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18 marzo 2017

INQUINAMENTO.Più morti che in guerra.E’ una guerra che colpisce più i bambini che gli adulti.

Tratto da Aspo Italia

Più morti che in guerra

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E’ una guerra invisibile, con tre nemici. Ma ne combattiamo solo uno. E debolmente.
E’ una guerra vigliacca, colpisce più i bambini che gli adulti. E fa più morti in Italia della seconda guerra mondiale.
E’ una guerra che abbiamo sempre perso, e che abbiamo deciso di perdere ancora. 
La propaganda la chiama “inquinamento“, ma il suo vero nome è un altro.
Di Dario Faccini

OSPEDALI E FUNERALI

Nella seconda guerra mondiale in Italia, in cinque anni e mezzo, sono morti per cause dirette e indirette, 291.376 militari e 153.147 civili [1]. In totale sono 444.000 morti.
Ora in Italia, ogni anno, muoiono prematuramente per inquinamento dell’aria 87.ooo persone [2]. Quindi in cinque anni e mezzo (teniamo lo stesso periodo della seconda guerra mondiale per avere un confronto omogeneo) sono 478.000 morti.
Come se non bastassero i morti, ci sono poi i “feriti“. In effetti le morti premature sono solo la punta dell’iceberg di un problema che devasta il Sistema Sanitario Nazionale.
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Uno studio italiano del 2016 ha mostrato come l’incidenza delle malattie respiratorie siano più che raddoppiate in 25 anni (dal 1985 al 2011) [3]:
  • Attacchi d’asma +110%
  • Rinite allergica +130%
  • Espettorato frequente +118%
  • Broncopneumopatia cronica ostruttiva(BPCO) +220%
I bambini sono particolarmente esposti all’inquinamento dell’aria[4]:
  • innanzitutto la loro velocità di respirazione è 2/3 volte quella di un adulto;
  • poi lo strato cellulare che ricopre le loro vie respiratorie è più permeabile agli inquinanti, rispetto quello di un adulto;
  • le ridotte dimensioni delle vie respiratorie aumenta la probabilità di ostruzione a seguito di infezioni;
  • il loro sistema immunitario non è ancora sviluppato, ciò aumenta il rischio di infezioni respiratorie e diminuisce la capacità di contrastarle.
Come tutte le guerre, anche questa ha un costoma è negativo, cioè non spendiamo nel combatterla, ma nel perderla. Ogni cinque anni e mezzo, la spesa sostenuta per i costi sanitari (ospedalizzazioni, giornate perse di lavoro, visite, esami e cure) arriva a 530 miliardi di euro [5]. Per dare un’idea, è più della ricchezza prodotta in un anno dalla Lombardia e Veneto (le due regioni più ricche), ed equivale annualmente a quasi il 5% del PIL nazionale. In realtà, per come si calcola il PIL e la ricchezza di uno stato, è più corretto dire che grazie a questa spesa il nostro PIL è gonfiato di un 5%.

 ENTRIAMO NEL PARTICOLATO

Vediamo di capire cosa è successo nei giorni scorsi.
Semplificando, l’inquinamento dell’aria è riconducibile principalmente alle polveri sottili, PM2,5, responsabili di oltre il 70% dei morti, e agli ossidi di azoto, che uccidono un altro 20%. [6]
Il PM2,5 è composto da minuscole particelle “respirabili” che rimangono in sospensione nell’aria e riescono a giungere sin dentro ai polmoni e da qui nel sangue.
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Le particelle, chiamate anche particolato, possono avere l’origine più diversa e trasportare altri inquinanti molto pericolosi, come il Benzopirene. Per questo, indipendentemente dall’origine, le PM2,5 sono classificate come cancerogene.
Il particolato [7] per lo più è prodotto in due modi:
  1. direttamente da tutte le combustioni (particolato primario)
  2. in inverno, a partire da altri inquinanti gassosi, soprattutto i composti azotati (ossidi di azoto e ammoniaca), quando le condizioni meteo trasformano l’aria inquinata in un vero e proprio laboratorio chimico-fisico (particolato secondario).
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In inverno, le condizioni meteo (freddo, assenza di vento) possono portare alla concentrazione rapida del particolato nelle pianure e nei fondovalle. L’ultimo eclatante episodio è capitato solo pochi giorni fa ed ha investito l’intera Pianura Padana, con valori delle PM2,5 ben al di sopra degli 80 ug/m3 (il limite medio annuo è 25).
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Concentrazioni di PM2,5 il giorno 31-1-2017 in Lombardia e Emilia Romagna. Fonte: Arpa Lombardia e Arpa Emilia Romagna.

