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31 agosto 2021

Vittoria legale di Children’s Health Defense CHD sulla sicurezza delle radiazioni e del 5G

 Tratto da ComedonChisciotte

Vittoria legale di Children’s Health Defense sulla sicurezza delle radiazioni e del 5G

Oggi Children’s Health Defense (CHD) ha vinto lo storico caso contro la Federal Communications Commission (FCC), caso che mette in discussione la decisione dell’agenzia di non rivedere le sue linee guida del 1996 per la salute e la sicurezza riguardanti le tecnologie basate sul wireless, compreso il 5G. (Guarda l’evento stampa che si è tenuto lunedì 16 agosto alle ore 10:00, in lingua inglese).

La Corte d’Appello degli Stati Uniti per il Circuito del distretto della Columbia ha pubblicato la sua sentenza in  data 13 agosto. La corte ha stabilito che la FCC nel considerare sufficienti a proteggere la salute pubblica le linee guida del 1996 per le emissioni di radiofrequenza ha mancato di considerare le evidenze non strettamente legate al cancro riguardo gli effetti negativi sulla salute della tecnologia wireless. La sentenza della corte afferma:

“Il caso deve essere rinviato alla commissione al fine di ottenere una spiegazione ragionata circa la sua determinazione di adeguatezza delle linee guida per quanto riguarda la protezione dagli effetti nocivi dell’esposizione alle radiazioni a radiofrequenza…”

Robert F. Kennedy Jr., presidente del CHD e avvocato per questo caso, ha dichiarato:

La sentenza della corte rivela come la FCC e la FDA siano agenzie manipolate che hanno abbandonato il loro dovere di proteggere la salute pubblica in favore di una crociata che ha come unico scopo l’aumento dei profitti dell’industria delle telecomunicazioni.

Il caso della CHD è stato consolidato con un altro caso simile presentato dall’Environmental Health Trust, e le due organizzazioni hanno presentato memorie congiunte. L’avvocato principale di CHD per il caso, Scott McCollough, un avvocato di diritto amministrativo e delle telecomunicazioni che ha rappresentato i ricorrenti nell’udienza, ha dichiarato:


“Questa è una vittoria storica. La FCC dovrà riaprire il procedimento e per la prima volta affrontare in modo significativo e responsabile la grande quantità di prove scientifiche e mediche che dimostrano che le attuali linee guida non proteggono adeguatamente la salute e l’ambiente.”

La sentenza della corte continua affermando:

“… la FCC ha completamente omesso di riconoscere e tanto meno di rispondere ai commenti riguardanti l’impatto delle radiazioni RF sull’ambiente… I documenti contengono sostanziali prove di potenziali danni ambientali.”

I ricorrenti della causa hanno presentato 11.000 pagine di prove di danni da 5G e da tecnologia wireless che la FCC ha ignorato, comprese prove di malattie diffuse già esistenti. L’avvocato Dafna Tachover, direttore del progetto “5G e Wireless Harms” di CHD, che ha iniziato e condotto il caso per CHD, ha dichiarato:

“La FCC dovrà finalmente riconoscere l’immensa sofferenza di milioni di persone che sono state danneggiate dal fallimento epocale della FCC e della FDA nel proteggere la salute pubblica. Finalmente la verità è emersa. Sono fiduciosa che dopo questa decisione, la FCC farà la cosa giusta e fermerà qualsiasi ulteriore diffusione del 5G.”

Continua qui

22 aprile 2021

Digitalizzare il Paese salvaguardando la salute dei cittadini

 Tratto da greenreport

5G, Legambiente scrive a Draghi: no all’innalzamento dei limiti di esposizione

Digitalizzare il Paese salvaguardando la salute dei cittadini

[21 Aprile 2021]

Insieme a scienziati e ad altre associazioni, enti, comitati cittadini, Legambiente si è appellata al presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi, alla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e al presidente della Camera dei deputati Roberto Fico illustrando in una lettera le ragioni dei sui timori e sottolinea che «La proposta di valutazione di innalzamento dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici proposta per il PNRR va respinta per motivi scientifici ed etici: ne è convinta Legambiente, preoccupata per la tutela della salute e dell’ambiente correlati al rischio emergente dell’inquinamento elettromagnetico, anche in relazione alle nuove tecnologie come il 5G per la telefonia mobile e all’Internet Of Things (IOT)».

