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08 ottobre 2014

NIENTE CARBONE A PORTO TOLLE . NIENTE CARBONE IN ITALIA .FIRMA ANCHE TU

Tratto da RivistaNatura
NIENTE CARBONE A PORTO TOLLE

Niente carbone in Italia

01 ottobre 2014

Tirreno Power, ecco il “precedente”: le tesi dei consulenti della Procura savonese “promosse” dai giudici del caso Enel Bis.

Leggiamo su IVG

Tirreno Power, il “precedente”: le tesi dei consulenti della Procura savonese “promosse” dai giudici del caso Enel Bis.


Vado L. “Il Tribunale afferma in proposito l’assoluta attendibilità delle conclusioni cui sono pervenuti i consulenti del pubblico ministero prof. Paolo Crosignani, relativamente all’indagine epidemiologica sulla popolazione infantile, e dott. Stefano Scarselli relativamente all’indagine ambientale relativa alla concentrazione di inquinanti al suolo e sulla biodiversità”. E’ racchiuso in queste poche righe, estratte dalle motivazioni della sentenza per il processo “Enel bis” e relativo all’impianto di Porto Tolle, uno dei concetti che potrebbe assumere un ruolo chiave nel procedimento penale che ruota intorno alla centrale termoelettrica di Vado Ligure.

I giudici del tribunale di Rovigo infatti hanno riconosciuto la validità probatoria delle conclusioni alle quali erano arrivati i consulenti dell’accusa che, e qui sta il collegamento con il caso di Vado, sono gli stessi scelti dalla Procura di Savona per indagare sulla centrale Tirreno Power. La perizia redatta dal pool di esperti nominati dal Procuratore Francantonio Granero e dal sostituto Chiara Maria Paolucci è impostata in maniera analoga rispetto a quella per il procedimento sull’impianto di Porto Tolle e, di conseguenza, il fatto che quest’ultimo studio, oltre che essere stato ritenuto fondato, sia stato abbastanza solido da supportare la tesi dell’accusa diventa un “precedente” importante per i magistrati savonesi.
Quello sull’attendibilità della consulenza non è comunque l’unico passaggio della sentenza che fa segnare dei punti a favore dell’impianto accusatorio elaborato dalla Procura di Savona: i giudici di Rovigo, infatti, si sono spinti oltre riconoscendo “sotto il profilo scientifico la correlazione fra inalazione di sostanze inquinanti, segnatamente particolato e SO2 e tumore ai polmoni”. In proposito nelle motivazioni della sentenza si legge: “E’, inoltre, un dato acquisito in dibattimento l’allarme dei sanitari per il pericolo di aumento dell’insorgenza di tale gravissima patologia. Risulta, altresì, statisticamente maggiore l’incremento del tumore al polmone nel distretto sanitario (ASL 19) più pesantemente colpito dalle emissioni della centrale”.....

Sul fronte dell’aumento delle malattie respiratorie tra i bambini invece la sentenza è severa: “L’aumento dei ricoveri per malattie respiratorie in correlazione con l’inquinamento della centrale induce ragionevolmente a ritenere che tutta la popolazione pediatrica abbia subito un vulnus significativo alla salute, non essendo ragionevole supporre che ai maggiori ricoveri non corrisponda, in generale, anche una maggiore diffusione delle stesse patologie respiratorie. Il ricovero infatti, nell’evoluzione delle patologie dell’infanzia, rappresenta l’extrema ratio, cui si ricorre quando ogni altra terapia domiciliare sarebbe vana. La correttezza di tale ragionamento è rafforzata dagli studi epidemiologici condotti attraverso l’uso dei farmaci, i quali attestano non solo la maggiore diffusione nell’area di impatto della centrale di malattie respiratorie, ma anche la loro persistenza nel tempo”.

