COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta Regioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Regioni. Mostra tutti i post

02 dicembre 2016

Patrizia Gentilini :Referendum e ambiente, perché la cura è peggiore del male

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Referendum e ambiente, perché la cura è peggiore del male

Patrizia Gentilini 

Risultati immagini per isde no

Si è svolta ieri mattina alla Camera una conferenza stampa indetta dall’onorevole Pino Pisicchio per mettere in luce le ricadute sull’ambiente – e di conseguenza sulla salute – delle modifiche costituzionali che il 4 dicembre andremo a votare. Il tema è indubbiamente di cruciale importanza e, almeno fino ad ora, non era emerso con il rilievo che merita. In realtà il problema non era sfuggito all’Associazione dei Medici per l’Ambiente che già nel giugno scorso con un proprio comunicato aveva espresso tutte le proprie perplessità sulla questione.
Leggi il comunicato 

In sintesi con le modifiche al Titolo V si ridisegnano i rapporti fra Stato e Regioni e viene introdotta una diversa ripartizione delle loro competenze: in pratica, le modifiche porterebbero ad un accentramento di poteri e ad una contestuale diminuzione delle autonomie locali. In particolare lo Stato accentrerà su di sé tutte le competenze in materia di energia, grandi opere, infrastrutture, togliendo voce ai territori e potrà inoltre esercitare una “clausola di supremazia” esautorando quindi le amministrazioni locali di ogni potere decisionale anche sulle materie loro riservate.
La novità non è di poco conto e fortunatamente non è sfuggita a quanti, tra cittadini, associazioni, comitati, in tutta Italia si oppongono a grandi opere, inceneritori, trivellazioni e che di recente hanno sottoscritto l’appello “territori per il No”: ridisegnare in questo modo i rapporti fra governo centrale e territori significa di fatto esautorare completamente le volontà locali e quelle delle istituzioni più vicine ai cittadini.
In realtà non è una novità se pensiamo a quanto già fatto dallo “Sblocca Italia” che impone nuovi inceneritori, elimina i vincoli territoriali per lo smaltimento dei rifiuti e ribattezza impianti insalubri di 1° classe – quali sono appunto gli inceneritori – come “impianti strategici ai fini della salute e dell’ambiente”! Già oggi molte delle principali criticità sanitarie da inquinamento ambientale sono state causate, in varie aree del Paese, dall’identificazione di impianti inquinanti come “opere strategiche di rilevanza nazionale” espropriando di fatto completamente gli enti locali di qualunque possibilità decisionale.
La riforma costituzionale proposta, in particolare con le modifiche all’art. 117, renderebbe questa possibilità strutturale, con il rischio di allargare ulteriormente il divario tra le reali esigenze dei territori e gli interessi dello Stato, spesso legati a motivazioni estranee e antitetiche alle aspirazioni e al Bene Comune delle Comunità locali.
Per noi medici è chiaro il concetto che la salute non è la semplice assenza della malattia, ma, come la definiva l’Oms già dal 1948, “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale” e siamo ben consapevoli che tale stato di benessere può realizzarsi solo in presenza di equità sociale e nel rispetto dei diritti fondamentali della persona, quali il diritto alla salute, all’istruzione, all’abitazione, al lavoro, all’autodeterminazione territoriale, nonché ad un ambiente salubre e rispettoso degli equilibri naturali.
So bene, come medico, che se la diagnosi è sbagliata è ben difficile che il malato possa ricevere la cura giusta e quindi, parafrasando il concetto, individuare nella Costituzione la causa dei guai del nostro paese è semplicemente paradossale e, mai come in questo caso, la cura sarebbe peggiore del male!
Ma tutto questo non è un caso e va ben capita la “filosofia” che ispira questa riforma: essa non è certo nata oggi ma è il risultato di un percorso avviato già con la sottoscrizione dei trattati europei e l’introduzione del pareggio di bilancio. Mettendo al primo posto infatti stabilità dei prezzi, competitività e libera circolazione di merci, capitali e forza lavoro, si è spalancata la strada a principi di incontrollato neoliberismo che subordinano i diritti fondamentali della persona alle esigenze del mercato e della finanza.
La nostra Costituzione è nata, viceversa, da un lungo e paziente lavoro di conciliazione fra diverse visioni della società che avevano però come base comune il rifiuto del liberismo e l’affermazione prioritaria della dignità della persona e dei suoi diritti fondamentali. Attuiamo piuttosto finalmente la nostra Costituzione rimettendo al centro i valori che l’hanno ispirata e respingiamo modifiche che aggraverebbero ulteriormente disuguaglianze sociali, povertà, precarietà, disastri ambientali e incertezza per il futuro.