La questione è stata illustrata in una conferenza stampa che ha visto intervenire Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, Fiorella Belpoggi, Istituto Ramazzini, Fausto Bersani, Federconsumatori (Rn) e ISDE Italia, Pietro Comba, Collegium Ramazzini, Livio Giuliani, dirigente di ricerca ex ISPELS, coordinati dalla responsabile Energia di Legambiente Katiuscia Eroe.

Nella lettera, Ciafani, scrive: «Non si comprende il parere favorevole alla valutazione di innalzamento dei limiti di esposizione all’inquinamento elettromagnetico in Italia per il PNRR Implementare nuovi tipi di radiofrequenze, come alcune di quelle utilizzate con il 5G, con un contemporaneo innalzamento dei limiti di protezione, non è necessario tecnicamente e quanto meno inopportuno, considerando i pericoli emersi da studi sperimentali ed epidemiologici sulle frequenze già in uso. Qualora tale proposta venisse accolta nella normativa nazionale, non potremmo che ravvisarvi motivate criticità sul piano sanitario».

Il 24 marzo la IX Commissione Permanente della Camera dei deputati ha, infatti, espresso parere favorevole sulla proposta di adeguamento dei limiti di immissione elettromagnetica a quelli proposti a livello europeo di 61 Volt/metro, che assumono come effetti avversi solo gli effetti termici, cioè il riscaldamento dei tessuti.

In Italia il limite massimo di esposizione al campo elettrico a radiofrequenza (CEMRF) è di 20 Volt/metro (40 V/m per le onde centimetriche) per esposizioni brevi od occasionali, mentre è di 6 Volt/metro il tetto di radiofrequenza (valore di attenzione) per il campo elettrico generato dalle radiofrequenze/microonde per esposizioni all’interno di edifici adibiti a permanenza non inferiore a quattro ore giornaliere (DM 381/ 98 e del DPCM8/7/2003).

Ciafani evidenzia che «Asserire che i limiti italiani sono inferiori solo di tre volte a quelli europei, quando lo sono di 100 volte in termini di densità di potenza, è riduttivo e fuorviante rispetto alla reale entità del cambiamento. L’Italia ha una normativa molto avanzata sotto il punto di vista della tutela della salute: sono gli altri paesi europei che devono allinearsi al nostro e non viceversa».

Secondo gli ambientalisti, «Il limite proposto di 61 Volt/metro non tiene conto delle numerose evidenze scientifiche in laboratorio che hanno ormai dimostrato la presenza di effetti biologici non termici anche molto gravi, fino a forme tumorali, anche in presenza di livelli di esposizione inferiori. Inoltre, va sottolineato che i livelli di riferimento di cui all’allegato III della Raccomandazione del Consiglio 1999/519/CE di 61 Volt/metro per gli effetti termici risultano 100 volte superiori a quelli italiani quando confrontati con i nostri valori di attenzione».

Legambiente e tutti i firmatari ritengono fondamentale: mantenere per i campi elettrici generati dalle radiofrequenze/microonde all’interno di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore giornaliere, il valore di protezione di 6 Volt/metro; riportare la misurazione del campo elettrico o della densità di potenza dell’onda elettromagnetica per i controlli dei Comuni e delle ARPA a medie sui 6 minuti invece che nelle 24 ore, come prevedeva la norma tecnica CEI 211-7, modificata dal decreto legge del Governo Monti n. 179/2012; mantenere e favorire lo strumento del regolamento Comunale come forma di pianificazione territoriale e tutela sanitaria, in particolare per categorie particolarmente vulnerabili; finanziare ricerche indipendenti, epidemiologiche e sperimentali, sulle onde centimetriche del 5G a 26 GHz (non ancora studiate in maniera adeguata,) finalizzate ad approfondire i possibili impatti sulla salute.

01 dicembre 2020

TAR Puglia blocca il 5G: “NO AL BAVAGLIO PER I SINDACI” .INCOSTITUZIONALE IMPEDIRE LA TUTELA DELLA SALUTE.

Tratto da Oasi Sana

Cavallino (Lecce), TAR Puglia blocca il 5G: “non esiste un diritto indiscriminato all’installazione”. Esultano Sindaco e cittadini Stop 5G


Dopo lo spegnimento del wireless di quinta generazione ordinato dai TAR di Umbria, Campania , Veneto ed Emilia Romagna, ora anche a Lecce il tribunale amministrativo blocca l’antenna 5G. E’ successo nel Comune di Cavallino.  Il TAR Puglia, Sezione I di Lecce, ha infatti respinto l’istanza di sospensiva proposta da Iliad avverso il diniego di installazione di un’antenna con tecnologia 5G nel territorio di Cavallino Con ordinanza n. 728 del 18 novembre 2020, e resa nota solo oggi dall’ufficio stampa dell’ente salentino, il TAR pugliese ha rigettato l’istanza di sospensiva proposta da Iliad Italia S.p.A. avverso il diniego di installazione di un’antenna con tecnologia 5G nel territorio del Comune di Cavallino, rilevando che, nonostante la legislazione statale permetta la realizzazione di detti impianti, non sussiste un diritto tout court all’installazione in capo ai gestori telefonici ed ha rinviato per la decisione nel merito della controversia all’udienza del 12 maggio 2021.