I giudici, sempre nella sentenza (emessa lo scorso 31 marzo) affermano anche che “la sussistenza di valide leggi scientifiche a carattere epidemiologico, che individuano un rapporto direttamente proporzionale fra inquinanti atmosferici (quali ossidi di zolfo, ossidi di azoto, metalli e polveri sottili) e malattie respiratorie e cardio-circolatorie può dirsi pacifica e diffusa, sia nella comunità scientifica che nella società civile, quantomeno dai primi anni novanta del secolo scorso. Il contenuto di tali leggi scientifiche non è stato oggetto di alcuna contestazione da parte dei – pur numerosi – consulenti introdotti dalle difese”.

Tra gli altri concetti espressi dal tribunale anche quello che precisa l’importanza della tutela della salute concludendo che “la mera autorizzazione – peraltro tacita – al funzionamento della centrale non è sufficiente ad escludere reati suscettibili di incidere sulla salute delle persone”. Un concetto ribadito a pagina 26 della sentenza: “Tali violazioni, infatti,condussero al pregiudizio di un bene, ‘la salute’ di una generalità indefinita di individui, avente rango costituzionale, e come tale estraneo al c.d. ‘rischio consentito’, ossia a quel novero di eventi di danno e di pericolo, la cui verificazione non è penalmente rilevante, essendo controbilanciata dalla scriminante dell’esercizio del diritto. L’attività imprenditoriale, infatti, non può svolgersi in contrasto con (‘utilità sociale’ (art. 49 Cost.) e non può compromettere il bene salute (art. 32 Cost.). Pertanto, la stessa non può essere legittima ove vulneri in modo significativo tale bene giuridico e diviene colpevole se ciò avviene nella consapevolezza di violare precise disposizioni legislative”.

Viste le numerose affinità con il caso della centrale di Vado, è facile pensare che quanto scritto dal Collegio giudicante di Rovigo (il presidente Cristina Angeletti, e i due giudici Silvia Varotto e Gilberto Stigliano Messuti) sarà letto e studiato con molta attenzione anche dagli attori del procedimento savonese: senza dubbio sia i pm che i difensori di Tirreno Power potrebbero trovarci spunti interessanti.

Olivia Stevanin  Continua a leggere su IVG

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Processo Enel Porto Tolle: si agì al fine di incrementare gli utili d'impresa a discapito della sicurezza e della salute dei cittadini”. 

27 settembre 2014

GreenreportEnel rinuncia alla centrale a carbone di Porto Tolle: una lezione economica ecologica per tutti.


Legambiente e Wwf: «Ottima notizia. Ora investire nelle energie rinnovabili»
Enel rinuncia alla centrale a carbone di Porto Tolle: una lezione economica ecologica per tutti
[26 settembre 2014]
Porto Tolle
La riconversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle non si farà. Secondo Wwf e Legambiente «L’annuncio della comunicazione ai sindacati è un’ottima notizia non solo per le associazioni ambientaliste, ma per i cittadini, gli agricoltori, gli imprenditori  veneti e romagnoli che hanno sempre visto il progetto come una minaccia per la salute, per l’ambiente e per le attività turistiche  e agricole. Ora attendiamo l’annuncio ufficiale da parte di Enel».
Fin dall’annuncio del progetto, nel 2005, le due associazioni ambientaliste, insieme a Greenpeace e comitati locali, hanno condotto una battaglia di idee, ma anche legale, atto dopo atto, contro la riconversione, coadiuvati da un gruppo di avvocati competenti e coraggiosi.  «La posizione delle associazioni – spiegano il Cigno Verde e il Panda –  derivava dalla constatazione dei danni già prodotti dalla centrale precedente, a olio combustibile, e dall’assoluta contrarietà all’uso del carbone di fronte ai danni da prodotti al clima, alla salute e all’ambiente».
Ora le associazioni ambientaliste, «apprezzando la rinuncia al progetto da parte di Enel», chiedono che «l’investimento destinato al carbone del passato a Porto Tolle sia reindirizzato verso le fonti rinnovabili del futuro: in tal senso, progetti di rinnovabili e di efficienza energetica nell’area dell’ex centrale sarebbero perfettamente in grado di riassorbire i lavoratori della ex centrale a olio combustibile e di assicurare nuova occupazione».
Legambiente e Wwf ricordano che «Tra tutte le fonti fossili, il carbone rappresenta la peggiore fonte di emissioni di gas serra: le emissioni di CO2 provenienti dalla combustione del carbone arrivano a essere del 30% superiori a quelle del petrolio e del 70% superiori a quelle del gas naturale.L’uso del carbone non è solo la principale minaccia per il clima del pianeta, ma anche una delle maggiori fonti d’inquinamento con impatti assai gravi sulla salute di persone, organismi viventi ed ecosistemi. Dai processi di combustione si liberano numerose sostanze tossiche, alcune bioaccumulabili, altre cancerogene, ecc. Tra tutti i combustibili fossili, sicuramente il carbone è quello che, bruciando, rilascia le maggiori quantità di inquinanti. Un’ampia letteratura scientifica dimostra come dalla combustione del carbone si liberino sostanze che impattano in modo pesante sulla salute delle persone provocando al contempo pesanti danni economici.
In tutto il mondo, non solo gli ambientalisti, ma anche Governi, agenzie internazionali, investitori stanno cercando di porre termine rapidamente all’uso del carbone, e anche i Paesi in via di rapido sviluppo come la Cina e l’India stanno diminuendo l’uso di questo combustibile ancora ampiamente disponibile, ma esiziale per clima, salute e ambiente. Legambiente e WWF si augurano che alla rinuncia di Enel segua la rinuncia a tutti i nuovi progetti di centrali a carbone in Italia e che si comincino a chiudere le centrali a carbone esistenti, vista oltretutto la overcapacity in Italia – la capacità di produrre energia elettrica è più del doppio del picco massimo di domanda mai raggiunto – e con la diminuzione della domanda, ormai le centrali, anche le più efficienti, lavorano a scartamento ridotto».

