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04 marzo 2017

ULTIMO AVVERTIMENTO:L’Italia finirà alla Corte di Giustizia per inquinamento ambientale

Tratto da Italianews24

L’Italia finirà alla Corte di Giustizia per inquinamento ambientale

Ultimo avvertimento per l’Italia da parte della Commissione europea, che ci esorta “ad agire per garantire una buona qualità dell’aria e salvaguardare la salute pubblica” entro i prossimi due mesi, pena il deferimento alla Corte di Giustizia. Bruxelles ha avviato la seconda fase della procedura di infrazione partita nel 2014 perché l’Italia, così come Germania, Francia, Spagna e Regno Unito, infatti, non ha “affrontato le ripetute violazioni dei limiti di inquinamento dell’aria per il biossido di azoto (NO2) che costituisce un grave rischio per la salute“, si legge nella nota di Bruxelles.
L’ultimatum non è inaspettato, considerando che la settimana scorsa l’Italia aveva ricevuto un report molto severo sulle politiche ambientali. Secondo la Commissione, nella Penisola ci sono state persistenti violazioni dei valori limite per l’NO2 in 12 zone di qualità dell’aria. Tra queste Roma, Milano e Torino e l’area padana. Per la Commissione Europea, quindi, “è necessario compiere maggiori sforzi a livello nazionale, regionale e locale per adempiere agli obblighi della normativa Ue e tutelare la salute pubblica”.Bruxelles ricorda che ogni anno più di 400 mila cittadini della Ue muoiono prematuramente a causa della scarsa qualità dell’aria.
Nel 2013 il persistere di elevati livelli di NO2 ha causato quasi 70.000 morti premature in Europa, ovvero circa tre volte il numero dei decessi causati da incidenti stradali nello stesso anno. Numeri allarmanti, senza dimentica i milioni di persone che soffrono di malattie cardiovascolari e respiratorie dovute all’inquinamento atmosferico.
La legislazione dell’Ue sulla qualità dell’aria, risalente al 2008, stabilisce valori limite per gli inquinanti atmosferici, tra cui l’NO2. In caso di superamento dei limiti, gli Stati membri sono tenuti ad adottare e attuare piani ad hoc nel più breve tempo possibile. Le emissioni di NO2 sono dovute in larga parte al traffico stradale e in special modo ai motori diesel, responsabili per l’80% di queste emissioni.
Nel frattempo fonti di Bruxelles hanno anche fatto sapere che se non ci saranno interventi urgenti da parte del governo l’Italia rischia di cominciare a pagare tra qualche mese una multa da circa 180 milioni l’anno per il mancato rispetto delle norme Ue sulle acque reflue in base alla decisione che la Corte di giustizia deve prendere dopo la richiesta avanzata dalla Commissione Ue. Questa nuova sanzione potrebbe far salire il conto totale delle multe all’Italia per infrazioni a quasi mezzo miliardo.

02 aprile 2014

Il Secolo XIX :Tirreno Power, ultimatum del Ministero......

Genova - Entro la metà di aprile Tirreno Power dovrà dare il via ai lavori per la realizzazione del nuovo gruppo a carbone che dovrà sostituire i due esistenti, attualmente chiusi su ordine della magistratura. In caso contrario, il ministero dell’Ambiente toglierà l’autorizzazione a produrre (l’Aia), concessa nel dicembre del 2012 proprio a condizione che la vecchia centrale fosse dismessa nel giro di 8 anni. È lo stesso ministero ad aver inviato una diffida a Tirreno Power  lo scorso 14 marzo, di cui si è avuta notizia solo oggi. Una diffida originata dall’iniziativa dei sindaci di Vado Ligure e Quiliano, che chiedevano il rispetto degli accordi.
Tirreno Power sta preparando una risposta e può giovarsi del sostegno della Regione Liguria, che sapeva benissimo che l’azienda non stava rispettando il cronoprogramma previsto dall’Aia. E prima che il gip imponesse lo stop della produzione a carbone aveva sollecitato - per due volte - il ministero dell’Ambiente a rivedere le condizioni dettate dall’Aia. ..... La premessa è che l’azienda non avrebbe avviato i lavori per la costruzione del nuovo gruppo - definita dal gip nel decreto di sequestro uno “specchietto per le allodole” - perché pendono i ricorsi presentati dai comuni di Vado e Quiliano e dai comitati ambientalisti al Tar del Lazio. Ricorsi che, dopo essere stati unificati, verranno discussi il prossimo 15 maggio a Roma. Proprio la Minervini propone al Ministero una revisione dell’Aia, chiedendo «un riesame dell’autorizzazione per poter consentire la revisione dei termini temporali».