Infatti, come fatto rilevare nel giudizio dal legale del Comune di Cavallino, avvocato Ettore Bruno, il cosiddetto “decreto semplificazioni” (D.L. n. 76/2020) ha modificato l’art. 8 della L.n. 36/2001, stabilendo che i comuni possono adottare un regolamento per assicurare “il corretto insediamento urbanistico e territoriale” mantenendo il relativo potere regolamentare, fermo restando il divieto di “introdurre limitazioni alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipologia”. Invero, il Consiglio Comunale di Cavallino, con delibera n. 11 del 18 giugno 2020, tesaurizzando il “principio di precauzione”, ha adottato all’unanimità un regolamento che vieta l’installazione sull’intero territorio comunale di impianti con tecnologia 5G in attesa che più puntuali evidenze scientifiche attestino gli effetti della nuova tecnologia sulla salute dei cittadini.

Insieme al suo legale, soddisfazione per questo primo traguardo esprime ilSindaco della Città di Cavallino Avv. Bruno Ciccarese Gorgoni. «E’ auspicabile che tali studi siano portati a termine al più presto così da accertare se vi siano o meno conseguenze nocive per la salute dei cittadini conseguenti all’installazione dei ripetitori 5G, permettendo agli enti locali, unicamente in caso di riscontri positivi, di stabilire la corretta localizzazione di impianti tecnologicamente innovativi oltre che utili». Una vera e propria esultanza invece da parte de cittadini salentini, che dal tribunale vedono premiati i loro sforzi per condurre una battaglia centrata alla tutela della salute pubblica: “aspettando la nuova udienza, quest’ordinanza legittima comunque le nostre richieste per una sensata moratoria – afferma Giancarlo Vincitorio, per l’Alleanza Italiana Stop 5G referente del gruppo Stop 5G Puglia – solo nella nostra regione sono stati adottati 44 atti ammnistrativi tra ordinanze sindacali e delibere e abbiamo anche premiato i sindaci. Complimenti al Sindaco di Cavallino che invitiamo ad aderire alla costituenda Rete Nazionale dei Sindaci e combattere politicamente il bavaglio imposto dal Piano Colao, in attesa che se ne possa valutare anche l’incostituzionalità come richiesto dal Sindaco di Marsaglia, Franca Biglio in audizione parlamentare“. 


Audizione in Senato: “Incostituzionale il bavaglio ai Sindaci Stop 5G, cittadini obbligati all’irradiazione”. Si preparano le contromosse per difendere i diritti pubblici

Nei giorni scorsi, infatti, dalla provincia di Rimini il Sindaco di Coriano ha detto di essere al lavoro per una costituenda rete di primi cittadini di tutta Italia, pensata per contrastare politicamente l’invasione elettromagnetica nella rivendicazione del ruolo centrale del sindaco, esattamente come sta avvenendo in Francia. Anche tra chi non compare nella lista degli oltre 600 Comuni italiani in cui sono stati approvati atti ammnistrativi per la precauzione, la battaglia contri i pericoli del 5G si fa strada: “Dobbiamocontinueremo a lavorare per trovare la soluzione migliore – ha detto Domenica Spinelli, già in conferenza stampa alla Camera dei Deputati con l’Alleanza Italiana Stop 5G – Il problema antenne riguarda tutta Italia e non ha colori politici, sono in prima linea per la costituzione di una Rete Nazionale dei Sindaci per ottenere il riconoscimento del ruolo di autorità sanitaria e di una discrezionalità politica nel posizionamento di infrastrutture così impattanti.”

21 agosto 2020

Gruppo d’ Intervento Giuridico:5G, l’Unione europea “dimentica il principio di precauzione”

Tratto da Il Cambiamento

Gruppo d'Intervento Giuridico: «5G, l’Unione europea “dimentica” il principio di precauzione»

La onlus Gruppo d'Intervento Giuridico interviene sulle normative che si stanno adottando in materia di tecnologia 5G a livello europeo e italiano e denuncia: «L’Unione europea “dimentica” il principio di precauzione.

