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Visualizzazione post con etichetta Tesla. Mostra tutti i post
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12 gennaio 2018

Australia: la mega batteria Tesla ha già superato le aspettative e salva gli australiani dal blackout

Tratto da Rinnovabili.it

Australia: la mega batteria Tesla ha già superato le aspettative

mega batteria Tesla

La batteria Tesla di Hornsdale salva gli australiani dal blackout

(Rinnovabili.it) – È passato poco più di un mese dalla sua attivazione e la mega batteria Tesla, costruita nel South Australia, ha già dimostrato di poter superare qualsiasi ottimistica previsione. Il progetto si è portato dietro fin dall’inizio una buona quota di clamore mediatico sia in patria che all’estero. Questo non solo perché qualsiasi cosa tocchi Elon Musk, il ceo di Tesla, è destinato a suscitare clamore, ma anche perché il sistema di accumulo realizzato a Hornsdale detiene attualmente il titolo di impianto al litio più grande al mondo, grazie ad una potenza da 100 MW e una capacità di 129 MWh. E come se non bastasse, la società è riuscita a realizzarlo in tempi strettissimi: meno di cento giorni.

Ora, 48 giorni dopo il taglio del nastro, la mega batteria Tesla lascia nuovamente a bocca aperta. L’aspetto che sta suscitando maggiore interesse è il rapido tempo di risposta del sistema per attenuare le principali interruzioni di corrente verificatesi nella rete elettrica australiana da quando è stato attivato ad oggi. I tempi di risposta si aggirano in media attorno a una poca manciata di secondi, ma non mancano vere e proprie prestazioni record come quando è stata chiamata a supplire il deficit di Loy Yang A, centrale a carbone nello stato di Victoria, una delle più grandi del paese.

Il 14 dicembre, una delle 4 unità dell’impianto termoelettrico Loy Yang A ha ridotto improvvisamente la propria produzione. Prima di poter essere soccorsa dalla collega di Gladstone (centrale a carbone da 1680 MW), la megabatteria Tesla è entrata in funzione rispondendo al calo di elettricità in rete in soli 0,14 secondi. Il ministro dell’energia del South Australia, Tom Koutsantonis, ha elogiato pubblicamente il risultato: “Si tratta di un record e gli operatori nazionali sono rimasti scioccati dalla velocità e dall’efficienza con cui la batteria è stata in grado di immettere questo tipo di energia nel mercato” Continua qui

10 marzo 2017

Tesla realizzerà una stazione solare per dare energia a Kauai alle Hawaii

Tratto da Hdblog
Tesla realizzerà una stazione solare per dare energia a tutta Kauai (Hawaii)
Tesla, in collaborazione con il KIUC, Kauai Island Utility Cooperative, realizzerà un progetto, chiamato Kapaia, attraverso il quale fornirà una grande quantità di energia all'isola più antica delle Hawaii, Kauai. Verranno installate circa 55.000 celle solari, prodotte dalla SolarCity, con una potenza complessiva di 13MW e capienti accumulatori di corrente, fabbricati nella Gigafactory, in grado di sprigionare 53MWh, il tutto in una vasta area di 180.000 mq.
Questa realizzazione sarà la prima grande opera nata successivamente all'acquisizione della SolarCity da parte di Tesla e, assieme alle altre soluzioni rinnovabili già presenti sull'isola, come l'eolico e le biomasse, contribuirà ad una sensibile riduzione dell'utilizzo di combustibili fossili. Kauai, come tutto l'arcipelago hawaiano, si trova nell'oceano Pacifico, e ciò obbliga ciascuna isola ad occuparsi personalmente delle proprie risorse comportando, cosi, costi elevati che si ripercuotono sui cittadini.
L'obiettivo dello Stato delle Hawaii è quello di raggiungere, entro il 2045, il 100% della produzione di energia derivata da fonti rinnovabili, e Kauai, grazie a questo progetto, è sulla buona strada. La realizzazione Tesla permetterà di immagazzinare una grande quantità di energia solare durante il giorno, da sfruttare, poi, nel corso della notte.

28 aprile 2016

Una Rivoluzione del Mercato Energetico? ......

nce

Tratto da SmartWeek

Una Rivoluzione del Mercato Energetico o Solo un’Utopia?

Quando accendete la luce o svolgete la più semplice azione con gli elettrodomestici, vi siete mai chiesti da dove proviene l’energia ? Quali siano gli impatti ambientali derivanti dall’utilizzo?
Tutte le forme di produzione di energia hanno un impatto potenzialmente negativo, come l’anidride carbonica estratta dai combustibili fossili, la contaminazione delle falde acquifere correlata all’estrazione di petrolio e gas naturali.....

