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03 maggio 2011

1)Carlo Rubbia: "Né petrolio né carbone soltanto il sole può darci energia"2)L’ampliamento a carbone della Tirreno Power: se ne parla ad Albisola

Rubbia: "Né petrolio né carbone soltanto il sole può darci energia"

Un'intervista, fatta al più importante scienziato italiano, il premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia, da Giovanni Valentini su Repubblica più di. tre anni fa. Assolutamente da rileggere link a REPUBBLICA

GINEVRA - Petrolio alle stelle? Voglia di nucleare? Ritorno al carbone? Fonti rinnovabili? Andiamo a lezione di Energia da un docente d'eccezione come Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica: a Ginevra, dove ha sede il Cern, l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare....

Che cosa significa tutto questo, professor Rubbia? Qual è, dunque, la sua visione sul futuro dell'energia? "Significa che non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l'uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l'oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra".......

Ma non si parla ormai di "nucleare sicuro"? Quale è la sua opinione in proposito?
"Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo".

Riportiamo il finale
....Ora c'è anche il cosiddetto "carbone pulito". La Gran Bretagna di Gordon Brown ha riaperto le sue miniere e negli Usa anche Hillary Clinton s'è detta favorevole...
"Questo mi ricorda la storia della botte piena e della moglie ubriaca. Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell'umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l'anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso".

E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l'uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l'alternativa?
"Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell'elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità".

Ma noi, in Italia e in Europa, non abbiamo i deserti... "E che vuol dire? Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per trasportare poi l'energia nel nostro Paese. Anche gli antichi romani dicevano che l'uva arrivava da Cartagine. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l'energia necessaria all'intero pianeta. E un'area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell'Italia, un'area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma".

Il sole, però, non c'è sempre e invece l'energia occorre di giorno e di notte, d'estate e d'inverno. "D'accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l'energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l'acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente".

Se è così semplice, perché allora non si fa? "Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com'è accaduto del resto per il computer vent'anni fa".

CONSIDERAZIONE DI UNITI PER LA SALUTE.
COGLIERE LE GRANDI OPPORTUNITA' DATE DALL' ENERGIA SOLARE:QUESTA E' UNA DELLE GRANDI SFIDE DEL PRESENTE(come sta già avvenendo nei paesi all'avanguardia nelle scelte energetiche) E DEL FUTURO e non LASCIARSI ABBAGLIARE dalla MIRAGGIO del "CARBONE PULITO"e del NUCLEARE A TUTTI I COSTI.
MA DECISAMENTE LA LUNGIMIRANZA E LA PROGRAMMAZIONE ENERGETICA NON SONO UNA PRIORITA' DEI NOSTRI DECISORI .ANZI.........
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Tratto da Savona News

L’ampliamento a carbone della Tirreno Power: se ne parla ad Albisola Superiore

Giovedì prossimo, nella Sms Paolo Boselli dibattito pubblico per valutare l' influenza delle emissioni della centrale di Vado sella salute degli albisolesi

“Ampliamento della centrale a carbone Tirreno Power (ex Enel) di Vado Ligure: un pericolo anche per la salute degli albisolesi ?”. Verte su questo delicato argomento l’incontro pubblico organizzato giovedì 5 dal consigliere comunale di maggioranza Diego Gambaretto.

L’assemblea si svolgerà alle 20,45 nel salone della Sms Paolo Boselli di Albisola Capo (via Colombo-passeggiata Eugenio Montale). Interverranno i membri di “Uniti Per La Salute- Onlus” (associazione apartitica di volontari che persegue fini di solidarietà sociale, civile e culturale; promuove e sostiene iniziative, informazioni finalizzate al miglioramento di vita e di salute dei cittadini).

Prenderanno parola anche il medico Giovanni Tessore, consigliere comunale di opposizione di Albisola Superiore, l’ingegner Paolo Forzano, presidente de “Casello Albamare”, il geologo Giancarlo Bertolazzi, già vicesegretario provinciale L.N. . Seguirà il dibattito.

