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Visualizzazione post con etichetta Regione Puglia. Mostra tutti i post
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29 novembre 2017

Ilva, Regione Puglia impugna decreto del governo su piano ambientale.

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Ilva, Regione Puglia impugna decreto del governo su piano ambientale.

Il governatore Emiliano: "Il provvedimento è illegittimo, consente di proseguire sino al 2023 l'attività siderurgica a condizioni illegittime". Il ministro: "A rischio la cessione e il piano di riqualificazione, spero abbiano valutato conseguenze". Scontro su twitter con il sindaco: "Rispondo ai tarantini, non ai lobbisti. Taranto non si fa violentare più". Galletti: "Stupito".
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“Quel decreto è illegittimo e il governo ha violato il dovere di leale collaborazione istituzionale”. “Le istituzioni locali pugliesi fanno una sistematica e irresponsabile opera di ostruzionismo: così mettono a rischio la vendita”. Nuovo scontro tra la Regione Puglia, il Comune di Taranto e il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda sull’Ilva. Venerdì il governatore Michele Emiliano ha fatto sapere di aver impugnato il decreto del 29 settembre scorso con il quale è stato modificato il piano ambientale del siderurgico di Taranto. Mossa identica a quella annunciata il 24 ottobre dal sindaco di Taranto Rinaldo MelucciIl provvedimento, scrive Emiliano, “concede di fatto una ulteriore inaccettabile proroga“, al 2023, “al termine di realizzazione degli interventi ambientali, di cui alle prescrizioni Aia, già da tempo scadute e sinora rimaste inottemperate“. Mentre Melucci twitta: “Caro ministro, io rispondo alla mia coscienza e ai tarantini, non al portafogli di qualche lobbista. Se l’acquisizione non rispetta l’ambiente e le nostre priorità è un problema di chi la ha permessa. Taranto non si fa violentare più, i ricatti non ci spaventano”.Continua qui

06 luglio 2017

Brindisi, dice il WWF: dati epidemiologici confermano danni alla salute


Tratto da Inchiostro Verde

Brindisi, WWF: dati epidemiologici confermano danni alla salute

Lo Studio Epidemiologico sugli effetti delle esposizioni ambientali di origine industriale sulla popolazione residente a Brindisi, reso noto stamane dalla Regione Puglia conferma, in modo inequivocabile, gli effetti negativi del carbone e di altre lavorazioni industriali inquinanti sulla salute. A Brindisi sorgeva una centrale a carbone Edipower (ferma dal 2012), sorge ed è tuttora attiva la centrale Enel Federico II (2640 MW, quattro gruppi,  a carbone) e il polo Petrolchimico.
Nell’area brindisina sottoposta ad esame si è verificato, dati alla mano, un eccesso di mortalità e morbilità riconducibile proprio agli impianti termoelettrici e al petrolchimico. Peraltro è evidente il nesso tra funzionamento degli impianti a carbone e danni sulla salute che risultano maggiori in passato quando cioè a funzionare erano due impianti a carbone e la stessa Federico II operava per un numero maggiore di ore/anno.
Il fatto che ancora oggi, malgrado il miglioramento rispetto al passato, persista un eccesso significativo di mortalità e morbilità e che tutto questo avvenga (come hanno detto i ricercatori nel corso della presentazione) nel pieno rispetto delle norme sulle emissioni, sono il segno che gli effetti dell’inquinamento tendono a permanere nel tempo e che i limiti non sono adeguati a evitare i danni. Il carbone, quindi,  fa sempre male anche quando rispetta i limiti di legge sulle emissioni e questo non lo dicono gli ambientalisti ma in Puglia oggi è arrivata l’ennesima conferma dalla comunità scientifica.
“Dietro questi numeri c’è la sofferenza di moltissime persone e di un’intera comunità”. Ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia che chiede di “fissare un punto, concreto, per mettere fine a tutto questo, e costruire, da subito, alternative di sviluppo pulito e rinnovabile, molto più nelle corde di una delle Regioni più ricche di natura. Gli inquinatori, i cui nomi sono a tutti noti, ora non ingaggino la solita lotta sui numeri e le cifre, ma diano concreti e visibili segni e contributi per cambiar rotta, porre fine alle produzioni inquinati e risanare l’area”.
“Con la Strategia Energetica Nazionale c’è la concreta possibilità di cominciare a scrivere, nero su bianco la data della fine del carbone in Italia: noi chiediamo che questa data sia al massimo il 2025 – conclude Midulla -. È un’opportunità per i brindisini, per la Puglia e per l’Italia. E’ un dovere morale, perché il carbone è anche il primo killer del clima, dal quale dipendono le condizioni per la vita di tutti”......

