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15 febbraio 2024

Vado Ligure. Tirreno Power. La Procura ha presentato appello per i 26 imputati

 Tratto da Trucioli.it

Vado Ligure. Tirreno Power. La Procura ha presentato appello per i 26 imputati assolti con formula dubitativa ‘perché il fatto non sussite’ e accusati di disastro ambientale e sanitario 




I motivi di appello per un giudizio di secondo grado sono contenuti in 67 pagine. La richiesta del Pubblico ministero, dopo l’assoluzione dei 26 imputati in Tribunale a Savona, così conclude: rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale e in sub ordine venga disposta una perizia “in relazione alle questioni trattate dai consulenti che saranno ritenute meritevoli di chiarimenti”. 

Il pubblico ministero d’udienza, Elisa Milocco, aveva chiesto una pena di tre anni e mezzo per tutti gli imputati ad eccezione di due (di cui uno nel frattempo deceduto). 13 erano le Parti civili tra cui il ministero della Salute e quello dell’Ambiente.

NELLE CONCLUSIONI DEL PM SI LEGGE INOLTRE:….”Il Tribunale di Savona, pur pronunciando sentenza di assoluzione con formula dubitativa e pur palesando una serie di dubbi, perplessità e incertezze, non ha ritenuto di conferire incarico ad un perito per chiarire tali aspetti e appurare la fondatezza degli esiti delle CT del PM ovvero dei rilievi difensivi.
Come si è visto, numerosi sono infatti gli errori interpretativi in cui è incorso il Giudice che ben possono spiegarsi alla luce dell’estremo tecnicismo che caratterizza le materie coinvolte nel processo» ‘
Proprio per tali ragioni non è dato comprendere il motivo per cui il Tribunale non si sia affidato ad un esperto, quanto meno per effettuare una valutazione (anche parziale) del contenuto delle relazioni tecniche depositate dalle parti.
D’altra parte, nella sentenza impugnata non vi è alcun riferimento ai motivi per cui il Tribunale ha, implicitamente, effettuato questa scelta.


La estrema gravità dei fatti contestati, le ripercussioni che la vicenda ha avuto a livello mediatico e sociale e, infine, l’elevato tecnicismo dell’istruttoria dibattimentale imponevano (e impongono tutt’ora) un più stringente vaglio tecnico.
Pertanto, qualora Codesta Corte di Appello non riconosca la erroneità delle argomentazioni del Giudice di primo grado alla luce delle osservazioni illustrate nel presente atto di appello e pervenga quindi ad una sentenza di condanna e qualora non accolga la richiesta di rinnovazione dell’istruttoria ex art. 603 c.P.P. formulata in relazione ai precedenti motivi, si chiede che venga disposta una perizia in relazione alle questioni trattate dai consulenti che saranno ritenute meritevoli di chiarimento.
Alla luce dei sopraesposti motivi, previa rinnovazione dell’Istruttoria dibattimentale nei termini indicati (ovvero, in subordine, previo espletamento di perizia) si impone pertanto la riforma della sentenza impugnata c per l’effetto l’accoglimento delle richieste già formulate da questo P.M. al Tribunale di Savona.
Con osservanza. Savona, 2 febbraio 2024. V. IL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA (Ubaldo Pelosi) e il sostituto Elisa Milocco.

VEDI LE 67 PAGINE DEI MOTIVI DI APPELLO…..

14 luglio 2021

TG3 Liguria del 13 luglio 2021 INQUINAMENTO TIRRENO POWER , LE ANALISI DELLA PROCURA .

Inoltriamo  il link all’ articolo su TG 3 di ieri 13 luglio ore 19,30 

: la problematica Tirreno Power inizia del minuto 6




Riportiamo il testo integrale del servizio del tg3 

NETTA RIDUZIONE DEGLI INQUINANTI, 
MACROSCOPICO AUMENTO DELLE BIODIVERSITA’ 
,INATTENDIBILITA’ DELLO STUDIO ARPAL DEL 2018 
é quanto evidenziato dalla  Consulenza tecnica della  Procura di Savona durante l’udienza nel Processo Tirreno Power.

La Perizia si basa sulle  INDAGINI EFFETTUATE 
SULL’AREA  PRIMA E DOPO LA CHIUSURA DEI GRUPPI A CARBONE.
INDAGINI CHE METTEREBBERO IN LUCE COME 
GLI INQUINANTI COLLEGATI ALLA CENTRALE SIANO DIMINUITI DEL 70%.

VERREBBE COSÌ SCONFESSATO IL DOCUMENTO ARPAL DI  TRE ANNI FA IN CUI INVECE NON SI EVIDENZIAVA UNA DIMINUZIONE SIGNIFICATIVA DEI PARAMETRI DOPO LO STOP DEI GRUPPI A CARBONE.

