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08 marzo 2012

L’indagine di Rovigo relativa ai danni ambientali causati dalla centrale di Porto Tolle


Tratto da Il Corriereweb.net
L’indagine di Rovigo per i danni ambientali causati dalla centrale di Porto Tolle
Le indagini su Scaroni e Tatò e altri 8 dirigenti Enel per omissioni dolose di cautele di settembre, hanno portato al rinvio a giudizio per l’inquinamento causato dalla centrale Enel di Porto Tolle a inizio febbraio. L'ultima fase dell'inchiesta è partita a settembre 2011 a cura della Procura di Rovigo, coinvolgendo nomi illustri del top management italiano: da Paolo Scaroni, ex amministratore delegato Enel a Fulvio Conti, difeso per l’occasione dal sindaco- avvocato Giuliano Pisapia, passando per  gli ex dirigenti e funzionari Enel Francesco Luigi Tatò , Leonardo Arrighi, Antonino Craparotta, Giuseppe Antonio Potestio, Alfredo Inesi e Sandro Fontecedro
Secondo l’accusa portata avanti dal sostituto procuratore di Rovigo Manuela Fasolato esistono i presupposti per denunciare la presunta mancata adozione di cautele prescritte dalla legge e, più specificatamente, l’articolo 437 del codice penale, riguardo alla gestione della centrale Polesine Camerini di Porto Tolle, in provincia di Rovigo. Nel mirino della magistratura, l’attività dell’impianto al confine con l’Emilia Romagna negli anni in cui era ancora alimentato ad olio combustibile, inquinando l’area del Delta del Po e generando un elevato numero di emissioni inquinanti. Secondo le tesi sostenute dalla procura, inoltre, l'Enel per poter produrre prima con combustibili ad alto tenore di zolfo, poi a medio e basso tenore di zolfo, è spesso dovuta ricorrere a deroghe governative per evitare lo "sforamento" dei limiti di emissione stabilito dall'Unione europea nel 1988 e nel 1990.

A inizio febbraio Alessandra Testoni, il giudice per l’udienza preliminare di Rovigo, ha rinviato a giudizio ben dieci persone tra i dirigenti e tecnici dell’Enel coinvolti dall’accusa. Nella richiesta di rinvio a giudizio si precisa infatti che gli indagati hanno omesso di collocare e far collocare impianti e apparecchi destinati a prevenire disastri e/o infortuni sul lavoro per il pericolo dell’insorgenza o nell’aggravamento di malattie respiratorie a causa dell’inalazione e ingestione di sostanze inquinanti come il So2, Nox, polveri, particolato, metalli tra cui vanadio, emesse in atmosfera dal 1998 al 31.12.2004 in ingenti quantità dalla centrale termoelettrica di Porto Tolle.

L’inchiesta è supportata da uno studio commissionato dalla procura di Rovigo agli esperti Paolo Crosignani e Teresa Magnani che hanno analizzato gli effetti sulla salute nella popolazione dei comuni limitrofi alla centrale di Porto Tolle.
Lo studio ha messo in luce profili di rischio per la popolazione considerevoli, specialmente in relazione ad alcuni indicatori biologici strettamente correlati con l’attività della centrale, denotando un incremento di ricoveri ospedalieri per patologie respiratorie che hanno interessato soprattutto la fascia di età tra i 0 e i 14 anni.

Le associazioni ambientaliste si sono scagliate a più riprese contro la centrale di Porto Tolle. Greenpeace, Legambiente e WWF si sono costituiti parte civile nel processo contro i dirigenti Enel denunciando gravi danni sanitari e ambientali dovuti alle emissioni inquinanti della centrale termoelettrica a olio combustibile di Porto Tolle. Come si legge nel comunicato stampa di Greenpeace, apparso nei giorni del grande freddo, in cui l’emergenza gas aveva allarmato non poco la politica energetica del Paese: la centrale Enel di Porto Tolle è stata gestita in modo illegale con conseguenze ambientali e sanitarie gravi, ed è per questo che ci appare invece sconsiderata la volontà di riattivare questa centrale altamente inquinante per fronteggiare l’emergenza energetica di questi giorni. La gestione miope e conservativa della risorse energetiche di cui il Paese dispone e che importa non può determinare la riattivazione di un impianto estremamente dannoso, sul quale sono in corso procedimenti penali della massima gravità”.


Le associazioni ricordano anche il progetto di conversione a carbone della centrale in questione, bocciato dal Consiglio di Stato, che, se andasse a buon fine sarebbe capace di emettere solo nel primo anno 10 milioni di tonnellate di anidride carbonica – che rappresentano quattro volte le emissioni della città di Milano -, insieme a ben 2800 tonnellate di ossidi di azoto (equivalente alle emissioni di 3,5 milioni di nuovi veicoli) e altre 3700 tonnellate di ossidi di zolfo, superando i livelli raggiunti da tutte le auto circolante in Italia.

