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05 maggio 2024

Osservazioni di UNITI PER LA SALUTE ODV


Ecco le  8 osservazioni inoltrate da Uniti per la Salute ODV: inoltriamo l’indice degli argomenti  e di seguito le osservazioni  spedite in data  3 maggio 2024




















 

06 gennaio 2021

Contrastare il riscaldamento climatico per tutelare la salute umana e la sicurezza.

 Tratto da Reteclima

Contrastare il riscaldamento climatico per tutelare la sicurezza e la salute umana

Contrastare il riscaldamento climatico per tutelare la sicurezza e la salute umana

Riscaldamento climatico e rischi per la sicurezza umana

Gli scienziati ripetono da tempo che i cambiamenti climatici porteranno sempre più al susseguirsi di eventi metereologici estremi, che già ora stanno mettendo a rischio la sicurezza delle popolazioni in specifiche aree del globo terrestre.

Solo un mese fa, ad esempio, con il suo briefing “Cambiamenti climatici e il mare: gravi conseguenze anche per l’uomo, Eventi meteorologici estremi – Fermare i cambiamenti climatici per salvare il mare (ma anche la Terra)” Greenpeace Italia poneva l’accento sul fenomeno del surriscaldamento del mar Mediterraneo: un fenomeno responsabile di gravi impatti sulla biodiversità marina e sull’innalzamento del livello del mare ma anche sulla stessa atmosfera che, ricevendo più calore in meno tempo, tende a riversare inevitabilmente piogge intense e forti venti sulla terra

Il risultato di lungo periodo? Fenomeni meteorologici sempre più intensi e violenti.

Il recente rapporto “Human Cost of disasters” realizzato congiuntamente dall’United Nations office for disaster risk reduction (Unddr) e dal Centre for research on the epidemiology of disasters (Cred), ha analizzato il numero di eventi catastrofici avvenuti negli ultimi 20 anni e a valutarne i costi in termini di vite umane e ricadute economiche in relazione al precedenti 20 anni: circa il 91% di questi eventi era direttamente o indirettamente legati al clima, con un impatto su quasi 4 miliardi di persone ed oltre 500.000 vittime. 

Inondazioni e le tempeste, ma anche incendi, siccità e forti ondate di calore, tutti fenomeni in aumento rispetto al passato.


In Italia basti pensare alle alluvioni e alle trombe d’aria che negli ultimi anni hanno colpito sempre più frequentemente le nostre coste, soprattutto quelle del Sud del Paese, provocando gravi perdite in vite umane e danni a città e insediamenti umani.

Ma i danni provocati dal cambiamento climatico non si limitano però solo alla sicurezzadell'uomo e dei suoi luoghi di vita, ma coinvolgono direttamente anche la sua stessa salute.

Riscaldamento climatico e rischi per la salute umana

Come dichiarato dal WWF nel suo rapporto "Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi", di cui abbiamo già parlato in questo nostro articolo: "danni diretti alla salute sono il risultato di condizioni meteorologiche sempre più estreme, tra cui ondate di calore e tempeste sempre più frequenti e gravi, inondazioni e siccità.

danni indiretti alla salute derivano dal peggioramento dell’inquinamento atmosferico, dall’aumento delle malattie trasmesse da vettori, dall’acqua e dal cibo sempre più contaminati, dalla riduzione della produzione alimentare e da cibi meno nutrienti, dall’impatto sulla salute mentale, dall’aumento dei conflitti, dal danneggiamento e dalla distruzione di abitazioni e terreni agricoli e dalle migrazioni forzate.

Tutti questi impatti dannosi interagiscono con fattori socioeconomici e biologici – tra cui l’età, il sesso, il reddito, lo stato di salute, il razzismo e la discriminazione – per cui la salute delle persone più vulnerabili, emarginate e svantaggiate tende ad essere danneggiata per prima e peggio".

In piena seconda ondata da Covid-19, non possiamo non renderci conto di quanto anche questa pandemia abbia connessioni profonde sulle nostre azioni sulla natura, e di come affrontare e combattere il cambiamento climatico sia fondamentale per limitare il rischio di nuove emergenze sanitarie globali.

Dove si individua il nesso tra cambiamento climatico e maggiore rischio derivante da nuovi agenti patogeni?

