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07 aprile 2021

Note di Grondacci . Parlamento UE: adeguare i limiti degli inquinanti dell’aria alle linee OMS

 Tratto da Note di Grondacci

Parlamento UE: adeguare i limiti degli inquinanti dell’aria alle linee OMS





Si tratta della Risoluzione del Parlamento europeo approvata il 25 marzo 2021 sull'attuazione delle direttive sulla qualità dell'aria ambiente: direttiva 2004/107/CE (QUI) e direttiva 2008/50/CE (QUI) . 

Testo completo della Risoluzione: QUI

Ne riportiamo alcune le altre le trovate su Grondacci 

 LE CRITICITA’ CHE EMERGONO DALLA RISOLUZIONE

1. evidenzia che le Direttive sulla qualità dell'aria ambiente dell'Unione europea, pur essendo state efficaci nel fissare norme comuni a livello dell'UE in materia di qualità dell'aria e nell'agevolare lo scambio di informazioni sulla qualità dell'aria, sono riuscite solo in parte a ridurre effettivamente l'inquinamento atmosferico e a limitarne le ripercussioni negative sulla salute, la qualità della vita e l'ambiente;

2. incoraggia la Commissione a tener conto della complessa natura dell'inquinamento atmosferico (ad esempio la formazione di particolato secondario, il trasferimento dell'inquinamento atmosferico su scala globale e dell'UE) nell'elaborazione di una nuova politica in materia di qualità dell'aria, così da garantire un approccio integrato e olistico;

3. prende atto del fatto che le misure di confinamento per controllare la diffusione della pandemia hanno portato a una drastica riduzione temporanea del traffico e delle attività industriali, che di conseguenza ha portato a un calo senza precedenti delle emissioni e dell'inquinamento atmosferico su scala continentale, con concentrazioni di inquinanti ben al di sotto dei limiti legali e delle raccomandazioni dell'OMS, dimostrando dunque in modo chiaro l'impatto delle attività umane sull'ambiente

 

ADEGUARE I VALORI LIMITE DEGLI INQUINANTI NELLA QUALITÀ DELL’ARIA ALLE LINEE GUIDA DELL’OMS 

La Risoluzione chiede di rivedere le norme sulla qualità dell'aria e invita la Commissione ad allineare i valori di PM10, PM2,5, SO2 e O3 alle linee guida dell'OMS, e i valori del benzene (C6H6) e del benzo(a)pirene (BaP) ai livelli di riferimento dell'OMS, apportando modifiche legislative alle direttive sulla qualità dell'aria ambiente a seguito di una valutazione d'impatto globale sugli aspetti sanitari, ambientali, sociali ed economici.

 

MONITORARE ANCHE GLI INQUINANTI NON REGOLAMENTATI

La Risoluzione chiede che nel monitoraggio siano inclusi, se del caso, sulla base di una valutazione dei più recenti dati scientifici, anche altri inquinanti non regolamentati che hanno comprovate ripercussioni negative sulla salute e sull'ambiente nell'UE, come le particelle ultrafini, il particolato carbonioso, il mercurio e l'ammoniaca.  

 

ADEGUARE LA NORMATIVA AI PICCHI DI CONCENTRAZIONE DEL PARTICOLATO FINE

La Risoluzione sottolinea che gli standard annuali permettono ai picchi di concentrazione degli inquinanti di passare inosservati, in particolare nel caso del PM2,5.

 

CREARE ELENCHI DI SOSTANNZE PERICOLOSE PER LA SALUTE

La Risoluzione invita la Commissione a stilare un elenco di controllo riguardante sostanze o composti che destano preoccupazioni per la salute presso l'opinione pubblica o la comunità scientifica ("elenco di controllo"), ad esempio le microplastiche, al fine di consentire di dare seguito alle nuove conoscenze sull'importanza per la salute umana di tali composti e sostanze emergenti e sui metodi e gli approcci di monitoraggio più adeguati.

