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06 luglio 2012

I "NO AL CARBONE" sulle emissioni della centrale Enel

Tratto da  La Mia Aria

Civitavecchia

I No Coke sulle emissioni della centrale Enel

Nuova allerta del Comitato No Coke Alto Lazio per le emissioni in atmosfera della Centrale Enel di Civitavecchia.  
"La stizzita presa di posizione di ENEL circa il proprio rispetto degli standard ambientali non ha rassicurato nessuno - scrivono i No Coke in una nota che aggiunge - sarebbe già sufficiente ricordarsi che l’ENEL “tranquilizzatore” è lo stesso ente che rassicurava la popolazione del territorio intorno alla centrale di Polesine Camerini, ed i cui vertici aziendali sono stati condannati proprio per l’inquinamento prodotto da quell’impianto; lo stesso ENEL che spergiurava circa l’innocuità della centrale di Brindisi  - dicono ancora i No Coke -  il cui inquinamento ha costretto il sindaco a emettere un’ordinanza di divieto di coltivazione per l’area limitrofa. 

Si potrebbero ricordare anche i recenti studi condotti da Greenpeace elaborando gli stessi dati ENEL, da cui risulta che il carbone produce, a livello nazionale, un morto al giorno.
Ma senza scomodare quanto accade - aggiungono i "No Coke" - negli altri territori o le risultanze degli studi generici effettuati su modelli matematici, basta anche solo ricordare, a proposito della centrale di TVN, che in sede di Riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, l’ENEL ha chiesto la deroga ai valori previsti nelle linee guida per le migliori tecnologie disponibili (BREF) cui si deve fare riferimento per i limiti emissivi d’impianti quali la centrale a carbone, per il monossido di carbonio. 
Dette linee guida prevedono, per impianti con tecnologia simile ed uguale combustibile, un’emissione al camino di CO stimabile tra i 30 e i 50 mg/Nm3; L’Enel ha chiesto, ed ottenuto, una deroga a 129 mg/Nm3 definendo tale volume di emissioni “un effetto collaterale sotto il quale non si potrebbero far funzionare gli impianti”. 

I No Coke precisano inoltre che "E’ appena il caso di sottolineare che l’Agenzia Europea per l’Ambiente, sulla base di numerosi studi di altissimo livello, ha reso noto che l’esposizione outdoor anche a bassi livelli di ossido di carbonio provoca un aumento dei ricoveri ospedalieri per scompenso cardiaco, di angina ed infarto cardiaco, di attacchi ischemici transitori ed ictus cerebrali, d’infezioni respiratorie e di visite per malattie dell’apparato respiratorio (in particolare la brocopneumopatia cronica ostruttiva, BPCO).  
Questi gravi effetti sulla salute persistono anche a livelli molto bassi di CO ed indicano che non esiste una soglia sotto la quale respirare questo gas tossico non crea problemi all’essere umano. Un aumento di 1mg/nm3 di monossido di carbonio corrisponde ad un aumento dell’1% della mortalità totale in particolare per malattie cardiovascolari.
Si potrebbe anche evidenziare che in sede di Rinnovo della medesima Autorizzazione l’ENEL, avvalendosi del segreto industriale, ha chiesto di tenere riservata la scheda inerente “Dati e notizie sull’impianto attuale” ovvero le informazioni circa “il consumo di materie prime, il consumo di risorse idriche, la produzione e il consumo di energia, i combustibili utilizzati, le fonti di emissione in atmosfera di tipo convogliato e non convogliato e la tipologia quali/quantitativa di quest’ultime, gli scarichi idrici, le emissioni in acqua, la produzione di rifiuti e le relative aree di stoccaggio, le aree di stoccaggio di materie prime, i prodotti ed intermedi, il rumore, gli odori, le altre tipologie di inquinamento e le linee di impatto ambientale”.
"Potremmo continuare a parlare della gestione del materiale pulverulento (Carbone, gesso, calcare) - dicono i No Coke - o della gestione dei rifiuti, per la quale è in corso un procedimento giudiziario con undici indagati. E allora di quali standard ambientali parla ENEL e, sopratutto, come si permette di affermare che non c’è alcun allarme per la salute se gli ultimi studi pubblicati nel report annuale dell’Osservatorio Ambientale della Regione Lazio, si parla chiaramente, con diversificazione tra uomini e donne, di un eccesso mortalità nel territorio per tumori maligni (in particolare per tumore del polmone, della pleura, per tumore del fegato, del rene) nonché per infezioni acute delle vie respiratorie e per malattia dell’apparato genito-urinario".
"Sarà pur vero, sebbene parzialmente, che le emissioni di TVN rispettano i limiti di legge, peraltro derogati, ma si tratta di emissioni gravemente nocive per la salute e causa dell’incremento della mortalità nella popolazione residente. Certo mortalità a norma di legge… concludono i No Coke  "ma pur sempre mortalità".

26 luglio 2011

1) Porto Tolle: denunceremo le leggi 'Salvacarbone'..2)LA NUOVA GUERRA DEI TRENT'ANNI..



