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Visualizzazione post con etichetta Parigi. Mostra tutti i post
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14 giugno 2017

Clotilde Nonnez: insegnante di yoga fa causa alla Francia per l’inquinamento

Tratto da Rinnovabili.it

Insegnante di yoga fa causa alla Francia per l’inquinamento

Clotilde Nonnez ha condotto una vita sana e sportiva, ma vivendo nell’inquinamento di Parigi ha sofferto di asma e polmoniti. Così è ricorsa in tribunale
inquinamento
(Rinnovabili.it) – Lo stato non l’ha protetta dagli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico. Per questa ragione Clotilde Nonnez, insegnante di yoga di 56 anni, ha citato in giudizio la Francia presso il tribunale amministrativo di Parigi dopo aver vissuto 30 anni nella capitale e aver visto peggiorare la sua salute, in particolare quando lo smog ha raggiunto livelli record lo scorso dicembre.
L’avvocato della donna, François Lafforgue, ha dichiarato che 48 mila persone ogni anno muoiono precocemente a causa dell’inquinamento dell’aria, e ha utilizzato questi dati per sostanziare il suo atto d’accusa in tribunale: «Stiamo riportando lo stato ai suoi compiti, perché pensiamo che i problemi di salute di cui soffrono le vittime dell’inquinamento derivino da una sostanziale inerzia da parte delle autorità». Nelle prossime settimane, ha annunciato, nuovi casi giudiziari verranno aperti in altre città francesi.

inquinamento
Clotilde Nonnez
Eppure Parigi sta lottando contro lo smog, mettendo in campo diverse misure: senza l’etichetta che attesta il rispetto di alcuni standard si rischiano multe, sono aumentate le zone a traffico limitato e 3 km sulla riva destra della Senna sono stati pedonalizzati. Ma la signora Nonnez non ha sentito ragioni: dalla sua ha una cartella clinica in progressivo peggioramento, con asma e polmonite ricorrenti nonostante dichiari di aver condotto una vita sana, prima lavorando come ballerina e poi come insegnante di yoga. 
Quando, verso la fine dell’anno passato, la concentrazione di particelle inquinanti ha toccato soglie più alte del solito, la donna ha avuto un attacco di pericardite acuta.
«Il dottore mi dice che l’aria di Parigi è così inquinata che stiamo respirando aria marcia – ha detto a France Info – Ha altri pazienti come me, tra cui bambini e neonati. Il mio cardiologo dice lo stesso».
Tra assenze dal lavoro e spese mediche, Clotilde Nonnez sta provando a quantificare in tribunale il costo dell’inquinamento sulla sua vita. Se ci riuscirà, sarà un precedente fondamentale per tutte le campagne di pressione volte a ridurre lo smog nelle città.

28 agosto 2016

A PARIGI niente AUTO per una SETTIMANA

Tratto da  Il Meteo.it
AMBIENTE: a PARIGI niente AUTO per una SETTIMANA
Bus e metrò saranno gratis, iniziativa senza precedenti
A Parigi viene incentivata la circolazione sui mezzi a disposizione del Comune
A Parigi viene incentivata la circolazione sui mezzi a disposizione del ComuneNuova sfida ecologica a Parigi, lanciata dal sindaco della città. Chi lascerà a casa macchina e moto dal 19 al 25 Settembre potrà circolare gratis con tutti i mezzi pubblici, siano metropolitana, bus, auto o biciclette elettriche in sharing. Obiettivo dichiarato, far capire ai cittadini che si può anche lasciare in garage la propria auto. Questa iniziativa sarà utile per analizzare gli spostamenti dei volontari partecipanti, per poi annoverarlo al momento di organizzare una strategia che riguardi la mobilità sostenibile. Dal sindaco è stato redatto inoltre un piano quinquennale (partito l'anno scorso) per realizzare un prolungamento delle piste ciclabili. 
Una lodevole iniziativa, che si spera venga presa ad esempio da altre città e da altri stati. 

29 novembre 2015

OGGI 29 NOVEMBRE 2015 SI MARCIA PER IL CLIMA ANCHE SAVONA .

 OGGI DOMENICA  29 NOVEMBRE ,
 dalle ore 14,30 alle ore 18,00….. 
PARIGI CHIAMA SAVONA RISPONDE.


