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28 ottobre 2020

Esposizione a PM e impatti sulla salute Risultati di due studi...

 Tratto da snpambiente.it

Esposizione a PM e impatti sulla salute

Risultati di due studi condotti, tra gli altri, dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario della Regione Lazio

Uno studio analitico longitudinale condotto da ricercatori provenienti da CNR, Università di Palermo, Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario della Regione Lazio e INAIL è andato ad  indagare e stimare gli effetti dell’esposizione a PM10 e PM2.5 sull’incidenza di malattie respiratorie in un campione residente a Pisa, in un’area caratterizzata da un livello medio-basso di inquinamento atmosferico.

Del campione, composto da 305 adulti (135 uomini e 170 donne), con un’età media di circa 56 anni, residenti nella stessa zona per tutto il periodo dello studio, ovvero a partire dal 1991, sono stati considerati i singoli fattori di rischio, ad esempio essere fumatori, l’esposizione professionale.

I livelli di esposizione mediana (25°- 75° percentile) sono stati di 30,1 µg/m3 (29,9-30,7 µg/m3) per il PM10 e 19,3 µg/m3 (18,9-19,4 µg/m3) per il PM2,5.

L’incidenza della rinite è stata significativamente associata all’aumento del PM2,5, l’incidenza della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è stata invece significativamente associata al PM10, nonché all’età e al fumo; inoltre, l’incidenza del catarro cronico è stata collegata all’aumento di PM2,5 e all’esposizione professionale. Anche se riportato per completezza, l’incidenza globale di asma era troppo bassa per produrre stime affidabili.

Questi risultati forniscono nuove informazioni e prove sugli effetti a lungo termine dell’inquinamento atmosferico da PM sulla salute respiratoria. Le diverse associazioni di PM10 e PM2.5 con i diversi disturbi respiratori, presenti nello studio, possono suggerire ulteriori direzioni di ricerca e possono anche costituire elementi utili per la definizione di politiche e provvedimenti normativi.

Lo studio si colloca tra le linee di ricerca del progetto BEEP – Bigdata in Epidemiologia ambiEntale ed occuPazionale.

Un altro studio condotto dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario della Regione Lazio tra il 2006 e il 2017 nella città di Roma è andato ad analizzare la possibile associazione tra livelli giornalieri di inquinamento atmosferico e trombosi venose profonde degli arti inferiori ed embolia polmonare, con particolare riferimento all’esposizione a breve termine a PM2.5.

Se infatti sappiamo che l’esposizione a breve termine all’inquinamento atmosferico aumenta il rischio di mortalità e morbilità cardiovascolare, sono disponibili ancora poche prove sugli effetti dell’inquinamento sul tromboembolismo venoso, una malattia vascolare comune.

Per lo studio in questione sono stati analizzati tutti i ricoveri urgenti per trombosi venosa profonda o embolia polmonare tra i pazienti di età superiore a 35 anni nella capitale nel periodo di riferimento; è stato quindi esaminato se

  • l’esposizione a breve termine al PM2,5 aumenta il rischio di ricovero in ospedale per queste due patologie
  • le associazioni dipendono dal periodo dell’anno (stagioni calde/stagioni fredde), da sesso, età e comorbidità, ovvero la coesistenza di più patologie diverse in uno stesso individuo.

Dallo studio è emerso che l’esposizione a breve termine al PM2,5 è associata ad un aumento del rischio di ricovero in ospedale per embolia polmonare durante la stagione calda (da aprile a settembre); non sono invece emersi effetti statisticamente significativi durante la stagione fredda o per i ricoveri per trombosi venosa profonda. L’età, il sesso e le condizioni di comorbidità non modificano l’associazione evidenziata.

21 ottobre 2020

Ansa : Costi inquinamento, 5 città italiane nella top ten dell'Ue

 


Tratto  da Ansa

Costi inquinamento, 5 città italiane nella top ten dell'Ue

Ong Epha,balzello da 1535 euro a testa/anno


Milano, Padova, Venezia, Brescia e Torino: sono ben cinque le italiane che dominano la top ten Ue delle città dove l'inquinamento atmosferico ha il costo pro capite più alto. È il dato che emerge dall'ultimo rapporto dell'Alleanza europea per la salute pubblica (Epha), che quantifica il valore monetario di morte prematura, cure mediche, giornate lavorative perse e altre spese sanitarie causati dai tre inquinanti atmosferici più pericolosi: particolato, ozono e biossido di azoto.

L'inquinamento atmosferico costa agli italiani in media 1.535 euro a testa all'anno, sottolinea lo studio dell Ong, rispetto a una media rilevata per le 432 città prese in esame nel 2018 di 1.095 euro . Primi i milanesi (secondi in Europa soltanto agli abitanti di Bucarest), a cui l'impatto dello smog costa oltre 2.800 euro all'anno, seguono i padovani (terzi in classifica) con 2.500 euro, i veneziani (sesti), i bresciani (settimi) e i torinesi (noni) a circa 2.100.

Accanto agli italiani, a pagare il prezzo più alto dell'inquinamento in Ue sono anche anche gli abitanti delle capitali dell'Est, a partire da Bucarest (3000 euro pro-capite).....

