Tratto da Dire
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25 settembre 2023
NO AL RIGASSIFICATORE :protesta di massa dei cittadini a Genova GIU’ LE MANI DAL NOSTRO MARE.
20 settembre 2023
Un rigassificatore spaventa la Liguria
Savona - Ci sono alcune parole che entrano a far parte del vocabolario comune senza che ce ne rendiamo conto e senza, talune volte, saperne davvero assumere un significato preciso. Per chi vive nel savonese la definizione di “nave-rigassificatore” è una di queste. Ma di cosa si tratta? Le Floating Storage and Regasification Units (FSRU), chiamate anche navi-rigassificatore sono navi dedicate allo stoccaggio e alla rigassificazione, ovvero sono impianti capaci di trasformare il gas naturale liquefatto (Gnl) in stato gassoso.
Nel momento dell’estrazione infatti, per ridurre notevolmente i costi e i rischi di trasporto viene effettuata una prima trasformazione della materia prima dallo stato gassoso a quello liquido, processo che viene poi invertito prima di essere immesso nella rete dei gasdotti.
Questo procedimento di riconversione prevede che il gas liquefatto – che deve essere mantenuto ad una temperatura di -162° C per garantirne la stabilità – subisca un processo di riscaldamento controllato all’interno di un vaporizzatore: il gas liquefatto viene inserito quindi all’interno di tubi immersi in acqua marina che, sfruttando la differenza di temperatura, garantiscono la buona riuscita dell’operazione.
LA NAVE GOLAR TUNDRA E IL SUO PROGETTO
La maggior parte delle navi ad oggi esistenti, utilizzate nel processo di trasformazione e fornitura del gas è nata con lo scopo di essere mezzi per trasportarlo. Negli ultimi anni sono state poi riadattate per riuscire a svolgere sia la funzione di spostamento del gas che quella di rigassificazione. Anche la nave Golar Tundra, che si trova al centro di dibattito savonese, è arrivata a Piombino già con questa doppia funzione. Il progetto che la vede protagonista dello spostamento dal mare toscano a quello ligure, prevede che diventerà un hub fisso al porto, con il ruolo di ricevere il gas trasportato via mare, trasformarlo e introdurlo nella rete dei gasdotti.
«Da quanto abbiamo evinto dal progetto presentato – mi spiega Filippo Taglieri, campaigner energia e infrastrutture di ReCommon che incontro a Savona –, la parte di gasdotto che vogliono realizzare ex novo correrà parallelo all’oleodotto già esistente, che si trova proprio davanti al golfo che guarda Savona. Si prevede che la piattaforma che accoglierà la Golar Tundra sia collocata a una distanza di 4 chilometri dalla costa e l’impianto di 24 chilometri di gasdotti che vorrebbero realizzare, collegherà la nave al futuro impianto, che verrà costruito a Quiliano».
«Quest’ultimo avrà il compito di regolare la pressione e la qualità del gas introdotto nella rete. Se il progetto arrivasse alla sua realizzazione, tali impianti dovrebbero rimanere attivi fino al 2049 e in un periodo in cui bisognerebbe trovare delle strategie per uscire dal mercato dei combustibili fossili, optando ad alternative meno impattanti sul clima, è un impegno non da poco che lo Stato si prende», aggiunge Taglieri.
LA SCELTA DI VADO
A giugno di quest’anno a ricevere la nomina di Commissario straordinario di Governo è Giovanni Toti, presidente della regione Liguria, e tra gli incarichi assegnatigli vi è quello di identificare una nuova meta per Golar Tundra. Il progetto presentato i mesi scorsi vede Vado Ligure (SV) come località scelta, che come già accennato fa parte di un territorio già altamente impattato dall’estrattivismo in tutte le sue forme.
