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17 dicembre 2019

Riflettori su Vado Ligure:Ancora su mortalità e ricoveri associati alle emissioni delle centrali a carbone

Tratto da  ambiente salute 

Ancora su mortalità e ricoveri associati alle emissioni delle centrali a carbone: riflettori su Vado Ligure

Alcune affermazioni vanno riprese per essere opportunamente inquadrate e commentate.
Innanzitutto la pubblicazione scientifica garantisce la revisione cosiddetta “tra pari”, la peer review, che certifica la validità dal punto di vista metodologico, di contenuti e di coerenza con gli altri studi pubblicati nel mondo sulla stessa materia.  Science of the Total Environment è una rivista altamente qualificata del settore ambientale con un panel di revisori internazionali indipendenti, come sanno tutti i ricercatori della materia.
Le dichiarazioni di un rappresentante di Tirreno Power riportate da ANSA ieri fanno riferimento all’Osservatorio (che dovrebbe essere l’Osservatorio regionale salute e ambiente della Regione Liguria, citato anche nell’articolo e che ha ricevuto i dati su cui l’articolo si basa) affermando che ha escluso impatti dell’impianto, così come i dati dell’Agenzia regionale per l’ambiente.
E’ chiaro per i ricercatori di CNR-IFC che i risultati di studi pubblicati su riviste scientifiche accreditate a livello internazionale non possono essere confutati da commissioni istituite da un ente locale o una Regione, ancorché composti da rappresentanti del mondo scientifico. Alcuni membri dell’Osservatorio ambiente salute istituito dalla regione Liguria sollevarono critiche già alla presentazione dei dati, critiche sistematicamente discusse e analizzate allora, anche con argomentazioni e dettagli che si possono ritrovare nell’articolo pubblicato.
In particolare, le valutazioni svolte dall’osservatorio erano basate su confronti dello stato di salute esistente nell’area di Vado rispetto alla media regionale, mentre gli epidemiologi ambientali di CNR-IFC hanno lavorato sulle differenze ambientali e sanitarie esistenti all’interno dell’area di 12 comuni intorno a Vado Ligure. Sono stati confrontati tra loro i dati di mortalità e ricoveri in 4 aree a diverso livello di inquinamento e valutate le differenze tra le classi più esposte rispetto a quella meno esposta.
Non è stato considerato un livello di inquinamento ambientale stabilito dalla legge, perché l’interesse principale era quello di capire se c’erano differenze di salute anche a livelli più bassi di diffusione di sostanze inquinanti. Oggi è infatti universalmente accettato che si verificano effetti negativi sulla salute anche nel caso di esposizioni ad inquinanti nell’aria che sono più basse di quelle stabilite dalla legge, e che si usano per il monitoraggio ambientale, come afferma la stessa Organizzazione Mondiale della Salute, OMS.
Quanto al fatto che siano dati “vecchi” gli stessi ricercatori hanno scritto nel comunicato che annunciava la pubblicazione che purtroppo ancora una volta si è dovuto studiare a posteriori eventi avversi sulla salute accaduti in passato. Eventi avversi che non sono ipotizzati o “teorici”, come afferma Tirreno Power nelle dichiarazioni ad ANSA, ma sono decessi e malattie realmente avvenute. Ci si augura quindi che si possa migliorare in futuro, utilizzando approcci preventivi per la protezione della salute (valutazione di impatto sulla salute o VIS).
L’originalità dell’articolo pubblicato sta proprio nell’aver dimensionato, dato una misura dei rischi e dei danni sulla salute, specie in riferimento a cause di morte e ricovero per le quali sono consolidate le conoscenze scientifiche sulla relazione con gli inquinanti ambientali in gioco anche a Vado Ligure.
Infine riguardo al fatto che le conclusioni dell’Osservatorio “escluderebbero qualsiasi impatto dell’impianto” chi lo afferma se ne assume tutta la responsabilità, mentre i ricercatori affermano che “l’articolo scientifico pubblicato da Science of the Total Environment indica una situazione ben diversa”.

Minichilli F., Gorini F., Bustaffa E., Cori L., Bianchi F. ‘Mortality and hospitalization associated to emissions of a coal power plant: A population-based cohort study’, Science of the Total Environment, vol 694 (2019) 133757.