Gruppo d'Intervento Giuridico: «5G, l’Unione europea “dimentica” il principio di precauzione»

La onlus Gruppo d'Intervento Giuridico interviene sulle normative che si stanno adottando in materia di tecnologia 5Ga livello europeo e italiano e denuncia: «L’Unione europea “dimentica” il principio di precauzione».

«Il riconoscimento del principio di precauzione in materia ambientale è una delle più rilevanti conquiste nel campo del diritto ambientale per migliorare la qualità della vita e del territorio, nonché della conservazione degli ambienti e delle risorse naturali - spiega Stefano Deliperi a nome della onlus - L’art. 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) afferma che la politica dell'Unione in materia ambientale … è fondata sui principi della precauzione e dell'azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonché sul principio "chi inquina paga"».

«Per gli Stati membri “le misure di armonizzazione rispondenti ad esigenze di protezione dell'ambiente comportano, nei casi opportuni, una clausola di salvaguardia che autorizza gli Stati membri a prendere, per motivi ambientali di natura non economica, misure provvisorie soggette ad una procedura di controllo dell'Unione” - prosegue Deliperi - Gli Stati membri, fra cui l’Italia, hanno, quindi, la facoltà di adottare misure cautelari per la salvaguardia di ambiente e salute. In Italia il principio di precauzione è analogamente codificato dall’articolo 3 ter del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. (Codice dell’ambiente). E’ il caso, senza dubbio, della tecnologia 5G, complesso di sistemi di telefonìa mobile e cellulare di avanzata efficienza e velocità, con applicazioni potenzialmente estesissime».

Ma quali sono gli effetti su ambiente e salute?

«Da un lato, rispetto alle tecnologie precedenti, la rete 5G si caratterizza per la gestione a fasci di onde EM molto più direzionali e dedicate al singolo utilizzatore - scrive Deliperi per il GII -  A causa dei fasci rapidamente variabili, l'esposizione media a segnali 5G appare molto più bassa rispetto a quella che si avrebbe per analoghi segnali di tipo 4G, ma si verificano valori di picco più elevati in brevi periodi temporali (inferiori a 6 minuti) "direzionati" sugli utenti del servizio, come indicato dall’A.R.P.A. Piemonte (La tecnologia 5 G, 4 giugno 2020). Sia l’Istituto Superiore di Sanità (Rapporto ISTISAN 19/11, 2019) che il Comitato scientifico della Commissione Europea su salute, ambiente e rischi emergenti (Rapporto Statement on emerging health and environmental issues, 2018) ritengono che siano necessari approfondimenti per “la mancanza di chiare evidenze utili allo sviluppo di linee guida per l'esposizione ai campi elettromagnetici 5G che lascia aperta la possibilità di effetti biologici indesiderati”. Si chiede, quindi, l’applicazione del sacrosanto principio di precauzione».

«Invece, la Commissione europea si è disinvoltamente dimenticata (per non dire altro) del principio di precauzione - prosegue Deliperi - in applicazione della direttiva (UE) 2018/1972 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2018, il Regolamento di esecuzione (UE) 2020/1070 della Commissione del 20 luglio 2020 consente ai gestori delle reti con tecnologia 5G l’attivazione di “punti di accesso senza fili di portata limitata” senza alcuna autorizzazione preventiva, ma solo con un obbligo di successiva comunicazione. La politica europea concernente l’applicazione della tecnologia 5G (Comunicazione della Commissione al parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni, Dispiegamento del 5G sicuro - Attuazione del pacchetto di strumenti dell'UE, 29 gennaio 2020) rappresenta un chiaro esempio di aggiramento del principio di precauzione in materia ambientale. Prima si inizia ad attuare, poi si vedranno gli effetti su ambiente e salute pubblica».

E l’Italia?

«La delibera AGCOM n. 231/18/CONS dell'8 maggio 2018 indica i 120 Comuni italiani di media/piccola grandezza interessati dalla sperimentazione della tecnologia 5 G, a cui si aggiungono 5 città (Milano, Bari, Prato, L’Aquila, Matera) in base a un bando nazionale e Torino, che fin dal 2016 aveva stipulato uno specifico accordo con una società di gestione telefonica - prosegue la onlus - Il decreto-legge “Semplificazioni”, del 16 luglio 2020 n. 76, “Misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale”, prevede (art. 38) che i Comuni "non potranno introdurre limitazioni alla localizzazione sul proprio territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualunque tipologia e non potranno fissare limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici diversi rispetto a quelli stabiliti dallo Stato". Stop, quindi, alle ordinanze comunali contro la sperimentazione della tecnologia 5G, giunte a circa 500».

