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13 aprile 2013

Ma l'obiettivo resta decarbonizzare il sistema elettrico

 Tratto da QualEnergia

Diverse possibili scelte, ma l'obiettivo resta decarbonizzare il sistema elettrico.     Gianni Silvestrini



Martedì prossimo, 16 aprile, a Roma ci sarà un interessante confronto fra le diverse anime del sistema energetico italiano in un momento molto delicato: utilities in affanno economico, operatori delle rinnovabili in crisi alla ricerca di nuove prospettive, regolatori che dovranno intervenire sul mercato elettrico.
Dopo il pamphlet “Chi ha ucciso le rinnovabili” del presidente di Assoelettrica e le repliche del presidente di Assosolare, interviene anche il Coordinamento delle associazioni delle fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, FREE, con l’organizzazione di questo convegno e la presentazione di un rapporto per rintuzzare le critiche e avanzare alcune proposte al prossimo Governo.

La situazione è nota. Domanda in calo, sovraccapacità termoelettrica, rinnovabili cresciute oltre ogni previsione. Come pure è chiaro il punto di arrivo: entro 38 anni si dovrà completamente decarbonizzare la produzione elettrica. C’è anche un riferimento temporale intermedio, quel 35-38% dei consumi (e potenzialmente oltre) che secondo la SEN dovrebbe venire soddisfatto dalle rinnovabili al 2020, cioè almeno 20-30 TWh in più.
Cosa fare dunque, anche alla luce della situazione di crisi economica? 
Bloccare i nuovi progetti di centrali termoelettriche: sono state presentate ai Ministeri ben 37 richieste di autorizzazione per una potenza di 22,6 GW (tre proposte per 2 GW sono state ritirate nelle ultime settimane). Considerando che, a fronte di un parco di 81 GW termoelettrici, la potenza di punta ha raggiunto 5 anni fa un massimo di 57 GW, non ha alcun senso pensare a nuovi impianti (che disastro si sarebbe profilato se si fosse avviata l’avventura nucleare?).
Chiudere gli impianti più inquinanti e con minore rendimento.
Intervenire sul mercato elettrico e favorire una maggiore competizione nell’accesso al metano per consentire la sopravvivenza degli impianti a ciclo combinato (e in prospettiva l’esportazione di elettricità) in considerazione del ruolo strategico sinergico con la produzione non programmabile delle rinnovabili.
Favorire l’introduzione di elettrotecnologie nell’industria, pompe di calore nel settore civile, veicoli elettrici, tutte soluzioni che comportano una riduzione dei consumi di energia primaria e che sono sempre più giustificate nel contesto di una produzione fortemente, e sempre più, connotata dal gas e dalle rinnovabili.
Accelerare gli interventi sulla rete e le trasformazioni in smart grids, un comparto nel quale Enel svolge già un ruolo di punta in Europa e che potrà vederci all’avanguardia nei prossimi anni con possibilità di esportare know how.........

Per quanto riguarda il nostro paese, secondo UBS, il fotovoltaico non incentivato potrebbe generare 11 TWh al 2020. La crescita non sussidiata del solare, peraltro, si sta già manifestando nel Western Australia dove il 10% delle case ha il suo tetto fotovoltaico e l’installazione di impianti senza incentivi è aumentata rispetto ad un paio di anni fa quando il solare era ancora sostenuto.
Come si vede, la situazione è delicata.  
Dalle modalità (semplificazione + liberalizzazione) che verranno adottate dal Governo e dall’Autorità si deciderà se il mercato fotovoltaico non incentivato avrà dimensioni più o meno significative. 
 Le scelte andranno fatte considerando gli interessi generali del paese e quelli dei vari attori e gli effetti in termini di riduzione delle importazioni di gas, maggiori entrate fiscali e impatti occupazionali. 
Avendo come riferimento la decarbonizzazione del sistema elettrico. 
Leggi l'articolo integrale su QualEnergia


09 marzo 2013

Energia elettrica:non si può fermare il vento con le mani, non si può fermare il sole con le lobby......

Tratto da Blogosfere

Energia elettrica: non si può fermare il sole con le lobby

La vittoria di Pirro delle compagnie elettriche: il fotovoltaico non incentivato conoscerà un vero boom entro i prossimi 7 anni. Saranno dolori per le utilities.
solemani.png

Dal blog di Max De Carlo, sempre puntualissimo quando si tratta di elettricità, arrivano grafici e dati sull'ennesimo calo dei consumi elettrici in Italia. Il trend generale, depurato di tutti i fattori relativi a clima, temperature, e destagionalizzato, è quello di una lenta ma costante decrescita.