 

NUOVE LINEE GUIDA SULLA COSTRUZIONE DELLE RETI DI INDIVIDUARE INDICATORI CHE TENGANO CONTO DELLA SALUTE UMANA

La Risoluzione:

1. sottolinea a questo proposito la necessità che la legislazione dell'UE tenga maggiormente e opportunamente conto dell'esposizione umana all'inquinamento atmosferico ed esorta la Commissione a includere nuovi indicatori negli indici di qualità dell'aria, come la densità della popolazione nei pressi delle stazioni di monitoraggio e dei punti di campionamento, in modo da stabilire criteri di "esposizione generale della popolazione" e disposizioni per la rappresentatività dei siti di monitoraggio; 

2. sottolinea la necessità di integrare nell'elaborazione delle nuove politiche gli insegnamenti sull'inquinamento atmosferico tratti dalla pandemia di COVID-19.


 AMPLIARE LA APPLICAZIONE DELLA DIRETTIVA SULLE EMISSIONI DAI GRANDI IMPIANTI INDUSTRIALI

La Risoluzione esprime preoccupazione per la pratica di costruire nuovi impianti industriali con una capacità appena inferiore alle soglie stabilite nella direttiva sulle emissioni industriali, in modo da porli deliberatamente al di fuori dal campo di applicazione della direttiva stessa; accoglie con favore a questo proposito l'annunciata revisione della direttiva sulle emissioni industriali per affrontare più efficacemente la questione dell'inquinamento dei grandi impianti industriali, promuovere le attività industriali aventi il più ridotto impatto ambientale e per renderli pienamente coerenti con le politiche dell'UE in materia di ambiente, clima, energia ed economia circolare.

 

REGOLAMENTARE IN MODO EFFICACE LE EMISSIONI DELLE NAVI NEI PORTI

La Risoluzione richiama l'attenzione sul fatto che le città portuali esposte a un ulteriore inquinamento dovuto alla navigazione, alle gru, alle crociere e a vari veicoli di trasporto devono affrontare questi aspetti per migliorare la qualità dell'aria; osserva con preoccupazione che l'impatto dannoso delle navi sulla qualità dell'aria continua ad aumentare parallelamente alla crescita del settore; invita la Commissione a rispettare urgentemente il proprio impegno di regolamentare l'accesso ai porti delle navi più inquinanti e di obbligare le navi attraccate a utilizzare le infrastrutture di ricarica e rifornimento disponibili, ad esempio l'elettricità erogata da reti elettriche terrestri, per diminuire le emissioni inquinanti nell'aria, proteggendo così le zone costiere e le loro popolazioni; invita la Commissione e gli Stati membri ad attuare uno "standard di emissioni zero per le navi ormeggiate" in tutti i porti europei.

 

RIVEDERE  REQUISITI E DURATA PIANI PER LA QUALITÀ DELL’ARIA

La Risoluzione:

1. invita la Commissione, mediante un atto di esecuzione in conformità dell'articolo 28 della direttiva 2008/50/CE, a fissare quanto prima una serie di requisiti minimi e di migliori pratiche sia per la redazione che per l'attuazione dei piani per la qualità dell'aria per far sì che tali piani stabiliscano un'azione limitata nel tempo, che sia commisurata al problema dell'inquinamento cui devono far fronte;

2. si rammarica tuttavia del fatto che le direttive sulla qualità dell'aria ambiente non impongano agli Stati membri di riferire alla Commissione in merito all'attuazione dei piani per la qualità dell'aria, né di aggiornare tali piani quando vengono adottate nuove misure o se i progressi sono insufficienti; sottolinea inoltre che la Commissione non analizza né fornisce alcun riscontro ai piani per la qualità dell'aria presentati e alle misure ivi contenute;  invita la Commissione a introdurre un sistema più trasparente e reattivo per lo scambio di informazioni e l'obbligo di una rendicontazione annuale sull'attuazione dei piani per la qualità dell'aria, nonché una procedura di valutazione dei piani presentati, in modo da garantire che le misure degli Stati membri intese a migliorare la qualità dell'aria siano rapide ed efficaci.

 

UNIFICARE GLI INDICI DI VALUTAZIONE DELLA QUALITÀ DELL’ARIA 

La Risoluzione richiama l'attenzione sul fatto che gli Stati membri, le regioni e le città definiscono gli indici di qualità dell'aria in modo diverso e che le informazioni e le soglie di allarme per alcuni inquinanti sono al momento mancanti; esorta la Commissione e gli Stati membri a stabilire un sistema standardizzato di classificazione della qualità dell'aria applicabile in tutta l'UE.