La riattivazione della centrale è un tema che assume toni paradossali quando si parla di
“centrale a costo zero” o dello stoccaggio del Porto Tolle project dell’ENEL.
Il direttore generale dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) Stefano Laporta, ha infatti ammonito gli operatori che parlano di centrale a costo zero, commettendo l’eterno errore di non conteggiare il danno ambientale (anche in termini economici) che questa centrale comporta.....

23 novembre 2011

1)PORTO TOLLE:«Più bimbi malati per la centrale 2) L'assesoreBriano: “Verso il completamento dell’intesa....“L’obiettivo è di chiudere l’intesa entro dicembre ".»

Tratto da "La nuova Ferrara"

«Più bimbi malati per la centrale»

La procura accusa l’Enel per Porto Tolle: oggi udienza preliminare, chiesto il processo per 10 dirigenti



di DANIELE PREDIERI
I bambini del Delta del Po si ammalavano di più e più spesso per patologie all’apparato respiratorio. Perché inalavano e ingerivano più sostanze inquinanti, quelle sputate dai camini della centrale di Porto Tolle. 
Per questo motivo, l’impianto è di nuovo sotto accusa, da stamane, a Rovigo. La procura ha infatti chiesto il processo contro 10 persone (vertici e funzionari di Enel e i direttori della centrale, succeduti tra il 1998 e il 2009) per aver omesso di attenuare e abbattere quelle sostanze inquinanti
Sarà il gup di Rovigo a decidere sull’atto d’accusa del pm Manuela Fasolato nell’udienza preliminare in cui si dibatterà dell’aggravamento di quelle malattie respiratorie riscontrate nei bambini del Delta del Po, dovute, secondo una nuova ricerca agli atti come prova principale d’accusa, alle emissioni inquinanti della centrale.

Francesco Tatò, Paolo Scaroni, Fulvio Conti come amministratori delegati Enel dal ’98 al 2009; Giuseppe Potestio, Antonino Craparotta, Leonardo Arrighi , Sandro Fontecedro e Alfredo Inesi, responsabili produzione Enel nei periodi di loro competenza e infine Carlo Zanatta e Renzo Busatto, succeduti alla direzione della centrale di Porto Tolle, sono accusati di «omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro». Secondo la procura di Rovigo avrebbero «omesso di collocare e far collocare impianti ed apparecchi destinati a prevenire disastri e/o infortuni sul lavoro». 
Una dicitura tecnica usata nella contestazione del reato che si traduce, secondo la procura, nel non aver voluto abbattere, consapevolmente, emissioni inquinanti che hanno aggravato malattie respiratorie. La centrale di Porto Tolle non venne «ambientalizzata», perchè secondo l’accusa non vennero installati quegli strumenti per attenuare quantomeno emissioni sputate fuori dai camini della centrale e respirate dai bambini della zona. 


Nei piccoli tra 0-14 anni, residenti nei comuni di Goro, Mesola, Corbola, Porto Tolle, Rosolina, Taglio di Po, Porto Viro, Ariano nel Polesine, Loreo, vi è stata insorgenza di patologie respiratorie quali sinusite, faringite, tonsillite, laringite e tracheite, infezioni acute, bronchiti, malattie croniche di tonsilli e adenoidi, malattie polmonari ostruttive e altre per cui è stato registrato e accertato - secondo l’accusa - un aumento dei ricoveri ospedalieri. Nel capo d’accusa formulato dal pm Fasolato si spiega che dal 1998 al 2002 è stato calcolato un aumento dei ricoveri dell’11% tra i bambini di quesi comuni, secondo una verifica sull’esposizione al vanadio effettuata su 674 ricoveri, pari a 76 ricoveri evitabili su quelli osservati. Nel dettaglio si parla di aumento del 16.34% nei ricoveri dei maschi (61 ricoveri evitabili su 376 osservati) e nel 9% da esposizione al So2 solfati e altre sostanze inquinanti pari a 60 ricoveri su 674 osservati.
I massimi dirigenti e funzionari Enel continuarono però, secondo l’accusa, ad omettere l’abbattimento degli inquinanti, deteriorando l’ambiente chiedendo riconversione della centrale prima con orimulsion, poi col carbone: «richieste - scrive la pm Fasolato - che sottostimavano l’impatto sul territorio di tali conversioni con l’uso di questi combustibili rispetto ad altri alternativi come gas o ad olio combustibile a basso tenore di zolfo».
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Tratto da IVG

 Ristrutturazione Tirreno Power, l’assessore Briano: “Verso il completamento dell’intesa, con garanzie ambientali importanti”.