Poche informazioni

Le aziende fornitrici di energia elettrica e gas non sempre forniscono delle chiare informazioni sull’origine della energia che utilizziamo e degli effetti sull’ambiente. Esiste un difetto di comunicazione tra il cliente e il fornitore perché le informazioni non sono condivise in maniera trasparente ed equa. I consumatori dovrebbero avere la possibilità di poter scegliere l’offerta energetica che maggiormente si adatta ai loro bisogni e soprattutto alle loro scelte di vita e di rispetto per l’ambiente.
Sarebbe auspicabile la redazione di un rapporto ufficiale che dichiarasse dati precisi e riassumesse in una tabella per ogni tipo di energia prodotta benefici, costi e impatto ambientale.

Un mercato che cambia

L’innovazione e le nuove tecnologie emergenti stanno lentamente modificando le dinamiche di mercato, da semplici consumatori con poche scelte energetiche ci stiamo trasformando in attori attivi sul mercato offrendo una moltitudine di servizi come: produttori, intermediari tra domanda e offerta o fornitori di servizi ausiliari. Attraverso le nuove dinamiche di mercato e le crescenti opportunità di investimento nella produzione di energie sostenibili stiamo diventando indipendenti dalle società produttrici e distributrici di energia. 
Il mix di risorse energetiche, che utilizziamo, è sempre più sotto il nostro controllo grazie alla possibilità di scelta che prima non avevamo: ad esempio possiamo installare dei panelli fotovoltaici nelle nostre case o scegliere una macchina elettrica rispetto ad una tradizionale modificando in modo proattivo l’equilibrio tra domanda e offerta.

Nuove offerte

 ......Società come Tesla, Google e Whirpool hanno lanciato nuove applicazioni che riducono il consumo di energia e garantiscono una maggiore efficienza energetica. ......

Il caso di Tesla

Tesla nel 2015 ha annunciato la creazione di un nuovo ramo aziendale denominato “Tesla Energy”, che ha come obiettivo quello di eliminare la dipendenza dalla rete elettrica al fine di diventare energeticamente autonomi attraverso l’energia solare. La missione aziendale di Tesla è di rendere i consumatori maggiormente indipendenti garantendo loro l’esatta origine dell’energia che utilizzano. Il primo prodotto di Tesla Energy è la “Powerwall Home Battery”, una batteria fissa agli ioni di litio ricaricabile che permette, ad un prezzo competitivo 3500$ per il modello da 10KWh, di integrare alla rete elettrica una sorgente energetica alternativa che può essere utilizzata quando il prezzo dell’elettricità è alto o in caso di black-out. Il costo dell’immagazzinamento dell’energia sta continuando a diminuire grazie alla sua ampia diffusione nell’ultimo decennio. Secondo una ricerca condotta dal MIT il prezzo di una batteria si ridurrà ulteriormente nei prossimi anni fino ad arrivare intorno ai 100 euro al kW nel 2030.
Powerwall Home Battery
Una ricerca condotta dall’università di Stanford prevede che l’utilizzo di 160 milioni di batterie Powerwall potrebbero condurre alla transizione, negli Stati Uniti, dall’energia tradizionale a quella proveniente da fonti rinnovabili.

Verso un controllo diretto delle risorse energetiche?

Le nuove tecnologie e il mercato contemporaneo consentono agli utenti di ottenere il controllo diretto delle risorse energetiche.
Le implicazioni di questa rivoluzione sono impossibili da prevedere. Si possono strutturare delle congetture riguardo al valore che verrà creato quando gli utilizzatori avranno il governo diretto dell’energia, sicuramente questa innovazione dovrà essere guidata da un periodo di grandi innovazioni, di crescita economica e di creazione di posti di lavoro.
L’innovazione deve essere uno strumento finalizzato alla ricerca e alla salvaguardia della sostenibilità ambientale. I soggetti, che svolgono allo stesso tempo la duplice funzione di consumatori e di cittadini, devono avere il diritto di poter scegliere la risorsa energetica che utilizzano. Una piccola scelta può cambiare radicalmente e migliorare il mondo in cui viviamo: più che un diritto un dovere per il nostro pianeta.
Giovanni Soldini

09 aprile 2016

Elon Musk della Tesla annuncia l'arrivo della Model 3 (100 % elettrica)

Tratto da Dorsogna 

Elon Musk: la Tesla solare per tutti


File, foto ed entusiasmo. Investitori, acquirenti, tutti in tilt. Non si aspettava nessuno questo gran successo di vendite e di ordini. In molti l'hanno descritto come il lancio di un nuovo smartphone ai tempi d'oro della Apple. Dopo meno di una settimana la Tesla aveva ricevuto quasi 325mila pre-ordini, incassando un totale di oltre 14 miliardi di dollari.Per averla molti di quelli che l'hanno ordinata dovranno aspettare almeno la fine 2017, ma questo non ha spaventato nessuno. 

