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01 febbraio 2012

Valutazione di impatto ambientale, l'Ue aggiorna la direttiva

  Tratto da Greenreport

Valutazione di impatto ambientale, l'Ue aggiorna la direttiva


La direttiva sulla valutazione dell'impatto ambientale (Via) di determinati progetti pubblici e privati - procedura che valuta preventivamente l'impatto sull'ambiente - risale al 1985, ma la direttiva nel corso degli anni ha subito diverse e sostanziali modificazioni. Quindi per motivi di chiarezza e di razionalizzazione l'UE ha deciso di procedere alla sua codificazione.
La direttiva entrerà in vigore dopo venti giorni dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale europea (la direttiva 2011/92 è stata pubblicata sabato scorso), ma ciò non pregiudicherà gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di recepimento nel diritto nazionale delle direttive che hanno modificato quella del 1985 (ossia la 97/11/CE che prevede criteri più specifici per la Via; la 2003/35/CE che prevede la partecipazione al pubblico nell'elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e inserisce nell'ambito della direttiva dell'85 le definizioni di pubblico e pubblico interessato; la 2009/31/CE relativa allo stoccaggio geologico di biossido di carbonio).
La normativa dell'Unione in materia di ambiente contiene disposizioni che consentono alle autorità pubbliche e altri organismi di adottare delle decisioni che possono avere effetti significativi sull'ambiente oltre che sulla salute e sul benessere delle persone.
Quindi, stabilisce principi generali di valutazione dell'impatto ambientale allo scopo di completare e coordinare le procedure di autorizzazione dei progetti pubblici e privati che possono avere un impatto rilevante sull'ambiente. Tale valutazione andrebbe fatta in base alle opportune informazioni fornite dal committente ed eventualmente completata dalle autorità e dal pubblico interessato dal progetto.......

Quindi gli effetti di un progetto sull'ambiente dovrebbero essere valutati per tenere in conto l'esigenza di proteggere la salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento della varietà delle specie e conservare la capacità di riproduzione dell'ecosistema in quanto risorsa essenziale di vita.

In tale contesto, l'effettiva partecipazione del pubblico - compresa quella di associazioni, organizzazioni e gruppi, e segnatamente di organizzazioni non governative - all'adozione di decisioni consente allo stesso di esprimere pareri e preoccupazioni che possono assumere rilievo per tali decisioni e che possono essere presi in considerazione da coloro che sono responsabili della loro adozione.
Ciò accresce la responsabilità e la trasparenza del processo decisionale e favorisce la consapevolezza del pubblico sui problemi ambientali e il sostegno alle decisioni adottate. Per questo la partecipazione dovrebbe essere incentivata tra l'altro promuovendo l'educazione ambientale del pubblico.
Eleonora Santucci
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02 febbraio 2011

Il nuovo piano sanitario del governo italiano2)Per le centrali nucleari serve il parere delle Regioni


Governo Italiano

Tratto da "Il Governo informa"

Il Nuovo Piano Sanitario per gli anni 2011-2013

Presentazione

Il Piano Sanitario Nazionale (PSN) 2011-2013 approvato, su proposta del Ministro della salute, dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 21 gennaio 2010, è basato sui principi di responsabilità pubblica per la tutela del diritto di salute della comunità e della persona; di universalità, di eguaglianza e di equità d’accesso alle prestazioni; di libertà di scelta; di informazione e di partecipazione dei cittadini; di gratuità delle cure nei limiti stabiliti dalla legge, di globalità della copertura assistenziale come definito dai livelli essenziali di assistenza (LEA)

Il Piano evidenzia come macro obiettivo del Servizio Sanitario Nazionale la promozione del “benessere e della salute dei cittadini e delle comunità”, nella consapevolezza che “la vera ricchezza del sistema sanitario è la salute dei cittadini”.

