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20 giugno 2012

Greenpeace, Legambiente e Wwf su Porto Tolle - «Irrisolte le questioni che determinarono bocciatura progetto Enel»

Comunicato congiunto  di Greenpeace, Legambiente e Wwf
Porto Tolle - «Irrisolte le questioni che determinarono bocciatura progetto Enel»


 Sulla decisione del Consiglio di Stato, che permette il proseguimento della procedura di Valutazione d'impatto ambientale (Via) per la conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle, Greenpeace, Legambiente e Wwf ribadiscono che i nodi che hanno già determinato la bocciatura di quel progetto restano tutti sul tavolo. Che la Via possa proseguire in virtù delle nuove leggi approvate dalla Regione Veneto e dal Governo Berlusconi per favorire i piani dell'Enel è irrilevante: se Enel non sarà in grado di dimostrare la preferibilità ambientale e sanitaria di un impianto a carbone rispetto a uno alimentato a gas, i suoi piani verranno impugnati nuovamente e nuovamente bocciati.

Questo pronunciamento non censura l'azione di lobby con cui l'azienda, dopo la prima bocciatura del Consiglio di Stato, è riuscita a far cambiare ben due leggi pur di procedere nei suoi piani di espansione della produzione a carbone, ma non cambia le regole del Diritto Comunitario. 

 In particolare le associazioni ambientaliste ricordano come la nuova normativa nazionale (decreto legge 6 luglio 2011, n. 98) contrasti apertamente con quella europea sulle procedure di Valutazione di impatto ambientale, omettendo passaggi che secondo la Corte di Giustizia europea rientrano tra le condizioni inderogabili dai legislatori nazionali.

E infatti, la sentenza del Consiglio di Stato non prende posizione sulla compatibilità delle nuove leggi con il diritto europeo, sostenendo che sarà eventualmente materia di giudizi futuri nel caso in cui si faccia applicazione delle nuove norme. La questione dell'obbligo della comparazione tra migliori tecnologie per l'abbattimento degli impatti ambientali, pertanto, è tutta aperta: perché il Consiglio di Stato non ha preso posizione nel merito e il diritto europeo è sul punto molto chiaro. Un'eventuale Via positiva senza comparazione tra alimentazione dell'impianto a carbone o a gas lascerebbe aperti ampi spazi di impugnazione.

La decisione ora torna alla Commissione tecnica Via del ministero per l'Ambiente, che è già stata diffidata dalle associazioni ambientaliste lo scorso autunno affinché rispetti pienamente la procedura di valutazione, considerando tutti gli aspetti ambientali relativi alla realizzazione dell'impianto, nonché i criteri di partecipazione e trasparenza previsti. Una integrazione a tale diffida è stata inoltrata alla Commissione poche settimane fa, chiedendo che gli impatti dovuti all'aumento della concentrazione di PM2,5 e ozono collegati al funzionamento di una eventuale centrale a carbone vengano definitivamente assunti tra i parametri di giudizio e comparati con quelli che si avrebbero da una riconversione a gas, fino a 5 volte inferiori.

Enel è già oggi un'azienda che in Italia produce il 41% della sua elettricità con la fonte più dannosa e nociva per il clima, l'ambiente e la salute. La conversione a carbone di Porto Tolle comporterebbe emissioni annue di CO2 pari a oltre 4 volte quelle di una città come Milano, e emissioni annue di ossidi di zolfo pari a 2,3 volte quelle dell'intero settore trasporti in Italia.

La conversione a carbone della centrale di Porto Tolle non risulterebbe conveniente neppure da un punto di vista occupazionale: se Enel spendesse i 2,5 miliardi di euro previsti per il progetto in impianti alimentati con fonti rinnovabili occuperebbe, in fase di costruzione e installazione, fino a 3 volte di più che con il carbone; e in fase di funzionamento e manutenzione fino a 17 volte di più.
  
Quegli stessi soldi, investiti in efficienza energetica, produrrebbero oltre 10 volte l'occupazione della centrale a carbone e farebbero risparmiare 3 milioni di tonnellate l'anno di CO2.

24 agosto 2011

PRINCIPIO DI PRECAUZIONE:UNA LEGGE CHE I SINDACI NON APPLICANO

Riceviamo da un amico e ringraziando pubblichiamo. Di Roberto Barocci

Una legge che i sindaci non applicano
Sul principio della Precauzione e sui doveri del Sindaco.