01 febbraio 2016

Erri De Luca contro gli inceneritori: «Salute e ambiente tornino al centro del dibattito»

Tratto da umbrianews
Erri De Luca a Terni contro gli inceneritori: 

«Salute e ambiente tornino al centro del dibattito»

«La nostra è una generazione sperimentale. Stanno sperimentando quanta tossicità possiamo sopportare». 

«Polveri sottili peggiorano salute del Paese»: video


Generazione sperimentale 
«Stiamo vivendo un periodo – ha spiegato De Luca – con uno stato di  intossicazione sistematica. Non solo qui a Terni, ma anche su scala nazionale e europea. Siamo una generazione sperimentale: su di noi stanno sperimentando il livello di sopportazione che abbiamo in quanto a tossicità. Poi si prenderanno provvedimenti per le generazioni future».

Problema polveri sottili .
All’incontro erano presenti anche Nicolò Nannini, coordinatore dei Giovani comunisti, e Federico Piccirillo della commissione ambiente di Rifondazione comunista. «L’aspetto più preoccupante – ha spiegato De Luca – è la quantità di polveri sottili che non viene calcolata e che sta inquinando tutto il Paese».

Le soluzioni 
Durante l’incontro Piccirillo ha presentato una breve cronistoria sulla presenza degli inceneritori in città. Poi De Luca si è concentrato sulle possibili azioni da intraprendere da parte del cittadino. 
«E’ importante che la questione pubblica torni al centro del dibattito. I cittadini devono tornare tali e non essere solo sudditi di una azienda. Come reagire? Lavorando caso per caso facendo valere e moltiplicando le proprie ragioni.       Questa è legittima difesa».


Leggi su  Edilizia e Territorio de Il sole 24 ore

Otto nuovi inceneritori, il 4 febbraio scontro finale governo-Regioni

Massimo Frontera

Alla conferenza Stato-Regioni di giovedì sarà votato il parere definitivo allo schema di decreto che individua nuovi impianti di incenerimento dei rifiuti


22 gennaio 2016

Greenpeace :Nuovi inceneritori, le Regioni fermino lo Sblocca Italia

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Nuovi inceneritori, le Regioni fermino lo Sblocca Italia

Il famigerato “Sblocca Italia” non smette di riservare spiacevoli (e dannose) sorprese per l’ambiente. Alle trivelle si aggiungono ora infatti anche gli inceneritori.
La nuova bozza di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) attuativo dell’art. 35 della Legge 164/2014, discussa mercoledì 20 gennaio dalla Conferenza Stato-Regioni, prevede la costruzione di nuovi inceneritori e il potenziamento di altri impianti già funzionant in alcune Regioni italiane.
Insieme ad altre associazioni e movimenti (Zero Waste Italy, Legambiente, Fare Verde e Wwf), Greenpeace nei giorni scorsi ha criticato aspramente questa bozza di decreto, dato che parte da un assunto grottesco quanto irricevibile: il pretrattamento dei rifiuti (la procedura che permette di differenziare ulteriormente i rifiuti) viene infatti scoraggiato a favore dell’incenerimento. Ovviamente, non c’è niente di più sbagliato.
inceneritori 640
La proposta del ministro Galletti, inoltre, non tiene conto del fatto che i trend di raccolta differenziata in Italia sono in crescita e che, a livello comunitario, vengono approvate normative che vanno esattamente in direzione opposta rispetto alla strada intrapresa dall’Italia.
L’approvazione del decreto nella forma attuale avrebbe infatti delle drammatiche conseguenze, generando in futuro una paradossale situazione per cui in alcune Regioni si dovrebbe fermare la raccolta differenziata, pur di garantire materiale da bruciare ai nuovi inceneritori.
Un paradosso ancora più grande se si considera che il “Collegato ambientale” approvato di recente prevede interventi che vanno in direzione contraria: economia circolare, promozione del compostaggio e ritorno al vuoto a rendere.
Come spesso avviene con il governo Renzi in materia ambientale, ci troviamo dunque in una situazione in cui la confusione regna sovrana. Non tutto è ancora perduto, però. C’è ancora la speranza che il decreto subisca delle modifiche sostanziali e che le Regioni italiane si oppongano a questo nuovo scempio amministrativo. Proprio le stesse Regioni (ben quindici) che ieri hanno cambiato la propria opinione rispetto ai mesi scorsi, dando un primo parere positivo alla bozza durante la Conferenza Stato-Regioni, pur richiedendo l’inserimento di alcuni emendamenti.
Perché questa netta inversione di tendenza? Ieri solo Umbria, Abruzzo, Molise, Lombardia e Marche hanno confermato un secco NO alla nuova bozza, a differenza delle altre 15 Regioni che, per l’appunto, hanno invece espresso parere favorevole.
Greenpeace sostiene con fermezza la posizione delle cinque Regioni contrarie ai piani del governo in questa materia, perché non c’è niente di “strategico” nel bruciare rifiuti.
Probabilmente il prossimo 29 gennaio si terrà una nuova sessione della Conferenza Stato-Regioni, in cui verrà nuovamente discussa la bozza di Dpcm. Chiediamo con forza al ministro Galletti di ripensarci, e confidiamo che l’ultimo baluardo istituzionale rimasto, le Regioni, si compattino nuovamente in vista della prossima discussione sul decreto, per far sì che questo nuovo abominio istituzionale venga bocciato.