I risultati dello studio suggeriscono, oltre alla necessità di proseguire l’osservazione epidemiologica, l’attuazione di tutte le misure preventive atte a tutelare la salute della popolazione, compresa l’adozione delle migliori tecniche disponibili per il contenimento delle emissioni industriali.

07 ottobre 2016

Peacelink Ilva e Studio Forastiere:"Terribile indifferenza di chi poteva fermare quelle morti".

Tratto da Peacelink
Ilva e Studio Forastiere

PeaceLink: "Terribile indifferenza di chi poteva fermare quelle morti"

Emissioni Ilva notturne
I dati presentati stamattina alla presenza del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano confermano e rafforzano l'azione della magistratura, che mantiene sotto sequestro gli impianti dell'area a caldo dell'ILVA, e danno torto marcio a chi sostiene che attualmente la situazione sia accettabile e priva di pericoli significativi per la salute. Il pericolo invece c'è e i danni pure. Riteniamo positivo il ricorso alla Corte Costituzionale del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano annunciato oggi contro l'ultima legge Salva-Ilva.
3 ottobre 2016 - Associazione PeaceLink

Comunicato di PeaceLink

In queste ore il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, pediatra per professione, sarebbe dovuto esplodere di rabbia per i nuovi dati epidemiologici, quelli terribili presentati a Bari, che evidenziano uno stato di sofferenza sanitaria scaricata dalle emissioni inquinanti sui più deboli e sui più esposti. Parliamo dell'eccesso di ricoveri per di bambini fra 0 e 14 anni: +24% nel quartiere Tamburi, +26% nel quartiere Paolo VI.

E i parlamentari tarantini che hanno votato le leggi salva-Ilva avrebbero dovuto inginocchiarsi e chiedere scusa ai cittadini.Fumo dal camino E-312 dell'ILVA

Ma ai dati terribili corrisponde la terribile e silenziosa indifferenza dei responsabili di tanti anni di governo.

I dati presentati oggi a Bari dal dottor Francesco Forastiere dimostrano scientificamente per la seconda volta che all’aumentare dei valori di PM10 industriale (polveri sottili) tende a seguire un aumento della mortalità nei quartieri vicini all'ILVA (Tamburi, Paolo VI, città Vecchia, Borgo). 

La prima volta che venne dimostrata scientificamente tale correlazione fu nel 2012 e la magistratura sequestrò gli impianti dell'area a caldo dell'ILVA, senza facoltà d'uso.

Il fatto che alla minore produzione dell'ILVA corrispondano oggi minori impatti sulla salute non significa che essi siano accettabili, in quanto sono comunque abbondantemente sopra il livello di normalità. Taranto infatti si qualifica come area critica dove ci si ammala di più e dove si muore di più, facendo i confronti con il resto della Puglia. Lo confermano i dati recentemente presentati da PeaceLink sugli anni di vita persi ogni anno dai tarantini (1340 in media rispetto alla media pugliese). I dati presentati stamattina alla presenza del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano confermano e rafforzano l'azione della magistratura, che mantiene sotto sequestro gli impianti dell'area a caldo dell'ILVA, e danno torto marcio a chi sostiene che attualmente la situazione sia accettabile e priva di pericoli significativi per la salute. Il pericolo invece c'è e i danni pure. Quanti altri studi dovremo attendere?

Lo "Studio Forastiere 2" conferma e aggiorna quanto già evidenziato nella perizia presentata al Tribunale di Taranto nel 2012 dallo stesso dottor Forastiere. 

Vi è un equivoco di fondo di cui si nutre oggi la malapolitica e la cattiva coscienza di chi l'ha servita a capo chino. "Si muore per colpa del passato", sentiamo ripetere. Non è vero: si muore anche per colpa del presente.
Chi muore di infarto in presenza di concentrazioni dannose del PM10 industriale muore per il PM10 di oggi e non di trenta anni fa.

Su questo lo "Studio Forastiere" è chiaro.