MIGLIORARE LA INFORMAZIONE DEL PUBBLICO SULLA QUALITÀ DELL’ARIA E L’IMPATTO SULLA SALUTE 

La Risoluzione:

1. invita la Commissione, gli Stati membri e le pertinenti amministrazioni regionali e locali a lanciare campagne aggiornate di informazione pubblica e di sensibilizzazione su temi quali i diversi tipi di inquinanti atmosferici e il loro impatto sulla salute umana o gli esistenti livelli di inquinamento atmosferico nel territorio, ivi incluse informazioni rivolte ai gruppi vulnerabili, e a pubblicare classifiche dalle quali risultino i maggiori e i peggiori progressi conseguiti per zona di qualità dell'aria;

2. invita la Commissione e gli Stati membri ad attuare e promuovere strumenti per incoraggiare la partecipazione del pubblico all'attuazione delle direttive sulla qualità dell'aria ambiente, quali la creazione da parte degli Stati membri di uno strumento online e/o un'applicazione che informi i cittadini sulla qualità dell'aria e sul relativo impatto sulla salute umana, che consenta loro di richiedere stazioni di monitoraggio dell'aria o punti di campionamento.


01 aprile 2021

Ansa: Ok del Parlamento Ue ai nuovi standard della qualità dell'aria

Tratto da Ansa

Ok del Parlamento Ue ai nuovi standard della qualità dell'aria


Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede una migliore attuazione degli standard vigenti di qualità dell'aria e la previsione di nuovi standard per inquinanti non regolamentati come le particelle ultrafini, il black carbon, il mercurio e l'ammoniaca.

Il testo è stato approvato con 425 voti a favore, 109 contrari e 153 astensioni.

Nella risoluzione si ricorda che l'inquinamento atmosferico è ancora il principale rischio ambientale per la salute in Ue e nel mondo, causando in Europa più di 400mila morti premature.

Pur tracciando un bilancio positivo della politica Ue per l'aria pulita e delle direttive sulla qualità dell'aria (Qaa), gli eurodeputati lamentano la loro parziale efficacia nella riduzione dell'inquinamento atmosferico e degli effetti negativi su salute, qualità della vita e ambiente.

La risoluzione esorta gli Stati membri e la Commissione Ue a rispettare e far rispettare gli standard esistenti, osservando come molti degli Stati membri non si conformino ancora pienamente agli standard previsti.

La risoluzione accoglie con favore l'impegno contenuto nel Green Deal europeo di rivedere gli standard di qualità dell'aria e chiede che siano regolamentati anche gli inquinanti che hanno dimostrato di avere un impatto negativo su salute e ambiente, e che sia creata una lista di controllo che elenchi sostanze o composti, come le microplastiche, che destano preoccupazione tra i cittadini o la comunità scientifica.

Si sottolinea, infine, la necessità di misurare la qualità dell'aria in luoghi appropriati al fine di garantire una stima corretta dell'inquinamento atmosferico, nonché di migliorare l'informazione sul tema in questione. (ANSA).

25 marzo 2021

WWF: No alle centrali a gas nella Tassonomia UE sugli investimenti sostenibili

 Tratto da WWF

No alle centrali a gas nella Tassonomia UE sugli investimenti sostenibili


Il WWF, insieme a 225 scienziati, istituzioni finanziarie e ONG, lancia l’allarme su una proposta della Commissione europea che permetterebbe ai combustibili fossili di entrare nella Tassonomia UE sugli Investimenti Sostenibili.

Nella proposta della Commissione, un criterio chiave è che i nuovi impianti di cogenerazione a gas potrebbero essere considerati sostenibili fino alla fine del 2025 nel caso in cui sostituiscano gli impianti a carbone in chiusura. Tuttavia, l'analisi iniziale indica che oggi ci sono molte più centrali a carbone di cui è prevista la chiusura nell'UE che centrali di cogenerazione a gas di cui è prevista l'apertura [1]. Se questo criterio fosse applicato in tutta l'UE, fino al 100% dei nuovi impianti di cogenerazione a gas costruiti fino alla fine del 2025 potrebbero essere considerati investimenti sostenibili: questo evidenzia la portata della scappatoia che potrebbe attuata negli Stati europei. Quello che dovrebbe essere un "gold standard" dell'UE per gli investimenti sostenibili potrebbe in realtà fornire un incentivo a costruire più impianti a gas senza chiudere impianti a carbone. 

