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04 luglio 2011

Lester Brown : La «guerra del carbone». AMERICA CHIUDERANNO LE CENTRALI A CARBONE?

Il Maestro Gianni Lagorio è morto di tumore a 48 anni.

Si sono oggi celebrati i funerali del Maestro Gianno Lagorio, nostro amico e sostenitore, venuto a mancare a soli 48 anni.


Piangiamo la scomparsa di una persona per bene, di grande umanità e sensibilità che ha saputo lottare con coraggio non solo contro la sua malattia ma anche sostenendo con forza il diritto di tutti i cittadini alla salute .

Tratto da Savona News

Abbiate politici, il coraggio di leggere le sue parole

Questi i suoi pensieri sulla bacheca FB di Ubik, con una dedica speciale a Burlando (che la legga) Ubik: "Un bravo musicista, un cittadino, una persona speciale, un uomo che ha combattuto una personale battaglia contro il tumore, ma anche quella contro i devastanti danni della Centrale a carbone di Quiliano, sotto la quale viveva da anni.

La prima l’ha persa, ieri.
La seconda è ancora da scrivere...

Leggi tutto su Savona News

Gianni Lagorio: ........Facciamo un piccolo censimento dei malati di cancro cha stanno nelle zone limitrofe??? Io sono uno dei tanti della lista, accidenti! E che fatica a dire accidenti...
Siamo in tanti a quanto pare e a quanto ha testimoniato il tg3 con i suoi servizi ma si è capito che sotto sotto c'è un bel circolo vizioso fra sindacati, azienda e quant'altro, della serie.....


Noi... ci stringiamo semplicemente a sua madre, ai suoi cari, ai suoi amici. Pregando, stavolta si, che le sue parole e la sua morte non siano vane, e che possa penetrare un po' di luce non elettrica nella coscienza di chi è chiamato ad amministrare e decidere per bene comune, e la salute di tutti.
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Tratto da "Il manifesto"

La «guerra del carbone»

Chiudere le centrali elettriche a carbone negli Stati uniti «potrebbe essere più facile di quello che sembra», scrive Lester Brown, fondatore del Earth Policy Institute di Washington, nell'ultimo articolo messo sul suo sito web.

«Nonostante una campagna, generosamente finanziata dall'industria, per promuovere il «carbone pulito», gli americani si stanno rivoltando contro il carbone», nota Brown, e riferisce come negli ultimi anni si sia rafforzato «un movimento contro la costruzione di nuove centrali a carbone» negli Stati uniti.


All'inizio sono stati alcuni casi locali di resistenza, ma è «presto diventata un'ondata nazionale di opposizione da parte di gruppi ambientali, per la salute, di agricoltori e di comunità locali». Interessante: non è il tipo di notizia che i grandi media ci riferiscono spesso da oltre oceano. E un rapporto compilato dal Sierra Club, una delle più grandi e note organizzazioni ambientaliste statunitensi, dà ragione a Brown: sul suo sito tiene un elenco aggiornato delle centrali a carbone del paese e risulta che dal 2000 a oggi 152 impianti sono stati chiusi o bocciati.


Il punto di svolta in quella che Brown chiama «la guerra del carbone» è avvenuto nel giugno del 2007, quando la Florida Public Services Commission (la commissione statale che valuta e approva impianti di servizio pubblico) ha rifiutato di concedere la licenza a una grande centrale elettrica a carbone - un impianto da 1.960 megawatt, 5,7 miliardi di dollari di investimento - perché l'azienda interessata non è riuscita a dimostrare che costruire quell'impianto era più economico che investire in efficienza, conservazione dell'energia e in energie rinnovabili (come sostenevano invece gli avvocati di EarthJustice, organizzazione di giuristi ambientalisti). Questa sconfitta «dati economici alla mano», insieme alle manifestazioni pubbliche di protesta contro nuove centrali a carbone in Florida, hanno fatto sì che dopo la prima altre quattro imprese ritirassero la propria richiesta di licenza. Poco dopo il movimento ha registrato una vittoria a Wall Street: su pressione di un'altra organizzazione ambientale, il Rainforest Action Network, nel febbraio 2008 quattro importanti banche d'investimento (Morgan Stanley, Citi, J.P. Morgan Chase e Bank of America) hanno annunciato che presteranno denaro per centrali a carbone solo se le aziende sapranno dimostrare che è economicamente redditizio alla luce dei maggiori costi dovuti alle future restrizioni federali sulle emissioni di gas di serra. L'estate scorsa le stesse banche (più Wells Fargo) hanno annunciato che non finanzieranno più l'estrazione di carbone a cielo aperto (il cosiddetto mountaintop removal, «scoperchiare la cima della montagna»), anche questo su pressione del Rainforest Action Network - e di alcune importanti battaglie che hanno coinvolto ampi movimenti locali
.