25 settembre 2014

Processo Enel Porto Tolle: si agì al fine di incrementare gli utili d'impresa a discapito della sicurezza e della salute dei cittadini”.

Tratto da Il Fatto Quotidiano.


Processo Enel Porto Tolle,“Scaroni ha non indifferente capacità a delinquere”.

La definizione è nelle motivazioni della sentenza di condanna emessa il 31 marzo scorso per il disastro ambientale della centrale di Porto Tolle. "Scaroni agì al fine di incrementare gli utili d'impresa a discapito della sicurezza e della salute dei cittadini”.Il nuovo ad: "Rinunciamo a riconversione a carbone"

Paolo Scaroni dimostra una “non indifferente capacità a delinquere”. E non stiamo parlando delle indagini per le presunte mazzette sui pozzi petroliferi, ma delle motivazioni della sentenza del Tribunale di Rovigo che lo scorso 31 marzo ha condannato gli ex amministratori di Enel Paolo Scaroni e Franco Tatò a tre anni di reclusione per disastro ambientale, in termini di messa in pericolo della salute della popolazione.

Appena depositate, sono l’ennesima tegola sul capo dell’ex manager pubblico oltre che un macigno per i gestori di impianti industriali nel mirino di altre procure.
 In 113 pagine il collegio giudicante ricostruisce la vicenda processuale innescata dalle emissioni inquinanti della centrale termoelettrica di Porto Tolle tra il 1998 e il 2009.
E una frase riassume l’esito e colpisce più di altre l’attenzione: “La pena inflitta risulta adeguata alla non indifferente capacità a delinquere dimostrata dai prevenuti (gli a.d. Tatò e Scaroni), i quali hanno agito al fine di incrementare gli utili d’impresa a discapito della sicurezza e della salute dei cittadini”.


La “capacità di delinquere”, si legge nelle carte, sostanzia dalla fatto che entrambi gli ad (Scaroni dal 2002) anziché porsi l’obiettivo di conformarsi al dettato normativo in fatto di riduzione delle emissione e salvaguardia della salute pubblica “agirono in senso contrario, omettendo da un lato di dare corso agli interventi di ambientalizzazione della centrale annunciati dall’azienda fin dal 1994 e sostenendo dall’altro progetti di riconversione che prevedevano l’uso di combustibili dotati di maggior impatto ambientale rispetto al metano”.
Il tutto, in sintesi, al fine di consentire una produzione energetica sostenuta e a basso costo, grazie ai mancati interventi di desolfurazione degli impianti e all’uso di combustibili ad alto tenore di zolfo che presentavano prezzi di acquisto inferiori ad altri. Attività ad altissimo impatto ambientale per la popolazione residente sul territorio del delta del Po che ha potuto proseguire indisturbata fino al 2009 anche grazie a puntuali deroghe pervenute da Roma.