«Ad oggi sono presenti già sei impianti nell’hinterland tra Savona e Vado – continua Filippo – che sono soggetti alla direttiva Seveso II (Direttiva 96/82/CE), ovvero la norma europea per la prevenzione e il controllo dei rischi di incidenti rilevanti e di sostanze classificate pericolose. La nave dovrebbe essere messa vicino a un attracco di un oleodotto, attraverso cui la società Sarcom importa petrolio per conto di Exxon, per raffinarlo e mandarlo verso Novara. Vi è una delle piattaforme di logistica per navi di grandi dimensioni più grande del Mediterraneo e che già rilevano difficoltà di manovra, trattandosi di un golfo non ampio».
La situazione degli impianti già esistenti sembra quindi essere già al limite di quanto un territorio così piccolo può gestire. Il progetto della nave-rigassificatore, insieme alla realizzazione dei nuovi impianti, in particolare quello previsto a Quiliano, aumenterebbe dunque ancor di più i rischi di inquinamento e il consumo di suolo e di mare già in atto da anni. La richiesta della cittadinanza è quella di invertire questa rotta e ricercare alternative valide per la Liguria, ma non solo.
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Rigassificatore a Vado Ligure: oltre i conflitti, cosa succede veramente?
Non solo: abbiamo deciso di approfondire e comprendere da vicino quali altri impianti simili esistono e quali sono le conseguenze che hanno creato nel loro territorio, nel sistema ambientale. Vogliamo capire, per fornire un’informazione utile, che possa andare oltre al solo “sì” o “no”, poggiando su nuove consapevolezze e una visione più ampia e reale possibile. Ma partiamo dal comprendere con esattezza di cosa si sta parlando.
IL TERRITORIO E L’EX CENTRALE
Fino agli anni ’70 il territorio di Vado basava la sua economia su industrie medio-piccole e su un porto di limitate dimensioni, oltre che un’agricoltura già sviluppata e conosciuta e riconoscibile dal di fuori per i suoi prodotti tipici. In pochi anni la situazione ha iniziato a cambiare, con l’arrivo del cosiddetto sviluppo: venne installata una centrale a carbone, convertita poi in centrale a turbogas, alle quali si accostarono anche due discariche, due stabilimenti Rir (Rischio di Incidente Rilevante) e altre industrie.
La centrale, chiusa nel 2014, ad oggi è ancora elemento di dibattito, in quanto dopo anni di lotta da parte di cittadini e associazioni – fondamentale è stato il lavoro del comitato cittadino Uniti per la salute –, vi è un processo in corso che sta approfondendo le responsabilità degli ex dirigenti indagati per disastro ambientale e sanitario; il pubblico ministero ha chiesto la condanna a tre anni e mezzo per 24 imputati su 25, per un totale di oltre 86 anni di carcere.
L’accusa che li coinvolge – e coinvolge, insieme a loro, la Tirreno Power – è quella di essere stati a conoscenza dell’inquinamento provocato e di non essere intervenuti; i fumi emessi dai gruppi a carbone avrebbero causato infatti un aumento dell’inquinamento nonché della mortalità dei residenti nei lunghi anni di funzionamento della centrale.
IL RIGASSIFICATORE
In questo contesto complesso a pochi anni dalla chiusura dell’ex centrale, con un territorio che si trova ancora a fare i conti con le conseguenze sulla salute dei suoi abitanti e sull’equilibrio ambientale alterato, arriva poche settimane fa l’annuncio di un nuovo impianto previsto sempre nella stessa area: una nave rigassificatrice, che verrà spostata dal mare toscano a quello ligure nei prossimi tre anni e che ha una capacità di stoccaggio di 5 miliardi di metri cubi l’anno e una dimensione di 292,5 metri di lunghezza per 43,4 di larghezza e circa 55 metri di altezza.
Il compito di un impianto di rigassificazione è quello di convertire il gas naturale liquefatto, o GNL, in forma gassosa permettendone così l’immissione nella rete di distribuzione nazionale. Il gas estratto non viene infatti trasportato nella sua nella sua forma naturale, perchè i volumi occupati sono estramente superiori; viene quindi trasformato in forma liquefatta e una volta giunto nel rigassificatore viene sottoposto al processo opposto.