Il D.Lgs. 16.1.2008, n° 4 ha di recente modificato il D.Lgs 152/2006, che detta norme in materia ambientale. All’art.3-ter introduce nella legislazione italiana il principio della Precauzione, previsto dal Trattato Comunitario all’art.174.
Il principio della Precauzione è una novità nel nostro ordinamento, estraneo alla tradizione culturale giuridica del nostro paese e, pertanto, è poco conosciuto e raramente applicato.
Cita il suddetto art.3-ter del Codice dell’Ambiente (il D.Lgs.152/06):
“ La tutela dell’ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell’azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché al principio «chi inquina paga» che, ai sensi dell’articolo 174, comma 2, del Trattato delle unioni europee, regolano la politica della comunità in materia ambientale.”

A sua volta, l’art.174, comma 2 del Titolo XIX TRATTATO CE riporta che:
La politica della Comunità in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela, tenendo conto della diversità delle situazioni nelle varie regioni della Comunità. Essa è fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché sul principio«chi inquina paga».
In tale contesto, le misure di armonizzazione rispondenti ad esigenze di protezione dell’ambiente comportano, nei casi opportuni, una clausola di salvaguardia che autorizza gli Stati membri a prendere, per motivi ambientali di natura non economica, misure provvisorie soggette ad una procedura comunitaria di controllo.
Come è esplicitato sopra è utile rammentare che il principio della Precauzione è distinto e diverso dal principio della Prevenzione e dal principio dell’obbligo di bonifica. A tal proposito e sull’obbligo di provvedere anche in presenza di incertezza scientifica vedi la relazione del prof. G. Di Cosimo: Il principio di precauzione nella recente giurisprudenza costituzionale.
Diverse recenti sentenze della Corte Europea e della Corte Costituzionale italiana hanno precisato il contenuto del principio di Precauzione. Di seguito si riportano alcune sentenze e studi, che chiariscono bene quando e da chi tale principio deve essere applicato.
Un primo chiarimento è dato da una sentenza della Corte europea: (Trib. CE, Seconda Sezione ampliata, 26 novembre 2002, T-74/00 Artegodan), dove si legge che:
“il principio di precauzione è il principio generale del diritto comunitario che fa obbligo alle autorità competenti di adottare provvedimenti appropriati al fine di prevenire taluni rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza e per l’ambiente, facendo prevalere le esigenze connesse alla protezione di tali interessi sugli interessi economici”.
Come leggete, si prescrivono le necessità di provvedimenti per eliminare i rischi potenziali e non solo i rischi certi. Noi siamo stati invece abituati a chiedere interventi per eliminare le cause del danno, a posteriori dell’evento dannoso (vedi il decreto Ronchi del ’97)… In sostanza la legge ora impone di intervenire sia come precauzione in caso di incertezza, sia per prevenire in caso di rischi certi e, come vedremo, consente di concepire l’omissione, qualora non si intervenga in caso di rischio potenziale.
Sul principio di Precauzione si legga la relazione del prof. Stefano Grassi e Anna Gragnani. E’ molto chiara e scaricabile qui.
Vedi anche l’autorevole commento in: Principio di precauzione.
Il Sindaco, massima autorità in fatto di salute pubblica, generalmente si deresponsabilizza dietro i pareri degli organi tecnici. Invece la legge assegna a tale figura la responsabilità delle scelte in fatto di precauzione e può decidere anche in disaccordo al parere della USL. Una sentenza del TAR Lazio, a favore del Sindaco di Pontinia, in provincia di Latina, puntualizza che il Sindaco ha la facoltà di assumere autonomamente un parere vincolante, anche in contrasto con il parere della locale USL, quando è in gioco la salute pubblica, in forza degli articoli 216 e 217 del TULS. Vedi sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio – sezione staccata di Latina depositata il 14/09/2009.
Si tratta di una sentenza che respinge un ricorso contro il parere negativo espresso dal Sindaco alla proposta di realizzazione di una centrale elettrica a biomasse e formulato in Conferenza dei Servizi in sede di Autorizzazione Integrata Ambientale. Tale impianto è un impianto pericoloso in base al TUSL, la cui autorizzazione è condizionata dal parere del Sindaco, secondo il comma 11 dell’art.5 del D. Lgs 59/2005 (sull’A.I.A.).
Circa il criterio estensivo della definizione di INDUSTRIA INSALUBRE in “Industrie insalubri, ma non solo industrie: corretta interpretazione di un termine” di SILVANO DI ROSA ( Consulente Legale Ambientale – esperto A.N.E.A.), quindi anche per una procedura di VIA o di bonifica si può estendere il suddetto criterio.
Abbiamo disponibili numerosi studi scientifici che sostengono la pericolosità delle emissioni da parte degli inceneritori di rifiuti, di biomasse o del benzene e che possono ampiamente giustificare l’iniziativa di un Sindaco, che voglia rispettare tale principio. La Corte Europea lo ha già definito:
Spetta alla politica (al Sindaco) stabilire il livello del rischio accettabile o non accettabile. Questo è il punto che i nostri Sindaci dovrebbero assumere e che evitano accuratamente (ad eccezione della sindaca Baldi di Follonica).
A conferma del potere del Sindaco, la Commissione Europea scrive in una sua Comunicazione sul principio di Precauzione (COM 2002-1) che la decisione è prettamente politica e non tecnica come si legge nella COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE sul principio di precauzione – Bruxelles, 2.2.2000 (PDF dal sito della Comunità Europea)
Di più: il Sindaco non può rifiutarsi di operare scelte e assumere un parere in coerenza con il principio di Precauzione, anche in virtù degli artt. 50 e 54 del decreto legislativo 267/2000. A tale riguardo vedi sentenza del Consiglio di Stato, in questo caso un Comitato ha chiesto e ottenuto che il Sindaco di Taranto debba applicare tale principio.
Il principio comunitario di Precauzione viene oggi richiamato anche dal Consiglio di Stato per riformare sentenze che non ne abbiano tenuto in debito conto (Vedi: sentenza del 2005).
Pertanto c’è solo da far rispettare le leggi esistenti.
Roberto Barocci
Forum Ambientalista


