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18 aprile 2012

VERSO LA SENTENZA Ilva, processo al disastro

 Tratto da Lettera 43
VERSO LA SENTENZA

Ilva, processo al disastro

Taranto fa i conti con l'emergenza ambientale e il lavoro.

di Antonietta Demurtas
L'acciaieria Ilva di Taranto.

Se i muri potessero parlare, quelli della procura di Taranto direbbero che sull'inchiesta che vede indagati cinque dirigenti dell’Ilva per disastro ambientale, il rinvio a giudizio è vicino. E che prima dell'estate dovrebbe aprirsi un processo penale che potrebbe stravolgere giurisprudenza e imprese italiane ben più del caso Eternit.
Questa volta, infatti, fra gli imputati non c'è un'azienda chiusa da 20 anni, ma un impianto siderurgico attivo che impiega 11.600 dipendenti diretti, più 2.500 dell'indotto.
 

 DISASTRO AMBIENTALE. Una responsabilità che grava sulle spalle del piccolo tribunale di Taranto e del procuratore capo Franco Sebastio. Che ha avviato una complessa indagine nei confronti dei responsabili dell’impianto siderurgico in relazione alle gravissime ipotesi di reato (disastro doloso, avvelenamento di terreni e sostanze alimentari, danneggiamento aggravato e violazioni alla normativa in materia di inquinamento atmosferico) in danno alla comunità.
Sull'esito del procedimento, però, il procuratore non esclude alcuna possibilità, neppure l'archiviazione del caso. «Stiamo valutando. Il nostro compito è fare chiarezza», dice a Lettera43.it.

«La vita di una persona non può essere barattata con 10 mila posti di lavoro»

Per ora a parlare è una perizia medico-epidemiologica disposta dalla procura che ha rilevato una connessione tra le malattie, le morti causate da tumori e l'inquinamento prodotto dall'Ilva. Accertati 174 decessi per tumore in sette anni. In particolare, nei quartieri Tamburi e Borgo, a ridosso dell'acciaieria, sarebbe stato registrato il quadruplo di mortalità e il triplo di ricoveri per malattie cardiache rispetto al resto della città.
Quanto allo stato di salute degli operai della industria siderurgica, il quadro di compromissione, scrivono gli esperti, «è confermato dall'analisi dei ricoveri ospedalieri con diverse diagnosi di tumori, e malattie cardiovascolari e respiratorie».

 
LA SCELTA TRA DUE DIRITTI. Ma è proprio sul difficile rapporto tra ambiente e occupazione che la città rischia ancora una volta di dividersi. Ed è sulla difesa di due diritti costituzionali fondamentali come quello alla salute e al lavoro che la procura è chiamata a misurarsi.
Su quale scegliere, però, i dubbi sono subito archiviati: «Nella nostra Costituzione c'è un solo diritto che, non solo ha valore assoluto, ma non accetta il minimo contemperamento anche in presenza di altri diritti tutelati dalla Carta, ed è il diritto alla vita, ovvero alla salute», ribadisce Sebastio.

AL PRIMO POSTO LA VITA. Per il procuratore non esiste quindi un ragionamento del tipo: per 1.000 posti possiamo accettare tre o quattro morti. «Neppure la vita di una sola persona può essere barattata con 10 mila posti di lavoro, la nostra Costituzione è strutturata in questa maniera».

LA GIUSTIZIA VIGILA DAL 1982. A chi però si domanda come mai si sia arrivati solo oggi a questo procedimento giudiziario, Sebastio risponde senza esitazioni: «La prima sentenza del tribunale di Taranto con la quale l'Italsider venne condannata per la diffusione delle polveri dei parchi minerari sul quartiere Tamburi la feci io da pretore nel luglio del 1982».
Da quella data in poi ci sono stati almeno altri cinque procedimenti penali dei quali l'attuale procuratore si è sempre interessato e «che si sono tutti conclusi con sentenza di condanna definitiva», sottolinea.......