Sul punto i giudici non hanno dubbi.
La mera autorizzazione – per altro tacita – al funzionamento della centrale non è sufficiente ad escludere reati suscettibili di incidere sulla salute delle persone. Si legge in proposito nella sentenza (pag. 26): “Tali violazioni, infatti,condussero al pregiudizio di un bene, “la salute” di una generalità indefinita di individui, avente rango costituzionale, e come tale estraneo al c.d. “rischio consentito’, ossia a quel novero di eventi di danno e di pericolo, la cui verificazione non è penalmente rilevante, essendo controbilanciata dalla scriminante dell’esercizio del diritto. L’attività imprenditoriale, infatti, non può svolgersi in contrasto con “l’utilità sociale” (art. 49 Cost.) e non può compromettere il bene salute (art. 32 Cost.). Pertanto, la stessa non può essere legittima ove vulneri in modo significativo tale bene giuridico e diviene colpevole se ciò avviene nella consapevolezza di violare precise disposizioni legislative”
E i giudici non fanno sconti. “Ciò costituisce chiaro indice del dolo insito nelle condotte nell’intera vicenda”, si legge a pagina 92 della sentenza. Condotte “dettate dalla volontà di contenere i costi di esercizio delle centrale e quindi aumentare gli utili di impresa, omettendo di destinare sufficienti risorse alla salvaguardia della salute pubblica e dell’ambiente circostante”. Oltre a rimarcare la posizione grave di Scaroni, già condannato nel primo processo Enel che si era celebrato ad Adria nel 2006 (confermata in Cassazione 2011), il collegio rileva che non ci sono le condizioni per concedere le attenuanti generiche “considerato il comportamento processuale tenuto dagli imputati, i quali non hanno manifestato alcuna forma di resipiscenza in ordine alle condotte poste in essere”. E in effetti, a botta calda, Scaroni si dimostrerà quasi sprezzante: “Porto Tolle, nessun disastro. Pensavo di essere assolto“. E invece i magistrati condannano e con la mano pesante. ....
Ma non è finita. Perché mentre gli inquirenti milanesi sono sulle tracce del “tesoretto” di Scaroni, che avrebbe accumulato ingenti ricchezze attraverso un sistema tangentizio di commesse petrolifere, i giudici di Rovigo hanno stabilito che i due manager dovranno pagare in solido tra loro 400 mila euro a titolo di risarcimento dei soggetti costituiti in giudizio (ministeri dell’Ambiente e della Salute, associazioni, comuni di Porto Tolle e Rosolina, Provincia di Rovigo…). La partita economica è solo all’inizio. La sentenza si conclude infatti non con una ammenda pecuniaria che lava il reato ma con la richiesta di ripristino dei danni ambientali che con tutta probabilità saranno oggetto di un procedimento in sede civile. 
Dal valore potenzialmente devastante (anche per Enel, non citata a giudizio sul fronte penale): una stima dell’Ispra dello scorso gennaio valutava danni ambientali e sanitari per 3,6 miliardi di euro.
Oltre al giudizio in oggetto, le motivazioni della sentenza sono già destinate a fare giurisprudenza e sollevare polemiche.
 Accolgono in pieno l’impianto accusatorio mosso dal pm Manuela Fasolato che ha condotto una solitaria battaglia per anni, finendo pure sotto un procedimento disciplinare dai tratti a dir poco surreali che tutt’ora pende al Csm (il 21 novembre l’udienza). Tra le altre contestazioni, quella di “lavorare troppo”. La Procura Generale della Repubblica ha chiesto due volte l’archiviazione, le incolpazioni in parte sono cadute e in parte sono state riformulate tenendo in piedi quella di “interferenza grave” contro il Ministero dell’Ambiente. Il motivo? Mentre a Roma gli organi tecnici e politici erano impegnati a valutare il mega progetto di riconversione della centrale, il pubblico ministero che stava istruendo l’accusa a Rovigo si era permessa di trasmettere a quegli organi una perizia che segnalava le gravi sottostime e gli errori nelle valutazioni delle emissioni depositate agli atti. A fin di bene, volendo evitare ulteriori danni alla salute e all’ambiente e sotto. Ma sotto processo è finita lei, e poco importa se quello stesso ministero si è costituito parte civile e se i giudici le hanno dato ragione piena.
La sentenza accoglie il principio per cui in un processo per inquinamento ambientale non è necessario produrre la prova del singolo legame di causalità per le varie patologie, è sufficiente la correlazione stabilita dall’incrocio della prova epidemiologica e quella ambientale.
Un macigno, si diceva, per gli altri impianti oggi nel mirino delle procure: dalla Tirreno Power di Vado Ligure (Sorgenia) a Brindisi (Enel), passando per le centrali di Monfalcone (A2a), Torre Valdaliga Nord a Civitavecchia (Enel).
Infine si registra, proprio a ridosso della sentenza che tra l’altro inibisce a Enel di proseguire l’attività alle condizioni attuali, la decisione dell’azienda di rinunciare al mega progetto di riconversione a carbone, ipotesi giudicata peggiorativa dai consulenti della Procura di Rovigo e messa agli atti anche nelle motivazioni della sentenza......
Leggi l'articolo integrale su Il Fatto Quotidiano

