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08 giugno 2016

In Australia l’eolico si prende la rivincita sul carbone

Tratto da Rinnovabili.it

Australia: l’eolico si prende la rivincita sul carbone

Mentre la centrale termoelettrica di Hazelwood, considerata la più inquinate al mondo, annuncia la possibile chiusura, il vento australiano dimostra di poter riempire il vuoto lasciato dal carbone

Australia: l'eolico si prende la rivincita sul carbone
(Rinnovabili.it) – Che l’eolico inizi a tenere testa alle fonti fossili non è (quasi) più una novità. Che lo faccia in un paese come l’Australia, legato ad una lunga tradizione di carbone e dove, da oltre un anno, non si costruiscono nuovi parchi eolici, è invece certamente inaspettato.
Un maggio particolarmente ventoso nel sudest australiano ha segnato un nuovo record a livello nazionale. Le wind farm della regione hanno fornito lo scorso mese 1,3 TWh al mercato elettrico nazionale (NEM) che rifornisce circa l’80% del Paese. L’eolico ha così sorpassato l’idroelettrico, coprendo l’8,5 per cento della domanda energetica della rete.

Il record è stato registrato, per coincidenza, nello stesso mese in cui veniva annunciata la possibile chiusura della centrale termoelettrica più inquinante al mondo, l’impianto da 1,5 GW di Hazelwood, nei pressi di Melbourne. La centrale è rifornita con la lignite estratta da una vicina miniera a cielo aperto che, nei primi mesi del 2014, si è trovata a combattere un aggressivo incendio, bruciando in maniera incontrollata per settimane. Una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica e che ha portato in tribunale il gestore, la francese Engie, a febbraio di quest’anno con l’accusa di non aver fornito un ambiente di lavoro sicuro e garantito la sicurezza pubblica.

Il cambio di popolarità tra fonti “pulite” e fonti “sporche” sembra dunque aver raggiunto anche l’Australia. E i risultati di maggio potrebbero costituire seriamente una nuova leva per reindirizzare gli investimenti energetici. E’ di gran lunga il mese più importante di sempre in termini di energia eolica”, ha commentatoHugh Saddler, analista di Pitt & Sherry,  sottolineando i picchi record raggiunti in South Australia, Victoria, Tasmania e New South Wales
Lo scorso mese il vento ha fornito il 49 per cento dell’energia elettrica utilizzata nel South Australia, il 13 per cento di quella della Tasmania, il 12 per cento di quella del Victoria e del 4,8 per cento nel NSW.
L’aspetto più interessante evidenziato da Saddler è l’impatto che la generazione eolica ha sui prezzi all’ingrosso dell’elettricità. “Abbiamo potuto costatare  – aggiunge l’analista – che quando aumenta la quantità di produzione eolica, i prezzi sono inferiori al livello medio per tutto il mese e che, in generale, maggiore è la quota di generazione eolica maggiore è la differenza tra il prezzo eolico e il prezzo pieno”.

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22 gennaio 2016

Solare ed eolico hanno appena superato un altro grande punto di svolta: Per la prima volta, l'adozione diffusa di rinnovabili sta abbassando efficacemente il fattore di capacità dei combustibili fossili.

Tratto da Ugobardi.blogspot

Solare ed eolico hanno appena superato un altro grande punto di svolta

Fonte: Bloomberg
Fonte: Bloomberg

05 ottobre 2015

Per la conservatrice IEA: "al 2020 dalle rinnovabili due terzi della nuova potenza"