Nel dettaglio, il mese di Febbraio ha visto un calo dell'8,1% rispetto allo scorso anno (5,1% al netto dell'effetto "calendario") per un totale di 25,7 miliardi di kWh. La produzione è all'83,2% italiana, a sua volta in calo di oltre il 14%. 
Le fonti maggiormente in calo sono quella termoelettrica, -23,9% e geotermica, -4,6%.
In aumento, come già da tempo, le fonti rinnovabili, con l'eolico quasi al +20, il fotovoltaico al +11 e l'idrico a +43%.
A proposito di rinnovabili, Qualenergia riporta un interessante studio Ubs che spiega come il fotovoltaico non incentivato, nei prossimi anni, conoscerà in Italia, Spagna e Germania un boom tale da "fare molto male" alle compagnie elettriche. 
La cosa in un certo senso ci diverte: ricordate la scorsa primavera la guerra tra le compagnie di produzione elettrica e l'energia rinnovabile, che era arrivata al punto da costare zero e aveva abbattuto gli utili delle compagnie? Queste ultime, rifiutando di arrendersi senza combattere, riuscirono a far abolire gli incentivi con la convinzione di porre un freno alla crescita continua del rinnovabile.

Ma è stata una vittoria di Pirro.
 Secondo Ubs:In Italia, Germania e Spagna si prevede che da qui al 2020 verranno installati 43 GW di fotovoltaico 'non incentivato' con una conseguente riduzione della domanda elettrica e il crollo dei margini di guadagno dei produttori elettrici storici: le aziende più colpite saranno RWE, E.ON, Cez e Verbund, ma anche i bilanci della nostra Enel e della spagnola Iberdrola ne risentiranno.

Prezzi all'ingrosso in discesa libera, cali di prezzo anche di sera, impianti convenzionali fermi, discesa del load factor per carbone e gas. 
 Come direbbe il prof.Bagnai, "non si può fermare il vento con le mani". E, aggiungeremmo noi, non si può neanche fermare il sole con le lobby.

Tratto da Mondoelettrico

Consumi di energia elettrica in Italia: -8,1% a Febbraio




Nel mese di febbraio 2013 l’energia elettrica richiesta in Italia, pari a 25,7 miliardi di kWh, ha fatto registrare una flessione dell’8,1% rispetto a febbraio dello scorso anno.

Depurata dagli effetti di temperatura e calendario, la variazione della domanda elettrica di febbraio 2013 diventa -5,1%. Rispetto al corrispondente mese di febbraio del 2012, quest’anno si è infatti avuto un giorno in meno (lo scorso anno è stato bisestile) ma una temperatura media mensile di circa un grado centigrado inferiore.


I 25,7 miliardi di kWh richiesti nel mese di febbraio 2013 sono distribuiti per il 46,7% al Nord, per il 29,4% al Centro e per il 23,9% al Sud. A livello territoriale, la variazione della domanda di energia elettrica si è articolata in maniera differenziata sul territorio nazionale: -7,2% al Nord, -7,9% al Centro e -10,0% al Sud.


Nel mese di febbraio 2013 la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per l’83,2% con produzione nazionale e per la quota restante (16,8%) dal saldo dell'energia scambiata con l'estero. In dettaglio, la produzione nazionale netta (21,6 miliardi di kWh) è calata del 14,7% rispetto a febbraio 2012. 


Sono in crescita le fonti di produzione:

  • idrica (+43,0%), 
  • eolica (+19,1%) e 
  • fotovoltaica (+11,2%),
in flessione le fonti:

  • termoelettrica (-23,9%) e 
  • geotermica (-4,6%).

In termini congiunturali, la variazione destagionalizzata della domanda elettrica di febbraio 2013 rispetto al mese precedente è stata pari a -0,6%. Il profilo del trend si mantiene su un percorso di lenta decrescita.

Nel primo bimestre del 2013 la domanda di energia elettrica è risultata in flessione del 5% rispetto ai valori del primo bimestre del 2012; a parità di calendario il valore è -3,7%.


 Comunicato Stampa Terna -
 Roma, 5 marzo 2011


I grafici, da noi realizzati grazie ai dati di Terna, ci permettono  di seguire l'andamento dei consumi elettrici mensili italiani a partire dal gennaio 2006 e in particolare evidenziano il trend verso il basso.

Riassunto di Febbraio 2013:
- Consumo energia elettrica - 8,1%
- Consumo gas                   -18,3 %
- Immatricolazioni auto       - 17,4 %



Verso l'agonia.