Le esposizioni sia recenti sia passate sarebbero associate non solo ad effetti a lungo termine ma anche ad effetti mortali a breve termine, ossia ictus e infarti attribuibili ai livelli di concentrazione del PM10 industriale. Lo studio conferma ancora una volta il nesso fra mortalità nelle aree contigue all'ILVA e valori di particolato inalabile, caratterizzato a Taranto da una miscela tossica che differenzia in peggio le polveri di Taranto da quelle di altre città.

Sono tutte cose su cui il Papa non può fare nulla, ma il sindaco sì. Eppure abbiamo un sindaco che va dal Papa invece di andare da chi ha il potere di fermare la strage.
Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink

Secondo comunicato


La giunta regionale della Puglia riunita oggi in seduta straordinaria, ha deliberato di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale l'ultima legge Salva-Ilva, ossia la legge numero 151/2016, che ha convertito l’ultimo decreto legge sull'Ilva.

Apprezziamo questa scelta della Giunta regionale che ha dimostrato di voler esercitare i poteri conferiti dalla Costituzione a tutela dei diritti dei cittadini di Taranto.
Per PeaceLink

Antonia Battaglia
Fulvia Gravame
Luciano Manna
Alessandro Marescotti

Leggi anche 

Taranto, Ilva: lo studio integrale aggiornato presentato oggi


Questa ricerca integra e aggiorna la perizia presentata nel 2012 al Tribunale di Taranto.  Confermata la gravità della situazione sanitaria anche dopo le leggi Salva Ilva

Peacelink Ilva e Studio Forastiere:"Terribile indifferenza di chi poteva fermare quelle morti".

Tratto da Peacelink
Ilva e Studio Forastiere

PeaceLink: "Terribile indifferenza di chi poteva fermare quelle morti"

Emissioni Ilva notturne
I dati presentati stamattina alla presenza del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano confermano e rafforzano l'azione della magistratura, che mantiene sotto sequestro gli impianti dell'area a caldo dell'ILVA, e danno torto marcio a chi sostiene che attualmente la situazione sia accettabile e priva di pericoli significativi per la salute. Il pericolo invece c'è e i danni pure. Riteniamo positivo il ricorso alla Corte Costituzionale del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano annunciato oggi contro l'ultima legge Salva-Ilva.
3 ottobre 2016 - Associazione PeaceLink

Comunicato di PeaceLink

In queste ore il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, pediatra per professione, sarebbe dovuto esplodere di rabbia per i nuovi dati epidemiologici, quelli terribili presentati a Bari, che evidenziano uno stato di sofferenza sanitaria scaricata dalle emissioni inquinanti sui più deboli e sui più esposti. Parliamo dell'eccesso di ricoveri per di bambini fra 0 e 14 anni: +24% nel quartiere Tamburi, +26% nel quartiere Paolo VI.

E i parlamentari tarantini che hanno votato le leggi salva-Ilva avrebbero dovuto inginocchiarsi e chiedere scusa ai cittadini.Fumo dal camino E-312 dell'ILVA

Ma ai dati terribili corrisponde la terribile e silenziosa indifferenza dei responsabili di tanti anni di governo.

I dati presentati oggi a Bari dal dottor Francesco Forastiere dimostrano scientificamente per la seconda volta che all’aumentare dei valori di PM10 industriale (polveri sottili) tende a seguire un aumento della mortalità nei quartieri vicini all'ILVA (Tamburi, Paolo VI, città Vecchia, Borgo). 

La prima volta che venne dimostrata scientificamente tale correlazione fu nel 2012 e la magistratura sequestrò gli impianti dell'area a caldo dell'ILVA, senza facoltà d'uso.

Il fatto che alla minore produzione dell'ILVA corrispondano oggi minori impatti sulla salute non significa che essi siano accettabili, in quanto sono comunque abbondantemente sopra il livello di normalità. Taranto infatti si qualifica come area critica dove ci si ammala di più e dove si muore di più, facendo i confronti con il resto della Puglia. Lo confermano i dati recentemente presentati da PeaceLink sugli anni di vita persi ogni anno dai tarantini (1340 in media rispetto alla media pugliese). I dati presentati stamattina alla presenza del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano confermano e rafforzano l'azione della magistratura, che mantiene sotto sequestro gli impianti dell'area a caldo dell'ILVA, e danno torto marcio a chi sostiene che attualmente la situazione sia accettabile e priva di pericoli significativi per la salute. Il pericolo invece c'è e i danni pure. Quanti altri studi dovremo attendere?