08 giugno 2021

Tirreno Power, il biologo Scarselli : “Licheni scomparsi, peggio che nelle grandi città della Pianura Padana”

 Tratto da IVG

Tirreno Power, il biologo: “Licheni scomparsi, peggio che nelle grandi città della Pianura Padana”

Presentata in aula la maxiconsulenza tecnica della Procura che rileverebbe il danno ambientale e sanitario legato alla centrale.

Savona. L’assenza di lichene sugli alberi ci ha messo davanti a un quadro decisamente preoccupante: una situazione difficilmente riscontrabile anche nelle grandi città della Pianura Padana”. A dirlo questa mattina in aula è stato il dottor Stefano Scarselli, biologo specialista in biomonitoraggio, nell’ambito del processo a carico di Tirreno Power per il quale sono imputati 26 persone, tra vertici e dirigenti dell’azienda, rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo.

Questa mattina in Tribunale si è svolta infatti la prima udienza dedicata ai periti estensori della maxiconsulenza tecnica della Procura che rileverebbe il danno ambientale e sanitario legato alla centrale. Scarselli, consulente di diverse Procure, ha portato in aula i dati sulle emissioni rilevati nei diversi studi condotti dai periti.

“Non ci siamo serviti di una nostra rete di monitoraggio, ma abbiamo utilizzato quella realizzata dal gestore – ha spiegato – Era approvata da Arpal e rispondeva ai criteri scientifici imposti all’epoca da Ispra, con una quantità e diffusione dei punti di rilevazione più che adeguata. Abbiamo però integrato con altre stazioni sulla costa, che non risultava coperta da quella rete, in modo da infittirla e descrivere nel modo più accurato la situazione. Alla mappa di quelle rilevazioni abbiamo poi sovrapposto quelle delle biodiversità per avere un quadro del grado di alterazione ambientale”.

La perizia aveva utilizzato i licheni come bioindicatori e come bioaccumulatori. Dato che, come già identificato da precedenti indagini, la biodiversità della flora lichenica nella zona è andata diminuendo negli ultimi 20 anni (fino al raro fenomeno del ‘deserto lichenico’, evento peraltro rilevato soltanto in aree ad altissimo tasso di inquinamento), negli anni oggetto di rilevazione si è dovuto trapiantare artificialmente nella zona tali bioindicatori lichenici per poi analizzare quali contaminanti venivano assorbiti e in quale quantità. Queste analisi, nell’ordinanza del Gip, “hanno evidenziato seri fenomeni di contaminazione a carico di diversi elementi di rilevanza ambientale e sanitaria, quali soprattutto arsenico, antimonio e rame, oltre a cromo, cadmio, piombo, nichel e vanadio“.

La consulenza ambientale era stata poi utilizzata per individuare le aree esposte e non esposte, e da tale suddivisione, attraverso la consulenza del dottor Paolo Crosignani (già direttore dell’Unità di Epidemiologia Ambientale presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano) e del dottor Paolo Franceschi (pneumologo), sono stati analizzati e confrontati i dati sanitari di mortalità e di ricoveri.

La consulenza, secondo i magistrati, aveva quindi evidenziato il disastro ambientale, dato che tra il 2000 e il 2007 l’inquinamento della centrale a carbone avrebbe provocato circa 440 decessi e 1.700 ricoveri (escludendo le forme tumorali) per un costo sociale per lo Stato che oscillerebbe tra i 770 e gli 860 milioni.Continua su IVG


19 febbraio 2021

Recommon : LA” PORCATA”

Tratto da Recommon 

 LA” PORCATA”


[di Antonio Tricarico]

Un’udienza piena di colpi di scena, quella datata 16 febbraio del processo per disastro ambientale e sanitario colposo legato all’attività della centrale di Vado Ligure, che vede alla sbarra a Savona 26 manager e amministratori di Tirreno Power.

Secondo Giuseppe Lo Presti, direttore generale del ministero dell’Ambiente e all’epoca dei fatti dirigente responsabile per il rilascio delle autorizzazioni integrate ambientali, nel maggio 2014 ci fu un tentativo politico di predisporre un atto normativo che avrebbe consentito alla società Tirreno Power di riavviare gli impianti a carbone dell’impianto di Vado Ligure, secondo un piano predisposto dall’azienda. Mossa predisposta per aggirare il sequestro penale dei gruppi a carbone, che era stato ordinato due mesi prima per motivi di sicurezza sanitaria.

Dopo un esame contrassegnato da tanti “non so” del testimone ministeriale, convocato dall’avvocato del comitato di cittadini Uniti per la Salute, che con il suo esposto ha dato gambe all’indagine sul caso nel lontano 2010, alla fine Lo Presti ha fatto ben capire cosa intendeva dire quando definì il suddetto piano una “porcata” nel corso di una telefonata poi intercettata dagli organi inquirenti. Il provvedimento preparato dal ministero dello Sviluppo economico, secondo Lo Presti, sarebbe dovuto essere “migliorato” dai dirigenti del ministero dell’Ambiente, da cui sono scaturite le forti preoccupazioni del direttore generale del ministero poi svelate dall’inchiesta: ‘Stiamo facendo una porcata… Stiamo scardinando i principi generali dell’ordinamento…. mi sputerei in faccia…”.