Tratto da Qualenergia
Venerdì scorso, davanti ai G20, la International Energy Agency (IEA) ha presentato le sue ultime previsioni sulle rinnovabili, riviste per l'ennesima volta al rialzo. Per l'agenzia internazionale è sempre più chiaro che solare, eolico e le altre saranno sempre più diffuse, pesando per due terzi della nuova potenza netta nel mondo da qui al 2020.
E se questa è la previsione IEA, è probabile che la transizione sarà ancora più rapida: come ha messo in evidenza un recente studio, infatti, l'Agenzia in questi ultimi anni ha sistematicamente sottostimato il potenziale delle fonti pulite e sovrastimato quello dell'energia convenzionale. Ad esempio per il fotovoltaico a gennaio 2015 eravamo già ad una potenza tripla rispetto a quanto previsto dalla IEA solo 5 anni fa.
Il nuovo Medium Term Market Report 2015
Partiamo dalle ultime previsioni dell'Agenzia: il nuovo Medium Term Market Report 2015 (executive summary e slide in basso) prevede che nei prossimi 5 anni si installino ben 700 GW di nuova potenza da rinnovabili, cioè oltre due terzi delle nuove installazioni al netto dei decomissioning (vedi grafico sotto). A fare la parte del leone saranno le nuove rinnovabili non-idro, come fotovoltaico ed eolico, che contribuiranno per quasi la metà della nuova potenza netta mondiale. Il contributo delle fonti pulite alla domanda mondiale, si prevede, che passerà dal 22% del 2013al 26% nel 2020.
Il report conferma trend già in atto e da tempo previsti: la crescita delle rinnovabili avverrà soprattutto nei paesi emergenti, che contribuiranno ai due terzi delle nuove installazioni da fonti pulite (vedi grafico sotto). La Cina da sola peserà per circa il 40% dell'incremento mondiale di potenza da rinnovabili e assorbirà un terzo degli investimenti.
Prezzi in calo ed effetto petrolio trascurabile
Altro trend che le previsioni confermano è quello del calo dei prezzi, che porterà le rinnovabili ad essere sempre più competitive e gli investimenti a crescere meno rapidamente della nuova potenza installata. Il basso prezzo del petrolio, ricorda l'Agenzia, non sarà un freno alle rinnovabili, tranne che per i biocarburanti. Il rischio più grande per la crescita delle FER è nell'incertezza delle politiche di sostegno.
Le fonti pulite però - ha spiegato il direttore esecutivo della IEA Fatih Birol davanti ai G20 – sono anche alla base degli “impegni senza precedenti” presentati in vista della COP 21 di Parigi e tra lotta la global warming e sviluppo delle rinnovabili potrebbe innescarsi “un circolo virtuoso” che si tradurrebbe in una crescita delle energie pulite del 25% superiore al previsto.
Rinnovabili sistemeticamente sottostimate
Insomma, un outlook positivo. Tanto più che viene da un'istituzione notoriamente conservatrice e legata ad una visione del sistema energetico mondiale basata sulle fossili. Quanto i vari report IEA siano influenzati da questo approccio lo mostra uno studio pubblicato nei giorni scorsi da Energy Watch Group e Lappeenranta University of Technology nel quale si accusa addirittura l'Agenzia di aver tutelato lo status quo dell'energia con le sue previsioni sbagliate.

Dal 1994 al 2014, si riporta, la IEA ha sistematicamente sottostimato il potenzialedi solare ed eolico e sopravvalutato la tenuta delle fonti convenzionali. A esempio, come anticipato, stando alle previsioni IEA del 2010 oggi dovremmo avere un terzo della potenza da FV che si è in realtà installata: i circa 180 GW raggiunti nel 2015, secondo il World Energy Outlook 2010 della IEA, non si sarebbero toccati che nel 2024 (vedi grafico sotto).
Per quel che riguarda l'eolico, la previsione per il 2010 fatta nel 2002 si è rivelata sbagliata, ovviamente per difetto, del 260% e quella del 2004 del 104%. La potenza eolica che la IEA nel 2002 stimava per il 2030 in realtà si è raggiunta con 20 anni di anticipo, nel 2010.
“Altri analisti indipendenti sono stati più accurati nel prevedere lo sviluppo delle rinnovabili - spiegano gli autori dello studio – Solo le previsioni dell'industria dell'energia convenzionale, come quelle di BP, Shell ed Exxon Mobil, erano così basse come quelle della IEA”.
Errori “scientificamente incomprensibili”
Nello stesso tempo, si rileva, la IEA ha sovrastimato il contributo del carbone e (soprattutto dal 2000 al 2006) delle centrali ad olio combustibile. Anche la previsione IEA sul nucleare – 10 nuovi GW nel prossimo decennio – appare “altamente sovrastimata”, tenendo conto dei pochi progetti partiti e dei problemi di sforamento dei costi e dei tempi che stanno incontrando.
Per gli autori si tratta di errori “scientificamente incomprensibili” che hanno gravi conseguenze: “La IEA ha frenato per anni la transizione energetica. Le previsioni errate hanno portato alti investimenti nelle fossili e nel nucleare, ostacolato lo sviluppo delle rinnovabili e minato la lotta al global warming”, denuncia il presidente di Energy Watch Group, Hans-Josef Fell.
“I report della serie World Economic Oulook sono soggetti all'approvazione dei governi, che spesso hanno grandi partecipazioni nell'industria dell'energia convenzionale – avverte lo studio – per questo Energy Watch Group invita la comunità scientifica e la società civile ad esaminare con maggiore attenzione le dipendenze politiche e gli interessi all'interno della IEA”. 