 

Regione. L’intesa tra Tirreno Power e Regione sulla ristrutturazione della centrale termoelettrica vadese si avvia alla pattuizione
Spiega l’assessore regionale all’ambiente Renata Briano: “Siamo impegnati con la giunta insieme agli uffici ad elaborare il testo dell’accordo tra Regione e azienda. 


E’ chiaro che da un punto di vista ambientale la situazione attuale diventa sempre più insostenibile.  
Occorre procede immediatamente per ottenere i miglioramenti. Per noi è imprescindibile l’ottenimento dell’AIA, sulla quale siamo impegnati con il Ministero dell’Ambiente ad andare avanti”...

 


“L’obiettivo è di chiudere l’intesa entro dicembre – osserva l’assessore Briano – anche se c’è da considerare la partecipazione degli altri soggetti alla trattativa, ma la finalità della Regione è concludere entro l’anno l’accordo”.
I sindaci di Vado e Quiliano, contrari al progetto, proseguono intanto sul terreno legale, integrando la documentazione con lo studio (effettuato dalla società Terra di San Donà di Piave) sulla documentazione tecnica relativa alla centrale.
 In particolare lo studio commissionato dai due Comuni evidenzia la necessità di pianificare una campagna di monitoraggio mobile della qualità dell’aria “per verificare la situazione ante operam dell’impatto degli impianti”.

“Ho incontrato i rappresentanti istuzionali di Vado e Quiliano, con la loro nota posizione. 
Noi comunque come Regione, per il nostro ruolo, dovremo andare avanti con i nostri passi” sottolinea l’assessore regionale Briano.
Leggi l'articolo integrale su   IVG

 Considerazione di UNITI PER LA SALUTE


Dalla nostra lettera aperta del 16 luglio a cui non abbiamo ancora ricevuto pubbliche risposte 
LETTERA APERTA DI UNITI PER LA SALUTE ALLA BRIANO  E  A BURLANDO

Lei Assessore afferma:" i lavori partiranno senza ritardi … anche perché aspettare un’indagine per poter aprire i cantieri…”
  
Se l’indagine epidemiologica è prescritta prima dell’inizio dei lavori, la si ottempera punto e basta: credevamo che l’interpretazione, come dire, “elastica” delle norme e l’applicazione delle stesse “ad aziendam” appartenessero ad altre culture…
E per quanto riguarda l’AIA  per i  vecchi

gruppi a carbone che, ricordiamo attediamo da

 almeno quattro anni........ 
Chi ha la responsabilità di averli

fatti funzionare così fino ad oggi? 
  
 Alla prevedibile risposta che sarebbe compito del Ministero,obiettiamo che i sindaci hanno più e più volte sollecitato l’AIA e quindi
 
Vi  richiediamo formalmente :
come Amministratori Regionali che cosa avete fatto in questo senso per pretendere quanto dovuto per la tutela della salute dei cittadini?
Quali passi formali avete prodotto affinchè i vecchi gruppi fossero adeguati secondo legge?
Quali provvedimenti avete preso ,in tutti questi anni ,per ovviare a questa situazione quando apprendiamo dalle vostre stesse parole di" gruppi molto inquinanti… danno ambientale colossale “?

06 settembre 2011

DA Il FATTO QUOTIDIANO:Centrale Enel di Porto Tolle, indagato Scaroni “Non ha tutelato la salute dei lavoratori”




Tratto da Il Fatto Quotidiano
Centrale Enel di Porto Tolle, indagato Scaroni “Non ha tutelato la salute dei lavoratori”

L'ex amministratore delegato dell'azienda energetica in concorso con altri dirigenti è accusato dalla procura di Rovigo di "omissioni dolose di cautele". Tra gli indagati anche Fulvio Conti

Nuovi guai, e stavolta belli grossi, per Enel e il suo ex amministratore delegato Paolo Scaroni. Il numero uno del colosso energetico, infatti, è finito sotto inchiesta in Veneto per presunte “omissioni dolose di cautele” legate alla centrale Polesine Camerini di Porto Tolle, in provincia di Rovigo. Nel mirino della magistratura, l’ attività dell’impianto al confine con l’Emilia Romagna negli anni in cui era ancora alimentato ad olio combustibile. Con Scaroni, a novembre, dovranno presentarsi in aula altre nove persone tra vertici di Enel, ex funzionari e dirigenti.

Spicca, tra questi, il nome di Fulvio Conti, amministratore delegato di Enel spa all’epoca dei fatti contestati (dal 1998 al 2002), difeso per l’occasione dal sindaco- avvocato Giuliano Pisapia. Nella richiesta di rinvio a giudizio, per il nuovissimo filone della maxi inchiesta
aperta dal sostituto procuratore di Rovigo Manuela Fasolato, viene contestata, in sintesi, la presunta mancata adozione di cautele prescritte dalla legge e, più specificatamente, l’articolo 437 del codice penale.