Includere il gas nella finanza verde significa ignorare i rilevanti effetti ambientali del metano, un gas ad effetto serra molto pericoloso che viene rilasciato durante l'estrazione del gas fossile. L'impatto del metano sul cambiamento climatico, in un periodo di venti anni, è fino a 84 volte maggiore della CO2 , e se il gas dovesse rilasciare solo il 3% del suo contenuto di metano, diventerebbe più inquinante del carbone [2].
 
La proposta inoltre è  completamente in contraddizione con le raccomandazioni del Gruppo di esperti tecnici della Commissione, pubblicate l'anno scorso. Pochi mesi dopo la pubblicazione delle raccomandazioni, oltre 45.000 cittadini dell'UE hanno risposto alla consultazione pubblica sulla tassonomia e hanno sottolineato l'importanza di una tassonomia basata sulla scienza - una posizione che rappresenta il 97% di tutte le risposte alla consultazione. Una petizione che invitava l'UE ad impegnarsi ad eliminare tutti i combustibili fossili dai recovery fund europei, ha raggiunto quasi 400.000 firme.
 
“Il gas è un combustibile fossile - l'idea stessa di classificarlo come ambientalmente sostenibile è una vergogna –dice Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia- La tassonomia dell'UE è stata originariamente creata per fermare il greenwashing delle istituzioni finanziarie: non può assolutamente trasformarsi in uno dei principali strumenti di greenwashing del mondo, stavolta col benestare della stessa UE. Sono in gioco sia il Green Deal europeo che la leadership climatica globale dell'UE. Se la Commissione ignora completamente le raccomandazioni scientifiche del Gruppo di Esperti e il lungo processo di consultazione, che senso ha averli consultati?”.
 
Il WWF e i firmatari della lettera aperta chiedono che la presidente von Der Leyen, il vicepresidente Timmermans e il commissario McGuinness ascoltino le raccomandazioni degli scienziati e non cedano agli interessi delle lobby del gas e alle informazioni errate che hanno diffuso, rivedendo l'Atto Delegato per eliminare i combustibili fossili una volta per tutte.

 
Ulteriori informazioni:
 
[1] Secondo il database di Europe Beyond Coal, ad oggi è già prevista la chiusura di 35 GW di centrali elettriche a carbone da qui al 2025 nell'UE (su un totale di 142 GW di centrali a carbone operative nell'UE oggi), e altre decine di GW devono chiudere entro il 2025. Secondo Global Energy Monitor, 8,3 GW di impianti di cogenerazione a gas sono in costruzione o in programma di essere costruiti nell'UE. Di conseguenza, le prime analisi sulle quantità, relative ai primi criteri della proposta della Commissione, trovano che fino al 100% degli impianti a gas con cogenerazione costruiti fino al 2025 potrebbero essere inclusi nella finanza verde, e ci sarà spazio per includere anche altro. Il risultato potrebbe essere un incentivo a costruire ancora più impianti di cogenerazione a gas di quelli già pianificati, mentre non si riesce a chiudere più centrali a carbone. Questo sarebbe del tutto controproducente.
 
[2] Climate Bonds Initiative, (2021), The Hidden Emissions from Gas-Fired Power.


03 febbraio 2021

Ultimi studi sul rapporto tra inquinamento atmosferico e impatto sulla salute pubblica

 Tratto da Note di Grondacci 

venerdì 29 gennaio 2021

Ultimi studi sul rapporto tra inquinamento atmosferico e impatto sulla salute pubblica 

Pubblico di seguito la sintesi (alla fine delle quali troverete i link per accedere al testo completo) delle parti più significative di 4 studi che analizzano il rapporto tra concentrazioni polveri fini (PM10 e PM2,5) ossidi di azoto e mortalità correlabile. 

Gli studi riguardano aree cittadine della pianura Padana e da questi si ricava il permanere di una cattiva qualità dell’aria  e come queste aree devono alti carichi di mortalità derivante dall’inquinamento atmosferico rispetto alla media UE. 

Particolarmente significativi sono i dati pubblicati nel 2020 dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente dai quali si ricava come l’inquinamento da polveri fini sia rimasto molto significativo nonostante il lungo periodo di lockdown da emergenza COVID19. 