Sì alla riconversione per Porto Tolle

Il Veneto riuscirà realmente ad avere approvata definitivamente la centrale a carbone di Porto Tolle?
L'onda delle contestazioni ci mostrerà sicuramente altre puntate di quella che sembrerebbe la conclusione di un lunghissimo muro contro muro ,e sicuramente ci proporà altri inevitabili retroscena.

Forse per " LA FILIERA DEL CARBONE" non sarà il caso di cantar vittoria troppo presto.
La strada è ancora tutta in salita per tutti:proggetto compreso ...




Tratto da Agronline.it

Ambientalisti su Porto Tolle

Porto Tolle: denunceremo le leggi 'Salvacarbone'
Greenpeace, Italia Nostra, Legambiente e WWF deplorano la risoluzione che il Consiglio Regionale Veneto sta adottando.


(AGR) Le associazioni ambientaliste Greenpeace, Italia Nostra, Legambiente e WWF deplorano la risoluzione che il Consiglio Regionale Veneto sta adottando, con cui si approva la proposta di legge che modifica l'art.30 della legge istitutiva del Parco Regionale Veneto del Delta del Po. Tale modifica serve solo a consentire a Enel di procedere alla conversione a carbone della centrale termoelettrica a olio combustibile di Porto Tolle.

Le associazioni ritengono che gli impatti sanitari, ambientali e occupazionali che verrebbero dalla realizzazione del progetto di Enel costituirebbero un severo danno al territorio e all'economia di larga parte del Nord Est. Nonché, un aumento delle emissioni di gas a effetto serra superiore a 4 volte quelle dell'intera città di Milano. Tutte le città del

Veneto sono già oggi fuori norma sia per il PM10 che per il PM2,5: con questa scelta la Giunta Zaia garantisce un peggioramento della qualità dell'aria per gran parte della Pianura Padana.


Per queste ragioni, Greenpeace, Italia Nostra, Legambiente e WWF annunciano che ogni futura Valutazione d'Impatto Ambientale positiva riguardo la conversione a carbone della centrale termoelettrica di Porto Tolle verrà impugnata davanti alla magistratura amministrativa, nella quale le associazioni ripongono piena fiducia.

Quanto ai provvedimenti di legge della Regione Veneto (la modifica della legge del Parco del Delta del Po) e del Parlamento (la norma presente nell'ultima manovra economica, che consente la conversione a carbone di impianti termoelettrici a olio combustibile anche in deroga alla normativa VIA), gli ambientalisti annunciano che contrasteranno tali norme 'salvacarbone' ricorrendo in tutte le sedi giuridiche e istituzionali competenti, anche in ambito comunitario.

Le associazioni ricordano, infine, che quanto il Consiglio Regionale Veneto sta per deliberare contrasta con il parere dato dalla stessa Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente del Veneto in tema di emissione di microinquinanti; ignora la risoluzione adottata dalla Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna, che impegna la Giunta di quel governo a "porre in essere azioni contro la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle, prevedendo piani alternativi per lo sviluppo economico della zona e investendo, nell'area del Parco del Delta del Po, nella produzione energetica da fonti rinnovabili"; e ignora, altresì, il parere di oltre 20mila cittadini che hanno sottoscritto una petizione, lanciata mercoledì 20 luglio, con la quale hanno inteso esprimere la loro contrarietà al progetto.

Contatti:

Ufficio stampa Greenpeace, 06 6816061 int. 146, 239; cell. 3483988615

Ufficio stampa WWF, 06 84497377; cell. 3298315718

Ufficio stampa Legambiente, 06.86268376 - 79; cell. 3490597187

Ufficio stampa Italia Nostra, Maria Grazia Vernuccio, cell.335.1282864



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Tratto da Il Sole 24 ore

Anche più pulito il carbone rinnega l'Europa

A distanza di un secolo e mezzo da quando l'elettricità e il petrolio cominciarono a scalfire la preminenza del carbone (che nel 1914 forniva ancora, da solo, l'87% dell'energia su scala mondiale), questo combustibile fossile appare destinato ora a riguadagnare terreno. ...
E l'anno scorso la Ue aveva persino deciso di mettere al bando il carbone entro breve scadenza, per ridurre le emissioni ad effetto "serra".

Ma un ritorno al carbone, sia pur in misura più limitata rispetto a quella d'un tempo,
e pur con determinate tecnologie che ne rendono l'impiego più "pulito", significherebbe, in pratica, ripudiare l'impegno assunto da Bruxelles,
e più volte ribadito, per l'attuazione nel suo ambito di un processo di sviluppo «responsabile e sostenibile». D'altra parte, si aggraverebbe ulteriormente l'inquinamento del clima e dell'ambiente dovuto all'utilizzo intenso e sistematico che del carbone continuano a fare Cina e India, ma anche gli Stati Uniti.
E ciò, nonostante le reiterate e argomentate denunce espresse in varie sedi internazionali affinché si provveda per tempo ad attuare un'efficace politica per la salvaguardia dell'ecosistema.
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Tratto da ComedonChisciotte

LA NUOVA GUERRA DEI TRENT'ANNI
VINCITORI E PERDENTI NELLA FUTURA LOTTA GLOBALE PER L’ENERGIA
DI MICHAEL T. KLARE

Ci sarà una guerra di trent’anni per il predominio energetico ? Una prospettiva devastante per il nostro pianeta, ma purtroppo sembra inevitabile.

