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24 settembre 2021

Antonio Tricarico : Le bugie di Terna e del governo sul nostro sistema elettrico

 Tratto da Recommon

Le bugie di Terna e del governo sul nostro sistema elettrico

Altro che ritornare al nucleare, come prefigurato dal ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani. O approntare nuove centrali a gas necessarie quando si spegneranno quelle a carbone perché il sistema elettrico italiano non reggerebbe il soddisfacimento della domanda, come sostiene Terna, il gestore della rete italiana. 

A fare bene i conti, la realtà sembra ben diversa. Ce lo dice ilCentre for Research on Energy and Clean Air (CREA), che pubblica oggi il rapporto “RIPE FOR CLOSURE: Accelerating the energy transition and saving money by reducing excess fossil fuel capacity” con i risultati dell’analisi condotta insieme agli esperti di Transition Zero sul fabbisogno energetico di tutti i paesi europei. 

Ben nove tra questi, tra cui l’Italia, potrebbero da subito chiudere centrali a combustibili fossili per un totale di 48,8 GW di potenza installata senza mettere a rischio le forniture di elettricità per famiglie ed imprese. Si tratta di ben il 17% di tutta la potenza installata in centrali fossili in Europa. Con il pensionamento anticipato delle centrali non necessarie, il risparmio dei costi fissi operativi e di manutenzione sarebbe di quasi 2 miliardi di euro l’anno. Il 77% della potenza in eccesso riguarda le centrali a carbone (che in Italia, a meno di sorprese, dovrebbero chiudere i battenti entro il 2025), il resto sarebbero centrali ad olio combustibile e gas in qualche caso.

Se guardiamo ai dati del Bel Paese, in termini assoluti l’Italia risulta al secondo posto per eccesso di capacità di generazione installata, dietro solo alla Spagna. Secondo CREA, anche considerando un legittimo margine di riserva del 15% per garantire la sicurezza delle forniture, oggi vi è lo stesso un eccesso di 8,7 GW di centrali fossili per soddisfare il picco della domanda. Si tratta principalmente delle centrali a carbone che dovrebbero chiudere al 2025; quindi l’uscita dal carbone può avvenire senza bisogno di installare nuova capacità di generazione a gas, smentendo così palesemente il governo italiano sul tema. Anche alcune centrali ad olio combustibile dovrebbero essere mandate in pensione. Il tutto per un risparmio nei costi fissi operativi e di manutenzione di 465 milioni di euro l’anno, a detta degli esperti di CREA.

In barba all’emergenza climatica, da noi il 57% dell’energia elettrica è ancora prodotta da fonti fossili, con il gas passato dal 40% del 2015 al 46% attuale. La tendenza è stata accelerata dalla sostituzione di 14 GW di centrali a carbone con impianti a gas, invece che con impianti ad energia rinnovabile e distribuiti sul territorio. Un approccio legato al passato, che sembra continuare visto che il gestore della rete Terna ha raccomandato l’installazione di circa 5 GW di nuove centrali a gas per riserva. Le utility elettriche italiane, in primis Enel, si stanno prontamente muovendo in tal senso, addirittura pianificando le nuove centrali negli stessi siti di quelle a carbone. Ma non si accontentano di 5 GW: hanno già proposto progetti di nuove centrali a gas per ben 14 GW con la speranza di usufruire dei lauti sussidi del “mercato di capacità”, come spiegato nel rapporto pubblicato da ReCommon lo scorso maggio. A 5,8 GW sono già stati attribuiti i nuovi sussidi e dovrebbero andare in funzione nel 2023.

Nel frattempo le nuove aste per attribuire i sussidi per il 2024 e 2025 previste in estate sono state rimandate, ma probabilmente di poco. Ancora una volta, un attento esame dei numeri smentisce le lobby fossili che trovano ampio ascolto nel governo Draghi. Oltre che calmierare i sovrapprezzi nelle bollette elettriche – per altro dovuti sull’aver puntato in maniera ottusa solo sul gas negli ultimi anni – una autentica transizione ecologica che sia anche giusta richiederebbe di fermare subito le nuove centrali a gas senza se e senza ma.

