COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".

29 ottobre 2021

«Stiamo affidando il nostro futuro ai giganti del fossile, mascherati da paladini dell’ambiente.

 Tratto da Il Cambiamento 

ReCommon: «Cosa succede quando le multinazionali di petrolio e gas iniziano a parlare di energie pulite e rinnovabili?»

«Stiamo affidando il nostro futuro ai giganti del fossile, mascherati da paladini dell’ambiente. Cosa succede quando le grandi multinazionali del petrolio e del gas iniziano a parlare di energie pulite e rinnovabili? Non abbiamo bisogno di false soluzioni»: la campagna di informazione di ReCommon. E alla vigilia del G20... è ancora più importante sapere.

ReCommon: «Cosa succede quando le multinazionali di petrolio e gas iniziano a parlare di energie pulite e rinnovabili?»

«Stiamo affidando il nostro futuro ai giganti del fossile, mascherati da paladini dell’ambiente.
Cosa succede quando le grandi multinazionali del petrolio e del gas iniziano a parlare di energie pulite e rinnovabili? Non abbiamo bisogno di false soluzioni»: così la campagna di informazione di ReCommon.

E alla vigilia del G20... è ancora più importante sapere.

L'associazione ReCommon, impegnata da anni sul fronte della sostenibilità ambientale e del contrasto all'inquinamento, ha lanciato una campagna che prende posizione critica sulle scelte che il governo italiano (e non solo) continua a reiterare.

«Gas, idrogeno e meccanismi di compensazione delle emissioni o di cattura di queste sono oggi al centro delle politiche energetiche nazionali ed europee. Le chiamano soluzioni di transizione, dovrebbero ridurre le emissioni e traghettarci verso un futuro green. Di fatto ci stanno legando ancora una volta a un’economia fossile e insostenibile. Una pericolosa distrazione dal necessario cambio di modello politico ed economico che milioni di persone in Europa e nel mondo chiedono a gran voce, per la sopravvivenza di tutti» spiegano da ReCommon nella campagna d'informazione.

Gas? Naturalmente fossile
«Il settore del gas è in espansione nonostante il suo impatto devastante sul clima globale, emerso in tutta la sua gravità solo negli ultimi anni. Recenti studi scientifici hanno iniziato a quantificare le emissioni fuggitive di metano e hanno dimostrato che il loro impatto climalterante è oltre 100 volte quello della CO2 su un arco di 10 anni e 86 volte su un arco di 20» scrive ancora l'associazione.

Idrogenomania 
«In cima alla classifica delle soluzioni miracolose troviamo l’idrogeno, ma cosa c’è dietro la chimera dell’energia verde? Attualmente meno dell’1% per cento dell’idrogeno prodotto nel mondo proviene da fonti rinnovabili, per il resto ci affidiamo ancora ai combustibili fossili e, anche qualora utilizzassimo le rinnovabili, per produrre energia a sufficienza, in Europa, dovremmo sfruttare risorse energetiche e ambientali che non abbiamo e che ancora una volta bisognerebbe “estrarre” dal vicino continente africano».

Non è tutto green quello che luccica
«Mobilitazioni, azioni dirette, campagne di pressione sono riuscite a inceppare un meccanismo che sembrava inarrestabile, producendo un corto circuito tanto necessario quanto inaspettato. Oggi è possibile parlare di ambiente e cambiamento climatico anche al TG e sui giornali - si legge ancora nel manifesto della campagna - Ma parlarne non basta, i giganti fossili affollano lo spazio con imponenti strategie di greenwashing, una narrazione distorta che egemonizza il tema della transizione energetica, grazie a ingenti investimenti economici, e multinazionali energetiche inoltre hanno dalla loro una lobby coordinata e molto potente orientata a influenzare le politiche europee e nazionali in materia di clima e energia».

Ecco le richieste che ReCommon avanza:
-Non ci sia una transizione energetica che passi dal carbone al gas e alla costruzione di nuove centrali a gas;
si eliminino i sussidi pubblici per questi impianti e si chiudano quelli esistenti al più presto.
-Non si costruiscano nuove infrastrutture del gas in Italia e in Europa e sussidi e fondi pubblici e europei siano destinati ad altri interventi autenticamente sostenibili e decisi  dalle comunità locali.
-Venga fatta giustizia per tutti quelli che hanno sofferto gli impatti delle grandi opere energetiche.

