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15 aprile 2017

Dorsogna :Auckland, la citta' piu' grande della Nuova Zelanda diveste tutti i fondi pubblici da oil, gas e carbone

Tratto da Dorsogna









Auckland. Un milione e mezzo di persone, la citta' piu' popolosa della Nuova Zelanda.

Il consiglio cittadino ha appena votato una risoluzione cittadina secondo la quale la citta' stessa ritirera' tutti i propri investimenti nell'industria fossile: petrolio, gas e carbone.

La decisione viene dal Finance and Performance Committee della citta'. Si tratta di 15 milioni di dollari. Pochi, tanti? Sono il 100% degli investimenti della citta' in quel tipo di industria.

Dietro questa decisione c'e' un grande lavoro di sensibilizzazione e di insistenza da parte degli attivisti, che hanno lavorato su questo tema per anni: divestire dalle fonti fossili.  E cosi, pian piano l'opinione pubblica ha messo pressione sui politici chiedendo loro di essere coerenti. Se parlano, come parlano, di fermare i cambiamenti climatici, e allora occorre non investire in oil and gas.

Un altro punto importante e' stata la vicinanza alle varie isole del Pacifico che sprofondano: il loro e' anche un segno di solidarieta' verso i residenti di Marshall Islands, Kiribati Islands e vari altri arcipelaghi che scompaiono per colpa dei cambiamenti climatici, dell'uso smisurato di petrolio e fonti fossili, e di noi, esseri umani. 

Altre citta' che hanno deciso di divestire dalle fonti fossili?

Fra le piu grandi, Parigi, San Francisco, Melbourne, Seattle, Berlino, Copenhagen, Stoccolma, Sydney.

In totale sono piu di 700 enti e associazioni che hanno tolto 5.5 trillioni di dollari ai signori del petrolio, gas e carbone.

L'Italia? continua qui

28 settembre 2015

Tutti a rincorrere il sole:"Una miriade di colossi dell'economia mondiale promette di transizionare al solare".

TRATTO DA DORSOGNA

Starbucks, WalMart, Siemens, Nike, H&M, IKEA: tutti a rincorrere il sole


Una miriade di colossi dell'economia mondiale promette di transizionare al solare.  Spero che lo facciano anche per amore, ma che sia per amore o per immagine, o per soldi, il risultato non cambia. E' un altro passo, piccolo o grande che sia, verso la fine delle nostre petrol-societa'.
In questi giorni Starbucks, Wal-Mart, Goldman Sachs, Siemens, Johnson and Johnson hanno promesso di transizionare completamente al solare nei prossimi anni, aderendo al progetto RE100 promosso da "The Climate Group" una non-profit americana fondata circa un anno fa, dopo la marcIa del clima a New York.

In totale sono 36 le mega-corporazioni che hanno volontariamente deciso di tagliare le loro emissioni di CO2 e di usare solo energia green. .....

Non male, dopo un solo anno di attivita', e segno che la grande marcia di un anno fa ha avuto dei risvolti veri.  

Intanto, sono circa 400 le organizzazioni che hanno deciso di divestire dalle fonti fossili, seguendo l'appello di Bill Mc Kibben di 350.org.

Quello che sembrava essere un piccolo gruppo di utopistici sognatori e' diventato un movimento planetario. Nel loro complesso gli aderenti al "divestment committment" valgono $2.6 trillioni di dollari, cioe' 2,600,000 milioni di dollari. Fra i magnifici 400, campus americani, gruppi religiosi e filantropici, fondi pensione e enti locali. ....

Certo e' che la spinta verso l'energia green dal basso diventa sempre piu' forte e che e' sempre piu' econonicamente vantaggioso usare le rinnovabili.....

19 maggio 2015

Parola di IEEFA (Institute for Energy Economics and Financial Analysis) .Investimenti fossili: il carbone non conviene.

Tratto da Greenbiz

carbone industria 00
L'industria del carbone è in declino e gli investimenti nel settore costituiscono un rischio: lo afferma un report realizzato dallo IEEFA (Institute for Energy Economics and Financial Analysis), istituto di ricerca indipendente con sede negli Stati Uniti.
Secondo lo IEEFA, i cui studi si concentrano su tematiche relative all'energia e all'ambiente, gli investitori dovrebbero evitare il più possibile l'industria del carbone, il cui futuro, per via di un calo netto della domanda, si profila piuttosto cupo. Lo dimostra il fatto che il prezzo delle azioni delle società del settore sia crollato negli ultimi anni e che l'indice Stowe Global Coal abbia perso il 71% del proprio valore.
Tali affermazioni sono contenute nel report The Case for Divesting Coal from the Norwegian Government Pension Fund Global, che discute l'opportunità, per il fondo pensioni pubblico norvegese, il più ricco fondo sovrano del mondo, di disinvestire completamente dal carbone.