Tra i trend messi in luce dai ricercatori, che hanno preso in esame anche città del Regno Unito, della Norvegia e della Svizzera, risulta che gli abitanti di città grandi e costose tendono a subire un impatto più elevato a causa innanzitutto della densità di popolazione. Un risultato confermato anche dall'Agenzia europea dell'ambiente, che riporta che l'inquinamento atmosferico è la prima causa di morte prematura per fattori ambientali in Europa (circa 400mila all'anno) e il problema è maggiore nei centri urbani, dove vivono i due terzi degli europei. La maggior parte delle città infrange infatti gli standard di aria pulita stabiliti dall'Oms. I principali responsabili sono i trasporti, il cui inquinamento è arrivato a costare tra i 67 e gli 80 mld di euro nel solo 2016 per gli Stati membri. Basti pensare che un aumento dell'1% del numero di automobili in una città alza i costi complessivi di quasi lo 0,5%.

L'Epha chiede dunque politiche di governo volte a sostituire i mezzi di trasporto a combustibili fossili con alternative più sostenibili, tra cui la mobilità elettrica. Per finanziarle, ricorda l'Alleanza, sarà fondamentale approfittare dei fondi Ue messi in campo per la crisi legata al Covid. (ANSA).

19 ottobre 2020

Vado Ligure: Possibile contaminazione delle acque: la Finanza nelle discariche di Boscaccio e Bossarino.


 Tratto da IVG 

Possibile contaminazione delle acque: la Finanza nelle discariche di Boscaccio e Bossarino.


Accusa di disastro ambientale: questa mattina il blitz, sequestrate per un giorno le aree in cui dovranno essere prelevati i campioni d'acqua.

Il provvedimento di sequestro, che ha natura probatoria, è finalizzato a garantire la genuinità dei prelievi che vengono contestualmente eseguiti all’interno del sito e la correttezza dei risultati delle successive analisi. Il sequestro, essendo limitato ad alcuni siti, non incide sulla operatività e sulla gestione delle attività ordinarie delle discariche, che continuano a funzionare regolarmente. Le aree verranno rilasciate già nella giornata di domani, al termine dei campionamenti.

L’indagine ha per oggetto il reato di disastro ambientale colposo, commesso in epoca successiva al 2016, ed è a carico dei legali rappresentanti delle società che gestiscono le discariche. Il procedimento trae origine da accertamenti e sopralluoghi svolti dalla Guardia di Finanza, dall’Arpal e dal consulente tecnico del pubblico ministero all’interno dei siti nel corso dell’estate del 2019.

Da tali indagini, e dalle prime analisi chimiche, sarebbe emerso il possibile superamento dei valori di legge autorizzabili e derogabili nelle acque sotterranee e nei pozzi e la conseguente potenziale contaminazione delle acque sotterranee, con possibile pericolo ambientale.

Dopo aver eseguito i prelievi è necessario svolgere ulteriori approfonditi accertamenti di natura tecnica, in contraddittorio con le parti e con le dovute garanzie di difesa, al fine di chiarire i fatti e verificare l’effettiva fondatezza dell’ipotesi di accusa.

Dall’azienda, intanto, trapela serenità: il management fa sapere di aver da subito collaborato con gli inquirenti e di non nutrire particolare preoccupazione per la vicenda.

16 ottobre 2020

ISDE Italia aderisce alla campagna “Medics 4Clean Air”

 Tratto da Isde

ISDE  Italia aderisce alla campagna “Medics for Clean Air”


Pubblicato il 13 Ottobre 2020

 


13 ottobre 2020

Papa Francesco «L’ecologia integrale porta a una nuova economia»

 Tratto da greenreport

Papa Francesco: «L’ecologia integrale porta a una nuova economia» (VIDEO)

«È un invito a una visione integrale della vita, a partire dalla convinzione che tutto nel mondo è connesso e che, come ci ha ricordato la pandemia, siamo interdipendenti gli uni dagli altri, e anche dipendenti dalla nostra madre terra»

[12 Ottobre 2020]

Riportiamo di seguito integralmente il messaggiorivolto da Papa Francesco ai partecipanti al “Countdown”, evento digitale di TED sul cambiamento climatico

Viviamo un momento storico segnato da sfide difficili. Il mondo è scosso dalla crisi provocata dalla pandemia di Covid-19, che mette in evidenza ancora di più un’altra sfida globale: la crisi socio-ambientale. Questo ci pone, tutti, di fronte alla necessità di una scelta.

La scelta fra che cosa conta e che cosa non conta. La scelta fra il continuare a ignorare le sofferenze dei più poveri e a maltrattare la nostra casa comune, la Terra, o impegnarci ad ogni livello per trasformare il nostro modo di agire.

La scienza ci dice, ogni giorno con più precisione, che è necessario agire con urgenza – e non esagero, questo lo dice la scienza – se vogliamo avere una speranza di evitare cambiamenti climatici radicali e catastrofici. E per questo, agire con urgenza. Questo è un dato scientifico.

La coscienza ci dice che non possiamo essere indifferenti di fronte alle sofferenze dei più poveri, alle crescenti disuguaglianze economiche e alle ingiustizie sociali. E l’economia stessa non può limitarsi alla produzione e alla distribuzione. Deve considerare necessariamente il suo impatto sull’ambiente e la dignità della persona. Potremmo dire che l’economia dev’essere creativa in sé stessa, nei suoi metodi, nel modo di agire. Creatività.

Vorrei invitarvi a intraprendere, insieme, un viaggio. Un viaggio di trasformazione e di azione. Fatto non tanto di parole, ma soprattutto di azioni concrete e improcrastinabili.