-Si promuova un approccio decentralizzato, guidato dal basso e su piccola scala alle energie rinnovabili, con la partecipazione attiva delle comunità locali.
-Le società energetiche si impegnino in maniera concreta e ravvicinata nel tempo ad azzerare le emissioni evitando false soluzioni, quali: l’idrogeno fossile o le infrastruttere su larga scala anche se verde, i meccanismi di compensazione (cattura di carbonio e foreste), i mega impianti di rinnovabili.
-Gli investitori ritirino i fondi dalle grandi società energetiche italiane (quali Eni, Snam, Enel) che ancora utilizzano combustibili fossili e resistono al cambiamento con false soluzioni.    Continua qui

21 ottobre 2021

Dall’ UDIENZA del 19 ottobre :“ EMISSIONI DELLA CENTRALE AD ALTO RISCHIO PER I BIMBI

 Tratto  dai quotidiani ieri in edicola 

Tratto da Il Secolo XIX

“ EMISSIONI DELLA CENTRALE AD ALTO RISCHIO PER I BIMBI

RICOVERI E DECESSI IN CONTINUA CRESCITA” 

Tirreno Power, al processo ha deposto l’epidemiologo Crosignani .

“ In  cinque anni ricoverati 298 minori per patologie respiratorie “


Stralcio da La Stampa
TIRRENO POWER , il perito ribadisce. 
“PIU’ CASI DI ASMA TRA I BAMBINI “




19 ottobre 2021

COMUNICATO 19 Ottobre 2021 : Confermati in Udienza gli esiti sconvolgenti dell’indagine sanitaria condotta su incarico della Procura della Repubblica di Savona .

COMUNICATO DI UNITI PER LA  SALUTE  ODV 
DEL 19 OTTOBRE 2021

All’udienza di quest’oggi si è concluso l’esame del consulente della Procura della Repubblica prof. Crosignani, epidemiologo, già direttore di epidemiologia ambientale dell’istituto nazionale dei tumori di Milano , il quale ha illustrato nel dettaglio il lavoro svolto per l’indagine sanitaria che è stata condotta su incarico dei PM di Savona e che è alla base dell’imputazione di disastro a carico degli amministratori e dirigenti di Tirreno Power per le emissioni delle sezioni a carbone della centrale di Vado Ligure. Si ricordano di seguito gli esiti sconvolgenti dell’indagine epidemiologica condotta su richiesta della Procura di Savona in termini di patologie cardiovascolari e respiratorie e di decessi per le medesime malattie attribuibili alle emissioni della centrale termoelettrica negli anni considerati nella consulenza (tenendo conto di due diverse tipologie di emissioni dell’impianto: gli Ossidi di zolfo e i cinque metalli che costituiscono l’impronta digitale delle centrali a carbone):

Tali dati, ha precisato il prof. Crosignani sono estensibili anche agli anni successivi di funzionamento delle sezioni a carbone della centrale.

298 ricoveri di bambini per patologie respiratorie ove si considerino le mappe di ricaduta elaborate attraverso modelli matematici e 433 ricoveri ove si considerino le mappe di ricaduta determinate attraverso le campagne di rilevamento del bioaccumulo nei licheni nel periodo tra il 1.1.2005 ed il 31.12.2010 sicuramente attribuibili alle immissioni della centrale , sia come causa esclusiva, sia come concausa prevalente

2161 ricoveri di adulti per malattie cardiovascolari e respiratorieove si considerino le mappe di ricaduta elaborate attraverso modelli matematici e numero 2223 ove si considerino le mappe di ricaduta determinate attraverso le campagne di rilevamento del bioaccumulo nei licheni nnel periodo tra il 1.1.2005 ed il 31.12.2010 sicuramente attribuibili alle immissioni della centrale , sia come causa esclusiva, sia come concausa prevalente

657 morti per malattie cardiovascolari e respiratorie ove si considerino le mappe di ricaduta elaborate attraverso modelli matematici e numero 427 ove si considerino le mappe di ricaduta determinate attraverso le campagne di rilevamento del bioaccumulo nei licheni nnel periodo tra il 1.1.2000 ed il 31.12.2007 sicuramente attribuibili alle immissioni della centrale, sia come causa esclusiva, sia come concausa prevalente


Un dato tra tutti mostra con immediata evidenza quale sia stato l’effetto sanitario della centrale: secondo la consulenza del prof. Crosignani, la probabilità di ammalarsi e di essere ricoverati per asma è addirittura del 97% superiore tra i bambini maggiormente esposti alle emissioni della centrale (ossia residenti nelle aree di maggiore ricaduta dei metalli) rispetto ai bambini residenti nelle aree meno esposte.

Il consulente ha quindi spiegato come sia da escludere che gli eccessi di patologie e i decessi nella popolazione maggiormente esposta alla centrale siano imputabili ad altri fattori, e in particolare alle emissioni delle attività portuali di cui si è espressamente tenuto conto nell’indagine sanitaria condotta dagli esperti della Procura della Repubblica.