Fra il 1618 e il 1648, l’Europa fu dilaniata da una serie di violenti conflitti noti nel loro insieme come la Guerra dei Trent’Anni. Si trattò in gran parte del sanguinoso confronto fra un sistema imperialista e i nuovi stati-nazione che si andavano formando. Secondo gli storici, il moderno sistema internazionale di stati-nazione nacque proprio con il Trattato di Westfalia firmato nel 1648 a conclusione della guerra.

Qualcosa di simile potrebbe avvenire oggi. Una guerra forse meno sanguinosa di quella (anche se lo spargimento di sangue non si potrà evitare) ma altrettanto decisiva per il futuro del pianeta. I prossimi decenni ci preparano un conflitto senza esclusione di colpi fra le diverse forme di energia, le multinazionali che le producono e i paesi che dall’energia dipendono per continuare a funzionare. La questione è semplice: chi controllerà le risorse energetiche nella seconda metà del ventunesimo secolo? I vincitori decideranno come vivremo e lavoreremo in questi anni non più molto lontani, e trarranno da ciò immensi profitti. I perdenti saranno marginalizzati o scompariranno.

Perché trent’anni? Perché questo è il tempo di sperimentazione necessario perché le nuove energie passino dal laboratorio al pieno sviluppo industriale: pensiamo a fonti come l’idrogeno, l’etanolo da cellulosa, l’energia delle onde marine, il carburante dalle alghe e ........ Alcuni di questi sistemi si affermeranno, altri ora inimmaginabili saranno sviluppati, altri ancora saranno scartati. Difficile al momento predire quali. Nel contempo, il ricorso alle fonti tradizionali come petrolio e carbone che scaricano CO2 nell’atmosfera si andrà riducendo, in parte perché le riserve diminuiscono e in parte a causa di preoccupazioni ambientali.

Il confronto che si prepara sarà una guerra perché i profitti o addirittura la sopravvivenza delle più potenti multinazionali del pianeta saranno in gioco, e perché per ciascun paese sarà questione di vita o di morte. Per i giganti del petrolio come BP, Chevron, ExxonMobil e Shell, il declino del petrolio avrà un impatto enorme. Tutti dovranno adottare nuovi modelli economici e garantirsi nuovi mercati sulla base delle nuove produzioni energetiche, se vogliono evitare il collasso o la sparizione a favore di rivali più potenti. In questi futuri decenni nasceranno nuove industrie, alcune delle quali sfideranno il potere degli attuali giganti del petrolio.

Anche la sorte delle varie nazioni sarà in gioco, sia che scommettano su nuove tecnologie, che mantengano le attuali scelte energetiche o che competano per le fonti globali d’energia, per i mercati o per le risorse. Poiché l’accesso alle materie prime diventerà un problema di sicurezza nazionale, la lotta per assicurarsele sfocerà inevitabilmente nel confronto armato: oggi avviene per il petrolio e il gas naturale, domani potrebbe essere per il litio o il nickel necessari alle auto elettriche.

Al termine di questi tre decenni, come avvenne con il Trattato di Westfalia, il nostro pianeta avrà subìto un completo riassetto dei poteri, basato sui bisogni energetici. Ma fino ad allora la lotta per le risorse non potrà che divampare sempre più violenta per una ragione semplice: l’attuale sistema internazionale non può rispondere ai bisogni futuri del pianeta. Dovrà quindi essere sostituito o affiancato massicciamente dall’apporto di un sistema alternativo di energie rinnovabili. O si correrà al disastro.
.............

D’altra parte i mutamenti climatici si intensificheranno provocando danni crescenti: cicloni, innalzamento dei mari, lunghe siccità, terribili ondate di calore, grandi incendi di foreste, che indurranno presto o tardi i dirigenti politici più riluttanti a prendere provvedimenti drastici. Ad esempio, la riduzione forzata di emissioni di CO2 e altri gas a effetto serra tramite l’imposizione di tasse sulle emissioni nocive o di nuove misure restrittive finora inimmaginabili.........
Leggi tutto su ComedonChisciotte.....

Titolo originale: "Energy: the new thirty years' war"

Fonte: http://www.tomdispatch.com/

16 luglio 2011

1)Islanda, quando il popolo sconfigge l'economia globale2)COSI' VA IN ITALIA.......... PERICOLI IN AGGUATO SOTTO L'OMBRELLONE....

Qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d'oggi? Allora perchè, se da un lato siamo stati informati su tutto quello che sta succedendo in Egitto, dall'altro i mass-media non hanno sprecato una sola parola su ciò che sta accadendo in Islanda?

