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29 marzo 2016

Per il referendum il 17 Aprile ISDE Associazione Medici per l’Ambiente invita a votare un "SI CONSAPEVOLE" per la salute di oggi e di domani.

Tratto da Greenreport

Referendum del 17 Aprile: gli impatti ambientali e sanitari delle trivellazioni

Associazione Medici per l'Ambiente - ISDE Italia: per un Sì consapevole.
[29 marzo 2016]
Trivelle salute
Il 17 Aprile prossimo, con il Referendum sulle trivelle, i cittadini italiani sono chiamati ad esprimersi sul quesito abrogativo che riguarda l’articolo 6, comma 17 del codice dell’ambiente: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”.
Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia auspica la più ampia partecipazione al Referendum ed invita a votare SI per la salute di oggi e domani.
Deve essere questa l’occasione per una profonda riflessione circa l’inderogabile necessità ed urgenza di cambiare il modello di sviluppo ancor oggi basato sulla combustione dei fossili. Tale modello, oltre agli alti costi sanitari imposti all’uomo e a tutta la biosfera per via dell’inquinamenti delle varie matrici ambientali, appare sempre più fragile e insostenibile sul piano economico.
Negli ultimi 18 mesi il prezzo del greggio è calato circa del 70%: andare a cercare con accanimento e con tecniche sempre più costose e impattanti una risorsa che perde sempre più valore, può contribuire, oltre al danno alla salute e all’ambiente, a minare ulteriormente la tenuta economica del Paese.
Poche gocce di petrolio di scarsa qualità, mettono in pericolo le nostre bellissime coste, culla della nostra storia e della nostra cultura e possibile fonte economica malamente sfruttata oltre che la fauna e la pesca sostenibile.
La perforazione di un pozzo può avvenire sulla terra ferma (“onshore”) o in mare (“offshore”); gli impatti ambientali e sanitari, conseguentemente, saranno di diversa natura e graveranno in maniera differente in questi differenti contesti ma è importante dire SI oggi per avviare un processo di cambiamento che ci proietti verso fonti di energia alternative rinnovabili che ci permettano di rispettare l’ambiente e di tutelare la nostra salute.
Quando parliamo di trivelle offshore, nessuno può escludere un incidente. E in un mare chiuso come il Mediterraneo, un disastro petrolifero causerebbe danni gravissimi e irreversibili.
Comunque, anche in assenza di incidenti rilevanti, le estrazioni petrolifere comportano indiscutibilmente pesanti impatti ambientali – e quindi sulla salute umana, essendo l’ambiente un determinante fondamentale della salute – come dettagliatamente riportato nel testo di due studiosi italiani: “L’Impatto Ambientale del Petrolio, in Mare e in Terra” (Galaad Edizioni). Anche un recente rapporto di Greenpeace, relativo alle attività estrattive in Adriatico esaminate dal 2012 al 2014 ha evidenziato che tra i composti che superano con maggiore frequenza i valori definiti dagli Standard di Qualità Ambientale, rilevati nei sedimenti prossimi alle piattaforme, si trovano metalli pesanti, quali cromo, nichel, piombo (e talvolta anche mercurio, cadmio e arsenico). Inoltre, sono risultati rilevabili anche idrocarburi policiclici aromatici (IPA), come fluorantene, benzo[b]fluorantene, benzo[k]fluorantene, benzo[a]pirene e altri, variamente associati.
Tutte queste sostanze sono tossiche, spesso persistenti e bioaccumulabili ed alcune sono state già riconosciute cancerogene per l’uomo; esse possono risalire la catena alimentare attraverso la bio-magnificazione, raggiungendo così l’uomo in concentrazioni elevate e tali da causare seri danni all’organismo. In particolare per metalli pesanti quali piombo e soprattutto mercurio l’esposizione umana avviene attraverso pesce contaminato, specie se di grossa taglia, tanto che alle donne in gravidanza ne viene sconsigliato il consumo. Queste sostanze non solo si accumulano nei nostri corpi, ma passano anche dalla madre al feto durante la gravidanza ed interferiscono in particolare con lo sviluppo cerebrale del nascituro fino a comportare ritardo mentale e deficit del Quoziente intellettivo. I metalli pesanti oltre a effetti di tipo cancerogeno e neurologico comportano anche effetti a livello cardiovascolare, renale ed osseo con maggior rischio di osteoporosi. Parimenti pericolose sono poi le miscele di IPA per le quali è stato dimostrato – per fenomeni di azione sinergica – un aumento di rischio di insorgenza di cancro, soprattutto in presenza di benzo(a)pirene.
Non va infine dimenticato che come per alcuni IPA, anche per metalli quali l’arsenico, il cadmio, il nickel, classificati da decenni come cancerogeni per l’uomo, non esiste una soglia identificabile al di sotto della quale queste sostanze non comportino un rischio per la salute umana.
Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia

06 febbraio 2016

Trivelle, vittoria dei movimenti grazie al referendum: il MiSE rigetta 27 istanze


Trivelle, vittoria dei movimenti il MiSE rigetta 27 istanze 2

(Rinnovabili.it) – Un fulmine a ciel sereno nella battaglia sulle trivelle. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha diffuso il Bollettino degli idrocarburi (BUIG) di gennaio 2016, in cui rende noto di aver adottato 27 provvedimenti di rigetto delle richieste di permessi e concessioni volte alla ricerca ed estrazione di gas e petrolio entro le 12 miglia marine. Le 9 istanze interamente ricadenti entro le 12 miglia sono state respinte, mentre le 18 parzialmente ricadenti entro le 12 miglia sono state rigettate per la parte interferente, annunciando una riperimetrazione delle aree.
«Gli effetti della proposta referendaria iniziano a dare dei frutti – è l’incipit di una nota del Coordinamento nazionale No Triv – Si tratta di una prima concreta vittoria, ottenuta grazie al referendum».

Si tratta di un «primo e concreto risultato», secondo i No Triv, ed è frutto della pressione di questi mesi in cui il governo ha tentato (senza successo) di evitare la consultazione con alcune modifiche inserite nella legge di stabilità. Sono proprio queste modifiche ad aver costretto il Ministero a rimandare al mittente le 27 istanze.
«Ora, tuttavia, è necessario andare fino in fondo – non fanno sconti i movimenti – I provvedimenti di rigetto del governo riguardano solo i procedimenti in corso entro le 12 miglia marine, ma non i permessi e le concessioni già rilasciati, come per esempio il recente permesso di ricerca che interessa le Isole Tremiti».

Altre sorprese in arrivo per le trivelle?

Trivelle, vittoria dei movimenti il MiSE rigetta 27 istanzeEcco perché i promotori della campagna referendaria, incassato il parziale successo, dovranno continuare a lavorare sodo per convincere l’opinione pubblica ad esprimersi nella data che verrà fissata nei prossimi giorni. Entro il 7 febbraio, infatti, la Corte Costituzionale comunicherà formalmente alle istituzioni la sentenza del 19 gennaio, con la quale afferma l’ammissibilità del quesito rimasto in vigore dopo gli arrembaggi dell’esecutivo. Resta da vedere se l’esecutivo acconsentirà a indire un election day, accorpando la consultazione al primo turno delle amministrative di giugno.
«Il voto dei cittadini si caricherà anche di un forte significato politico – mette in chiaro il Coordinamento No Triv – Decidendo di cancellare la norma che al momento consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia senza limiti di tempo, potranno dare anche un chiaro segnale al governo, e cioè che occorra uscire progressivamente e rapidamente dall’era del petrolio, investendo nelle energie rinnovabili e favorendo la riconversione ecologica dell’economia».
Le sorprese potrebbero essere appena iniziate. Pende infatti, davanti alla Consulta, un ricorso promosso da 6 Regioni italiane (Basilicata, Liguria, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto). Se venisse accolto, potrebbero resuscitare altri due quesiti sulle trivelle ora neutralizzati dalle modifiche della legge di stabilità: quello relativo alla proroga dei titoli sulla terraferma e quello sul Piano delle aree.