Volevano tutti essere parte della storia. 

La Model 3 e' al 100% elettrica, ha batterie al litio di ultima generazione, fa 215 miglia di guida indipendente (cioe' 350 chilometri fra una ricarica e l'altra) e passera' da 0 a 60 miglia l'ora in sei secondi. Il costo base e' 35,000 dollari. Per il costo della vita americano e' un prezzo di portata medio-alto. Le altre Tesla venivano vendute a prezzo base minimo di 100,000 dollari l'una.

Il piano della Tesla era questo per tutto il tempo: iniziare a produrre macchine di lusso, in modo che le azioni e le vendite potessero aiutare a sostenere la creazione di milioni di automobili elettriche *per tutti*.

L'avevano gia' detto nel 2006. Prima la Tesla Roadster, di lusso e di bassa tiratura per mostrare al mondo che "si, si puo'". E poi la Model S, di prezzo inferiore alla Roadster anche se ancora costosa, e finalmente, oggi, la Model 3. 

La cosa interessante e bella e' che il giorno dell'annuncio, invece di iniziare a parlare della sua autombile, Elon Musk ha speso almeno una mezza dozzina di minuti a parlare ad investitori ed acquirenti di cambiamenti climatici. Musk ha fatto la sua lezioncina a chi lo ascoltava, e ai giornalisti riuniti per sentire della Model 3 ha detto che la temperatura aumenta come mai prima e tutti i cambiamenti che avrebbero dovuto sgranarsi nel corso di millenni adesso li vediamo completarsi nel corso di decenni.  Ha ricordato che siccome i cambiamenti sono cosi repentini, le specie animali e vegetali non hanno il tempo di adattarsi, il clima cambia, gli oceani si acidificano, i ghiacciai si sciolgono. Ha detto loro che viviamo in un pianeta che presto non riconosceremo piu.  

Io lo so che in questi tempi in cui, specie in Italia, c'e'  diffidenza per le motivazioni dietro le azioni di ciascuno, i cinici non mancheranno."Musk fa questo per il suo tornaconto, per le sue ditte" etc. Ma dalla sua voce, dalle sue parole, e' evidente che ci crede, che ha analizzato la questione a fondo, che e' convinto che occorre fare tutto il possibile per scappare dalle fonti fossili. In questi dieci anni ci ha messo la faccia ed il portafoglio: tutto cio' che ha cercato di fare da imprenditore, dalla batteria Tesla "in casa", ai suoi investimenti in Solar City, hanno l'intento di aiutare a lasciare le fonti fossili sottoterra.

Le autombili elettriche salveranno il mondo? Forse si, forse no. Non lo sappiamo. Ma se vogliamo salvare il pianeta, dobbiamo usare la creativita' umana e l'intelligenza per usarne sempre meno di fonti fossili. Tutti dovviamo volerlo con il ruolo che abbiamo.  Non c'e' altra strada. ... Leggi tutto

07 dicembre 2015

Gianni Silvestrini:Come accelerare la decarbonizzazione delle economie.