Lo "Studio Forastiere 2" conferma e aggiorna quanto già evidenziato nella perizia presentata al Tribunale di Taranto nel 2012 dallo stesso dottor Forastiere. 

Vi è un equivoco di fondo di cui si nutre oggi la malapolitica e la cattiva coscienza di chi l'ha servita a capo chino. "Si muore per colpa del passato", sentiamo ripetere. Non è vero: si muore anche per colpa del presente.
Chi muore di infarto in presenza di concentrazioni dannose del PM10 industriale muore per il PM10 di oggi e non di trenta anni fa.

Su questo lo "Studio Forastiere" è chiaro.

Le esposizioni sia recenti sia passate sarebbero associate non solo ad effetti a lungo termine ma anche ad effetti mortali a breve termine, ossia ictus e infarti attribuibili ai livelli di concentrazione del PM10 industriale. Lo studio conferma ancora una volta il nesso fra mortalità nelle aree contigue all'ILVA e valori di particolato inalabile, caratterizzato a Taranto da una miscela tossica che differenzia in peggio le polveri di Taranto da quelle di altre città.

Sono tutte cose su cui il Papa non può fare nulla, ma il sindaco sì. Eppure abbiamo un sindaco che va dal Papa invece di andare da chi ha il potere di fermare la strage.
Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink

Secondo comunicato


La giunta regionale della Puglia riunita oggi in seduta straordinaria, ha deliberato di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale l'ultima legge Salva-Ilva, ossia la legge numero 151/2016, che ha convertito l’ultimo decreto legge sull'Ilva.

Apprezziamo questa scelta della Giunta regionale che ha dimostrato di voler esercitare i poteri conferiti dalla Costituzione a tutela dei diritti dei cittadini di Taranto.
Per PeaceLink

Antonia Battaglia
Fulvia Gravame
Luciano Manna
Alessandro Marescotti

Taranto, Ilva: lo studio integrale aggiornato presentato oggi


Questa ricerca integra e aggiorna la perizia presentata nel 2012 al Tribunale di Taranto. 

18 settembre 2016

Brindisi: “L’ultimo studio epidemiologico conferma che il carbone uccide, è ora di fermarlo”

Tratto da  Brundisium.net

centrali a carbone
Nel recente convegno mondiale di epidemiologia a Roma sono stati presentati i primi risultati dei lavori condotti da Arpa, Asl Brindisi, Ares , Dipartimento Epidemiologia del Lazio, coordinati dal Prof. Francesco Forastiere, uno dei massimi esperti nel settore, sugli effetti sanitari a lungo termine dell’esposizione al particolato atmosferico emesso dalle tre centrali termoelettriche a Brindisi.

I risultati sono la conferma di un quadro di eccezionale gravità: Nei sette comuni dell’area a rischio di Brindisi , una popolazione di circa 230.000 abitanti, nel periodo di osservazione tra il 2001 e il 2013 si osserva un incremento della mortalità dell’8 % per tutte le cause di tumore, con punte dell’11% per il tumore del pancreas, del 16% per tumori alla vescica, del 12% per malattie respiratorie. Inoltre vi è un eccesso di mortalità dell’11% per infarto cardiaco.

Non sono solo numeri, sono donne ed uomini, bambini ed anziani, che muoiono nei 7 comuni dell’area a rischio composta da Brindisi, Carovigno, Cellino, Mesagne, San Pietro, San Vito e Torchiarolo. Un tributo altissimo pagato da innocenti in questi anni.

Uno studio che ricordiamo è finanziato dalla Regione Puglia che quindi deve in conseguenza dei risultati ottenuti giungere a provvedimenti conseguenti, chiedendo la fine della combustione del carbone.

Questo studio arricchisce il quadro di epidemiologico dell’area di Brindisi, giunge infatti dopo lo studio del Prof. Latini sull’eccesso di malformazioni neonatali congenite, in particolare quelle cardiache in eccesso del 50% sulla media europea, e dopo quello dei ricercatori del CNR che attribuiscono da 7 a 44 morti nel 2006 , l’anno preso in considerazione, i morti dovuti alle emissioni della centrale di Cerano.

Facciamo notare che tutti questi studi evidenziano un’altra verità che in tanti cercano di nascondere, che le emissioni di particolato sono nei limiti di legge ma ciò non è sufficiente per proteggere la salute dei cittadini. L’esposizione a lungo termine anche per emissioni inferiori ai limiti incrementa la mortalità . Questo è ormai un dato scientifico inconfutabile e supportato da una grandissima letteratura scientifica.