17 gennaio 2016

Trivellazioni: il 2015 è stato l’anno delle fonti rinnovabili. Ditelo al ministro Federica Guidi

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Trivellazioni, il 2015 è stato l’anno delle fonti rinnovabili. Ditelo al ministro Guidi

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In questi giorni di petrol-scontento per l’approvazione delle operazioni di airgun al largo delle isole Tremiti, per i giochini sulle date scelte per la reintroduzione della fascia di protezione delle dodici miglia, e per il tormentone referendum sì o no, arrivano le parole rassicuranti del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, 46 anni, mamma e con un passato in Confindustria.
Ma a parte queste considerazioni, quello che la Guidi veramente non capisce secondo me è che il mondo è molto molto più grande del suo minimizzare, è molto più avanti della sua petrol-illusione delle migliaia di posti di lavoro. Ma dove? Non so se veramente è lei che non vuole vederlo o è  il suo passato in Confindustria che le affusca la vista.

Ad ogni modo, le statistiche per il 2015 parlano chiaro: è stato l’anno delle rinnovabili. Dappertutto. In tutto il mondo, la quasi totalità dei nuovi impianti energetici è stato a sole e vento. Il costo di pannelli, di batterie e altre forme di stoccaggio di energia continua a calare, e cosi pure gli investimenti in oil and gas. Non e’ un caso che la Petroceltic sia sul lastrico. E dubito fortemente che una ditta così piccola, indebitata fino al collo, possa veramente portare a tutti questi soldi e posti di lavoro all’Italia. Perché invece di capire come fare per sfruttare al meglio le opportunità che le rinnovabili ci offrono, dobbiamo star qui a sperare che la quasi defunta Petroceltic venga a portare “migliaia di posti di lavoro” alle Tremiti?

Negli Usa per ogni nuovo posto di lavoro creato nell’oil and gas, otto ne sono stati creati nel settore delle rinnovabili nel 2015. Uno ad otto. I costi sono fondamentalmente alla pari: negli Usa un kilowatt-ora costa al massimo cinque centesimi dal solare, dal gas otto. Gli investimenti nel sole e nel vento sono a livelli record, e così pure la nuova energia generata. Aggiungiamo poi che sole e vento non portano cancro, ma il petrolio sì, e uno si deve chiedere: quali sono esattamente i vantaggi del continuare ad investire su petrolio in questo scenario? Non ce ne sono.  Nemmeno uno.
E’ sotto gli occhi di tutti che il collasso dell’industria petrolifera non è lontano, e se la nostra petrol-società va avanti ancora è solo per inerzia. Il futuro è altro, è verde, è rinnovabile, non è nero e bucato. Perché allora insistere che dobbiamo per forza fossilizzarci e che dobbiamo per forza fossilizzare pure le parti più belle d’Italia?
Perché non possiamo, per una volta, una volta sola, essere grandi in Italia, pensare alle cose importanti con programmazione, per il domani, con orgoglio, con coraggio, in modo pulito e con la voglia di fare meglio per le generazioni future? Senza zavorra e corruzione ed amici da accontentare? Leggo sempre di cose meravigliose che fanno in ogni angolo del pianeta e a volte ne parlo pure qui. Perché in Italia no? Dov’è il nostro piano per l’Italia 100% rinnovabile, per i treni a vento, per un pannello su ogni casa?
Quelli di sessant’anni fa ci hanno lasciato Gela e Falconara e Porto Marghera e Taranto. La loro scusante, se c’è n’è una, e che non lo sapevano.  Ma oggi sì, lo sappiamo e lo sappiamo fin troppo bene nonostante tutti i petrol-dollari spesi a convincerci del contrario che l’industria fossile non porta ne benessere economico, ne progresso, ne salute. Porta solo malattie, subsidenza, territori ballerini, inquinamento, povertà.  Ne abbiamo un esempio dopo l’altro, in tutto lo stivale. E insistere oggi, nel 2016, ancora con l’airgun, le trivelle, le raffinerie, non solo è sbagliato e anacronistico, ma e’ anche profondamente ingiusto verso chi verrà dopo di noi.
Il mare delle Tremiti è blu di turismo e di bellezza. Perché Federica Guidi vuole costringere le generazioni future a vederle petrolizzate, brutte e nere?