L’evento è capitato a grande velocità: sono bastati solo tre giorni. Segno questo che la produzione di inquinanti in Pianura Padana è troppo elevata per il ricambio e la diluizione dell’aria garantita dalle condizioni meteo e morfologiche della grande vallata.
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Impennata delle concentrazioni di PM2,5 alla periferia della città di Cremona a fine gennaio 2017.


SORPRESI DAL NEMICO ALLE SPALLE

Facciamo un gioco con i colori. Scopriamo in Italia chi produce i principali tre inquinanti: PM2,5, Ossidi di Azoto e Ammoniaca.
Legenda fondamentali
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(cliccare per ingrandire) Ripartizione per settore di produzione, dei tre principali inquinanti dell’aria nel 2013, su base nazionale. Il traffico veicolare è calcolato su modelli reali di utilizzo, include quello leggero e quello pesante, l’usura dei pneumatici ma non quella dell’asfalto. Fonte: ASPOItalia, Inquinamento: tutti i banditi e i mandanti.

Si scoprono tre cosette interessanti:
  1. La prima sorpresa sono le biomasse (legna e pellet) per riscaldamento che producono il 60% delle PM2,5, sono di gran lunga la principale fonte di particolato primario;
  2. meno sorprendentemente, il traffico veicolare è il principale produttore degli ossidi di azoto, con il 42,5%; 
  3. la seconda sorpresa viene dalla produzione di ammoniaca, che è al 95% prodotta dal settore agricolo (utilizzo di fertilizzanti);
Questi sono dati nazionali, vediamo di calarli in due casi reali.
In una grande città come Milano, in inverno biomasse (legna e pellet), traffico e particolato secondario producono ciascuno circa un terzo del PM2,5. In aperta campagna invece, oltre che al dimezzarsi del PM2,5 totale, i contributi sono: biomasse 35%, traffico 9%, particolato secondario 53% (NOx 31%, NH3 14%, SOx 9%) e altro 3%. [8]

Fine prima parte.  

17 marzo 2017

UNITI PER LA SALUTE ONLUS : AIUTACI AD ESSERE SEMPRE INCISIVI NELLA NOSTRA LOTTA A DIFESA DELLA SALUTE.

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Rapporto WWF: cambiamento climatico, tutti i rischi per l'Italia

Tratto da l'Espresso IL RAPPORTO

WWF: cambiamento climatico, tutti i rischi per l'Italia

WWF: cambiamento climatico, tutti i rischi per l'Italia

Un nuovo rapporto mette in luce tutti i rischi per la salute e per la Terra. I paesi del Mediterraneo, Italia in testa, è rischiano di più: dall'aumento delle temperature ai disastri naturali, all'esposizione ai fattori di rischio ambientale. Fattori che si stima abbiamo già causato, in tutta Europa, la morte di 1,4 milioni di persone

Malnutrizione, malaria, malattie respiratorie e cardiovascolari, disturbi psichici. E morti. A causarli siamo noi. È il conto che ci presenta il pianeta per non aver curato la sua salute. I cambiamenti climatici, con le ondate di calore, gli eventi meteorologici estremi come alluvioni e siccità aumentano i rischi per la salute e il benessere umano e, secondo un nuovo studio del WWF, i paesi del Mediterraneo, Italia in testa, sono tra quelli che rischiano di più.

Dall'aumento delle temperature all'innalzamento del livello del mare, fino alla riduzione dei ghiacciai alpini e alle alluvioni, le ripercussioni sul rendimento dei raccolti, sulla perdita di biodiversità e sulla salute umana sono già visibili, ma «se verrà superata la soglia di 1,5°C stabilita dall’accordo di Parigi alcune zone del Mediterraneo e del Medio Oriente potrebbero sperimentare temperature superiori a 50°C per molti giorni l’anno, rischiando così di diventare inabitabili».L'AUMENTO DELLE TEMPERATURE


Stando alle previsioni elaborate dallo studio, le ondate di calore in quest’area potrebbero passare dai 16 giorni di media del 2005 agli 80-120 nel 2050 superando i 200 a fine secolo.

Le temperature estremamente alte contribuiscono direttamente alle morti per malattie cardiovascolari e respiratorie, specie nella popolazione anziana. Nel 2003 in Europa, per esempio, sono state registrate 70 mila morti oltre la media e, in base a un rapporto di ISPRA, le ondate di calore causano in Italia in media un incremento del 20-30 per cento della mortalità giornaliera nella fascia di età sopra i 75 anni.