Leggi anche:

Amianto, chiusa inchiesta per i morti Olivetti. Indagati De Benedetti e Passera

Le ipotesi di reato contestate sono l'omicidio colposo e lesioni colpose plurime. Le indagini riguardano la morte di una ventina di lavoratori che tra la fine degli anni '70 e '90 hanno lavorato in reparti a stretto contatto con il minerale cancerogeno.

L'Enel dice addio a Porto Tolle .Enel rinuncia alla riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle.

Tratto da Ansa

Enel: valutiamo alternativa per P. Tolle

Esaminiamo opzioni condivise con territorio ed enti locali
(ANSA) - VENEZIA, 25 SET - "Nuove alternative devono essere esaminate per l'impianto polesano". E' quanto dice Enel, che, in rinuncia alla riconversione a carbone del sito di Porto Tolle, sottolineando che non ci sarà alcuna "perdita di occupazione" e confermando "la volontà di ricercare nuove soluzioni condivise con territorio ed enti locali". "Mi aspettavo questa decisione, non è un fulmine a ciel sereno" il commento del sindaco Claudio Bellan.
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Tratto da Il Sole 24 ore

L'Enel dice addio a Porto Tolle

L'Enel abbandona il progetto di trasformare in un grande impianto a carbone la vecchia grande centrale di Porto Tolle (Rovigo), sul delta del Po. Un groviglio di difficoltà normative, contenziosi locali fra i sostenitori e i nemici del progetto, un processo penale, l'impegno di contenere il debito sono fra i motivi che invogliano ad abbandonare il progetto da 2,5 miliardi di euro.
Ma soprattutto è cambiato lo scenario: i consumi elettrici sono precipitati e lo sviluppo delle fonti rinnovabili d'energia (circa il 40% della corrente elettrica prodotta in Italia) tengono spente  le centrali , le quali producono perdite invece di chilowattora. 
Dice l'Enel: «A fronte dell'evidente cambiamento del contesto energetico e della differente dinamica tra domanda e offerta di energia avvenuti negli ultimi dieci anni, tanto è durato l'iter autorizzativo – peraltro non ancora concluso – per la riconversione della centrale di Porto Tolle, nuove alternative devono essere esaminate per l'impianto polesano alimentato a olio combustibile». Qui l'articolo integrale
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Enel rinuncia alla riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle


Rovigo, 25 settembre 2014 - Enel ha rinunciato al progetto di riconversione a carbone della centrale termoelettrica di Porto Tolle, che si trova a Polesine Camerini, nel delta del Po in provincia di Rovigo.   Ieri i vertici Enel hanno dato la notizia ai referenti nazionali dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, categoria elettrici.