Tratto da IL CAMBIAMENTO

Islanda, quando il popolo sconfigge l'economia globale
Lontano dai riflettori : L'hanno definita una 'rivoluzione silenziosa' quella che ha portato l'Islanda alla riappropriazione dei propri diritti.
Sconfitti gli interessi economici
di Inghilterra ed Olanda e le pressioni dell'intero sistema finanziario internazionale, gli islandesi hanno nazionalizzato le banche e avviato un processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova Costituzione.

di Andrea Degl'Innocenti - 13 Luglio 2011

Una rivoluzione silenziosa è quella che ha portato gli islandesi a ribellarsi ai meccanismi della finanza globale e a redigere un'altra costituzione

Oggi vogliamo raccontarvi una storia, il perché lo si capirà dopo. Di quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di bocca in orecchio....... È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi.

Consigliamo a tutti la lettura del molto istruttivo articolo su IL CAMBIAMENTO DI CUI RIPORTIAMO IL FINALE:

Ed eccoci così arrivati ad oggi. Con l'Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione.

Lo sappiano i cittadini greci, cui è stato detto che la svendita del settore pubblico era l'unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, spagnoli ed italiani. In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale.

Per questo nessuno racconta a gran voce la storia islandese.

Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti?


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COSI' VA INVECE IN ITALIA..........

PERICOLI IN AGGUATO SOTTO L'OMBRELLONE........
.....Sembra proprio che i cittadini debbano prendere atto che l'ambiente non può essere difeso dalle istituzioni. Dipende da loro pretenderlo, vigilare, organizzarsi e sostenersi in ogni parte del territorio.

Tratto da Peacelink

Norme estive anti-ambiente: questa volta a Porto Tolle ...

Il Governo reinterviene sul Decreto urgente sulla "stabilizzazione finanziaria” ed ecco il nuovo art. 35, che neutralizza una sentenza di annullamento e consente di utilizzare l'alimentazione a carbone nella centrale ENEL
14 luglio 2011 - Lidia Giannotti

Gli obblighi a tutela dell'ambiente sono un impaccio. Non hanno padre, e nessun interesse forte che ci speculi. Sono quindi destinati a una vita breve. Nessuno si ricorderà di loro e scompariranno in una notte d'estate.

ALLA RICERCA DI DIRETTIVE IN SCADENZA E MANOVRE FINANZIARIE URGENTI

Sembra che uno degli esercizi più frequenti, quando si tratta di "ritoccare" la legislazione sull'ambiente, sia quello di trovare una buona locomotiva che passi veloce, talmente veloce da nascondere quello che trasporta.

L'anno scorso è andata così per i limiti di una sostanza cancerogena come il benzo(a)pirene, in gran parte di origine industriale. Il limite già da anni era fissato in 1 nanogrammo, calcolandone la concentrazione in un metro cubo di aria. All'improvviso ne è stata sospesa l'applicazione. Lo si è fatto inserendo una norma in un testo di legge da approvare in fretta, poiché recepiva - a termini scaduti - una direttiva europea..

E quest'estate?

Possiamo trovare un buon esempio leggendo un articolo della manovra finanziaria appena approvata dal governo (in attesa di conversione in parlamento): i commi 8 e 9 dell'art. 35.....
Grazie alla modifica di un articolo in una legge del 2009 - il decreto-legge 5/2009 - viene meno un altro obbligo: quello di applicare, in determinate circostanze, alcune regole del procedimento di Valutazione d'impatto ambientale....
Sembra proprio che i cittadini debbano prendere atto che l'ambiente non può essere difeso dalle istituzioni.
Dipende da loro pretenderlo, vigilare, organizzarsi e sostenersi in ogni parte del territorio.

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LEGGI ANCHE SU PEACELINK
Comunicato stampa

La Regione Puglia ha accumulato 29 mesi di ritardo sul campionamento in continuo della diossina: perché? Quando partirà esattamente?

Non ci sembra di essere pretestuosi e intempestivi se chiediamo di applicare una legge della Regione dopo 29 mesi di ritardo. Ricordiamo che la decisione sul campionamento in continuo doveva essere presa dall'inizio del 2009
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Leggi su Peacelink

Regione Puglia: due regali all'Ilva

La Regione ha fatto finta di coinvolgere le associazioni ma poi ha gestito tutto da sola a porte chiuse con risultati pessimi
13 luglio 2011 - Alessandro Marescotti (Presidente Peacelink)

Cosa ha detto la Regione alla Conferenza dei Servizi del 5 luglio scorso sull'autorizzazione AIA dell'Ilva? Dopo essere rimasta inaccessibile per giorni finalmente oggi è scaricabile da Internet la delibera della Giunta Regionale pugliese che rappresenta la posizione della Regione in quella Conferenza dei Servizi.

La si può trovare su http://www.regione.puglia.it/index.php?page=delibere&opz=view&id=4124

Ma, adesso che se ne può finalmente leggere il testo, lo sconcerto è davvero grande. Vengono infatti offerti due "regali" all'Ilva.