Vediamo comunque specificamente questi studi 

PERCEZIONE PUBBLICA DELLE FONTI DI INQUINAMENTO ATMOSFERICO IN TUTTA EUROPA (DOCUMENTAZIONE INTERNAZIONALE)

Studio pubblicato su SpringerLink [NOTA 2].

Secondo lo studio l'inquinamento atmosferico è una delle principali preoccupazioni della nostra società per i suoi effetti sulla salute umana e sull'ambiente. Tra le misure politiche che possono essere messe in atto per limitare le emissioni di inquinanti atmosferici, oltre alle tecnologie ci sono gli strumenti normativi. Altrettanto importanti sono le misure comportamentali, che richiedono il coinvolgimento attivo dei cittadini. Il successo di qualsiasi misura volta a limitare le emissioni inquinanti richiede l'accettazione da parte dei cittadini che, a sua volta, implica una corretta percezione dei principali fattori di emissione inquinanti. 

Lo studio quindi presenta il confronto tra la percezione pubblica delle fonti di inquinamento atmosferico e la situazione reale attraverso un'indagine condotta in sette paesi europei e che ha coinvolto 16 101 intervistati. 

Lo studio mostra una drastica sottovalutazione del contributo del settore agroalimentare all'inquinamento atmosferico. Questo risultato è comune a tutti gli intervistati nei sette paesi esaminati e dipende solo in piccola parte dal sesso, dall'età e dallo status socioeconomico degli intervistati.

TESTO COMPLETO DELLO STUDIO: QUI   


continua qui....

14 novembre 2020

Bruxelles chiude la porta alle centrali a gas , non inserirà le centrali a gas tra gli investimenti sostenibili.

 Tratto da Rinnovabili.it

Bruxelles chiude la porta alle centrali a gas, basta aiuti dalla finanza sostenibile UE

Per accedere ai finanziamenti, gli impianti non dovranno emettere più di 100 g/CO2e/kWh.

La decisione nella bozza di regolamento sulla finanza sostenibile UE

(Rinnovabili.it) – Bruxelles non inserirà le centrali a gas tra gli investimenti sostenibili. A meno che non stiano entro parametri rigidi di emissioni. Parametri che nessun impianto in Europa oggi rispetta. E’ quanto si legge nella bozza di provvedimento che regola la finanza sostenibile UE, in discussione in queste settimane. Insieme al destino del nucleare, quello del gas era uno dei punti più caldi della discussione sulla nuova tassonomia verde.

Ogni dettaglio sarà importante, nella versione definitiva del documento. Perché si tratta di una definizione tecnica, sulla cui base Bruxelles potrà destinare i miliardi di euro di investimenti che sono necessari affinché l’Unione raggiunga i suoi obiettivi sul clima, cioè la neutralità climatica entro la metà del secolo. Le stime più attendibili viaggiano su cifre dell’ordine di 350 miliardi di euro da mobilitare.

La bozza di regolamento sulla finanza sostenibile UE stabilisce che, per essere classificato come un investimento sostenibile, le centrali a gas non devono produrre più di 100 grammi di CO2 equivalente per kWh. Nel panorama attuale, equivale a dire che nessuno degli impianti in funzione potrebbe essere finanziato oggi. Anche le centrali a gas più efficienti d’Europa producono emissioni che superano questo limite di più di tre volte.

L’UE sembra quindi decisa a non cedere alle pressioni delle compagnie fossili. Queste si sono mobilitate fin dallo scorso dicembre, quando Bruxelles pubblicò la nuova tassonomia verde che metteva il gas, insieme al nucleare, tra gli investimenti “a rischio”. E le loro richieste principali non hanno fatto breccia....


Tratto da Euractive.it

L’Ue esclude le centrali a gas dagli investimenti verdi

Le centrali elettriche alimentate a gas naturale non saranno classificate come investimenti “sostenibili” o “di transizione” in Europa a meno che non rispettino limiti di emissione talmente bassi che nessuno è attualmente in grado di rispettarli. ..

I nuovi standard saranno presentati nelle prossime settimane nell’ambito della tassonomia finanziaria sostenibile dell’Ue, che determina quale tipo di investimenti contribuisca in modo sostanziale alla lotta contro il cambiamento climatico.

Il mancato ottenimento del marchio verde dell’Ue potrebbe privare le centrali elettriche di miliardi di euro di finanziamenti, poiché gli investitori privati cercano rifugio in investimenti visti come sostenibili da un punto di vista climatico.