Secondo il report Wwf “Malattie trasmissibili e cambiamento climatico” il pericolo si situa innanzitutto nel fatto che, a causa del cambiamento climatico, può aumentare l'areale territoriale di specie vettori di una vasta gamma di patogeni, aumentando dunque la probabilità di diffusione di malattie trasmissibili da animali all’uomo (quali Morbo di Lyme, sindrome polmonare da hantavirus, filariosi e West Nile virus ma anche peste bubbonica). Continua qui


07 febbraio 2018

Per portare l'ambiente al centro della campagna elettorale

Tratto da greenreport
Dagli scienziati italiani un appello (e una proposta di dibattito pubblico) ai politici

La scienza al voto, per portare l’ambiente al centro della campagna elettorale

Nell’ultimo secolo le temperature medie globali sono salite di quasi 1 °C, quelle italiane il doppio. Impattando su lavoro, sicurezza e salute
Che c’entrano l’ambiente e i cambiamenti climatici con temi come lavoro, sicurezza, immigrazione, salute, tasse e sviluppo economico che – quando va bene – si fanno largo nella campagna elettorale? Se la risposta che affiora alle labbra è “niente”, sappiate che è quella sbagliata: l’ambiente non è cosa separata e diversa dal lavoro e dall’economia, ma è anzi al cuore della questione. Per questo 19 tra i maggiori scienziati italiani che si occupano di cambiamenti climatici e ambiente – raccolti nel Comitato scientifico La scienza al voto – hanno deciso di mobilitarsi mettendo all’erta politici e opinione pubblica su quelle criticità ambientali che hanno (e avranno sempre di più) ripercussioni sulle nostre attività produttive, sul nostro territorio e sulla nostra stessa salute.
«Non si tratta – spiega Antonello Pasini, climatologo Cnr e coordinatore del Comitato – di aggiungere un tema alla campagna elettorale, bensì di capire che solo tenendo conto del contesto ambientale si possono individuare le migliori soluzioni per risolvere i problemi che affliggono il paese. Noi infatti abbiamo elaborato proposte di intervento scientificamente fondate e le abbiamo declinate nelle priorità dei cittadini: come ottenere più lavoro, come gestire l’immigrazione, come garantire la sicurezza, come controllare la pressione fiscale......
I mutamenti climatico-ambientali – avvertono infatti gli scienziati – sono un fenomeno globale che già oggi è particolarmente evidente in Italia. Se a causa dell’attività umana il pianeta si sta riscaldando in maniera inequivocabile (le temperature medie globali sono aumentate di almeno 0,5 °C nell’ultimo trentennio e di quasi 1 °C nell’ultimo secolo), nel nostro Paese i cambiamenti climatici corrono già oggi molto più della media globale: le temperature medie sono aumentate di almeno 1 °C nell’ultimo trentennio e di quasi 2 °C nell’ultimo secolo, un incremento praticamente doppio. Ovviamente quello del riscaldamento globale resta appunto un problema globale, e in questo l’Italia è chiamata a fare la sua parte nel negoziato internazionale, ma con quale credibilità se a livello nazionale le emissioni di gas serra equivalgono (Ispra, 2015) a ben 433 milioni di tonnellate l’anno di CO2 e sono tornate a crescere? Circa l’85% delle emissioni – ricordano gli scienziati – sono dovute al settore energetico, industriale e dei trasporti (sostanzialmente le combustioni fossili): l’azione in questi settori è dunque di fondamentale importanza, e sarebbe in grado di dare una spinta robusta (anche) al mercato del lavoro. Con circa 97.000 occupati, oggi l’Italia si piazza ad esempio al quarto posto fra i Paesi Ue con la maggiore quota di posti di lavoro legati al settore delle rinnovabili dopo Germania (322.300), Francia (162.100) e Gran Bretagna (109.200), un dato che può e deve crescere ancora molto.
A quest’asse portante se ne affiancano poi altri, come la necessità stringente di rendere più circolare – ovvero, in grado di mantenere più a lungo il valore delle materie prime nei cicli di produzione e consumo – la nostra economia. Come spiegano dal Comitato scientifico, l’Italia necessita dunque di ricerca e sviluppo di prodotti progettati secondo i principi dell’economia circolare, del risparmio energetico e del ridotto consumo di materie prime, la riconversione del settore manifatturiero (con graduale rilocalizzazione delle industrie – consumare meno, produrre meglio, produrre qui), la creazione di una compiuta filiera del riciclo, l’introduzione di incentivi legati all’impatto ambientale della produzione e della distribuzione (carbon tax?). Le ricadute occupazionali saranno in questo caso dirette e indirette, grazie al nuovo sviluppo delle esportazioni di beni e servizi con alto valore aggiunto, e quanto più velocemente verrà promossa la transizione, tanto più velocemente saremo in grado anche di esportare tecnologie e conoscenze.........Leggi tutto 

21 febbraio 2017

I cambiamenti climatici, moltiplicatori di rischio, causeranno sempre più conflitti nei prossimi anni