DIFFONDI ,PARTECIPA E

 INVITA A  PARTECIPARE

Il Governo francese ha appena annunciato che il vertice sul clima si terrà, ma che per motivi di sicurezza non ci potrà essere nessuna marcia nella capitale francese.

Ora più che mai, tocca a noi marciare in tutto il mondo, uniti, anche per chi a Parigi non potrà farlo. Rendere la Marcia Globale per il Clima e tutti i nostri eventi ancora più belli e grandi per poter far arrivare il nostro appello e la nostra voce fino a Parigi.

Siamo ormai più di 2000, ovunque nel mondo, pronti a guidare questo movimento. E possiamo tutti contribuire a dimostrare che il mondo può essere unito, in una mobilitazione globale pacifica, forte e determinata per affrontare una delle più grandi sfide del nostro tempo.

Più arriveranno notizie da tutto il mondo, più forte sarà la pressione sui leader riuniti a Parigi a prendere le decisioni necessarie al pianeta.

Invita di nuovo tutti i tuoi amici, colleghi e familiari, e digli di invitare a loro volta tutte le persone che conoscono tramite questi strumenti.
Stiamo vivendo un momento storico che chiama la nostra comunità globale a dare un messaggio di speranza. Insieme possiamo riuscirci: facciamo sentire le nostre voci per un mondo pulito e sicuro.


Con affetto e determinazione

Coalizione per il clima  

      SI MARCERA' ANCHE A SAVONA

CAMBIAMO ROTTA 
(Il documento prima degli attentati parigini)

PER CAMBIARE IL CLIMA CAMBIAMO ROTTA!

Nella prossima Conferenza dell’ONU sul clima (COP21) che si terrà a Parigi il prossimo 30 novembre i rappresentanti dei paesi del mondo discuteranno di cambiamenti climatici, di inquinamento globale, di contromisure da adottare.
Non è però difficile prevedere che, come già avvenuto nel passato, divisi da una miriade di interessi economici e geopolitici, pur avendo i migliori scienziati a disposizione e consapevoli della gravità della situazione attuale, chiuderanno i lavori con un calendario di buoni propositi ma nessuna o quasi iniziativa concreta.
Anzi, mentre a livello mediatico disquisiscono su come salvare il pianeta, tra un consesso e l’altro siglano accordi sempre più feroci che stabiliscono la priorità del commercio e del profitto sulla salute, sui diritti dell’ambiente e su quelli dei suoi abitanti.
Per questo motivo, pur partendo da sensibilità e punti di vista differenti, migliaia di persone, associazioni, semplici cittadini, si stanno organizzando per portare o far pervenire a quell’incontro le proprie preoccupazioni, le proprie proteste, le proprie proposte.
Consapevoli quindi che il problema del clima è un problema globale formato da un insieme di problemi locali, le popolazioni del mondo non accettano più megaprogetti tanto illusori quanto irrealizzabili ma vogliono atti concreti da subito, e si attivano concretamente per ottenerli.
Ma la chiusura di una centrale a carbone, la trasformazione di un altoforno o la rinuncia alla costruzione di una megadiga non sono risultati garantiti per sempre se non accompagnati da una diversa impostazione dell’economia e dal rispetto, a priori, dell’ambiente nel quale viviamo e della democrazia, cioè della possibilità dei cittadini di vedere rispettate le loro esigenze di vita.

Per questo è necessario che i cittadini si oppongano e smettano di delegare agli stessi che sono responsabili di questi problemi attendendosi da loro una possibile soluzione.
Per questo è necessario uscire dal proprio orticello e comprendere la necessità di cambiare rotta, dove il carbone, il bitume, l’angolo di spiaggia o lo spazio verde diventino la parte di una vertenza generalizzata per la salute, l’ambiente, la vera democrazia ed il futuro dei nostri figli.
Manifestiamo tutti insieme questa nuova impostazione partecipando, ognuno partendo dalle proprie specificità, ma per inviare a Parigi questo messaggio collettivo.
Domenica 29 novembre,
 dalle ore 14,30 alle ore 18,00….. 
Parigi chiama Savona risponde.
Manifestazione locale di collegamento a quelle che si svolgono in contemporanea in centinaia di città d’Italia e del mondo in occasione dell’apertura di COP21
                          Forum per i Beni Comuni