28 settembre 2015

GREENPEACE:Ahi Matteo, che brutta pagella ! Una sonora bocciatura per la strategia energetica del governo Renzi !

Tratto da Greenpeace

Ahi Matteo, che brutta pagella!

Una sonora bocciatura per la strategia energetica del governo Renzi!

L’anno scolastico è appena iniziato ma il Governo, alla prova dei fatti, appare clamorosamente impreparato di fronte alla sfida climatica: per questo oggi i nostri volontari sono scesi nelle strade di tutta Italia – con tanto di pagella - per  “dare i voti” alla strategia energetica nazionale.

I volontari hanno esposto uno striscione con la scritta “Rinnovabili: governo bocciato” e incontrato i cittadini per spiegare che un futuro energetico 100 per cento rinnovabile per tutti è possibile e non può più essere rimandato!  
La pagella destinata a Renzi, distribuita ai passanti, non promette bene: il giudizio sull’operato del governo, che in Italia continua a puntare sulle trivelle e sul petrolio penalizzando settori cruciali come l’efficienza energetica, l’eolico e il solare, è nettamente negativo!

Con i nostri volontari c’era anche una sagoma di cartone con il capo del governo impegnato a scrivere su una lavagna la sua formula energetica – tutta sbagliata – per rilanciare per il Paese: Più trivelle, più petrolio, meno rinnovabili, meno turismo, più disastri ambientali”.
Visto che Matteo Renzi ama comunicare con slide e lavagne, abbiamo scritto sulla sua lavagna il futuro che ha in mente per il Paese: un’Italia disseminata di trivelle e che ostacola energie pulite e vantaggiose come quelle fornite dal sole e dal vento.
Tutto questo in un weekend di mobilitazioni organizzate in tutto il mondo in vista della Conferenza sul Clima (COP21) che si terrà a Parigi il prossimo dicembre. In più di 25 Paesi sono in corso diverse manifestazioni per promuovere energie rinnovabili ed efficienza energetica, le uniche vere soluzioni per contrastare i cambiamenti climatici.
L’Italia si prepara invece all’appuntamento di Parigi con iniziative governative del tutto insensate come, ad esempio, la proposta di riforma della tariffa elettrica attualmente in consultazione. In sintesi, l’idea dell’Autorità per l’Energia è di far pagare meno a chi consuma di più, in barba a efficienza, protezione del clima e a qualunque ragionevole principio di politica economica.
Insomma, l’appuntamento di Parigi è importante, ma l’Italia ci arriva con idee confuse e zero credibilità!

Renzi e i suoi ministri ci stanno portando verso due sonore bocciature: quella dei mercati e quella della storia. 

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Apriamo gli occhi, il futuro è rinnovabile. E dipende da noi.Leggi anche su greenpeace

Apriamo gli occhi, il futuro è rinnovabile. E dipende da noi.

Chiudete gli occhi. Immaginate un mondo in cui le centrali a carbone smettono di sputare fumi nocivi dalle loro ciminiere, sostituite da pale eoliche che producono energia grazie al vento. Un mondo in cui di trivelle, in mare e a terra, non c’è traccia, ma ogni casa, sul tetto, ha un impianto fotovoltaico. Immaginate un mondo in cui non siamo più sotto scacco delle importazioni di gas, storicamente provenienti da zone poco “stabili” (come Libia e Russia), ma usiamo invece energia idroelettrica, geotermica e biomasse. Un Pianeta in cui le automobili sono elettriche, le centrali nucleari vengono spente e lasciano il posto all’efficienza energetica, le reti elettriche sono “intelligenti”.
Insomma, immaginate un mondo 100% rinnovabile con tutto quel che comporta: un freno ai cambiamenti climatici (che significa ad esempio meno alluvioni, anche in Italia), meno guerre e meno giochi di potere legati al mondo del petrolio e del gas, nessun incidente alle piattaforme petrolifere, una drastica diminuzione dei morti legati all’inquinamento atmosferico.
Sembra un mondo impossibile, immaginario e utopistico. Ma non lo è. Il mondo che avete appena immaginato può davvero esistere. E non servono miracoli. Possiamo costruirlo insieme e l’ultimo rapporto Energy Revolution 2015, redatto dal DLR tedesco (uno dei più riconosciuti istituti scientifici) per conto di Greenpeace, spiega come farlo. Il rapporto è uno scenario globale che mostra come sia assolutamente possibile realizzare entro il 2050 un mondo 100% rinnovabile. Grazie a tecnologie come il solare, l’eolico e altre rinnovabili, unite all’efficienza energetica e a nuove reti elettriche intelligenti.Leggi l'articolo integrale

13 luglio 2015

Eolico, in Danimarca il vento ha coperto il 140% della domanda energetica.......