Lo chiamo “viaggio”, perché richiede uno “spostamento”, un cambiamento! Da questa crisi nessuno di noi deve uscire uguale – non potrà uscire uguale: da una crisi, mai si esce uguali –; e ci vorrà tempo e fatica, per uscirne. Bisognerà andare passo dopo passo, aiutare i deboli, persuadere i dubbiosi, immaginare nuove soluzioni e impegnarsi a portarle avanti.

Ma l’obiettivo è chiaro: costruire, nel prossimo decennio, un mondo dove si possa rispondere alle necessità delle generazioni presenti, includendo tutti, senza compromettere le possibilità delle generazioni future.

Vorrei invitare tutte le persone di fede, cristiane o non, e tutte le persone di buona volontà, a intraprendere questo viaggio, [a partire] dalla sua fede o, se non ha fede, dalla sua volontà, dalla propria buona volontà. Ciascuna e ciascuno di noi, in quanto individui e membri di gruppi – famiglie, comunità di fede, imprese, associazioni, istituzioni – può offrire un contributo significativo.

Cinque anni fa ho scritto la Lettera enciclica Laudato si’, dedicata alla cura della nostra casa comune. Propone il concetto di “ecologia integrale”, per rispondere insieme al grido della terra ma anche al grido dei poveri. L’ecologia integrale è un invito a una visione integrale della vita, a partire dalla convinzione che tutto nel mondo è connesso e che, come ci ha ricordato la pandemia, siamo interdipendenti gli uni dagli altri, e anche dipendenti dalla nostra madre terra. Da tale visione deriva l’esigenza di cercare altri modi di intendere il progresso e di misurarlo, senza limitarci alle sole dimensioni economica, tecnologica, finanziaria e al prodotto lordo, ma dando un rilievo centrale alle dimensioni etico-sociali ed educative.

Vorrei proporre oggi tre piste di azione.

Come ho scritto nella Laudato si’, il cambiamento e il giusto orientamento per il viaggio dell’ecologia integrale richiede di fare prima di tutto un passo di tipo educativo (cfr n. 202). Quindi la prima proposta è di promuovere, ad ogni livello, un’educazione alla cura della casa comune, sviluppando la comprensione che i problemi ambientali sono legati ai bisogni umani – dobbiamo comprendere questo dall’inizio: i problemi ambientali sono legati ai bisogni umani –; un’educazione basata sui dati scientifici e su un approccio etico. Questo è importante: ambedue. Sono rincuorato dal fatto che molti giovani hanno già una nuova sensibilità ecologica e sociale, e alcuni di loro lottano in modo generoso per la difesa dell’ambiente e per la giustizia.

Come seconda proposta, bisogna poi mettere l’accento sull’acqua e sull’alimentazione. L’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale e universale. È imprescindibile, perché determina la sopravvivenza delle persone e per questo è condizione per l’esercizio di ogni altro diritto e responsabilità. Assicurare un’alimentazione adeguata per tutti attraverso metodi di agricoltura non distruttiva dovrebbe diventare poi lo scopo fondamentale dell’intero ciclo di produzione e distribuzione del cibo.

La terza proposta è quella della transizione energetica: una sostituzione progressiva, ma senza indugio, dei combustibili fossili con fonti energetiche pulite. Abbiamo pochi anni, gli scienziati calcolano approssimativamente meno di trenta – abbiamo pochi anni, meno di trenta – per ridurre drasticamente le emissioni di gas a effetto serra nell’atmosfera. Questa transizione deve essere non solo rapida e capace di soddisfare i bisogni di energia presenti e futuri, ma deve anche essere attenta agli impatti sui poveri, sulle popolazioni locali e su chi lavora nei settori della produzione d’energia.

Un modo per favorire questo cambiamento è di condurre le imprese verso l’esigenza improcrastinabile di impegnarsi per la cura integrale della casa comune, escludendo dagli investimenti le compagnie che non soddisfano i parametri dell’ecologia integrale e premiando quelle che si adoperano concretamente in questa fase di transizione per porre al centro della loro attività parametri quali la sostenibilità, la giustizia sociale e la promozione del bene comune. Molte organizzazioni cattoliche e di altre fedi hanno già assunto la responsabilità di adoperarsi in questa direzione. Infatti, la terra va lavorata e curata, coltivata e protetta; non possiamo continuare a spremerla come un’arancia. E possiamo dire che questo, il curare la terra, è un diritto umano.

Queste tre proposte vanno intese come parte di un grande insieme di azioni che dobbiamo portare avanti in modo integrato per arrivare a una soluzione duratura dei problemi.

L’attuale sistema economico è insostenibile. Siamo di fronte all’imperativo morale, e all’urgenza pratica, di ripensare molte cose: come produciamo, come consumiamo, pensare alla nostra cultura dello spreco, la visione a breve termine, lo sfruttamento dei poveri, l’indifferenza verso di loro, l’aumento delle disuguaglianze e la dipendenza da fonti energetiche dannose. Tutte sfide. Dobbiamo pensarci.

L’ecologia integrale suggerisce una nuova concezione della relazione tra noi e con la natura. Questo porta a una nuova economia, nella quale la produzione di ricchezza sia diretta al benessere integrale dell’essere umano e al miglioramento – non alla distruzione – della nostra casa comune. Significa anche una politica rinnovata, concepita come una delle più alte forme di carità. Si, l’amore è interpersonale, ma l’amore è anche politico. Coinvolge tutti i popoli e coinvolge la natura.