27 novembre 2015

Federico Rampini :Conferenza sul clima, il mondo a Parigi per salvarese stesso

Tratto da La Repubblica
Conferenza sul clima, il mondo a Parigi per salvare se stesso

 

I rappresentanti di 190 Paesi, 147 tra premier e capi di Stato, misure di sicurezza senza precedenti. La capitale francese, colpita al cuore dalle stragi, si appresta a ospitare l'avvenimento dell'anno: il vertice organizzato dall'Onu. Con un obiettivo: limitare l'escalation delle emissioni per salvare il mondo

NEW YORK - È l'avvenimento dell'anno. Ha rischiato di saltare. Travolto dall'orrore per la strage di Parigi; sconsigliato dalle minacce di attentati; forse ingovernabile per le misure di sicurezza. Ora quello sul cambiamento climatico diventa il vertice-simbolo. Prova di solidarietà con il popolo francese da tutti i leader del mondo. Test di resilienza per una nazione che non vuole arrendersi di fronte ai jihadisti. Domenica si apre a Parigi il Cop21, sigla che indica la ventunesima Conference of the Parties sotto l'egida delle Nazioni. Per due settimane i rappresentanti di 190 paesi si riuniscono per frenare il riscaldamento del pianeta, limitare l'escalation nelle emissioni di CO2, arginare finché si è in tempo i disastri naturali provocati dall'aumento delle temperature nell'atmosfera e negli oceani. 

Almeno 147 sono i capi di Stato e di governo attesi: un incubo per le misure di sicurezza, che ogni ora vengono rafforzate dalle autorità francesi. Ma è anche l'occasione per portare a Parigi una testimonianza di affetto e di sostegno da tutto il pianeta. Ai margini del summit ci sarà l'occasione per partecipare al lutto e ribadire l'unione della comunità internazionale contro il terrorismo

Guai a dimenticare l'oggetto del summit, però. Il cambiamento climatico è una sfida non meno temibile del terrorismo, per l'umanità intera. Sì, in pericolo siamo noi e i nostri discendenti, l'espressione "salvare il pianeta" è un sintomo di "antropo-centrismo": il pianeta esisteva milioni di anni prima e continuerà anche dopo di noi, se lo renderemo inabitabile.
La stessa guerra civile in Siria ebbe tra le cause scatenanti una drammatica siccità; uno dei tanti sconvolgimenti naturali a cui saremo sottoposti sempre più spesso, con il costo umano espresso in migrazioni di massa, impoverimento, violenza.
Gli scienziati sono sostanzialmente unanimi nell'indicare la soglia da non oltrepassare: bisogna impedire che l'atmosfera media del pianeta aumenti di oltre due gradi centigradi. Al di là, si entrerebbe in una dinamica quasi irreversibile.

20 novembre 2015

Clima e COP21: questa sì che è una guerra da vincere.

Tratto  da Il Cambiamento

Clima e COP21: questa sì che è una guerra da vincere
Image: Sebastián Núñez via Flickr (CC BY-SA).

    Molto si sta scrivendo in questi giorni in merito all’imminente inizio della Conferenza ONU sul clima (COP21) che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre. Per la prima volta (o forse la seconda, se andiamo con la memoria all’11 settembre 2001) ci si sta ponendo la domanda se vi siano comuni interessi tra gli attacchi terroristici accaduti pochi giorni fa e un malaugurato fallimento della COP21.