19 ottobre 2021 Uniti per la Salute ODV



TIRRENO POWER, il Dottor CROSIGNANI : “Relazione tra esposizione alle emissioni della centrale ed effetti sulla salute”

Tratto da IVG 

Tirreno Power, il medico: “Relazione tra esposizione alle emissioni della centrale ed effetti sulla salute”

E' intervenuto in aula il dottor Paolo Crosignani, ex direttore di epidemiologia ambientale dell'istituto nazionale dei tumori di Milano

Savona. “C’è una relazione tra l’esposizione alle emissioni della centrale di Vado Ligure e gli effetti sulla salute dell’uomo“. A dirlo questa mattina in aula è stato il dottor Paolo Crosignani, ex direttore di epidemiologia ambientale dell’istituto nazionale dei tumori di Milano, nell’ambito del processo a carico di Tirreno Power per il quale sono imputati 26 persone, tra vertici e dirigenti dell’azienda, rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo.

 Il consulente ha presentato stamattina nell’aula magna del tribunale di Savona la relazione riguardante gli effetti dal punto di vista sanitario provocati dalla centrale Tirreno Power. L’ipotesi iniziale era stata quella di “verificare possibili correlazioni tra il funzionamento della centrale vadese e la salute delle persone che abitavano nella zona coinvolta dalle ricadute dell’inquinamento prodotto dallo stabilimento”.

La supposizione che ha dato il via al lavoro “è stata verificata – conferma il consulente -, sono state escluse altre cause e sono stati considerati i criteri di causalità”. E prosegue: “Tenendo presente che questa è la punta dell’iceberg, nessuno ha mai considerato le malformazioni. E’ un dato sottostimato“.

Per quanto riguarda i legami temporali tra l’inquinamento prodotto dalla centrale a carbone e le conseguenze sui ricoveri e sui morti “non c’è letteratura”, ha spiegato Crosignani. Invece, “ci sono molti studi sulle modalità con cui l’inquinamento atmosferico incide sulla salute. Il legame tra effetti a breve termine, ricoveri e mortalità sono ben stretti: il giorno che aumenta il particolato, quello seguente si registra unaumento mortalità“.

Il periodo considerato dalla studio considera il periodo compreso tra gli anni 2005 e 2010 ma Crosignani spiega che “fino al 2013, anno di chiusura della centrale, gli effetti sulla salute erano gli stessi perchè il livello di inquinamento era invariato. Se l’inquinamento permane – conclude Crosignani -, si verifica l’eccesso di mortalità. Semigliora la qualità dell’aria il processo si arresta e i morti calano in 2/3 annicomportando un miglioramento dello stato di salute”.

13 ottobre 2021

PROCESSO TIRRENO POWER “Maggiori patologie nei bimbi ”.

 Articolo tratto  da Il Secolo XIX oggi in edicola 

La testimonianza dello pneumologo PAOLO FRANCESCHI , sentito in aula dai giudici 


Processo Tirreno Power a Savona, il perito della procura: “Maggiore l’incidenza delle patologie nei bambini”

Processo per disastro ambientale e sanitario colposo: a giudizio sono 26 persone tra manager ed ex manager della centrale di Vado.

Savona – "I risultati delle analisi epidemiologica evidenziano due temi: nelle persone maggiormente esposte alle emissioni della centrale a carbone è stata registrata una più alta incidenza delle patologie. Non solo:l'esposizione dei bambini alle emissioni ha determinato una maggior predisposizione degli stessi all'incidenza patologica".

Sono i passaggi fondamentali della deposizione di Paolo Franceschi, medico pneumologo, nominato consulente tecnico della Procura nel 2011, che ieri 12 ottobre, per quasi tre ore di udienza, davanti al giudice Francesco Giannone e al pm Elisa Milocco, nel Tribunale di Savona, ha relazionato sugli effetti delle emissioni della centrale a carbone Tirreno Power……tratto da Il Secolo XIX online 


Immagine tratta da La Stampa di oggi 





Processo Tirreno Power, in aula ascoltati i consulenti della Procura Franceschi e Crosignani

Tratto da Savona News

Processo Tirreno Power, in aula dopo il biologo Scarselli ascoltati i consulenti della Procura Franceschi e Crosignani

Prosegue il processo che vede al centro la centrale vadese nel quale sono imputati 26 persone, tra vertici e dirigenti dell'azienda, rinviati a giudizio con l’accusa di disastro ambientale e sanitario colposo

Ricadute delle emissioni sulla popolazione con lo scopo di caratterizzarne l’esposizione a sostanze nocive per le salute e accertarne l’incidenza, definendo l’area da prendere in esame, i dati epidemiologici attribuibili e la loro riferibilità ed utilizzabilità.