Per qualificarsi come investimento “sostenibile”, le centrali a gas non devono emettere più di 100 grammi di CO2 equivalente per chilowattora. Il limite di 100 g di CO2 impedirebbe anche che le centrali a gas siano etichettate come una tecnologia di “transizione”.

..........

La reazione degli ambientalisti

Gli ambientalisti, dal canto loro, hanno accolto con favore la bozza di regole dell’Unione europea che chiude la porta agli investimenti nel gas fossile etichettati come “verdi”. “La lobby del gas è stata definitivamente respinta”, ha detto Rebecca Vaughan, un’analista che segue le lobby dell’industria per l’InfluenceMap citata da Reuters.

Nel dicembre dell’anno scorso, la Banca europea per gli investimenti (Bei) ha deciso di bloccare tutti i finanziamenti a progetti sui combustibili fossili dalla fine del 2021, una mossa accolta con favore dagli attivisti verdi.

“Questo è il mondo in cui ci troviamo ora: il gas fossile non è sostenibile”, ha affermato Dave Jones di Ember, un think-tank indipendente sul clima che si concentra sulla transizione globale dell’elettricità.


10 novembre 2020

PM 10 : Inquinamento atmosferico fuori dai limiti, ora per l’Italia è arrivata la sentenza Ue

 Tratto da Greenreport

Inquinamento atmosferico fuori dai limiti, ora per l’Italia è arrivata la sentenza Ue

Sforamenti per il PM10 «in maniera sistematica e continuata tra il 2008 e il 2017», le contromisure adottate non convincono. E ci sono già altre due procedure d’infrazione aperte

L’Italia ha un grosso problema con l’inquinamento atmosferico, che dopo anni di sforamenti ha portato oggi a una prima sentenza da parte della Corte di giustizia dell’Ue in merito al PM10, il particolato atmosferico proveniente in primis da fonti di combustione soprattutto non industriale (come nel caso del riscaldamento degli edifici) e dal traffico stradale, ma anche in modo indiretto dagli allevamenti.

Nel 2014, la Commissione europea ha avviato un procedimento per inadempimento nei confronti dell’Italia in ragione del superamento sistematico e continuato, in un certo numero di zone del territorio italiano, dei valori limite fissati per le particelle PM10 dalla direttiva «qualità dell’aria», ovvero la 2008/50/CE.

Da una parte, dal 2008 l’Italia ha superato i valori limite giornaliero e annuale applicabili alle concentrazioni di particelle PM10; per quanto riguarda il limite annuale le criticità si concentrano nel bacino del Po e nelle grandi città del nord, mentre per i limiti giornalieri sono finite nel mirino anche la Toscana con il Valdarno pisano, la piana lucchese e la zona Prato Pistoia, come anche la Puglia o la Sicilia con Palermo.

Dall’altra, la Commissione accusa l’Italia di non aver adottato le misure appropriate per garantire il rispetto dei valori limite fissati per le particelle PM10 nell’insieme delle zone interessate. Ritenendo insufficienti i chiarimenti forniti in proposito dall’Italia nel corso della fase precontenziosa del procedimento, la Commissione, il 13 ottobre 2018, ha proposto dinanzi alla Corte un ricorso per inadempimento. Nella sentenza pronunciata il 10 novembre 2020, la Corte, riunita in Grande Sezione su domanda dell’Italia, ha accolto il ricorso.

In particolare, la Corte «dichiara che, dal 2008 al 2017 incluso, i valori limite giornaliero e annuale fissati per le particelle PM10 sono stati regolarmente superati nelle zone interessate»; inoltre, conferma che «l’Italia non ha manifestamente adottato, in tempo utile, le misure in tal senso imposte» per mettere freno all’inquinamento atmosferico.