di Antonio Lumicisi - 20 Novembre 2015

Per la prima volta (o forse la seconda, se andiamo con la memoria all’11 settembre 2001) ci si sta ponendo la domanda se vi siano comuni interessi tra gli attacchi terroristici accaduti pochi giorni fa e un malaugurato fallimento della COP21 e, inoltre, se sia opportuno far riunire a Parigi oltre 10.000 delegati – numero che  verosimilmente potrebbe raddoppiare se si considerano gli attivisti ed esponenti della società civile ed imprenditoriale che parteciperanno, a meno che non si introdurranno stringenti misure selettive - provenienti da tutto il mondo. 
Il primo aspetto viene ben descritto da Oliver Tickell su The Ecologist che mette in guardia i leaders politici dai rischi di un fallimento della COP21, ipotizzando un introito di circa 500 milioni di dollari all’anno dalle vendite del petrolio che in parte è nella disponibilità dei terroristi di ISIS per finanziare le proprie attività criminali. Tickell sottolinea che un accordo a Parigi è sì una questione ambientale ma che adesso abbiamo un motivo in più per non fallire e ridurre la nostra dipendenza dal petrolio. Innegabile. Come innegabile è il fatto che non basta un accordo per limitare le emissioni di gas serra in atmosfera per togliere potenziali risorse ai terroristi, anche se la riduzione delle emissioni raggiungesse livelli “inaspettati”, come ad esempio quelli che da tanto tempo gli scienziati dell’IPCC ci indicano come la strada da seguire. Chi muove gli attacchi terroristici troverà altre risorse per finanziarsi, al di là di quelle che ad oggi sembrano provenire dalla vendita del petrolio. Sono profondamente convinto che se non si analizzano a fondo le condizioni che muovono tali attacchi non riusciremo mai a contrastarli e, soprattutto, a fare in modo che non accadano più. 
Su questo punto, faccio riferimento a quanto scritto da Marco Travaglio su l’Huffington Poste, nello specifico, le sue considerazioni di natura politico-economica a livello internazionale e da Paolo Ermani su Il Cambiamento
Quanto scritto da loro delinea chiaramente quali sono le azioni da intraprendere, certamente non quella di continuare a bombardare a spron battuto qua e là nella speranza di colpire qualche terrorista ed avere come “effetto collaterale” - giustificato da molti - centinaia di morti civili. E’ necessario intervenire, subito, ma con intelligenza ma soprattutto umiltà. Umiltà nel capire che le condizioni che scatenano questi attacchi terroristici nascono da come il mondo che si definisce civile si comporta nei riguardi di altri territori e persone.
Per quanto riguarda invece l’opportunità o meno di svolgere la COP21 a Parigi, faccio una premessa, siamo andati più volte sulla Luna, passeggiamo tranquillamente nello spazio cosmico, riceviamo foto da sonde spaziali inviate a distanze siderali e possibile che non si riesca a metter fine a quel “circo mediatico” che sono le Conferenze sul clima che, purtroppo, ad oggi non hanno portato alcun risultato tangibile? Possibile che in un mondo super-connesso non si riesca ad immaginare che molte delle riunioni e degli incontri si possano svolgere in tele e video-conferenza?
Detto questo, sono certo che un accordo politico (cioè il “livello” di riduzione delle emissioni di gas serra da adottare per il futuro) è possibile da raggiungere anche senza andare a Parigi; visto che si sta delineando uno scenario che vede i Paesi impegnarsi in modo diverso, è sufficiente che ogni Paese deliberi formalmente il proprio impegno di riduzione delle emissioni a prescindere dall’esito della COP21; e persegua seriamente il raggiungimento degli obiettivi assunti. Salvo rare eccezioni, finora non è mai stato fatto, mascherando l’inazione dietro al fallimento della COP di turno (sostenendo che o tutti prendono l’impegno oppure non se ne fa niente: l’Unione Europea su questo potrebbe insegnare qualcosa visto l’impegno unilaterale comunque già assunto).
Annullare la COP21 di Parigi non per paura degli attentati ma perché risulterebbe inutile a fronte di impegni formali assunti subito in via eccezionale come risposta anche agli attacchi terroristici sarebbe davvero una rivoluzione che andrebbe al di là di ogni prevedibile o imprevedibile esito della COP21.
                              Leggi anche 

Perché l’Isis sarebbe felice di un fallimento della Cop 21? La chiave è sempre la stessa. Lo sfruttamento e il dominio sulla risorsa più “sporca” del mondo: il petrolio.Leggi tutto


16 novembre 2015

Parigi, verso una Cop 21 blindata?

Tratto da Greenreport

Parigi, verso una Cop 21 blindata? Valls: dubbi sulla marcia per il clima del 29 novembre