«Però il Governo Conte non ha minimamente pensato a introdurre quelle necessarie cautele previste dalla stessa normativa comunitaria e nazionale per dar corpo al principio di precauzione in assenza di una qualche certezza (o almeno elevata probabilità) di assenza di effetti negativi per la salute pubblica. Nulla - si legge ancora nella nota della onlus - E, così, in maniera strisciante la tecnologia 5G inizia ad avere esecuzione nelle nostre città. A Carrara, per esempio, nonostante le ripetute assicurazioni dei mesi scorsi. Insomma, la situazione ambientale e sanitaria potrebbe anche divenire preoccupante, ma non diventerebbe mai seria».

24 luglio 2020

5G,i sindaci non potranno introdurre limitazioni: lo stabilisce decreto

Tratto da tg 24 .sky

5G, sindaci non potranno introdurre limitazioni: lo stabilisce decreto.

Il DL cancella l'opposizione dei sindaci al 5G: Modica potenzia ...
E’ quanto stabilito dal decreto legge numero 76 del 16 luglio 2020 relativo a "Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale”, consultabile sul sito del dipartimento dell'Innovazione

I sindaci non potranno introdurre limitazioni alla localizzazione sul proprio territorio di stazioni radio base per reti di 

comunicazioni elettroniche di qualunque tipologia e non potranno fissare limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici diversi rispetto a quelli stabiliti dallo Stato". È quanto stabilito  dal decreto legge numero 76 del 16 luglio 2020 relativo a "Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale”, consultabile sul sito del dipartimento dell'Innovazione. Le amministrazioni comunali, dunque, in base alle previsioni contenute nel decreto Semplificazioni sul 5G, non potranno vietare o limitare l’installazione di reti 5G sul proprio Comune. 

Comma 6 dell'articolo 38 del decreto "Semplificazione"

 

Nello specifico, il comma 6 dell'articolo 38 del decreto "Semplificazione", che va a sostituire l'articolo 8, della legge 22 febbraio 2001, n. 36 recita che "i comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici con riferimento a siti sensibili individuati in modo specifico, con esclusione della possibilità di introdurre limitazioni alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipologia e, in ogni caso, di incidere, anche in via indiretta o mediante provvedimenti contingibili e urgenti, sui limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, sui valori di attenzione e sugli obiettivi di qualità, riservati allo Stato ai sensi dell'articolo 4”. 


Protesta il sindaco di Vicenza

 

"La decisione del Governo, attraverso il decreto Semplificazione, vieta ai sindaci di intervenire con un'ordinanza a tutela della salute pubblica per quanto riguarda il tema dell'esposizione ai campi elettromagnetici”, ha dichiarato, in una notapubblicata sul sito ufficiale della città, il sindaco di Vicenza Francesco Rucco, contrario a quanto stabilito dal decreto legge “Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale” riguardo alle reti di nuova generazione.

“Viene resa così inefficace l'ordinanza che ho firmato nel maggio scorso, come le tante altre ordinanze emesse dai sindaci di tutta Italia, che stabiliva la sospensione della sperimentazione o attivazione di impianti 5G in attesa di capire se tali dispositivi possano danneggiare la salute. In questo modo, pertanto, il Governo esautora i sindaci che rappresentano la massima autorità sanitaria locale e che quindi hanno la responsabilità della salute dei cittadini. Mi confronterò con gli altri sindaci per capire se è il caso di annullare l'ordinanza che comunque diviene inefficace”, conclude il primo cittadino di Vicenza. 

16 luglio 2020

Svolta sul 5G, accolte in Europa le istanze degli avvocati sardi Scifo e Appeddu

Tratto da castedduonline

Svolta sul 5G, accolte in Europa le istanze degli avvocati sardi Scifo e Appeddu

I potenziali rischi per la salute da esposizione ai campi elettromagnetici, prodotti dalla tecnologia 5G, verranno valutati da organismi indipendenti che affiancheranno l’ICNIRP (Commissione Internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti) nelle cui linee guida ha sempre escluso ogni sorta di rischio per la salute.La Commissione Eu preannuncia grandi rivoluzioni. I potenziali rischi per la salute da esposizione ai campi elettromagnetici, prodotti dalla tecnologia 5G, verranno valutati da organismi indipendenti che affiancheranno l’ICNIRP (Commissione Internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti) nelle cui linee guida ha sempre escluso ogni sorta di rischio per la salute.