26 maggio 2021

RECOMMON : La Super League del fossile.....

 Tratto da Recomon

La Super League del fossile: Enel continua a tradire la transizione per il gas



In occasione dell’assemblea degli azionisti di Enel prevista oggi pomeriggio a Roma – ancora una volta a porte chiuse per le restrizioni dovute alla pandemia – ReCommon pubblica “La Super League del fossile. Elite del gas vs. transizione ecologica”, un’analisi critica del capacity payment. Un meccanismo che, in nome della sicurezza della rete elettrica nazionale, foraggia sempre più l’espansione delle centrali a gas. Una scelta che pregiudica drammaticamente la transizione ecologica dell’Italia fuori dal fossile.

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La Super League del fossile
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In seguito alla decisione di chiudere le centrali a carbone sul territorio italiano entro il 2025, il gestore della rete, Terna, ha segnalato la necessità di avere potenza di generazione elettrica installata con funzione di riserva. Con un approccio conservatore e retrogrado, Terna predilige ancora i grandi impianti fossili ai sistemi di accumulo con batterie o alla gestione intelligente della domanda per far fronte all’intermittenza della produzione elettrica da rinnovabili. Ancora una volta si ricade nel dogma della centralizzazione della produzione energetica su grossi impianti con le dovute conseguenze su territori già da tempo colpiti dagli impatti del carbone.

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10 febbraio 2021

Marco Grondacci : Tutto questo si chiama "azione lobbystica" che con la sicurezza del sistema elettrico non c'entra ....”

Tratto Da Facebook di Marco Grondacci 

Coloro che ci vogliono propinare NUOVE CENTRALI A GAS sui nostri territori 

“dovrebbero sapere che proprio prima Terna e poi il Piano Nazionale Integrato Energia Clima hanno detto e scritto che servono 3.000 MWe per la transizione alla generazione elettrica da sole fonti rinnovabili al 2025.

  Poi però, grazie al Ministero dello Sviluppo Economico e alle sue scelte dietro agli incentivi del capacity market si sono scatenati decine di progetti di centrali a gas : siamo ormai a oltre 15.000 Mwe nuovi oltre all'esistente. 

Tutto questo si chiama "azione lobbystica" che con la sicurezza del sistema elettrico non c'entra un tubo! “

22 agosto 2016

Energia: Terna, consumi elettricita' in calo 9,6% a luglio 2016

Energia: Terna, consumi elettricita' in calo 9,6% a luglio

Tratto da Agi                                                                               Roma - Consumi di energia elettrica in calo a luglio in Italia. La domanda, informa Terna, e' stata pari a 29 miliardi di kWh, con una flessione del 9,6% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Quanto alla potenza di punta, e' stato raggiunto un picco di 53.314 MW alle ore 17 del giorno 12, con una flessione del 10,2% rispetto al livello massimo toccato a luglio 2015.... In dettaglio, la produzione nazionale netta (25,1 miliardi di kWh) e' in flessione del 10,3% rispetto a luglio 2015. In aumento le fonti di produzione idrica (+1,9%), eolica (+23,4%) e geotermica (+3,8%). Sono in calo le fonti termica (-15,1%) e fotovoltaica (-11,4%). (AGI)

16 gennaio 2015

1)TERNA : Rinnovabili, oltre il 43% della produzione elettrica è verde 2) Danni economici da CO2, sei volte più alti di quanto stimato finora.

    Tratto da Rinnovabili .it

    Da Terna i dati sulla domanda di elettricità nel 2014                                        
    Rinnovabili, oltre il 43% della produzione elettrica è verde
  • Lo scorso anno il contributo totale delle energie rinnovabili ha superato il 43% della produzione nazionale rispondendo a oltre il 37% della domanda

  • Rinnovabili, oltre il 43% della produzione elettrica è verde
(Rinnovabili.it) – Nonostante ci sia sempre qualcuno pronto a puntare il dito contro gli oneri in bolletta legati alle rinnovabili, le energie verdi continuano a dimostrare di dare ben più che una mano al sistema energetico nazionale. L’ultima conferma arriva da Terna che in questi giorni ha presentato il rapporto provvisorio per il settore elettrico italiano 2014.