12 novembre 2019

Rosy Battaglia - Clima e vite umane: il Caro prezzo del Carbone

Tratto da Valori 
Clima e vite umane:
 il caro prezzo del carbone 
Uno studio del CNR quantifica per la prima volta l'impatto del carbone sulla salute: la mortalità vicino alle centrali sale del 49% 

                            di Rosy Battaglia 


Vivere accanto a una centrale a carbone può portare a un aumento impressionante di mortalità per malattie cardiovascolari, respiratorie e tumori al polmone. La conferma arriva, per la prima volta, dallo studio «Mortality and hospitalization associated to emissions of a coal power plant», pubblicato su Science of the Total Environment. «Il rischio sanitario è così elevato che, prima usciamo dal carbone, meglio è. La decarbonizzazione è necessaria, non solo per salvare il clima, ma anche vite umane». L’appello di Fabrizio Bianchi, responsabile dell’unità di ricerca dell’IFC- CNR di Pisa e co-autore dell’’indagine epidemiologica, è perentorio.



Schema del metodo scientifico applicato per il calcolo dell’esposizione ambientale agli inquinanti biossido di zolfo e azoto sulla popolazione di 144mila abitanti nell’area della centrale a carbone di Vado Ligure. FONTE: Science of the Total Environment



Un’indagine su 144mila cittadini

Lo studio dell’Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa, ha elaborato i dati di mortalità e ricovero di 144mila cittadini che, dal 2001 al 2013, hanno vissuto intorno all’area della centrale a carbone di Vado Ligure. L’impianto ha operato dal 1970 fino a cinque anni or sono, quando la Procura della Repubblica di Savona fece fermare gli impianti per «disastro ambientale doloso». Il processo è tuttora in corso.

«Oltre alle note emissioni di anidride carbonica (CO2), che contribuiscono al riscaldamento globale, ci sono quelle di biossido di zolfo (SO2) e del particolato, che sono associate a effetti dannosi per la salute. I risultati confermano le conoscenze pregresse, ma è la prima volta che viene effettuata una quantificazione del rischio, purtroppo molto alto».
+49% di mortalità per malattie respiratorie e cardiocircolatorie

I dati epidemiologici, associati alle mappe di dispersione degli inquinanti elaborate da Arpal, confermano che, sui 144mila cittadini residenti nei 12 comuni, intorno alla centrale di Vado Ligure, c’è stato un aumento di mortalità del 49%. Nello specifico, per malattie del sistema circolatorio (uomini +41%, donne +59%), dell’apparato respiratorio (uomini +90%, donne +62%), del sistema nervoso e degli organi di senso (uomini +34%, donne +38%) e per tumori del polmone tra gli uomini (+59%). «Questo modello di studio può essere preso a standard per le altre aree italiane e europee, interessate dall’esistenza di una centrale a carbone- ribadisce a Valori il dirigente dell’IFC-CNR.


In Italia 9 centrali ancora attive, 
in Europa 291

In Italia, dopo la chiusura di Vado Ligure e Genova, sono tuttora attive 9 centrali a carbone, su un totale di 291 impianti funzionanti in tutta Europa. Sparse tra Lombardia, Liguria, Friuli Venezia-Giulia, Veneto, Lazio, Umbria, Puglia e Sardegna di proprietà Enel, A2a ed Ep Produzione. Da sole, secondo i dati dell’osservatorio civico Europe Beyond Coal hanno prodotto nel 2015, il 9% delle emissioni totali di anidride carbonica del nostro paese. Pari a 39,5 milioni di tonnellate di CO2. Insieme all’immissione in atmosfera di quintali di inquinanti come il biossido di azoto (NO2) e di zolfo (SO2) e la produzione di ceneri e fanghi.



Da Tirreno Power a Enel: 
le aziende minimizzano
Diversi gli studi epidemiologici di sanità pubblica che sono stati al centro di pressioni e contestazioni, nel nostro Paese e nel resto d’Europa. Così è puntualmente accaduto anche per Vado Ligure, dove Tirreno Power, la società proprietaria, ora a processo per disastro ambientale e sanitario, ha subito bollato lo studio di IFC-CNR come «basato su dati vecchi». Gli epidemiologi hanno ribadito che «purtroppo ancora una volta si è dovuto studiare a posteriori eventi avversi sulla salute, accaduti in passato. Eventi avversi che non sono ipotizzati o «teorici», come afferma Tirreno Power, ma sono decessi e malattie realmente avvenute».