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Tratto da Agenzia Radicale

Taranto, inquinamento a norma di legge
....Sono passati 194 giorni e Taranto resta la città più inquinata d'Italia, oggi messa completamente in ginocchio dal rinnovo dell'Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale), incassato dalla famiglia Riva con soddisfazione, ed un sospiro di sollievo. Si scrive Aia, si legge inquinamento a norma di legge (dati ufficiali classificati “segreto industriale” dalla stessa Ilva).
Le ultime torride settimane pugliesi hanno visto protagonisti molti attori che ruotano attorno al caso Ilva: in primis il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Taranto, che in una relazione del 24 giugno scorso ha chiesto esplicitamente alla procura di Taranto l'emissione di un provvedimento cautelare: il sequestro degli impianti Ilva.
Il 26 giugno la Procura annuncia di non aver accolto la richiesta dei Carabinieri, documentata da fotografie, dati, video sulle emissioni,
i quali tuttavia confermano le ipotesi di reato a carico dei titolari e dei dirigenti del polo tarantino: disastro colposo, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, avvelenamento di sostanze alimentari, danneggiamento aggravato di beni pubblici, riversamenti di sostanze pericolose ed inquinamento atmosferico.....

Il “premio” che le istituzioni hanno garantito ai Riva è stata l'Aia, l'Autorizzazione Integrata Ambientale, la certificazione dell'abbattimento delle emissioni inquinanti, ottenuta con firma del Ministro Prestigiacomo il 5 luglio scorso. Autorizzazione che la legge regionale potrebbe vanificare, si legge sul sito del Ministero, che lancia frecciate in pieno stile “scontro istituzionale”,
ma che in verità vede tutti d'amore e d'accordo sul permettere il perpetrare dell'avvelenamento certificato da più parti e continuamente ignorato dalle istituzioni.

......Un compromesso, quello tra le istituzioni e la proprietà, schiavo di un ricatto occupazionale da 13mila posti di lavoro, che tuttavia garantisce a Taranto, ed all'Ilva, la nomea di polo siderurgico più inquinante in Europa.
Un ricatto che tuttavia non si esaurisce con l'eventuale chiusura degli impianti: 137mila nanogrammi di benzoapirene respirati ogni giorno dagli operai, a fronte di un valore-soglia per persona di un nanogrammo, sono solo uno dei veleni di Taranto:
se il lavoro nobilita l'uomo, tutto questo nobilita la morte?

ANDREA SPINELLI BARRILE
Leggi tutto su Agenzia Radicale

____________A CHI TOCCHERA' ORA !____________


14 gennaio 2011

Movimento Nocoke Alto Lazio:Comunicato stampa


Riceviamo dal Comitato NO-COKE Tarquinia

Comunicato stampa inviato alle redazioni per la pubblicazione sulla sentenza storica di Porto Tolle.ora tocca a Civitavecchia.

Movimento Nocoke Alto Lazio

I comitati di Porto Tolle vincono la loro battaglia contro ENEL: condannati in cassazione gli ex amministratori delegati per i reati di emissioni moleste, danneggiamento all’ambiente, al patrimonio pubblico e privato e violazione della normativa in materia di inquinamento atmosferico provocati dalla centrale ad olio combustibile di Polesine Camerini.

Il Movimento Nocoke Alto Lazio: stiamo preparando la battaglia legale per Civitavecchia.

E' una grandissima vittoria che premia il meticoloso lavoro compiuto dalla Procura di Rovigo a seguito delle numerose denuncie formulate da semplici cittadini che, consapevoli di non essere adeguatamente tutelati dagli Enti preposti a tale compito, si erano rivolti alla magistratura; un importante risultato che crea un precedente devastante per Enel che ora si troverà a rispondere, anche qui a Civitavecchia, dei danni che saranno provocati del carbone della centrale TVN.

La Cassazione ha, infatti, confermato la condanna per i vertici della centrale Enel di Porto Tolle tra cui gli allora A.D. Paolo Scaroni (oggi Eni - lo stesso che fece approvare la centrale di Torrevaldaliga Nord) e Franco Tatò nonché gli allora Direttori dell’impianto Zanatta e Busatto, riformando l'appello. Una sentenza resa possibile dalla dovizia di particolari contenuta nelle consulenze tecniche di cui si è avvalsa la Procura da parte di esperti come l'ingegner Paolo Rabitti, tra l'altro impegnato a provare altri disastri ambientali nei procedimenti penali di Porto Marghera o dello scandalo rifiuti di Napoli e della Campania, e che entra in stretta relazione con quanto sta accadendo a Rovigo dove il ministro Alfano ha, vergognosamente, inviato gli ispettori contro i pm Manuela Fasolato e Dario Curtarello che indagano sulla riconversione della stessa centrale Enel da olio combustibile a carbone.

Ci uniamo al comitato “Cittadini Liberi di Porto Tolle” nell’esprimere riconoscenza e gratitudine ai legali avv.ti Matteo Ceruti e Valerio Malaspina che hanno appoggiato sostenuto, in varie forme, l’azione di denuncia contro il funzionamento della centrale Enel di Polesine Camerini, sottolineando quanto le gravi inadempienze nella gestione della stessa fossero lesive della salute della popolazione residente nonché le gravi responsabilità dei vertici aziendali in tale contesto e che rende merito alla correttezza dell’impostazione accusatoria formulata dalla Procura della Repubblica di Rovigo e della posizione perseguita dalle parti civili rappresentate dai comitati, che sono stati gli unici soggetti a sostenere sino all'ultima fase processuale la tesi di un obbligo di controllo e di intervento sulla centrale di Porto Tolle, anche da parte dei massimi livelli societari.