Vi invito quindi tutte e tutti a intraprendere questo viaggio. Così l’ho proposto nella Laudato si’ e anche nella nuova Enciclica Fratelli tutti. Come suggerisce il termine “Countdown”, dobbiamo agire con urgenza. Ciascuno di noi può svolgere un ruolo prezioso, se ci mettiamo tutti in cammino, oggi. Non domani, oggi. Perché il futuro si costruisce oggi, e si costruisce non da soli, ma in comunità e in armonia.

di Papa Francesco

Videogallery

  • Crisi climatica: scegliere prima che sia tardi

Negli ultimi 20 anni e ‘ sbalorditivo l’ aumento dei disastri naturali .E il motore e’ il cambiamento climatico.

 Tratto da Greenreport 

Negli Ultimi 20 anni, sbalorditivo aumento dei disastri naturali. E il motore è il cambiamento climatico

Unddr: «Siamo intenzionalmente distruttivi». In 10 anni 23 milioni di vite, 4,2 miliardi di persone colpite, i perdite economiche per circa 2,97 trilioni di dollari

[13 Ottobre 2020]


Il rapporto “The Human Cost of Disasters 2000-2019”, publicato ieri dall’United Nations Office for Disaster Risk Reduction (Unddr) e dal Centre for research on the epidemiology of disasters (Cred) in  occasione dell’International Day for Disaster Risk Reduction, conferma che ormai gli eventi meteorologici sono predominanti tra i disastri del XXI secolo. E gli ultimi 20 anni hanno visto un aumento sbalorditivo di disastri climatici: «Nel periodo dal 2000 al 2019, sono stati registrati 7.348 gravi eventi catastrofici che hanno causato 1,23 milioni di vite, colpendo 4,2 miliardi di persone (molte delle quali in più di un’occasione) con conseguenti perdite economiche globali di circa 2,97 trilioni di dollari – sottolinea l’Unddr – Si tratta di un forte aumento rispetto ai vent’anni precedenti. Tra il 1980 e il 1999, in tutto il mondo sono stati collegati a pericoli naturali 4.212 disastri, provocando circa 1,19 milioni di vittime e colpendo 3,25 miliardi di persone, con conseguenti perdite economiche per circa 1,63 trilioni di dollari. Gran parte della differenza è spiegata da un aumento dei disastri legati al clima, inclusi gli eventi meteorologici estremi: da 3.656 eventi legati al clima (1980-1999) a 6.681 disastri legati al clima nel periodo 2000-2019».

Negli ultimi vent’anni il numero delle grandi inondazioni è più che raddoppiato, passando da 1.389 a 3.254 (40% del totale dei disastri climatici), mentre l’incidenza delle tempeste è cresciuta da 1.457 a 2.034 (28%), seguite da terremoti (8%) e temperature estreme (6%).

Il rapporto  registra anche importanti aumenti per incendi ed altri eventi meteorologici con forti impatti. C’è stato anche un aumento degli eventi geofisici, inclusi terremoti e tsunami, che hanno ucciso più persone di qualsiasi altro pericolo naturale esaminato nel rapporto.

Per l’Unddr, «Questa è una chiara prova che in un mondo in cui la temperatura media globale nel 2019 era di 1,1 gradi Celsius al di sopra del periodo preindustriale, gli impatti si fanno sentire con la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi tra cui ondate di caldo, siccità, inondazioni, tempeste invernali, uragani e incendi».

Nel suo messaggio in occasione dell’International Day for Disaster Risk Reduction, il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha sottolineato che «La pandemia di  CovidD-19 ha portato rinnovata attenzione sull’importanza di rafforzare la riduzione del rischio di catastrofi. Molti Paesi stanno affrontando più crisi Contemporaneamente. Ne vedremo ancora di più. Gli eventi meteorologici estremi sono aumentati drammaticamente negli ultimi due decenni. Tuttavia, abbiamo visto pochi progressi nella riduzione delle perturbazioni climatiche e del degrado ambientale. Le brutte situazioni peggiorano solo senza una buona governance del rischio di catastrofi. Il rischio di catastrofi non è responsabilità esclusiva delle autorità locali e nazionali. IL Covid-19 ci ha dimostrato che il rischio sistemico richiede una cooperazione internazionale. Una buona governance del rischio di catastrofi significa agire sulla base della scienza e delle prove. E questo richiede un impegno politico al massimo livello per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile e del Sendai Framework for Disaster Risk Reduction, Per eradicare la povertà e ridurre gli impatti del cambiamento climatico, dobbiamo mettere il bene pubblico al di sopra di ogni altra considerazione. Per queste e altre ragioni, la Giornata internazionale per la riduzione del rischio di catastrofi di quest’anno mira a rafforzare la governance del rischio di catastrofi per costruire un mondo più sicuro e resiliente».....