Il processo è stato chiesto, oltre che per Scaroni, per gli ex funzionari e dirigenti di Enel Leonardo Arrighi, 59 anni di Pisa; Antonino Craparotta, 65 anni, di Udine; Giuseppe Antonio Potestio, 72 anni, di Perugia; Alfredo Inesi, 72 anni, di Roma e Sandro Fontecedro, 67 anni, di Tarquinia. E ancora: gli ex direttori dell’impianto nel Delta del Po Renzo Busatto, 56 anni di Mogliano Veneto e Carlo Zanatta, 65 anni, di Treviso; Fulvio Conti, 64 anni, amministratore delegato di Enel e l’ex Francesco Luigi Tatò, 79 anni.
Gli indagati “omettevano di collocare e far collocare – si legge nella richiesta di rinvio a giudizio – impianti e apparecchi destinati a prevenire disastri e/o infortuni sul lavoro consistiti nel pericolo dell’insorgenza o nell’aggravamento di malattie respiratorie (…) nonché di bronco reattività aspecifica, asma e rinite allergica, e malattie cardiovascolari, in dipendenza dell’ inalazione e ingestione di sostanze inquinanti”. Tra queste sostanze spiccano “So2, Nox, polveri, particolato, metalli tra cui vanadio, emesse in atmosfera dal 1998 al 31.12.2004 in ingenti quantità dalla centrale termoelettrica di Porto Tolle”.

Le malattie respiratorie e cardiovascolari sono finite sotto la lente di ingrandimento del professor Paolo Crosignani e della dottoressa Teresa Magnani, consulenti che hanno analizzato i possibili effetti sanitari nella popolazione dei Comuni entro un raggio di circa 30 chilometri dall’ impianto: Porto Tolle, Porto Viro, Ariano nel Polesine, Taglio di Po e Rosolina, in provincia di Rovigo, e Mesola, in provincia di Ferrara. I consulenti hanno usato “uno studio epidemiologico osservazionale” contenuto in una relazione di consulenza tecnica dello scorso 3 maggio. Questo, per rispondere ad un quesito del magistrato che ha portato i consulenti alla considerazione, a dir poco chiara, contenuta nel capitolo conclusivo.

“Lo studio – si legge – ha messo in luce profili di rischio per la popolazione degni di nota, specialmente in relazione ad alcuni indicatori biologici strettamente correlati con l’ attività della centrale (…) Come nei biomonitoraggi condotti nelle precedenti Ctu, in cui si erano registrati sintomi a carico della componente della flora più sensibile ed esposta alle immissioni della centrale di Porto Tolle- riduzione di biodiversità, bioaccumulo abnorme di vanadio e nichel così anche gli effetti avversi alla salute evidenziati nel presente studio hanno riguardato la componente maggiormente esposta e sensibile della popolazione umana, quella dei bambini”.

Resta, infine, il fatto che le “conseguenze di tipo sanitario, registrate in termini di incremento di ricoveri ospedalieri per patologie respiratorie, hanno interessato i bambini residenti nelle aree di maggior impatto della centrale; le percentuali di aumento dei ricoveri, rispetto alla popolazione di bambini non o meno esposti alle immissioni della Cte (centrale termoelettrica, ndr) sebbene non particolarmente alte (intorno al 10-15%) non possono tuttavia ritenersi trascurabili”. La consulenza, che prende in esame anche le patologie sui minori dagli 0 ai 14 anni, ha dato dunque una svolta notevole all’inchiesta che porterà il prossimo 22 novembre alla celebrazione dell’ udienza preliminare per Scaroni e gli altri vertici di Enel. Che dovranno rispondere di aver continuato “ad omettere la collocazione di impianti nella centrale destinati a prevenire disastri e infortuni conseguenti alle emissioni di sostanze inquinanti comportanti il pericolo dell’insorgenza o dell’aggravamento di malattie respiratorie e deterioramento dell’ambiente circostante, decidendo di chiedere la riconversione della centrale a carbone”.
Parti offese nel procedimento, oltre al battagliero Comitato Cittadini liberi di Porto Tolle difeso dall’avvocato Matteo Ceruti del foro di Rovigo, anche i Comuni le Province e le Regioni interessante – Veneto ed Emilia Romagna – l’Ente Parco Delta del Po (avvocato Luigi Migliorini) per la parte veneta, l’Ente Parco Emilia Romagna, il Ministero dell’Ambiente e il Ministero della Salute. Intanto, continua l’indagine sull’altro filone di inchiesta, sempre legato alla centrale Enel, incentrato su presunti illeciti che avrebbero accompagnato l’iter di valutazione del progetto a carbone da parte delle commissioni Via regionale e nazionale. ...Leggi l'articolo integrale

24 giugno 2011

1)Napoli: spunta una inchiesta per ‘epidemia colposa’2)Ambiente: inquinamento da diossina Ilva Taranto, incarico a 3 epidemiologi

Tratto da La Voce dell'Emergenza

Napoli: spunta una inchiesta per ‘epidemia colposa’

Aperto fascicolo dal pool ecologia: non ci sono indagati.

