadina ha impegnato il sindaco Stefàno nella grande questione ambientale.

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07 maggio 2012

1)Proviamo a pensare in grande......Il paese che non paga l'Imu Grazie all'eolico.2)Presidente Monti, un taglio indolore per vedere le stelle

 Pubblichiamo due interessanti articoli 

Tratto da Notiziario Italiano

Il paese che non paga l'Imu Grazie all'eolico

Il sindaco: «Dal vento 400 mila euro all'anno. Investiti tutti nel sociale e nell'ambiente». E ora si pensa al solare termico
Il campo eolico di Sa Turrina Manna a Tula
MILANO - Molto vento e poche tasse, almeno sulla casa. Grazie alle entrate che il Comune di Tula ricava dal suo parco eolico, la giunta guidata dal sindaco Andrea Becca, ha esentato i 1.600 residenti del piccolo centro sardo – nel nord dell’isola in provincia di Sassari - dal pagamento dell’Imu. «Tula ha accettato una scommessa: credere nelle energie rinnovabili. Già la giunta precedente aveva dato il via al parco eolico, che oggi rappresenta il 12-13% dei proventi comunali», spiega il sindaco 42enne eletto con una lista civica.
NIENTE IMU - «Dall’eolico incassiamo 400 mila euro all'anno, su un bilancio di 3.200.000. Quelle entrate le abbiamo investite tutte in politiche sociali e ambientali», prosegue Becca. «Ma quest’anno ci siamo guardati in faccia e abbiamo ragionato su come far risparmiare le famiglie. Visto che la legge ce lo consentiva, dopo aver dato un’occhiata alle rendite catastali, abbiamo ridotto l’aliquota dal 4 al 2 per mille e contemporaneamente aumentato la detrazione sull'Imu da 200 a 400 euro da aggiungere alle detrazioni per i figli a carico per 50 euro per ciascun figlio. In questo modo abbiamo neutralizzato l’Imu», spiega il sindaco. «Non facciamo una battaglia fiscale come la Lega: abbiamo creato un’entrata grazie alle rinnovabili e razionalizzato le spese.
EOLICO - Il parco eolico di Sa Turrina Manna (che in lingua sarda significa La torretta grande) ha una capacità di 90 MW sufficienti a soddisfare il fabbisogno di energia elettrica di circa 65 mila famiglie. Attualmente è al massimo della sua capacità.  Ma l’anima verde di Tula è, comunque, in espansione. Adesso il Comune punta sul solare termico. «Diamo un contributo del 45% a chi installa pannelli solari per scaldare l’acqua di casa: spendi 5 mila euro? Il Comune te ne dà 2.250», conclude il sindaco. «Il nostro Comune è piccolo, ma proviamo a pensare in grande. A Roma quante case potrebbero avere l’acqua calda scaldata con l’energia solare?».


Fonte Corriere

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Tratto da La Stampa

Presidente Monti, un taglio indolore per vedere le stelle

Piero Bianucci
In risposta all’appello del governo Monti che chiede ai cittadini di segnalare possibili tagli alla spesa pubblica, il 2 maggio alle ore 9,07 è arrivato alla Presidenza del Consiglio un suggerimento che può far risparmiare alcune centinaia di milioni di euro l’anno migliorando per di più la qualità della vita. Si tratta di fare ciò che ciascuno di noi fa in casa propria: spegnere la luce quando non serve. La proposta viene dall’Associazione CieloBuio, che da molti anni si batte contro quell’inquinamento luminoso che ci impedisce di vedere le stelle (foto), cioè il paesaggio della notte e l’universo nel quale viviamo.

Oggi in Italia la spesa energetica per la sola illuminazione pubblica tocca il miliardo di euro. Rispetto agli altri paesi europei, la nostra situazione è paradossale. Benché sia quasi priva di fonti proprie per la generazione di energia elettrica, l’Italia si classifica tra i paesi più spreconi, seconda sola alla Spagna.

CieloBuio ( www.cielobuio.org ) suggerisce al governo di adottare queste semplici misure di buon senso:
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