Dopo che nel 2016 la posizione dei vari amministratori locali e dirigenti ministeriali con la contestazione di abuso di ufficio era stata sorprendentemente stralciata dal procedimento penale per poi essere archiviata in fretta dalla Procura di Roma, nell’udienza del 16 febbraio sono state finalmente acquisite le intercettazioni. Proprio in base a queste e a quanto riferito da Lo Presti il provvedimento normativo ad hoc sarebbe dovuto essere successivamente consegnato direttamente all’avvocato di Tirreno Power Paola Severino (ex ministro della Giustizia del governo Monti) e all’allora ministro dello sviluppo economico Federica Guidi. Lo Presti ha anche confermato al giudice Francesco Giannone che all’epoca dei fatti c’erano stati contatti tra lui, il dirigente del ministero Mariano Grillo e l’amministratore delegato di Tirreno Power Massimiliano Salvi.

Le dichiarazioni di Lo Presti che gettano un’ombra inquietante sulle interferenze politiche nella tragica vicenda della centrale e sono giunte dopo che nella precedente udienza del 9 febbraio il professor Fabrizio Minichilli, epidemiologo dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa, si era espresso in questi termini: “In tutta la mia lunga attività professionale ed epidemiologica non ho mai riscontrato dati [epidemiologici] così alti come quelli di Vado Ligure”. 

Minichilli è stato l’estensore di uno studio sulla possibile correlazione tra le emissioni dei gruppi a carbone della centrale di Vado Ligure e le patologie riscontrate in maniera rilevante tra i residenti nelle aree di ricaduta delle emissioni, commissionato dalla Regione Liguria e completato nel 2017, ma reso pubblico solamente nel 2019 dopo la peer review di prestigiose riviste scientifiche internazionali e infine depositato a processo. I risultati, che confermano se non addirittura rafforzano gli studi prodotti dagli esperti della procura nel corso dell’indagine, hanno evidenziato eccessi di mortalità per tutte le cause in entrambi i sessi. Il rapporto tra il rischio di mortalità nell’area più esposta rispetto a quella meno esposta indica, nella classe più esposta, un 49% di mortalità in più per cause naturali.

Per capirci, più del doppio di quanto riscontrato da uno studio simile nella martoriata area di Taranto. Incrementi ancora maggiori si sono registrati per quanto riguarda il sistema respiratorio (+90% di mortalità tra i maschi per patologie associate, +62% tra le femmine) e i tumori+59% nella classe più esposta per quanto riguarda quelli a bronchi, trachea e polmoni+119% nei maschi e +48% per quelli del tessuto linfatico. In valore assoluto si tratterebbe di più di 3mila morti nel corso di un decennio.

A fronte di tali dati inconfutabili, per fortuna il piano degli alti livelli ministeriali del governo Renzi, denunciato in aula da Lo Presti, fallì e sotto le pressioni della cittadinanza la Tirreno Power, controllata al 50 per cento dai francesi di Engie, decise nel 2016 di chiudere definitivamente i due gruppi a carbone della centrale e di rinunciare alla costruzione di uno nuovo, lasciando così in funzione solo un gruppo a turbogas.

Ma l’agonia per la cittadinanza della zona non sembra finita: lo scorso anno la società, nel cui azionariato è subentrato a Sorgenia il fondo F2i controllato da numerose fondazioni bancarie e nato su iniziativa di Cassa Depositi e Presititi, ha presentato la richiesta di realizzare una nuova unità a ciclo combinato a gas di più 800 MW di potenza.

Il nuovo piano ha subito trovato una forte opposizione di larga parte della cittadinanza e i dubbi del comune di Quiliano, a fronte del sostegno invece di quello di Vado Ligure. I proponenti hanno presentato una valutazione di impatto sanitario del progetto che non fa alcun riferimento alla grave situazione epidemiologica pregressa nell’area, come se nulla fosse successo.

Paradossalmente oggi la Tirreno Power si vanta di essere una delle prime realtà ad aver chiuso con il carbone – anche se al suo impianto sono stati posti i sigilli – e di scegliere il gas fossile come il combustibile “pulito” della transizione energetica.

Come dettagliato dalle osservazioni alla VIA presentate da Uniti per la Salute e sostenute da Re:Common, il metano con le sue emissioni fugitive ha un impatto climalterante paragonabile a quello del carbone e dal punto di vista sanitario è fonte di emissioni di nano particolato, soprattutto nei transitori di funzionamento, con seri impatti sulla salute pubblica da approfondire. Nelle sue osservazioni al progetto, lo stesso Istituto Superiore di Sanità ha chiesto numerosi chiarimenti. Insomma il rischio che una porcata letale continui è ancora grande e la cittadinanza della zona chiede giustizia e un futuro senza fossili.