"Le fasi di ripresa che, ciclicamente, hanno visto il valore delle azioni di carbone e la domanda di carbone tornare in auge, appartengono verosimilmente al passato." – ha commentato Tom Sanzillo, membro della IEEFA ed esperto di finanza – "Attualmente, l'industria del carbone è il settore con le peggiori performance del mercato globale e versa in uno stato di declino strutturale."

Il report individua le cause di tale declino nell'incapacità di innovare del settore e nella quantità eccessiva di carbone già estratto, che ha determinato la costruzione di riserve ingenti, facendo collassare la domanda. Pertanto, per tutelare i propri interssi, il fondo pensionistico norvegese dovrebbe disinvestire dall'intero settore, indirizzando altrove gli oltre dieci miliardi di euro di azioni collegate al carbone che ancora detiene.

Se per gli esperti il carbone andrebbe abbandonato perché mette seriamente a rischio gli interessi degli stessi azionisti, gli attivisti continuano a chiedere il disinvestimento da questa fonte fossile per i danni che ha causato e che continua a causare all'ambiente e per il suo ruolo nei cambiamenti climatici.

In particolare, Greenpeace ha recentemente denunciato il contributo dell'Unione Europea al sovvenzionamento dell'industria del carbone. L'associazione ha sottolineato come il Research Found for Coal and Steel, un fondo facente capo proprio alla Commissione Europea, avrebbe destinato oltre 144 milioni di euro a compagnie collegate al carbone, a sostegno della realizzazioni di nuovi impianti e di infrastrutture per l'estrazione. Greenpeace si chiede il perché dell'esistenza stessa di un fondo europeo per il sostegno all'industria del carbone, tra le più inquinanti.
"Se le multinazionali dell'energia vogliono sprecare soldi in questo settore, dovrebbero sprecare i propri." – ha dichiarato in proposito Doug Parr, responsabile scientifico di Greenpeace, in un'intervista al Guardian – "
La UE dovrebbe chiudere questo fondo sporco, e utilizzare le risorse finanziarie per promuovere l'innovazione nel campo di quella tecnologie pulite e intelligenti che sono chiamate ad alimentare la nostra economia a basse emissioni nel corso del XXI secolo."
                                                                      Lisa Vagnozzi
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05 aprile 2015

Fonti fossili: la Chiesa scozzese esce dal business dell’estrazione.


Tratto da  Il Fatto Quotidiano

Fonti fossili: la Chiesa scozzese esce dal business dell’estrazione. E ora tocca a Bill Gates

La Chiesa scozzese “United Reformed Church of Scotland” è una piccola congregazione con 60,000 membri attivi. Come tutte le associazioni ha un fondo di investimenti, di cui circa il 4% erano in azioni di gas, petrolio e carbone, fra cui quote in Shell e Total. In questi giorni delle festività pasquali hanno annunciato che smetteranno di investire sulle fonti fossili per un totale di 70,000 sterline. Il reverendo John Humphreys, rappresentante della chiesa di Scozia ha detto che spera che anche altre chiese nel mondo, grandi e piccole facciano la stessa cosa e che possano prendere iniziative etiche man mano che il pericolo dei cambiamenti climatici cresce.
Estrazione_idrocarburi_valdenza_erL’esempio della chiesa di Scozia può sembrare poco, ma questa congregazione è solo una delle 220 associazioni che hanno aderito all’idea di ‘disinvestire’ dalle fonti fossili come promosso da 350.org nel 2010. Ci sono università, fondi pensione e agenzie filantropiche. Gli scozzesi hanno risposto alla proposta del World Council of Churches, organismo che raccoglie 345 denominazioni di matrice cristiana, in rappresentanza di circa 500 milioni di persone e che già nel 2014 aveva chiesto ai propri membri di non investire più in fonti fossili. La più numerosa Chiesa d’Inghilterra sta valutando la stessa proposta, mentre alcune diocesi, fra cui quelle di Birmingham e di Oxford hanno già ratificato l’abbandono di petrolio e carbone.
Qualche giorno fa è arrivato anche l’impegno della Syracuse University il cui fondo di $1,2 miliardi di dollari sarà interamente fossil-free. Ma il regalo più bello arriva da The Guardian Media Group: anche questo un colosso di 1,2 miliardi di dollari che saranno tutti fuori dal petrolio. Il direttore del giornale, Alan Rusbridger, ha detto: 
“Quello che è nato come un ruscelletto, è ora un fiume in piena e presto sarà torrenziale.