E’ evidente che questo quadro di assoluta emergenza sanitaria impone un’unica soluzione: fermare il carbone, fermare le emissioni che uccidono innocenti in nome di un profitto per le grandi multinazionali.

Nei prossimi giorni, all’avvio dei lavori della commissione ambiente chiederemo l’audizione pubblica degli autori dell’ultimo studio per esporre a tutte le forze politiche e ai cittadini il quadro epidemiologico e chiederemo in un prossimo consiglio comunale che la Sindaca chieda con forza il riesame dell’AIA per la centrale Enel, tutt’ora in corso, per una valutazione dell’impatto sanitario delle emissioni autorizzate, al fine di evidenziare la loro incompatibilità con la salvaguardia della salute umana......Continua qui

15 febbraio 2016

“Decarbonizzare costa molto, si dice, ma perché morire inutilmente ha un costo minore”?

Tumori e fattori di rischio, Emiliano affonda il colpo: "Stop al carbone"

Leggiamo su Lecceprima


Tumori e fattori di rischio, Emiliano affonda il colpo: 

"Stop al carbone"

Risultati immagini per centrali a carbone
Risultati immagini per centrali a carbone
Presentati i dati del Centro Salute Ambiente: preoccupa l'incidenza delle neoplasie ai polmoni e alla vescica. Necessario approfondire le indagini sulla qualità dell'aria, dell'acqua e del suolo

Tumori e fattori di rischio, Emiliano affonda il colpo: "Stop al carbone"
LECCE – Dalla proposta all’impegno, per segnare un punto di svolta rispetto allo status quo. L'obiettivo è quello di eliminare il carbone dai processi produttivi in Puglia.
Il presidente della Regione, Michele Emiliano, lo ha ribadito davanti ai vertici della Asl di Lecce nel corso di un incontro nel quale sono stati presentati i risultati del report “Ambiente e salute in provincia di Lecce”.
Il governatore ha deciso di inserire il tema della riconversione dei siti industriali più inquinanti – Ilva e Cerano su tutti – nelle priorità della sua agenda, mettendo in conto di portare la questione su un terreno minato, quello dello scontro con i principali centri di potere istituzionale ed economico.
Emiliano ha riferito al pubblico che ha gremito l’auditorium del museo Sigismondo Castromediano il refrain che si sente ripetere da quando ha aperto la discussione su quella che considera una vera e propria vertenza ambientale per la regione: “Decarbonizzare costa molto, mi si dice, ma perché morire inutilmente ha un costo minore”? Il presidente della Regione ha quindi dichiarato che la classe dirigente non si farà dividere da prebende e incarichi, perché “la Puglia si è stancata di produrre energia per il resto del paese e di pagarne tutte le conseguenze”.
All’intervento del governatore hanno fatto seguito le relazioni del direttore sanitario della Asl, Antonio Sanguedolce, di Giorgio Assennato, direttore dell’Agenzia regionale per l’ambiente, e di Giovanni De Filippis, responsabile del Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria leccese.
Le evidenze statistiche, peraltro non inedite, parlano di circa 4mila nuovi casi all'anno e di un’incidenza oltre la media nazionale e regionale di tumori al polmone e alla vescica, con netta prevalenza nel sesso maschile e con una concentrazione anomala in alcuni distretti sociosanitari a seconda della patologia.....
E’ necessario quindi approfondire alcuni aspetti del rapporto che lega gli agenti inquinanti all’insorgenza di alcune gravi malattie, ma anche rivedere in maniera più stringente la griglia dei controlli, magari adottando i parametri di riferimento dell’Organizzazione mondiale della sanità che, per esempio per quanto riguarda le polveri sottili, sono inferiori a quelli utilizzati dalle normative di settore.
La convinzione è che non basti controllare l’eventuale sforamento dei valori soglia, ma valutare anche i cosiddetti effetti cumulativi dovuti alle eventuali ripercussioni dell’esposizione continuata ad agenti inquinanti, seppur al di sotto dei limiti di legge. La Asl ha quindi elaborato una serie di indicazioni per le istituzioni per quanto riguarda l’inquinamento dell’aria, dell’acqua, del suolo e la presenza di agenti fisici radioattivi come il radon.


