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14 settembre 2016

Inquinanti emergenti: uno studio della UNIBZ basato sull'uso degli integroni di classe 1

Tratto da Insic.it
Inquinanti emergenti: uno studio della UNIBZ

fonte: Libera Università di Bolzano

L'aumento della resistenza agli antibiotici, in futuro, potrebbe rappresentare una delle minacce più consistenti alla salute degli abitanti della Terra. Grazie a uno studio svolto in Cina, il team di ricerca in microbiologia di UNIBZ ha sperimentato una metodologia - basata sull'uso degli integroni di classe 1 - per effettuare rilevazioni di precisione sul livello di inquinamento di un ecosistema. Sarà così possibile, un domani, valutare velocemente lo stress ambientale e i rischi per la salute umana derivanti dall'inquinamento di terreni e corsi d'acqua.

La ricerca, sostenuta dalla Fondazione tedesca Kurt Eberhard Bode, dal Consiglio Norvegese per la Ricerca e dalla Fondazione della Libera Università di Bolzano, è stata recentemente pubblicata su una delle più prestigiose riviste interdisciplinari, Science of the Total Environment. Il prof. Lorenzo Brusetti e il ricercatore Luigimaria Borruso, microbiologi della Facoltà di Scienze e Tecnologie, hanno sperimentato l'impiego degli integroni di classe 1 nell'analisi dei terreni contaminati nella regione della città di Zhangye, nella provincia cinese di Gansu, una zona molto inquinata a causa dell'abuso di antibiotici e pesticidi in agricoltura, degli scarti delle lavorazioni industriali e dell'elevata urbanizzazione.

I metodi per rilevare l'inquinamento di un ambiente sono solitamente di natura chimica o biologica. Nel primo caso, la tradizionale analisi rileva gli elementi chimici presenti nei terreni, nell'aria o nell'acqua, ma perde di vista gli effetti sinergici degli elementi inquinanti. Un elemento, infatti, se da solo potrebbe essere innocuo o poco tossico, associato ad altri può in realtà rivelarsi dannoso. Dal punto di vista biologico invece "usando bioindicatori come gli integroni di classe 1, possiamo dire con precisione se una zona è inquinata o meno e se ci sono sinergie potenzialmente pericolose per la salute umana", spiegano Brusetti e Borruso. Questi integroni sono frammenti di DNA batterico che possono essere definiti come "organismi sentinella" e la cui presenza denuncia l'esistenza di uno stress ambientale.

La novità fondamentale dell'indagine svolta dai ricercatori risiede nel fatto che grazie alla loro osservazione, essi possono capire se esiste un problema di resistenza da antibiotici o un'eccessiva concentrazione di metalli pesanti. La problematica dell'inquinamento da antibiotici, che favorisce lo sviluppo di resistenze, è tra le questioni che attualmente stanno sollevando maggior interesse nel mondo della medicina e della ricerca scientifica. L'OMS stima che, in assenza di misure di contenimento dell'uso di antibiotici in contesti medici e agricoli, nel 2050, ogni anno, 10 milioni di persone saranno esposte al rischio di morte.

"Una verifica di questo tipo ci permette di capire immediatamente se siamo in presenza di inquinamento da antibiotici, da metalli pesanti e se ci sono resistenze che possono trasmettersi orizzontalmente, da individuo a individuo, mettendo quindi queste importanti informazioni ambientali e sanitarie a disposizione delle autorità", affermano i due scienziati. La ricerca di Brusetti e Borruso in futuro potrebbe rendere più efficace, meno costoso e più veloce, individuare uno stress ambientale, soprattutto per quanto riguarda gli inquinamenti emergenti come quelli dovuti all'uso degli antibiotici.

 Il team di ricerca sta già effettuando esperimenti analoghi nella regione del Trentino- Alto Adige.

Per maggiori informazioni
consulta il sito next.unibz.it
oppure scrivi a press@unibz.it

29 ottobre 2015

Verso la COP 21 di Parigi : Ocse: l’ora dell’economia del carbonio sta terminando