Presupposto: la prevedibilità degli eventi verificatisi in questi giorni

Non si contano le inchieste condotte dalla Procura della Repubblica di Napoli sulla lunga emergenza rifiuti. A tutte se ne aggiunge un’altra: un fascicolo infatti è stato aperto questa settimana. Lo apprende il VELINO da fonte autorevole. Ipotesi di reato, epidemia colposa e omissione in atti d’ufficio.

Su quest’ultimo aspetto i magistrati sono cauti e studiano con attenzione i possibili collegamenti a supporto della tesi che inevitabilmente investirebbe rappresentanti istituzionali e della politica.Il fascicolo è affidato ai pm del pool ecologia coordinati dall’Aggiunto Aldo De Chiara. Stando a quanto filtra, non ci sono per ora iscritti nel registro degli indagati. Il lavoro inquirente ad una fase iniziale. A supporto dell’attività della Procura ci sarebbero anche esposti di privati cittadini. Ma non solo. L’elemento fondante della nuova inchiesta sui rifiuti è “la prevedibilità degli avvenimenti”.
In parole povere, il delicato sistema integrato di smaltimento dei rifiuti, prima o poi si sarebbe inceppato e diverse potevano essere le cause. Ciò nonostante, “non si è intervenuti per tempo”. Leggi tutto »

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Tratto da L'Essenziale Ambiente
Porto Tolle: Ambiente vs Lavoro. Chi vincerà?


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Il governatore del Veneto Luca Zaia ha modificato la legge regionale sul Parco del Po per permettere la riconversione a carbone. I sindacati hanno raccolto 9.200 firme. L’ambiente ha grandi nemici in Veneto "
Zaia preferisce la centrale - Il governatore della Regione Veneto, Luca Zaia, ha firmato un paio di giorni fa la modifica alla legge regionale del 1997 che istituisce il Parco Regionale del Delta del Po per "sbloccare" la riconversione della centrale termoeletrica di Porto Tolle, targata Enel.

L'impianto, infatti, cade in pieno parco e ogni modifica alla sua struttura deve ottenere autorizzazioni ambientali supplementari. Doveva: con la modifica della legge regionale, infatti, Zaia ha risolto il problema e, dice, ora si potranno eseguire i 2,5 miliardi di investimenti dell'Enel che porteranno cinque anni di lavoro per 3.000 tra operai e tecnici.

I sindacati con Enel - Dello stesso avviso anche lavoratori e sindacati dell'impianto, che hanno creato una sorta di comitato per la difesa della riconversione. Con tanto di raccolta firme che, in poche settimane, ha già superato i 9.200 nomi e cognomi raccolti. Seppur via mail.

Romani con l'inquinamento - Una quindicina di giorni fa il ministro per lo Sviluppo economico aveva promesso un escamotage per sbloccare i lavori alla centrale elettrica Enel: inserirla in una lista di impianti strategici per il sistema elettrico nazionale e togliere il compito di concedere le autorizzazioni al Ministero dell'Ambiente di Stefania Prestigiacomo. Questo, secondo il ministro, potrebbe accelerare notevolmente l'iter burocratico non solo del progetto Porto Tolle, ma anche di molte altre riconversioni.

Cosa rischia Porto Tolle con il carbone - La centrale termoelettrica di Porto Tolle è la centrale elettrica più grande e, di conseguenza, inquinante, d'Italia: è formata da quattro gruppi termoelettrici da 660 MW l'uno alimentati con olio combustibile per una potenza totale di 2640 MW e può generare circa l'8% del fabbisogno totale di energia elettrica dell'Italia.

E' attualmente ancora in funzione solo grazie ad un decreto legge del 2003 che ne impedisce la chiusura nonostante le emissioni inquinanti.

La conversione a carbone, lungi dal limitare le emissioni pericolose (il carbone pulito è una pura sperimentazione tecnologica limitata a pochi punti percentuali dei fumi totali emessi dagli impianti che usano questo combustibile) non farebbe altro che modificare, senza diminuirli, gli inquinanti che vengono riversati all'interno del Parco Regionale del Delta del Po.