Il progetto di riconversione a carbone è stato presentato nel 2005. Ha subito diverse modifiche ed è stato duramente contestato dagli ambientalisti, tra i quali Greenpeace.

L'impianto è stato costruito tra il 1980 e il 1984. E’ una centrale termoelettrica, finché ha funzionato è stata alimentata ad olio combustibile. La massima potenza erogata era di 2.640 mega watt. Soddisfaceva circa l’8% del fabbisogno nazionale. Inizialmente funzionava a gasolio e zolfo, e i gas combusti venivano espulsi in atmosfera da una ciminiera alta 250 metri. Dal 2009 è spenta, non produce più energia. ....

Il 31 marzo di quest’anno gli ex ad di Enel Franco Tatò e Paolo Scaroni sono stati condannati a tre anni per reati ambientali e omesse cautele nel processo a Rovigo sulla gestione della centrale Enel di Porto Tolle.......

11 aprile 2014

Le reazioni contro il carbone aumentano .

Tratto da WWF

Mentre la crisi offre un alibi per il risveglio dei combustibili fossili, le reazioni contro il carbone aumentano


La recente decisione di un procuratore italiano di ordinare la chiusura di due gruppi a carbone  a Vado Ligure per omicidio colposo e danno ambientale è probabilmente il primo caso legale contro l'industria energetica a carbone. 
In un altro caso, il Tribunale di Rovigo ha condannato due ex  amministratori delegati di  Enel ad una pena detentiva di due anni per il grave inquinamento derivante dalle operazioni della centrale di Porto Tolle . 
I gruppi ambientalisti del WWF Italia, Greenpeace e Legambiente hanno espresso la speranza che questo giudizio segnerà la fine dei progetti di conversione del carbone a Porto Tolle. ......Leggi tutto

Tratto da Reuters Stati Uniti

L'Ordine di un giudice italiano ha fatto chiudere  due unità a carbone a Vado Ligure


(Reuters) - Un giudice italiano ha imposto   a Tirreno Power, la cui  proprietà  è per il 50% della  francese GDF Suez, di  spegnere le due unità a carbone presso lo stabilimento di Vado Ligure a causa di problematiche  ambientali.. .
l' Italia  basa su centrali a gas e fonti di energia rinnovabili  la maggior parte della sua produzione di energia elettrica, mentre gli impianti a carbone hanno dovuto affrontare una forte opposizione ambientale.
La centrale di Vado Ligure, nel nord Italia è costituito da un impianto a ciclo combinato alimentato da gas naturale, con una capacità di 800 megawatt e due unità a carbone, ognuno con una capacità di 330 MW, che risalgono al 1971.....
Controllata dallo Stato Enel, la più grande utility in Italia, ha cercato per anni di trasformare la sua grande centrale di Porto Tolle, nel nord a carbone , ma ha incontrato una dura resistenza.