Alla base di questi conflitti c’è stato, finora, un vuoto legislativo che ha impedito approcci preventivi per la protezione della salute, nelle valutazioni di impatto ambientale degli impianti industriali e di centrali energetiche, effettuate solo a posteriori con la Valutazione di danno sanitario (Vds).


Mancanza che l’Italia ha colmato, in parte e solo ultimamente. In ottemperanza alla direttiva 2014/52/UE sulle valutazioni di impatto ambientale, nel 2015, all’art. 9 della legge n. 221/2015 è stato inserito l’obbligo della Valutazione di impatto sulla salute.Un intervento preventivo, che deve coinvolgere le popolazioni interessate dalla costruzione di centrali termiche, grandi impianti di combustione, gli impianti di raffinazione, gassificazione, liquefazione. Ma le cui linee guida sono state varate, dal Ministero della Salute, solo il 29 marzo 2019. .....


Gli studi epidemiologici su Brindisi

Proprio intorno alle due centrali, sono state realizzate, negli ultimi sei anni, diverse indagini epidemiologiche, alla base di un braccio di ferro tra le popolazioni residenti, epidemiologi pubblici e Enel, che ha più volte minimizzato e contestato gli studi. Così è successo nel 2015, con lo studio del CNR di Lecce e Bologna, che aveva calcolato «fino a 44 decessi l’anno attribuibili, nella zona di Brindisi, Taranto e Lecce dagli inquinanti emessi dalla Centrale Enel termoelettrica a carbone di Cerano». Studio che Enel aveva definito «fuorviante.


Nel 2017, un secondo studio epidemiologico sull’area di Brindisi, su cui insiste anche l’area del petrolchimico Eni Versalis, ha confermato il quadro precedente. «L’esame dei ricoveri ospedalieri in rapporto con le esposizioni ambientali stimate per ogni anno dello studio mostra un’associazione tra inquinanti e malattie cardiovascolari, respiratorie (centrali elettriche) e le malformazioni congenite (petrolchimico)». Nelle conclusioni, si sottolinea che la riduzione dei livelli di esposizione «non può cancellare gli effetti sanitari dovuti al pregresso»....


Decarbonizzare: una questione di giustizia ambientale
«Bisogna spostare con urgenza l’attenzione sulle valutazioni preventive, anziché contare i danni sanitari che si sono già ribadisce Fabrizio Bianchi. «Oggi siamo in grado di fornire dati precisi sulla  ricaduta degli inquinanti e del loro impatto sulle nostre vite» conclude il dirigente dell’IFC-CNR di Pisa. «Non dobbiamo guardare al passato ma fornire studi per un futuro sostenibile. Sia nell’ottica della decarbonizzazione che del cambiamento climatico.
È una questione di giustizia ambientale».




Continua la lettura  sull’articolo integrale

01 ottobre 2019

ANSA:Tirreno Power, +49% mortalità in 12 anni

Tratto da Ansa 

Tirreno Power, +49% mortalità in 12 anni


Studio su oltre 144. 000 persone nell'area di Vado Ligure

(ANSA) - GENOVA, 3 SET - Dal 2001 al 2013 si è registrato un aumento della mortalità pari al 49% nell'area della centrale a carbone Tirreno Power a Vado Ligure (Savona). Lo indica la ricerca dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ifc) pubblicata sulla rivista Science of the Total Environment. 
"Nei 12 comuni considerati, nelle aree a maggiore esposizione a inquinanti sono stati riscontrati eccessi di mortalità per tutte le cause (sia uomini che donne +49%)", rileva Fabrizio Bianchi, del Cnr-Ifc.
Gli epidemiologi ambientali dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa hanno studiato l'impatto sanitario sulla popolazione della centrale Tirreno Power di Vado Ligure (Savona), avviata nel 1970 e alimentata a carbone fino al 2014, quando la procura di Savona fece fermare gli impianti per disastro ambientale doloso..
  Tgcom24Tirreno Power, Cnr: in 12 anni mortalità cresciuta del 49% - Tra il 2001 e il 2013 la mortalità è aumentata del 49% nell'area della centrale a carbone Tirreno Power, a Vado Ligure (Savona). E' quanto Continua qui