I dati ci rivelano un panorama nazionale di generale flessione della domanda elettrica: lo scorso anno abbiamo consumato il 2,1% in meno rispetto al 2013 che diventa il 3% se considerano anche l’effetto congiunto del calendario (due giorni lavorativi in meno) e della temperatura (inverno più mite ed estate più fresca); in questo contesto l’apporto delle energie rinnovabili ha saputo crescere in maniera lineare.

In realtà non si tratta di una vera sorpresa come dimostrano gli aggiornamenti mensili che Terna ha pubblicato durante quest’anno; già ad agosto, la società spiegava come le green energy nostrane fossero state in grado di soddisfare il 38,9% della domanda elettrica e ben il 44,9% della produzione netta nazionale.


Continua a leggere su Rinnovabili .it
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Tratto da QualEnergia

2) Danni economici da CO2, sei volte più alti di quanto stimato finora
Il cambiamento climatico impatta con effetti permanenti anche sulla crescita delle economie: un nuovo studio pubblicato su Nature calcola che ogni tonnellata di CO2 causi esternalità negative per 220 dollari, circa 6 volte più di quanto stimato da altre ricerche. Questo valore giustificherebbe anche le azioni di mitigazione più costose.
L'anidride carbonica emessa in atmosfera per gli effetti che ha sul clima causa danni alla collettività sei volte maggiori di quanto si era stimato fino ad ora. Il dato arriva da un nuovo studio pubblicato su Nature da due ricercatrici della Stanford University, Frances Moore e Delavane Diaz (link in basso).
Il governo Usa, ad esempio, valuta in 37 dollari i danni economici per ogni tonnellata aggiuntiva di CO2 emessa nel 2015, dovuti a vari effetti, come la minore produzione agricola, gli effetti sula salute, ecc. Il nuovo lavoro dei ricercatori della Stanford, invece, li quantifica in 220 dollari: un valore che giustificherebbe economicamente anche gli investimenti più costosi per decarbonizzare il sistema energetico.
Quali sono i motivi per questa enorme differenza? Per semplificare, diversamente che in altri lavori, si tiene conto degli impatti del cambiamento climatico anche in termini dieffetti permanenti nel tempo sul tasso di crescita economica.                  Leggi tutto su Qualenergia

06 dicembre 2014

AIA TIRRENO POWER : Comunicato congiunto Greenpeace, Legambiente e WWF

Tratto da ambienteambienti
Greenpeace, Legambiente e WWF 
soddisfatte ma con riserva rispetto alla decisione della Conferenza dei Servizi, che sembrerebbe aver sancito il rispetto delle normative vigenti in materia di emissioni in atmosfera per quanto concerne la concessione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale alla centrale termoelettrica di Tirreno Power a Vado Ligure.
Le associazioni ambientaliste accolgono favorevolmente quanto deliberato ma per esprimere piena soddisfazione si riservano di leggere i documenti ufficiali licenziati dalla Conferenza dei Servizi per comprendere, ad esempio, se lo SME al camino E2 sia stato prescritto. Dal punto di vista tecnico questo dispositivo di misurazione delle emissioni, infatti,  risulta essere l’unico in grado di garantire un adeguato ed affidabile sistema di valutazione della qualità delle emissioni.
«Se Tirreno Power non ritiene possibile conformare la centrale di Vado Ligure ai migliori standard è bene che quell’impianto, su cui pesano accuse estremamente serie per la mortalità che avrebbe indotto nel territorio circostante, si fermi per sempre», affermano le tre associazioni.
Nel decreto di sequestro dell’impianto, la Procura di Savona afferma di non ritenere  «sufficiente ai fini di cui sopra autorizzare la prosecuzione dell’attività dei gruppi a carbone subordinandola alla installazione di un sistema SME che consenta di controllare la riduzione ed il mantenimento delle emissioni nei limiti delle MTD». D’altra parte, anche la nota ISPRA del 21 febbraio 2014  esprime «la necessità di prescrivere al gestore l’installazione dello SME al Camino E2».
Le centrali a carbone sono gravemente dannose per il clima, l’ambiente e la salute dei cittadini, risultano sempre più inutili anche per il sistema energetico nazionale, caratterizzato da una forte sovra-capacità che costringe gli impianti a funzionare a scartamento ridotto o addirittura a stare fermi. Secondo Terna, ad agosto le rinnovabili hanno generato il 48,9% dell’elettricità nazionale e coperto il 45,4% della richiesta elettrica. E infatti, il sistema elettrico italiano non ha risentito affatto della mancata produzione della centrale di Vado Ligure.
Le associazioni sono consapevoli della necessità di accompagnare la trasformazione del sistema energetico nazionale per garantire il lavoro a chi lo perde: evidentemente, troppi errori sono stati fatti in passato e in nessun caso possiamo sottostare al ricatto occupazione o salute. 
La Regione Liguria e il ministero dello Sviluppo economico devono adesso impegnarsi per un piano che punti sull’efficienza energetica e sul settore delle rinnovabili: solo da qui può emergere la possibilità di sviluppo dell’industria energetica italiana e di lavori degni e senza rischio per la collettività.