Come dettaglia la Corte «il superamento dei valori limite giornaliero e annuale fissati per le PM10 è rimasto sistematico e continuato per almeno otto anni nelle zone interessate», e «le misure previste dai piani per la qualità dell’aria sottoposti alla Corte» per «una grande maggioranza» sono state previste «solo in tempi estremamente recenti». Inoltre «molti di questi piani dichiarano una durata di realizzazione degli obiettivi relativi alla qualità dell’aria che può essere di diversi anni, se non addirittura di due decenni dopo l’entrata in vigore di detti valori limite».Continua qui

02 novembre 2020

Inquinamento atmosferico da record in Italia, l’Ue avvia la procedura d’infrazione

 Tratto da greenreport

Inquinamento atmosferico da record in Italia, l’Ue avvia la procedura d’infrazione

Particolarmente critici i livelli di Pm2,5 lungo la valle del Po. In tutto il Paese solo questo inquinante provoca ogni anno oltre 58mila morti premature

[2 Novembre 2020]

L’inquinamento atmosferico nazionale, che in Italia provoca almeno 76.200 morti premature all’anno – tra i peggiori risultati del Vecchio continente –, ha portato all’invio di una “lettera di costituzione in mora all’Italia” da parte della Ue: un avvertimento in arrivo da Bruxelles, che dispone ora “di 2 mesi per rimediare alle carenze individuate dalla Commissione”, e se non ci sarà una chiara inversione di rotta presto arriveranno anche le multe.

La Commissione invita infatti l’Italia (e la Croazia) a “conformarsi alle prescrizioni della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa per quanto riguarda il materiale particolato”. Nel pacchetto infrazioni si legge che “quando i valori limite stabiliti dalla direttiva vengono superati, gli Stati membri sono tenuti ad adottare piani relativi alla qualità dell’aria che comprendano misure appropriate affinché il periodo di superamento sia il più breve possibile. Il Green deal europeo mira a guidare l’Ue verso l’obiettivo ‘inquinamento zero’ a beneficio della salute pubblica, dell’ambiente e della neutralità climatica”.

Ed ecco il punto sul nostro Paese: “I dati disponibili per l’Italia dimostrano che sin dal 2015 il valore limite per il Pm2,5 non è stato rispettato in diverse città della valle del Po (tra cui Venezia, Padova e alcune zone nei pressi di Milano). Inoltre le misure previste dall’Italia non sono sufficienti a mantenere il periodo di superamento il più breve possibile. Il Pm10 e il Pm2,5 sono particolarmente pericolosi per la salute umana. L’esposizione al materiale particolato può influire sulla funzione polmonare e causare o aggravare malattie cardiovascolari e respiratorie, infarti cardiaci e aritmie, pregiudicare il sistema nervoso centrale, il sistema riproduttivo e provocare il cancro. Ogni anno nell’Unione europea quasi 350 000 decessi prematuri sono attribuiti solo al Pm2,5”.

Nella Pianura Padana come noto vive il 40% della popolazione italiana (oltre 23 milioni di persone) e si concentra oltre il 50% del Pil nazionale, ma al contempo esistono da decenni forti problemi d’inquinamento atmosferico: negli ultimi anni la qualità dell’aria è in miglioramento, ma ciò non toglie che circa il 95% degli europei sottoposti a sforamenti contemporanei nelle emissioni di particolato, biossido di azoto e ozono vive ancora (secondo i dati raccolti dall’Agenzia europea dell’ambiente nel suo rapporto “Air quality in Europe” del 2018) nel nord del nostro Paese. Allargando lo sguardo a tutta Italia, invece, sempre i dati dell’Agenzia (Air quality in Europe 2019) mostrano che il nostro è il primo Stato in Europa per morti premature da biossido di azoto (NO2) con circa 14.600 vittime all’anno, ha il numero più alto di decessi per ozono (3.000) e il secondo per il particolato fine PM2,5 (58.600).

Da qui la suddetta decisione della Commissione, che come da procedure di infrazione porterà avanti passo passo le richieste di intervento. https://ec.europa.eu/info/law/law-making-process/applying-eu-law/infringement-procedure_it

Va ricordato inoltre che l’attuale livello di inquinamento dell’aria è ad oggi uno dei possibili fattori di aumento della letalità della pandemia in corso, come testimoniato da un recente studio secondo il quale circa il 15% dei decessi in tutto il mondo (e in Italia) da Covid-19 potrebbe essere attribuito all’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico.

L’Italia, quindi, a differenza di quanto fatto fino ad oggi anche per altre procedure di infrazione subite in ambito ambientale, deve mettere in cima alle priorità una serie di iniziative mirate alla mitigazione dell’inquinamento atmosferico che sta diventando uno dei punti più cristici della salute dei cittadini italiani. Qualcosa si è mosso, va detto, ma siamo lontanissimi da una soluzione. Green deal significa proprio ripensare anche la mobilità e la climatizzazione degli edifici, i due principali responsabili dell’inquinamento atmosferico, insieme ad altri fattori come agricoltura, industria, etc: tutti dobbiamo impegnargi e tutti sotto una regia nazionale, che non ha più tempo da perdere.