01 ottobre 2010

Questione Democratica: LETTERA AL PRESIDENTE BURLANDO/Centrale: I comitati denunciano Tirreno Power all'Unione Europea.

Riceviamo dalla Libreria Ubik e pubblichiamo integralmente .

ESITO DEL SONDAGGIO SULLA TIRRENO POWER: IL 95,3% CONTRARIO ALL'AMPLIAMENTO A CARBONE
“Egr. Presidente della Regione Liguria Claudio Burlando,

"Il sondaggio effettuato attraverso i 7.000 indirizzi mail della libreria UBIK di Savona, (benchè per una serie di ragioni non soddisfi i criteri standard di scientificità), in soli 3 giorni ha già dato comunque un esito incontrovertibile: il 95,3 % si è dichiarato Contrariio all’ampliamento con nuovi gruppi a carbone, sia in aggiunta a quelli esistenti (proposta Tirreno Power), sia in sostituzione a quelli esistenti ma di maggiore potenza (proposta Partito Democratico).

E ci rivolgiamo a Lei perché, in quanto Presidente della Regione, non è soltanto il gestore di esigenze e interessi economici contrapposti, ma soprattutto il ‘garante’ del volere una comunità, in particolar modo quando questa comunità vuole, anzi pretende di decidere sul suo principale diritto inalienabile: quello della salute e della propria vita.

E’ vero che viviamo in una democrazia rappresentativa, per cui deleghiamo ed eleggiamo persone che ci rappresentano nelle attività ordinarie. Ma come Lei ben sa, è altresì vero che la nostra Costituzione è ispirata al principio secondo il quale, su temi di grande rilevanza, il potere decisionale torna alla comunità.

Questo sondaggio, benchè non abbia valore istituzionale, ha un forte valore politico, e ci dice questo: la comunità savonese ha deciso, in modo fermo e nettissimo. E ha deciso da tempo e in modo evidente, anche se diverse forze in campo, portatrici di interessi particolari e non generali, fingono di non accorgersene (la Tirreno Power ha dichiarato un mese fa che il progetto gode nella comunità di un “generale consenso”).

Questa posizione contro l’ampliamento della centrale è peraltro in sintonia alle prese di posizioni istituzionali (hanno deliberato contro l’ampliamento tutti i comuni interessati: Vado Ligure, Quiliano, Savona, Bergeggi, Spotorno, Noli, Finale Ligure, Balestrino, Vezzi Portio, Albissola Marina, Celle Ligure, Altare, Carcare, Cairo Montenotte), e a quelle della società civile (tutto l’associazionismo provinciale, l’Ordine dei Medici, la Curia, i Comitati civici, molti partiti, le circoscrizioni, le principali personalità della società civile, ecc).

E’ ora che il Presidente della Regione si erga a garante di questo volere.
Alle forze politiche, sindacali, industriali coinvolte non resta che prenderne atto, qualsiasi siano gli interessi particolari in campo, qualsiasi sia il motivo del contendere. Ogni altra discussione nel merito è nulla.
In questo caso vale l’interesse generale.

L’interesse generale di una popolazione che, dopo 40 anni, ha deciso finalmente di non voler più vedere uscire dalle ciminiere (già allora installate senza consultare il proprio volere) decine di tonnellate di ossidi di azoto, di ossidi di zolfo, di metalli pesanti, di polveri sottili ogni giorno, per avere qualche decina di posti di lavoro in più
.