12 novembre 2014

TIRRENO POWER SITO STRATEGICO ? FORSE PER LE BANCHE ....... MA NON PER L'IMPATTO COMPLESSIVO DELLE EMISSIONI SUI RICETTORI AMBIENTE E POPOLAZIONE RESIDENTE.

Tratto da IVG


Tirreno Power, Rete Fermiamo il Carbone : “Definire centrale ‘sito strategico’ è solo un pretesto”.

Savona. Nel giorno dell’incontro al Mise per cercare di scongiurare il pericolo di chiusura della centrale termoelettrica di Vado, gli attivisti savonesi della Rete Fermiamo il Carbone, al contrario, ribadiscono la loro posizione e si chiedono come sia possibile difendere l’impianto di Tirreno Power.
“Come si può tentare di rendere la centrale di Vado Ligure sito importante per il sistema energetico nazionale, quando a marzo (nel periodo del sequestro e blocco dei gruppi a carbone) la rete nazionale Terna non ha fatto registrare nessun scostamento di fabbisogno?
E quando poche settimane fa proprio l’Amministratore Delegato di Terna ha dichiarato che c’è un eccesso di produzione e che bisogna chiudere il 25% delle centrali? Non è che si sfrutta il pretesto del ‘sito strategico’ per il fabbisogno energetico del paese, solo per favorire gli interessi di banche e imprenditori amici, a danno della salute dei cittadini?” è la dura presa di posizione della Rete Savonese Fermiamo il Carbone.
Sempre nella giornata di oggi gli attivisti anti carbone hanno reso note le conclusioni della perizia del Professor Stefano Racanelli di Venezia “che smonta definitivamente – si legge nella nota – e punto per punto l’argomento di discussione principale sulla questione Tirreno Power: le misurazioni delle emissioni al camino (come chiedono i tecnici ISPRA del Ministero e i Comitati, confortati dal testo dell’ordinanza del GIP) anzichè ai condotti (come chiede l’azienda Tirreno Power e il Ministero, tesi avallata da un atteggiamento ambiguo delle amministrazioni)”.
“L’omissione dell’installazione del sistema di misurazione in continuo AMS/SME al camino E2 risulta particolarmente grave in quanto rappresenta il reale punto di in atmosfera, a valle di tutti gli artefatti (diluizioni, trasformazioni chimico-fisiche, etc) che possono intervenire nel tratto a monte del camino” scrive il tecnico che conclude definendo la “documentazione estremamente carente sia sul piano amministrativo che tecnico, in taluni aspetti in difformità alla Normativa Tecnica vigente”.
“La dimostrazione della rappresentatività dei punti di prelievo appare discutibile in quanto limitata ad un numero esiguo di parametri (i soli NOx e O2) e non vi è la benchè minima dimostrazione che un algoritmo matematico, peraltro non esplicitato, restituisca valori rappresentativi delle reali emissioni del camino E2. Le soluzioni proposte dal Gestore appaiono inadeguate al calcolo della portata complessiva e del flusso di massa degli inquinanti, e quindi alla valutazione dell’impatto complessivo delle emissioni sui recettori ambiente e popolazione residente.
Infine i tempi di adempimento della prescrizione AIA relativa all’installazione di AMS/SME sono stati superati” conclude il Prof Racanelli.