  • Tratto da Rinnovabili.it

  • I cambiamenti climatici causeranno sempre più conflitti nei prossimi anni

  • Alla Conferenza internazionale sulla sicurezza di Monaco, politici e diplomatici di tutto il mondo lanciano l’allarme: il climate change è legato allo scoppio di conflitti armati e alla lotta per le risorse
I cambiamenti climatici causeranno sempre più conflitti nei prossimi anni

(Rinnovabili.it) – «I cambiamenti climatici sono un moltiplicatore di rischio che portano a subbugli sociali e verosimilmente anche a conflitti armati». Lo ha affermato Patricia Espinosa, segretaria della Convenzione quadro sul climate change delle Nazioni Unite (UNFCCC), durante la Conferenza internazionale sulla sicurezza che si è svolta nei giorni scorsi a Monaco.

Un meeting dove il riscaldamento globale e i suoi effetti hanno avuto un posto di rilievo, e non soltanto nei panel dedicati. D’altronde il legame tra cambiamenti climatici e i conflitti è un tema discusso già da tempo, e gli enormi flussi migratori che stanno caratterizzando questo inizio secolo hanno ormai reso la figura del migrante climatico una realtà conclamata.
Tempeste, siccità, inondazioni e ondate di calore estremo o freddo polare possono distruggere le ricchezze di intere aree geografiche, azzerando i raccolti, e costringendo le persone a sconfinare, aggravando antiche rivalità e scatenando una lotta per le risorse. Gli esperti concordano che questi fattori aggraveranno la situazione con la crescita delle emissioni,.....

I cambiamenti climatici causeranno sempre più conflitti nei prossimi anni

Il neo eletto segretario dell’Onu, Antonio Guterres, ha approfittato del palcoscenico di Monaco per ricordare che i cambiamenti climatici, insieme al terrorismo e alle epidemie, costituiscono una tendenza globale che bisogna affrontare. E ha aggiunto che lo strumento è già disponibile: l’Accordo di Parigi dà «un’opportunità unica per agire su questa minaccia».
Un punto di vista che richiama quello espresso al Forum Economico Mondiale di Davos non più tardi di un mese fa. Solo una guerra nucleare – sosteneva il Global Risk Report pubblicato durante il vertice – deve preoccupare l’economia mondiale più dei cambiamenti climatici e dei disastri ambientali. E tra le minacce globali più insidioseben quattro su cinque sono legate in modo diretto al clima.

La relazione tra clima e guerra torna anche negli interventi di politici di spicco. Una recente ricerca pubblicata su PNAS sosteneva che dagli anni ’80 a oggi, nei paesi con diverse minoranze etniche, il 23% dei conflitti armati è scoppiato in concomitanza con disastri ambientali. Su questa stessa linea sembra anche l’intervento di Angela Merkel: «Nuovi conflitti sono sorti a causa di guerre civili, della crescita della popolazione, dei cambiamenti climatici. E c’è una crescente interrelazione tra questi fattori».
Alcune aree finora risparmiate dai conflitti rischiano di scatenarne nel prossimo futuro. È il caso dell’Artico, ha ricordato il presidente finlandese Sauli Niinistö. Il Polo Nord presenta altissime temperature e una situazione catastrofica riguardo l’estensione dei ghiacci. Una combinazione di fattori che rischia di scatenare una corsa alle grandi risorse energetiche e minerarie, prima celate sotto la calotta.

16 novembre 2015

Parigi, verso una Cop 21 blindata?

Tratto da Greenreport

Parigi, verso una Cop 21 blindata? Valls: dubbi sulla marcia per il clima del 29 novembre