Questo ripensamento da parte della Commissione EU era inaspettato viste le posizioni favorevoli espresse in precedenza sul 5G e sull’affidabilità delle linee guida di ICNIRP.

In Europa, a rompere i giochi degli interessi finanziari e a riaprire la discussione su uno dei temi internazionali più dibattuti di questi tempi, sono gli avvocati sardi Francesco Scifo e Alberto Appeddu. Le tesi dettagliate degli avvocati hanno consentito alla Commissione EU di valutare i potenziali rischi sulla salute derivanti dalla tecnologia 5G e di far luce sul conflitto d’interessi di ICNIRP, società privata notoriamente legata all’industria delle telecomunicazioni.

Chi legifera non può che affidarsi ai dati della Ricerca e alle Raccomandazioni degli Istituti Internazionali di ricerca, anche se i pareri non sono mai univoci. Di certo la maggior parte degli “studi rassicuranti” in materia di inquinamento elettromagnetico sono finanziati da privati, compresi gestori di telefonia mobile.

Ciò chiarisce le ragioni per le quali la ricerca indipendente considera insufficienti gli studi dell’ICNIRP poiché limitati solo agli “effetti termici” da esposizione ai campi elettromagnetici 5G, a differenza di altri studi finanziati in prevalenza da fondi pubblici, che hanno riscontrato numerosi effetti biologici e sanitari “non termici” prodotti da onde elettromagnetiche anche a bassa e bassissima frequenza.

Stella Kyriakides della Commissione UE, ha accolto il contributo degli avvocati sardi con l’impegno di rivedere le linee guida ICNIRP che ignorano numerosi studi internazionali sugli effetti cancerogeni delle radiazioni 5G. L’auspicio è che si ponga fine alle pressioni dell’ICNIRP per l’adeguamento del limite italiano per le radiofrequenze, tra i più bassi d’Europa, ai livelli internazionali ben più alti e pericolosi stabiliti proprio dall’ICNIRP.

In sintonia con l’ICNIRP, la beffa dell’iper-liberista Vittorio Colao. Colao, al timone della Vodafon per 10 anni e con alti ruoli nel mondo della finanza internazionale, oggi è stato scelto da Conte alla guida della Task Force per il “piano della ripartenza economica” in Italia. Il Piano Colao mira ad accelerare lo sviluppo del 5G innalzando i limiti delle emissioni elettromagnetiche e impedendo ai sindaci dissidenti di fermare i lavori per il 5G. 

L’azione dei nostri avvocati è stata recepita dalla Commissione come un importante contributo all’organizzazione di un “Piano europeo contro il cancro”. Si apre un nuovo scenario che avrà i suoi riflessi ben oltre la Sardegna.

Isde Sardegna, Alleanza Italiana Stop 5G e il Comitato NO 5G Sardegna, attendono che l’Europa dichiari una “moratoria sul 5G fino a quando la ricerca indipendente, condotta da scienziati senza legami con l’industria, ne confermasse la sicurezza”, così come richiesto dai nostri avvocati.


09 giugno 2020

5G, l'oncologo Ridolfi "Effetti ancora non chiari"

Tratto  da Il Resto del Carlino

5G, l'oncologo Ridolfi "Effetti ancora non chiari"

"Non ci sono ancora studi sulle conseguenze delle onde sulla salute dell’uomo". Invocato il 'principio di precauzione'

Forlì, 7 giugno 2020 - Si comincia a parlarne, ma ancora pochi sanno cosa sia e soprattutto quali effetti abbia sulla salute. Del 5G, la rete di nuova generazione che nel periodo 2022-2025 andrà a superare il 4G esistente, e dei potenziali problemi connessi alla sua installazione si è parlato in un incontro organizzato dal Comitato Stop 5G Romagna di cui il WWF di Forlì-Cesena fa parte. Il 6 giugno è stata proclamata infatti Giornata mondiale della protesta contro il 5G.

Ci ha provato Ruggero Ridolfi, oncologo ed endocrinologo dell’associazione Medici per l’ambiente: "Premesso che l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni – dice – ha previsto l’installazione di un milione di antenne per chilometro quadrato e che ancora studi sugli effetti delle onde del 5G sull’uomo non ce ne sono, vorremmo non essere trattati come bambini che devono accettare quello che dicono i genitori. Diteci come stanno le cose, discutiamo degli eventuali rischi".