Tratto da behindenergy.com

Ocse: l’ora dell’economia del carbonio sta terminando

Ocse: l’ora dell’economia del carbonio sta terminando

Il Segretario generale dell’Ocse, Angel Gurría ha tenuto il 3 luglio 2015 presso la London School of Economics and Political Science una conferenza, presieduta da Sir Nicolas Stern, sul tema Climate: What’s changed, what hasn’t and what we can do about it – Six Months to Cop21 (Clima: quel che è cambiato, cosa non è mutato e cosa possiamo fare al riguardo. A sei mesi dalla Cop21)”.
Gurría ha parlato di come i governi dovrebbero ripensare al ruolo del carbone nell’approvvigionamento energetico poiché gli investimenti che perdurano per la generazione dell’energia elettrica dal carbone costituisce la più seria minaccia per il clima del Pianeta.
Nel corso della conferenza, Gurría ha sottolineato, soprattutto, che i Paesi dovrebbero valutare in maniera più rigorosa i costi effettivi dell’utilizzo del carbone, i cui prezzi non riescono a rendere pienamente conto dei costi ambientali, sulla salute e finanziari, dal momento che molte delle centrali a carbone oggi in costruzione potrebbero essere chiuse prima della fine del loro ciclo di vita. Più in generale, Gurría ha avvertito che i contributi dei vari Paesi (gli Indcs che i Paesi hanno comunicato alla Segreteria dell’Unfccc affinché si sappia in modo trasparente prima della Conferenza di Parigi di quanto i Paesi sono disposti ad impegnarsi) per la riduzione delle emissioni dopo il 2020, non sono coerenti con un percorso che limiti il riscaldamento globale entro i +2°C alla fine del secolo.
Inoltre, ha aggiunto che le lancette dell’orologio del carbonio stanno portando a termine inesorabilmente il girola Conferenza sul Clima (Cop21) di Parigi deve dare un segnale chiaro e credibile che i governi sono determinati a raggiungere un più elevato livello di ambizione.
“I contributi alla mitigazione attualmente presentati da parte dei Paesi non ci portano a dove dovremmo essere al 2030 – ha dichiarato testualmente il Segretario generale Ocse – Chiamare qualcosa un processo non garantisce il conseguimento del risultato. Siamo rimasti in questa fase per oltre 20 anni e ora gli impegni semplicemente non tornano”.
Un continuo investimento nel carbone è uno dei tanti “disallineamenti” tra gli obiettivi climatici e le politiche dei Paesi in altri ambiti, ha sottolineato Gurría.
“L’Ocse, l’Agenzia Internazionale per l’Energia, l’Agenzia per l’Energia Nucleare e il Forum Internazionale dei Trasporti hanno unito le forze per produrre la prima analisi globale a livello di ripercussioni economiche di tali potenziali disallineamenti. Il rapporto pubblicato identifica gli eventuali disallineamenti con obiettivi climatici in quasi tutte le aree delle politiche di governo, dalla regolazione del mercato dell’energia elettrica all’uso dei suoli. I governi dovrebbero studiarsi le sue 200 pagine e considerare, in ogni contesto nazionale, come risolvere questi disallineamenti e far sì che tutti i ministri riferiscano regolarmente sulle modalità con le quali stanno portando avanti le politiche in allineamento. Ciò è essenziale per una transizione più efficace e meno costosa verso un’economia a basse emissioni di carbonio”.
Il rapporto a cui ha fatto riferimento Gurría èAligning Policies for a Low-carbon Economy che presenta la prima ampia diagnosi delle incoerenze con gli obiettivi climatici in aree essenziali per la transizione verso un’economia a basso contenuto di carbonio, richiamando l’attenzione sulle numerose contraddizioni in settori dell’azione pubblica quali la finanza, la tassazione, le politiche commerciali, l’innovazione e l’adattamento al cambiamento climatico, nonché in tre specifici settori come l’elettricità, la mobilità urbana e l’utilizzo dei terreni.

25 agosto 2015

INCENERITORI :LA MINACCIA REALE SUL FUTURO DI MOLTI.

Tratto da Eco di Savona

LA MINACCIA FANTASMA: DOPO IL BITUME L’IPOTESI DI UN INCENERITORE NEL SAVONESE

Molti di voi penseranno immediatamente al primo capitolo ( anche se girato per terzultimo) della saga di Guerre Stellari, ma in questo caso si parla di una nuova ipotesi che non mancherà di animare con diverse polemiche un’estate già abbastanza calda per la provincia di Savona.
Dopo le accese discussioni riguardanti la realizzazione di un deposito di bitume all’ombra del Priamar, ora è il Decreto Sblocca Italia, che prevede la realizzazione di dodici nuovi  inceneritori di rifiuti sparsi su tutta la penisola, a gettare nuovamente la proverbiale benzina sul fuoco; mai altra metafora poteva essere più adeguata, dato che uno dei suddetti impianti verrà realizzato proprio nel savonese.
Sono tre le città candidate ad essere “papabili” come location per l’inceneritore destinato alla Liguria: Vado Ligure, Bragno e Cisano sul Neva; inutile dire quanto questa ipotesi, che per quanto riguarda il Governo resta ancora a livello di bozza, abbia già iniziato a scindere le fazioni dei pro e dei contro: se il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti vede in esso una soluzione per l’emergenza rifiuti, sul versante opposto si trovano i 5 Stelle, che nell’inceneritore vedono un aumento dei costi, un rischio per la salute ed una minaccia per la soluzione della raccolta differenziata, ritenuta meno dispendiosa e sicuramente più sana.
Due città sulle tre scelte è lampante abbiano già avuto le loro “magagne” a livello ambientale (Vado Ligure con la centrale di Tirreno Power e Bragno con L’ACNA  e l’Italiana Coke) e per quanto Cisano sul Neva sia “esente”......