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25 gennaio 2017

I cambiamenti climatici hanno già danneggiato l’Ue per oltre 400 miliardi di euro L’Italia nel mirino.


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Tratto da GREENREPORT

I cambiamenti climatici hanno già danneggiato l’Ue per oltre 400 miliardi di euro

L’Italia nel mirino. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente «l’Europa meridionale e sud-orientale è destinata a essere una zona sensibile»

A quanti guardano soltanto al portafogli l’Agenzia europea dell’ambiente ricorda oggi che «i costi economici legati ai cambiamenti climatici possono essere molto elevati», e che il conto sta diventando di anno in anno sempre più salato. Guardando solo ai danni provocati dagli eventi estremi legati al clima che cambia, dal 1980 ad oggi le perdite economiche in Europa sono state «superiori ai 400 miliardi di euro».
Presentando oggi il nuovo rapporto Climate change, impacts and vulnerability in Europe 2016, il direttore esecutivo dell’Agenzia Hans Bruyninckx ha sottolineato che «i cambiamenti climatici continueranno per molti decenni a venire. La portata dei futuri cambiamenti climatici e il loro relativo impatto dipenderà dall’efficacia dell’attuazione degli accordi globali per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Altrettanto importante sarà la predisposizione delle giuste strategie e politiche di adattamento per ridurre i rischi derivanti dagli eventi climatici estremi attuali e previsti».
Ai continui record per le temperature globali ed europee – sempre più calde – si sommano già oggi un incremento del livello del mare, un diverso carattere delle precipitazioni atmosferiche, una diminuzione in volume dei ghiacciai e del manto nevoso; a crescere in frequenza e intensità sono invece gli eventi climatici estremi, quali «ondate di calore, forti precipitazioni e siccità».
Spiace avere conferma che l’Italia più di altri paesi si trova in prima fila. Tutte le regioni europee sono vulnerabili ai cambiamenti climatici, ma alcune subiranno ripercussioni più negative rispetto ad altre. Secondo le stime – riporta l’Agenzia – l’Europa meridionale e sud-orientale è destinata a essere una zona sensibile ai cambiamenti climatici, in quanto si prevede che dovrà affrontare il maggior numero di ripercussioni negative. Questa regione sta già affrontando forti aumenti degli eventi estremi relativi a ondate di calore e diminuzioni nelle precipitazioni e della portata dei fiumi, che hanno incrementato il rischio di siccità più gravi, di calo dei rendimenti dei raccolti, di perdita della biodiversità e di incremento del rischio di incendi boschivi. Le ondate di calore più frequenti e i cambiamenti nella distribuzione delle malattie infettive sensibili ai cambiamenti climatici, dovrebbero aumentare i rischi per la salute e il benessere dell’uomo».......
Incomprensibilmente i temi che riguardano l’ambiente sono ancora troppo spesso in coda nella scaletta delle notizie come delle agende politiche, quando invece rappresentano ormai una questione di sicurezza nazionale. Oggi, e sempre più in futuro.
«Le stime disponibili relative ai costi futuri dovuti ai cambiamenti climatici in Europa considerano solo alcuni settori e mostrano una notevole incertezza», ma in ogni caso «si prevede che i costi dovuti ai danni legati al cambiamento climatico saranno più elevati nella regione del Mediterraneo».
Non si tratta di una condanna già eseguita, ma di un processo avviato sul quale è possibile – e indispensabile – agire da subito con la massima decisione. ....
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16 novembre 2015

Parigi, verso una Cop 21 blindata?

Tratto da Greenreport

Parigi, verso una Cop 21 blindata? Valls: dubbi sulla marcia per il clima del 29 novembre

La Cop 21, la più attesa Conferenza Onu sul clima, si terrà e si terrà a Parigi. La conferma è arrivata questa mattina direttamente dal premier francese, Manuel Valls , che hai microfoni della francese Rtl ha affermato come nessun capo di stato abbia chiesto di rinviare l’evento. 
«Tutti vogliono esserci – ha proseguito Valls – La Cop 21 è un appuntamento fondamentale per il futuro del pianeta, per quello dell’umanità. Alla fine del mese il 29 novembre tutti i capi di Stato e di governo saranno qui a Parigi, e apporteranno un messaggio di sostegno e solidarietà alla Francia, non solo per l’incontro sul clima, ma anche in rapporto agli avvenimenti che abbiamo subito».
Gli attentati subiti venerdì 13 e che hanno portato a 129 il computo dei morti, avranno però ripercussioni sull’organizzazione della Conferenza, un evento di per sé ciclopico. A Parigi confluiranno circa 3mila giornalisti, 7mila delegati da 196 Paesi, 10mila osservatori. In tutto, circa 40mila persone saranno in qualche modo ospiti di questa Cop 21, senza tener di conto delle iniziative collaterali: in primis la grande marcia per il clima in programma il 29 novembre.
La Cop 21 rappresenta un evento di portata storica, che dovrà essere posto sotto stretta sorveglianza. La mobilitazione delle forze di sicurezza sarà ai massimi, ha assicurato Valls, ma adducendo ragioni di sicurezza potranno esserci tagli al programma. Le parole del primo ministro francese mettono in bilico addirittura la marcia del 29 novembre, un appuntamento dall’eco mondiale: «Non voglio anticipare troppo – ha anticipato il primo ministro Manuel Valls –, ma la questione dell’organizzazione di questa manifestazione dovrà essere per forza affrontata. Se dobbiamo realizzare questo grande incontro, le forze di sicurezza devono concentrarsi sull’essenziale».
L’auspicio è che possa essere trovata la quadratura necessaria per lo svolgimento della marcia, un appuntamento che vede convoglia grandi forze delle società civile, manifestanti in difesa del clima. Se così non fosse, se la Cop 21 si tramutasse davvero in un evento blindato, il terrorismo un risultato lo avrebbe già ottenuto: ridurre gli spazi di democrazia, protesta e confronto, e a fare le spese saranno soprattutto i Paesi in via di sviluppo, quelli africani e i piccoli stati insulari che avevano sempre trovato un forte sostegno alle loro posizioni nelle manifestazioni e nelle iniziative di ambientalisti e Ong; dobbiamo molto alle manifestazioni e ai contro-summit della società civile se le precedenti Cop non sono state un completo fallimento.
È importante ricordare, anche alla luce dei vigliacchi attentati del 13, che alzarsi dal tavolo dei negoziati della Cop 21 (negoziati che, assicurano oggi da Parigi, si terranno regolarmente) con una risposta forte e univoca contro i cambiamenti climatici, vorrebbe dire riuscire a minare anche una delle basi che ha permesso all’Isis di prosperare.
Come ha recentemente dichiarato il presidente Obama in un’intervista a Rolling Stones, poi tradotta dal Corriere della Sera, il cambiamento climatico è un problema di sicurezza nazionale al pari del terrorismo: «Sappiamo che l’aumento della siccità e delle alluvioni e l’erosione delle coste avranno un impatto sull’agricoltura e faranno aumentare la carestia in alcune zone del mondo e questo porterà alla migrazione di un gran numero di persone. ......
Non fare niente, o non fare il necessario per combattere i cambiamenti climatici significa dunque continuare ad alimentare la miccia del terrorismo. Questa oggi è una certezza diffusa, non più un’accusa sui generis. 
Tra due settimane dal vertice di Parigi dovrà arrivare una risposta dai leader internazionali: le soluzioni sono a portata di mano, e dobbiamo avere il coraggio di afferrarle a Parigi.