Commentando il rapporto, la presidente della Commissione ambiente della Camera, Alessia Rotta, ha evidenziato ambientale diventi il criterio guida di ogni scelta. Oggi in Europa e in Italia abbiamo di fronte a noi una grande occasione per avviare una vera rivoluzione ecologica basata sul concetto di sostenibilità, perché uno dei capisaldi essenziali dei progetti che saranno finanziabili con Next Generation EU sarà proprio quello della sostenibilità ambientale. Ed è questo criterio che la Commissione Ambiente pone come principio valutativo di tutti i progetti su cui l’Italia chiederà risorse alla Ue».Continua  su Greenreport 

10 ottobre 2020

Terra Mia, cosa prevede il ddl contro l'inquinamento ambientale

Tratto da La Repubblica

Terra Mia, cosa prevede il ddl contro l'inquinamento ambientale



Il ministro dell'Ambiente Costa: "Qualche piccola rifinitura e nel giro di dieci giorni il decreto approderà in Consiglio dei ministri". Previsto l'inasprimento delle disposizioni penali per chi inquina.. Tra i provvedimenti più innovativi il daspo ambientale
È stato uno dei punti fermi dell’agenda del ministro dell’Ambiente, che lo dava per approvato già entro febbraio del 2019. Domenica Sergio Costa, con un post su Facebook, si era detto sicuro che le modifiche al Testo unico ambiente D.Lgs 162/06, con l’inasprimento delle disposizioni penali per chi inquina, fossero davvero sul punto di entrare in vigore. La discussione era calendarizzata per oggi, ma questa mattina il ministro ha detto che "c'è bisogno di qualche piccola rifinitura e nel giro di dieci giorni il decreto approderà in Consiglio dei ministri”.

Inquinamento e daspo ambientale


Lo scopo del provvedimento non è soltanto di punire più severamente chi inquina: il Ddl è pensato per facilitare le bonifiche dei terreni inquinanti, soprattutto quelle nei cosiddetti siti orfani, cioè quelli per i quali non è possibile risalire al responsabile della contaminazione. Uno dei provvedimenti più innovativi è poi il daspo ambientale, che prevede la possibilità, intervenendo anche sul Codice antimafia, di allontanare dai luoghi in cui sono stati commessi illeciti contro l’ambiente i soggetti responsabili ritenuti pericolosiModifiche previste anche riguardo al problema delle discariche abusive, per le quali vengono responsabilizzati i proprietari dei fondi sui quali vengono realizzate. Il decreto prevede infatti che per il proprietario del terreno sarà più complesso rientrare in possesso del fondo dopo il sequestro o la confisca.

I reati: dall'incendio boschivo all'omessa bonifica

 
In più di un’occasione le associazioni ambientaliste hanno poi fatto riferimento alla responsabilità degli enti, un’istanza accolta nel decreto con l’aumento dei reati per i quali si presuppone appunto la responsabilità amministrativa degli enti ex 231. Nell’elenco del decreto "Terra mia" rientrano ora, tra gli altri: ipotesi di incendio boschivo, morte o lesioni per inquinamento ambientale, impedimento di controllo, omessa bonifica e attività organizzate per traffico illecito di rifiuti.
 
Secondo il ministro dell’Ambiente Costa "l’obiettivo di questa legge è avere pugno duro con chi inquina e al tempo stesso premiare chi, a volte con tanta difficoltà, invece lavora onestamente". Costa si augura che venga discusso il prima possibile, ma non esclude "il ruolo determinante del Parlamento per arricchirla ulteriormente".

08 ottobre 2020

Danni da piombo: esposti 800 milioni di bambini

 Tratto da Recommon

Danni da piombo: esposti 800 milioni di bambini

Un bambino su tre al mondo, ha troppo piombo nel corpo, questo secondo un nuovo rapporto dell'UNICEF e di Pure Earth che rileva gravemente, come ancora troppi bambini siano esposti alle intossicazioni. Lo studio documenta un problema persistente e pericoloso


Ben 800 milioni di bambini, hanno nel sangue valori di piombo pericolosamente alti. La neurotossina può causare danni permanenti al cervello.

I dati ci mostrano un numero elevato e impressionante – a livello internazionale – che provengono da un nuovo rapporto di Pure Earth e dell’UNICEF. Pure Earth, lavora costantemente, per risolvere i problemi d’inquinamento che possono essere dannosi per l’uomo.

I primi anni di vita di un bambino, sono caratterizzati da una rapida crescita e sviluppo del cervello. Questo li rende particolarmente vulnerabili alle sostanze nocive nell’ambiente“. Dichiara Kam Sripada, dottorando dell’Università norvegese di Scienza e Tecnologia (NTNU) che ha contribuito al rapporto.

Sripada collabora con organizzazioni internazionali per la ricerca sulle disuguaglianze sociali in materia di salute, soprattutto tra i bambini.

L’esposizione al piombo, durante la gravidanza e all’inizio della vita, può portare un bambino a non raggiungere mai il suo potenziale“, prosegue.

Sripada lavora presso il Center for Global Health Inequalities Research (CHAIN) dell’NTNU; in collaborazione con l’Istituto norvegese di salute pubblica e l’UNICEF.

Il piombo è un elemento, ma anche una potente neurotossina, che può causare danni a un livello di cinque microgrammi di piombo per decilitro di sangue. Inoltre, l’avvelenamento da piombo può essere acuto e può causare di tutto, dal dolore allo stomaco ai danni cerebrali, al coma e alla morte. Continua qui 

Senza confini: come ridisegnare le cure all’infanzia e all’adolescenza..

 Tratto da ISDE
Senza confini: come ridisegnare le cure all’infanzia e all’adolescenza, integrando i servizi, promuovendo l’equità, diffondendo le eccellenze.