AUMENTANO LE ALLUVIONI


I livelli di ozono e altri inquinanti si innalzano di pari passo con il livello della temperatura, così come quello di pollini e altri allergeni, esacerbando le malattie respiratorie e favorendo la diffusione dell’asma che già colpisce circa 300 milioni di persone al mondo. 

Inondazioni frequenti e intense dovute a precipitazioni estreme contaminano le riserve di acqua dolce, creando terreno fertile per insetti portatori di malattie come le zanzare. Basti considerare che la malaria, che ogni anno uccide 600mila persone, soprattutto bambini, si sta estendendo verso il Mediterraneo.....
Solo in Europa l’esposizione a fattori di rischio ambientale è costata la vita a 1,4 milioni di persone, determinando l’insorgenza di più di cento malattie. Un costo in termini di vite che si va aggiungere alle perdite economiche. Secondo gli scienziati dell’Agenzia europea per l’ambiente, dal 1980 al 2013, gli eventi estremi hanno pesato per 393 miliardi di euro, pari a 710 euro pro capite. La maglia nera del Vecchio Continente è per la Germania (78,7 miliardi), seguita dall'Italia (59,6 miliardi).


«Servono azioni concrete a cominciare dal prossimo G7 che deve sancire la volontà di accelerare l’attuazione dell’Accordo di Parigi. E’ importante che il G7 Salute affronti il tema perché è necessario integrare i rischi dovuti al cambiamento climatico nei sistemi sanitari pubblici», spiega Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia.

Malattie e morti che potrebbero essere evitate grazie a una migliore gestione dell’ambiente e a finanziamenti internazionali per il clima dedicati a progetti per la salute.  

Per la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi «il cambiamento climatico ha volti e impatti diversi in ogni angolo del pianeta, ma la realtà è uguale per tutti: il momento per cambiare il clima che cambia è ora. E’ una sfida che centinaia di milioni di persone in tutto il mondo hanno compreso e il 25 marzo, in occasione di Earth Hour , questo grande movimento globale per il clima farà sentire la propria voce». Perché agli accordi e agli impegni, ora, devono seguire i fatti.



Greenreport : In Europa gli eventi marini estremi che si verificano ogni 100 anni avverranno ogni anno

Tratto da greenreport 

In Europa gli eventi marini estremi che si verificano ogni 100 anni avverranno ogni anno 

Le attuali infrastrutture non reggeranno. In tutto il mondo aumenterà l’energia delle onde estreme
[17 marzo 2017]
Lo studio “Extreme sea levels on the rise along Europe’s coasts”, pubblicato su Earth’s Future, il giornale dell’American geophysical union, da un team di ricercatori del Joint european research centre (Jrc) di cui fa parte anche l’italiano Lorenzo Mentaschi, è uno di quelli che dovrebbe preoccupare molto governi, amministratori locali e pianificatori urbanistici.
Infatti , secondo gli scienziati del Jrc di Ispra, se le emissioni di gas serra continueranno ad aumentare,  le grandi inondazioni del nord Europa, che attualmente si verificano una volta ogni 100 anni, potrebbero diventare eventi annuali.
Le nuove proiezioni del team Jrc  tengono conto delle variazioni del livello del mare, delle maree, delle onde e tempeste nel XXI secolo e hanno scoperto che il riscaldamento globale potrebbe portare entro il 2100 ad aumenti del livello del mare estremi in diverse aree costiere del pianeta e ad aumenti significativi lungo le coste europee. I livelli estremi del mare sono i livelli massimi che si verificano durante una violenta tempesta e che producono gravi inondazioni.
Lo studio evidenzia che «L’aumento della frequenza di questi eventi, che sono oggi considerati eccezionali,  probabilmente spingerà le strutture di protezione delle coste esistenti oltre i loro limiti progettuali, lasciando gran parte delle zone costiere europee esposte a inondazioni».
Il principale autore dello studio, l’oceanografo costiero Michalis Vousdoukas, avverte: «Se non prendiamo misure di protezione differenti, 5 milioni di persone saranno esposte a inondazioni costiere su base annua. ha detto Nord Europa vedrà il più forte aumento del livello estremo dei mari. Le aree lungo il Mediterraneo e il Mar Nero potrebbero vedere più volte l’anno questi eventi centennali di livello estremo del mare.Continua qui

16 marzo 2017

Responsabilità ambientale, cittadini stanchi di ‘sborsare’ dalle proprie tasche: chi inquina deve pagare.

