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06 febbraio 2016

Trivelle, vittoria dei movimenti grazie al referendum: il MiSE rigetta 27 istanze


Trivelle, vittoria dei movimenti il MiSE rigetta 27 istanze 2

(Rinnovabili.it) – Un fulmine a ciel sereno nella battaglia sulle trivelle. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha diffuso il Bollettino degli idrocarburi (BUIG) di gennaio 2016, in cui rende noto di aver adottato 27 provvedimenti di rigetto delle richieste di permessi e concessioni volte alla ricerca ed estrazione di gas e petrolio entro le 12 miglia marine. Le 9 istanze interamente ricadenti entro le 12 miglia sono state respinte, mentre le 18 parzialmente ricadenti entro le 12 miglia sono state rigettate per la parte interferente, annunciando una riperimetrazione delle aree.
«Gli effetti della proposta referendaria iniziano a dare dei frutti – è l’incipit di una nota del Coordinamento nazionale No Triv – Si tratta di una prima concreta vittoria, ottenuta grazie al referendum».

Si tratta di un «primo e concreto risultato», secondo i No Triv, ed è frutto della pressione di questi mesi in cui il governo ha tentato (senza successo) di evitare la consultazione con alcune modifiche inserite nella legge di stabilità. Sono proprio queste modifiche ad aver costretto il Ministero a rimandare al mittente le 27 istanze.
«Ora, tuttavia, è necessario andare fino in fondo – non fanno sconti i movimenti – I provvedimenti di rigetto del governo riguardano solo i procedimenti in corso entro le 12 miglia marine, ma non i permessi e le concessioni già rilasciati, come per esempio il recente permesso di ricerca che interessa le Isole Tremiti».

Altre sorprese in arrivo per le trivelle?

Trivelle, vittoria dei movimenti il MiSE rigetta 27 istanzeEcco perché i promotori della campagna referendaria, incassato il parziale successo, dovranno continuare a lavorare sodo per convincere l’opinione pubblica ad esprimersi nella data che verrà fissata nei prossimi giorni. Entro il 7 febbraio, infatti, la Corte Costituzionale comunicherà formalmente alle istituzioni la sentenza del 19 gennaio, con la quale afferma l’ammissibilità del quesito rimasto in vigore dopo gli arrembaggi dell’esecutivo. Resta da vedere se l’esecutivo acconsentirà a indire un election day, accorpando la consultazione al primo turno delle amministrative di giugno.
«Il voto dei cittadini si caricherà anche di un forte significato politico – mette in chiaro il Coordinamento No Triv – Decidendo di cancellare la norma che al momento consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia senza limiti di tempo, potranno dare anche un chiaro segnale al governo, e cioè che occorra uscire progressivamente e rapidamente dall’era del petrolio, investendo nelle energie rinnovabili e favorendo la riconversione ecologica dell’economia».
Le sorprese potrebbero essere appena iniziate. Pende infatti, davanti alla Consulta, un ricorso promosso da 6 Regioni italiane (Basilicata, Liguria, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto). Se venisse accolto, potrebbero resuscitare altri due quesiti sulle trivelle ora neutralizzati dalle modifiche della legge di stabilità: quello relativo alla proroga dei titoli sulla terraferma e quello sul Piano delle aree.

04 ottobre 2012

Stop alle trivellazioni: il TAR del Lazio blocca quelle alle Tremiti.


Tratto da GreenMe

Stop alle trivellazioni: il TAR blocca quelle alle Tremiti. Ancora a rischio la Puglia