Startmagazine Che cosa è successo alla centrale Tirreno Power di Vado Ligure. Report Cnr. Vado Ligure.
Gli epidemiologi ambientali dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa hanno svolto una ricerca sull’impatto della centrale di Vado Ligure, studiando la popolazione residente per 13 anni in 12 comuni dell’area, per valutare la relazione tra esposizione ad inquinanti atmosferici e rischio di mortalità e malattie. Il lavoro è pubblicato su Science of the Total Environment
L’esposizione alle emissioni è risultata associata a numerosi eccessi di mortalità e di ricovero in ospedale, in particolare per le malattie dei sistemi cardiovascolare e respiratorio, per i quali d’altra parte la dimostrazione scientifica di un legame con l’inquinamento atmosferico è più convincente”. È quanto sottolinea Fabrizio Bianchi del Cnr-Ifc, coordinatore del gruppo degli epidemiologi ambientali dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifc) di Pisa hanno studiato l’impatto sanitario della centrale ‘Tirreno Power’ di Vado Ligure (Savona), avviata nel 1970 e alimentata a carbone fino al 2014, quando la Procura della Repubblica di Savona ha fatto fermare gli impianti a carbone per ‘disastro ambientale doloso’.
La ricerca ha valutato la relazione tra l’esposizione a inquinanti atmosferici emessi dalla centrale e il rischio di mortalità e ricovero in ospedale per cause tumorali e non tumorali, studiando tutta la popolazione residente dal 2001 al 2013 in 12 comuni intorno a Vado Ligure.
Lo studio degli epidemiologi ambientali Cnr-Ifc è stato pubblicato in questi giorni sulla rivista Science of the Total Environment.
“L’esposizione a biossido di zolfo (SO2) e ossidi di azoto (NOx) è stata stimata dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure (Arpal) mediante un modello di dispersione, che ha considerato le emissioni da fonti industriali, portuali e stradali”, spiega Fabrizio Bianchi del Cnr-Ifc, coordinatore del gruppo. “L’area è stata suddivisa in 4 classi di esposizione a inquinanti (diversi livelli con inquinamento di crescente intensità). La relazione tra effetti sulla salute ed esposizione a inquinamento atmosferico è stata studiata per uomini e donne, confrontando ciascuna delle tre categorie con maggiore concentrazione di inquinanti con quella a minore concentrazione, tenendo conto dell’età e della condizione socio-economica della popolazione (indice di deprivazione)”.
Per il periodo 2001-2013 sono state seguite 144.019 persone, identificate con l’indirizzo di residenza. “Nei 12 comuni considerati, nelle aree a maggiore esposizione a inquinanti sono stati riscontrati eccessi di mortalità per tutte le cause (sia uomini che donne +49%) per malattie del sistema circolatorio (uomini +41%, donne +59%), dell’apparato respiratorio (uomini +90%, donne +62%), del sistema nervoso e degli organi di senso (uomini +34%, donne +38%) e per tumori del polmone tra gli uomini (+59%). L’analisi dei ricoveri in ospedale ha fornito risultati coerenti con quelli della mortalità”, prosegue Bianchi.
I risultati ottenuti indicano che “anche considerando le diverse fonti inquinanti cui sono stati esposti i cittadini, ci sono stati forti eccessi di rischio di mortalità prematura e di ricovero ospedaliero per i residenti intorno alla centrale a carbone di Vado Ligure. L’esposizione alle emissioni è risultata associata a numerosi eccessi di mortalità e di ricovero in ospedale, in particolare per le malattie dei sistemi cardiovascolare e respiratorio, per i quali d’altra parte la dimostrazione scientifica di un legame con l’inquinamento atmosferico è più convincente”, spiega il ricercatore Cnr-Ifc. “I risultati conseguiti confermano peraltro le conoscenze pregresse, ma è la prima volta che viene effettuata una quantificazione del rischio, purtroppo molto alto. Le centrali per la produzione di energia alimentate a carbone rappresentano una fonte significativa di inquinanti atmosferici che impattano a livello locale e globale. Oltre alle note emissioni di biossido di carbonio (CO2), che contribuiscono al riscaldamento globale, ci sono quelle di biossido di zolfo (SO2), che sono associate a effetti dannosi per la salute”.
Gli autori concludono con l’auspicio che “si sposti con urgenza l’attenzione sulle valutazioni preventive degli impatti sulla salute, e quindi sulle fonti che si conoscono come maggiormente inquinanti, anziché valutare i danni alla salute già verificatisi a causa delle esposizioni”. E inoltre confidano che “i risultati presentati possano stimolare decisioni a favore della riduzione dei livelli di esposizione riconosciuti dannosi per l’ambiente e la salute e della realizzazione di studi analitici e di programmi di sorveglianza adeguati. Più in generale, lo studio condotto a Vado Ligure può contribuire a fornire ulteriore alimento all’ampio dibattito in corso sulle opzioni di decarbonizzazione e di contrasto ai cambiamenti climatici”.
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14 settembre 2016