Pubblicato il 8 Ottobre 2020

Senza confini” è un documento strategico prodotto dal Centro per la Salute del Bambino e dall’Associazione Culturale Pediatri rivolto ai policy-maker, ai dirigenti e agli operatori dei servizi, alle Entità pubbliche, private e del Terzo settore. Si propone di contribuire a ridisegnare il sistema di cure in una prospettiva di medio e lungo termine e con una visione non limitata ai servizi sanitari ma comprendente il complesso delle politiche dedicate all’infanzia e all’adolescenza o con ricadute sulla loro condizione, superando le barriere culturali e istituzionali che impediscono di affrontare le tematiche relative a fertilità, percorso nascita, maternità, paternità, infanzia e adolescenza in una prospettiva integrata, come scienza e cultura richiederebbero.

Il documento acquista particolare rilevanza e urgenza nel contesto della situazione venutasi a creare con la pandemia da Covid-19. Questa, in Italia come altrove, ha messo in evidenza come, per l’infanzia e l’adolescenza, agli effetti diretti dell’emergenza si siano aggiunti effetti indiretti – del lock down e della crisi economico-sociale ed educativa che ne è derivata – ancora più diffusi e gravi, soprattutto per chi viveva già in condizioni di svantaggio. Si è visto infatti come le capacità di resilienza, sia a livello individuale che comunitario, siano fortemente correlate non solo al “capitale” preesistente (economico, sociale e umano) delle famiglie, ma anche a quello delle comunità, quindi alla qualità ed accessibilità dei servizi sanitari, educativi e sociali e alla capacità di collaborazione tra settori diversi e tra diverse entità del settore pubblico e privato, in particolare del privato sociale. Gli effetti differenziati della pandemia sui diversi gruppi di popolazione, generazioni, territori, hanno evidenziato nello stesso tempo sia l’inadeguatezza di alcune attuali politiche, culture e risposte organizzative, sia la capacità e la potenzialità di altre politiche, culture e forme organizzative, a volte minoritarie ma presenti, che il documento si propone di valorizzare.

La condizione dell’infanzia e dell’adolescenza è profondamente cambiata nel corso delle ultime decadi, soprattutto in gran parte dei Paesi a reddito medio elevato tra i quali si colloca l’Italia. In estrema sintesi: i problemi di salute si sono in gran parte trasferiti dall’acuzie alle patologie croniche e rare e ai problemi di neurosviluppo e di salute mentale; le problematiche sociali e quelle educative sono sempre più evidenti e intrecciate con quelle di salute; le diseguaglianze sociali, territoriali e tra generazioni si sono aggravate e quest’ultimo è un aspetto che caratterizza l’Italia in modo particolarmente drammatico. Su tutto, incombono le minacce derivanti dal degrado ambientale e dal cambiamento climatico, come testimoniato con assoluta evidenza anche dalla pandemia Covid, e i cambiamenti nei comportamenti riproduttivi che, in combinazione con la progressiva restrizione delle coorti in età fertile, determinano un trend di denatalità molto accentuato.


Il documento definisce i contenuti di un sistema ideale, ma concretamente realizzabile, di cure per l’infanzia.Lo fa sulla base di un’analisi delle principali criticità delle politiche e dei servizi per la maternità, la paternità, l’infanzia e l’adolescenza; l’individuazione di principi guida e di funzioni essenziali da svolgere; la valorizzazione di modelli organizzativi già esistenti e funzionanti in Italia.

Nell’ambito del sistema sanitario, il documento propone la Casa della Salute come modello fondamentale di erogazione delle cure primarie, a cui ancorare le funzioni di prevenzione e cura dal periodo preconcezionale all’adolescenza. Tra questi, assumono rilevanza strategica i consultori familiari – da rafforzare e distribuire equamente su tutto il territorio nazionale – e la pediatria di famiglia, imperniata sulla pediatria di gruppo come soluzione da portare a sistema ovunque sia praticabile. Va in questo quadro rafforzata la componente preventiva e di prossimità dei servizi, da realizzarsi presso i servizi educativi e in generale nelle comunità, puntando soprattutto su professionalità infermieristiche.


Il documento propone inoltre, in armonia con indicazioni già esistenti, di rivedere la rete dei punti nascita e delle pediatrie ospedaliere in base a criteri di sicurezza e appropriatezza delle cure, adottando sistemi regionali di riferimento per le gravidanze e i parti a rischio, le cure intensive al neonato e le cure specialistiche al bambino e all’adolescente, con minimizzazione del periodo di ricovero in ospedale e una collaborazione stretta con i servizi territoriali per assicurare continuità e supporto olistico ai bambini e alle loro famiglie. Ritiene necessario un rafforzamento e una equa distribuzione territoriale dei servizi di neuropsichiatria e di riabilitazione, delle cure specialistiche e riabilitative per patologie croniche e disabilità, incluse le cure palliative..........

05 ottobre 2020

AMBIENTE E SALUTE: Conoscere i fattori di rischio.....

                                     
Tratto da ISDE 
E’ uscita in libreria la pubblicazione Ambiente e salute, Conoscere i fattori di rischio per prevenire le malattie infettive e cronico-degenerative

Pubblicato il 5 Ottobre 2020

Negli anni moltissime pubblicazioni di Enti, associazioni, singoli scienziati ed altri hanno riguardato gli effetti sanitari legati all’esposizione a varie noxae ambientali. Più difficile è trovare revisioni su singole patologie che prendano in considerazione tutti i fattori di rischio ambientali.