Questi gli argomenti trattati quest'oggi nell'aula magna del Tribunale di Savona da parte del pneumologo, specializzato in malattie dell'apparato respiratorio Paolo Franceschi e Paolo Crosignani, ex direttore ex Direttore della Unità di Epidemiologia Ambientale e Registro Tumori presso l’istituto Nazionale dei Tumori di Milano in merito al processo che vede al centro la centrale Tirreno Power di Vado Ligure per la quale sono imputati 26 persone, tra vertici e dirigenti dell'azienda, rinviati a giudizio con l’accusa di disastro ambientale e sanitario colposo.

I due consulenti della Procura, dopo la testimonianza del biologo, specialista in monitoraggio Stefano Scarselli, dovevano infatti determinare con la metodologia degli studi epidemiologici, i possibili effetti, in termini di incidenza di patologie umane nella Provincia di Savona, precisando la percentuale di incremento delle patologie, sia per le persone ancora in vita che per i conseguenti decessi. 

"Iniziai ad occuparmi della centrale a carbone agli inizi degli anni 80, in quegli anni a Vado c'erano progetti di ampliamento della centrale a carbone ed era una situazione stranamente particolare, non era frequente una centrale in città, nel centro abitato, in mezzo alle abitazioni" ha spiegato Franceschi che dall'85 al 90 è stato consigliere di minoranza in comune a Vado.

Anni dopo, nel 2010, dopo un incontro con l'allora assessore regionale Renata Briana e i sindaci di Vado e Quiliano aveva presentato un documento nel quale specificava che si trattava di una centrale in città inserita in maniera organica in un tessuto di 75mila persone, urbano, dove era presente un'alta pressione antropica e si continuava a bruciare il più alto inquinante pur utilizzando le migliori tecnologie. 

"Richiamavamo il discorso delle polvere sottili e con l'ampliamento della centrale si sarebbe continuato a bruciare tonnellate di carbone e le polveri non si sarebbero fermate neanche dai nuovi filtri - ha continuato il membro della commissione ambiente dell'Ordine dei Medici - l'accumulo di quelle sostanze tossiche continuava a destare una grande preoccupazione". 

"Abbiamo scelto delle patologie a priori, cardio vascolari, respiratorie e tumore del polmone (che ha una patogenesi molto lenta e non può essere utilizzata come conclusione) e abbiamo notato che il rischio aumenta in merito alla popolazione esposta, questa maggiore predisposizione ha evidenziato infatti una esposizione alla fascia dell'infanzia all'inquinamento" 

Lo studio, come detto da Crosignani, è stato limitato alle patologie per le quali era presente a priori un’evidenza scientifica in ordine alla correlazione causale con l’inquinamento atmosferico e, per quanto quindi di interesse, con le emissioni di una centrale a carbone.

Era stata quindi analizzata l'anagrafe della zona costituendo un database di tutta l'area (con nome, cognome e residenza)  campionando poi diversi soggetti avendo a disposizione le schede di dimissione ospedaliere non solo dei ricoverati Asl ma anche tra tutti i ricoverati nel comune residente. 


04 ottobre 2021

Qualità dell’aria, ecco perché le nuove linee guida dell’Oms sono molto importanti

 Tratto da Il Fatto Quotidiano 

Qualità dell’aria, ecco perché le nuove linee guida dell’Oms sono molto importanti



Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento dell’aria è attualmente responsabile di 7 milioni di morti premature nel mondo ogni anno. In Italia sarebbero circa 50mila, stando all’ultimo rapporto sulla qualità dell’aria dell’Agenzia Europea per l’Ambiente.

L’analisi di oltre 500 articoli scientifici condotta dalla stessa Oms – i cui risultati sono stati confrontati e valutati attraverso un accurato processo di peer-review effettuato anche da esperti esterni all’organizzazione – ha messo in evidenza che l’esposizione prolungata anche a bassi livelli di questi inquinanti costituisce un pericolo per la salute umana e che, di fatto, non esiste una soglia al di sotto della quale il rischio non aumenta.

Sulla base di questi e di altri, altrettanto stringenti, elementi, il 22 settembre scorso l’Oms ha reso pubbliche le nuove linee guida sulla qualità dell’aria, riducendo notevolmente i limiti per l’esposizione a lungo termine agli inquinanti più dannosi per la salute, in particolare il particolato fine e il biossido di azoto.