“La nave scarica ben 100 milioni di metri cubi di gas liquefatto (Gnl) a -160°C in una nave rigassificatrice che la affianca e che trasforma nuovamente il gas in forma gassosa, per poter poi essere immesso nella rete di distribuzione. La capacità annua di rigassificazione nel caso della Golar Tundra (questo il nome della nave gasiera) è di cinque miliardi di metri cubi. Un processo che per quanto sicuro non manca di margini di pericolosità, così come invece ne è certo l’inquinamento“.
“Una nave di questa tipologia infatti brucia circa 100 tonnellate di carburante al giorno (senza contare il viaggio dal prelievo alla destinazione) e il ciclo prevede il prelievo di 18mila metri cubi di acqua di mare ogni ora, acqua che dovrà essere sterilizzata con pura candeggina e scaricata fredda, a -7°C rispetto a quando prelevata, con tutto ciò che questo può provocare a livello di biocenosi marina”1. All’installazione della nave si aggiungeranno inoltre altre opere a terra, come la stazione di pompaggio, anch’esse previste per il 2026.
30 agosto 2023
DECRETO DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 2366/2023
Per chi avrà voglia di documentarsi direttamente.
E’ fondamentale avere accesso diretto agli atti .
Rigassificatore a Vado Ligure: un dibattito a Savona per fare chiarezza
Stralcio da La Repubblica
Rigassificatore a Vado Ligure: un dibattito a Savona per fare chiarezza
A Savona giovedì è in programma un dibattito sul tema con degli esperti
Viene definito come il “rigassificatore di Vado Ligure”, ma dal punto di vista geografico l’impianto industriale galleggiante che dal 2026 sarà ancorato a 4 km da Porto Vado, sarà assai più vicino e visibile dalle spiagge di Savona, che distano circa 2,8 km.
Per questo motivo in città piano piano sta salendo la consapevolezza dell’operazione come anche gli interrogativi sulla sua sicurezza e sulla sua opportunità.
Un gruppo di cittadini che si è raccolto intorno alla società Sms Serenella, sulla spiaggia delle Fornaci, da molti anni bandiera blu, ha deciso di vederci un po’ più chiaro e per giovedì 31 agosto alle 21 ha organizzato un incontro al quale parteciperanno alcuni esperti, rappresentanti dei bagni marini, amministratori locali e persone comuni che vogliono capire un po’ meglio che cosa sta succedendo.
Parteciperanno il biologo marino Paolo Bernat, il fisico Francesco Capello, Marco Stevanin, ingegnere ambientale, consulente del comune di Quiliano per il rigassificatore e già consulente di Uniti per la Salute nella vicenda che ha portato a processo Tirreno Power per le emissioni della centrale a carbone, infine un rappresentante dell’associazione bagni marini, mentre l’incontro sarà moderato dal giornalista Nicola Stella.
“Anche perché – spiegano gli organizzatori – l'installazione di una struttura così complessa e potenzialmente pericolosa è stata offerta al Governo dal presidente della Regione, bypassando ogni regola di trasparenza e il dovere di informare accuratamente le popolazioni……In questo modo il progetto della Snam procede spedito, con l’approvazione dell’Autorità portuale e (fin qui) la scarsa determinazione dei sindaci di Savona e Bergeggi, in contrasto con l'atteggiamento risoluto del sindaco di Quiliano, unico pronto a ricorrere in giudizio. Noi vorremmo che proprio grazie a iniziative come la nostra il sindaco di Savona Marco Russo (che Toti ha escluso dalla conferenza dei servizi), assumesse una posizione più decisa a tutela dei cittadini”.
15 maggio 2021
Grondacci: Ma allora la centrale a carbone si può chiudere senza il ricatto della centrale a gas…
Tratto da Note di Marco Grondacci
Ma allora la centrale a carbone si può chiudere senza il ricatto della centrale a gas…
La sottosegretaria al Ministero della Transizione Ecologica dichiara rispondendo ad una interrogazione dell'ON. Gagliardi: "Ci aspettiamo a breve autorizzazioni per nuovi impianti al Nord, stop a carbone ligure forse entro l'anno” (QUI).