  • Tratto da  Rinnovabili.it

  • Eolico, in Danimarca il vento ha coperto il 140% della domanda

Eolico, in Danimarca il vento ha coperto il 140% della domanda

(Rinnovabili.it) – La Danimarca non è nuova ai record dell’energia del vento. Ma quello che è stato raggiunto dalla nazione in questi giorni ha molto più del semplice gusto della conferma. lo scorso giovedì 9 luglio, i parchi eolici danesi hanno prodotto così tanta energia da, non solo, soddisfare completamente il fabbisogno elettrico nazionale, ma anche da costringere la rete a convogliare oltre confine il surplus. In una giornata insolitamente ventosa, le turbine danesi hanno regalato al Paese il 116% della sua domanda elettrica, che si è trasformato addirittura nel 140% alle 3 di mattina del giorno successivo, grazie al fisiologico calo dei consumi. I dati sono riportati nero su bianco nel sito web di rete danese – energinet.dk  – che fornisce un resoconto minuto per minuto della produzione rinnovabile immessa nella rete dello Stato Europeo. Si scopre così un fatto ancor più interessante: data la particolare intensità delle raffiche di vento (che costringono molti operatori a ridurre la potenza di picco per evitare malfunzionamenti), i  48 GW di eolico istallati nella nazione non stavano neppure funzionando a pieno regime.

Cosa farne con l’energia in eccesso? Semplice, la si stocca oltreconfine grazie alle infrastrutture di interconnessione: l’80% del surplus eolico è finito, in parti uguali, negli impianti idroelettrici a pompaggio di Germania e Norvegia. La restante quota parte invece è stata esportata in Svezia. In realtà di tali prestazioni non c’è neanche da mervigliarsi troppo. Già nel 2013 il Paese aveva fatto parlare di sé, con oltre la metà del consumo energetico soddisfatto dall’eolico per un intero mese. “Ciò dimostra che un mondo 100% alimentato da energia rinnovabile non è fantasia”, ha commentato al Guardian Oliver Joy, un portavoce dell’European Wind Energy Association. “L’energia eolica e le fonti rinnovabili possono essere una soluzione di decarbonizzazione e anche fornire la sicurezza dell’approvvigionamento in periodi di forte domanda”. E l’obiettivo del Governo di rifornirsi di sola energia rinnovabile nel medio termine si fa sempre più vicino.

17 ottobre 2014

L’eolico è già più economico di carbone, nucleare e gas.

Tratto da Greenreport
L’eolico è già più economico di carbone, nucleare e gas. La strana “omissione” dell’Ue

Una volta valutate le ricadute ambientali e sociali, le fonti fossili diventano molto più costose                          
[16 ottobre 2014]

Il problema è che le esternalità, cioè i costi sanitari e ambientali più elevati, non vengono pagate dalle imprese dei combustibili fossili (e del nucleare) ma dai contribuenti, e questo le rende molto difficili da “intercettare”. Merchant  ci va giù duro: «Le companies dei combustibili fossili sono abituate ad usare l’atmosfera come una fogna e a farci pagare il conto. Se vivi vicino a una centrale elettrica a carbone e hai malattie polmonari o l’asma, la coal company non sta pagando per le tue visite mediche. Lo stai facendo tu, o la tua compagnia di assicurazione, o lo Stato».