La Cop 21, la più attesa Conferenza Onu sul clima, si terrà e si terrà a Parigi. La conferma è arrivata questa mattina direttamente dal premier francese, Manuel Valls , che hai microfoni della francese Rtl ha affermato come nessun capo di stato abbia chiesto di rinviare l’evento. 
«Tutti vogliono esserci – ha proseguito Valls – La Cop 21 è un appuntamento fondamentale per il futuro del pianeta, per quello dell’umanità. Alla fine del mese il 29 novembre tutti i capi di Stato e di governo saranno qui a Parigi, e apporteranno un messaggio di sostegno e solidarietà alla Francia, non solo per l’incontro sul clima, ma anche in rapporto agli avvenimenti che abbiamo subito».
Gli attentati subiti venerdì 13 e che hanno portato a 129 il computo dei morti, avranno però ripercussioni sull’organizzazione della Conferenza, un evento di per sé ciclopico. A Parigi confluiranno circa 3mila giornalisti, 7mila delegati da 196 Paesi, 10mila osservatori. In tutto, circa 40mila persone saranno in qualche modo ospiti di questa Cop 21, senza tener di conto delle iniziative collaterali: in primis la grande marcia per il clima in programma il 29 novembre.
La Cop 21 rappresenta un evento di portata storica, che dovrà essere posto sotto stretta sorveglianza. La mobilitazione delle forze di sicurezza sarà ai massimi, ha assicurato Valls, ma adducendo ragioni di sicurezza potranno esserci tagli al programma. Le parole del primo ministro francese mettono in bilico addirittura la marcia del 29 novembre, un appuntamento dall’eco mondiale: «Non voglio anticipare troppo – ha anticipato il primo ministro Manuel Valls –, ma la questione dell’organizzazione di questa manifestazione dovrà essere per forza affrontata. Se dobbiamo realizzare questo grande incontro, le forze di sicurezza devono concentrarsi sull’essenziale».
L’auspicio è che possa essere trovata la quadratura necessaria per lo svolgimento della marcia, un appuntamento che vede convoglia grandi forze delle società civile, manifestanti in difesa del clima. Se così non fosse, se la Cop 21 si tramutasse davvero in un evento blindato, il terrorismo un risultato lo avrebbe già ottenuto: ridurre gli spazi di democrazia, protesta e confronto, e a fare le spese saranno soprattutto i Paesi in via di sviluppo, quelli africani e i piccoli stati insulari che avevano sempre trovato un forte sostegno alle loro posizioni nelle manifestazioni e nelle iniziative di ambientalisti e Ong; dobbiamo molto alle manifestazioni e ai contro-summit della società civile se le precedenti Cop non sono state un completo fallimento.
È importante ricordare, anche alla luce dei vigliacchi attentati del 13, che alzarsi dal tavolo dei negoziati della Cop 21 (negoziati che, assicurano oggi da Parigi, si terranno regolarmente) con una risposta forte e univoca contro i cambiamenti climatici, vorrebbe dire riuscire a minare anche una delle basi che ha permesso all’Isis di prosperare.
Come ha recentemente dichiarato il presidente Obama in un’intervista a Rolling Stonespoi tradotta dal Corriere della Sera, il cambiamento climatico è un problema di sicurezza nazionale al pari del terrorismo: «Sappiamo che l’aumento della siccità e delle alluvioni e l’erosione delle coste avranno un impatto sull’agricoltura e faranno aumentare la carestia in alcune zone del mondo e questo porterà alla migrazione di un gran numero di persone. ......
Non fare niente, o non fare il necessario per combattere i cambiamenti climatici significa dunque continuare ad alimentare la miccia del terrorismo. Questa oggi è una certezza diffusa, non più un’accusa sui generis. 
Tra due settimane dal vertice di Parigi dovrà arrivare una risposta dai leader internazionali: le soluzioni sono a portata di mano, e dobbiamo avere il coraggio di afferrarle a Parigi.

12 maggio 2014

Tirreno Power, iniziata alle 10.45 la “rimozione meccanica” del carbone dal bunker del VL4.


Tratto da IVG

Tirreno Power, iniziata la “rimozione meccanica” del carbone dal bunker del VL4.

Vado L. E’ iniziata qualche minuto prima delle 10:45 l’operazione di rimozione “per via meccanica” del carbone rimasto nell’unità VL4 della centrale termoelettrica di Vado Ligure. Lo svuotamento dei bunker dell’impianto era stata autorizzata la scorsa settimana, su richiesta di Tirreno Power, dal gip Fiorenza Giorgi. L’intervento si è reso necessario per motivi di sicurezza: con una giacenza prolungata all’interno dei bunker, il combustibile, potenzialmente, è a rischio esplosione.
I tecnici dell’azienda hanno previsto che per ultimare l’operazione di svuotamento dei bunker del VL4 serviranno una ventina di giorni. Una volta rimosso il carbone dal primo dei due gruppi la stessa sorte, con le stesse modalità e tempi, toccherà anche al secondo (il VL3).
L’istanza per ottenere l’autorizzazzione alla rimozione meccanica del combustibile era stata avanzata dopo il respingimento di quella in cui si chiedeva un “esercizio temporaneo e vincolato” dei gruppi a carbone della centrale. Era stato proprio il gip, nel respingere la richiesta dei legali della centrale, ad indicare questo procedimento (previsto nel protocollo interno di Tirreno Power datato 1° marzo 2007 ed avente come oggetto la “Prevenzione dell’autocombustione nei bunker di servizio) come alternativa per evitare pericoli legati alla giacenza del combustibile.