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20 novembre 2016

"Bimbi versus Obama" contro fonti fossili, primo ok a causa :"stiamo domandando giustizia per la nostra generazione e per tutte quelle future".

Tratto da Ansa

"Bimbi versus Obama" contro fonti fossili, primo ok a causa

 © ANSA

Giudice riconosce diritto minori di Ong a ricorrere

Un gruppo di bambini e ragazzi di una Ong ambientalista Usa si è visto riconoscere da una Corte federale il diritto a fare causa al Governo di Washington per violazione dei diritti costituzionali alla vita e alla libertà, a causa dell'utilizzo delle fonti di energia fossili.

La causa è stata presentata nel settembre 2015 da 21 bambini e ragazzi dai 9 ai 20 anni, appartenenti all'Ong Our Children's Trust. I destinatari del ricorso sono il presidente Obama, l'industria energetica e varie agenzie federali. I giovanissimi ricorrenti contestano al governo e alle società energetiche di continuare a puntare sulle fonti fossili come carbone, petrolio e gas, che inquinano e generano gas serra, mettendo a rischio la vita e la salute dei cittadini e delle generazioni future.

Gli avvocati di questi si sono opposti per varie ragioni: alcuni negando che minori avessero diritto di fare causa allo Stato, altri sostenendo che il riscaldamento globale non è provocato dall'uomo.

Il giudice della Corte federale dell'Oregon, Ann Aiken, ha invece riconosciuto ai giovani ambientalisti il diritto di fare causa al Governo: "L'azione è di un genere differente rispetto al tipico caso ambientalista - ha scritto nella sua sentenza -. Essa sostiene che le azioni o non azioni dei convenuti, che violino o no qualsiasi specifico dovere di legge, abbiano così profondamente danneggiato il nostro pianeta da minacciare i diritti costituzionali fondamentali dei ricorrenti alla vita e alla libertà. Le Corti federali troppo spesso sono state caute ed eccessivamente deferenti nel campo delle norme ambientali, e il mondo ha sofferto per questo".

Il leader del gruppo di giovanissimi ricorrenti è un nativo americano, Xiuhtezcatl Martinez, che ha soli 16 anni è già direttore dell'ong ambientalista Earth Guardians, nonché cantante rap. "La mia generazione sta riscrivendo la storia - ha detto dopo la sentenza -. Noi stiamo facendo quello che così tanta gente ci aveva detto che non era in grado di fare: ritenere i nostri leader responsabili per le loro azioni disastrose e pericolose. Io e gli altri ricorrenti stiamo domandando giustizia per la nostra generazione e per tutte quelle future".

10 giugno 2016

1)Appello ad Amnesty International Nuovo decreto ILVA viola i diritti umani 2) Decreto salva Ilva, immunità per chi compra e addio bonifiche.

Tratto da Peacelink

Lettera alla Commissione Europea e ad Amnesty International

Le due lettere di Peacelink dopo il decimo decreto salva Ilva
peacelink
Dopo la pubblicazione del decimo decreto Salva Ilva, PeaceLink ha scritto alla Commissione Europea una dettagliata analisi del testo che presenta aspetti giuridici anomali e di una gravità eccezionale.
Questa è la lettera PeaceLink alla Commissione Europea:
Tratto da Peacelink
Appello ad Amnesty International

Nuovo decreto ILVA viola i diritti umani


Pubblicato il decimo decreto Ilva. Immunità penale anche a chi acquista l'Ilva. Violato lo stato di diritto. Sacrificato il principio di eguaglianza e introdotto un principio di diseguaglianza dei diritti in base al territorio a cui una persona appartiene. Violati gli articoli 1, 2 3, 7 e 10 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948.
10 giugno 2016 - Alessandro Marescotti


APPELLO AD AMNESTY INTERNATIONAL
Scriviamo ad Amnesty International perché il decreto pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale viola lo Stato di Diritto. Garantisce l'immunità penale ai privati che comprano ILVA. Tutta la documentazione è su http://www.peacelink.it/ecologia/a/43247.html

Chiediamo un pronunciamento di Amnesty International.
A nostro avviso sono violati i seguenti articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948.
Articolo 1 Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 2 Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.
Articolo 3 Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.
Articolo 7 Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.
Articolo 10 Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.
Cordiali saluti
Alessandro Marescotti
Fulvia Gravame
Antonia Battaglia
Luciano Manna
                          _____________________
Tratto da Laringhiera

Salva Ilva, immunità per chi compra e addio bonifiche. 

Spallata alle speranze di Taranto.