Costano meno le fonti rinnovabili come l’eolico o le energie fossili? Agli ambientalisti che protestano contro le centrali a carbone la risposta che viene data è più o meno questa: «Il carbone può essere sporco e dannoso per l’ambiente e la salute ma ha un vantaggio, è a buon mercato». Ma leggendo attentamente il documento “riservato”  rilasciato dalla Commissione europea- Directorate-General for Energy il 10 ottobre, come hanno fatto The Guardian e Moterboard che ne sono entrati in possesso,  si scopre che l’eolico è in realtà già ora la fonte di energia più economica in Europa, battendo di gran lunga non solo lo sporco carbone a buon mercato ma anche il  più “pulito” gas.
Brian Merchant, senior editor di Motherboard, scrive che «l’opinione comune sostiene che l’energia pulita sia più costosa rispetto alle sue controparti dei  combustibili fossili; i politici che si oppongono normalmente agli incentivi per il solare e l’eolico indicano nel loro costo un ostacolo onnipresente. 
Eppure, confronti dei costi veramente onesti dimostrano che le fonti energetiche rinnovabili sono spesso più economiche rispetto ai loro competitori ad alta intensità di carbonio».
Il rapporto della Commissione europea dimostra che se si dovesse tener conto dell’estrazione mineraria, dell’inquinamento e degli impatti negativi sulla salute di carbone e gas, sul lungo periodo l’energia eolica sarebbe la fonte più economica di energia.
La copia del rapporto “riservato” della quale è entrato in possesso The Guardian integra lo studio Subsidies and costs of EU Energy – An interim report, che invece è stato presentato ufficialmente il 13 ottobre dalla Commissione Ue, ma secondo i due giornali «è stato vistosamente omesso dal final draft». Forse perché il rapporto dice che «per ogni megawattora (MW/h) di elettricità prodotta, l’eolico onshore costa circa 105 euro per MW/h, rispetto al gas e carbone, che può costare rispettivamente fino a circa 164 €  e 233 € per MW/h. L’energia nucleare, eolica offshore e l’energia solare sono generatori relativamente poco costosi, a circa € 125 per MW/h».
Il problema è che le esternalità, cioè i costi sanitari e ambientali più elevati, non vengono pagate dalle imprese dei combustibili fossili (e del nucleare) ma dai contribuenti, e questo le rende molto difficili da “intercettare”. Merchant  ci va giù duro: «Le companies dei combustibili fossili sono abituate ad usare l’atmosfera come una fogna e a farci pagare il conto. Se vivi vicino a una centrale elettrica a carbone e hai malattie polmonari o l’asma, la coal company non sta pagando per le tue visite mediche. Lo stai facendo tu, o la tua compagnia di assicurazione, o lo Stato».
Quello che la Commissione europea ha tenuto pudicamente “riservato” non è un segreto: già nel 2011 Paul Epstein, direttore associate dell’Harvard Center for Health and the Global Environment, aveva pubblicato su Annals of the New York Academy of Sciences lo studio Full cost accounting for the life cycle of coal”, dimostrando che il carbone aveva provocato all’economia statunitense danni per 345–500 miliardi di dollari, in gran parte per le ragioni opposte per le quali il rapporto “riservato” della Commissione Ue svela che l’eolico è così a buon mercato. 
Epstein spiego alla Reuters che i danni «non sono pagati dall’industria del carbone, sono a carico nostro, delle nostre tasse. Il costo pubblico è di gran lunga superiore al costo del carbone stesso. Gli impatti di questa industria vanno ben oltre la semplice illuminazione delle nostre lampade».
Alle stesse conclusioni arriva un altro studio,Economic value of U.S. fossil fuel electricity health impactspubblicato nel 2013 su Environment International da ricercatori dell’Environmental Protection Agency Usa, i quali hanno confermato che i combustibili fossili (petrolio, gas e carbone) costano agli Usa fino a 886,5 miliardi dollari all’anno.
E’ più o meno la scoperta dell’acqua calda, ma non si pensava che fosse così ustionante per l’intera industria fossile che sta pesantemente danneggiando la salute pubblica, lasciando una pesante eredità alle generazioni future e intanto godendo degli appoggi, delle “riservatezze” e dei sostanziosi finanziamenti delle istituzioni europee e nazionali.
«Questo è ciò che i politici hanno cercato di correggere con i carbon prices – dice Merchan – che sono stati messi in atto in una manciata di luoghi, come l’Unione europea, la città di Vancouver e da una coalizione di Stati Usa del nord-est. Una pratica che non è ancora sufficientemente diffusa o aggressiva».
Nonostante la vulgata politica comune, l’eolico, anche senza contare le enormi esternalità dei combustibili fossili, è già più economico di carbone in diverse aree, come ad esempio l’Australia – grande produttrice/esportatrice di carbone – o nella stessa Unione europea dove EDP, una grossa utility, dice che ormai eolico e solare sono più economici rispetto ai combustibili fossili. 
Per non parlare della Danimarca, dove, secondo il governo, entro pochi anni il costo dell’energia eolica sarà la metà di quello dei combustibili fossili.
Merchan invita a ragionarci sopra: «Una società sensata, quando sceglie su che fonti contare per alimentarsi, avrebbe preso in considerazione tutti i costi che sopportano e dovranno sopportare i suoi cittadini. 