Lei ha certo presente cosa vuol dire polveri di 0,1, 1 o 2,5 micron, invisibili a occhio nudo, e quante ce ne vogliono per arrivare a farne una tonnellata, 100, 1.000, 10.000 tonnellate, e così per anni e decenni, polveri che da generazioni si riversano nelle nostre terre, nelle nostre coltivazioni, nella nostra pelle e nei nostri polmoni.

Ci chiediamo: è forse per questo che, secondo studi incontrovertibili, a Savona muoiono migliaia di persone in più rispetto alla media regionale e nazionale?
Perché invece non viene commissionato uno studio epidemiologico su un territorio tanto devastato come quello vadese (e che ha ripercussioni su tutta la Provincia)?

Le chiediamo quindi di fare Sua la posizione espressa dalla nostra comunità.
In caso diverso, si porrebbe una ‘questione democratica’.

In caso di una Sua risposta negativa, o peggio di una sua non risposta, tale questione verrebbe portata a tutti i mezzi di informazioni nazionali, a tutto il mondo della cultura del nostro paese, fino anche alla Presidenza della Repubblica.

Si ha un problema di democraticità in una comunità in cui, benchè essa ha già deciso in modo netto in una direzione, questa decisione non viene rispettata.
Si ha un problema di democraticità quando si manifestano assieme (e non singolarmente) molti di questi fattori:
quando
un’azienda spende centinaia di migliaia di euro per ‘lavorare’ sul consenso dei cittadini: attivando una massiccia opera di pubblicità (un’informazione senza contraddittorio lasciata a chi ha i mezzi per farlo), sponsorizzando squadre, sostenendo attività culturali e comuni, finanziando i principali mezzi di informazione, creando quindi una situazione di ‘dipendenza’ per cui le scelte degli operatori locali della politica, della cultura, dell’editoria (in una situazione di crisi come questa) sono inevitabilmente e comprensibilmente condizionate nelle scelte (tecniche emerse in alcuni manuali d’uso della ‘gestione del consenso’ e normalmente applicate da queste aziende energetiche in tali contesti, manuali che Le consigliamo vivamente di leggere).

Tutto al fine di ‘comprare’ il consenso, al pari di qualsiasi altra merce.

Ma, spero Lei ne convenga, il consenso non è in vendita.
E il sondaggio lo dimostra quando alcuni sindacati e alcuni partiti prendono posizione non seguendo il volere dei propri elettori o iscritti, ma le decisioni prese dagli organi dirigenti di Roma; quando l’esito di alcune ricerche scientifiche viene ‘interpretato’ ai propri fini; quando si decide che il controllo delle emissioni dalle ciminiere della centrale a carbone sia eseguito dalla stessa Tirreno Power (per cui gli inquinatori sono i controllori di se stessi, senza che sia prevista alcuna verifica da parte di enti terzi) e
non invece da un Ente Pubblico, il quale finalmente dopo decenni potrebbe garantire la cittadinanza sui reali livelli di inquinamento; quando per far approvare un grande progetto che avrebbe pesantissime ricadute sulla salute (142 milioni di euro all’anno di costo per la comunità, senza contare il danno delle migliaia di morti), ci si appella ai limiti di legge, ben sapendo che ‘la giurisprudenza è molto indietro alla scienza’, e che per le dannosissime e letali polveri ultrasottili non è prevista per legge la misurazione, per cui si inquina e si muore ‘a norma di legge’ (ricordiamo anche ai sindacalisti che, come dicono tutti gli esperti in materia, non esistono filtri al mondo che possano limitare significativamente le pericolosissime polveri ultrasottili, e che quindi non esiste centrale a carbone che riduce in modo sensibile gli inquinanti); quando probabilmente si è già deciso di usare i gruppi a carbone anche per bruciare i combustibili derivati da rifiuti (CDR), utilizzando quindi la centrale anche come inceneritore aggravando in modo devastante la situazione, e questo senza comunicarlo alle popolazioni interessate; quando si fa leva sul ricatto occupazionale “o si ampia, o si chiude”, ben sapendo che non è vero, e che è una tipica tecnica di pressione già ripetutamente utilizzata in altre città e contesti simili;
si ha un problema di democraticità quando un’azienda che vuole inquinare per altri 50 anni un territorio, rifiuta per anni qualsiasi confronto con la comunità che ne subirà i danni, e con gli organi medici competenti.