Tratto da  NININ

                       

Come si può tentare di rendere la centrale di Vado Ligure sito importante per il sistema energetico nazionale, quando a marzo (nel periodo del sequestro e blocco dei gruppi a carbone) la rete nazionale Terna non ha fatto registrare nessun scostamento di fabbisogno?

E quando poche settimane fa proprio l'Amministratore Delegato di Terna ha dichiarato che c'è un eccesso di produzione e che bisogna chiudere il 25% delle centrali?

A proposito della  strategicità della centrale di cui si sarebbe parlato oggi a Roma 
si vedano i bilanci enegetici su:  
unitiperlasalute.blogspot.it/2014/09/rinnovabili-ad-agosto-coprono-il-454.html
Inoltre l'AD di Terna dice che abbiamo 25 mila MW di riserva e si deve sfoltire 

INDUSTRIA
8 OTTOBRE 2014
Centrali elettriche, una su quattro dovrà sparire
di Federico Rendina
Troppe centrali elettriche in Italia. Molte di quelle tradizionali, la maggior parte delle quali alimentate a gas metano, andrebbero chiuse in tempi rapidi. Moltissime, fino a un quarto della potenza complessiva. Il messaggio lo lancia, con un po' di prudenza ma con molta chiarezza, il viceministro ...Continua a leggere qui


Leggi anche  su  Ninin

Tirreno Power: "notizie" da Roma

08 ottobre 2014

Il Sole 24 ore : Centrali elettriche, una su quattro dovrà sparire.


Tratto da Il Sole 24 ore

Centrali elettriche, una su quattro dovrà sparire.


Troppe centrali elettriche in Italia. 
Molte di quelle tradizionali, la maggior parte delle quali alimentate a gas metano, andrebbero chiuse in tempi rapidi. Moltissime, fino a un quarto della potenza complessiva. Il messaggio lo lancia, con un po' di prudenza ma con molta chiarezza, il viceministro allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti in un convegno a Milano. Poche illusioni, la grande crisi non passa e il sistema elettrico italiano deve smettere di sperare nella risalita dei consumi come panacea per i suoi mali. Che non riguardano solo i costi aggiuntivi determinati dal poco carbone, dalla rinuncia al nucleare e dalla sudditanza pressoché totale dal gas metano. Il difetto strutturale, che non si riesce proprio a sanare, è appunto nella sovracapacità determinata la corsa alla costruzione di nuove centrali degli ultimi 15 anni sull'onda della liberalizzazione. ....

Ma anche nella migliore delle ipotesi sarà indispensabile «un processo di riduzione della capacità governato, privilegiando gli impianti più efficienti in modo che il futuro sia nelle mani degli impianti più flessibili per dare sicurezza al sistema».

Le cifre parlano chiaro. Il nostro Paese - puntualizza l'amministratore delegato di Terna, Matteo Del Fante, in un'audizione alla commissione industria del Senato - ha raggiunto un margine di riserva di generazione elettrica di ben 24,8 gigawatt rispetto a 1,3 GW di 10 anni fa passando da una capacità disponibile reale (al netto delle manutenzioni e comunque dei fattori di indisponibilità) cresciuta in un decennio da 54,4 a         78,7 GW a fronte di una domanda di punta è rimasta pressoché invariata passando da 53,1 a 53,9 GW. Cinquemila megawatt di riserva sono necessari e accettabili, forse qualcosa di più. 
Ma non certo 25 mila. Si dovrà sfoltire. 


di Federico Rendina - Il Sole 24 Ore -
 Leggi qui  l'articolo integrale 

Leggi anche su Qualenergia

Overcapacity, Terna: abbiamo 25 GW di potenza elettrica in eccesso.


Al 2013 l'Italia ha raggiunto un eccesso di capacità disponibile rispetto alla domanda di punta di ben 24,8 GW. Che il sistema elettrico italiano sia in una situazione di pesante overcapacity non è un novità, ma è interessante che il dato venga certificato da Terna, e in particolare dall'a.d. Matteo Del Fante in occasione di un'audizione alla Commissione Industria del Senato (slide in allegato in basso).