Altre difficoltà per gli impianti a carbone sorgono a causa dei reflui, uno dei grandi rpoblemi irrisolti di questa industria energetica: che fare delle ceneri risultanti dalla combustione, oggi accumulate in 194 discariche e 161 vasche di contenimento in 47 stati Usa: sono ceneri piene di arsenico, piombo, mercurio e altre sostanze tossiche; l'Ente federale di protezione ambientale (Epa) ha individuato 98 siti che stanno contaminando le falde acquifere, e una nuova raffica di normative di sicurezza è in arrivo. «Ora che gli Stati uniti hanno in effetti una quasi moratoria de facto sulla licenza di nuove centrali a carbone, diversi gruppi ambientali stanno cominciando a fare campagna per la chiusura di quelle esistenti», conclude Brown - segue un elenco di impianti di cui è prevista la chiususa a breve. Del resto, fa notare, se gli altri 49 stati Usa portassero la propria efficienza energetica al livello dello stato di New York, l'energia risparmiata basterebbe a rendere inutile l'80% delle centrali alimentate a carbone in tutti gli Usa.

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Articolo del 21 /2/2011

Tratto da Energia studenti.it

AMERICA CHIUDERANNO LE CENTRALI A CARBONE?

Quello che sta per accadere negli USA potrebbe essere una svolta epocale per quanto riguarda l’immissione nell’atmosfera di sostanze tossiche, derivate soprattutto dalle centrali a carbone ancora presenti sul suolo a stelle e strisce.

Con le nuove norme stabilite dall’EPA, l’agenzia americana sulla protezione ambientale, il rischio che un grosso numero di queste centrali chiudano è molto elevato, con ovvia preoccupazione delle lobby dei combustibili fossili.

I nuovi regolamenti abbasseranno i limiti per le emissioni del biossido di zolfo, ossidi di azoto, mercurio e altre sostanze tossiche, molto probabilmente dando un taglio anche alle ceneri del carbone per la prima volta.

La svolta però non sembra essere del tutto inaspettata, in quanto già alcune testate giornalistiche americane (New York Times e Wall Street Journal, giusto per fare due esempi) avevano annunciato che una via di fuga dal carbone è possibile, a favore, ad esempio, del gas naturale.

Secondo un rapporto della Brattle, sarebbe già in atto uno screening per individuare quali siano le centrali prossime al pensionamento, causando un buco energetico di 50mila MW con la loro chiusura, mentre per quelle che si dovrebbero soltanto aggiornare, la spesa complessiva stimata per i lavori è di 180 miliardi di dollari.

Nel caso in cui l’EPA, invece, dovesse richiedere torri di raffreddamento in aggiunta agli impianti di lavaggio delle ciminiere, il pensionamento delle centrali porterebbe ad avere un ammanco di 11-12 GW di energia, insieme a investimenti pari a 30-50 miliardi di dollari per venire incontro alle nuove normative.

Questo cambio di rotta però, porterà ad una diminuzione della domanda di carbone del 15% entro il 2020, con una conseguente riduzione di CO2 nell’atmosfera pari a 150 milioni di tonnellate. Inoltre non sarebbero toccati alla stessa maniera tutti gli stati americani, dato che la maggior parte delle centrali a carbone sono in prossimità di porti mercantili e le zone interessate sarebbero specialmente il sud est, il medio atlantico e le coste texane.