Stop alle trivellazione nel Mar Adriatico. Lo ha stabilito una sentenza del Tar del Lazio, rendendo nulla di fatto il decreto con cui, lo scorso anno, il Ministero dell'Ambiente aveva ha rilasciato un parere di compatibilità ambientale alla società Petroceltic. Quest'ultima avrebbe avuto la strada spianata per trivellare un'area al largo delle coste abruzzesi e molisane, fino alle Isole Tremiti.
 Gli ambientalisti erano insorti e allora avevano deciso di fare ricorso al Tar, che ha accolto le richieste. In particolare, sono state diverse le notizie di provvedimenti blocca-trivelle arrivate il 2 ottrobre scorso: in primo luogo le due sentenze del T.A.R. Lazio (la n. 8209 e la n. 8236), firmate dal Giudice Antonio Vinciguerra, che hanno azzerato le due autorizzazioni alle trivellazioni rilasciate dal Ministero dell’Ambiente tra marzo e maggio 2011 alla Petroceltic Italia, al largo delle coste abruzzesi e molisane di Punta Penna, e non molto distanti dal Gargano e dall'Area Marina protetta delle Isole Tremiti.
Ma non solo. Alla decisione dei magistrati ha fatto eco quella della Giunta regionale della Basilicata, che non ha rilasciato tre permessi di ricerca di idrocarburi a Masseria La Rocca, Satriano Di Lucania ed Anzi. Una doppia vittoria, dunque, sia sul pianto giudiziario che amministrativo.
"Nel caso delle sentenze del Tar Lazio assistiamo ancora una volta alla vicenda in cui è la magistratura a dover rilevare in seconda battuta le irregolarità di procedimenti su cui dovrebbe invece monitorare preliminarmente la pubblica amministrazione" – spiega il WWF Italia in una nota. "Tra le motivazioni della sentenze, infatti, c’è il mancato coinvolgimento della Regione Puglia nella procedura di V.I.A. la mancata pubblicazione sui quotidiani pugliesi (obbligo d’informazione specifico territoriale) dei provvedimenti oggetto dei ricorsi e la tardiva pubblicazione sui quotidiani molisani dei provvedimenti impugnati. Inoltre il divieto di trivellare oltre le 12 miglia dalla costa stabilito dal Ministero dell’Ambiente non comporta affatto che al di là di questo perimetro possa esservi ‘il far west’ ma occorre comunque tenere conto della conformazione della zona e della tutela degli ecosistemi presenti entro le 12 miglia”.Continua sull'articolo integrale

Francesca Mancuso

26 aprile 2010

2010/04/26 GOLFO DEL MESSICO,DISASTRO AMBIENTALE PER SCOPPIO PIATTAFORMA/ «L’Unesco fermi trivelle alle Tremiti»

GOLFO DEL MESSICO, DISASTRO AMBIENTALE PER SCOPPIO PIATTAFORMA

Disastro ecologico senza precedenti nel Golfo del Messico: dalla piattaforma petrolifera esplosa e affondata la settimana scorsa stanno fuoriuscendo circa 1.000 barili di greggio al giorno e la macchia nera potrebbe raggiungere presto le spiagge e la regione paludosa della Louisiana. Le operazioni di pulitura delle acque e per bloccare le perdite sono anche rese difficili dal maltempo.

Tratto da http://dorsogna.blogspot.com/

WEDNESDAY, APRIL 21, 2010

Scoppio di piattaforma in Lousiana


A un certo punto si e' sparsa la notizia che hanno ritrovato i dispersi. La piattaforma brucia ancora.
Qui pero' si dice che non e' vero e che era una notizia falsa. La piattaforma brucia ancora.
Un pozzo di petrolio e' scoppiato qualche ora fa nel golfo del Messico, in Louisiana.
Dodici persone mancano all'appello e sette sono state ferite in modo grave.

Il pozzo era a 41 miglia dalla costa - circa 65 chilometri dalla riva, era di proprieta' mista British Petroleum e Transocean. La fase di costruzione e' iniziata nel giugno del 2009.
In questo momento stavano ancora trivellando a 1.5km sotto la crosta terreste. La produzione non era ancora iniziata.
Un portavoce per la Transocean, sugli altri 11 dispersi, dice:
"La realta' e' che non sappiamo dove siano quegli 11, e' molto difficile quantificare la probabilita' di trovare i dispersi."
Quel che resta del pozzo si e' fortemente inclinato e potrebbe sprofondare.
Credo che non ci sia altro aggiungere - se non due domande:

La stampa italiana ne parlera'?
E se questo fosse successo a Rocca San Giovanni?
A Pineto? A Vasto? Alle isole Tremiti? In Sicilia?