Minacce di morte a Giovanni Durante 
L’ultimo, grave episodio collegato alle “due torri” di Vado si consuma su Facebook. Il vicesindaco di Quiliano, Antonio Tallarico, - che è anche un dipendente di Tirreno Power - scrive un post molto critico nei confronti degli ambientalisti e attacca, tra gli altri, il presidente dell’Arci, Giovanni Durante. I commenti che seguono danno l’idea del clima che si respira da circa un mese: qualcuno “consiglia” Durante di non farsi vedere a Quiliano perché «rischia la vita», altri arrivano persino ad augurare la morte al presidente dell’Arci.
Il tam tam dei dati 
Secondo Tallarico, che si scaglia contro «i capipopolo dell’Arci, della Ubik, della Rete Fermiamo il Carbone», definiti «tutti ambientalisti con stipendio garantito e pancia piena», si parla poco dei dati, accessibili a tutti sul portale regionale dell’Arpal, che farebbero notare un non sostanziale miglioramento della qualità dell’aria nelle due settimane successive al blocco imposto dalla magistratura alla produzione a carbone...........
Replica Gino Vestri, direttore del dipartimento Arpal di Savona: «Non so se qualcuno ha ritenuto di fare confronti sui nostri dati ma escludo che siano valutazioni fatte da Arpal. È certo che senza riferimenti meteo tali confronti sono completamente privi di senso. 
Così come valutazioni del genere necessitano senz’altro di periodi più lunghi per essere attendibili».
Su  Il Secolo XIX l'articolo integrale

Tratto da La Repubblica Genova

Il ministero scrive a Tirreno Power
in regola in 30 giorni o addio autorizzazioni

La diffida ha la data del 14 marzo: ultimatum scade tra due settimane


06 ottobre 2012

Taranto, ultimatum dei Pm "Cinque giorni per avviare spegnimento".

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Taranto, ultimatum dei pm all'Ilva "Cinque giorni per avviare spegnimento" Notificato un nuovo documento. In caso di non ottemperanza i custodi potranno affidarsi a terzi. Previsto blocco degli altiforni 1 e 5, bonifica del 3 e fermo per sette batterie del reparto Cokeria
MA IL GOVERNO HA GIA' PRONTA LA BOZZA DEL LODO "SALVA ILVA" DA PORTARE IN CDM

L’Ilva ha cinque giorni per avviare lo spegnimento degli impianti inquinanti. I magistrati hanno invitato “il custode amministratore Bruno Ferrante ad individuare e ad adibire con la massima urgenza possibile e, comunque, entro cinque giorni dalla comunicazione della presente direttiva, le maestranze necessarie, destinandole alle effettuazioni delle operazioni di cui sopra con relativi oneri finanziari, in piena collaborazione con gli altri custodi e sulla base delle loro direttive operative”.
Insomma un vero e proprio ultimatum: o l’Ilva spegne gli impianti o sarà una ditta esterna a farlo e i vertici aziendali dovranno rendere conto in tribunale di “rifiuti, omissioni o abusi”. Dal prossimo 11 ottobre quindi, con o senza la collaborazione dell’azienda, i custodi tecnici nominati dal giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco potranno “attuare le misure idonee ad eliminare le emissioni inquinanti intervenendo sugli impianti destinatari di tali misure, 

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