Ecco perché l’eolico e il solare sembrano essere sempre le fonti di energia pulita a costi più competitivi».              Qui l'articolo integrale 

18 settembre 2013

Rinnovabili in USA più economiche delle centrali a carbone

Tratto da Gaianews
Rinnovabili in USA più economiche delle centrali a carbone.

Secondo una ricerca condotta da un team di scienziati e pubblicata sul Journal of Environmental Studies and Sciences l’energia verde proveniente da eolico e fotovoltaico ha un costo minore di quella prodotta dalle centrale elettriche a carbone.La ricerca ha per la prima volta tenuto in considerazione i costi dei cambiamenti climatici e quelli sanitari connessi con la produzione di inquinamento. 

I ricercatori hanno utilizzato le stime ufficiali del governo degli Stati Uniti sui costi sanitari e ambientali provenienti dalla combustione di combustibili fossili e lo studio mostra che è più conveniente sostituire una tipica centrale a carbone esistente con una turbina eolica che mantenere il vecchio impianto in funzione. 

Dunque l’opzione rinnovabili non sarebbe più soltanto una questione ambientale, ma anche economica. Passare alle rinnovabili, in ultimo, converrebbe economicamente.


“Bruciare il carbone è un modo molto costoso per produrre elettricità. Ci sono modi più efficienti e sostenibili per ottenere energia”,
ha detto il Dott. Laurie Johnson , capo economista del Climate and Clean Air Program at the Natural
Resources Defense Council (NRDC). “Siamo in grado di ridurre i costi del cambiamento climatico e i costi sanitari, riducendo il pericoloso inquinamento da carbonio che sta causando il riscaldamento globale.

Johnson è co -autore dello studio insieme con Chris Hope della Judge Business School, University of Cambridge e Starla Yeh nel NRDC’s Center for Market Innovation. Le centrali elettriche sono la più grande fonte di inquinamento e rappresentano il 40 per cento della nostra impronta di carbonio.

«Eppure non ci sono limiti federali alla quantità di inquinamento da carbonio che le nostre centrali possono rilasciare “, ha detto Johnson . “Questo è sbagliato, non ha senso. Si sta mettendo il nostro futuro a rischio. 


Abbiamo limitato la quantità di mercurio, arsenico, nerofumo e altri inquinanti nocivi di questi impianti. E’ tempo di ridurre l’inquinamento da anidride carbonica.”

Il presidente Obama ha promesso di farlo, usando la sua autorità con il Clean Air Act per impostare i primi limiti federali sulla quantità di inquinamento da anidride carbonica che le centrali elettriche possono rilasciare. I critici sostengono che potrebbero aumentare i costi. Ma, in realtà, si può ridurre il costo totale di produzione dell’ elettricità, secondo quanto sostengono questi scienziati.

L’inquinamento da carbonio impone costi economici danneggiando la salute pubblica e potenziando il cambiamento climatico. 


L’ Office of Management and Budget della Casa Bianca, il Dipartimento del Tesoro e il Dipartimento di Energia, insieme con altre otto agenzie federali hanno creato un dato ufficiale chiamato il “costo sociale del carbonio” (SCC).

L’ SCC è utilizzato per calcolare i benefici (cioè i danni a causa del clima) della riduzione dell’inquinamento da carbonio. L’amministrazione ha dichiarato una stima di $ 33 per tonnellata di inquinamento da anidride carbonica emessa nel 2010.

Lo studio ha anche tenuto conto della stima di governo dei danni da biossido di zolfo, un inquinante che viene rilasciato insieme con il carbonio. Ogni anno l’anidride solforosa provoca migliaia di morti premature, malattie respiratorie, malattie cardiache e una serie di danni all’ecosistema .


“Già il cambiamento climatico contribuisce a ondate di calore, inondazioni, siccità, incendi e forti tempeste”, ha detto Johnson. Questo clima estremo ha causato più di 140 miliardi di dollari di danni nel 2012. I contribuenti americani hanno contribuiti con quasi 100 miliardi a questi costi , secondo un rapporto dell’NRDC pubblicato a maggio 2013.

” Questi danni sono solo sono destinati ad aumentare se non si fa nulla per ridurre l’inquinamento da carbonio”, ha concluso Johnson .          
Qui l' articolo integrale