MONDAY, APRIL 26, 2010

Qui in Louisiana le cose sono peggiorate. Ora la piattaforma scoppiata e crollata tira fuori 1000 barili di petrolio al giorno, cioe' 42,000 galloni, cioe' circa 160,000 litri ogni giorno.
Un altra piattaforma di petrolio, distante 10 miglia dalla prima e' stata evacuata per precauzione.
Un robot sottomarino che doveva tappare il buco ha fallito la sua impresa.....Ora stanno cercando di costruire una sorta di imbuto che possa catturare il petrolio e riportarlo in superficie in maniera controllata. Ci vorranno come minimo due settimane.I tecnici parlano di mille altre alternative su come arrestare il flusso di petrolio, ma la realta' dei fatti e' che nessuno lo sa bene cosa fare.Dice il direttore del Dauphin Island Sea Lab in Alabama, George Crozier:
"Nessuno sa quali saranno le conseguenze di questo riversamento a mare. Non abbiamo mai visto nulla di cosi grande."
La domanda sorge spontanea: e se questo succedesse in Abruzzo? Noi non ce l'avremmo il lusso di una settimana di tempo per organizzarci a contenere le uscite di petrolio perche' qui in Louisiana si tratta di 80km. In Abruzzo sono solo 5, se ci va bene....
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Tratto da "Il Corriere della sera"

INTERROTTE LE RICERCHE DEGLI 11 OPERAI DISPERSI

Piattaforma affondata, la macchia nera si sposta verso le coste della Louisiana

Ogni giorno fuoriescono mille barili di petrolio.
Si rischia un disastro ambientale senza precedenti

MILANO - L'iniziale ottimismo della Guardia costiera americana è stato smentito dai fatti. Più che di un timore si tratta ormai di una certezza: l'incendio e poi il crollo della piattaforma petrolifera della Bp, 70 chilometri al largo delle coste della Louisiana, nel Golfo del Messico, sta causando un disastro ambientale. La sua portata è ancora tutta da valutare. E, in buona parte, tutto si lega al buon esito dell'ultimo disperato intervento dei robot di profondità, che stanno operando a 5mila metri per chiudere i "buchi". Quello che la compagnia BP, che gestiva l'impianto di estrazione, sta cercando di fare, ha sintetizzato l'ingegnere meccanico Richard Metcalf, «è di mettere un tappo di sughero a una bottiglia di champagne». Resta il fatto che non si tratta di champagne e che ogni giorno dal fondo marino di spargono circa 1.000 barili di greggio, poco meno di 160mila litri. Le operazioni per tentare di bloccare questa perdite sono anche in parte ostacolato dal maltempo. La macchia nera potrebbe raggiungere presto le spiagge e la regione paludosa della Louisiana causando un disastro ecologico senza precedenti. A 30 km dal luogo del disastro si trova anche l'arcipelago delle Chandeleurs, un'oasi verde in cui depongono le uova pellicani e altri uccelli, già pesantemente danneggiata dall'uragano Katrina. Durante la notte la macchia si è allargata del 50% e ora copre un'area di oltre 1.500 chilometri quadrati, anche se secondo gli esperti si tratta perlopiù di un sottile velo di greggio sulla superficie.

11 MORTI, 17 FERITI. A BORDO 2,6 MILIONI DI LITRI DI PETROLIO -.............

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QUESTO ACCADE IN LOUISIANA E IN ITALIA?