Probabilmente alcuni industriali si lamenteranno, ma si sa che l’interesse delle aziende è sempre il proprio, difficilmente quello di chi sta loro intorno, e questa manovra dell’EPA non potrà certo portare ad un tracollo economico.

Anzi, con lo sviluppo di nuove tecnologie o lo sfruttamento di giacimenti di gas naturale ancora non sfruttati, l’economia USA potrebbe trarre un deciso giovamento da questa decisione, anche per quanto riguarda il fattore disoccupazione.

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Tratto da Adria per la sinistra

LA GUERRA DEL CARBONE 2

ROVIGO - Anche l'Emilia Romagna dice no al carbone a Polesine Camerini. Il Movimento 5 stelle si sta muovendo a livello regionale con un'interrogazione scritta........ La richiesta al governatore dell'Emilia Romagna (che è anche presidente della conferenza Stato-Regioni) è quella di «opporsi alle decisioni della Regione Veneto che in sfregio a sentenze del Consiglio di Stato, si prepara a modificare la propria legge regionale istitutiva del Parco del Delta del Po veneto, assecondando i progetti di Enel e spianando così la strada alla riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle».
Secondo il rappresentante del Movimento 5 stelle di Rovigo, Vanni Destro, «nelle considerazioni del consiglio regionale veneto, laddove intenda modificare l'articolo 30, non può non essere tenuta in considerazione l'opposizione della Regione Emilia Romagna che per la vicinanza all'impianto di Porto Tolle, subirebbe pesanti ricadute in termini di inquinanti dalla riconversione a carbone della centrale Enel».

20 maggio 2010

2010/05/20 S.O.S Lester Brown PIANO B

S.O.S Lester Brown PIANO B

Guardate cliccando oggi su QUALENERGIA.It il primo articolo in scaletta è Quello di Lester Brown e il suo Piano B per salvare la civiltà e il video messo in evidenza sulla destra è quello (andato in onda su Canale5 ) della centrale a Carbone operante sul nostro territorio ,con tutte "le problematiche per la salute correlate con le centrali a carbone " molto ben esposte dal Dottor Paolo Franceschi rappresentante per l'Ambiente dell'Ordine dei Medici di Savona di cui è stato trasmesso solo una piccolo frammento del molto interessante e Scientificamente Fondato Intervento.
I pochissimi secondi del filmato riportati, dovrebbero far meditare(e non solo....) tutti i politici locali e nazionali e il Ministero dell'Ambiente che dovrebbero e avrebbero già da tempo dovuto mettere in prima linea le esigenze dei cittadini di vivere in un ambiente sano e tenere in massima considerare gli "Incubi e le paure dei cittadini gravitanti sotto ad impianti così impattanti per l'ambiente e la salute "...........

A maggior ragione NOI CITTADINI AVREMMO BISOGNO DI UN EFFICACE
PIANO B. e B.C. (BASTA CARBONE)
E NON DI UN ULTERIORE POTENZIAMENTO sempre A CARBONE.........
IL MONDO VA AVANTI MA NOI SIAMO SEMPRE FERMI AL SOLITO VECCHIO ,DANNOSO INQUINANTE CARBONE.......Guarda
La centrale a carbone di Vado Ligure (SV)
Ed ORA LEGGIAMOCI TRATTO da QUALENERGIA l'Articolo Sul PIANO B di Lester Brown .
Tratto da Qualenergia
Agire sulla fiscalità per attuare il Piano B
Il nuovo libro di Lester Brown affina la sua strategia per salvare la civiltà sempre più in crisi, il cosiddetto Piano B. Bisogna spostare un ottavo delle risorse annuali destinate alle spese militari, ma soprattutto reimpostare le tasse e riordinare le priorità fiscali in base alle emissioni di CO2.

“Le parole business as usual stanno cominciando ad assumere il significato di fine del mondo”. Questa frase ripresa da Lester R. Brown da un articolo di Newsweek è l’apertura ma anche l’idea stessa che sta dietro al nuovo libro del presidente dell’Earth Policy Institute e del fondatore del Worldwatch Insitute, dal titolo “Piano B 4.0. Mobilitarsi per salvare la civiltà” (Edizioni Ambiente). I temi sono più o meno gli stessi trattati nel precedente lavoro di Brown, ma a due anni di distanza molte criticità, come quella relativa al cibo, stanno diventando più acute e i tempi per agire diventano sempre più stretti.