Dopo l'indagine della procura a Roma si apre il tavolo Emergenza Taranto

La procura di Taranto non accetta quindi la critica che spesso le è stata mossa di aver chiuso un occhio davanti alle morti dell'Ilva. Il loro lento operare è giustificato dal fatto che le capacità operative e organizzative non sono le stesse di «altri tribunali più fortunati».
«Non è che ci siamo svegliati improvvisamente oggi dopo anni di silenzio, c'è stata una escalation di processi con numerosi di capi di imputazione quasi a voler dire: non fateci arrivare agli estremi, non fateci arrivare al disastro ambientale».
DIOSSINA: 1.000 ANIMALI ABBATTUTI. Poi però «quando si arriva al punto che si devono abbattere oltre 1.000 capi di bestiame perché le carni sono contaminate dalla diossina e si devono spostare le coltivazioni di mitili dal Mar Piccolo al Mar Grande allora le cose cambiano». Quando si arriva a questi estremi allora il capo di imputazione non può che essere altrettanto pesante.
LA CITTÀ PIÙ INQUINATA D'EUROPA. Ma quella di Taranto, la città più inquinata d'Europa, è una situazione nota a tutti. È stata però la procura a dover disporre la prima indagine epidemiologica. E visti gli esiti della perizia disposta dal gip Patrizia Todisco, è stato poi ancora una volta il procuratore Sebastio, con una lettera, a sollecitare le istituzioni (ministero dell'Ambiente, Regione, Provincia e Comune) a intervenire per tutelare la salute dei cittadini tarantini.
IL 17 APRILE IL TAVOLO A ROMA. Perché allora tutti gli organi pubblici preposti non hanno fatto niente? «Ho saputo che la risposta alla mia lettera è stata: apriamo un tavolo». Ed è infatti Emergenza Taranto il tema della riunione convocata alla presidenza del Consiglio dei ministri a Roma il 17 aprile.
Ma visto che «un magistrato non può aprire tavoli», ancora una volta il procuratore ricorda: «Noi accertiamo responsabilità penali, di reati. Non possiamo interessarci di quelle economiche, politiche e sociali». Perché, «la magistratura non fa la lotta all'inquinamento».

E sul lavoro: «È scorretto scaricare questi problemi sulla magistratura»

Altri sono infatti gli organi che dovrebbero lottare contro l'inquinamento. Così come sono altre le istituzioni che dovrebbero occuparsi della questione occupazionale, che grava come una spada di Damocle sulla testa degli operai in caso si aprisse il processo.

..........Pressioni mediatiche che non preoccupano però la procura: «Decideremo con serenità nei tempi giusti perché queste sono decisioni che devono essere adeguatamente meditate».
In attesa di una decisione ufficiale è sintomatico che tutti i processi che la procura abbia fatto in materia di inquinamento si siano conclusi con sentenza di condanna definitiva. Eccetto uno, sull'inquinamento delle cokerie, che per una settimana è andato prescritto in Cassazione. Ma è stata comunque confermata la condanna al risarcimento dei danni in favore delle parti civili che si erano costituite.
Martedì, 17 Aprile 2012
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07 febbraio 2012

TARANTO:Ora lo Stato ci risarcisca dei danni dell’inquinamento

Tratto da "La gazzetta del Mezzogiorno"

Ora lo Stato ci risarcisca dei danni dell’inquinamento

Di Giacomo Rizzo 
TARANTO - Risarciteci. Dalla vertenza Taranto alla marcia su Roma. Domani il presidente della Provincia, Gianni Florido, e il sindaco, Ippazio Stefàno, saranno nella capitale per chiedere un tavolo di confronto permanente sui temi del risanamento ambientale, della responsabilità sociale delle aziende e dell’utilizzo dei finanziamenti (in parte già stanziati) per sostenere l’economia e l’occupazione locale. Lungo queste tre direttrici si gioca il futuro di un territorio «colonizzato» dalle grande industrie e ancora incapace di sfruttare le sue potenzialità, che sono sommerse . 
Un nuovo «risorgimento» tarantino, in cui istituzioni e parti sociali provano a fare squadra. Indossando la stessa maglia. Ieri la Consulta dello sviluppo, presieduta da Florido, ha discusso il documento da presentare al governo, e in particolare al ministro dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture e Trasporti, Corrado Passera......
«Il documento - sottolinea Florido - è stato condiviso e ora vogliamo rendere più esplicita questa richiesta di risarcimento di danno per la presenza che in questi lunghissimi decenni lo Stato, con la Marina, la siderurgia, la cantieristica, ha avuto in questa terra e quindi spiegare perché, a differenza di tutte le città d’Italia e soprattutto nel Mezzogiorno, noi possiamo alzare di più la voce. Non esiste in Italia e nel Sud - secondo il presidente della Provincia - una città come Taranto, che ha offerto tanto del suo mare, della sua terra, della sua area, al servizio della nazione. Per fare in modo che il risanamento ambientale diventi sviluppo è necessario che lo Stato dia alla città in maniera concreta delle risposte, per esempio per l’utilizzo degli spazi della Marina, per i finanziamenti tra Regione e Governo per risanare il Mar Piccolo, per le aree industriali dismesse. Bisogna capire dove stanno i soldi e come riprenderli per riqualificare i Tamburi, cioè utilizzare il risanamento e il risarcimento ambientale come un grande assist per lo sviluppo»
 Un punto su cui la Consulta ha dibattuto molto è il contributo che le aziende, oltre alle compensazioni per l’inquinamento prodotto, devono dare in termini di responsabilità sociale. ..... C’è una responsabilità sociale delle imprese che va esercitata al di là dei limiti legislativi». 

Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco Stefàno, che ha ribadito un concetto: «si tratta di presentare al Governo le peculiarità di questa terra. Noi abbiamo delle sofferenze che non sono state provocate da errori della città o della provincia e della nostra regione, ma sono il rovescio della medaglia degli investimenti che lo Stato da 120 anni ha fatto nella nostra terra». Lo specchio si è deformato «non per dolo ma perchè - ha fatto presente il sindaco - all’epoca certe cose non si sapevano. Oggi però abbiamo il risultato negativo che il nostro Mar Piccolo è inquinato, la nostra area è inquinata, la nostra terra è inquinata, le nostre acque sono inquinate. E quindi c’è bisogno di un risarcimento che serva allo sviluppo». Ma non servono provvedimenti- tampone. «Noi - ha tagliato corto Stefàno - non abbiamo bisogno di aiuti per uno sviluppo momentaneo, ma un vero sviluppo che sappia proiettare la nostra città e la nostra provincia vero un futuro che possa poi camminare sulle sue gambe».
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Ambiente a Taranto

Veleni dell’Ilva, il procuratore di Taranto scrive a Clini e Vendola per chiedere soluzioni

Dopo la maxi perizia sulla condizione ambientale nel capoluogo ionico rispetto alle emissioni industriali dello stabilimento siderurgico, Franco Sebastio vuole comprendere "quali saranno i provvedimenti da adottare per risolvere la situazione ambientale"
......
Riportiamo il finale:..... Ma il lavoro dei tecnici ha messo in luce anche un altro aspetto preoccupante: la “correlazione preferenziale” tra le emissioni dello stabilimento siderurgico e la diossina ritrovata negli animali contaminati e abbattuti qualche tempo fa. Un nesso di causa-effetto che finora non era mai stato provato in sede giudiziaria e che potrebbe costituire l’avvio del percorso per dimostrare il collegamento tra l’incremento di alcune forme tumorali e le emissioni nell’area di Taranto.

Quali sono quindi le misure per impedire che le cose peggiorino ancora? A questa maxi perizia ambientale si aggiungerà, fra qualche settimana, la relazione sulle condizioni di salute dei tarantini che il gip Todisco ha affidato a un altro pool di esperti. Toccherà a un collegio di periti rispondere al quesito principale: le singole sostanze e la loro interazione determinano “situazioni di danno o di pericolo inaccettabili”? Una risposta che potrebbe determinare anche il futuro dello stabilimento, i cui vertici al momento sono indagati per disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico.

Ma intanto per il procuratore Sebastio questo primo documento è sufficiente per chiedere alle istituzioni quali misure intendono adottare per tutelare “senza ritardi” la salute dei cittadini. La magistratura, insomma, sta facendo la sua parte, ma la prevenzione non compete all’organo giudiziario. Gli ambientalisti, che hanno dato il via alla mobilitazione per il 17 febbraio (giorno in cui la perizia ambientale sarà discussa nell’aula del tribunale di via Marche), in un comunicato si sono rivolti proprio al primo cittadino:
“Non possiamo aspettare altro tempo, il sindaco ha ora le evidenze scientifiche, gratuitamente fornite dalla procura della repubblica e non più il semplice ingiustificato sospetto di un manipolo di esagitati eco-allarmisti per convincersi che la salute dei suoi concittadini viene quotidianamente messa in pericolo”. Può quindi decidere di iniziare fare il suo mestiere, difendere la sua Città o continuare a voltare lo sguardo facendo finta di non sapere, deciderà per lui la sua coscienza, per noi deciderà la nostra matita, tra qualche mese.
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"Il Sindaco inizi a fare il suo mestiere"

Ci attendiamo da subito una netta presa di posizione da parte delle istituzioni locali, Comune, Provincia e Regione dopo che anche loro avranno avuto il tempo di leggere la perizia per far proprie le verità scientifiche, se non ancora processuali che da tempo, troppo tempo tutto il mondo ambientalista cerca di far comprendere ad una classe politica sin troppo distratta .....
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