Queste pubblicazioni, qualora presenti, non sono di solito diffuse al grande pubblico e rimangono nei circuiti degli esperti.

Da qui è nata l’idea di raccogliere le evidenze sul contributo dei fattori ambientali all’insorgenza di alcune patologie molto diffuse, come quelle cardiovascolari o respiratorie croniche, o che destano particolare preoccupazione, come i tumori infantili o le malformazioni congenite, per allargare le conoscenze, ma anche e soprattutto per stimolare una riflessione su quanto la nostra salute sia intimamente connessa con la qualità delle matrici ambientali di supporto alla vita: l’aria, l’acqua, il suolo, gli alimenti.

Gli autori del libro, tra i massimi esperti a livello nazionale ed internazionale sul tema ambiente e salute in generale e sugli argomenti che hanno approfondito, sono mossi da una grande passione per il loro lavoro, senza la quale non avremmo potuto realizzare questa preziosa opera volontaria. Gli stessi autori hanno voluto coinvolgere nel progetto e nella redazione dei vari capitoli anche medici in formazione.

La competenza dei redattori dei capitoli ed il livello di approfondimento dei vari temi rendono il testo utile per i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, gli specialisti e gli studenti in medicina nondimeno la scelta di utilizzare un linguaggio semplice e accessibile consente di estendere la lettura del testo anche ad un pubblico di “non esperti”.

Ciascun capitolo contiene delle indicazioni relative ai fattori di rischio individuati per la patologia specifica, alle modalità di esposizione e alle possibili misure di prevenzione.

Pur nella consapevolezza che i problemi ambientali richiedono politiche urgenti di mitigazione e azioni a livello internazionale e nazionale, crediamo che ciascuno di noi possa fare la propria parte
. Dalla lettura dei diversi capitoli emerge chiaramente come molti fattori di rischio siano comuni a tante patologie e come ciascuna patologia tra quelle prese in considerazione riconosca diversi fattori di rischio ambientali che sono tra loro strettamente collegati.

In altre parole emerge il tema della “complessità” sia nell’interpretazione dei risultati di studi e ricerche che (e soprattutto) nell’indicare le soluzioni più efficaci nel breve e lungo periodo.


Emerge altresì come ciascuno di noi, adottando dei comportamenti salutari (come quello di ridurre il consumo della carne, mangiare cibo biologico, non fumare, utilizzare per quanto possibile solo prodotti naturali, dalla casa ai cosmetici, dai detersivi ai vestiti etc.), possa contribuire a ridurre l’inquinamento ambientale e quindi proteggere la salute collettiva.

D’altronde la maggiore consapevolezza dei rischi ambientali, tra cui quello della estrema riduzione della biodiversità e della possibile estinzione della vita umana, che viene ormai considerata dagli scienziati di tutto il mondo un esito fatale se non riusciremo a cambiare totalmente modello di sviluppo, dovrebbe spingere tutti i cittadini alla rivendicazione di ambienti di vita e di lavoro più sani, anche attraverso una maggiore partecipazione al dibattito e alla vita politica, nonostante le difficoltà che tutti conosciamo.

L’aver evidenziato come la prevenzione delle malattie di cui tutti abbiamo esperienza diretta, per averle subite, o indiretta, per averle vissute in famiglia o tra gli amici, è realmente capace di evitarle, può fornire una motivazione in più per adottare scelte più consapevoli e responsabili sia a livello individuale che sociale.
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02 ottobre 2020

Inquinamento atmosferico e percezione del rischio.

Tratto da Arpat Toscana

28/09/2020

Gli effetti negativi sulla salute umana dovuti all’esposizione ad inquinanti atmosferici sono ben noti e sono stati oggetto di numerosi studi scientifici negli ultimi decenni, sempre più spesso accompagnati a raccomandazioni sulla riduzione delle emissioni e anche a calcoli dei costi per la società nel suo complesso, oltre che per l’ambiente. Tra i molti fattori che vanno tenuti presenti per comprendere l’impatto sulla salute e che possono contribuire ad affrontarlo c’è la percezione del rischio da parte dei cittadini e delle comunità e la loro capacità di agire positivamente e con
cognizione di causa.

Una rassegna sistematica, pubblicata sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, ha esaminato gli articoli scientifici che esplorano la percezione del rischio misurando contemporaneamente il livello di inquinamento atmosferico, per capire se esiste o meno una associazione tra questi due fattori. Il focus si è concentrato sul particolato atmosferico (PM10 e PM2.5) perché è stata dimostrata un’associazione, anche dal punto di vista quantitativo, fra l’esposizione a quest’ultimo, sia a breve che a lungo termine, e numerosi effetti sulla salute.





I risultati riportati da Cori, Donzelli, Gorini, Bianchi e Curzio sugli articoli scientifici pubblicati dal 2000 ad oggi (in lingua inglese, su rivista internazionale) fanno il punto delle conoscenze pre-Covid-19 sulla percezione del rischio dell’inquinamento atmosferico, aspettandosi che le ricerche in corso e le prossime tengano conto del cambiamento epocale che stiamo vivendo proprio in tema di percezione dei rischi per la salute.

Il panorama che emerge dai 38 studi selezionati è molto articolato e sono rilevanti gli elementi che ciascuno studio approfondisce, come il peso delle esperienze pregresse, i fattori socioeconomici, le fonti informative, i diversi contesti esaminati, i comportamenti.