Esso si basa dunque sui principi di:

  • responsabilità pubblica per la tutela del diritto di salute della comunità e della persona;
  • eguaglianza ed equità d’accesso alle prestazioni;
  • libertà di scelta;
  • informazione e partecipazione dei cittadini;
  • gratuità delle cure nei limiti stabiliti dalla legge;
  • globalità della copertura assistenziale come definito dai livelli essenziali di assistenza (LEA).
  • Consulta:

Leggi l'articolo integrale

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Tratto da Zeroemissioni
Nucleare, via libera alle centrali? “Serve prima il parere delle Regioni”
A rilanciare il ruolo degli enti locali è la Corte costituzionale dichiarando “l’illegittimità costituzionale” dell'articolo 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31 che disciplina l’autorizzazione degli impianti ad energia nucleare
L’articolo 4, del decreto legislativo 31 del 15 febbraio 2010sulla “Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi”, riguarda in particolare l' "autorizzazione degli impianti nucleari" e stabilisce che:

“La costruzione e l'esercizio degli impianti nucleari sono considerate attività di preminente interesse statale e come tali soggette ad autorizzazione unica che viene rilasciata, su istanza dell'operatore e previa intesa con la Conferenza unificata, con decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, secondo quanto previsto nel presente decreto legislativo”. Per la Consulta però non è sufficiente per dare il via libera alle centrali. Manca un passaggio importante che, guarda caso, è sfuggito al governo. Quale?

Secondo i giudici costituzionali, l’articolo fa difetto “nella parte in cui non prevede che la Regione interessata, anteriormente all'intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere in ordine al rilascio dell'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio degli impianti nucleari”. Chiaro, dunque: non basta l’intesa con la Conferenza unificata, che è la sede congiunta della Conferenza Stato-Regioni e della Conferenza Stato-Città ed autonomie locali, ma occorre prima acquisire il “parere” della Regione nella quale verrà realizzato l'impianto. Siccome la norma in questione “non lo prevede”, la Corte Costituzionale ne ha dichiarato “l'illegittimità costituzionale”. La sentenza.

12 gennaio 2011

Partecipazione del pubblico nell'elaborazione di piani e programmi in materia ambientale2)BRACCIO DI FERRO SUL CARBONE


Partecipazione del pubblico nell'elaborazione di piani e programmi in materia ambientale

Pubblichiamo una direttiva UE sulla pianificazione partecipata del territorio. Visto che molti politici pare la ignorino del tutto:DIRETTIVA 2003/35/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 26 maggio 2003 che prevede la partecipazione del pubblico nell'elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica le direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e all'accesso alla giustizia...LEGGI
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Tratto da Ticino libero

BRACCIO DI FERRO SUL CARBONE

Il Consiglio di Stato chiede un supplemento di perizia. Gli iniziativisti chiedono di andare alle urne al più presto.

Nella giornata di ieri il Consiglio di Stato ha chiesto alla commissione energia un supplemento di perizia sull’iniziativa “Per un’AET senza carbone”, lanciata dai Verdi e sostenuta da PS e Lega. La commissione energia aveva chiesto una perizia al professor Auer sulla ricevibilità del testo d’iniziativa, il quale aveva dato luce verde: il popolo può esprimersi.

In una lettera alla commissione il Consiglio di Stato scrive che “la cessione della partecipazione di AET alla centrale non dipende esclusivamente dalla volontà dell’azienda. È infatti necessaria l’approvazione della maggioranza dell’assemblea dei soci, che può esprimere parere negativo senza fornire alcuna motivazione”. Insomma, malgrado il voto popolare l’AET potrebbe non poter abbandonare il progetto.

Non si è fatta attendere la reazione dei Verdi, che accusa il governo di aver “paura del risultato delle urne e mira soltanto a perdere tempo per non doversi trovare a gestire una sconfitta a poche settimane dalle elezioni cantonali”. Un atteggiamento inaccettabile per i Verdi, che – forti delle 12mila firme raccolte – chiede il ricorso alle urne al più presto.

La palla è ora nelle mani della commissione, che dovrà decidere se dar seguito alla richiesta del Consiglio di Stato, facendo allestire un supplemento di perizia, o se allestire i rapporti all’indirizzo del parlamento.