Sulla riconversione della centrale la Procura di Rovigo ha in passato aperto una indagine chiedendosi come mai non era stata presa in considerazione la possibilità di utilizzare il gas naturale (molto meno inquinante del carbone) come combustibile.
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Tratto da Bari .repubblica.it

Ambiente: inquinamento da diossina Ilva Taranto, incarico a 3 epidemiologi

Taranto, 24 giu. - (Adnkronos) - Si e' svolto nel pomeriggio al Tribunale di Taranto l'incidente probatorio nell'ambito del procedimento, ancora nella fase delle indagini preliminari, per l'inquinamento da diossina e benzoapirene che sarebbe stato provocato dallo stabilimento siderurgico Ilva del capoluogo jonico.
Durante l'udienza il gip Patrizia Todisco ha affidato l'incarico a tre esperti di epidemiologia di fama nazionale (sono la professoressa Maria Triassi, ordinario a Napoli, il dottor Francesco Forastiere, del dipartimento della Asl di Roma, entrambi epidemiologi, e il professor Annibale Biggeri, docente di Statistica Medica a Firenze) per una indagine che dovra' stabilire entro sei mesi (la prima udienza e' stata fissata per il 17 febbraio) gli eventuali effetti delle emissioni sulla popolazione residente e sugli operai. Entro quella data gli esperti dovranno presentare gli esiti dello studio. Circa tre anni fa, dopo il ritrovamento nel latte, nei formaggi e nella carne di tracce di diossina, migliaia di capi di bestiame, in particolare pecore, furono abbattuti in sette allevamenti zootecnici. Subito dopo la Regione Puglia vieto' il pascolo in un raggio di 20 chilometri dallo stabilimento.
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Tratto da Zeroemission

Inquinamento marino: dati specifici per valutare i sedimenti
24-06-2011
Nuove ricerche nei porti hanno individuato i principali fattori ambientali ed umani responsabili del rilascio di contaminanti da sedimenti. Gli scienziati suggeriscono che il tasso di rilascio potrebbe essere migliorato se si tenesse conto delle notevoli variazioni tra i luoghi e le valutazioni del rischio di inquinamento.
Studiare i sedimenti per capire lo stato di salute delle acque marine.
Molti pesticidi, materiali industriali e prodotti farmaceutici sono sostanze chimiche note come inquinanti organici persistenti (POP). Questi tendono ad accumularsi nell'ambiente perché non sono degradati dai processi chimici o biologici. Sebbene la legislazione ai sensi della direttiva quadro sulle acque (WFD Water Framework Directive) abbia ridotto la diffusione diretta di POP in ambienti acquatici, quelli che si sono accumulati nel sedimento possono essere rimessi in acqua nel tempo. Molti fattori possono influenzare la velocità di questo tipo di rilascio, chiamato “flusso dei sedimenti”.

Conoscerlo è importante per i gestori del rischio per sapere quali sono i fattori più importanti al fine di individuare misure di controllo idonee. Alcuni scienziati hanno analizzato l'impatto di 15 tipi di influenze umane e ambientali sul flusso contaminanto da sedimenti di acqua in 36 diversi scenari, combinando diversi contaminanti (tre comuni POP e del mercurio), di diverse dimensioni dell'area contaminata e tre classi di porto: piccole imbarcazioni, grandi imbarcazione (traghetti, navi da crociera, barche di rimorchio) e navi industriali (cargo). La ricerca ha evidenziato la necessità di adottare indagini in site specifiche al fine di stabilire meglio i rischi potenziali per la salute umana e degli ecosistemi attraverso l'esposizione ai contaminanti.
Ciò è necessario per supportare le decisioni in merito all'attuazione delle misure di controllo potenziale sulla base di un'ampia analisi costi-benefici, tema chiave delle linee guida CE sulla valutazione del rischio ad esposizione chimica.


14 gennaio 2011

Movimento Nocoke Alto Lazio:Comunicato stampa


Riceviamo dal Comitato NO-COKE Tarquinia

Comunicato stampa inviato alle redazioni per la pubblicazione sulla sentenza storica di Porto Tolle.ora tocca a Civitavecchia.

Movimento Nocoke Alto Lazio

I comitati di Porto Tolle vincono la loro battaglia contro ENEL: condannati in cassazione gli ex amministratori delegati per i reati di emissioni moleste, danneggiamento all’ambiente, al patrimonio pubblico e privato e violazione della normativa in materia di inquinamento atmosferico provocati dalla centrale ad olio combustibile di Polesine Camerini.

Il Movimento Nocoke Alto Lazio: stiamo preparando la battaglia legale per Civitavecchia.

E' una grandissima vittoria che premia il meticoloso lavoro compiuto dalla Procura di Rovigo a seguito delle numerose denuncie formulate da semplici cittadini che, consapevoli di non essere adeguatamente tutelati dagli Enti preposti a tale compito, si erano rivolti alla magistratura; un importante risultato che crea un precedente devastante per Enel che ora si troverà a rispondere, anche qui a Civitavecchia, dei danni che saranno provocati del carbone della centrale TVN.