Potrebbe interessarti:http://www.lecceprima.it/politica/tumori-fattori-rischio-carbone-ilva-cerano.html
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08 gennaio 2016

Dal carbone al metano,Agostino Di Ciaula (Isde): non è soluzione magica


agostino di ciaulaTratto da Inchiostro Verde



TARANTO – Da giorni pubblichiamo dichiarazioni del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano in merito alla decarbonizzazione della Puglia. L’ipotesi avanzata è ormai nota: sfruttare un eventuale approdo del gasdotto Tap a Brindisi (e non a Melendugno come è previsto attualmente) per favorire la riconversione della centrale a carbone di Cerano e del siderurgico di Taranto.....

Oggi, torniamo sull’argomento pubblicando una lettera rivolta al governatore dal  dottorAgostino Di Ciaula, Coordinatore del Comitato scientifico Isde (Medici per l’ambiente). Nella premessa, Di Ciaula dà atto ad Emiliano di avere un approccio “inedito rispetto ai suoi predecessori”, ma evidenzia anche il suo limite: «Per risolvere questo problema, lei guarda alla semplice sostituzione con un altro combustibile fossile, il metano, come se questa fosse una soluzione magica e, soprattutto, come se fosse l’unica possibilità». Spiega il medico Isde:


«Anche se molto meno del carbone, persino la combustione di metano inquina, genera gas serra e conseguenze sanitarie misurabili. Prima di pensare a semplici sostituzioni, sarebbe opportuno considerare alcune possibili sottrazioni, seguendo le linee guida dell’analisi preliminare e della crescita sostenibile. Sarebbe opportuno interrogarsi su quanta energia davvero serva ai pugliesi».

Di Ciaula fonisce anche dei dati: «La Puglia produce ormai (fonte Terna), con una crescita costante che dura da anni, il 91% in più dell’energia di cui ha bisogno. Consumiamo circa 19.000 GWh/anno di energia e la produzione regionale da fonti rinnovabili ammonta, in questo momento, a circa 8.000 GWh/anno. Seppure il governo regionale non volesse o non potesse (ragionamento per assurdo) puntare sul miglioramento dell’efficienza energetica o aumentare la produzione da fonti rinnovabili, dovrebbe considerare che le centrali termoelettriche tradizionali in questo momento operative sul territorio regionale producono circa 30.000 GWh/anno di energia, che significa circa 19.000 GWh di energia inutile per i pugliesi (ma utilissima per i produttori), utilizzando fonti fossili inquinanti (carbone e metano) con conseguenze ambientali e sanitarie tranquillamente evitabili, insieme alle speculazioni di mercato». 

In altri termini, conclude il medico Isdesto parlando di revisione sostenibile del Piano Energetico Regionale. La scommessa che lei davvero dovrebbe vincere, Presidente, è quella di concludere, finalmente, l’era delle toppe e dell’emergenza e di inaugurare un futuro costruito sull’analisi oggettiva dei problemi, sulla prevenzione primaria, sulla partecipazione e sul bene comune”


Caro Presidente Michele Emiliano
Lei giustamente si pone il problema della decarbonizzazione della Puglia. Questo, oltre ad essere inedito rispetto ai suoi predecessori, è giusto per chi governa la Regione che ha il primato nazionale di emissioni di gas serra e di inquinanti da emissioni industriali, una delle maggiori centrali a carbone d’Europa e criticità sanitarie da inquinamento industriale ben documentate su riviste scientifiche internazionali. 


Per risolvere questo problema, però, Lei guarda alla semplice sostituzione con un altro combustibile fossile, il metano, come se questa fosse una soluzione magica e, soprattutto, come se fosse l’unica possibilità..... 


.

23 luglio 2015

IL FATTO QUOTDIANO :Ilva, 44 a giudizio per il disastro ambientale

Rinvio anche per Fabio e Nicola Riva, per l’ex presidente della Provincia Florido e il sindaco Stefano
Ex governatore accusato di avere tentato, in concorso, di “ammorbidire” l’Arpa
.....