Per Lester Brown l’interrogativo non riguarda più quello che va fatto, visto che ormai a tutti dovrebbe essere chiaro, ma si tratta di capire
come farlo in tempo. Dice Brown: “la natura tiene il conto, ma noi non siamo in grado di vedere il suo orologio”.

Il libro propone molteplici spunti e idee, ma soprattutto una
strategia globale per l’azione. Vale la pena considerare qui le modalità necessarie per arrivare ad una ristrutturazione dell’economia che riduca le emissioni di gas serra al 2020 addirittura dell’80% rispetto ad oggi. Un taglio che stabilizzerebbe la concentrazione di CO2 sotto le 400 parti per milione, limitando gli aumenti di temperatura globali nel futuro.

Ma come bisognerebbe operare? Il Piano B prevede due obiettivi: la
ristrutturazione del sistema energetico e ilsequestro biologico del carbonio. Riguardo a questo secondo punto, Brown ritiene fondamentale portare a zero la deforestazione entro il 2020 e aumentare il numero di alberi sulla Terra, al fine del sequestro della CO2: la prima soluzione consentirebbe di rimuovere 1,5 miliardi di tonnellate di CO2, la seconda di sequestrarne ulteriori 860 milioni; unitamente all’adozione di pratiche agricole sostenibili (altre 600 milioni di tonnellate di CO2), tutta la partita del sequestro biologico del carbonio consentirebbe in totale di rimuovere 3,1 miliardi di tonnellate di CO2.

Di pari passo si dovrà agire per una
rapida transizione del sistema energetico, sostituendo i combustibili fossili con le energie rinnovabili (3,2 mld di ton. di CO2), oltre che operare nella direzione dell’efficienza, e ristrutturando nel profondo il sistema dei trasporti (1,4 mld di ton. CO2).

La complessa e ambiziosa rivoluzione dovrà avere uno strumento chiave che per il presidente dell’Earth Policy Institute è quello
fiscale: attribuire un’imposta sull’anidride carbonica prodotta aiuterà a dare un segnale chiaro sui reali costi connessi con il bruciare i carburanti fossili. Parliamo dello spauracchio della carbon tax. Questa tassa dovrebbe aumentare ogni anno di 20 dollari per tonnellata fino ad arrivare nel 2020 a 200 dollari. Se il progressivo incremento della tassazione sulle emissioni si accompagnerà ad un contemporaneo decremento delle imposte sul reddito (al fine di mantenere pressoché stabile la pressione fiscale media), “il nuovo scenario dei prezzi – dice Brown – permetterà ai decisori politici ed economici di effettuare scelte intelligenti verso un radicale cambiamento del sistema”. Mentre il sistema cap and trade comporta un prezzo della CO2 variabile, quello che scaturirebbe da una tassa sul carbonio, così impostata, produrrà invece un prezzo prevedibile, quindi fonte di minore incertezza per gli investitori.

Quanto costa il Piano B proposto da Lester Brown? Circa 187 miliardi di dollari all’anno fino al 2020. Se qualcuno pensasse che questa sia una spesa irragionevole per salvare la civiltà, allora bisognerà ricordargli che nel mondo le spese militari si aggirano ogni anno intorno ai 1.500 miliardi di dollari: “spostare un ottavo dei bilanci militari al budget del Piano B sarebbe più che sufficiente a porci su un cammino in grado di sostenere il progresso”, dice l’autore. Quindi, reimpostare le tasse e riordinare le priorità fiscali.

La sfida è enorme, forse molto più complicata di quanto sembri delineare l’accattivante visione strategica di Brown. Tuttavia le opzioni sul piatto non sembrano essere così tante.
Un’ultima considerazione dell’autore sulla necessità di muoversi rapidamente in questa direzione è esemplare: “Prima abbiamo bisogno di capire cosa fare. Poi farlo. E solo allora ci chiederemo se era possibile farlo”.