L’Oms ha indicato come concentrazione media annuale di riferimento per le particelle di diametro inferiore a 2,5 micrometri (PM 2.5) il valore di 5 microgrammi per metro cubo, la metà rispetto al 2005. Per il biossido di azoto il taglio è stato ancora più netto, passando da 40 a 10 microgrammi al metro cubo in media all’anno. La concentrazione media annuale delle particelle con diametro inferiore a 10 micrometri (PM 10), invece, non dovrebbe superare i 15 microgrammi al metro cubo (nel 2005 erano 20).

ulla base di questi e di altri, altrettanto stringenti, elementi, il 22 settembre scorso l’Oms ha reso pubbliche le nuove linee guida sulla qualità dell’aria, riducendo notevolmente i limiti per l’esposizione a lungo termine agli inquinanti più dannosi per la salute, in particolare il particolato fine e il biossido di azoto.

L’Oms ha indicato come concentrazione media annuale di riferimento per le particelle di diametro inferiore a 2,5 micrometri (PM 2.5) il valore di 5 microgrammi per metro cubo, la metà rispetto al 2005. Per il biossido di azoto il taglio è stato ancora più netto, passando da 40 a 10 microgrammi al metro cubo in media all’anno. La concentrazione media annuale delle particelle con diametro inferiore a 10 micrometri (PM 10), invece, non dovrebbe superare i 15 microgrammi al metro cubo (nel 2005 erano 20).

La decisione dell’Oms è di grande rilievo: sia perché il precedente aggiornamento risaliva al 2005, come accennato; sia soprattutto perché i valori indicati dall’Oms non sono legalmente vincolanti ma servono (o almeno dovrebbero servire) a ispirare le legislazioni nazionali e comunitarie in questo campo. Anche per queste ragioni questo passo dell’organizzazione più importante del pianeta in materia di salute pubblica merita qualche nota a margine.


Bambini e ambiente: società di pediatria . Presentazione di “Inquinamento atmosferico e salute” nei primi mille giorni di vita

Tratto da Agensir 

Bambini e ambiente: società di pediatria, il 6 ottobre presentazione del documento “Inquinamento atmosferico e salute” nei primi mille giorni di vita



Verra’ presentato il 6 ottobre il documento di consenso “Inquinamento atmosferico e salute” che contiene le proposte delle società scientifiche pediatriche e del gruppo di lavoro “Ambiente e primi 1.000 giorni” per migliorare la salute dei bambini e delle famiglie. Il documento è stato sottoscritto da Associazione culturale pediatri (Acp), Federazione italiana medici pediatri (Fimp), Ambiente e primi 1.000 giorni, Società italiana di medicina perinatale (Simp), Società italiana di pediatria (Sip), Società italiana di neonatologia (Sin), Società italiana di pediatria (Sip). Il documento di consenso nasce nell’ambito del progetto “Ambiente e primi 1000 giorni’” ovvero “Coorti di nuovi nati, esposizioni ambientali e promozione della salute nei primi 1.000 giorni di vita: integrazione dei dati di esposizione con dati molecolari ed epigenetici”. Il progetto, si legge in una nota, “nasce per valutare in che modo l’ambiente e l’esposizione a inquinanti atmosferici e al fumo di sigaretta influiscano sui primi 1.000 giorni dell’individuo, dal concepimento al secondo anno d’età, e per costruire strumenti capaci di informare cittadini, genitori e decisori in modo da migliorare la salute delle singole persone e pianificare azioni di prevenzione a livello di sanità pubblica”.
Alla conferenza stampa online (ore 10-11,20) interverranno Renata Bortolus (Direzione generale della prevenzione sanitaria – ministero della Salute); Luca Ronfani (Irccs materno infantile Burlo Garofolo, Trieste); Francesco Forastiere, (Environmental Research Group, School of Public Health, Faculty of Medicine, Imperial College, Londra). Sarà possibile seguire la conferenza stampa sul canale YouTube della Società italiana di pediatria al seguente link https://www.youtube.com/watch?v=yCxwcaMwi8Q.

24 settembre 2021

Antonio Tricarico : Le bugie di Terna e del governo sul nostro sistema elettrico

 Tratto da Recommon

Le bugie di Terna e del governo sul nostro sistema elettrico

Altro che ritornare al nucleare, come prefigurato dal ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani. O approntare nuove centrali a gas necessarie quando si spegneranno quelle a carbone perché il sistema elettrico italiano non reggerebbe il soddisfacimento della domanda, come sostiene Terna, il gestore della rete italiana. 

A fare bene i conti, la realtà sembra ben diversa. Ce lo dice ilCentre for Research on Energy and Clean Air (CREA), che pubblica oggi il rapporto “RIPE FOR CLOSURE: Accelerating the energy transition and saving money by reducing excess fossil fuel capacity” con i risultati dell’analisi condotta insieme agli esperti di Transition Zero sul fabbisogno energetico di tutti i paesi europei. 