Rispetto al 2003 - ha spiegato Del Fante - la capacità necessaria a coprire la domanda di punta è rimasta pressoché invariata, passando da 53,1 a 53,9 GW, mentre la capacità disponibile è salita da 54,4 a 78,7 GW, con un margine di riserva passato da 1,3 a 24,8 GW.
L'eccesso di potenza è dovuto alla forte crescita degli impianti a ciclo combinato a gas, avvenuta dal 2002 al 2011, e alla massiccia espansione delle fonti rinnovabili intermittenti tra il 2009 e il 2013: dal 2003 al 2013 si sono aggiunti circa 21,8 GW di potenza da termoelettrico e circa 27 GW di potenza da eolico e fotovoltaico.

03 luglio 2014

Dopo l'approvazione del cosiddetto spalma incentivi arriva il Capacity payment: al via il decreto che salva il termoelettrico dalle rinnovabili.


Capacity payment: al via il decreto che salva il termoelettrico dalle rinnovabili.


Capapcity payment, il Ministero dello Sviluppo Economico ha approvato la disciplina a regime del mercato della capacità elettrica, secondo lo schema elaborato da Terna e trasmesso dall' Autorità dell'Energia.

Il provvedimento, che parte dalla necessità di pagare le centrali termoelettriche anche quando non producono energia ma potrebbero, in modo da non farle fallire, dispiegherà i suoi effetti a partire dal 2018/2019.

Buffo, per non usare altri termini, che arrivi proprio mentre le rinnovabili, e il fotovoltaico in particolare, sono in lotta per la sopravvivenza dopo l'approvazione del cosiddetto spalma incentivi e delle nuove norme penalizzanti sull'autoconsumo contenute nel taglia bollette. In pratica, per semplificare, si affossano le rinnovabili e si lancia l'ancora di salvezza al termoelettrico.
Il Ministero spiega: il decreto è finalizzato "ad aumentare la contendibilità del mercato, a garantire la sicurezza del sistema elettrico a minimo costo e a integrare al meglio anche le fonti rinnovabili". ......

Intanto l'Aeeg, che in un precedente documento di consultazione aveva ammesso che, al momento e ancora per molti mesi, non ci sarebbe alcuna necessità tecnica di pagare le big dell'energia per l'elettricità che non producono, proprone al Ministero dello Sviluppo Economico un'integrazione della disciplina del meccanismo transitorio di remunerazione della capacità produttiva di energia elettrica, al fine di fare fronte alle esigenze di flessibilità del sistema elettrico. Si tratta della delibera 30 giugno 2014 320/2014/R/eel.

Per consultare il decreto di approvazione del capacity payment clicca qui
Qui l'articolo integrale
Roberta Ragni

10 giugno 2014

TERNA : La produzione elettrica del mese di maggio è in calo del 3,2%.

Tratto da Qualenergia


Primi cinque mesi dell'anno, il fotovoltaico copre il 7% della domanda elettrica

Anche a maggio la domanda nazionale di energia elettrica è in diminuzione rispetto al maggio dello scorso anno: -2,9% (24,9 TWh); la riduzione della domanda diventa di -2,3% visto che maggio 2013 aveva un giorno lavorativo in più. Il trend resta negativo (-1,2%) anche rispetto ad aprile. La produzione elettrica del mese è in calo del 3,2% e l’unica fonte in significativo aumento rispetto ad un anno fa è il fotovoltaico, che genera quasi 2,7 TWh contro i 2,4 del maggio 2013, cioè un incremento del 10,4%. Questi alcuni dati dal rapporto mensile di Terna (pdf).
Come si può notare nella tabella sotto è sulla stessa linea di un anno fa, dopo diversi mesi di decrescita, la produzione mensile del termoelettrico. Sensibile diminuzione della generazione di idroelettrico ed eolico; è negativo il saldo di energia con l’estero (-3,2%).
È del 4,7% il calo della produzione, invece, nei primi cinque mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2013: 109 TWh contro 114,4. Tra le fonti che crescono l’idroelettrico, il fotovoltaico e il geotermico. In calo eolico, ma soprattutto il termoelettrico che nei 5 mesi perde 9 terawattora. Cresce di un po’ l’importazione (saldo con l’estero +5,8%). Nel periodo gennaio-maggio 2014 la domanda di elettricità del paese registra una diminuzione del 3,4%.
La produzione di fotovoltaico rappresenta l’8,2% di tutta la produzione nazionale nei primi cinque mesi dell’anno e copre il 7% della domanda  nazionale. I 42,8 TWh generati da fonti rinnovabili nei primi cinque mesi dell’anno coprono il 33,7% della domanda di elettricità. Una quota in leggero calo rispetto a quella che si riferiva al primo quadrimestre 2014, pari al 35,8%.
Dai Terna emerge che la potenza massima richiesta nel mese di maggio è stata di 44.455 MW registrata venerdì 23 maggio alle ore 12.