19 marzo 2010

Edipower presenta il piano industriale: no alla conversione, si al carbonile/Energia a misura d’ambiente

Tratto da noalcarbone


Edipower presenta il piano industriale: no alla conversione, si al carbonile

Il Ministro Prestigiacomo l'aveva ricompresa tra le opere "strategiche per lo sviluppo ambientale del nostro paese". Adesso c'è la conferma che Edipower non la realizzerà mai, nonostante abbia richiesto ed ottenuto la Valutazione di Impatto Ambientale.

Con la pre-conferenza di servizi svolta ieri a Roma, Brindisi dice addio alla riconversione a ciclo combinato di due dei quattro gruppi a carbone della centrale Brindisi nord. Edipower, che l'aveva già annunciato ai Sindacati in un incontro svolto a Bari nel settembre dello scorso anno e che l'aveva formalizzata, in fase di consultazione alla Regione Puglia per l’elaborazione del PEAR,
ha confermato che intende rinunciare definitivamente alla riattivazione a turbogas dei due gruppi fermi da tempo.
Delle opere di che avevano già ricevuto la Via dal Ministero dell'Ambiente, Edipower ha confermato la realizzazione del carbonile coperto. Si farà nell’attuale perimetro del sito produttivo non appena ricevute le autorizzazioni e costerà circa 40 milioni di euro.
Del nuovo piano industriale di Edipower fanno parte anche il sistema di trasporto del carbone con nastri chiusi, la modifica dell'opera di presa dell'acqua di mare e l'installazione di sistemi di desolforazione dei fumi (DeSox).

Da alcuni commenti apparsi sulla stampa pare che la valutazione dei rappresentanti istituzionali del nostro territorio sia improntata alla complessiva soddisfazione.
Per loro, comunque, non sarà semplice spiegare alla gente perchè una centrale insediata a ridosso del centro abitato di Brindisi, e che avrebbe dovuto chiudere i battenti da circa dieci anni, continuerà a produrre con due gruppi a carbone sebbene abbia l'autorizzazione ad utilizzare un propellente molto meno dannoso per la salute dei cittadini...
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LE RINNOVABILI CONSENTIRANNO UNA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI DI CO2

Energia a misura d’ambiente

Fotovoltaico, solare ed eolico per vincere la sfida di Kyoto. I nuovi sviluppi della ricerca

Tratto da Il corriere della sera.it

Pale eoliche
Pale eoliche
L’ambiente è il grande malato del nostro tempo. Le diagnosi che giungono dai centri di ricerca non sono troppo rassicuranti e nei summit internazionali emerge, costante, l’urgenza di trovare soluzioni prima che le terapie risultino inefficaci.

Non c’è occasione in cui gli scienziati non sostengano la necessità di fare presto, indicando nel cambiamento radicale del nostro stile di vita e nello sviluppo di tecnologie mirate due degli strumenti principali per la svolta. Una ricetta complessa che prevede il contenimento degli sprechi, un nuovo atteggiamento nei confronti delle fonti alternative - non più percepite come opzioni marginali, bensì come scelte su cui puntare per il futuro - l’investimento nel campo delle energie rinnovabili e della mobilità sostenibile. Eolica, solare, da biomasse, idroelettrica: le fonti per produrre energia elettrica a basso impatto stanno prendendo piede anche in Italia. I mulini, che talvolta suscitano le proteste degli ambientalisti, sono una delle realtà più sorprendenti per indice di sviluppo annuo. Questa tecnologia,considerata matura, continua infatti a mostrarsi competitiva e capace di crescere ogni 12 mesi con percentuali a due cifre. E poi c’è il solare, declinato nelle sue varie forme: una risorsa preziosa soprattutto per la fascia dei Paesi mediterranei.

NUOVE TECNOLOGIE PER IL SOLARE
Ormai non si parla più esclusivamente di solare termico (utilizzato per il riscaldamento dell’acqua) e di fotovoltaico, destinato alla produzione di energia elettrica. Il solare termico a concentrazione (CSP: Concentrating Solar Power), ad esempio, è oggetto di una straordinaria riscoperta. Dietro la sigla sibillina si nasconde un’idea che la leggenda fa risalire al filosofo Archimede, noto per la sua intuizione di impiegare gli specchi per generare fasci di calore in grado di distruggere le navi che stringevano d’assedio la città di Siracusa. La sua scoperta, debitamente aggiornata, è il fulcro di una nuova generazione di centrali in cui la concentrazione della radiazione solare viene utilizzata per produrre calore ad alta temperatura per l’elettrogenerazione o per altre applicazioni quali la dissalazione dell’acqua marina. Gli specchi, a seconda del tipo di impianto e di tecnologia impiegata, possono generare temperature d’esercizio fra i 550 e 1000°C. Questa pare essere la soluzione ideale per tutta la fascia dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo, che godono di una buona insolazione in ogni periodo dell’anno. Accanto ai grandi poli di produzione, il fotovoltaico dimostra poi una sorprendente vitalità nel mercato delle installazioni domestico residenziali, dove a farla da padrone è il classico pannello solare.