IN ITALIA intanto il Ministero dell’Ambiente ha deciso che la «ricchezza paesaggistica» DELLE ISOLE TREMITI deve cedere il passo alle «piattaforme petrolifere» e alle trivellazioni della «Petroceltic Elsa»,

Tratto da"La Gazzetta del Mezzogiorno"

«L’Unesco fermi trivelle alle Tremiti»

di Filippo Santigliano


FOGGIA -
Il Comune di Tremiti si appresta a chiedere all’Unesco il riconoscimento di «sito» patrimonio dell’umanità. Con una «piattaforma» petrolifera al largo forse la pratica potrebbe incontrare più di un ostacolo. Ma il sindaco di Tremiti, Peppino Calabrese, non demorde e riconoscimento Unesco a parte ribadisce che «il popolo tremitese, la provincia di Foggia e la Puglia si opporranno con tutte le forze a questa ipotesi di trivellazione».

Fermare l’assalto, dunque, ad uno dei patrimoni ambientali più importanti della Puglia, quelle isole Tremiti che rappresentano un’oasi naturale tanto da essere parco marino protetto, insignito da sempre anche della «bandiera blu» dell’Unione Europea. Invece il ministero dell’Ambiente ha deciso che quella «ricchezza paesaggistica» deve cedere il passo alle «piattaforme petrolifere» e alle trivellazioni della «Petroceltic Elsa», società irlandese interessata appunto a «sondare» il fondo marino delle Tremiti al largo del Gargano e verificare se vi sono o meno le condizioni per installare pozzi.

Uno scenario che viene contrastato dalla Puglia e dalla Provincia di Foggia in particolare, ma non solo. Intellettuali, artisti (a Tremiti ha casa Lucio Dalla), esponenti del mondo dello sport (come già riportato dalla «Gazzetta» nei giorni scorsi) si sono dichiarati scandalizzati e sconcertati dalla decisione del ministero dell’Ambiente per la concessione delle autorizzazioni.

Domani nell’isola di San Domino si svolgerà il Consiglio provinciale di Foggia che, per l’occasione, terrà una seduta in trasferta proprio per testimoniare la vicinanza di tutta la Capitanata alle sorti dell’arcipelago.
La decisione della Provincia, che è a guida centrodestra come il Governo nazionale che si appresta a dare il via libera alla società irlandese, è quella di opporsi con ogni mezzo all’autorizzazione alle trivellazioni.

Un coro di no che vede uniti anche i sindaci del Gargano, movimenti ed associazioni ambientaliste, organizzazioni professionali e di categoria, a cominciare da quelle che si occupano di turismo, fortemente preoccupati per le sorti delle «Diomedee», le isole che vivono al 100% di turismo e dello stesso Gargano, ovvero la locomotiva del settore in Puglia con i suoi quattro milioni e mezzo di presenze turistiche.Proprio la Confcommercio, con il suo presidente regionale, Matteo Biancofiore, ha lanciato l’allarme sul futuro del turismo: «La scelta del turismo per lo sviluppo della Capitanata è una opzione strategica che non può essere messa in discussione da decisione inadeguate di organismi centrali che passano sopra la testa degli abitanti della provincia di Foggia. Per questo chiediamo con forza al Governo centrale che pensi bene a che cosa vuol dire per questo settore l’autorizzazione concessa per trivellazioni finalizzate alla ricerca di idrocarburi. Abbiamo bisogno di infrastrutture di servizio, rispettose del patrimonio naturale che abbiamo avuto la fortuna di avere in regalo, no di nuovi miraggi industriali i cui fallimenti darebbero un colpo definitivo alle nostre speranze. Il mare delle Tremiti così come il Parco del Gargano rappresentano un patrimonio naturale da valorizzare in chiave turistica. La loro istituzione, pur con discussioni, è stata una scelta approvata dal territorio ed una scelta di campo che deve essere perseguita in modo coerente a tutti i livelli».

CONSIDERAZIONI DI UNITI PER LA SALUTE

IL DISASTRO AMBIENTALE PER lo SCOPPIO della PIATTAFORMA NEL GOLFO DEL MESSICO,DOVREBBE INSEGNARE QUALCOSA A NOI TUTTI MA SOPRATTUTTO AI MINISTERI E ALLE ISTITUZIONI CHE HANNO LA RESPONSABILITA' E LA COMPETENZA.........SU SIMILI SCELTE .