È interessante osservare che circa i due terzi degli studi sono stati pubblicati negli ultimi quattro anni (n=26), molti sono stati condotti in Cina (n=13) e negli Stati Uniti (n=11).

La maggior parte degli studi (n=24) hanno utilizzato dati raccolti da stazioni di monitoraggio, sette studi hanno usato modelli di qualità dell’aria come il Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer (MODIS) e l’Aerosol Optical Depth (AOD), altre sette ricerche hanno misurato direttamente le concentrazioni di PM per realizzare lo studio.

La percezione è stata valutata prevalentemente utilizzando questionari, che sono disegnati in modo mirato (ricerca ad hoc) o fanno parte di survey più ampie da cui sono state estratte le domande sulla percezione; non mancano innovative analisi di big data dei principali social network o motori di ricerca, che costituiscono una sorta di nuova frontiera dell’analisi della percezione e consentono di osservare popolazioni molto ampie di soggetti.

Complessivamente è emersa un'associazione tra esposizione a inquinanti e percezione del rischio per la salute e complessivamente la revisione ha mostrato che la maggioranza degli studi stabilisce una relazione tra la misura della percezione del rischio e l’inquinamento monitorato (n=31), che può essere diretta (n=20), indiretta (n=2) o scarsa (n=9) ma comunque in ogni caso visibile / presente e attiva in determinate situazioni o porzioni della popolazione. Sono interessanti le differenze nei contesti e il peso dello stato di salute, percepito o rilevato, e i comportamenti collegati.

Nel complesso si può affermare che, quando si studia la percezione è importante essere in grado di capire l’esposizione effettiva delle persone, sia quella all’inquinamento atmosferico misurato che l’esposizione alle notizie sull’inquinamento. Le conoscenze pregresse o le conoscenze dello stato dei fatti per agire positivamente sono infatti elementi determinanti delle percezioni e dei comportamenti.

Per approfondimenti leggi:

Cori L., Donzelli G., Gorini F., Bianchi F., Curzio O. Risk Perception of Air Pollution: A Systematic Review Focused on Particulate Matter Exposure. Int J Environ Res Public Health. 2020;17(17):E6424. Published 2020 Sep 3. doi:10.3390/ijerph17176424

Rosy Battaglia: L’inquinamento è il più grave rischio ambientale per la salute in Europa

Tratto da Lifegate

L’inquinamento è il più grave rischio ambientale per la salute in Europa

Secondo Agenzia europea per l’ambiente e l’Oms, sono oltre 630mila i morti per cause ambientali in Europa. L’Italia è uno dei paesi più esposti.

L’inquinamento atmosferico rimane il più grave rischio ambientale per la salute dei cittadini europei e causa almeno 400mila morti premature l’anno. Seguito dall’inquinamento acustico che porta, invece, oltre 12mila decessi. In aggiunta, anche in Europa si comincia a morire sempre più spesso per gli effetti dei cambiamenti climatici, a partire dalle ondate di caldo. Dati drammatici a cui si somma la perdita di giorni di vita causata da pesticidi, sostanze chimiche, interferenti endocrini e microplastiche diffusi nell’ambiente e nelle falde acquifere. L’Italia, duramente colpita dal virus Sars-Cov-2, rimane in particolare una delle nazioni più esposte all’inquinamento da micropolveri, biossido di azoto (NO2) e ozono, insieme a Grecia, Spagna e Slovacchia. E proprio nel nostro paese si accusano, sempre più, i drammatici effetti del riscaldamento globale.
È il quadro per nulla rassicurante fornito dall’ultimo rapporto dell’European environment agency, l’Agenzia europea per l’ambiente (Eea), “Healthy environment, healthy lives: how the environment influences health and well-being in Europe“. Il report è stato aggiornato anche sull’impatto della pandemia da coronavirus che ribadisce, anche in base ai dati forniti dall’Organizzazione mondiale della sanità, come la cattiva qualità dell’aria in Europa sia la causa di cardiopatie ischemiche, ictus, malattie polmonari ostruttive croniche, tumori e infezioni respiratorie. Oltre che disturbi neurologici, asma, diabete e obesità. Malattie che insieme all’esposizione alle sostanze nocive hanno indebolito i nostri sistemi immunitari e sono state associate ad una più marcata vulnerabilità alla Covid-19.

Secondo l’Oms oltre 630mila morti per cause ambientali

Gli esperti dell’Eea e dell’Oms hanno parlato, in totale, di oltre 630mila persone morteprematuramente per cause ambientali. A partire dalle fasce di popolazioni più deboli. I più colpiti sono i bambinimaggiormente esposti e indifesi all’inquinamento atmosferico con oltre 211mila anni di vita persi annualmente, ma anche le donne in gravidanza, gli anziani e le persone con condizioni di fragilità. Sulla qualità della salute dei cittadini europei incide, inoltre, anche il cattivo stato socio-economico che concentra nelle aree più inquinate le fasce di popolazione più povere, lasciando a quelle più abbienti il maggior accesso alle aree verdi. Tanto che il direttore esecutivo dell’Eea Hans Bruynininckx ha espressamente dichiarato, anticipando di qualche giorno la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, come sia “necessaria un’azione forte per proteggere i più vulnerabili nella nostra società. La povertà spesso va di pari passo con la vita in cattive condizioni ambientali e di salute”.