La Cop 21, la più attesa Conferenza Onu sul clima, si terrà e si terrà a Parigi. La conferma è arrivata questa mattina direttamente dal premier francese, Manuel Valls , che hai microfoni della francese Rtl ha affermato come nessun capo di stato abbia chiesto di rinviare l’evento. 
«Tutti vogliono esserci – ha proseguito Valls – La Cop 21 è un appuntamento fondamentale per il futuro del pianeta, per quello dell’umanità. Alla fine del mese il 29 novembre tutti i capi di Stato e di governo saranno qui a Parigi, e apporteranno un messaggio di sostegno e solidarietà alla Francia, non solo per l’incontro sul clima, ma anche in rapporto agli avvenimenti che abbiamo subito».
Gli attentati subiti venerdì 13 e che hanno portato a 129 il computo dei morti, avranno però ripercussioni sull’organizzazione della Conferenza, un evento di per sé ciclopico. A Parigi confluiranno circa 3mila giornalisti, 7mila delegati da 196 Paesi, 10mila osservatori. In tutto, circa 40mila persone saranno in qualche modo ospiti di questa Cop 21, senza tener di conto delle iniziative collaterali: in primis la grande marcia per il clima in programma il 29 novembre.
La Cop 21 rappresenta un evento di portata storica, che dovrà essere posto sotto stretta sorveglianza. La mobilitazione delle forze di sicurezza sarà ai massimi, ha assicurato Valls, ma adducendo ragioni di sicurezza potranno esserci tagli al programma. Le parole del primo ministro francese mettono in bilico addirittura la marcia del 29 novembre, un appuntamento dall’eco mondiale: «Non voglio anticipare troppo – ha anticipato il primo ministro Manuel Valls –, ma la questione dell’organizzazione di questa manifestazione dovrà essere per forza affrontata. Se dobbiamo realizzare questo grande incontro, le forze di sicurezza devono concentrarsi sull’essenziale».
L’auspicio è che possa essere trovata la quadratura necessaria per lo svolgimento della marcia, un appuntamento che vede convoglia grandi forze delle società civile, manifestanti in difesa del clima. Se così non fosse, se la Cop 21 si tramutasse davvero in un evento blindato, il terrorismo un risultato lo avrebbe già ottenuto: ridurre gli spazi di democrazia, protesta e confronto, e a fare le spese saranno soprattutto i Paesi in via di sviluppo, quelli africani e i piccoli stati insulari che avevano sempre trovato un forte sostegno alle loro posizioni nelle manifestazioni e nelle iniziative di ambientalisti e Ong; dobbiamo molto alle manifestazioni e ai contro-summit della società civile se le precedenti Cop non sono state un completo fallimento.
È importante ricordare, anche alla luce dei vigliacchi attentati del 13, che alzarsi dal tavolo dei negoziati della Cop 21 (negoziati che, assicurano oggi da Parigi, si terranno regolarmente) con una risposta forte e univoca contro i cambiamenti climatici, vorrebbe dire riuscire a minare anche una delle basi che ha permesso all’Isis di prosperare.
Come ha recentemente dichiarato il presidente Obama in un’intervista a Rolling Stonespoi tradotta dal Corriere della Sera, il cambiamento climatico è un problema di sicurezza nazionale al pari del terrorismo: «Sappiamo che l’aumento della siccità e delle alluvioni e l’erosione delle coste avranno un impatto sull’agricoltura e faranno aumentare la carestia in alcune zone del mondo e questo porterà alla migrazione di un gran numero di persone. ......
Non fare niente, o non fare il necessario per combattere i cambiamenti climatici significa dunque continuare ad alimentare la miccia del terrorismo. Questa oggi è una certezza diffusa, non più un’accusa sui generis. 
Tra due settimane dal vertice di Parigi dovrà arrivare una risposta dai leader internazionali: le soluzioni sono a portata di mano, e dobbiamo avere il coraggio di afferrarle a Parigi.

14 novembre 2015

Attacco a Parigi, attentati in vari punti della città: oltre 120 morti.

Attacco a Parigi che chiude le frontiere a 15 giorni dal "summit sul Clima COP21"

Tratto da   Repubblica

Parigi, attentati in vari punti della città: oltre 120 morti. Stato d'emergenza
Oltre cento vittime nella sala concerti Bataclan, dove un centinaio di persone sono state tenute in ostaggio fino a quando non sono intervenute le teste di cuoio. Esplosioni nei pressi dello Stade de France, dove si giocava Francia-Germania. Hollande annuncia lo stato d'emergenza, 1.500 militari nelle strade della capitale. La condanna della Santa Sede

Un'offensiva terroristica che colpisce al cuore della Francia, la seconda in meno di un anno, di fronte alla quale il presidente François Hollande annuncia lo stato d'emergenza e il ripristino dei controlli alle frontiere, oltre alla mobilitazione di 1.500 militari a Parigi.
                LIVEBLOG La cronaca da Parigi in diretta



Tratto Radiovaticana

Santa Sede: attentati a Parigi attacco alla pace di tutta l'umanità

"Si tratta di un attacco alla pace di tutta l'umanità che richiede una reazione decisa e solidale da parte di tutti noi per contrastare il dilagare dell'odio omicida  in tutte le sue forme". Così il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi sugli attentati di matrice islamista a Parigi che hanno fatto oltre 120 i morti e più di 200 feriti.