Piano B 4.0
Mobilitarsi per salvare la civiltà

di Lester R. Brown

E per salvare anche noi da un un ulteriore potenziamento a carbone.............

29 aprile 2010

2010/04/29 Lester R. Brown :Salvare la civiltà non è uno sport da spettatori

Salvare la civiltà non è uno sport da spettatori

Tratto da Greenreport

Lester R. Brown

WASHINGTON. Date le enormi sfide ambientali e sociali che deve affrontare la nostra civiltà nel secolo ventunesimo, una delle domande che sento più spesso è: cosa posso fare? La gente spesso si aspetta che io parli di cambiamenti di vita, riciclaggio di giornali, o cambi di lampadine. Questi sono essenziali, ma non sono ancora abbastanza. Abbiamo ora bisogno di ristrutturare l'economia globale, e in fretta. Ciò significa diventare politicamente attivi, lavorando per le modifiche necessarie. Salvare la civiltà non è uno sport per spettatori.

Infòrmati, leggi su questi argomenti! Se volete sapere cosa è successo alle civiltà precedenti che si sono trovate in difficoltà ambientali, leggete The collapse di Jared Diamond o "Breve storia del progresso" di Ronald Wright o "Il crollo delle società complesse" di Joseph Tainter. Il mio ultimo libro, "Piano B 4.0: Mobilitarsi per salvare la civiltà", può essere scaricato gratuitamente dal sito web dell'Earth policy institute (Epi's) (www.earthpolicy.org), insieme a un set completo di dati e una sintesi di presentazione. Se trovate questo materiale utile per aiutare a pensare che cosa fare, condividetelo con gli altri.

Scegli una questione che è significativo per te, come la ristrutturazione delle tasse, il divieto alle lampadine inefficienti, l'eliminazione graduale delle centrali elettriche a carbone, o l'impegno per realizzare strade nella vostra comunità che siano pedonali e ciclabili, o unirsi a un gruppo che sta lavorando per stabilizzare la popolazione mondiale.

Cosa c'è di più eccitante e gratificante che mettersi personalmente in gioco per cercare di salvare la civiltà?

Si consiglia di procedere da soli, ma si potrebbe anche voler organizzare un gruppo di individui simili. Si potrebbe iniziare a parlare con gli altri per aiutare a scegliere un tema o temi su cui lavorare. E comunicare con i vostri rappresentanti eletti in consiglio comunale o a livello nazionale. Oltre alla questione particolare per la quale si sceglie di lavorare, ci sono due sfide imperative della politica: le ristrutturazione delle tasse e il riordino delle priorità di bilancio. Scrivere lettere o e-mail al proprio rappresentante eletto in merito alla necessità di ristrutturare le tasse riducendo le imposte sul reddito e aumentando le tasse ambientali. Ricordare lui o lei che le spese fuori bilancio possono offrire un falso senso di benessere nel breve periodo, ma che porta al collasso nel lungo periodo.

Fate in modo che i vostri rappresentanti politici sappiano che una spesa mondiale per scopi militari all'anno di oltre 1.000 miliardi di dollari è semplicemente fuori sincrono con la realtà, non risponde alle minacce più gravi per il nostro futuro. Chiedete loro se il piano di bilancio B - 187 miliardi di dollari l'anno per sradicare la povertà, stabilizzare e ripristinare la terra - è una spesa ragionevole per salvare la civiltà. Chiedete loro se deviando un ottavo del budget militare globale alla civiltà è troppo costoso. Ricordate loro come si mobilitarono gli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale.

E, soprattutto, non sottovalutare ciò che si può fare. L'antropologa Margaret Mead ha detto: "Non dubitate mai che un piccolo gruppo di cittadini interessati possano cambiare il mondo. In effetti, è l'unica cosa che è sempre avvenuta ".

Non è un male sostenere il vostro impegno politico con cambiamenti di vita. Ma ricordate che completano la vostra azione politica, non sono un sostituto di essa. ......