Responsabilità ambientale, cittadini stanchi di ‘sborsare’ dalle proprie tasche: chi inquina paga.

E’ quanto dichiarato da Laura Ferrara in un workshop tenutosi in Parlamento sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale.


BRUXELLES – “I cittadini sono stanchi di dovere sempre pagare di tasca propria con le tasse o, peggio, rimettendoci la salute, per i danni all’ambiente causati dalle industrie inquinanti. Per questo ci stiamo impegnando per fare capire all’Europa che chi inquina deve pagare”, è quanto afferma l’eurodeputata M5S Laura Laura FerraraFerrara, al termine del workshop sull’implementazione della direttiva sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale che ha organizzato ieri al Parlamento europeo di Bruxelles. “Dopo un primo scambio di vedute con la Commissione europea e con i colleghi parlamentari, ho ritenuto utile e opportuno coinvolgere esperti del settore, di tutta Europa, per raccogliere i diversi punti di vista, le critiche, le proposte e le best practices – ha dichiarato Laura Ferrara, che è relatrice per la commissione giuridica del rapporto di implementazione della direttiva sul danno ambientale.- Abbiamo trattato diversi aspetti della direttiva e sono emerse le criticità ma anche diversi spunti per un intervento migliorativo della stessa.
In particolare è stata condivisa la necessità di non lasciare solo nelle mani della politica le questioni ambientali. Occorre infatti un più ampio coinvolgimento di esperti, giuristi, comunità scientifica e non ultimo, dei cittadini. Ho voluto anche portare all’attenzione del Parlamento europeo, la drammatica esperienza vissuta dai cittadini di territori deturpati dai disastri ambientali, come la Calabria......
Fra le proposte dei relatori, che proveremo ad inserire nel rapporto che presenterò al Parlamento europeo – ha dichiarato l’eurodeputata M5S -vi sono:
la creazione di un Fondo per la tutela dell’ambiente dai danni causati dall’attività industriale;
l’introduzione di un registro obbligatorio delle industrie potenzialmente pericolose per l’ambiente, ai sensi della direttiva;
– una banca dati aggiornata dei danni ambientali;
la promozione della cultura della prevenzione del danno ambientale, attraverso una sistematica campagna di informazione;
– la previsione di sgravi fiscali o altre forme di premialità per le aziende che si impegnano con successo nella prevenzione dei danni ambientali;
– l’introduzione di un’autorità indipendente titolare dei poteri di gestione, controllo nonché dei poteri sanzionatori attribuiti dalla direttiva;
– la previsione di adeguate garanzie finanziarie (assicurazioni) per scongiurare il rischio che le aziende responsabili del danno finiscano per non pagare, vanificando il principio chi inquina paga.
“L’inquinamento della biosfera, come ci ha ricordato il Dott. Ernesto Burgio, presidente del comitato scientifico internazionale dell’ISDE (Società Internazionale dei Medici per l’Ambiente), sta ormai modificando irrimediabilmente l’epigenoma, ovvero il software che governa il nostro DNA, con conseguenze drammatiche per l’intera popolazione umana, ma soprattutto per i bambini. Tutto questo  – ha concluso Laura Ferrara – ci impone di rafforzare più che mai il nostro impegno a tutela della salute e dell’ambiente per scongiurare che a pagare per i danni ambientali siano sempre direttamente o indirettamente i cittadini”.

Bimbi e salute: a rischio per inquinamento.... Al via un’iniziativa dei Pediatri.

Tratto da Quotidiano sanita'

Bimbi e salute: a rischio per inquinamento, cibo e cellulari. Al via un’iniziativa dei Pediatri.

15 MAR - Non solo aria inquinata, dentro e fuori casa, ma anche cibo nocivo, raggi del sole e abuso di cellulari e tablet. Sono tutti fattori ambientali potenzialmente tossici per i bambini. Da oggi i pediatri si impegnati, più che mai, per proteggere i più piccoli da questi danni.  La Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) ha siglato un protocollo d’intesa con ANTER, associazione no profit che promuove e tutela le energie rinnovabili, con 5 mila iscritti con sedi in tutte le Province.

