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03 novembre 2015

La Svezia lancia la sfida : vuole diventare la prima nazione del mondo a diventare totalmente fossil-free.

La Svezia vuole diventare la prima nazione del mondo a diventare totalmente fossil-free. 

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L'ha annunciato il primo ministro Stefan Löfven alle Nazioni Unite.
Lofven ricorda che alla base della sua politica c'e' il principio di precauzione, l'idea che chi inquina paga e che nessun bambino merita di crescere in un ambiente tossico. 

Sono ambiziosi e ammirevoli: in concomitanza con gli imminenti incontri sul clima di Parigi,  la Svezia ha annunciato di voler accelerare il suo cammino verso le rinnovabili e contro i cambiamenti climatici. E cosi' per il 2016 hanno stanziato ben 546 miloni di dollari solo per incentivare fonti non fossili nel paese. 


In questo momento le fonti fossili generano il venti per cento dell'elettricita' del paese, il resto viene da un mix di fonti rinnovabili, in particolare dall'idroelettrico,  e dal nucleare.  Ma le centrali nucleari chiudono perche' ormai obsolete, e datate e gli svedesi hanno deciso di non costruirne piu' di nuove. Sono le tre centrali di Ringhals 1 e 2 e Oskarshamn 2, la cui chiusura viene anzi anticipata. Ci si aspetta che le rinnovabili rimpiazzeranno il contributo energetico delle centrali chuise.
 E non solo: in Svezia hanno gia' chiuso centrali a carbone e addirittura uno degli aereoporti secondari di Stoccolma, il cui sito sara' trasformato in sito residenziate per persone a basso reddito. La Chalmers University of Technology ha gia' annunciato mesi fa il suo divestimento da fonti fossili. 

Ma come funzionera' la transizione al fossil-free in questo paese di 10 milioni di persone, guidato da una coalizione fra verdi e social-democratici, con fabbriche e produttivita' da mantere?

Si investira' di piu' in solare ed eolico, ricerca di base ed infrastutture, in aumento dei servizi di trasporto pubblico, miglioramento dello stoccaggio di energia, di sistemi di isolamento termico nelle costruzioni ed una rete elettrica piu' efficiente. A partire da adesso. Ad esempio gia' nel 2016 gli stanziamenti per il solare aumentano del 800%. E gli investimenti non saranno solo in Svezia, ma anche con circa 40 milioni di dollari di investimenti in paesi in via di sviluppo per progetti "green".

Lofven ricorda che alla base della sua politica c'e' il principio di precauzione, l'idea che chi inquina paga e che nessun bambino merita di crescere in un ambiente tossico. 
                             

In realta' e' da tanto che la Svezia segue la politica dell'energia green. Gia' dieci anni fa, nel 2005, il governo pubblico' "Making Sweden an Oil-Free Society" in cui si iniziava gia' a programmare verso una societa' green.  Allora come oggi, gli svedesi non si sono dati una data, ma un obiettivo da perseguire, e sperano di essere leader ed esempio nelle rinnovabili nel mondo.

Sembra quasi una gara a chi nel mondo vuole liberarsi per prima dal petrolio - i vicini danesi per esempio hanno investito a lungo nell'eolico, generando quest'estate addirittura il 140% della loro energia dall'eolico. La parte in eccesso e' stata po venduta a Svezia e Norvegia. L'Islanda gia' genera quasi il 100% della sua energia dalle rinnovabili, in particolare il geotermico,  

E in Italia? E Matteo Renzi cosa annuncera' alle Nazioni Unite, o agli incontri sul clima? Che vogliamo riempire l'Adriatico di trivelle? Che vogliamo fare buchi un po dappertutto, dal Veneto alla Sicilia? O che vogliamo fare tutto questo in barba alla volonta' popolare?

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Il Governo contro l'inevitabile sviluppo delle fonti rinnovabili


Mentre in diverse parti del mondo si investe nelle fonti pulite e vengono messe in campo strategie energetico-climatiche di lungo periodo, il governo italiano sostiene la ricerca di idrocarburi e conduce una guerra a bassa intensità, ma continuativa, contro le rinnovabili. Un articolo di G.B. Zorzoli. 
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05 aprile 2015

Fonti fossili: la Chiesa scozzese esce dal business dell’estrazione.


Tratto da  Il Fatto Quotidiano

Fonti fossili: la Chiesa scozzese esce dal business dell’estrazione. E ora tocca a Bill Gates

La Chiesa scozzese “United Reformed Church of Scotland è una piccola congregazione con 60,000 membri attivi. Come tutte le associazioni ha un fondo di investimenti, di cui circa il 4% erano in azioni di gas, petrolio e carbone, fra cui quote in Shell e Total. In questi giorni delle festività pasquali hanno annunciato che smetteranno di investire sulle fonti fossili per un totale di 70,000 sterline. Il reverendo John Humphreys, rappresentante della chiesa di Scozia ha detto che spera che anche altre chiese nel mondo, grandi e piccole facciano la stessa cosa e che possano prendere iniziative etiche man mano che il pericolo dei cambiamenti climatici cresce.
Estrazione_idrocarburi_valdenza_erL’esempio della chiesa di Scozia può sembrare poco, ma questa congregazione è solo una delle 220 associazioni che hanno aderito all’idea di ‘disinvestire’ dalle fonti fossili come promosso da 350.org nel 2010. Ci sono università, fondi pensione e agenzie filantropiche. Gli scozzesi hanno risposto alla proposta del World Council of Churches, organismo che raccoglie 345 denominazioni di matrice cristiana, in rappresentanza di circa 500 milioni di persone e che già nel 2014 aveva chiesto ai propri membri di non investire più in fonti fossili. La più numerosa Chiesa d’Inghilterra sta valutando la stessa proposta, mentre alcune diocesi, fra cui quelle di Birmingham e di Oxford hanno già ratificato l’abbandono di petrolio e carbone.
Qualche giorno fa è arrivato anche l’impegno della Syracuse University il cui fondo di $1,2 miliardi di dollari sarà interamente fossil-free. Ma il regalo più bello arriva da The Guardian Media Group: anche questo un colosso di 1,2 miliardi di dollari che saranno tutti fuori dal petrolio. Il direttore del giornale, Alan Rusbridger, ha detto: 
“Quello che è nato come un ruscelletto, è ora un fiume in piena e presto sarà torrenziale.