19 novembre 2020

Oggi Processo Tirreno Power, i testimoni delle parti civili: “Polveri, inquinamento e rischi per la nostra salute”

Tratto da  IVG

Processo Tirreno Power, i testimoni delle parti civili: “Polveri, inquinamento e rischi per la nostra salute”
Nuova udienza nel procedimento per disastro ambientale e sanitario colposo


Vado Ligure. Nuova “tappa” nel processo a carico di Tirreno Power, per il quale sono imputati 26 persone, tra vertici e dirigenti dell’azienda, rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo.

Questa mattina, a porte chiuse, si è svolta un’altra udienza nell’ambito del procedimento penale in corso.

Dopo le ultime due udienze di settembre e ottobre, nelle quali altri cittadini hanno esposto le conseguenze delle emissioni di carbone nei pressi della centrale anche durante il periodo di gestione di Enel, anche oggi in aula sono stati ascoltati altri test delle parti civili coinvolte nel processo.

Numerose le persone ascoltate e portate in aula dalle parti civili, tutte residenti nei pressi dell’ex centrale a carbone: al vaglio la loro situazione fisica e psicologica negli anni del funzionamento dell’impianto. Sono 48 persone che si sono costituite come parte civile con Medicina Democratica nel procedimento in corso: chiedono un risarcimento del danno morale per la paura di poter contrarre delle patologie a causa dell’ esposizione alle emissioni della centrale termoelettrica, una specie di “class action” per i danni collaterali.

I testimoni, tramite le domande dell’avvocato di Medicina Democratica Rita Lasagna (che assiste le parti civili assieme all’avvocato Laura Mara), hanno ancora una volta raccontato la difficile situazione ambientale vissuta nel contesto urbano vicino alla centrale vadese, con riferimento alle polveri presenti nei giardini, nei terrazzi, sulle auto e anche sui vestiti stesi, con continui rischi e paure per la propria salute.

“I test hanno evidenziato i gravi fenomeni di inquinamento, con l’impossibilità di mangiare frutta e verdura del proprio orto, ad esempio, oltre a raccontare le malattie all’apparato respiratorio e cardiocircolatorio che hanno colpito i loro familiari” affermano i legali.

Per la prossima settimana, il 26 novembre, è già stata fissata dal giudice Francesco Giannone una nuova udienza, nella quale proseguiranno le testimonianze delle parti civili: in aula saranno sentiti il referente savonese di Medicina Democratica Maurizio Loschi e il presidente nazionale Marco Caldiroli.

Il processo proseguirà con i test delle associazioni ambientaliste e del Ministero dell’Ambiente, anche loro parti civili nel procedimento penale, successivamente saranno ascoltati in aula i consulenti tecnici.

23 giugno 2020

Comunicato di "Uniti per la Salute ODV" del 23 giugno

Comunicato di Uniti per la Salute ODV

Leggiamo su un giornale on line un articolo che riferisce alcune prese di posizione del sindaco di Vado.
Nel testo dell'articolo si riporta la seguente dichiarazione di Monica Giuliano: “E poi non potevo non ricordare tutti i lavoratori che negli anni scorsi hanno perso il lavoro a causa di scelte che a volte sono state fatte con parte di coscienza civica, ma certo con poco coscienza umana. Ogni azione, anche di chiusura, ha provocato danni enormi”.
Quella che lo stesso giornale on line, non smentito dalla dott. Giuliano, definisce come “frecciata, nemmeno troppo velata, a tutti quei soggetti (la Procura, ma anche i vari comitati) che hanno voluto la chiusura della centrale” ci lascia sconcertati.
Stupisce infatti non poco il fatto che un sindaco, che rappresenta un’istituzione pubblica, anche come autorità sanitaria, invece di ringraziare chi ha evidenziato le gravi problematiche per la salute emerse nelle indagini, ostenti questo atteggiamento nei confronti dalla Magistratura e di molti cittadini.
Per la precisione ci risulta che la Procura abbia chiesto a suo tempo il sequestro preventivo di detti gruppi a carbone e che detto sequestro sia stato disposto da un Giudice con un atto corredato da consistenti motivazioni e che non sia stato impugnato dalla società.
Inoltre è importante ricordare che, a conclusione del provvedimento di sequestro, il Giudice lasciava aperta la strada della riapertura dei gruppi a carbone precisando che: “Peraltro, ove la “Tirreno Power S.p.A.” provvedesse all’installazione di un sistema di controllo adeguato, ...omissis... potrà provvedersi al dissequestro dei detti impianti. “ (*)
Ci chiediamo dunque ancor oggi il perché l'azienda non abbia provveduto all'installazione del misuratore delle emissioni a camino, come richiesto dal giudice e previsto in tutte le centrali termoelettriche: dunque un onere niente affatto eccessivo che (ovviamente qualora i dati emissivi fossero stati entro i valori assicurati dall'adozione delle tecnologie del settore) avrebbe permesso
il dissequestro. Siamo, come tutti, molto sensibili alle gravi problematiche legate a chi ha ingiustamente perso il proprio lavoro, ma sarebbe opportuno esaminare con obiettività quanto fin qui emerso e riflettere su chi non ha saputo conciliare salute e occupazione.
Ci permettiamo poi di ricordare al sindaco, anche nella sua qualità di autorità sanitaria, provvista evidentemente di “coscienza umana” (che ovviamente non può andare disgiunta dalla "coscienza civica" tantomeno in un sindaco!) che sempre nel citato provvedimento di sequestro il Giudice scriveva: ”Non si può poi dimenticare - ed anzi è l’elemento di maggior rilievo - che il reato contestato prevede, come sua ipotesi sicuramente più grave, l’ingente danno alla salute provocato dal dimostrato aumento del ricoveri ospedalieri e del numero dei decessi riconducibile direttamente alla presenza della centrale”.
Ci pare importante infine rammentare che i dati agghiaccianti sull'impatto sanitario della centrale a carbone su cui si è basata la Procura, sono stati confermati da uno studio successivo del tutto
autonomo: l'indagine epidemiologica condotta dal CNR, massimo ente di ricerca italiano che ha accertato come dal 2001 al 2013 si sia registrato un aumento della mortalità pari al 49% nell'area
della centrale a carbone Tirreno Power a Vado Ligure. (**)