Anche i cambiamenti dietetici possono fare la differenza. Le differenze di impronta ecologica di una dieta ricca di carni rosse e una dieta a base vegetale è circa la stessa come la differenza tra l'impronta ecologica di che guida un Suv di grandi dimensioni ad alto consumo di carburante e un ibrido ad alta efficienza a gas-elettrico. Quelli di noi con diete pesanti in prodotti di origine animale ricchi di grassi possono fare un favore, a noi stessi e alla civiltà, spostando verso il basso la catena alimentare.

Oltre a questi cambiamenti di vita piuttosto indolori, che spesso portano sani benefici, possiamo anche pensare al sacrificio. Durante la seconda guerra mondiale il progetto militare ha chiesto a milioni di giovani l'estremo sacrificio.

Ma non abbiamo bisogno di sacrificare la vita per salvare la civiltà. Siamo chiamati solo ad essere politicamente attivi e di apportare modifiche allo stile di vita.
Durante la prima parte della seconda guerra mondiale il presidente Roosvelt chiese frequentemente agli americani di adeguare le proprie abitudini di vita. Quali contributi possiamo fare oggi, in tempo, denaro, o riduzione dei consumi, per contribuire a salvare la civiltà?

La scelta è nostra, la vostra e la mia. Siamo in grado di stare con il business as usual e presiedere una economia che continua a distruggere i suoi sistemi di sostegno naturale fino a quando non si distrugge, o si può adottare il Piano B ed essere la generazione che cambia direzione, spostando il mondo verso un percorso di progresso sostenibile.

La scelta sarà fatta dalla nostra generazione, ma interesserà la vita sulla terra per tutte le generazioni a venire.
Adattamento dal capitolo 10, "Can we mobilize fast enough?" da Plan B 4.0: Mobilizing to save civilization (in italia pubblicato da Edizioni Ambiente sarà in libreria il 5 maggio) liberamente tradotto da Alessandro Farulli
Considerazioni di Uniti per la Salute

Abbiamo pubblicato questo articolo perchè condividiamo le argomentazioni di Lester R. Brown e siamo consapevoli che non abbiamo bisogno di sacrificare la vita per salvare la civiltà.
MA "NEL NOSTRO PICCOLO " CI SIAMO CON "MOLTO IMPEGNO MESSI IN GIOCO "PER TUTELARE E FAR TUTELARE SUL NOSTRO TERRITORIO "IL NOSTRO DIRITTO ALLA SALUTE" e PER INFORMARE QUALE GROSSO PROBLEMA AMBIENTALE COSTITUISCANO PER I CITTADINI E PER I TERRITORI che vi gravitino intorno (non solo a Savona ma a Brindisi,Civitavecchia, Fiume Santo......) ,
LE CENTRALI A CARBONE.
Ci siamo molto informati e quotidianamente continuiamo ad informarci perchè riteniamo che una corretta informazione sia il punto di partenza di una vera "cittadinanza consapevole".

Abbiamo scritto decine e decine di lettere ai nostri amministratori,locali e nazionali,ci rapportiamo abitualmente con quelli sul territorio,
SIAMO STATI AL MINISTERO DELL' AMBIENTE a portare le nostre istanze,abbiamo fatto alcuni esposti alla procura della Repubblica territorialmente competente ed abbiamo fatto come Associazione "UNITI PER LA SALUTE ONLUS "un Ricorso al TAR CONTRO IL POTENZIAMENTO A CARBONE DELLA LOCALE CENTRALE A CARBONE .
Abbiamo alcuni gruppi di lavoro ed ognuno di questi porta avanti un settore specifico.
Per contatti la nostra email è unitiperlasalute@libero.it

E, soprattutto, non sottovalutiamo mai ciò che si può fare per il futuro del nostro territorio e la sua fondamentale importanza .......
Non dubitiamo ........ che un piccolo gruppo di cittadini interessati possano cambiare il mondo,anche se ,vedendo quello che avviene in Italia(e non solo...) in campo ambientale spesso siamo assaliti dallo sconforto ma cerchiamo nel limite delle nostre competenze di dare il nostro modesto contributo....per un futuro che ci auguriamo diverso più rispettoso del mondo e dei suoi abitanti
Siamo "estremamente consapevoli "di essere la generazione che dovrebbe cambiare direzione, spostando il mondo verso un percorso di "progresso sostenibile"
e PERTANTO CI SIAMO MESSI IN GIOCO COME CITTADINI CONSAPEVOLI DELL'IMPORTANZA DELLA POSTA IN GIOCO