Ecco, sig. Burlando, non si crea un problema democratico quando si manifestano soltanto una o alcune delle componenti sopra esposte.
Quando invece si crea una miscela silenziosa e connivente di tutte queste componenti, e quando alla fine a una comunità non è più concesso di decidere di se stessa, allora si crea un ‘deficit di democrazia’.

Nel merito politico, rincresce peraltro dover constatare che il principale partito, il PD (che è anche il suo partito) 10 giorni fa abbia preso una posizione a favore del carbone, posizione che, come si evince dal sondaggio odierno, risulta contraria al volere della quasi totalità della cittadinanza.

E’ proprio da questi piccoli ma grandi segnali a livello locale (ovvero il non essere in sintonia con i reali voleri della quasi totalità della comunità di riferimento su un tema così rilevante) che nasce la crisi della dirigenza di un partito nazionale di cui si parla molto nei giornali del paese, e di cui ci rammarichiamo, appartenendo a quel mondo culturale.

E’ invece da salutare con entusiasmo lo sforzo propositivo emerso in questi giorni dalla società civile (in particolare ARCI e ACLI, che insieme rappresentano 20.000 iscritti a Savona, sforzo sostenuto anche dalla Curia – vedi allegato) per una “Terza via”, ovvero una soluzione di compromesso che preveda anche un leggero ampliamento della centrale, ma a gas naturale, riducendo addirittura dell’80-90% gli inquinanti, e andando incontro a 5 dei 6 punti richiesti insistentemente per tanti anni dalla dirigenza Tirreno Power e dai sindacati (aumento potenza, mantenimento dimensioni di produzione, maggior efficienza produttiva, consolidamento occupazionale, commesse per la costruzione del nuovo gruppo).

L’unico punto su cui non si potrà andare verso la direzione prospettata dall’azienda (e a cui l’azienda dovrà rinunciare per arrivare a un accordo) è di utilizzare ancora il carbone come combustibile, e quindi su questo punto l’azienda non potrà ottenere un miglioramento del mix dei costi di produzione (che comunque rimarrà ben al di sotto del prezzo di mercato dell’energia, permettendo quindi a Tirreno Power di ottenere comunque un significativo margine di profitto).
D’altronde Sorgenia (la controllante di Tirreno Power) sta ultimando entro l’anno l’apertura in Italia di altre 3 centrali da 800 mw, tutte a gas naturale (e non a carbone).

La dirigenza Tirreno Power dovrà quindi rinunciare a una parte del suo cospicuo utile annuo di esercizio (negli ultimi anni ha anche superato i 100 milioni annui) per arrivare a tale compromesso con la comunità savonese (Regione, Comuni, associazioni, Ordine dei medici, ecc), e per poter ridurre i dati drammatici di mortalità e i costi esterni per il territorio.

Giriamo anche a Lei le conclusioni che già abbiamo posto all’ing. De Benedetti, proprietario (attraverso Sorgenia) di Tirreno Power: non conviene con noi, sig. Burlando, che il rispetto per la vita e per l’ambiente non può e non deve far parte di un mero gioco di interessi politici ed economici, ma deve invece far parte dei valori primari ed inalienabili di ogni popolo civile?

Produrre energia non è un fine ma un mezzo per far funzionare la società in cui viviamo: è etico e doveroso investire capitali per produrre energia con le metodiche meno inquinanti possibili, compatibili con la salute dei cittadini, evitando il più possibile il combustibile più inquinante di tutti che è il carbone.

Nessun calcolo economico può giustificare la richiesta di perpetuare e addirittura incrementare lo scempio ambientale e le morti premature causate dalla combustione del carbone.

Certi di una sua Risposta, Le porgiamo distinti saluti”

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Leggi anche

Tratto da Savona News

Da"Il punto di Mario Molinari"

Centrale: I comitati denunciano Tirreno Power all'Unione Europea

La partita è in corso. La palla è nera, con l'uso si va sgretolando.

L'incontro di ieri in Regione Liguria avrebbe visto un Burlando finalmente scettico, i sindacati più realisti del re (dove il re è Tirreno power), e un azienda che forse inizia a capire quale pessima aria tiri sull'ampliamento e sul carbone, tanto da dichiararsi apparentemente disponibile a più miti consigli per bocca del Gran Macchinista.

Per brevità e completezza alleghiamo:

Copia della "DENUNCIA ALLA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE RIGUARDANTE INADEMPIMENTI DEL DIRITTO COMUNITARIO con OGGETTO : CENTRALE TERMOELETTRICA A CARBONE TIRRENO POWER DI VADO LIGURE QUILIANO (SAVONA) E RELATIVO PROGETTO DI AMPLIAMENTO A CARBONE

Files:
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