Cara Sindaco ci spieghi dove mai in un tale contesto deve stare la "coscienza umana"
23 giugno 2020
unitiperlasalute@libero.it

 
                                       

Note

(*) Dal provvedimento di sequestro : …..Tenuto conto della pregressa condotta della società che gestisce l’impianto, la quale, a parte le altre inottemperanze, non ha provveduto nei termini stabiliti dall’AIA alla collocazione dello SME ed alla calibratura del medesimo (tant’è che i dati del sistema di controllo non appaiono attendibili), la scrivente non ritiene sufficiente ai fini di cui sopra autorizzare la prosecuzione dell’attività dei gruppi a carbone subordinandola alla installazione di un sistema SME che consenta di controllare la riduzione ed il mantenimento delle emissioni nei limiti delle MTD.

Appare infatti assai probabile (per non dire certo) che il gestore, non diversamente da quanto ha fatto sino ad oggi, cerchi in ogni modo di rinviare sine die l’adempimento richiesto, in tal modo vanificando l’esigenza (che il sequestro vuole soddisfare) di ridurre le emissioni pericolose dell’impianto, scongiurando il protrarsi del danno per l’ambiente e la salute.

Peraltro, ove la “Tirreno Power S.p.A.” provvedesse all’installazione di un sistema di controllo adeguato, da calibrare e monitorare ad opera di uno o più tecnici nominati da questo Giudice, ai quali andrebbe anche affidato il compito di accertare, attraverso i controlli giornalieri dello SME, che i gruppi a carbone VL3 e VL4 siano gestiti in modo da mantenere le emissioni nei limiti delle MTD, potrà provvedersi al dissequestro dei detti impianti.


(**)(ANSA) – GENOVA 3 SET 2019 -Dal 2001 al 2013 si è registrato un aumento della mortalità pari al 49% nell'area della centrale a carbone Tirreno Power a Vado Ligure(Savona). Lo indica la ricerca dell'Istituto Gvdi fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ifc) pubblicata sulla rivista Science of the Total Environment.

Leggi su  IVG

Chiusura Tirreno Power, Uniti per la Salute risponde al sindaco di Vado: “Dichiarazioni sconcertanti” 

Il riferimento è alle parole di Monica Giuliano durante la  cerimonia per la demolizione del carbodotto....


24 febbraio 2020

L’ Udienza di domani 25 Febbraio 2020 è stata annullata

Informiamo che l’ Udienza di domani 25 Febbraio 2020  è stata annullata dal Tribunale di Savona per la problematica del COVID-19.
Al momento non  conosciamo la nuova data .


22 febbraio 2020

MARTEDI' 25 FEBBRAIO LA NUOVA UDIENZA IN PROCURA A SAVONA

MARTEDI' 25 FEBBRAIO 2020 NUOVA UDIENZA   
DEL PROCESSO NEL QUALE SONO A GIUDIZIO 
26 MANAGER DI TIRRENO POWER

Parleranno 
Fabrizio Minichilli
PhD STATISTICO - EPIDEMIOLOGO presso CNR-IFC, National Research Council Institute of Clinical Physiology

Statistico ed Epidemiologo nel campo dell'epidemiologia ambientale e clinica con particolare riferimento ai temi rifiuti e salute, siti di interesse nazionale per le bonifiche e salute, percezione del rischio, Valutazione di impatto sulla salute, acque potabili e salute con particolare attenzione agli effetti dell'arsenico. Referente di unità operativa in progetti nazionali come EpiambNet. Membro di segreterie come quella dell'Associazione Italiana di Epidemiologia e del Coordinamento Regionale Ambiente e Salute della Regione Toscana. 