12 maggio 2014

In Italia consumi di elettricità ancora in calo, ma crescono le rinnovabili

Tratto da Qualenergia

Primo quadrimestre: rinnovabili al 35,8% della domanda elettrica

Ad aprile, grazie anche al buon apporto dell'energia idraulica, le fonti rinnovabili in Italia hanno contribuito per il 49,1% alla produzione totale di elettricità e per il 43,7% alla domanda. Nel primo quadrimestre la domanda di energia elettrica cala del 3,5% rispetto al 2013. FV più eolico coprono il 12,2% della richiesta. I dati dal report di Terna.
Ad aprile, grazie soprattutto all’ottima produzione da idroelettrico, le energie rinnovabili in Italia hanno contribuito per il 49,1% alla produzione totale netta di elettricità e per il 43,7% alla domanda. Più della metà dei 10,5 TWh da energia pulite sono stati appunto prodotti dalla fonte idraulica (+12,1% su aprile 2013).
Nel mese l’energia elettrica richiesta dal Paese (23,9 GWh) è stata inferiore del 2,9% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Questi i dati in Italia che emergono dall'ultimo report mensile di Terna (pdf).
Buona la crescita dell’eolico (+9,2%) su aprile 2013. Il fotovoltaico, seconda fonte rinnovabile per produzione, è cresciuto del 2,3%. Ancora in calo il termoelettrico: -10,2% in confronto al mese di aprile di un anno fa.Il ‘valore destagionalizzato’ dell’energia elettrica richiesta ad aprile 2014 ha fatto registrare una variazione positiva pari a +1,5% rispetto a marzo 2014, ma il trend ha ancora un andamento negativo.
Vediamo i dati su produzione e domanda elettrica del primo quadrimestre 2014. Ladomanda è diminuita del 3,5% rispetto al 2013 (in termini decalendarizzati la variazione è 3,4%): 102 TWh contro 105,8 del 2013. Il valore cumulato dellaproduzione netta (86,8 TWh) è in calo del 5,1% rispetto allo stesso periodo del 2013. Il saldo estero è positivo: +7,6%.
Le fonti rinnovabili elettriche hanno coperto nel primi quattro mesi dell’anno il 42% della produzione nazionale e il 35,8% della richiesta di elettricità. Idroelettrico (+26,6%) e fotovoltaico (+11%) hanno fornito un contributo in crescita rispetto allo stesso periodo del 2013. In deciso calo la produzione da termoelettrico (-14,2%)
Il fotovoltaico copre il 6,1% della domanda elettrica del quadrimestre, mentre eolico e FV insieme contribuiscono al fabbisogno elettrico per circa il 12,2%.     
La difficile congiuntura economica anche di questi primi mesi dell’anno è dimostrata dalla richiesta di elettricità suddivisa per aree territoriali. Dal grafico si può notare il segno negativo in tutte le aree del paese.
La potenza massima richiesta ad aprile 2014 è stata di 44.736 MW registrata giovedì 17 aprile alle ore 11 con una diminuzione dell’1,3% sul valore registrato nel corrispondente mese dell’anno precedente. Rispetto alla potena massima dell'aprile 2013 (5 aprile, ore 11), il contributo del termoelettrico è passato dal 53,6% al 39,2%.
Dall'inizio dell'anno l’energia elettrica richiesta in Italia è stata coperta per il 84,1% da produzione nazionale (52,2% da termoelettrico che include anche le centrali a biomasse) e per la quota restante, 15,9%, da importazioni.