19 marzo 2010

Edipower presenta il piano industriale: no alla conversione, si al carbonile/Energia a misura d’ambiente

Tratto da noalcarbone


Edipower presenta il piano industriale: no alla conversione, si al carbonile

Il Ministro Prestigiacomo l'aveva ricompresa tra le opere "strategiche per lo sviluppo ambientale del nostro paese". Adesso c'è la conferma che Edipower non la realizzerà mai, nonostante abbia richiesto ed ottenuto la Valutazione di Impatto Ambientale.

Con la pre-conferenza di servizi svolta ieri a Roma, Brindisi dice addio alla riconversione a ciclo combinato di due dei quattro gruppi a carbone della centrale Brindisi nord. Edipower, che l'aveva già annunciato ai Sindacati in un incontro svolto a Bari nel settembre dello scorso anno e che l'aveva formalizzata, in fase di consultazione alla Regione Puglia per l’elaborazione del PEAR,
ha confermato che intende rinunciare definitivamente alla riattivazione a turbogas dei due gruppi fermi da tempo.
Delle opere di che avevano già ricevuto la Via dal Ministero dell'Ambiente, Edipower ha confermato la realizzazione del carbonile coperto. Si farà nell’attuale perimetro del sito produttivo non appena ricevute le autorizzazioni e costerà circa 40 milioni di euro.
Del nuovo piano industriale di Edipower fanno parte anche il sistema di trasporto del carbone con nastri chiusi, la modifica dell'opera di presa dell'acqua di mare e l'installazione di sistemi di desolforazione dei fumi (DeSox).

Da alcuni commenti apparsi sulla stampa pare che la valutazione dei rappresentanti istituzionali del nostro territorio sia improntata alla complessiva soddisfazione.
Per loro, comunque, non sarà semplice spiegare alla gente perchè una centrale insediata a ridosso del centro abitato di Brindisi, e che avrebbe dovuto chiudere i battenti da circa dieci anni, continuerà a produrre con due gruppi a carbone sebbene abbia l'autorizzazione ad utilizzare un propellente molto meno dannoso per la salute dei cittadini...
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LE RINNOVABILI CONSENTIRANNO UNA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI DI CO2

Energia a misura d’ambiente

Fotovoltaico, solare ed eolico per vincere la sfida di Kyoto. I nuovi sviluppi della ricerca

Tratto da Il corriere della sera.it

Pale eoliche
Pale eoliche
L’ambiente è il grande malato del nostro tempo. Le diagnosi che giungono dai centri di ricerca non sono troppo rassicuranti e nei summit internazionali emerge, costante, l’urgenza di trovare soluzioni prima che le terapie risultino inefficaci.

Non c’è occasione in cui gli scienziati non sostengano la necessità di fare presto, indicando nel cambiamento radicale del nostro stile di vita e nello sviluppo di tecnologie mirate due degli strumenti principali per la svolta. Una ricetta complessa che prevede il contenimento degli sprechi, un nuovo atteggiamento nei confronti delle fonti alternative - non più percepite come opzioni marginali, bensì come scelte su cui puntare per il futuro - l’investimento nel campo delle energie rinnovabili e della mobilità sostenibile. Eolica, solare, da biomasse, idroelettrica: le fonti per produrre energia elettrica a basso impatto stanno prendendo piede anche in Italia. I mulini, che talvolta suscitano le proteste degli ambientalisti, sono una delle realtà più sorprendenti per indice di sviluppo annuo. Questa tecnologia,considerata matura, continua infatti a mostrarsi competitiva e capace di crescere ogni 12 mesi con percentuali a due cifre. E poi c’è il solare, declinato nelle sue varie forme: una risorsa preziosa soprattutto per la fascia dei Paesi mediterranei.