Il progetto
“Per la prima volta in Italia – ha affermato Giampietro Chiamenti, presidente FIMP -, grazie alla rete capillare dei pediatri presenti su tutto il territorio, viene realizzato un progetto per studiare l’influenza dell’ambiente sulla crescita del bambino. Il protocollo ha la finalità di promuovere, di comune accordo, formazione e informazione, sensibilizzare e coinvolgere le istituzioni sui danni dell'inquinamento ambientale nello sviluppo dei bambini. Vogliamo sensibilizzare la popolazione, in particolare i genitori, sui fattori di rischio ambientali insegnando le regole della prevenzione. La prima iniziativa è un poster che sarà distribuito negli ambulatori dei pediatri, continueremo con corsi di formazione, lezioni nelle scuole, eventi nelle piazze, questionari indirizzati ai genitori e diffusione di opuscoli. Ogni pediatra di famiglia ha in cura in media 900 bambini, questo si traduce nella possibilità di raggiunge migliaia di famiglie e milioni di cittadini”.....

Le patologie da 0 a 5 anni

Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), più del 33% delle malattie nei bambini al di sotto dei 5 anni è dovuto a fattori ambientali. Prevenire l’esposizione a questi fattori di rischio salverebbe nel mondo circa 4 milioni di vite all’anno solo fra i piccoli, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. “In Italia non sono disponibili dati epidemiologici certi – ha continuato Sapia -, uno degli obiettivi di questa intesa è l’istituzione di un vero e proprio registro delle malattie provocate dall’ambiente nei neonati, nei bambini e negli adolescenti. Questi dati saranno messi a disposizione dei cittadini, delle Istituzioni e della comunità scientifica. Ad esempio, in alcune Regioni del Nord le patologie respiratorie fra i piccoli sono aumentate negli ultimi 10 anni in percentuali comprese fra il 5 e il 15%. Ma è sufficiente un incremento del 2% per allertare i clinici e indurli a mettere in atto misure preventive”.

I campenelli d'allarme

Prevenzione che dovrebbe iniziare prima della nascita. “L’ambiente – ha speigato Sapia - influisce sul genoma e, già nel corso della gravidanza, il corredo genetico dei feti può essere contaminato da elementi inquinanti che la madre assorbe attraverso il cibo ingerito e trasmette al feto stesso. Le sostanze più nocive sono i pesticidi, contenuti negli alimenti. Seguono i metalli pesanti, presenti nelle città, e i cosiddetti interferenti endocrini, in grado di alterare il sistema endocrino e di influenzare negativamente diverse funzioni vitali”. 
  
Asma e allergie sono alcune delle patologie più influenzate dall’inquinamento e oggi si osservano tutto l’anno, non solo in primavera come in passato. E sono sempre più gravi i danni visivi e comportamentali legati all’abuso dei dispositivi elettronici e del computer. In alcuni casi ci troviamo di fronte a bambini che hanno sviluppato forme di vera e propria dipendenza da questi apparecchi, come avviene negli adulti. È importante che i genitori riconoscano i campanelli d’allarme per intervenire tempestivamente con il supporto psicologico. Si sta diffondendo fra i bambini anche la dipendenza da telefonino. L’abuso dei cellulari può causare perdita di concentrazione, difficoltà di apprendimento e aggressività. In alcuni Paesi come la Danimarca è vietato l’utilizzo degli smartphone negli under 12, anche l’Italia – ha concluso - dovrebbe introdurre una norma di questo tipo per tutelare i piccoli”.
 

14 marzo 2017

PeaceLink alla Commissione Europea: “A Taranto eccesso di infarti”

Tratto da Inchiostro Verde

Ilva, PeaceLink alla Commissione Europea: “A Taranto eccesso di infarti”


PeaceLink ha scritto oggi alla Commissione Europea per aggiornarla in merito a evidenze di gravità estrema che sono emerse a Taranto recentemente e che confermano “una situazione sanitaria inaccettabile legata alle emissioni industriali”.

NAFTALENE NELLE URINE DELLE DONNE
La Commissione Europea da oggi sa che a Taranto le donne urinano naftalene.
Nella lettera si legge: “Il naftalene, fra gli IPA cancerogeni, è la principale emissione in massa della cokeria. Esso è classificato dallo IARC, l’Agenzia Internazionale Ricerca  sul Cancro, fra le sostanze appartenenti al gruppo 2B, ossia fra i cancerogeni possibili. I bambini esposti al naftalene hanno mostrato segni di danno cromosomico, come riportato dalla letteratura scientifica”.
 