“Con il decimo decreto salva Ilva chi acquisterà l’acciaieria avrà l’immunità penale, non sarà obbligato a fare le bonifiche, potrà cambiare il piano ambientale e sanitario e per ultimo si concede ulteriore proroga di 18 mesi per la realizzazione delle prescrizioni ambientali e quindi strettamente connessi alla salute, in questo modo si da’ una spallata definitiva alle fondamenta dell’ordinamento giuridico italiano”.


Lo dichiara Angelo Bonelli della federazione dei Verdi che aggiunge “a Taranto sapevamo che il diritto alla salute era stato sospeso ma che si arrivasse anche a garantire l’immunità penale agli acquirenti come previsto dall’art.1 comma lettera b all’articolo, è un qualcosa che non ha alcun precedente in Europa e in nessun paese democratico. Nel decreto – continua l’esponente dei Verdi, si modifica l’art.253 del codice ambientale che impone alla proprietà dello stabilimento le bonifiche, in questo modo nessuno farà le bonifiche a Taranto dai terreni ai fondali marini in un territorio dove a causa dell’inquinamento non si può pascolare per un raggio di 20 km”.

Secondo l’esponente dei Verdi “la proroga di ulteriori 18 mesi delle già blande misure ambientali, provocherà un’ennesima sospensione del diritto alla salute dei cittadini che da decenni respirano inquinanti e metabolizzano diossine. Perché- conclude Bonelli-continuare a guardare al passato per non investire nel futuro come accaduto a Bilbao, Pittsburgh o alla Ruhr dove dalla conversione industriale in chiave ecologica sono stati prodotti centinaia e centinaia di migliaia di posti di lavoro?”

Sul decimo decreto salva Ilva, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e da oggi in vigore intervengono anche Antonia Battaglia, Fulvia Gravame, Luciano Manna e Alessandro Marescotti di Peacelink. “Il testo – scrivono – è fantascienza del diritto. Infatti estende l’immunità penale, già prevista per i commissari, anche all’aggiudicatario.
PeaceLink invita tutte le forze che si battono contro le modifiche alla Costituzione a dichiarare esplicitamente la loro contrarietà a questo decreto abnorme che sospende a Taranto le tutele non solo della Costituzione ma del diritto stesso. 
Oggi la lotta per i diritti costituzionali passa da Taranto”.

18 aprile 2012

VERSO LA SENTENZA Ilva, processo al disastro

 Tratto da Lettera 43
VERSO LA SENTENZA

Ilva, processo al disastro

Taranto fa i conti con l'emergenza ambientale e il lavoro.

di Antonietta Demurtas
L'acciaieria Ilva di Taranto.

Se i muri potessero parlare, quelli della procura di Taranto direbbero che sull'inchiesta che vede indagati cinque dirigenti dell’Ilva per disastro ambientale, il rinvio a giudizio è vicino. E che prima dell'estate dovrebbe aprirsi un processo penale che potrebbe stravolgere giurisprudenza e imprese italiane ben più del caso Eternit.
Questa volta, infatti, fra gli imputati non c'è un'azienda chiusa da 20 anni, ma un impianto siderurgico attivo che impiega 11.600 dipendenti diretti, più 2.500 dell'indotto.
 

 DISASTRO AMBIENTALE. Una responsabilità che grava sulle spalle del piccolo tribunale di Taranto e del procuratore capo Franco Sebastio. Che ha avviato una complessa indagine nei confronti dei responsabili dell’impianto siderurgico in relazione alle gravissime ipotesi di reato (disastro doloso, avvelenamento di terreni e sostanze alimentari, danneggiamento aggravato e violazioni alla normativa in materia di inquinamento atmosferico) in danno alla comunità.
Sull'esito del procedimento, però, il procuratore non esclude alcuna possibilità, neppure l'archiviazione del caso. «Stiamo valutando. Il nostro compito è fare chiarezza», dice a Lettera43.it.

«La vita di una persona non può essere barattata con 10 mila posti di lavoro»

Per ora a parlare è una perizia medico-epidemiologica disposta dalla procura che ha rilevato una connessione tra le malattie, le morti causate da tumori e l'inquinamento prodotto dall'Ilva. Accertati 174 decessi per tumore in sette anni. In particolare, nei quartieri Tamburi e Borgo, a ridosso dell'acciaieria, sarebbe stato registrato il quadruplo di mortalità e il triplo di ricoveri per malattie cardiache rispetto al resto della città.
Quanto allo stato di salute degli operai della industria siderurgica, il quadro di compromissione, scrivono gli esperti, «è confermato dall'analisi dei ricoveri ospedalieri con diverse diagnosi di tumori, e malattie cardiovascolari e respiratorie».