Questo potrebbe permettere di chiudere la centrale a carbone entro il 2021 a Spezia.
In realtà i MW per superare il famoso deficit di 500 MWe nel zona nord della rete italiana (dati Terna) hanno già superato da tempo la VIA ordinaria. Ecco tre esempi:
1. Centrale termoelettrica di Tavazzano Montanaso (LO) - Realizzazione di un nuovo ciclo combinato in sostituzione della sezione 8 la sostituzione del gruppo 8, a ciclo convenzionale, della potenza di 320 MWe con un ciclo combinato di ultima generazione di potenza pari a 850 MWe . Ha ottenuto la VIA positiva con Decreto Ministero Transizione Ecologica del 16 aprile 2021
2. Upgrade delle turbine a gas della centrale termoelettrica di Piacenza A2A gencogas S.p.A : + 160 MWe Ha concluso la procedura di verifica di assoggettabilità a VIA senza andare a VIA ordinaria conDecreto Ministero Transizione Ecologica del 4 marzo 2021
3. Progetto di rifacimento di due unità di produzione esistenti nella centrale termoelettrica Larino (CB) ENEL Produzione S.p.A 800 MWe Ha concluso la procedura di verifica di assoggettabilità a VIA senza andare a VIA ordinaria con Decreto Ministero Ambiente del 19 FEBBRAIO 2021.
Quindi anche considerando solo questi tre impianti abbiamo circa 1800 MWe di potenza installata che possono coprire il c.d. buco di 500 MWe
Si conferma quanto sostengo da tempo (QUI e QUI): la tenuta in funzione della centrale a carbone spezzina è conseguenza solo dei ritardi nella approvazione di centrali a gas esistenti da rinnovare. Quindi sarebbe stato sufficiente autorizzati il potenziamento di questi impianti esistenti per chiudere la centrale a carbone almeno entro dicembre 2021 come previsto dall’Autorizzazione Integrata Ambientale del dicembre 2019.
Non solo ma i Decreti di VIA sopra citati sono stati emanati ormai già dal marzo scorso quindi l’autorizzazione finale ormai dovrebbe essere una proforma. Il comunicato del Ministero riportato all’inizio parla di future autorizzazioni, bene si diano una mossa visto che i tre decreti sopra riportati sono di febbraio, marzo ed aprile, quindi sono passati già da 1 a 3 mesi.
Quindi si stanno delineando le condizioni per chiudere la centrale a carbone entro il 2021 garantendo la stabilità del sistema elettrico e senza dover sottostare al ricatto della nuova centrale a gas spezzina!
16 aprile 2021
Progetto di realizzazione di una nuova unità a ciclo combinato nella centrale termoelettrica di Vado Ligure - Documentazione
Tratto da Minambiente
Progetto di realizzazione di una nuova unità a ciclo combinato nella centrale termoelettrica di Vado Ligure .
Documentazione
- Documentazione depositata per la partecipazione del pubblico
- Osservazioni del Pubblico
- Pareri
- Controdeduzioni
(n.22) Documenti procedura di Valutazione Impatto Ambientale
Ecco il link per la lettura :Documentazione - Valutazioni e Autorizzazioni Ambientali - VAS - VIA - AIA
Ecco tutte le osservazioni pubblicate.È stato sicuramente un grande impegno per tante Associazioni nazionali e locali ,per i Comitati, per gli Avvocati, i Tecnici , i Medici ed anche i liberi Cittadini che hanno realmente a cuore la tutela della nostra salute, del nostro territorio e del nostro ambiente . GRAZIE A TUTTI
28 marzo 2021
ROBERTO SETTEMBRE : Vado Ligure , i pericoli della centrale a gas

17 marzo 2021
LA PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO ALLE DECISIONI SULL’AMBIENTE...