Rodolfi li identifica: "Le onde per il 5G sono più rapide però non superano i muri e quindi con tutte quelle antenne collegate a satelliti ci sarà un dispositivo a ragnatela nelle nostre case e nelle nostre città. L’Istituto Ramazzini di Bologna ed il National Institute of Toxicology americano nel 2018 hanno pubblicato due studi i cui risultati convergevano: sui ratti maschi irradiati è stato notato il sorgere di tumori alla guaina del cuore. L’Istituto mondiale di protezione contro le onde elettromagnetiche ha detto che questi risultati non sono conclusivi e che se ne richiedono altri. Che però hanno lunga durata e alti costi. Visto che i Comuni non si possono rifiutare di installare queste antenne, pena il pagamento di forti penali, ci dovrebbe essere un movimento di opinione che chieda che si mettano paletti e che dia voce al ‘principio di precauzione’. Esso sostiene che certe misure precauzionali devono essere prese se ci sono fondati rischi sulla salute e sull’ambiente anche nel caso in cui non esistano prove certe sancite dalla scienza".

31 maggio 2020

WEBINAR: 5G NE SAPPIAMO DAVVERO ABBASTANZA?

Tratto da ISDE

5G NE SAPPIAMO 
DAVVERO ABBASTANZA?
VENERDÌ 5 GIUGNO ORE 17  -  19


28 maggio 2020

Conferenza in streaming: 5g: tra paure e opportunità.

Tratto da ISDE

    5G:TRA PAURE E OPPORTUNITA’

VENERDI‘ 29  Maggio ore  21:00 - 23:00


21 maggio 2020

Effetti avversi sulla salute della tecnologia di rete mobile 5G....

Tratto da Peacelink
Articolo scientifico di Ronald N. Kostoff, Paul Heroux, Michael Aschner e Aristides Tsatsakis

Effetti avversi sulla salute della tecnologia di rete mobile 5G in condizioni di vita reale

Questa pubblicazione è apparsa il 1° maggio 2020 su ScienceDirect, la fonte è "Toxicology Letters"
Fonte: Toxicology Letters, Volume 323, 1 May 2020, Pagine 35-40 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31991167
Questo articolo dimostra gli effetti avversi delle radiazioni non ionizzanti e non visibili (d'ora in poi chiamate radiazioni wireless) riportati nella più importante letteratura biomedica.
Esso mette in evidenza che la maggior parte degli esperimenti realizzata in laboratorio al momento non sono concepiti per identificare gli effetti avversi più severi derivanti dall'ambiente operativo della vita reale nel quale operano le radiazioni dei sistemi wireless. Molti esperimenti non includono la pulsazione e modulazione del segnale portante.
La grande maggioranza non tiene conto degli effetti collaterali sinergici di altri stimoli tossici (come quelli chimici e biologici) che agiscono di concerto con le radiazioni wireless.
Questo articolo inoltre presenta l'evidenza che la nascente tecnologia 5G per il network mobile della diffusione versatile e  nascente, non riguarda solo la pelle e gli occhi, come si crede comunemente,  ma ha anche effetti avversi
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Pubblicazione

Autori

Ronald N. Kostoff
Research Affiliate, School of Public Policy, Georgia Institute of Technology, Georgia, United States. Electronic address: rkostoff@gmail.com
Paul Heroux
Toxicology and Health Effects of Electromagnetism, McGill University, Canada
Michael Aschner
Molecular Pharmacology, Einstein Center of Toxicology, Albert Einstein College of Medicine, United States
Aristides Tsatsakis
Laboratory of Toxicology, Medical School, University of Crete, Voutes, 71409 Heraklion, Crete, Greece; Department of Analytical, Toxicology, Pharmaceutical Chemistry and Pharmacognosy, Sechenov University, 119991 Moscow, Russia. Electronic address: toxlab.uoc@gmail.com

Patrizia Gentilini: Coronavirus, ‘non si può uscire dalla crisi con quel modello di sviluppo che ha contribuito a crearla’

Tratto da  Il Fatto Quotidiano
Patrizia Gentilini:

Coronavirus, ‘non si può uscire dalla crisi con quel modello di sviluppo che ha contribuito a crearla’