decarbonizzazione

Tratto da Qualenergia 


Come accelerare la decarbonizzazione delle economie

Il rischio climatico si giocherà sulla rapidità con cui il processo di decarbonizzazione riuscirà ad invertire la crescita delle emissioni. Andranno tagliate del 50-75% rispetto entro il 2050.
Un processo tecnicamente ed economicamente praticabile. Ma esiste un consenso e una volontà politica?
È una corsa contro il tempo. Da un lato, soprattutto dopo la COP21, si prospetta una forte accelerazione della corsa di rinnovabili, veicoli elettrici, bioraffinerie, edilizia ad energia positiva e di tutte le tecnologie in grado di ridurre drasticamente i consumi energetici. Dall’altro, si espandono trivellazioni, oleodotti, gasdotti e, soprattutto, nuove centrali a carbone.
Il dilemma climatico si gioca tutto qui: nella rapidità con cui il processo di decarbonizzazione riuscirà ad invertire la crescita delle emissioni avviando un percorso che porti ad un valore inferiore del 50-75% rispetto all’attuale entro il 2050. Dai 36 miliardi di tonnellate che ogni anno vengono iniettati nell’atmosfera si dovrà passare a 12-18 miliardi. Un contributo al rallentamento dell’aumento delle concentrazioni in atmosfera, verrà anche dall’assorbimento di CO2 nelle foreste, nei suoli o usando specifiche tecnologie.
La prima domanda che ci si pone di fronte a questi scenari è se essi siano tecnicamente ed economicamente praticabili. La seconda se esiste un consenso e una volontà politica in grado di avviare processi, che come si intuisce, nella loro radicalità incideranno sugli stessi modelli economici e comportamentali. 
Sulla realizzabilità di riduzioni così significative si sono cimentati governi e centri di ricerca, arrivando ad una risposta positiva. Danimarca e Svezia stanno investendo notevoli risorse per diventare “fossil free”. La Germania, che si è data l’obiettivo di ridurre al 2030 la CO2 del 55%, intende spingere il taglio all’80-95% a metà secolo.
Molti studi sono stati condotti per valutare costi e tempi della decarbonizzazione delle economie. Uno dei più interessanti per il prestigio delle istituzioni coinvolte e per l’ampiezza delle analisi è il Deep Decarbonization Pathways Project (DDPP), coordinato da Jeffrey Sachs direttore dell’Earth Institute della Columbia University, che ha presentato un primo rapporto alle Nazioni Unite analizzando i percorsi possibili per 16 importanti paesi (inclusi Cina, Usa, India Russia, Germania e Italia) responsabili del 70% delle emissioni mondiali. Dallo studio emerge la possibilità di ridurre la produzione di anidride carbonica del 45% al 2050. I risultati più incisivi si potranno conseguire nella generazione di energia elettrica, mentre i più complessi da trattare sono il comparto industriale e il trasporto delle merci. Nel grafico le quote di emissioni di CO2 nel 2010 e nel 2050 nei diversi comparti nei 16 paesi analizzati nello studio DDPP che vedono una riduzione del 45% della CO2 emessa nel 2010 (Gt, miliardi tonnellate).
Lo studio ipotizza l’impiego di innovazioni radicali già esistenti o che saranno disponibili nel breve periodo. Secondo Sachs è importante che i vari paesi definiscano da subito un obiettivo ambizioso a metà secolo valutando se le politiche e gli investimenti che si intendono avviare sono coerenti con il percorso di decarbonizzazione. 
Si tratta, infatti, di intervenire in maniera incisiva nelle politiche industriali, agricole e di incidere radicalmente nei comparti dell’edilizia e dei trasporti. Per esempio nel mondo dell’auto occorre prepararsi ad un passaggio alla trazione elettrica, con tutto ciò che implica nelle strategie delle multinazionali del settore e delle infrastrutture. La verifica delle scelte a partire dall’obiettivo finale, il cosiddetto “backcasting”, porta a riflessioni importanti. Prendiamo il caso del metano considerato il combustibile ponte verso le rinnovabili. In realtà, il suo utilizzo è destinato a calare nel giro di pochi decenni per cui investimenti su rigassificatori e gasdotti andrebbero fatti con oculatezza.
Ma a quali risultati giunge per l’Italia lo studio a cui hanno lavorato l’Enea e la Fondazione Mattei dell’Eni? Vengono analizzati tre scenari, che attribuiscono un peso diverso all’efficienza, alle rinnovabili e al sequestro di CO2, in grado di tagliare dell’80% le emissioni a metà secolo. Il declino dei fossili è scontato: il consumo di petrolio si ridurrebbe dell’83% e quello del metano dell’87%, confermando l’importanza di selezionare con oculatezza gli investimenti in nuove infrastrutture.
Nel grafico a sinistra la riduzione dei consumi di energia primaria nello scenario di decarbonizzazione applicato all’Italia (1 EJ= 23,9 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio).
Una cosa comunque è certa. Scenari così ambiziosi si realizzeranno solo in presenza di un’accelerazione della diffusione di tecnologie “dirompenti”. 
In questo senso le due iniziative lanciate alla COP21 a Parigi, “Mission Innovation” che vede 20 nazioni, fra cui l’Italia, decise a raddoppiare gli investimenti nella ricerca e la “Breakthrough Energy Coalition”, lanciata da Bill Gates e altri miliardari per favorire i progressi di nuove tecnologie verdi, vanno nella direzione di facilitare l’emergere di innovazioni molto incisive. In effetti, la sfida climatica impone un deciso salto di qualità nell’impegno di ricerca. Basti dire che negli Usa, ad esempio, le industrie farmaceutiche investono il 20% del fatturato in ricerca, mentre nel settore dell’energia la quota scende ad un misero 0,2%.
Ma per accelerare la decarbonizzazione occorrerà anche rapidamente eliminare i sussidi ai combustibili fossili, 548 miliardi $ annui su scala mondiale, ed estendere le esperienze, per ora frammentate, di tassazione del carbonio. Secondo Elon Musk, il geniale proprietario dell’industria di auto elettriche Tesla, dare un adeguato valore al carbonio consentirebbe di dimezzare i tempi di diffusione delle rinnovabili.
A Parigi 40 paesi si sono dichiarati favorevoli al taglio dei sussidi e sei paesi, insieme alla Banca Mondiale e al FMI hanno proposto l’adozione di una carbon tax. E’ il momento giusto per allargare il fronte delle nazioni impegnate in questa direzione.
L'articolo è stato pubblicato su L'Unità del 4 dicembre con il titolo "Come decarbonizzare il Pianeta e salvare il clima".