Tratto da Minambiente
LA PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO ALLE DECISIONI SULL’AMBIENTE
L’articolo 6 della Convenzione di Aarhus regola la partecipazione del pubblico al decision-making ambientale. Qualsiasi persona, fisica o giuridica, qualsiasi associazione o organizzazione ha il diritto di partecipare alle decisioni relative a:
l’autorizzazione di attività che possono avere un impatto sull’ambiente (l’allegato 1 alla Convenzione elenca tali attività, ma nel testo della Convenzione vi è un più generico riferimento a “tutte le attività che possono avere effetti significativi sull’ambiente’”);
l’elaborazione di piani, programmi, regolamenti di attuazione e strumenti normativi in materia ambientale;
le decisioni sul rilascio deliberato di organismi geneticamente modificati (OGM) nell’ambiente.
La Convenzione chiarisce che la partecipazione del pubblico deve avvenire nelle fasi iniziali del processo decisionale e deve prevedere tempi di svolgimento ‘ragionevoli’ (tempi troppo brevi non consentono un adeguato coinvolgimento del pubblico, tempi troppo lunghi disperdono energie e impegno).
Il pubblico deve essere messo in grado di ottenere tutte le informazioni necessarie a garantire un processo di partecipazione consapevole e la decisione finale deve tenere nella dovuta considerazione i risultati della partecipazione.
09 febbraio 2021
Processo Tirreno Power, in aula lo studio del CNR di Pisa: deposizione in tribunale dell Epidemiologo Minichilli .
Processo Tirreno Power, in aula lo studio del CNR di Pisa: +49% di mortalità nell’area

Minichilli, epidemiologo dell'IFC, ha riferito i dati del rapporto commissionato da Regione Liguria e terminato nel 2017
Savona. Una mortalità per cause naturali nell’area di Tirreno Power, rispetto al resto del territorio, superiore del 49%, sia tra i maschi che tra le femmine. Con incrementi ancora più alti per quanto riguarda i tumori e le patologie legate al sistema respiratorio. E’ quanto emerso oggi in Tribunale a Savona nell’ambito del processo a carico di Tirreno Power per il quale sono imputati 26 persone, tra vertici e dirigenti dell’azienda, rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo.
Ad essere ascoltato dai giudici è stato Fabrizio Minichilli, epidemiologo dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa e autore di un articolo, pubblicato nel 2019 sulla rivista Science of the Total Environment, incentrato proprio sulla possibile correlazione tra le emissioni di Tirreno Power e le patologie tra i residenti. L’articolo traeva origine da un rapporto depositato (uno studio commissionato da Regione Liguria e concluso nel 2017) che si proponeva di indagare proprio sulla relazione tra gli inquinanti atmosferici emessi da Tirreno Power e il rischio di mortalità e ricovero sul territorio per patologie selezionate secondo la letteratura scientifica.
Minichilli ha illustrato la metodologia utilizzata: un metodo osservazionale-analitico che ha preso in considerazione le analisi di 12 Comuni, ricostruendo anche le storie dei singoli residenti malati. “La forza dello studio – ha spiegato in aula – è stata proprio la capacità di avere i dati delle esposizioni a livello individuale. Il modello si è basato sulle mappe degli inquinanti di Arpal Liguria, ‘correggendo’ i dati tenendo conto anche della presenza di inquinamento urbano, portuale e di altre fabbriche. L’effetto quindi è stato stimato ‘al netto’ di altre fonti di inquinamento“. Non solo: si è tenuto conto anche di eventuali altri fattori di rischio legati allo stile di vita dei soggetti studiati (145 mila), per mezzo di un indice di natura socio-economica
Le patologie considerate sono state quelle collegate dalla letteratura scientifica all’inquinamento atmosferico, in particolare alle emissioni di SO2 (preso come riferimento per l’inquinamento da centrale a carbone) e NOx (surrogato dell’inquinamento da traffico), nonché con un periodo di latenza compatibile con il follow-up disponibile (dal 2001 al 2013). Considerato anche (ma solo a fini descrittivi) il tumore del polmone.