  Dottor Giovanni  Ghirga Medico  ISDE
Direttore Unità Operativa Complessa di Pediatria e Neonatologia dell’Ospedale San Paolo di Civitavecchia ,Referente ISDE Italia per i rapporti con Heal esperto sugli effetti sanitari del carbone                       


Prof.Gianni Tamino




Gianni Tamino è docente di Biologia generale all’Università degli Studi di Padova, dove attualmente svolge attività di ricerca nel campo dei rischi legati alle applicazioni biomolecolari. È stato membro della Camera dei Deputati e del Parlamento europeo, dove ha seguito in particolare la normativa comunitaria in tema di biotecnologie. È attualmente membro del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, e della Commissione Interministeriale per le Biotecnologie. .



28 novembre 2019

Nota Stampa : Udienza odierna processo Tirreno Power.

Comunicato di Uniti per la Salute


In merito alla udienza odierna nel  processo per disastro ambientale e sanitario colposo relativo alla centrale di Vado Ligure nel quale sono a giudizio ventisei persone tra manager ed ex manager di Tirreno Power si ritiene doveroso precisare quanto riteniamo sostanziale e punto centrale. Dopo una complessa prolusione di un legale della difesa, alla sua precisa domanda riassuntiva se il teste Mazzoni potesse dichiarare che la soluzione dello SME a camino (prescrizione dell' AIA 2012 n.d.r.) non fosse tecnicamente corretta, il teste Mazzoni ha dato come risposta un no secco e categorico.
Ad ulteriore domanda sulla non rappresentatività della misurazione a camino, il teste ha nuovamente risposto con un no deciso.
Si ricorda che la prescrizione aia 2012 prevedeva che SME a camino non andasse a sostituire le apparecchiature sul condotto orizzontale, ma ad aggiungersi ad esse ,evidentemente come ulteriore garanzia.
Si ricorda altresì che il teste , a domande sulla questione lichenica, ha ribadito di non essere un biologo.

Per quanto riguarda la precedente testimonianza della dott. Minervini ( già dirigente del settore ambiente della Regione Liguria) si ribadisce che la stessa ha confermato che nel maggio 2014, successivamente al sequestro dei gruppi a carbone, si è sentita letteralmente "presa per i fondelli" dall'azienda che, improvvisamente e contrariamente a quanto sostenuto in precedenza, presentava un piano che, fin da subito e con semplici interventi di manutenzione, prevedeva di contenere le emissioni di SO2 di quasi la metà rispetto a quanto autorizzato in sede di AIA del 2012 e di ridurre significativamente anche le emissioni di NOx e CO. Ha ribadito inoltre che riteneva inattendibili i sistemi di monitoraggio delle emissioni - SME - adottati dall'azienda (non a camino) e non veritieri i dati sulle emissioni di polveri.

12 novembre 2019

Oggi in Tribunale la testimonianza di Gabriella Minervini.Comunicato di Uniti per la Salute


Questa mattina è proseguito in Tribunale a Savona il processo per disastro ambientale e sanitario colposo relativo alla centrale di Vado Ligure nel quale sono a giudizio ventisei persone tra manager ed ex manager di Tirreno Power.

Oggi c'e' stata la testimonianza di  Gabriella Minervini  che è stata direttrice dal 2005 al 2015 del Dipartimento Ambiente della Regione Liguria   

Comunicato di Uniti per la Salute
                  
La testimonianza della dott.ssa Minervini, già direttore generale del dipartimento ambiente della Regione Liguria nel processo a carico di 26 funzionari ed ex funzionari di Tirreno Power, è apparsa piuttosto balbettante e costellata di molti "non ricordo" a fronte delle domande del pubblico ministero e delle parti civili mentre è invece stata molto fluida e precisa nelle risposte alle domande dei difensori degli imputati.

Nonostante questo la teste ha confermato che la Regione Liguria si era espressa in termini decisamente negativi in sede di VIA per il nuovo gruppo a carbone VL6 in quanto non erano state ottemperate le prescrizioni imposte nel 2001 dal Ministero dell'ambiente ed ha affermato che aveva ritenuto ridicole le mitigazioni ambientali proposte dall'azienda anche a fronte delle sezioni a carbone da considerarsi per altro ormai a fine vita.

La teste dott.ssa Minervini ha confermato che nel maggio 2014, successivamente al sequestro dei gruppi a carbone, si è sentita letteralmente "presa per i fondelli" dall'azienda che, improvvisamente e contrariamente a quanto sostenuto in precedenza, presentava un piano che, fin da subito e con semplici interventi di manutenzione, prevedeva di contenere le emissioni di SO2 di quasi la metà rispetto a quanto autorizzato in sede di AIA del 2012 e di ridurre significativamente anche le emissioni di NOx e CO. Ha ribadito inoltre che riteneva inattendibili i sistemi di monitoraggio delle emissioni - SME - adottati dall'azienda (non a camino) e non veritieri i dati sulle emissioni di polveri.