Inquinanti emergenti: uno studio della UNIBZ basato sull'uso degli integroni di classe 1

Tratto da Insic.it
Inquinanti emergenti: uno studio della UNIBZ

fonte: Libera Università di Bolzano

L'aumento della resistenza agli antibiotici, in futuro, potrebbe rappresentare una delle minacce più consistenti alla salute degli abitanti della Terra. Grazie a uno studio svolto in Cina, il team di ricerca in microbiologia di UNIBZ ha sperimentato una metodologia - basata sull'uso degli integroni di classe 1 - per effettuare rilevazioni di precisione sul livello di inquinamento di un ecosistema. Sarà così possibile, un domani, valutare velocemente lo stress ambientale e i rischi per la salute umana derivanti dall'inquinamento di terreni e corsi d'acqua.

La ricerca, sostenuta dalla Fondazione tedesca Kurt Eberhard Bode, dal Consiglio Norvegese per la Ricerca e dalla Fondazione della Libera Università di Bolzano, è stata recentemente pubblicata su una delle più prestigiose riviste interdisciplinari, Science of the Total Environment. Il prof. Lorenzo Brusetti e il ricercatore Luigimaria Borruso, microbiologi della Facoltà di Scienze e Tecnologie, hanno sperimentato l'impiego degli integroni di classe 1 nell'analisi dei terreni contaminati nella regione della città di Zhangye, nella provincia cinese di Gansu, una zona molto inquinata a causa dell'abuso di antibiotici e pesticidi in agricoltura, degli scarti delle lavorazioni industriali e dell'elevata urbanizzazione.

I metodi per rilevare l'inquinamento di un ambiente sono solitamente di natura chimica o biologica. Nel primo caso, la tradizionale analisi rileva gli elementi chimici presenti nei terreni, nell'aria o nell'acqua, ma perde di vista gli effetti sinergici degli elementi inquinanti. Un elemento, infatti, se da solo potrebbe essere innocuo o poco tossico, associato ad altri può in realtà rivelarsi dannoso. Dal punto di vista biologico invece "usando bioindicatori come gli integroni di classe 1, possiamo dire con precisione se una zona è inquinata o meno e se ci sono sinergie potenzialmente pericolose per la salute umana", spiegano Brusetti e Borruso. Questi integroni sono frammenti di DNA batterico che possono essere definiti come "organismi sentinella" e la cui presenza denuncia l'esistenza di uno stress ambientale.

La novità fondamentale dell'indagine svolta dai ricercatori risiede nel fatto che grazie alla loro osservazione, essi possono capire se esiste un problema di resistenza da antibiotici o un'eccessiva concentrazione di metalli pesanti. La problematica dell'inquinamento da antibiotici, che favorisce lo sviluppo di resistenze, è tra le questioni che attualmente stanno sollevando maggior interesse nel mondo della medicina e della ricerca scientifica. L'OMS stima che, in assenza di misure di contenimento dell'uso di antibiotici in contesti medici e agricoli, nel 2050, ogni anno, 10 milioni di persone saranno esposte al rischio di morte.

"Una verifica di questo tipo ci permette di capire immediatamente se siamo in presenza di inquinamento da antibiotici, da metalli pesanti e se ci sono resistenze che possono trasmettersi orizzontalmente, da individuo a individuo, mettendo quindi queste importanti informazioni ambientali e sanitarie a disposizione delle autorità", affermano i due scienziati. La ricerca di Brusetti e Borruso in futuro potrebbe rendere più efficace, meno costoso e più veloce, individuare uno stress ambientale, soprattutto per quanto riguarda gli inquinamenti emergenti come quelli dovuti all'uso degli antibiotici.

 Il team di ricerca sta già effettuando esperimenti analoghi nella regione del Trentino- Alto Adige.

Per maggiori informazioni
consulta il sito next.unibz.it
oppure scrivi a press@unibz.it