"In Vaticano - afferma padre Lombardi - stiamo seguendo le terribili notizie da Parigi. Siamo sconvolti da questa nuova manifestazione di folle violenza terroristica e di odio che condanniamo nel modo più radicale insieme al Papa e a tutte le persone che amano la pace. Preghiamo per le vittime e i feriti e per l'intero popolo francese".



12 novembre 2015

LA COP 21 DI PARIGI PORTERA' AD UN ACCORDO GLOGALE PER IL CLIMA ?

Tratto da Qualenergia



Secondo gli scenari delineati dai vari Governi per contenere il cambiamento climatico le rinnovabili dovranno avere un ruolo sempre più importante. Quali sono i trend recenti e le previsioni di queste tecnologie nei prossimi cinque anni? Con quali politiche sostenerle?
Nelle prime due settimane di dicembre avrà luogo a Parigi la 21a Conferenza delle Parti (COP21). Ci sono molte attese attorno a questo evento potenzialmente storico, il cui obiettivo principale è il raggiungimento di un nuovo accordo globale sul clima. A fronte di forti attese, vi sono anche timori che si possa ripetere un fallimento come avvenuto alla COP15 a Copenhagen nel 2009.
L’energia sarà al centro del dibattito.

La produzione e gli usi energetici sono infatti responsabili per i due terzi delle emissioni globali di gas a effetto serra. Il settore energetico si trova quindi davanti alla necessità di tagli molto significativi alle emissioni, ma al contempo deve garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, la disponibilità di energia a prezzi accessibili per sostenere la crescita economica, nonché assicurare l’accesso all’energia ai miliardi di persone che ancora non ne dispongono. È una sfida enorme, che richiede una transizione senza precedenti nelle modalità di produzione e usi dell’energia a livello mondiale. ...
Quale sarà il risultato della COP21? Alcuni segnali recenti ispirano ottimismo. Tra essi la storica dichiarazione congiunta sui cambiamenti climatici di Cina e Stati Uniti. Come pure l’approvazione di ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni (-40%) da parte dei Governi dell’Unione Europea........
Nel 'World Energy Outlook Special Report on Energy and Climate Change' la IEA propone una strategia capace di indurre un picco delle emissioni di gas effetto serra da usi energetici entro il 2020.
La strategia dello “scenario Bridge” si basa su cinque misure principali:
  • l’aumento dell’efficienza energetica nei settori industriale, edilizio e dei trasporti
  • l’aumento degli investimenti annui in tecnologie energetiche rinnovabili per la produzione di elettricità da 270 a 400 miliardi di dollari all’anno entro il 2030
  • la riduzione delle emissioni di metano da processi upstream del petrolio e del gas
  • la riforma per graduale eliminazione dei sussidi alle fonti fossili
  • la riduzione progressiva e il divieto di costruire nuove centrali a carbone a bassa efficienza e più inquinanti......
L’Europa merita un discorso a parte. Nonostante rappresenti nel suo complesso il secondo mercato più importante a livello mondiale dopo la Cina, la crescita delle rinnovabili in Europa è destinata a rallentare notevolmente se non cambiano alcune condizioni, soprattutto nel settore elettrico..........
Tuttavia ora l’Europa, l’Italia compresa, si trova di fronte a una situazione paradossale. Dopo avere pagato - e continuando a pagare - una buona parte dei costi di apprendimento tecnologico delle rinnovabili per tutto il resto del mondo, ora rischia di non profittare dei benefici proprio nel momento in cui le rinnovabili diventano più convenienti. L’industria rinnovabile europea resta a livelli di eccellenza ma sarà difficile mantenerne la competitività in assenza di un mercato forte a livello europeo.
Questa prospettiva non è inevitabile e un cambiamento è possibile. Esso passa attraverso il riconoscimento di alcuni fatti essenziali:
  • una politica di decarbonizzazione coerente con gli obiettivi europei ambiziosi a lungo termine implica necessariamente una roadmap bilanciata per lo smantellamento delle centrali in eccesso più inquinanti, meno efficienti e non in linea con gli obiettivi medesimi;
  • la necessità di riformare il mercato elettrico in maniera più coerente con le tecnologie a disposizione, in particolare le rinnovabili;
  • l’urgenza di investire nelle infrastrutture, soprattutto reti elettriche e interconnessioni, e facilitare altre forme di flessibilità necessarie per integrare grandi quantità di eolico e solare fotovoltaico;
  • la necessità di riformare l’ETS e ottenere in tempi rapidi prezzi del carbonio in grado di influenzare realmente gli investimenti.
......In conclusione, grazie alla riduzione dei costi, alla maturazione dell’industria e a un maggiore ricononoscimento negli ambiti finanziari, le rinnovabili rappresentano sempre di più una soluzione win-win per garantire al contempo la sicurezza energetica e la mitigazione delle emissioni climalteranti a costi accessibili. Questi trend hanno implicazioni positive sui negoziati sui cambiamenti climatici e ne stanno già cambiando l’agenda, come dimostrato dagli INCDs di vari Paesi.
Tuttavia, importanti barriere e interessi contrapposti permangono in tante parti del mondo e un successo non è scontato. Dal suo canto, un accordo sul clima a Parigi rappresenterebbe un ulteriore fattore di stabilizzazione e prevedibilità delle politiche di supporto alle rinnovabili, in grado di indurre un ciclo virtuoso in termini di minori rischi di investimento, minori costi di generazione e maggiore competitività delle stesse.
La COP21 è un’occasione storica per condurre il sistema mondiale sui binari di una transizione energetica più determinata, chiara, condivisa – e quindi meno costosa. Ma il suo successo dipende dalla lungimiranza e leadership strategica dei politici. È un’occasione da non perdere assolutamente.
L'articolo di Paolo Frankl, Capo Divisione Energie Rinnovabili dell'Agenzia Internazionale dell’Energia, è stato pubblicato sul n.4/2015 della rivista bimestrale QualEnergia con il titolo "Un 'Bridge' per il clima".