NUOVE TECNOLOGIE PER IL SOLARE
Ormai non si parla più esclusivamente di solare termico (utilizzato per il riscaldamento dell’acqua) e di fotovoltaico, destinato alla produzione di energia elettrica. Il solare termico a concentrazione (CSP: Concentrating Solar Power), ad esempio, è oggetto di una straordinaria riscoperta. Dietro la sigla sibillina si nasconde un’idea che la leggenda fa risalire al filosofo Archimede, noto per la sua intuizione di impiegare gli specchi per generare fasci di calore in grado di distruggere le navi che stringevano d’assedio la città di Siracusa. La sua scoperta, debitamente aggiornata, è il fulcro di una nuova generazione di centrali in cui la concentrazione della radiazione solare viene utilizzata per produrre calore ad alta temperatura per l’elettrogenerazione o per altre applicazioni quali la dissalazione dell’acqua marina. Gli specchi, a seconda del tipo di impianto e di tecnologia impiegata, possono generare temperature d’esercizio fra i 550 e 1000°C. Questa pare essere la soluzione ideale per tutta la fascia dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo, che godono di una buona insolazione in ogni periodo dell’anno. Accanto ai grandi poli di produzione, il fotovoltaico dimostra poi una sorprendente vitalità nel mercato delle installazioni domestico residenziali, dove a farla da padrone è il classico pannello solare.

Leggi l'articolo integrale

18 marzo 2010

TERRA TERRA
16.03.2010
  • Tratto da "il Manifesto"|
  • di Marina Forti
    La rivoluzione sui tetti

  • Cipro ha il primato mondiale, l'Europa è alla rincorsa, la Cina sta per superare tutti. Si tratta dei collettori di energia solare per produrre acqua calda: probabilmente è proprio questa che comincia a decollare, tra le tecnologie finora studiate per sfruttare l'energia della nostra stella di riferimento, il sole. Lo fa notare Lester Brown, fondatore del Earth Policy Institute e storico ambientalista americano, in una delle sue note sulla «politica della terra». Bisogna riconoscere a Brown la capacità di guardare il lato positivo: il vertice di Copenhagen è fallito, un trattato mondiale sul clima sembra impossibile in tempi brevi; la scienza del clima è sotto attacco; l'urgenza di cambiare il modo di produrre e consumare energia sembra svanita dalle priorità politiche internazionali - e però, ecco: il costo di produzione dei collettori di energia solare per produrre acqua calda sta scendendo e questi apparecchi stanno spuntando come funghi sui tetti di tutto il mondo. I dati citati da Brown non sono da poco. Sui tetti della Cina sono installati 27 milioni di collettori solari per scaldare acqua. Ci sono quasi 4.000 ditte cinesi capaci di produrli. Tecnologia relativamente semplice ed economica, il collettore solare si va diffondendo come il fuoco sulla paglia nei villaggi rurali che non hanno elettricità: con l'equivalente di 200 dollari, finalmente l'acqua calda. Un po' come il cellulare ha portato per la prima volta il telefono in zone remote, dimenticate dai cavi della rete fissa. Ora il governo centrale cinese progetta di portare gli attuali 114 milioni di metri quadri di collettori solari installati sui tetti a 300 milioni di mq entro il 2020. Già, nota Brown, l'energia prodotta in Cina da questi collettori solari è pari all'elettricità generata da 49 centrali elettriche a carbone.
    Anche in Europa - completamente elettrificata, ma dove il costo dell'energia è alto - i collettori solari si diffondono. Il 15% delle case in Austria scalda l'acqua con collettori solari, e anche qui ci sono interi villaggi dove tutti i tetti hanno un collettore. In Germania circa 2 milioni di persone vivono in case dove acqua e ambienti sono riscaldati da sistemi solari sui tetti. Insieme alla Grecia, sono i paesi europei all'avanguardia; Francia e Spagna seguono. In Spagna una legge del 2006 richiede di installare collettori solari su tutti gli edifici nuovi o in ristrutturazione. Il Portogallo ha approvato una legge simile di recente (l'Italia non compare in questa lista: sorpresi?).............Leggi l'articolo integrale