 "Un  Giudice italiano  ha ordinato  lo  Stop ad  una centrale  a carbone  a causa di decessi e malattie ".
Un giudice italiano ha ordinato Martedì  che due unità a carbone di una grande centrale elettrica nel nord Italia devono cessare il funzionamento a causa della morte diffusa e delle malattie che hanno afflitto la popolazione circostante .
La Centrale di Vado Ligure di Tirreno Power , nella  parte  settentrionale di Savona è stata responsabile, parebbe, di 400 decessi umani tra il 2000 e il 2007 , e più di 2.000 casi di malattie cardiache e polmonari tra il 2005 e il 2012 , ha affermato  il giudice di Firenze Giorgi . Il giudice Giorgi ha accolto l'istanza del procuratore capo di Savona Francantonio Granero di  chiudere  le due unità a carbone di 330 megawatt di Vado Ligure , mentre la società continuerà ad operare  con la sua unità a ciclo combinato da 800 megawatt alimentato a gas naturale .
Granero ha ipotizzato  l'accusa di disastro ambientale e omicidio colposo nei confronti della società ,  dice l'agenzia di stampa italiana ANSA .....Qui l'articolo integrale 
Tratto da Ecowatch.com
 Un giudice italiano ordina la chiusura  di  due vecchie unità a Sporco Carbone responsabili di  centinaia di morti
Mentre l'Italia è la nazione  delle piccole città che possono sopravvivere sulle energie rinnovabili , è anche la  sede di una centrale elettrica con due unità a carbone sporco che un procuratore incolpa per centinaia di morti e ricoveri .
Fiorenza  Giorgi , un giudice del tribunale di Savona ,Martedì  si è pronunciata a favore della richiesta del procuratore Francantonio Granero di spegnere  le due unità a carbone della centrale di Vado Ligure nel Nord Italia. L'ufficio del pubblico ministero vuole tenere sotto controllo le unità di Tirreno Power , poichè dice che ha causato 442 morti  nel periodo 2000-2007 , con le sue emissioni .
Inoltre il Procuratore  ha detto che  circa 450 bambini sono stati ricoverati in ospedale per le malattie respiratorie e attacchi di asma nella zona tra il 2005 e il 2012  .
Leggi anche su Energymarketprice
 In Italia sono state fermate due unità a carbone a Vado Ligure Vado Ligure 
Tirreno Power , una società di produzione di energia elettrica italiana , partecipata al 50 % dalla francese GDF Suez , ha ricevuto l' ordine da un giudice italiano di arrestare  due unità a carbone presso lo stabilimento di Vado Ligure a causa di preoccupazioni ecologiche e sanitarie  .Qui l'articolo integrale
............L'impianto italiano è stato chiuso ,secondo   le accuse del Procuratore poichè i suoi dirigenti  hanno  permesso emissioni che hanno violato la sua autorizzazione ambientale e contribuito alle morti nella regione.
Il caso italiano potrebbe portare a ulteriori indagini in tutta Europa degli  impatti sulla salute delle infrastrutture  a carbone troppo spesso obsolete e del rispetto della normativa ambientale dell'UE. 
Leggi anche:

21 gennaio 2014

SPEZIA POLIS : I NODI DELL' AMBIENTE E DEL CARBONE

SpeziaPolis: TANTO Carbone sempre  TANTI Problemi
Immagine tratta da facebook

Nel giorno dell’Epifania, con il  video-documento(in coda al post)del ciclo del carbone alla centrale Enel della Spezia, il Comitato SpeziaViaDalCarbone ha rappresentato e sintetizzato i problemi ......... quotidiani puntualmente denunciati durante gli ultimi due anni

Immagine tratta da facebook

  Ed....... inoltre il NODO FONDAMENTALE DEL CARBONE per PORTO TOLLE...........


Le economie degli sport invernali e dell'agricoltura sono già state gravemente colpite dai cambiamenti climatici. In futuro avremo nuovi "profughi climatici", solo un po' meno poveri di quelli già in cammino nei paesi colpiti dalla siccità. E i due metri di neve che hanno bloccato Cortina durante le vacanze sono parte del problema, non la sua negazione.
"Il carbone sta uccidendo neve ... questo è un dato di fatto. Estrazione e combustione del carbone sono i processo più sporcchi e più distruttivi per l'ambiente per generare energia.  La CO2 risultante ha un effetto negativo diretto sui cambiamenti climatici. Le nostre regioni di montagna sono nel mirino del cambiamento climatico e ci sono molti punti caldi del carbone vicino alle nostre comunità montane più famose".
Protect our winters è un'organizzazione americana fondata nel 2007 da Jeremy Jones, uno snowborder che ha toccato con mano l'impatto dei cambiamenti climatici sulla neve delle montagne americane. Scopo dell'organizzazione è creare
Protect Our Winters (POW) was started in 2007 by pro snowboarder Jeremy Jones who witnessed first-hand the impact of climate change on our mountains. - See more at: http://protectourwinters.org/about#sthash.PLamhkEX.dpuf

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  • Protect Our Winters (POW) was started in 2007 by pro snowboarder Jeremy Jones who witnessed first-hand the impact of climate change on our mountains.
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"consapevolezza in tutta la comunità degli sport della neve sulle questioni più urgenti riguardo al carbone nelle nostre regioni di montagna per creare un'ondata di attivismo della comunità e di azione per aiutare la transizione dal carbone a energie alternative e rinnovabili in queste aree".