Tratto da Greenreport
I dati Terna del primo quadrimestre 2014
In Italia consumi di elettricità ancora in calo, ma le rinnovabili crescono
energia
Terna ha fornito i dati di aprile e del primo quadrimestre 2014 relativi alla domanda e alla produzione di elettricità in Italia, evidenziando un calo dei consumi rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
La domanda dell’energia elettrica pari a 24 miliardi di kWh ha fatto registrare, infatti, una flessione del 2,9% rispetto all’aprile 2013......
La variazione destagionalizzata della domanda elettrica di aprile rispetto al mese precedente è stata pari a +1,5%, ma il profilo del trend si è mantenuto tuttavia su un andamento negativo. Nel primo quadrimestre del 2014 la domanda ha registrato una flessione del 3,5% rispetto allo stesso periodo 2013; a parità di calendario il valore è -3,4%.
I 24 miliardi di kWh richiesti in aprile 2014, ha precisato la nota di Terna, sono distribuiti per il 46,4 % al Nord, per il 29,3% al Centro e per il 24,3% al Sud. A livello territoriale, la variazione della domanda di energia elettrica è risultata ovunque negativa: -3,5 % al Nord, -2,8 % al Centro e -1,7% al Sud.
In calo anche la produzione con cui è stata soddisfatta la domanda di energia elettrica che   per l’88,1% è stata coperta con produzione nazionale e per la quota restante (11,9%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero.
In dettaglio, la produzione nazionale netta (21,4 miliardi di kWh) è calata del 2,7% rispetto ad aprile 2013. In controtendenza, invece, il dato relativo alla produzione con fonti energetiche rinnovabili, che crescono con percentuali pari al +2,7% per l’energia geotermica, +2,3% per l’energia fotovoltaica e +12,1% per l’energia idroelettrica, mentre risulta in flessione la fonte termoelettrica (-10,2%).
Un dato che sembrerebbe mantenere il trend di crescita rilevato da Enel Gren Power a inizio anno, che aveva annunciato un  record assoluto di produzione geotermica nel 2013, pari a 5.301 GWh di energia elettrica.
Già nel 2012 con 5.235 GWh EGP aveva stabilito un record in termini percentuali di copertura del fabbisogno elettrico attestandosi intorno al 26,5% per capacità di soddisfare i consumi elettrici della Toscana su un totale regionale di 19.964 GWh.

08 aprile 2014

Energie rinnovabili oltre il 35% nel primo trimestre 2014......


Tratto da Ecoblog

Energie rinnovabili oltre il 35% nel primo trimestre 2014

L'aumento del 19% rispetto al primo trimestre 2013 è merito soprattutto dell'idroelettrico, che grazie alle abbondanti piogge ha ritrovato la sua storica potenzialità. Confermato il continuo calo delle fonti fossili (-14%)

Nuovo record per le energie rinnovabili che nel primo trimestre 2014 hanno prodotto 23 TWh, a fronte dei 19,4 del 2013 (fonte Terna), con una quota pari al 35,2% della produzione totale: lo scorso anno era del 28,2%.

Il merito è soprattutto dell’ idroelettrico che, complici le abbondanti pioggie invernali, segna un+ 34%, che compensa largamente i minori flussi eolici (-6%); decisamente positivo l’andamento del fotovoltaico (+18%) , nonostante tutti i nemici che in Italia gli fanno la guerra.
In netto calo la produzione da fonte fossile che con 42 TWh segna un -14% rispetto al primo quarto del 2013 e un - 42% rispetto al massimo storico del 2006. Se il trend dovesse continuare, il nostro paese non è lontano dal momento del sorpasso delle energie sostenibili e pulite su quelle inquinanti e dannose.
Il prossimo cambio degli amministratori dei dinosauri fossili italiani, ENI ed ENEL, potrebbe rappresentare da questo punto di vista una straordinaria opportunità. Speriamo non venga sprecata, anche perchè nei prossimi 20 anni i benefici portati dalle rinnovabili supereranno di gran lunga i costi dell’incentivazione.