Ben nove tra questi, tra cui l’Italia, potrebbero da subito chiudere centrali a combustibili fossili per un totale di 48,8 GW di potenza installata senza mettere a rischio le forniture di elettricità per famiglie ed imprese. Si tratta di ben il 17% di tutta la potenza installata in centrali fossili in Europa. Con il pensionamento anticipato delle centrali non necessarie, il risparmio dei costi fissi operativi e di manutenzione sarebbe di quasi 2 miliardi di euro l’anno. Il 77% della potenza in eccesso riguarda le centrali a carbone (che in Italia, a meno di sorprese, dovrebbero chiudere i battenti entro il 2025), il resto sarebbero centrali ad olio combustibile e gas in qualche caso.

Se guardiamo ai dati del Bel Paese, in termini assoluti l’Italia risulta al secondo posto per eccesso di capacità di generazione installata, dietro solo alla Spagna. Secondo CREA, anche considerando un legittimo margine di riserva del 15% per garantire la sicurezza delle forniture, oggi vi è lo stesso un eccesso di 8,7 GW di centrali fossili per soddisfare il picco della domanda. Si tratta principalmente delle centrali a carbone che dovrebbero chiudere al 2025; quindi l’uscita dal carbone può avvenire senza bisogno di installare nuova capacità di generazione a gas, smentendo così palesemente il governo italiano sul tema. Anche alcune centrali ad olio combustibile dovrebbero essere mandate in pensione. Il tutto per un risparmio nei costi fissi operativi e di manutenzione di 465 milioni di euro l’anno, a detta degli esperti di CREA.

In barba all’emergenza climatica, da noi il 57% dell’energia elettrica è ancora prodotta da fonti fossili, con il gas passato dal 40% del 2015 al 46% attuale. La tendenza è stata accelerata dalla sostituzione di 14 GW di centrali a carbone con impianti a gas, invece che con impianti ad energia rinnovabile e distribuiti sul territorio. Un approccio legato al passato, che sembra continuare visto che il gestore della rete Terna ha raccomandato l’installazione di circa 5 GW di nuove centrali a gas per riserva. Le utility elettriche italiane, in primis Enel, si stanno prontamente muovendo in tal senso, addirittura pianificando le nuove centrali negli stessi siti di quelle a carbone. Ma non si accontentano di 5 GW: hanno già proposto progetti di nuove centrali a gas per ben 14 GW con la speranza di usufruire dei lauti sussidi del “mercato di capacità”, come spiegato nel rapporto pubblicato da ReCommon lo scorso maggio. A 5,8 GW sono già stati attribuiti i nuovi sussidi e dovrebbero andare in funzione nel 2023.

Nel frattempo le nuove aste per attribuire i sussidi per il 2024 e 2025 previste in estate sono state rimandate, ma probabilmente di poco. Ancora una volta, un attento esame dei numeri smentisce le lobby fossili che trovano ampio ascolto nel governo Draghi. Oltre che calmierare i sovrapprezzi nelle bollette elettriche – per altro dovuti sull’aver puntato in maniera ottusa solo sul gas negli ultimi anni – una autentica transizione ecologica che sia anche giusta richiederebbe di fermare subito le nuove centrali a gas senza se e senza ma.

Pandemia e crisi climatica, cause comuni di una sindemia: riflessioni e proposte per il cambiamento

 Tratto da Isde 

24 settembre 2021
ore 09:00-12:30

                        Pandemia e crisi climatica, cause comuni di una sindemia: riflessioni e proposte per il cambiamento
Allarme del mondo scientifico

Nell’ambito del programma All4Climate – Italy 2021, in preparazione della riunione

Le sfide globali come la pandemia da COVID-19 ed il deregolamento climatico stanno mostrando sempre di più le fragilità  sostanziali dell’attuale modello di sviluppo; cambiare il modello di sviluppo e trasformare le attività umane porterebbe a benefici immediati sulla salute. Occorre accelerare il percorso verso azioni di mitigazione ed adattamento agli effetti del cambiamento climatico, e di riduzione dell’inquinamento.

Occorre definire politiche basate sulle evidenze scientifiche e sostenere la partecipazione alle decisioni che condizioneranno la nostra vita quotidiano sulla terra. Occorre fare proposte, ma soprattutto trovare le soluzioni per realizzarle. Le relazioni si concentreranno su due temi principali:

  • La pandemia da COVID-19 e la crisi climatica: gli impatti
  • Quali risposte alle crisi globali? un  nuovo modello di sviluppo

All’incontro parteciperanno Roberto Romizi ( ISDE, Medici per l’Ambiente), Marco Talluri ( giornalista scientifico), Giovanni Viegi (CNR), Roberto Buizza (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), Paolo Vineis (Imperial College London), Andrea Manto (Ist. Sup. di Scienze Religiose “Ecclesia Mater”. Pontificia Università Lateranense), Maria Grazia Petronio ( ISDE, UNIPI e M4OH), Claudio Gianotti (ISDE Giovani, UNIMI), Antonio Bonaldi (Slow Medicine) Alberto Mantovani (Istituto Superiore di Sanità ISS), Paolo Lauriola (Rimsa) e Eleonora Evi (Parlamentare europea)