Sottolineiamo che, a nostro avviso, se la forte riduzione dei livelli delle emissioni proposti e dichiarati immediatamente applicabili dall'azienda nel 2014 fossero stati attuati negli anni precedenti si sarebbe avuta una notevole riduzione delle emissioni specie di biossido di zolfo che sarebbe opportuno quantificare.

02 ottobre 2019

La Procura smentisce Tirreno Power: “ I Tecnici Arpal hanno confermato violazioni ambientali”


Tratto da Ivg

La Procura smentisce Tirreno Power: “Tecnici Arpal hanno confermato violazioni ambientali”

Il procuratore capo Ubaldo Pelosi precisa in merito alle deposizioni nell'udienza di ieri

Vado Ligure. “I tecnici Arpal hanno confermato violazioni dell’AIA”. Così il procuratore capo di Savona Ubaldo Pelosi precisa sull’udienza di ieri in tribunale nel processo su Tirreno Power. La Procura smentisce quanto evidenziato dall’azienda in merito alle deposizioni dei tecnici di Arpal, sentiti in aula nell’ambito del dibattimento.

Tra le violazioni sono state riportate quelle relative al capo di imputazione, in particolare il superamento nell’ottobre 2013 del parametro sul cromo. Ma non solo: l’utilizzo O.C.D. con tenore di zolfo superiore al limite massimo dello 0,3%, il superamento del parametro del boro, oltre alla mancata calibratura da parte di Tirreno Power dei sistemi di emissioni (SME).

Inoltre, i tecnici Arpal hanno dichiarato di aver accertato nel febbraio 2013 un valore di concentrazione delle polveri superiori al limite consentito.

20 aprile 2018

Comunicato di "Uniti per la Salute Onlus":Negli ultimi commenti dello studio epidemiologico del CNR ci sono diversi aspetti che ci paiono singolari.....

Comunicato di "Uniti per la Salute Onlus"

Negli ultimi commenti che hanno accompagnato la (tardiva) pubblicazione regionale dello studio epidemiologico del CNR dedicato alla centrale di Vado Ligure ci sono diversi aspetti che ci paiono singolari:
  • Risulta sorprendente che qualcuno critichi in modo superficiale ed approssimativo uno studio durato anni prodotto dal massimo organismo di ricerca italiano
  • Non si riescono a comprendere i motivi per cui l’Osservatorio della Regione Liguria, dopo aver commissionato lo studio al Consiglio Nazionale delle Ricerche, ritenga di doverlo sottoporrre ad una ulteriore verifica di scientificità                                                        
  • Sarebbe interessante fossero resi pubblici i criteri di scelta dei componenti di questo comitato ed i titoli di "epidemiologia ambientale" di questi "super esperti" chiamati a giudicare il lavoro del CNR                 
  • Inoltre sarebbe di indiscutibile interesse pubblico sapere se a questi esperti sia stata richiesta una dichiarazione circa l'assenza di situazioni di conflitto di interesse    
  • Non si capisce perché, a fronte di reiterate richieste da parte di Uniti per la salute del rilascio di copia dello studio del CNR, la Regione l’abbia resa pubblica solo ieri 18 aprile: se c’erano i motivi ostativi alla consegna dei documenti avuti come risposta e relativi alla conclusione dell’” iter”, perché pubblicarli ora ? e se non c’erano questi motivi, perché non renderli pubblici mesi fa, quando sono stati formalmente richiesti?                     
  • Ci preoccupa inoltre che detto studio CNR, non consegnato in questi mesi ai comitati che lo hanno richiesto per iscritto e alla Procura, parrebbe essere già stato precedentemente valutato (vedasi Comunicato stampa dell’azienda 6 aprile scorso) proprio dell’azienda stessa.                                                                               
  • Dal sito internet istituzionale della Regione -vedi allegato- risulta che “nell’ ottobre 2016……. l’osservatorio ha concluso le proprie attività,” e quindi non ha semplicemente "sospeso" tali attività come dichiarato dalla Regione. In ogni caso sarebbe importante rendere pubblico l’atto con cui è stato nuovamente costituito ovvero ripristinato l'Osservatorio contenente il merito dell’incarico e il nome dei componenti compreso quello del coordinatore
Uniti per la salute ONLUS



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Tirreno Power, Uniti per la Salute si scaglia contro chi critica lo studio del Cnr


L'associazione che si è sempre battuta contro la centrale accusa la Regione di scarsa trasparenza sull'attività dell'Osservatorio.