25 settembre 2015

Lo scandalo Volkswagen,avrà la forza di uno tsunami e riorienterà le scelte del settore dell’auto verso l'elettrico .

Tratto da QualEnergia

Lo scandalo Volkswagen, “Fukushima" dell’automobile

Lo scandalo Volkswagen inciderà sull’industria automobilistica, proprio come il disastro alla centrale nucleare di Fukushima ha trasformato il sistema elettrico. Per i modelli diesel l’impatto sarà notevole e la spinta verso l'elettrico più veloce.
Il disastro di Fukushima ha indotto una battuta d’arresto del nucleare in molti paesi e un cambio di marcia nel settore elettrico reso possibile dalla disponibilità di soluzioni alternative affidabili, solare ed eolico, a prezzi rapidamente decrescenti. Analogamente, lo scandalo della Volkswagen avrà la forza di uno tsunami e riorienterà le scelte del settore dell’auto.
Per i modelli diesel, l’impatto sarà particolarmente forte. Negli Usa questa tecnologia, che già aveva una limitata diffusione, è destinata a sparire. In generale, i controlli saranno più rigidi e i costi di produzione aumenteranno.
Ma c’è un altro versante, decisamente più delicato per l’industria automobilistica mondiale, quello climatico. Vari “trucchetti”, più o meno ammessi, consentono in Europa di passare i test sui consumi e sulle emissioni di CO2, mentre i valori reali su strada sono dal 10 al 30% più elevati (si veda QualEnergia.it). I riflettori si indirizzeranno quindi anche su questo parametro.
I controlli più severi e la riduzione della presenza del diesel, che consente una minore emissione di CO2, spingeranno inevitabilmente verso l’elettrico. Anche perché in Europa, per facilitare il raggiungimento di prestazioni sempre più spinte della media del parco delle varie case, viene consentito di conteggiare 2,5 volte il contributo di ogni auto elettrica immessa sul mercato.
Questa tendenza si accentuerà, considerando che gli obiettivi nel prossimo decennio diventeranno sempre più stringenti. Una sfida non banale, se si pensa che per garantire il rispetto del target di 95 grammi al km nel 2020/21 le emissioni specifiche di anidride carbonica dovranno calare del 23%, o meglio del 36% se saranno effettuati controlli seri.
Dunque si sta aprendo un nuovo scenario e una disruptive technology, l’auto elettrica, è destinata a sparigliare le carte in questo importante comparto economico (l’auto rappresenta il 20% del Pil tedesco), proprio come è successo con le rinnovabili nella generazione elettrica.
Le condizioni non potevano essere migliori per questo cambio di strategia. La vendita di veicoli elettrici sta crescendo rapidamente, con 67.000 immatricolazioni nella EU lo scorso anno e con paesi d’avanguardia come la Norvegia dove già un quarto delle vendite sono elettriche. Ma, soprattutto, stiamo assistendo ad un calo rapidissimo del prezzo delle batterie, il che rende realistico un rapido decollo di questa tecnologia.
La mobilità elettrica, peraltro, è destinata a svolgere un ruolo centrale nello scenario climatico che prevede drastiche riduzioni delle emissioni al 2050. Con le fonti rinnovabili che alla fine del prossimo decennio garantiranno la metà della domanda elettrica in Europa e che sono in forte espansione in tutto il mondo, questa tecnologia contribuirà significativamente a decarbonizzare il settore dei trasporti.
Ma c’è di più, la presenza di un rilevante numero di auto elettriche rappresenta un formidabile sistema di accumulo diffuso, prezioso nella gestione delle elevate quote di elettricità intermittente come quella solare ed eolica, con la connessione alla rete elettrica dei veicoli per la ricarica.
Tutto ciò obbligherà ad una profonda revisione delle strategie dei grandi gruppi automobilistici e il riorientamento di notevoli risorse finanziarie. Ad iniziare dalla Volkswagen che deve sanare un gravissimo vulnus di immagine. Il nuovo scenario, inoltre, faciliterà l’ingresso di outsider. Tesla, Google, e per finire Apple che ha annunciato la sua prima vettura elettrica nel 2019, non stanno a guardare. E le case come FCA che non hanno mai creduto nell’elettrico dovranno rapidamente rivedere le loro posizioni.