09 luglio 2012

Quinto Conto Energia, ovvero il trionfo del compromesso.Il testo definitivo....

Quinto Conto Energia, ovvero il trionfo del compromesso.

Il testo del decreto del Quinto Conto Energia è frutto di una serie di compromessi: accontenta, perciò, i politici, ma scontenterà gli operatori

medium_6093701123.jpgL'emanazione di un decreto interministeriale è un atto politico.


La redazione del testo è ad opera dei cosiddetti Tecnici, ma la decisione finale spetta, ovviamente, ai Ministri.
E', quindi, una decisione politica.
E' la politica che interviene ancora una volta ad imporre le proprie regole al mondo reale, il mondo dei prodotti e dei servizi.
E' sempre così.
E lo è stato anche stavolta, con il Decreto del Quinto Conto Energia.
Il problema, però, è che, spesso, il compromesso politico provoca più danni nel mondo reale rispetto alla situazione preesistente.
Veniamo al Quinto Conto Energia.
Obbligo di iscrizione al registro.
Passera voleva un limite di 12 kW, Clini chiedeva 20 kW.
Il compromesso è stato 12 kW, con la concessione, per gli impianti da 12 a 20 kW, di accedere direttamente alle tariffe, rinunciando ad un 20% dell'incentivo.
Risultato: scoraggiare la generazione distribuita.
Le Regioni avevano avanzato una serie di richieste di modifiche, definendole come imprescindibili.
Quali richieste sono state accolte?
Gli impianti fotovoltaici realizzati su edifici e terreni della Pubblica Amministrazione non saranno soggetti all'obbligo di iscrizione al registro.
Non solo.
Per questa categoria di impianti, il Quinto Conto Energia scatterà dopo il 31 dicembre 2012.
Perché questa disparità di trattamento tra impianti pubblici e privati?.....


 

  

Leggi su Eco dalle città

Quinto conto energia: il testo definitivo e tutti i dettagli sui nuovi incentivi al fotovoltaico


Pubblicata la versione finale del provvedimento sugli incentivi al fotovoltaico. Ecco cosa cambia in materia di tariffe, burocrazia e tetti di spesa. Il testo del decreto da scaricare Leggi il testo  integrale



02 febbraio 2011

Il nuovo piano sanitario del governo italiano2)Per le centrali nucleari serve il parere delle Regioni


Governo Italiano

Tratto da "Il Governo informa"

Il Nuovo Piano Sanitario per gli anni 2011-2013

Presentazione

Il Piano Sanitario Nazionale (PSN) 2011-2013 approvato, su proposta del Ministro della salute, dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 21 gennaio 2010, è basato sui principi di responsabilità pubblica per la tutela del diritto di salute della comunità e della persona; di universalità, di eguaglianza e di equità d’accesso alle prestazioni; di libertà di scelta; di informazione e di partecipazione dei cittadini; di gratuità delle cure nei limiti stabiliti dalla legge, di globalità della copertura assistenziale come definito dai livelli essenziali di assistenza (LEA)

Il Piano evidenzia come macro obiettivo del Servizio Sanitario Nazionale la promozione del “benessere e della salute dei cittadini e delle comunità”, nella consapevolezza che “la vera ricchezza del sistema sanitario è la salute dei cittadini”.