Savona. Non si ferma il vivace dibattito intorno alla pubblicazione da parte della Regione Liguria dello studio epidemiologico del Cnr di Pisa in merito alla centrale di Vado Ligure e di tutti i documenti relativi all’Osservatorio Regionale Salute e Ambiente. Uniti per la Salute, una delle associazioni parte civile nel processo per la centrale, ha voluto sottolineare alcuni aspetti che ritiene “singolari” che hanno accompagnato la “tardiva pubblicazione dello studio”....


Leggi anche   su "La Stampa "

Uniti per la Salute: “Assurdo 

contestare le analisi fatte dal Cnr”



Sul caso Tirreno Power l’Osservatorio regionale sulla Salute finisce nel 
mirino degli ambientalisti. Le perplessità del Comitato scientifico sullo
 studio epidemiologico del Cnr di Pisa che ha evidenziato un aumento dell’incidenza delle patologie nell’area vicina alla centrale elettrica,
 hanno provocato ieri la reazione del comitato Uniti per la Salute, 
una delle associazioni che si è costituita parte civile nel processo 
Tirreno Power.«E’ sorprendente che qualcuno critichi in modo
 superficiale e...continua
                                  ________________________
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Tirreno Power, M5S: “Danno sanitario e ambientale già riscontrato da tempo, studio Cnr è solo conferma”

demolizione ciminiera tirreno power
Savona. “Diversi studi dal 1988 a oggi hanno ormai accertato in modo incontrovertibile il devastante danno sanitario e ambientale riscontrato
 nelle aree adiacenti alla centrale a carbone, suffragato anche da
 autorevoli esperti della comunità scientifica, riunitisi nel Comitato
 Tecnico Scientifico promosso dalla Rete savonese fermiamo il carbone.
 A ciò hanno fatto seguito gli esiti della maxi consulenza tecnica commissionata dalla Procura di Savona che ha definito dettagliatamente
 le correlazioni tra le emissioni della centrale e gli eccessi di mortalità
 e morbilità. Il recente e autorevole studio di 9 scienziati tra i massimi esperti di epidemiologia ambientale del Consiglio Nazionale delle
 Ricerche non è quindi che l’ultimo dei tasselli di un percorso 
epidemiologico che unanimemente e inequivocabilmente ha accertato il danno sanitario”. 
Lo sostiene il MoVimento 5 Stelle di Savona in una nota.....
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01 febbraio 2017

In autunno fissata l’udienza per il caso Tirreno Power.

Tratto da La Stampa
In autunno l’udienza per il caso Tirreno Power

È il termine fissato dal gup Francesco Meloni per dare il via all’udienza sul disastro ambientale e sanitario colposo a carico degli amministratori e direttori della centrale termoelettrica di Vado
Risultati immagini per tirreno power
Giovanni Ciolina
Autunno: è quello il termine fissato dal gup Francesco Meloni per dare il via all’udienza sul disastro ambientale e sanitario colposo a carico degli amministratori e direttori della centrale termoelettrica di Vado di Tirreno Power. Ventisei persone in tutto, tra cui l’ex direttore generale Giovanni Gosio, l’ex capo centrale Pasquale D’Elia e tutta una serie di amministratori che si sono succeduti nei vari consigli d’amministrazione di Tirreno Power.

Il gup Meloni avrebbe fissato anche la data precisa riservandosi però di comunicarla prima agli imputati. Di certo c’è che la maxi inchiesta avviata dall’ex procuratore Francantonio Granero e portata avanti dal procuratore Alessandro Ausiello, coadiuvato dal sostituti Daniela Pischetola e Vincenzo Carusi, approderà al gup dopo lo stop delle vacanze estive.

Per l’accusa i 26 imputati avrebbero omesso «l’adozione di tutte le cautele gestionali ed impiantistiche rese possibili dalle migliori tecnologie disponibili per ridurre gli effetti inquinati», non ottemperando le prescrizioni imposte dalle autorizzazioni e presentando istanze per tenere in esercizio i gruppi a carbone che come puntualizza il procuratore Ausiello «il funzionamento era destinato a cessare tra il 2018 e il 2020». Restano invece in sviluppo i filoni riguardanti il presunto omicidio colposo, ipotesi per la quale la procura ha avviato ulteriori accertamenti per dare un nome e un volto alle eventuali vittime dell’inquinamento, mentre nelle stanze romane della Procura è stato trasferito il filone del presunto abuso d’ufficio di politici (ex governatore ligure Claudio Burlando in testa) e sindaci in riferimento all’approvazione della nuova Aia del 2014. La Procura savonese ha trasferito gli atti per competenza.

13 novembre 2016

Tirreno Power ,la procura vuole il processo :la richiesta di rinvio a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo.

Immagine tratta da Il Secolo XIX 
oggi in edicola 
Tirreno Power ,la procura vuole il processo :la richiesta di rinvio a giudizio  per disastro ambientale e sanitario colposo.
Sotto accusa  26 manager per le emissioni inquinanti .