05 novembre 2015

ANSA : COP21 Il popolo del clima si moltiplica, volontari a raccolta

 Tratto da Ansa

 COP21 Il popolo del clima si    moltiplica, volontari a raccolta

Dopo le tre giornate di mobilitazione che hanno visto a fine ottobre le piazze italiane animarsi con migliaia di volontari impegnati in flash mob, performance e eventi speciali, la Coalizione Clima http://www.coalizioneclima.it/ si prepara alla Marcia per il Clima del 29 novembre con altri appuntamenti di coinvolgimento. L’obiettivo è quello di far crescere sempre di più il ‘popolo del clima’ per dare un segnale di forte partecipazione e lanciare un appello ai Governi alla vigilia del Summit di Parigi - COP21 (30 novembre all’11 dicembre).

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I volontari delle oltre 130 organizzazioni nazionali e locali che aderiscono alla Coalizione si riuniranno a Roma il prossimo 6 novembre in un’Assemblea pubblica presso la sala Arci nazionale (Via Monti di Pietralata, 16- dalle ore 14.30) per un confronto tra le centinaia di attivisti, comitati territoriali e associazioni. 


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Tutti i weekend di novembre saranno comunque dedicati alla mobilitazione sul territorio per far crescere ulteriormente il numero di adesioni. ROMA CHIAMA PARIGI La road map della Coalizione culminerà domenica 29 novembre con una grande Marcia che si svolgerà a Roma in contemporanea con altri eventi della Global Climate March http://peoplesclimate.org/ previsti in centinaia di città del mondo tra cui Parigi, sede del Summit, Londra, Berlino, Madrid, Amsterdam, Barcellona, e poi San Paolo, Johannesburg, Sydney, Canberra, Kampala, Tokyo, Dhaka, Bogotà.
 In quella giornata la voce di migliaia di cittadini del pianeta che hanno il ‘pallino del clima’, come recita lo slogan della Coalizione, saranno uniti in una grande mobilitazione globale per far sentire la propria voce contro gli effetti dei cambiamenti climatici e per un radicale cambiamento del modello economico, energetico e di sviluppo. 
A Roma la Marcia partirà alle 14.00 da Piazza Farnese per raggiungere i Fori Imperiali dove si terrà il Concerto per il clima, previsto dalle 17 alle 21.00 e che vedrà salire sul palco i vari artisti che stanno aderendo alla mobilitazione.