Esso si basa dunque sui principi di:

  • responsabilità pubblica per la tutela del diritto di salute della comunità e della persona;
  • eguaglianza ed equità d’accesso alle prestazioni;
  • libertà di scelta;
  • informazione e partecipazione dei cittadini;
  • gratuità delle cure nei limiti stabiliti dalla legge;
  • globalità della copertura assistenziale come definito dai livelli essenziali di assistenza (LEA).
  • Consulta:

Leggi l'articolo integrale

___________________________

Tratto da Zeroemissioni
Nucleare, via libera alle centrali? “Serve prima il parere delle Regioni”
A rilanciare il ruolo degli enti locali è la Corte costituzionale dichiarando “l’illegittimità costituzionale” dell'articolo 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31 che disciplina l’autorizzazione degli impianti ad energia nucleare
L’articolo 4, del decreto legislativo 31 del 15 febbraio 2010sulla “Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi”, riguarda in particolare l' "autorizzazione degli impianti nucleari" e stabilisce che:

“La costruzione e l'esercizio degli impianti nucleari sono considerate attività di preminente interesse statale e come tali soggette ad autorizzazione unica che viene rilasciata, su istanza dell'operatore e previa intesa con la Conferenza unificata, con decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, secondo quanto previsto nel presente decreto legislativo”. Per la Consulta però non è sufficiente per dare il via libera alle centrali. Manca un passaggio importante che, guarda caso, è sfuggito al governo. Quale?

Secondo i giudici costituzionali, l’articolo fa difetto “nella parte in cui non prevede che la Regione interessata, anteriormente all'intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere in ordine al rilascio dell'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio degli impianti nucleari”. Chiaro, dunque: non basta l’intesa con la Conferenza unificata, che è la sede congiunta della Conferenza Stato-Regioni e della Conferenza Stato-Città ed autonomie locali, ma occorre prima acquisire il “parere” della Regione nella quale verrà realizzato l'impianto. Siccome la norma in questione “non lo prevede”, la Corte Costituzionale ne ha dichiarato “l'illegittimità costituzionale”. La sentenza.

28 marzo 2010

2009/03/28Buonsenso Day /"Speciale Elezioni:Governi da Rieducare " Di Antonia Briuglia

Dopo il No Berluscony Day, Il No Lega Day, il No Mafia Day, il No Acqua Privata Day, il No Ponte Day, il No Tav Day, il VDay, il No Tax Day, il No Nuke Day, il No… Day… è giunto il momento di lanciare il

Buonsenso Day

Porteremo a Roma, in una piazza grande abbastanza, le idee, i fatti, le passioni, i progetti, le realizzazioni, che centinaia di sindaci, di assessori, di cittadini, di associazioni, stanno già sperimentanto e consolidando a livello locale, esperienze di cambiamento virtuose. Nate dal basso. Spinte dal basso. Amate dal basso.

Senza auto blu o scorte al seguito, partiremo dai nostri comuni e arriveremo nella Capitale per mostrare e regalare ai governanti e opposizionanti, la nostra semplice enciclopedia politica e la nostra umile valigia degli attrezzi, affinchè ne possano prendere conoscenza e valutarne l’utilizzo migliore per il bene dell’Italia.

Una zolla di terra fertile, una brocca di acqua del rubinetto, un impianto fotovoltaico, un forno solare, una bicicletta, un kit per la raccolta differenziata, un distributore di detersivi alla spina, un mercatino dei contadini (compresi i contadini), un software per lo scambio ed il baratto.

Ovviamente, tale presente non sarà disinteressato. Anzi…

Perchè lorsignori non potranno certo prendere tra le mani la terra della Pianura Padana o della Campania Felix, condividere l’emozione di tenere tra le dita la sostanza che da vita, e poi continuare a cementificare il paese e ad espandere le metastasi del consumo di territorio, a condonare abusi e violenze al paesaggio, ad aggravare il dissesto idrogeologico.

Perchè lorsignori non potranno certo bere la nostra acqua pubblica del rubinetto e poi perseverare nella privatizzazione di questo bene comune, sottraendolo dalle mani dei comuni e quindi dei cittadini, per metterlo nelle mani di multinazionali, che rispondono solo alle regole del mercato e talvolta neanche a quelle e che sono mosse solo ed esclusivamente dal profitto.