16 giugno 2020

GianFranco Amendola : Discariche, l’Ue raccomanda di eliminarle ma qui si va nella direzione opposta

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Discariche, l’Ue raccomanda di eliminarle ma qui si va nella direzione opposta

Mentre la Ue ci raccomanda ogni giorno di eliminare le discariche di rifiuti e favorire il riciclo e il riutilizzo, il nostro governo che fa? Propone, zitto zitto, di modificare la legge (europea ed italiana) per poter fare discariche ovunque. Ma andiamo con ordine.

Nel 2019 il Parlamento ha dato delega al governo (legge 117/2019) di modificare la legge italiana oggi vigente (D. Lgs 36/2003) per adeguarla alla nuova direttiva Ue sulle discariche. Ma il governo, nello schema di decreto per il recepimento trasmesso al Parlamento, propone modifiche che nulla hanno a che vedere con la nuova direttiva, anzi vanno proprio in direzione opposta. E, come nella migliore tradizione, non lo fa nel testo, ma negli allegati (che, di solito, non legge nessuno): non solo, peraltro, si sostituiscono i due allegati oggi vigenti ma se ne aggiungono altri sei che non trovano alcun riscontro né nella direttiva né nella legge delega.

Particolarmente significativa, in proposito, appare la vicenda relativa all’obbligo di una barriera geologica tale da garantire la protezione del suolo, delle acque superficiali e, soprattutto, di quelle sotterranee, imposto dalla normativa comunitaria, la quale precisa che qualora la barriera geologica non sia sufficiente “può essere completata artificialmente e rinforzata con modalità diverse che forniscano una protezione equivalente”.

Dizione trasposta in Italia dall’allegato 1, della legge oggi vigente, secondo cui “la barriera geologica, qualora non soddisfi naturalmente le condizioni di cui sopra, può essere completata artificialmente attraverso un sistema barriera di confinamento opportunamente realizzato che fornisca una protezione equivalente”. Appare, quindi, del tutto evidente che sia la legge europea che quella italiana impongono, per poter realizzare una discarica, il requisito essenziale della esistenza di una barriera geologica naturale che, al massimo può essere rafforzata e completata da una aggiunta artificiale.....

E così si potrebbero fare discariche ovunque con rilevantissimi pericoli per l’ambiente e la salute, come, peraltro evidenziato a Roma quando, anni fa, una rottura del polder della discarica di Malagrotta provocò pericolo di inquinamento delle falde acquifere. Con buona pace del principio comunitario finalizzato, in aderenza alla gerarchia sui rifiuti, alla progressiva eliminazione delle discariche.

 su Il Fatto Quotidiano

02 novembre 2019

Can Europe Nessun combustibile fossile nel prossimo bilancio dell'UE!

Tratto da Can Europe 
Nessun combustibile fossile nel prossimo bilancio dell'UE!



Gli EU Toxic Funding Awards sono qui per mostrarti cosa stanno facendo i politici con le tue tasse. Stanno ancora aiutando l'industria dei combustibili fossili a rovinare il clima? Oppure stanno investendo in energie rinnovabili pulite ed efficienza energetica per costruire una società libera dai fossili più sicura per tutti noi?

Secondo la Commissione europea, il prossimo bilancio dell'UE sarà un bilancio per il futuro che fornirà questioni importanti per gli europei. Ma aspetta, non dovrebbe significare un budget che finanzia le soluzioni, non le cause dei cambiamenti climatici? Tuttavia, le attuali proposte legislative consentirebbero e addirittura incoraggerebbero i finanziamenti per i combustibili fossili, in particolare il gas, per gran parte del prossimo decennio.

Qual è il più tossico? Il pubblico ha deciso! Quattro dei peggiori esempi di finanziamenti tossici proposti per far parte del prossimo bilancio dell'UE sono stati classificati da un voto pubblico a novembre.

Difensori del clima o dinosauri travestiti?

Difensori,ritardatori o dinosauri ?


 Costi dell’inazione sui cambiamenti climatici