Per Civitavecchia , attualmente una delle città tra le più compromesse dalle ricadute inquinanti a causa di 50 anni di servitù energetica imposta dallo Stato e dalle Amministrazioni ammaestrate dai fondi elargiti quali compensazioni, quello di Porto Tolle è l’esempio da imitare e che, nella convinzione che si sia compiuto un atto di GIUSTIZIA SOCIALE, sentiamo il dovere di chiedere anche per il nostro territorio.


Dopo anni di vessazione il Movimento Nocoke Alto Lazio ed il comitato dei Cittadini Liberi di Tarquinia inizieranno, con energia rinnovata, da questa vittoria, il percorso legale utile a denunciare il massiccio inquinamento, che ha reso tristemente noto il comprensorio per le statistiche di alta mortalità di patologie tumorali.


nocoketarquinia@yahoo.it

noalcarbone@gmail.com



24 luglio 2009

2009/07/23 " La bella addormentata nel ministero dell'ambiente che rischia l'estinzione"nonostante il potenziamento di Centrali a Carbone

Tratto da" Greenreport"
"La bella addormentata nel ministero dell'ambiente che rischia l'estinzione"

La Bella addormenta, usando l'appellativo che Greenpeace ha coniato per il ministro Stefania Prestigiacomo, sì è svegliata, ma potrebbe essere ormai tardi per salvare il suo scettro e anche il regno, inteso come Ministero dell'Ambiente. L'elemento sul quale si gioca non solo il ruolo del ministro in carica ma, problema assai più grave, il dicastero stesso che amministra le materie ambientali è messo in crisi dall'articolo 4 del Ddl anticrisi approvato ieri dalle commissioni Finanze e Bilancio della Camera e che, come ha scritto la Prestigiacomo, «sopprime di fatto il ruolo del ministero dell'Ambiente nel delicato iter autorizzativo per la realizzazione di centrali di produzione e per le reti di distribuzione di energia, ed esautora ogni ruolo degli enti locali».

Una norma mai vista in precedenti atti di governo che non «hanno mai escluso le tutele ambientali e della salute dei cittadini, imposte dal diritto comunitario- sottolinea la Prestigiacomo- che invece, con questo articolo, passerebbero ad un unico soggetto che da solo, si pretende, dovrebbe sostituire le competenze dei 60 esperti della commissione Via-Vas, e dei 20 della commissione Aia nonchè di professionalità capaci di coniugare tutela ambientale e sviluppo».

E non è un caso che quest'articolo sia stato invece fortemente difeso dal collega Roberto Calderoli, che si dice «sorpreso e sconcertato per le dichiarazioni ed il risentimento espressi dal ministro Prestigiacomo», dal momento che da qualche tempo la Lega non fa mistero di un disegno volto a cancellare il ministero Ambiente, per accorpare le relative competenze al ministero dell'agricoltura, presieduto, guarda caso dal compagno di partito Zaia.

Ma al di là delle diatribe interne alla maggioranza e delle scaramucce tra colleghi ministri, il problema vero sta nello svuotamento progressivo del ministero Ambiente, su cui gran parte delle responsabilità risiedono proprio in chi lo ha condotto a questo punto, ossia la stessa Prestigiacomo, che si trova a difendere adesso un territorio già nei fatti depredato e che potrebbe essere ricordata solo per aver prodotto la Carta di Siracusa, che contiene tante belle cose e importanti per la salvaguardia ambientale, che lei è la prima a non portare avanti.

E i contenuti dell'art.4 del ddl anticrisi, che tra l'altro pare assai difficile a questo punto mutare, dal momento che come gran parte dei provvedimenti voluti dal governo pare essere destinato ad un voto di fiducia, non fanno altro che aggiungersi agli atti di indebolimento di cui il ministero è già stato oggetto. Quindi questa norma inserita come elemento di semplificazione per rendere più snello e veloce l'iter di autorizzazione delle reti elettriche, ma che per ammissione della stessa Prestigiacomo «potrebbe perfino applicarsi alle centrali nucleari» non fa altro che aggiungere un ulteriore tassello ad un disegno di indebolimento delle questioni legati alla tutela ambientale, che risultano poco congeniali all'idea di sviluppo che questo governo porta avanti come bandiera. Un disegno ampiamente condiviso dal ministro dell'ambiente sino a che non si è vista privare delle proprie competenze.

«Ha ragione il ministro Prestigiacomo quando afferma che il provvedimento anti crisi è deleterio per l'ambiente. Peccato che se ne accorga solo ora» ha dichiarato Ermete Realacci che ha rilevato come «il Dl prevede norme sicuramente gravissime che indeboliscono non solo il ruolo del ministero dell'Ambiente e delle istituzioni territoriali, ma anche la difesa dell'ambiente e della salute dei cittadini».