Perchè lorsignori non potranno certo compiacersi dei nostri impianti fotovoltaici, dei nostri sistemi di illuminazione a LED e poi inseguire ancora la follia del ritorno all’energia nucleare.

Perchè dopo aver inforcato le nostre biciclette ed essersi fatti un giro per Piazza Montecitorio, non potranno certo continuare a progettare tunnel, ponti, autostrade e grandi opere, che servono molto a muovere miliardi di euro e poco a risolvere con intelligenza e senso della misura i problemi di mobilità delle persone.

Perchè dopo aver sperimentato la semplicità, l’economicità e l’efficienza della raccolta differenziata porta a porta, vedendo con i loro occhi che la strategia rifiuti zero è possibile, non potranno ostinarsi con la costruzione di inceneritori, aggravando la già compromessa qualità dell’aria, causa di morte e malattia per migliaia di bambini, adulti e anziani.

Perchè dopo aver fatto una spesa con prodotti bio e a km zero per l’intera settimana parlamentare, non potranno proseguire con la insana politica pro OGM e con l’altrettanto insana adesione al modello consumistico basato su centri commerciali, outlets e grande distrubuzione.

Perchè dopo aver visto, toccato, odorato, gustato e sentito, le buone prassi che gli proporremo, se sono politici seri e se davvero vogliono perseguire il progresso e il benessere della nazione, non potranno non sottoscrivere una dichiarazione di sottomissione alle semplici regole del Buon Senso.

BUONSENSO DAY

PROSSIMAMENTE… A ROMA

ADERISCI E DIVENTA PROMOTORE, SCRIVI A: buonsensoday@gmail__________________________________________________________

Tratto da Trucioli Savonesi

Speciale Elezioni:Governi da Rieducare

Di Antonia Briuglia

.......Come insegnante di scuola superiore voglio prendere proprio spunto dalle ultime indicazioni che il Ministero alla Pubblica Istruzione e il Ministero dell’Ambiente hanno dato negli indirizzi riguardanti l’insegnamento di una materia specifica e nuova chiamata: “Cittadinanza e costituzione” dove s’inquadra in maniera forte, l’esigenza di affrontare in modo più sistematico l’interazione tra scuola, ambiente e legalità.

Sfida coraggiosa e meritevole perché, soprattutto chi insegna è consapevole che, è dalla più tenera età che valori così importanti vengono facilmente assimilati se correttamente insegnati.

La sfida diventa poi ancora più coraggiosa soprattutto in un Paese, dove si fa sempre più fatica a riconoscere il senso civico e l’attestazione di quei valori in una classe politica che, giorno dopo giorno, non fa fatica a dare segni in direzione contraria.....

Lungi dal qualunquismo, ritengo che sarebbe auspicabile “rieducare” la nostra classe politica e, cominciando proprio dalle nostre Regioni, scegliessimo bene le persone.


Se invece parliamo di educazione alla legalità, all’ambiente e allo sviluppo sostenibile, obbiettivi condivisi negli indirizzi scolastici dei due Ministeri, è ancora peggio.

Analizzando le convinte indicazioni dei saperi del Ministero della Pubblica Istruzione e a quello dell’ Ambiente, ci chiediamo quali competenze e sensibilità abbia dimostrato la nostra classe politica nei confronti delle problematiche legate all’inquinamento atmosferico, idrico e del dissesto idrogeologico del territorio ?

Quanti amministratori si siano spesi in politiche di abbattimento e riduzione dei gas di scarico che non siano le sporadiche e inutili soste domenicali? Quanti abbiano lavorato per un più serio ed efficace controllo delle emissioni nocive di polveri sottili?

Quanti abbiano avvertito il problema dell’inquinamento del mare dovuto ai metalli delle produzioni industriali e quanti si siano battuti contro la cementificazione delle nostre coste e abbiano lavorato per una legislazione territoriale in difesa del patrimonio ambientale, culturale e paesaggistico del territorio?

Se dobbiamo partire proprio dal giudizio dell’operato del Ministero dell’Ambiente, non possiamo certo essere soddisfatti in Provincia di Savona. Quest’ultimo, mentre da una parte detta gli indirizzi e i contenuti della nuova disciplina scolastica di carattere ambientale, ignorando le decisioni delle Amministrazioni locali, approva l’ampliamento della centrale a carbone di Vado, costringendo le stesse amministrazioni locali e regionali a promuovere ricorsi al TAR.