La Cassazione ha, infatti, confermato la condanna per i vertici della centrale Enel di Porto Tolle tra cui gli allora A.D. Paolo Scaroni (oggi Eni - lo stesso che fece approvare la centrale di Torrevaldaliga Nord) e Franco Tatò nonché gli allora Direttori dell’impianto Zanatta e Busatto, riformando l'appello. Una sentenza resa possibile dalla dovizia di particolari contenuta nelle consulenze tecniche di cui si è avvalsa la Procura da parte di esperti come l'ingegner Paolo Rabitti, tra l'altro impegnato a provare altri disastri ambientali nei procedimenti penali di Porto Marghera o dello scandalo rifiuti di Napoli e della Campania, e che entra in stretta relazione con quanto sta accadendo a Rovigo dove il ministro Alfano ha, vergognosamente, inviato gli ispettori contro i pm Manuela Fasolato e Dario Curtarello che indagano sulla riconversione della stessa centrale Enel da olio combustibile a carbone.

Ci uniamo al comitato “Cittadini Liberi di Porto Tolle” nell’esprimere riconoscenza e gratitudine ai legali avv.ti Matteo Ceruti e Valerio Malaspina che hanno appoggiato sostenuto, in varie forme, l’azione di denuncia contro il funzionamento della centrale Enel di Polesine Camerini, sottolineando quanto le gravi inadempienze nella gestione della stessa fossero lesive della salute della popolazione residente nonché le gravi responsabilità dei vertici aziendali in tale contesto e che rende merito alla correttezza dell’impostazione accusatoria formulata dalla Procura della Repubblica di Rovigo e della posizione perseguita dalle parti civili rappresentate dai comitati, che sono stati gli unici soggetti a sostenere sino all'ultima fase processuale la tesi di un obbligo di controllo e di intervento sulla centrale di Porto Tolle, anche da parte dei massimi livelli societari.


Per Civitavecchia , attualmente una delle città tra le più compromesse dalle ricadute inquinanti a causa di 50 anni di servitù energetica imposta dallo Stato e dalle Amministrazioni ammaestrate dai fondi elargiti quali compensazioni, quello di Porto Tolle è l’esempio da imitare e che, nella convinzione che si sia compiuto un atto di GIUSTIZIA SOCIALE, sentiamo il dovere di chiedere anche per il nostro territorio.


Dopo anni di vessazione il Movimento Nocoke Alto Lazio ed il comitato dei Cittadini Liberi di Tarquinia inizieranno, con energia rinnovata, da questa vittoria, il percorso legale utile a denunciare il massiccio inquinamento, che ha reso tristemente noto il comprensorio per le statistiche di alta mortalità di patologie tumorali.


nocoketarquinia@yahoo.it

noalcarbone@gmail.com



29 gennaio 2010

2010/01/30 "Porto Tolle, l’inchiesta si allarga Commissioni Via, nuovi indagati ...

Tratto da" Il Corriere del Veneto .it"

Porto Tolle, l’inchiesta si allarga Commissioni Via, nuovi indagati

L’accusa è abuso d’ufficio in concorso. Componenti da identificare

La centrale di Porto Tolle

La centrale di Porto Tolle

ROVIGOSi allarga l’inchiesta della procura rodigina sulla conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle. Non c’è solo la verifica sul possibile nesso di casualità tra attività della centrale a olio e l’insorgenza di malattie respiratorie nella popolazione minorenne residente nel raggio di 25 chilometri a interessare i magistrati Manuela Fasolato e Dario Curtarello che si stanno occupando del fascicolo. I capi d’imputazione sono ben più ampi e chiamano in causa direttamente la commissione per la valutazione d’impatto ambientale (Via) della Regione e quella del ministero dell’Ambiente che hanno dato l’ok al progetto di conversione a carbone a Polesine Camerini. Per i componenti delle due commissioni, ancora da identificare, per l’attuale amministratore delegato del colosso energetico Fulvio Conti e per l’ad di Enel Produzione Spa Leonardo Arrighi l’accusa, pesante, è di abuso d’ufficio in concorso.