12 giugno 2014

ENERGIE RINNOVABILI: PASSAGGIO EPOCALE E IRREVERSIBILE CHE NESSUNO PUÒ FERMARE

Tratto da Sasiaimpianti
RINNOVABILI: PASSAGGIO EPOCALE E IRREVERSIBILE CHE NESSUNO PUÒ FERMARE
E’ in corso una transizione, dal petrolio e i combustibili fossili ed esauribili  a forme di energia rinnovabili (come il sole ed il vento).
Più in generale, stiamo assistendo ad un cambio di paradigma in cui, invece che sfruttare e depredare, arroccati nella lotta per risorse scarse, stiamo concependo il mondo come qualcosa in grado di nutrirci e sostenerci, se considerato e custodito con saggezza.
Questo passaggio epocale è qualcosa di irreversibile, nonostante tutti gli sforzi contrari che varie lobby e gruppi di potere stanno facendo, è quanto sostiene l’analista energetico Chris Nelder.
Non è un fenomeno di cui parlano solo ecologisti e associazioni ambientali, anche i fondi di investimento e le banche se ne stanno rendendo conto.



La potente banca Morgan Stanley ha affermato in marzo che il calo drastico del costo di pannelli solari e batterie di stoccaggio può spingere sempre più persone a uscire dalla rete energetica.
The Guardian, celebre quotidiano britannico, inserisce la transizione verso fonti rinnovabili all’interno di un generale contesto che cerca attivamente soluzioni alle continue crisi economiche e sociali, in un’ottica di decentramento, in cui il potere viene redistribuito tra le persone e le comunità.

Non solo previsioni o dibattiti, la transizione sta diventando realtà. Un’azienda di fornitura elettrica del Texas, la Austin Energy, ha infatti firmato un contratto di acquisto di energia da un impianto solare di 150 megawatt a meno di 5 centesimi di dollaro (circa 4 centesimi di euro) per kilowatt, il prezzo più basso mai raggiunto finora dal solare.....

Se aggiungiamo lo sforzo dell’azienda Tesla di ridurre drasticamente in 6 anni il costo delle batterie al litio per le automobili elettriche, capiamo che le rosee previsioni di un transizione alle rinnovabili sempre più generalizzata non è un’utopia....

Dall’altra parte, quella del “vecchio” petrolio, le previsioni di estrazione e di barili prodotti annualmente sono sempre più fosche. Chevron and ExxonMobil vedono riurrre di anno in anno le loro stime di produzione, mentre il prezzo del barile si attesta sempre più come probabile sui 100 dollari (circa 73 euro). 
Senza parlare poi dei sempre più numerosi “piccoli” disastri ambientali connessi alla produzione e distribuzione dei combustibili fossili che avvengono continuamente .......

L’analisi di Nelder sull’inevitabile transizione non ha lo scopo di far credere che sarà tutto bello e facile ma di stimolare al cambiamento verso una rivoluzione veramente ecologica, come già da anni fa Jeremy Rifkin, che parla di una “terza rivoluzione industriale” dove non sarà tutto uguale a prima solo con pannelli solari al posto delle centrali a carbone ma dove la produzione e la distribuzione dell’energia saranno dettate da reciprocità e solidarietà, nonché rispetto verso se stessi e la Natura.

Invece di focalizzarsi sul collasso, si tratta di alimentare il fuoco di un nuovo modello culturale che non è fatto solo di solare, eolico o idrogeno, ma è un sentiero di rinnovamento profondo.
Quindi..avanti con le rinnovabili!


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