Dello stesso avviso Legambiente che dice che è una preoccupazione che esprime da tempo perché convinti «che l'indebolimento del ministero dell'Ambiente sia una deriva pericolosa e nociva per il Paese».
Peccato appunto che il ministro si ravveda solo adesso, quando potrebbe ormai essere davvero troppo tardi.

"Per lei o per noi?............."

Tratto da Strill.it

Centrale a carbone: nel DL anticrisi la norma "salva SEI"


di Antonino Monteleone - L'iter per la concessione dell'autorizzazione unica ai sensi della legge 55/2002 proposto dalla SEI Spa la società costituita per la realizzazione di una centrale a carbone da 1200 megawatt è fermo al Ministero delle Attività Produttive

in attesa delle determinazioni del Ministero dell'Ambiente. Ma nel frattempo la Regione Calabria, con delibera di Giunta n.686 del 6 ottobre 2008ha negato l'intesa e trasmesso la determinazione in conferenza dei servizi. Un atto finale perché l'intesa positiva, da parte delle Regioni interessate ai singoli progetti di costruzione di nuove centrali per la produzione di energia elettrica, prevista nella legge che descrive termini e modalità per l'ottenimento dell'' "autorizzazione unica" è - secondo interpretazione della Corte Costituzionale - un atto essenziale in mancanza del quale l'iter deve fermarsi senza appello.

Ma un comma del decreto anticrisi licenziato dalla Commissione Bilancio della Camera se approvato definitivamente riaprirebbe la partita escludendo il parere delle Regioni, quindi dei territori, da ogni procedimento autorizzativo per centrali elettriche su tutto il territorio nazionale e di qualunque tipo.

Come riportato da strill.it nei mesi scorsi la parola fine nella vicenda "Saline Joniche" non era ancora stata realmente scritta. Vuoi per il ritardo della Regione nell'adottare la delibera di denegata intesa che in sede di conferenza dei servizi ha preferito inizialmente far valere le ragione del piano energetico regionale (un atto giuridicamente subordinato alla legge nazionale); vuoi perché l'iter era stato sospeso - dalla stessa conferenza dei servizi - poiché le carte del progetto erano passate di mano al Ministero dell'Ambiente per le valutazioni di competenza.

Molti ricorderanno che fu proprio la SEI, il 19 settembre scorso, con una propria lettera - avendo capito che il parere contrario della Regione sarebbe stato definitivo a chiedere la sospensione dell'iter autorizzativo. Un'operazione più mediatica che di sostanza.

La risposta del Ministero delle Attività Produttive fu secca ed immediata: il procedimento è "già sospeso", dunque la richiesta di sospensione non cambiava di un millimetro la situazione che si era venuta a creare.

Era impossibile, nonostante il silenzio stampa, che un progetto da 1 miliardo di euro sparisse con una letterina dai piani di una multinazionale come Ratia Energia consorziata con il Gruppo Hera, Foster Wheeler ed APRI Sviluppo.

Vano ogni tentativo di contattare, tramite l'ufficio stampa SEI, l'amministratore delegato Fabio Bocchiola per capire qualcosa in più delle intenzioni della società.

Oggi è facile comprendere il perché.

Qualche segnale era arrivato quando sul sito si SEI (www.progettosei.it), fermo da mesi, era dapprima comparsa la notizia del cambio dei componenti la commissione VIA (valutazione d'impatto ambientale) avvenuta in forma di vero e proprio "spoil system" ad opera del nuovo Governo. Secondo gli ambientalisti una "epurazione" di elementi troppo "rigidi" in una commissione delicatissima che decide le sorti di progetti milionari che racchiudon le aspettative di gruppi impenditoriali molto influenti.

Nel testo approvato ieri all'articolo 4, Interventi urgenti per le reti dell'energia, vengono individuati "gli interventi relativi alla produzione, alla trasmissione e alla distribuzione dell'energia, da realizzare con capitale prevalentemente o interamente privato" per i quali il Governo nominerà "uno o più commissari" in grado di emanare "gli atti e i provvedimenti di competenza delle amministrazioni pubbliche, occorrenti all'autorizzazione e all'effettiva realizzazione degli interventi, nel rispetto delle disposizioni comunitarie, avvalendosi ove necessario dei poteri di sostituzione e di deroga di cui all'articolo 20, comma 4, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2".

Tradotto dal burocratese significa che - nel caso di una centrale costruita con capitale in prevalenza privato, proprio come quella nelle intenzioni di SEI Spa - il commissario agisce senza i vincoli del Ministero dell'Ambiente, ma, soprattutto, senza i vincoli delle Regioni che non potranno in alcun modo interferire su una materia che, comunque, costituzionalmente è regolata da legislazione concorrente.

Scongiurare il rischio di installare un impianto da 4mila tonnellate l'anno di polveri sottili, solfati e nitrati e 10 milioni di CO2 (dati ufficiali SEI) forse è possibile, per la Regione, impugnando la nuova disposizione davanti ai Giudici della Consulta.