1

19 settembre 2021

Note di Grondacci Infrastrutture energetiche, stradali, gestione rifiuti : quale coerenza con gli obiettivi UE sui mutamenti climatici

 Tratto da Note di Grondacci 

Infrastrutture energetiche, stradali, gestione rifiuti : quale coerenza con gli obiettivi UE sui mutamenti climatici



La Comunicazione della Commissione UE del 29 luglio 2021 (QUI) fornisce una guida tecnica sulla resilienza ai mutamenti climatici delle infrastrutture che coprono il periodo di programmazione 2021-2027. 

La guida è destinata principalmente a promotori di progetti ed esperti coinvolti nella preparazione delle infrastrutture/progetti. Può anche essere un utile riferimento per le autorità pubbliche, i partner esecutivi, investitori, stakeholder e altri. Ad esempio, include indicazioni su come integrare la tematica dei mutamenti climatici nelle valutazioni di impatto ambientale (VIA) e nelle valutazione ambientali strategiche (VAS).

Se scorriamo questo documento viene da chiedersi, per fare un esempio, come sia possibile che in Italia si prevedano nuovi 15.000 Mwe di centrali a gas che risulterebbero totalmente incoerenti con i parametri di questa Guida della UE, oppure come si possano mantenere, per fare un altro esempio, incentivi alle fonti fossili e regalare incentivi a pioggia per far proliferare i biodigestori oltre le esigenze di chiusura del ciclo dei rifiuti come sta avvenendo in molte regioni. 

Ma vediamo il contenuto di queste linee guida... su Note di Grondacci 


31 agosto 2021

Vittoria legale di Children’s Health Defense CHD sulla sicurezza delle radiazioni e del 5G

 Tratto da ComedonChisciotte

Vittoria legale di Children’s Health Defense sulla sicurezza delle radiazioni e del 5G

Oggi Children’s Health Defense (CHD) ha vinto lo storico caso contro la Federal Communications Commission (FCC), caso che mette in discussione la decisione dell’agenzia di non rivedere le sue linee guida del 1996 per la salute e la sicurezza riguardanti le tecnologie basate sul wireless, compreso il 5G. (Guarda l’evento stampa che si è tenuto lunedì 16 agosto alle ore 10:00, in lingua inglese).

La Corte d’Appello degli Stati Uniti per il Circuito del distretto della Columbia ha pubblicato la sua sentenza in  data 13 agosto. La corte ha stabilito che la FCC nel considerare sufficienti a proteggere la salute pubblica le linee guida del 1996 per le emissioni di radiofrequenza ha mancato di considerare le evidenze non strettamente legate al cancro riguardo gli effetti negativi sulla salute della tecnologia wireless. La sentenza della corte afferma:

“Il caso deve essere rinviato alla commissione al fine di ottenere una spiegazione ragionata circa la sua determinazione di adeguatezza delle linee guida per quanto riguarda la protezione dagli effetti nocivi dell’esposizione alle radiazioni a radiofrequenza…”

Robert F. Kennedy Jr., presidente del CHD e avvocato per questo caso, ha dichiarato:

La sentenza della corte rivela come la FCC e la FDA siano agenzie manipolate che hanno abbandonato il loro dovere di proteggere la salute pubblica in favore di una crociata che ha come unico scopo l’aumento dei profitti dell’industria delle telecomunicazioni.

Il caso della CHD è stato consolidato con un altro caso simile presentato dall’Environmental Health Trust, e le due organizzazioni hanno presentato memorie congiunte. L’avvocato principale di CHD per il caso, Scott McCollough, un avvocato di diritto amministrativo e delle telecomunicazioni che ha rappresentato i ricorrenti nell’udienza, ha dichiarato:


“Questa è una vittoria storica. La FCC dovrà riaprire il procedimento e per la prima volta affrontare in modo significativo e responsabile la grande quantità di prove scientifiche e mediche che dimostrano che le attuali linee guida non proteggono adeguatamente la salute e l’ambiente.”

La sentenza della corte continua affermando:

“… la FCC ha completamente omesso di riconoscere e tanto meno di rispondere ai commenti riguardanti l’impatto delle radiazioni RF sull’ambiente… I documenti contengono sostanziali prove di potenziali danni ambientali.”