Leggi l'articolo integrale

18 marzo 2010

TERRA TERRA
16.03.2010
  • Tratto da "il Manifesto"|
  • di Marina Forti
    La rivoluzione sui tetti

  • Cipro ha il primato mondiale, l'Europa è alla rincorsa, la Cina sta per superare tutti. Si tratta dei collettori di energia solare per produrre acqua calda: probabilmente è proprio questa che comincia a decollare, tra le tecnologie finora studiate per sfruttare l'energia della nostra stella di riferimento, il sole. Lo fa notare Lester Brown, fondatore del Earth Policy Institute e storico ambientalista americano, in una delle sue note sulla «politica della terra». Bisogna riconoscere a Brown la capacità di guardare il lato positivo: il vertice di Copenhagen è fallito, un trattato mondiale sul clima sembra impossibile in tempi brevi; la scienza del clima è sotto attacco; l'urgenza di cambiare il modo di produrre e consumare energia sembra svanita dalle priorità politiche internazionali - e però, ecco: il costo di produzione dei collettori di energia solare per produrre acqua calda sta scendendo e questi apparecchi stanno spuntando come funghi sui tetti di tutto il mondo. I dati citati da Brown non sono da poco. Sui tetti della Cina sono installati 27 milioni di collettori solari per scaldare acqua. Ci sono quasi 4.000 ditte cinesi capaci di produrli. Tecnologia relativamente semplice ed economica, il collettore solare si va diffondendo come il fuoco sulla paglia nei villaggi rurali che non hanno elettricità: con l'equivalente di 200 dollari, finalmente l'acqua calda. Un po' come il cellulare ha portato per la prima volta il telefono in zone remote, dimenticate dai cavi della rete fissa. Ora il governo centrale cinese progetta di portare gli attuali 114 milioni di metri quadri di collettori solari installati sui tetti a 300 milioni di mq entro il 2020. Già, nota Brown, l'energia prodotta in Cina da questi collettori solari è pari all'elettricità generata da 49 centrali elettriche a carbone.
    Anche in Europa - completamente elettrificata, ma dove il costo dell'energia è alto - i collettori solari si diffondono. Il 15% delle case in Austria scalda l'acqua con collettori solari, e anche qui ci sono interi villaggi dove tutti i tetti hanno un collettore. In Germania circa 2 milioni di persone vivono in case dove acqua e ambienti sono riscaldati da sistemi solari sui tetti. Insieme alla Grecia, sono i paesi europei all'avanguardia; Francia e Spagna seguono. In Spagna una legge del 2006 richiede di installare collettori solari su tutti gli edifici nuovi o in ristrutturazione. Il Portogallo ha approvato una legge simile di recente (l'Italia non compare in questa lista: sorpresi?).............Leggi l'articolo integrale

12 luglio 2009

2009/07/13 "Solare termodinamico, è il momento dell'Italia""......PROGETTO DESERTEC:Come il sole del Sahara riunisce l'Europa e l'Africa"

FORSE ANCHE PER L'ITALIA COMINCIA AD USCIRE,DALLE NUVOLE, QUALCHE RAGGIO DI SOLE.Speriamo .........che vada a buon fine.....

25 Giugno 2009
Solare termodinamico, è il momento dell'Italia
(Filippo Franchetto)

La prima centrale solare termodinamica italiana verrà realizzata in Lazio, e più precisamente in provincia di Latina.
L’accordo per la costruzione dell’impianto, da 25-30 megawatt di potenza, è stato raggiunto il 22 giugno con la firma di un Protocollo tra Regione Lazio, Enea e Confindustria Lazio.