19 ottobre 2015

VITTORIA:Obama congela le trivellazioni di petrolio e gas nell’Artico

Tratto da Greenreport
Gli ambientalisti: «Vittoria! Ora anche l’Atlantico»

Obama congela le trivellazioni di petrolio e gas nell’Artico

«Il movimento "Shell No" ha dimostrato che il potere del popolo può battere le Big Oil»
[19 ottobre 2015]
Artico vittoria
L’amministrazione Obama ha annunciato la cancellazione di tutte le licenze per estrarre gas e petrolio nel Mar Glaciale Artico a partire dal 2017 e fino al 2022. Con il  programma 2012-2017 offshore drilling l’amministrazione Obama aveva messo a disposizione delle multinazionali circa 55 milioni di acri  nel mare dei Chukch e 65 milioni di acri nel Mare di Beaufort  per estrarre petrolio e gas.  Ma ora il Bureau of Ocean Energy Management del dipartimento degli interni Usa ha annunciato di aver anche respinto le richieste avanzate nel 2014 da Statoil (l’impresa petrolifera statale norvegese) e dalla Shell di prolungare le loro licenze petrolifere e gasiere nel Mar Glaciale Artico per altri 5 anni. Le due multinazionali avevano chiesto un prolungamento delle licenze per avere più tempo per l’esplorazione di nuovi giacimenti petroliferi e gasieri.
Sierra Club, la più grande e diffusa associazione ambientalista Usa, parla di «Una vittoria per l’America per l’ Artico e per  il nostro clima» e sottolinea che «Il movimento “Shell No” ha dimostrato che il potere del popolo può e continuerà a battere le Big Oil. Festeggiamo questa vittoria e faremo in modo che i nostri oceani continuino ad essere protetti da un’industria che ha un track record imperdonabile. Ora, il presidente Obama ha la possibilità di aumentare la sua eredità climatica e di lasciare ancora più sporchi combustibili  sottoterra. E’ stato proposto un altro round di licenze nell’Artico e nell’Atlantico dal  2017 al 2022. Sappiamo che la trivellazione è sporca, pericolosa, e non deve essere permesso che vada avanti. Alziamo le nostre voci insieme per dire il presidente Obama che annulli le licenze su entrambe le coste». Per questo Sierra Club rilancia con un’altra petizione on-line indirizzata ad Obama  ma dice anche «Grazie Presidente Obama per l’adozione di misure per proteggere l’Oceano Artico», ma  «Metta fine al prossimo ciclo di licenze proposte nell’ Artico e nell’Atlantico».
Secondo Marissa Knodel, di  Friends of the Earth, «Alla fine l’amministrazione Obama ha fatto la scelta giusta per l’Artico e il nostro futuro climatico Per evitare la catastrofe climatica, il petrolio e il gas artici non devono essere bruciati e devono rimanere nel suolo. L’annuncio segna un passo importante nella direzione giusta, ma è deludente che le attuali condizioni di mercato e la mancanza di interessi dell’industria – non un futuro di sicurezza climatica – hanno portato l’amministrazione ad agire. Le condizioni  del Mare Glaciale Artico ne fanno uno dei posti peggiori per trivellare, soprattutto in un periodo in cui si sta riscaldando due volte più velocemente  rispetto al resto del pianeta. Mentre è incoraggiante vedere che l’amministrazione Obama intraprende  azioni audaci come l’annullamento e il rifiuto di prorogare le licenze petrolifere e gasiere dell’Artico esistenti,  una vera leadership climatica dovrebbe  tenere tutti le future concessioni fuori dal tavolo e il petrolio e il gas dell’Artico  sotto terra».
Soddisfatto anche Franz Matzner, direttore della Beyond Oil Initiative del Natural Resources Defense Council: «Questo garantisce alle acque dell’ Artico acque una tregua essenziale. L’amministrazione riconosce che non possiamo esporre questa risorsa vitale ai rischi di uno sversamento  catastrofico e che non possiamo costringere la prossima generazione  ad  una dipendenza dai combustibili fossili, che sta guidando il cambiamento climatico globale. Il prossimo passo dovrebbe essere quello di tenere le acque dell’Artico e dell’Atlantico fuori dal tavolo delle trivellazioni delle risorse petrolifere e gasiere. Questo è un modo per contribuire ad accelerare la nostra transizione verso un futuro energetico pulito e sicuro per l’America».