WIND DAYS, IMMUNODEPRESSI A RISCHIO
PeaceLink continua a rimarcare non accettabilità del rischio sanitario collegato ai Wind Days. “La situazione a Taranto, – si legge nella lettera alla Commissione Europea – nonostante la minore produzione dell’Ilva, continua a non essere accettabile dal punto di vista sanitario. Prova ne sono i “wind days”, ossia i giorni di vento dall’area industriale in cui la salute delle fasce della popolazione più fragile è in pericolo (bambini, anziani, cardiopatici, immunodepressi, etc.), come si evince dalle indicazioni precauzionali della ASL che invita ad aprire le finestre nelle ore di minore inquinamento, ovvero tra le ore 12 e le ore 18.

STUDIO FORASTIERE 2016, ECCESSO DI INFARTI
Ma la prova schiacciante che il rischio sanitario sia inaccettabile a Taranto viene dall’aggiornamento dello Studio Forastiere 2016, uno studio epidemiologico che PeaceLink segnala alla Commissione Europea in questi termini: “L’esposizione alle polveri industriali è responsabile di un +4% di mortalità e di un incremento specifico della mortalità per tumore polmonare del +5%. Inoltre, alle polveri industriali è associato un incremento del +10% per infarto del miocardio, il che significa che tali polveri producono non solo un impatto a lungo termine (tumore polmonare) ma anche un impatto immediato in quanto gli infarti avvengono, come dimostra lo studio in oggetto, negli stessi giorni in cui si verificano incrementi di polveri sottili provenienti dall’area industriale“.

Alla luce di questi dati – concludono Antonia Battaglia, Fulvia Gravame, Luciano Manna e Alessandro Marescotti – “Peacelink chiede quali altre violazioni al diritto comunitario debbano verificarsi affinché la Commissione Europea intervenga a protezione dei cittadini di Taranto e degli operai dell’Ilva”.

Rischi ambientali e salute dei nostri bambini: un problema reale.

Tratto da La medicina in uno scatto


Noi non abbiamo ereditato il mondo dai nostri padri, ma lo abbiamo avuto in prestito dai nostri figli e a loro dobbiamo restituirlo migliore di come lo abbiamo trovato” R. Baden Powell.(fondatore, nel 1907  del movimento mondiale dello scautismo)
Questa frase sarebbe perfetta come motto di una società utopica. Nella nostra società invece poco, o comunque non abbastanza, è stato fatto in questo senso.
Dal punto di vista ambientale ci troviamo di fronte ad un vero disastro
 e se pur numerosi sono stati gli interventi politici (convenzione di Barcellona, protocollo di Kyoto, convenzione di Minamata, convenzione di Stoccolma) i risultati sono limitati.

I “dati” del problema inquinamento

Basti pensare che circa il 92% della popolazione mondiale, compresi miliardi di bambini, vivono in aree con livelli di inquinamento atmosferico che superano i limiti dell’OMS. Per questo motivo ogni singola persona deve essere sensibilizzata a tal proposito. Ci riguarda da vicino e in particolar modo riguarda i bambini, ancor prima che essi nascano, andando ad influenzare il loro normale sviluppo e predisponendoli a numerose patologie in età adulta.
I bambini, a causa del loro sistema immunitario ancora non completamente efficace, dei loro organi ancora in via di sviluppo e dei loro comportamenti, sono infatti maggiormente esposti ai contaminanti ambientali e alle conseguenze associate. In tal senso è importante anche il ruolo della madre in quanto molti contaminanti ambientali riescono ad agire sia nel corso della vita intra-uterina che durante l’allattamento.
Sicuramente (e purtroppo) bisogna fare un distinguo sulla base dello sviluppo socio-economico dei vari Paesi. A tal riguardo è emerso come la situazione nei Paesi in via di sviluppo sia più critica rispetto ai Paesi del “Nord del Mondo”. Questo è dovuto a problemi legati alla reperibilità di acqua potabile, alla scarsità di controlli nelle catene produttive e di smaltimento rifiuti oltre che alla piaga dello sfruttamento minorile.

Di cosa parliamo esattamente?

Affezioni respiratorie ed intestinali, tumori, disturbi mentali e neurologici, anomalie congenite ed alterazioni del sistema endocrino sono le principali condizioni associate alla contaminazione dell’ambiente.
Le affezioni respiratorie, polmonite ed asma in primisma anche faringite, laringite, sinusite e otite media, sono le condizioni maggiormente associate all’esposizione di contaminanti ambientali. Il particolato e il fumo passivo a tal riguardo risultano essere i principali fattori predisponenti.
In particolare nei paesi “in via di sviluppo”, circa il 10% delle morti dei bambini con età inferiore ai 5 anni è dovuta a malattie diarroiche, di cui ben circa la metà di esse è causata dalla contaminazione delle acque.
Si stima inoltre che circa il 17% dei tumori in età infantile sia dovuto a fattori ambientali. Non possiamo non citare in questo frangente situazioni italiane quali la “terra dei fuochi” e la città di Taranto in cui i tumori infantili hanno un’incidenza di circa il 30% superiore alla media nazionale.
I tumori infantili più frequenti sono leucemielinfomi e cancro al cervello. A tal proposito tra le associazioni supposte ci sono le radiazioni ionizzanti, l’uso smodato di pesticidi, il benzene e il fumo passivo.