Il famoso progetto Archimede di Priolo, sviluppato in questi anni grazie ad una collaborazione tra Enel ed Enea, ha rappresentato il progetto pilota indispensabile per testare l’affidabilità di una tecnologia, brevettata dall’Enea e fortemente voluta dal premio nobel Carlo Rubbia, che oggi sembra matura per concretizzarsi nel primo vero impianto commerciale.

Enea e Confindustria Lazio realizzeranno entro tre mesi uno studio di fattibilità, nel quale verranno definiti tutti i dettagli tecnico-economici del progetto. L’investimento per l’impianto di Latina, che occuperà un’area di circa 100 ettari (pari a una superficie di un km per un km), è stimato in 150 milioni di euro. I tempi stimati per la costruzione e l’avvio della centrale sono di due-tre anni. Parte del finanziamento iniziale verrà da fondi regionali e Por (Programmi Operativi Regionali), ma nell’iniziativa verranno coinvolti anche imprenditori e banche. Si attendono infatti importanti ricadute economiche e occupazionali per tutta la regione, anche sulla spinta della realizzazione – tuttora in corso – della centrale fotovoltaica di Montalto di Castro (VT), che con 24 megawatt sarà l’impianto fotovoltaico più grande d’Italia.

Si tratta dei primi importanti passi verso una riconversione verde dell’economia, : “la nuova centrale solare termodinamica di Latina, se andrà a buon fine, contribuirà al raggiungimento dell'obiettivo del 20% di energie rinnovabili al 2020, data per la quale il settore della green economy potrà produrre oltre 18 mila nuovi posti di lavoro nel Lazio”.

Marrazzo sottolinea come la regione Lazio, che oggi presenta bassissimi livelli di penetrazione delle rinnovabili, con questi due nuovi impianti e con l’inarrestabile crescita del fotovoltaico potrà passare dagli attuali 35 megawatt a ben 600 megawatt di tecnologie solari installate nel 2010.

Dal buon esito del progetto di Latina, dipenderanno probabilmente anche le sorti della tecnologia solare termodinamica sviluppata e brevettata dall’Enea in partnership con centri di ricerca e industrie italiane. Sebbene esistano in tutto il mondo impianti con collettori parabolici lineari, molto simili a quelli progettati per Latina, il brevetto italiano presenta alcune peculiarità. Da segnalare in particolare l’utilizzo di sali fusi come fluido termovettore al posto dell’olio minerale normalmente impiegato in questi impianti. Il vantaggio dei sali fusi sta nella loro capacità di raggiungere temperature di 550° C (contro i 390 °C dell’olio minerale), e conseguentemente di catturare maggiori quantità di energia.

Se l’esperienza laziale dovesse rivelarsi positiva, il nostro paese, tradizionalmente dipendente da manufatti e materie prime estere, potrebbe qualificarsi come uno dei principali produttori ed esportatori di tecnologie legate al solare termodinamico.
Riferimenti

Che cos'è il solare termodinamico
Nextville (Energie rinnovabili)


Desertec, 400 miliardi di euro per il solare termodinamico
dall'archivio News di Nextville


Un quarto dell'energia mondiale dal solare termodinamico entro il 2050
dall'archivio News di Nextville


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MONACO (GERMANIA) / 13-07-2009

ENERGIA SOLARE - CORRENTE DALL'AFRICA DEL NORD/ si firma oggi in Germania l'avvio del progetto Desertec ma i francesi vogliono i propri reattori nucleari

Monaco (UnoNotizie)

Avrà luogo oggi, a Monaco di Baviera (Germania), la riunione di fondazione di Desertec, una tra le più grandi inizative private nel campo dell'energia rinnovabile. L'obiettivo di Desertec consiste nel costruire campi solari nell'Africa del Nord e fornire così energia anche all'Europa.

In primis a simpatizzare per il progetto è l'Algeria, ma non manca un forte interessamento anche da parte del Marocco e dell'Egitto. Desertec non lascia in ogni caso indifferente nessun Paese africano, in quanto il bisogno di energia è molto forte.

PROGETTO DESERTEC/ Come il sole del Sahara riunisce l'Europa e l'Africa

Ma all'orizzonte già si prospettano le prime lotte per la supremazia nel campo della produzione energetica, con la lobby nucleare francese che vuole vedere i propri reattori piazzati in Nord Africa

- Uno Notizie estero -