Inizierà il 20 ottobre il processo nei confronti di Fabio e Nicola Riva e dei vertici dell’Ilva. Il gup Vilma Gilli ha infatti rinviato a giudizio tutti gli imputati che hanno scelto il rito ordinario tra i quali, oltre ai Riva, anche l’ex governatore Nichi Vendola, l’ex
presidente della provincia di Taranto, Gianni Florido, e il sindaco del capoluogo ionico Ippazio Stefano.
A processo sono finiti anche Luigi Pelaggi, l’ex capo della segreteria tecnica del ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, e Dario Ticali, ex presidente della commissione ministeriale che rilasciò l’autorizzazione integrata ambientale alla fabbrica
                                                 __________________________


Secondo l’inchiesta condotta dai carabinieri del Noe 
di Lecce e dalla Guardia di finanza di Taranto, 
la continua emissione di sostanze nocive è avvenuta con “piena consapevolezza”, cioè, avrebbe determinato un “gravissimo pericolo per la salute pubblica” causando “eventi di malattia e morte nella popolazione”, mettendo a rischio la salute dei lavoratori dell’Ilva e avvelenando i terreni su cui pascolavano greggi di pecore e le acque nelle quale si allevavano le cozze di Taranto.


La decisione del gup di Taranto Wilma Gilli, secondo Angelo Bonelli, “è un fatto importante per la
città di Taranto e per tutto il popolo inquinato”
che ricorda “Taranto la città dei veleni dove, 30
persone ogni anno hanno perso la vita a causa dall’inquinamento, i bambini si ammalano di tumore del +54% rispetto alla media pugliese, la diossina ha contaminato la catena alimentare e gli operai muoiono in fabbrica per gravi incidenti sul lavoro, potrà cominciare a sperare di avere giustizia”.

Secondo il coportavoce nazionale dei Verdi “il processo ‘Ambiente svenduto’ sarà il più importante nella storia della Repubblica Italiana e mentre a Roma si approvano vergognosamente decreti salva Ilva che espugnano Taranto – ‘Dum Romae consulitur, Tarentum expugnatur’ – noi continuiamo a sollecitare la necessaria conversione industriale per passare da un’economia dei veleni ad un’ economia della vita come accaduto in altri paesi europei come ad esempio a Bilbao e Pittsburgh.

Per noi Verdi – ha concluso Bonelli – che siamo costituiti come parte civile nel processo ‘Ambiente
Svenduto’,
Taranto non è un caso isolato: bisogna liberare l’Italia dai veleni e dalla corruzione che
sono due facce dello stesso problema”
.
Qui l'articolo integrale

30 maggio 2015

Domenica 31 Maggio alle 21.45 su RAI 3: Inchiesta sull’energia, le centrali di Brindisi su Report della Gabanelli

BRINDISI- Le centrali a carbone di Brindisi a Report, il programma di Milena Gabanelli, che andrà in onda domenica 31 Maggio alle 21.45 su RAI 3. L’inchiesta di Roberto Pozzan e Giorgio Mottola parlerà di energie rinnovabili: mentre i Paesi del Golfo Persico, ricchi di petrolio, investono in fotovoltaico, in Italia, dove importiamo dall’estero, si fa di tutto per complicare le cose a quanti vorrebbero produrre energia pulita, mentre imperversano le truffe sui carbon credit.

Tratto da Lospaccatv.it

Report: Fino a esaurimento

Report puntata
I Paesi arabi sembrano aver preso la questione del riscaldamento globale più seriamente di noi. Di recente nel Golfo è stata avviata una seria politica di finanziamento delle energie rinnovabili. Ad Abu Dhabi è stata progettata e in parte già costruita un’intera città a impatto zero. Quando il petrolio sarà finito, potremmo ritrovarci ad acquistare da loro anche l’energia solare. In Italia, infatti, dopo il boom degli scorsi anni, la spinta alla costruzioni di nuovi parchi eolici e impianti fotovoltaici si è esaurita, Enel tiene ancora in piedi centrali termoelettriche e, anche nell’ultimo piano industriale, ha confermato la scelta del carbone.
A distanza di diciotto anni dal protocollo di Kyoto, la maggior parte delle misure introdotte per bloccare il riscaldamento globale si sono rivelate inefficaci. Il sistema dei carbon credit, i certificati che è necessario acquistare per inquinare, non solo non ha bloccato le emissioni di Co2, ma ha dato la possibilità, nel nostro Paese, a organizzazioni che in alcuni casi sono risultate addirittura vicine al terrorismo internazionale, di intascare miliardi di euro.
Ma se l’economia verde è oggi in forte calo, la colpa è anche della legislazione nazionale. Le leggi italiane, infatti, continuano a bloccare quella che dal punto di vista energetico potrebbe essere una vera e propria rivoluzione: la generazione energetica diffusa, che metterebbe in crisi lo status quo delle grandi centrali elettriche.