Dopo gli impegni presi al G8 per la riduzione delle emissioni nocive ed il cambio di rotta di tutti gli Stati membri dell'Unione Europea che hanno puntato tutto su energie rinnovabili sarebbe un peccato mandare al diavolo le belle parole.

Posto che il carbone rappresente l'esempio scolastico del "non rinnovabile" ed altamente "inquinante".


23-07-2009 REGGIO CALABRIA: PRC, GOVERNO IMPORRA' NUOVE CENTRALI A CARBONE
(ASCA) - Reggio Calabria, 23 lug - ''Il Governo Berlusconi intende imporre ai territori la realizzazione di nuove centrali a carbone e a turbogas, senza che sulla decisione possano intervenire gli Enti locali e, in particolare, le Regioni. A subirne le prime conseguenze saranno la Calabria e la provincia di Reggio che, nonostante le lotte e il fronte comune messo in piedi dalle istituzioni del posto, rischiano di veder riemergere l'incubo della centrale a Saline Ioniche, progettata dalla multinazionale svizzera SEI''. Lo sostiene il Consigliere provinciale di Reggio Calabria, Omar Minniti, capogruppo del Prc.''Costruire nuove centrali sara' possibile, grazie ad un articolo del cosiddetto Decreto Legge anticrisi, il n.4, inerente gli 'Interventi urgenti per le reti dell'energia'.Tale articolo permettera' alle ''centrali costruite con capitale in prevalenza privato'' - e' il caso della SEI - di aggirare i vincoli delle Regioni e rendere carta straccia le Valutazioni d'Impatto Ambientale. Competera' al Governo la nomina di ''commissari'' con il compito di emanare ''gli atti e i provvedimenti di competenza delle amministrazioni pubbliche, occorrenti all'autorizzazione e all'effettiva realizzazione degli interventi''.
''Si tratta di una decisione gravissima - dice Minniti - che contraddice anche gli impegni effimeri e pro-forma contro l'inquinamento assunti dal Governo durante il vertice del G8, contro la quale e' necessario opporsi da subito con veemenza, anche attraverso il ricorso ai giudici della Consulta. E' opportuno che tutti i Sindaci, i Consigli comunali, la Provincia, la Regione, tutte le forze politiche e le associazioni, che in questi mesi si sono battute contro la 'morte nera' di Saline, facciano sentire, ancora una volta, il proprio dissenso, pressando anche sulla rappresentanza parlamentare calabrese e tornando ad occupare le piazze''.



ENERGIA: PD, RICONVERSIONE CENTRALE PORTO TOLLE MINACCIA PER AMBIENTE
(ASCA)
- Roma, 23 lug - ''Il via libera alla conversione a carbone della Centrale di Porto Tolle, una delle centrali elettriche Enel piu' grandi d'Italia, rappresenta una delle vicende meno trasparenti che hanno caratterizzato l'operato del Ministro dell'Ambiente Prestigiacomo''. Lo afferma Alessandro Bratti deputato del Pd della commissione Ambiente della Camera: ''di fatto decreta la fine del Parco del Delta del Po costituendo una minaccia per l'ambiente e per la salute dei cittadini''.

''Il Ministro Prestigiacomo
- afferma Bratti - spaccia l'autorizzazione della conversione a carbone della Centrale elettrica come simbolo di trasparenza e di tutela del territorio. Il Ministro deve avere imparato molto dal premier in tema di messaggi che ribaltano la realta' dei fatti.Da diversi mesi - avverte - ho chiesto ufficialmente in Commissione ed in Aula di avere l'istruttoria tecnica della procedura di valutazione ambientale riguardo alla conversione della centrale e ad oggi, nonostante le rassicurazioni del Sottosegretario Menia, nulla mi e' stato consegnato. Inoltre - sottolinea il deputato - a proposito di trasparenza, per poter dare il via libera all'operazione di conversione a carbone, il Governo ha introdotto un apposito articolo nel provvedimento riguardo alle 'quote latte' per poter andare in deroga alla legge regionale del Veneto che prevedeva la riconversione dell'impianto unicamente a gas naturale. Una vera e propria resa del Ministro Prestigiacomo che ancora una volta ha dovuto abdicare al suo ruolo a favore della logica del Ministro Scajola volta a considerare la tutela ambientale un fastidioso orpello allo sviluppo economico''.

''Mi aspetto una forte presa di posizione da parte delle autorita' locali,dalle regioni e dalle associazioni ambientaliste. Le popolazioni di vaste aree della Pianura padana subiranno gli effetti negativi di questa operazione senza trarre nessun beneficio ambientale nel nome di vantaggi economici che non ricadranno se non in minima parte sulle comunita' interessate. La centrale che da diversi anni funzionava a scartamento ridotto, con l'operazione di riconversione a carbon fossile, contribuira' ulteriormente a peggiorare l'inquinamento dell'aria della Pianura padana, allontanando sempre di piu' la possibilita' - conclude Bratti - di raggiungere gli obiettivi di qualita' dell'aria sanciti dalle recenti direttive europee per la salvaguardia della salute umana''