Danni fin dentro l’utero…

Condizioni neonatali quali ritardato sviluppo intra-uterinobasso peso alla nascitaprematurità, sepsi e asfissia neonatale sono stati associati a madri esposte durante la gravidanza ad alti livelli d’inquinamento atmosferico, fumo passivo (ndr. anche di terza mano) e prodotti chimici inseriti nel gruppo degli interferenti endocrini (ftalati, bisfenolo A). Questi ultimi sono una corposa classe di sostanze chimiche che interrompono il normale funzionamento del sistema endocrino. Sono presenti in prodotti di uso quotidiano, come lattine e scatolette di cibo, pesticidi, prodotti alimentari e cosmetici. Oltre ad essere causa delle condizioni neonatali prima citate, vi è una limitata evidenza di associazione tra queste sostanze e il disturbo da deficit di attenzione, l’autismo, il criptorchidismo e l’ipospadia.
Negli ultimi anni inoltre sempre più studi hanno osservato come l’esposizione dei bambini all’inquinamento atmosferico, ai prodotti chimici di nuovo uso (ritardanti di fiamma, plastificanti, pesticidi) e al fumo passivo, giochino un ruolo negativo nelle anomalie congenite, nei disturbi mentali e neurologici (disturbo da deficit di attenzione, autismo, ritardo mentale) e nelle malattie cronico-degenerative che poi si presentano in età adulta (obesità, diabete mellito di tipo 2, Parkinson).

Un problema “futuro”

Il problema è globale e sicuramente i lunghi periodi di latenza tra l’esposizione a tutti questi contaminanti ambientali e la manifestazione degli effetti sulla salute, nonché la complessità dei fattori di rischio delle patologie croniche, rendono gli studi di difficile esecuzione. D’altro canto, solo la conoscenza di questi legami, seguiti da interventi di natura politica, controlli ferrei per il rispetto delle normative e campagne di sensibilizzazione ci permetteranno di affrontare efficacemente il futuro.

13 marzo 2017

Ernesto Burgio : L'INQUINAMENTO STA MODIFICANDO IL DNA UMANO -

Tratto da You tube 


GUARDATEVI  l' importante intervista a  ERNESTO BURGIO dell'  ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE MEDICI DELL' AMBIENTE

"L' INQUINAMENTO STA MODIFICANDO IL DNA UMANO".

LA PAROLA CHIAVE E' PREVENZIONE PRIMARIA 

 Dice  Ernesto Burgio:" Io credo che i POLITICI ABBIANO UNA GRANDE RESPONSABILITA' OGGI .
Devono capire che non sono solo gli effetti immediati  di tutto questo inquinamento che dobbiamo prendere in considerazione ma gli effetti futuri sulla generazione che ci segue e addirittura su quella successiva e sull' ambiente anche perche' l' ambiente va tutelato in senso reale ........ "

DEDICATO AI GENITORI Inquinamento ambientale e pandemia silenziosa (E. Burgio)

Ascoltate  l' interessante intervento del dottor Ernesto Burgio medico ISDE  soprattutto importante per chi vuole essere un genitore consapevole  e responsabile 


Il feto e' in grado di programmare il proprio epigenoma per adeguarsi alle informazioni che gli arrivano. 
I nove mesi vissuti all' interno del ventre materno sono i piu' importanti della vita. 


Leggi anche tratto da La gazzetta di Lucca  

Epigenetica: grande partecipazione al seminario di Lucca


Negli ultimi decenni sono in costante aumento le malattie cronico-degenerative, quali il tumore o il diabete giovanile, come anche i disturbi del neurosviluppo.
Parallelamente c'è stata una drastica riduzione delle patologie acute che hanno accompagnato per milioni di anni la storia dell'uomo. Per spiegare questo fenomeno complesso, definito "transizione epidemiologica del XXI secolo", la visione lineare offerta dalla genetica non è più sufficiente.
E' necessario, invece, un cambio di paradigma che, attraverso l'approccio sistemico dell'epigenetica, attribuisce all'ambiente, e in particolare agli "interferenti endocrini" come pesticidi, polveri sottili e metalli pesanti, un ruolo di primo piano.
E' stato uno dei molti temi trattati nel seminario "La transizione epidemiologica del XXI secolo: dalla genetica all'epigenetica", svoltosi a Palazzo Ducale a Lucca il 24 e 25 febbraio con un ampia partecipazione di professionisti da tutta Italia.