“I risultati – ha detto in aula il testimone – hanno evidenziato eccessi di mortalità per tutte le cause in entrambi i sessi. Il rapporto tra il rischio di mortalità nell’area più esposta rispetto a quella meno esposta indica, nella classe più esposta, un 49% di mortalità in più per cause naturali”. Minichilli ha poi dato lettura dei dati per le singole patologie e categorie, facendo emergere incrementi ancora maggiori per tutto ciò che riguarda il sistema respiratorio (+90% di mortalità tra i maschi per patologie associate, +62% tra le femmine) e i tumori: +59% nella classe più esposta per quanto riguarda quelli a bronchi, trachea e polmoni, +119% nei maschi e +48% per quelli del tessuto linfatico.
Dati inferiori ma significativi anche per ciò che riguarda le patologie a sistema nervoso e cardiocircolatorio. A rafforzare il legame anche l’analisi del “trend” di rischio: passando da una classe di esposizione alla successiva, lo studio rileva infatti un incremento graduale e costante della mortalità. QUI altri dettagli.
Continua su IVG
Link allo Studio Epidemiologico di coorte residenziale del CNR su mortalità' e ricoveri ospedalieri per valutare gli effetti sulla salute dell' inquinamento da centrale a carbone
Oggi nel Tribunale di Savona Nuova udienza nel processo Tirreno Power.
Oggi nel Nuova udienza nel processo Tirreno Power sarà sentito come testimone l‘Epidemiologo Fabrizio Minichilli del CNR di PISA
Oggi 9 febbraio 2021, nel contesto del processo nel quale sono a giudizio 26 manager ed ex manager di Tirreno Power rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo , presso il Tribunale di Savona sarà sentito come testimone il Medico Fabrizio Minichilli del CNR di Pisa
L' importanza del lavoro degli epidemiologo FABRIZIO MINICHILLI e FABRIZIO BIANCHI
Leggi anche tratto dal nostro post del 19 febbraio 2020
Centrale a carbone di Vado Ligure: per il Cnr eccessi di mortalità nelle aree più esposte: Video
18 gennaio 2021
NO AL RADDOPPIO DELLA CENTRALE IN MEZZO ALLE CASE.
NO AL RADDOPPIO DELLA CENTRALE IN MEZZO ALLE CASE.
Abbiamo appreso che l'azienda Tirreno Power ha avviato le pratiche per potenziare l'impianto di Vado Ligure- Quiliano con un ulteriore gruppo a turbogas accanto all’attuale grande unità da 800 MW, operativa fin dal 2007, in pieno centro abitato....
Diversi studi da tempo mettono in rilevo le problematiche delle emissioni da turbogas di particolato primario e soprattutto secondario peraltro già evidenziate tra gli altri dallo studio Armaroli e Po e nella relazione dell’Ist di Genova a firma del dottor Federico Valerio proprio nel documento realizzato su richiesta del comune di Quiliano.
In un contesto globale ormai orientato verso il progressivo abbandono di queste fonti inquinanti, riteniamo irricevibile la richiesta di un ulteriore impianto ancora con alimentazione da combustibile fossile, soprattutto perché, oltre al noto impatto del gas metano sul piano del cambiamento climatico, a nostro avviso non tiene inalcun conto la situazione del territorio, che secondo le perizie disposte dalla Procura della Repubblica e lavori di autorevolissimi enti indipendenti e terzi come l’indagine epidemiologica condotta dal Cnr, massimo ente di ricerca italiano, ha pagato e crediamo stia ancora pagando un alto prezzo ambientale e sanitario.
Qui sotto il comunicato integrale
Comunicato del 12 novembre di Uniti per la Salute ODV
Leggi anche :
Comunicato del 15 novembre di Uniti per la Salute ODV : Emissioni e polveri

