Tutti gli articoli  integrali su    SpeziaPolis e guarda il video


09 maggio 2013

Per Porto tolle, Wwf con Maria Grazia Midulla: "No ad ipotesi centrale a carbone"

 Tratto da Zeroemission
Porto tolle, Wwf: "No ad ipotesi centrale a carbone"


Spunta l'ipotesi di accordo tra i Ministri Zanonato e Zaia per la costruzione di una nuova centrale a carbone nell'area. Maria Grazia Midulla: "Abbandonare fonti fossili che stanno conducendo il Pianeta nel baratro"
Tra la Regione Veneto il Ministero dello Sviluppo Economico spunta l'ipotesi di accordo per la realizzazione di una Centrale a carbone di Porto Tolle. 
 A lanciare l'allarme è il Wwf, che definisce questa una "decisione in contrasto con la prospettiva dell'economia verde e decarbonizzata, gli interessi delle attività economiche (turismo, pesca, agricoltura, ecc) di una larga fetta della Valle Padana e  le politiche di tutela del clima e della salute. In contrasto anche con la Strategia Energetica Nazionale".

"E' incredibile che le convergenze si raggiungano non sulle prospettive e sugli obiettivi condivisi forieri di futuro e benessere, ma sui veleni promossi dalle lobby più retrive, a danno della salute di cittadini e ambiente - ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia. 
  
Vogliamo pensare che il ministro Zanonato abbia finora ascoltato solo gli usuali interlocutori del Ministero dello Sviluppo Economico, i portatori di passato; sarebbe il caso, invece, che ascoltasse i portatori di futuro, le associazioni ambientaliste, gli operatori economici della Green Economy, il tessuto produttivo innovatore e coraggioso. 

Si lasci perdere i fossili che stanno conducendo il Pianeta nel baratro, e insieme con loro le utilities che invece di cambiare in vista dell'energia del futuro, cercano di percorrere sempre le stesse strade.  
Ci piacerebbe che il ministro Zanonato si ricordasse della sua provenienza veneta ripensando al convegno Green economy: le politiche, gli attori, le opportunità per un futuro sostenibile  da lui promosso come sindaco di Padova, e non per fare questo tipo di accordi 'neri come il carbone' con il presidente veneto Zaia. 
Invitiamo il ministro anche a prendere visione del numero enorme di centrali inutili e sottoutilizzate che ci sono in Italia, un Paese che ha una capacità produttiva già doppia rispetto al massimo picco di domanda mai raggiunto.  
E' urgente che il Ministero dell'Ambiente cancelli ogni altra autorizzazione, promuovendo la sostituzione di quelle che usano i combustibili più sporchi (carbone in primis) con l'energia prodotta dalle fonti rinnovabili".
Leggi su Zeroemission

Terna: crollano i consumi di energia elettrica in Italia, ma aumentano le rinnovabili


Fabio Tognetti.
 
Secondo i dati pubblicati nel rapporto mensile di Terna sul Sistema elettrico nazionale, nel mese di aprile la richiesta di energia elettrica in Italia è stata pari a circa 24.299 GWh, con una  diminuzione dell'1,8% rispetto allo stesso mese del 2012.
Per quanto riguarda la produzione interna, invece, a fronte di un netto calo della produzione termoelettrica (12.909 GWh, -13,7% rispetto all'anno passato) continua la crescita delle energie rinnovabili, con l'idroelettrico (4.774 GWh) e il fotovoltaico (2.129 GWh) a fare da traino.

Il bilancio energetico, anche considerando il primo quadrimestre dell'anno (gennaio-aprile) registra un calo significativo rispetto allo stesso periodo del 2012: -3,5%, che in termini "decalendarizzati" è pari a - 2,7%.



Il Rapporto  di Terna è scaricabile a questo link.
Leggi l'articolo integrale