In sostanza il semaforo verde dato al carbone, secondo la procura, avrebbe procurato intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale permettendo una conversione dal peggior impatto sul territorio rispetto ad altri sistemi, arrecando un danno ai residenti. Arrighi, per altro, deve rispondere in concorso, assieme a persone da identificare, dei reati di falsità materiale e ideologica con l’aggravante di aver ingannato altre persone. In sostanza l’ad di Enel Produzione si è mosso per creare le condizioni adatte per ottenere pareri di compatibilità ambientale riguardante la riconversione, considerati dall’accusa non veri dato che garantivano prestazioni migliori rispetto a fonti d’alimentazione come il gas o olio combustibile «ambientalizzato».
Dell’accusa di omessa cautela riguardo agli infortuni sul lavoro rispondono, con Arrighi, Renzo Busatto e Carlo Zanatta, ex direttori della centrale; l’attuale amministratore delegato di Enel Fulvio Conti e i suo predecessori Franco Tatò dal 1996 al 2002 e Paolo Scaroni fino al 2005; Antonino Craparotta, ex presidente di Enel produzione, e Giuseppe Antonio Potestio, anch’egli in passato ai vertici della Divisione Enel produzioni e progettista dell’impianto ad olio combustibile.
Con loro, ancora una volta, componenti delle Commissioni Via regionale e ministeriale da identificare. Per la procura rodigina gli indagati hanno, a vario titolo, omesso di collocare tecnologie idonee a prevenire disastri, contravvenendo alla legge regionale 36 del 1997. Si tratta del provvedimento che istituisce l’ente Parco del Delta del Po, e che viene considerato nella parte che stabilisce l’alimentazione a metano per la centrale con relativo obbligo di presentazione del piano di riconversione entro un anno dall’entrata in vigore della legge. Gli otto, inoltre, avrebbero creato pericoli per l’insorgenza di malattie respiratorie e deteriorato l’ambiente

I commissari, invece, per la procura hanno emesso documenti favorevoli alla compatibilità ambientale del carbone nonostante fossero in contrasto con quanto presentato dall’Arpav di Rovigo, e anche nello stabilire le prescrizioni sul funzionamento a carbone avrebbero fatto altrettanto esponendo la popolazione ad emissioni in atmosfera potenzialmente dannose per la salute. Sul fronte delle omissioni di cautela, la procura il 9 febbraio affiderà un incarico a due consulenti per verificare lo stato di salute di una cinquantina di bambini colpiti, tra il 2000 e 2006, da malattie respiratorie. Lo scopo è verificare se vi sono stati dei peggioramenti o meno di salute dopo quell’arco di tempo. I risultati arriveranno in autunno...........Leggi l'articolo integrale

Antonio Andreotti

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Tratto da " New notizie "Quotidiano on line

Enel, nuovi indagati sulla centrale di Porto Tolle: a rischio la salute pubblica?

Partendo da uno studio che va dal 2000 al 2006 e che si basa sull’aumento dell’utilizzo di farmaci anti-asma o comuque volti a guarire o limitare vari tipi di malattie respiratorie, da parte degli abitanti in un raggio di 25 km attorno alla centrale Enel di Porto Tolle, la procura di Rovigo apre un nuovo filone dell’inchiesta sui presunti illeciti che riguardano la centrale Enel di Porto Tolle. I danni maggiori tra l’altro li avrebbero subìti i minorenni, dallo studio emerge infatti come siano loro i più colpiti da un“qualcosa” che potrebbe essere determinato dalla centrale di proprietà del colosso energetico.

Leonardo Arrighi, autore dell’accordo della conversione a carbone della centrale è uno degli indagati, proprio dal carbone tra l’altro potrebbero venire i problemi respiratori causati ai residenti della zona.

Una recente ricerca spagnola pubblicata su Science of Total Environment, ha dimostrato che chi abita in prossimità di centrali alimentate a carbone rischia molto di più di ammalarsi di tre tipi di tumore : del polmone, del laringe e della vescica. Lo studio ha preso in considerazione circa 200 000 decessi, un campione decisamente ampio. Certo poi dipende dalla capacità dei depuratori e dalle misure di sicurezza in genere adottate dalla centrale, ma il sospetto comunque resta. Difficile pensa che se si hanno problemi solo nella zona vicino ad una centrale Enel, la stessa non c’entri assolutamente niente, a prescindere dalle dichiarazioni ufficiali degli addetti ai lavori.

A corollario, gli stessi ricercatori spagnoli hanno aggiunto che le centrali a carbone emetterebbero anche sostanze radioattive (Uranio e Torio), in quantità infinitamente superiore a quelle di una centrale nucleare; se fosse così non ci sarebbe niente di cui stupirsi rispetto ai problemi respiratori del minori nella zona di Porto Tolle.........

L’accumulo dei metalli pesanti all’interno del corpo sarebbe uno dei risultati più chiarificatori dello studio citato all’inizio, condotto dalle Asl di diversi comuni limitrofi alla centrale e da alcune associazioni. Il 9 Febbbraio la procura ha fissato un incidente probatorio dove allo scopo di verificare eventuali modificazioni dei risultati dello studio in questione. ........

Anche se ovviamente è ancora tutto da verificare, se fosse confermata l’ipotesi della procura la situazione sarebbe a dir poco intollerabile e la centrale andrebbe chiusa nell’immediato. Tale ipotesi tra l’altro è inquietante; pensare che per puri fini commerciali ci sia qualcuno, anche in Italia, che agisce ignorando bellamente i rischi alla salute pubblica farebbe veramente imbestialire.

A.S