I ricorrenti della causa hanno presentato 11.000 pagine di prove di danni da 5G e da tecnologia wireless che la FCC ha ignorato, comprese prove di malattie diffuse già esistenti. L’avvocato Dafna Tachover, direttore del progetto “5G e Wireless Harms” di CHD, che ha iniziato e condotto il caso per CHD, ha dichiarato:

“La FCC dovrà finalmente riconoscere l’immensa sofferenza di milioni di persone che sono state danneggiate dal fallimento epocale della FCC e della FDA nel proteggere la salute pubblica. Finalmente la verità è emersa. Sono fiduciosa che dopo questa decisione, la FCC farà la cosa giusta e fermerà qualsiasi ulteriore diffusione del 5G.”

Continua qui

29 agosto 2021

L'inquinamento dell'aria aumenta la gravità delle malattie della mente

Tratto da il giornale della protezione civile 

L'inquinamento dell'aria aumenta la gravità delle malattie mentali



 Secondo uno studio condotto a Londra, un minimo aumento di agenti inquinanti causa un aggravamento significativo delle malattie mentali

L'esposizione all'inquinamento dell'aria è collegata alla maggiore gravità delle malattie mentali, secondo uno degli studi più completi su questo argomento. Lo studio, pubblicato sul British Journal of Psychiatry, ha seguito i pazienti a Londra sud dal loro primo contatto con i servizi di salute mentale, utilizzando delle stime ad alta risoluzione dell'inquinamento dell'aria nelle loro case. 

Lo smog uccide in molti modi
La ricerca, che ha coinvolto 13.000 persone a Londra, ha scoperto che un relativamente piccolo aumento all'esposizione del biossido di azoto porta a un aumento del 32% della possibilità di aver bisogno di trattamenti individualizzati e al 18% in più del rischio di essere ricoverati in ospedale. I ricercatori hanno detto che queste scoperte possono essere applicate alla maggior parte delle città nelle nazioni sviluppate, e la diminuzione dell'inquinamento dell'aria potrebbe portare benefici a milioni di persone. “L'inquinamento dell'aria è modificabile e possiamo ridurre il livello di esposizione della popolazione anche su larga scala” ha detto Joanne Newbury, dell'Università di Bristol, che che ha guidato la ricerca. “Sappiamo che ci sono interventi che possono tornare utili, come l'espansione delle zone a bassa emissione. Gli interventi di salute mentale sugli individui sono invece più complessi”. La media trimestrale dei livelli di NO2 nell'area di studio è variata tra 18 e 96 microgrammi per metro cubo. I ricercatori hanno scoperto che le persone esposte a più di 15 grammi per metro cubo hanno il 18% di possibilità in più di essere ammesse in ospedale e il 32% di possibilità in più di aver bisogno di un trattamento ambulatoriale dopo un anno. Questo collegamento è più forte con il NO2, che è emesso in gran quantità dai motori diesel, ma è stato significativo anche per l'inquinamento da piccole particelle che sono prodotte da tutti i combustibili fossili. Il livello di piccole particelle è variato tra 9 e 25 milligrammi per metro cubo e ha aumento l'esposizione di tre unità, oltre anche all'aumento del rischio di ricovero in ospedale dell'11% e del trattamento ambulatoriale del 7%.

Non è la prima ricerca che fa questo tipo di collegamenti
Lo studio pubblicato sul British Journal of Psychiatry ha utilizzato la frequenza di ammissione all'ospedale o le visite ai medici come indicatori della gravità. I ricercatori hanno calcolato che una piccola riduzione di un solo agente inquinante potrebbe ridurre le malattie e far risparmiare al Servizio Sanitario Nazionale decine di milioni all'anno. Certo, i livelli di inquinamento dell'aria a Londra si sono abbassati negli ultimi anni, ma non sono a un livello di sicurezza – secondo quanto afferma Ioannis Bakolis, del King's College di Londra, che ha fatto parte del team di ricerca: “Anche a bassi livelli di inquinamento dell'aria, possiamo osservare conseguenze significative”. Un altro studio recente ha mostrato che un piccolo aumento nell'inquinamento dell'aria è collegato a un significativo aumento di depressione e ansia. Lo studio ha anche collegato l'aria sporca all'aumento dei suicidi e ha rilevato che crescere in ambienti inquinati aumenta il rischio di disturbi mentali. Un'altra ricerca ha scoperto che l'inquinamento dell'aria causa una “notevole” riduzione dell'intelligenza ed è collegato alla demenza. E una rassegna mondiale nel 2019 ha concluso che l'inquinamento dell'aria potrebbe causare danni a ogni organo del corpo umano. “Identificare i fattori di rischio modificabili per la gravità delle malattie e le ricadute può portare a interventi precoci oltre a ridurre la sofferenza umana e gli alti costi economici causati dalle malattie mentali croniche di lungo termine”, hanno detto i ricercatori