Che cosa deve pensare un cittadino che vive giornalmente una realtà, così critica dal punto di vista ambientale e che si trova direttamente coinvolto nella drammatica conflittualità tra i diversi soggetti istituzionali come: il Ministero dell’Ambiente, la Regione e il Comune?


Istituzioni contro Istituzioni.

In tema di produzione energetica, quale riflessione fare il cittadino di una Regione e in particolare di una Provincia, che produce più energia di quella che consuma e che nei piani del Ministro dello sviluppo e delle infrastrutture deve aumentare la sua produzione per un ipotetico e indefinibile disegno di sviluppo industriale che ha confini esterni a quelli strettamente regionali?

La domanda di energia in Italia è coperta da anni per circa il 42,6% da prodotti petroliferi, per il 36% da gas, per il 7,4% da fonti rinnovabili e questo la dice lunga sulle scelte di sviluppo tecnologico dei nostri Amministratori

Nel nostro Paese le ripercussioni ambientali dei processi energetici riguardano prima di tutto le emissioni di gas serra, in particolare anidride carbonica (CO2), e le emissioni di sostanze inquinanti per l’ambiente e tossiche per l’essere umano che i cittadini di Vado e dintorni pagano giornalmente sulla loro pelle.

Per quanto riguarda l’anidride carbonica, questa si sviluppa principalmente dai processi di combustione dei combustibili fossili come il carbone utilizzato proprio per il funzionamento delle centrali di produzione di energia come quella della Tirreno Power.

Tutti sanno ormai che una centrale termoelettrica alimentata con carbone di 330 MW di potenza produce circa 1.65 milioni di tonnellate l’anno di emissioni di CO2.(tutti dati del Ministero dell’Ambiente)

Le emissioni di CO2 del sistema energetico italiano sono state nel 2007 di 553 di tonnellate l’anno e quella di Vado Ligure ha contribuito ampiamente a questo triste primato.

Forse le indicazioni didattiche e i contenuti della proposta scolastica del Ministero dell’ambiente dovrebbero essere prima recepite dallo stesso Ministero e dal Ministero dello Sviluppo per poi essere d’esempio agli studenti.

Le ultime scelte sul nucleare del Ministro Scajola devono, infine, farci ulteriormente riflettere sulle logiche adottate in tema d’inquinamento , di innovazione nella produzione energetica e di rispetto della salute umana in controtendenza con quelle del resto d’Europa e della mancanza di trasparenza delle stesse visto la mancata comunicazione dei siti scelti per le eventuali centrali nucleari in Italia.

Giudichiamo le azioni e i comportamenti e votiamo gli uomini e le donne che riteniamo più credibili.

Scegliamo coloro che riteniamo idonei a ricostruire il senso della legalità e lo sviluppo di un’etica e di un senso di responsabilità che oggi più che mai sentiamo irrinunciabili.

Scegliamo in modo consapevole e diamo un segnale in controtendenza che testimoni un’analisi e una riflessione e non la superficialità o peggio la connivenza del cittadino che “mugugna” ma che poi tollera l’incompetenza, l’incoerenza e la mancanza di etica.

La responsabilità del voto deve essere riproposta anche alle nuove generazioni che si presentano già disilluse a questo appuntamento.

Non si può e non si deve proprio in questo momento, rinunciare a pensare.

Fare in modo che il nostro disimpegno verso le idee e verso la richiesta di un miglioramento diventi la strada più facile per delegare agli altri.

Non si può rinunciare a un diritto garantito proprio dalla Costituzione, a un’occasione di partecipazione attiva e democratica, proprio quando nello stesso tempo si può utilizzare questo momento per chiedere la rieducazione della nostra classe politica, scegliendo le persone che riteniamo adatte allo scopo.

La voglia di legalità, di giustizia, di rispetto verso le Istituzioni, di etica nel comportamento insieme all’esigenza di politiche di sviluppo durevole e sostenibile devono essere interessi fondamentali per una collettività.

I tentativi di censura dell’informazione non dovranno dare i risultati sperati, rieduchiamoci alla democrazia!

ANTONIA BRIUGLIA

Leggi l'articolo integrale