 
LA SCELTA TRA DUE DIRITTI. Ma è proprio sul difficile rapporto tra ambiente e occupazione che la città rischia ancora una volta di dividersi. Ed è sulla difesa di due diritti costituzionali fondamentali come quello alla salute e al lavoro che la procura è chiamata a misurarsi.
Su quale scegliere, però, i dubbi sono subito archiviati: «Nella nostra Costituzione c'è un solo diritto che, non solo ha valore assoluto, ma non accetta il minimo contemperamento anche in presenza di altri diritti tutelati dalla Carta, ed è il diritto alla vita, ovvero alla salute», ribadisce Sebastio.

AL PRIMO POSTO LA VITA. Per il procuratore non esiste quindi un ragionamento del tipo: per 1.000 posti possiamo accettare tre o quattro morti. «Neppure la vita di una sola persona può essere barattata con 10 mila posti di lavoro, la nostra Costituzione è strutturata in questa maniera».

LA GIUSTIZIA VIGILA DAL 1982. A chi però si domanda come mai si sia arrivati solo oggi a questo procedimento giudiziario, Sebastio risponde senza esitazioni: «La prima sentenza del tribunale di Taranto con la quale l'Italsider venne condannata per la diffusione delle polveri dei parchi minerari sul quartiere Tamburi la feci io da pretore nel luglio del 1982».
Da quella data in poi ci sono stati almeno altri cinque procedimenti penali dei quali l'attuale procuratore si è sempre interessato e «che si sono tutti conclusi con sentenza di condanna definitiva», sottolinea.......

Dopo l'indagine della procura a Roma si apre il tavolo Emergenza Taranto

La procura di Taranto non accetta quindi la critica che spesso le è stata mossa di aver chiuso un occhio davanti alle morti dell'Ilva. Il loro lento operare è giustificato dal fatto che le capacità operative e organizzative non sono le stesse di «altri tribunali più fortunati».
«Non è che ci siamo svegliati improvvisamente oggi dopo anni di silenzio, c'è stata una escalation di processi con numerosi di capi di imputazione quasi a voler dire: non fateci arrivare agli estremi, non fateci arrivare al disastro ambientale».
DIOSSINA: 1.000 ANIMALI ABBATTUTI. Poi però «quando si arriva al punto che si devono abbattere oltre 1.000 capi di bestiame perché le carni sono contaminate dalla diossina e si devono spostare le coltivazioni di mitili dal Mar Piccolo al Mar Grande allora le cose cambiano». Quando si arriva a questi estremi allora il capo di imputazione non può che essere altrettanto pesante.
LA CITTÀ PIÙ INQUINATA D'EUROPA. Ma quella di Taranto, la città più inquinata d'Europa, è una situazione nota a tutti. È stata però la procura a dover disporre la prima indagine epidemiologica. E visti gli esiti della perizia disposta dal gip Patrizia Todisco, è stato poi ancora una volta il procuratore Sebastio, con una lettera, a sollecitare le istituzioni (ministero dell'Ambiente, Regione, Provincia e Comune) a intervenire per tutelare la salute dei cittadini tarantini.
IL 17 APRILE IL TAVOLO A ROMA. Perché allora tutti gli organi pubblici preposti non hanno fatto niente? «Ho saputo che la risposta alla mia lettera è stata: apriamo un tavolo». Ed è infatti Emergenza Taranto il tema della riunione convocata alla presidenza del Consiglio dei ministri a Roma il 17 aprile.
Ma visto che «un magistrato non può aprire tavoli», ancora una volta il procuratore ricorda: «Noi accertiamo responsabilità penali, di reati. Non possiamo interessarci di quelle economiche, politiche e sociali». Perché, «la magistratura non fa la lotta all'inquinamento».

E sul lavoro: «È scorretto scaricare questi problemi sulla magistratura»

Altri sono infatti gli organi che dovrebbero lottare contro l'inquinamento. Così come sono altre le istituzioni che dovrebbero occuparsi della questione occupazionale, che grava come una spada di Damocle sulla testa degli operai in caso si aprisse il processo.

..........Pressioni mediatiche che non preoccupano però la procura: «Decideremo con serenità nei tempi giusti perché queste sono decisioni che devono essere adeguatamente meditate».
In attesa di una decisione ufficiale è sintomatico che tutti i processi che la procura abbia fatto in materia di inquinamento si siano conclusi con sentenza di condanna definitiva. Eccetto uno, sull'inquinamento delle cokerie, che per una settimana è andato prescritto in Cassazione. Ma è stata comunque confermata la condanna al risarcimento dei danni in favore delle parti civili che si erano costituite.
Martedì, 17 Aprile 2012
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