Tratto da Ecoblog

COP21, José “Pepe” Mujica: “I giovani si facciano avanti”

Mujica ha sottolineato l’incapacità, da parte dei governi, di subordinare i propri interessi economici alle questioni climatiche e ambientali:
“Siamo tutti sulla stessa barca, il pianeta Terra, e noi siamo responsabili della vita dei membri dell’equipaggio di questa barca. Dobbiamo compiere un gesto di civilizzazione che deve cambiare la politica rispetto a come viene condotta oggi”..

29 ottobre 2015

La guerra del carbone è persa», parola di Appalachian Power.

Tratto da Qualenergia

«La guerra del carbone è persa», parola di Appalachian Power. Negli Usa più gas e rinnovabili

Guerra del Carbone
Di fronte a una folta platea di energy executives statunitensi, Charles Patton, il presidente dell’Appalachian Power, la più grande compagnia energetica della West Virginia,  ha dichiarato conclusa la guerra del carbone e ha ammesso che il carbone non l’ha vinta.
Secondo la Charleston Gazette mail,  Patton ha detto che «Il consumo di carbone è destinato a rimanere stagnante, anche se non verrà permesso di andare avanti a regolamenti federali come il Clean Power Plan». Che è proprio quello che sta cercando di fare il Partito Repubblicano, che ha presentato due risoluzioni contro il piano anti-inquinamentodi Obama, utilizzando il Congressional Review Act, che permette al Congresso di bloccare le azioni esecutive del presidente Usa con semplici voti di maggioranza. Ma si tratta di una manovra che è a sua volta soggetta ad un veto presidenziale e che è raramente riuscita a fermare i regolamenti approvati dal Governo. I repubblicani vogliono fare evidentemente un altro disperato favore ai King Coal che li finanziano e mettere in difficoltà Obama a un mese dall’inizio della Conferenza delle parti Unfccc di Parigi. Ma questa volta rischiano davvero di fare la figura dell’ultimo soldato giapponese che non si arrende perché non sa che la guerra è finita.
Lo stesso Patton ha detto ai suoi colleghi dell’industria energetica di mettersi l’anima in pace: «Nel dibattito nazionale sul  carbone e il cambiamento climatico, l’opinione pubblica è in gran parte d’accordo con il cambiamento climatico. A questo punto, non possiamo più andare avanti con nuovo carbone. E non solo perché non è economicamente fattibile».
Quindi la nuova battaglia di retroguardia contro il di Clean Power Plan di Obama, lanciata in grande stile dai repubblicani, che accusano il Presidente e i candidati democratici di voler mettere sul lastrico milioni di lavoratori e le loro famiglie e di distruggere l’industria energetica e mineraria Usa, non ha nessuna base economica, prima che ambientale.  Patton ha stimato che l’utilizzo del carbone da parte di Appalachian Power nel 2026 potrebbe calare del 26%.
Il Clean Power Plan è stata pubblicato il 23 ottobre sul Federal Register  ed è già stato oggetto di almeno 20 azioni legali da parte dei governatori repubblicani degli Stati  Usa che producono combustibili fossili, di utility e di compagnie estrattive del carbone.  Ma l’amministrazione Obama e gli ambientalisti sono fiduciosi che le azioni legali verranno respinte. Ma anche se qualche tribunale non lo farà, il carbone  Usa sembra essere un malato terminale e questo grazie ad altre  norme che limitano le emissioni di inquinanti nocivi come lo zolfo e il mercurio, ma anche a causa del  boom del fracking  che ha reso il gas naturale a basso costo e largamente disponibile.
 Per  molte compagnie energetiche è diventato più conveniente chiudere le vecchie  centrali a carbone che adeguarsi alle nuove norme, soprattutto quando il gas naturale è così a buon mercato. Patton conferma: «Con o senza il Clean Power Plan, le alternative economiche ai combustibili fossili stanno facendosi spazio nei piani delle utility. Le companies oggi stanno prendendo decisioni che le stanno allontanando dalla produzione da carbone».....
Si tratta di una vera e propria rivoluzione energetica,...
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