Ospiti del workshop, organizzato dagli ambulatori di omeopatia dell'Azienda USL Toscana nord ovest, gli esperti Ernesto Burgio, Lucia Migliore e Lorenzo Emmi.

11 marzo 2017

... Dicono che il disastro Nucleare di Fukushima sia finito. Ma non è così

Tratto da Il Fatto Quotidiano

L’11 marzo di sei anni fa più di 15 mila persone morirono e la vita di altre decine di migliaia di persone cambiò per sempre. Il Giappone nord-orientale fu colpito da un violento terremoto, seguito da un enorme tsunami che spazzò via una dopo l’altra le città costiere. Poi, nei giorni successivi, arrivò la notizia sconvolgente dell’incidente ai reattori nucleari della centrale di Fukushima Daiichi.
Un disastro nucleare che continua ancora oggi. I sopravvissuti all’incidente continuano a vivere con il timore per la salute delle loro famiglie e con l’incertezza sul futuro. E sono le donne ad affrontare le conseguenze più pesanti. Donne che continuano a farsi domande senza avere risposte che siano in grado di alleviare il profondo senso di rabbia e di ingiustizia.
A partire dalle due settimane successive al disastro nucleare, e per tutti questi sei anni, Greenpeace ha condotto campagne di misura della radioattività nella regione contaminata. L’ultima indagine ha raccolto dati sia all’interno che all’esterno di alcune case selezionate nel villaggio di Iitate, situato a circa 30-50 km dalla centrale nucleare di Fukushima. In alcune di queste abitazioni, chi dovesse eventualmente tornarvi potrebbe ricevere una dose di radiazioni equivalente a una radiografia del torace a settimana. E questo assumendo che la popolazione rimanga nella parte di territorio decontaminata, visto che il 76 per cento della superficie totale di Iitate non è stato bonificato e rimane altamente contaminato......
Le donne e i bambini sono i più colpiti da quanto accaduto sei anni fa. Sono infatti fisicamente più vulnerabili agli impatti del disastro e all’esposizione alle radiazioni. L’evacuazione ha inoltre smembrato comunità e famiglie, privando donne e bambini di reti sociali e fonti di sostegno e protezione. Insieme a un forte divario salariale – il Giappone è terzo nella disparità di reddito di genere, secondo le più recenti classifiche dell’Ocse – per le donne sfollate, soprattutto per le madri sole con figli a carico, il rischio povertà è molto più alto rispetto agli uomini.
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10 marzo 2017

Tesla realizzerà una stazione solare per dare energia a Kauai alle Hawaii

Tratto da Hdblog
Tesla realizzerà una stazione solare per dare energia a tutta Kauai (Hawaii)
Tesla, in collaborazione con il KIUCKauai Island Utility Cooperativerealizzerà un progetto, chiamato Kapaiaattraverso il quale fornirà una grande quantità di energia all'isola più antica delle HawaiiKauai. Verranno installate circa 55.000 celle solari, prodotte dalla SolarCity, con una potenza complessiva di 13MW e capienti accumulatori di corrente, fabbricati nella Gigafactory, in grado di sprigionare 53MWh, il tutto in una vasta area di 180.000 mq.
Questa realizzazione sarà la prima grande opera nata successivamente all'acquisizione della SolarCity da parte di Tesla e, assieme alle altre soluzioni rinnovabili già presenti sull'isola, come l'eolico e le biomasse, contribuirà ad una sensibile riduzione dell'utilizzo di combustibili fossili. Kauai, come tutto l'arcipelago hawaiano, si trova nell'oceano Pacifico, e ciò obbliga ciascuna isola ad occuparsi personalmente delle proprie risorse comportando, cosi, costi elevati che si ripercuotono sui cittadini.
L'obiettivo dello Stato delle Hawaii è quello di raggiungere, entro il 2045, il 100% della produzione di energia derivata da fonti rinnovabili, e Kauai, grazie a questo progetto, è sulla buona strada. La realizzazione Tesla permetterà di immagazzinare una grande quantità di energia solare durante il giorno, da sfruttare, poi, nel corso della notte.