La fase 2 in cui ci troviamo, e che dovrebbe farci uscire gradualmente dall’emergenza causata da Covid-19, è particolarmente delicata e complessa e richiede non solo una attenta riflessione, ma anche partecipazione, confronto e condivisione da parte di tutti. Da più parti si levano voci sulla necessità di un cambiamento e sul fatto che “nulla torni come prima”, ma si profila il concreto rischio che il cambiamento ci sia, ma non nella direzione auspicata e che, sulla spinta della crisi economica e sociale, si facciano passi indietro sul fronte della tutela ambientale.
In momenti di crisi è infatti forte la tentazione di cercare scorciatoie che rischiano però di peggiorare ulteriormente le cose. Pessimo segnale in questo senso è, ad esempio, la recente deroga al clorpirifos, insetticida organofosforico messo al bando in Europa, perché estremamente dannoso per il neurosviluppo, ma subito riautorizzato dalla ministra Teresa Bellanova.
Se partiamo dal presupposto che anche questa pandemia, come pure le precedenti, sia il segnale della rottura del complesso e difficile equilibrio fra uomo e natura, aggravare questa frattura continuando a spargere veleni non potrà che porre le basi per ulteriori disastri, ancor più devastanti data anche la crisi climatica in atto.
Lo stretto legame fra salute e ambiente è fortunatamente sempre più percepito e a questo proposito assume grande rilievo il documento congiunto fra la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO) e l’Associazione Medici per l’Ambiente Isde Italia: Covid-19: le lezioni da imparare, gli sbagli da non fare.
Nel documento, già sottoscritto dal Gruppo Unitario per le Foreste Italiane (Gufi), Navdanya International, Federbio e altri, si elencano in modo stringato ma efficace gli errori da non ripetere e le lezioni che il Covid, nostro malgrado, ci impartisce.
Si afferma innanzitutto che il porre la salute al di sopra degli interessi economici – come ripetutamente dichiarato in questi mesi – valga non solo per la pandemia, ma anche per il complesso delle malattie cronico-degenerative, responsabili del 91% della mortalità in Italia e il cui legame con l’inquinamento è fuori dubbio.
Si ribadisce che il depotenziamento dell’assistenza sanitaria, i drastici tagli, l’introduzione di logiche privatistiche e prestazioni a pagamento ha messo a nudo le carenze di un sistema sanitario che va quindi riformato radicalmente e ripensato a partire dai servizi territoriali, fondamentali per soddisfare i reali bisogni di salute.
Altro punto cruciale è la “fragilità” della popolazione, specie anziana, che ha pagato il prezzo più elevato al coronavirus. A tal proposito un recentissimo articolo illustra come la “fragilità” sia dovuta a patologie cronico-degenerative che iniziano sempre più precocemente, a volte addirittura già in età pediatrica, e dimostra come inquinamento atmosferico, interferenti endocrini, mancanza di verde, pesticidi, cambiamenti climatici e innumerevoli altre aggressioni ambientali compromettano i principali meccanismi molecolari che regolano la vulnerabilità individuale e siano alla base della “fragilità” della popolazione.
Il concetto di “One health”, “una sola salute” ovvero che la salute umana è un tutt’uno con quella degli altri ecosistemi e dell’intero pianeta, è il concetto fondamentale da cui ripartire e fortunatamente sempre più condiviso.
Nel documento vi sono non solo attestazioni di massima, ma anche concrete indicazioni quale quella di approvare rapidamente la legge sull’agricoltura biologica da due anni ferma in Senato, la richiesta del blocco totale del consumo di suolo, della messa in sicurezza delle infrastrutture esistenti (strade, ponti etc.), nonché la bonifica delle aree inquinate e la rigenerazione urbana.
Si afferma che l’energia deve provenire da fonti “realmente” rinnovabili, dove “realmente” sottende che siano sostitutive di quelle fossili, fondate su criteri di sostenibilità e a basso o nullo impatto ecologico, ambientale e paesaggistico e che ovviamente si cessi di incentivare l’energia prodotta da processi di combustione, biomasse incluse....
Con altrettanta fermezza si chiede anche “una moratoria sull’implementazione di tecnologie digitali non ancora adeguatamente testate”, considerazione più che mai attuale a fronte dell’implementazione del 5G su cui la comunità scientifica e non solosolleva dubbi più che legittimi.
Il documento conclude che: “Non si può pensare di uscire dalla crisi sanitaria, economica e sociale indotta dalla pandemia rimanendo ancorati o addirittura prigionieri dello stesso modello di sviluppo e di consumo che ha contribuito a crearla”. Questo il forte messaggio che si leva dalla classe medica italiana e che la classe politica non può più continuare ad ignorare!