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19 marzo 2020

Gianni Tamino: «Cosa ci sta insegnando questa pandemia»

Tratto da  Il Cambiamento

Gianni Tamino: «Cosa ci sta insegnando questa pandemia»19-03-2020



Coronavirus, un aggressore che arriva in conseguenza di un'alterazione degli equilibri ecologici e ambientali senza precedenti: è in sintesi quanto sostiene Gianni Tamino, docente emerito di Biologia generale all’Università di Padova, già deputato ed europarlamentare e oggi membro dei Comitati Scientifici dell’Associazione medici per l’ambiente- ISDE (International Society of Doctors for the Environment) e dell’Associazione Italiana per lo Sviluppo dell'Economia Circolare.
«L’obiettivo evolutivo di tutte le forme viventi è la propria riproduzione, per colonizzare l’ambiente di vita, obiettivo che entra in relazione, talora conflittuale, con lo stesso obiettivo riproduttivo di tutti gli altri organismi - spiega Tamino - da queste relazioni si sviluppano gli equilibri che caratterizzano gli ecosistemi e che pongono limiti alla crescita delle popolazioni e dei consumi di ciascuna specie. In ecologia si parla di carrying capacity (o capacità di carico) per spiegare che, sulla base delle caratteristiche di un ecosistema, gli individui di una popolazione non possono superare i limiti imposti dalle risorse disponibili........
«Nel caso della popolazione umana si utilizzano concetti simili a quelli di carrying capacity ma con terminologie e metodi di valutazione un po’ diversi - prosegue Tamino - Si parla di “impronta ecologica”, cioè la misura del territorio in ettari necessario per produrre ciò che un uomo o una popolazione consumano. Questa analisi facilita il confronto tra regioni, rivelando l’impatto ecologico delle diverse strutture sociali e tecnologiche e dei diversi livelli di reddito. Così l’impronta media di ogni residente delle città ricche degli USA o dell’Europa è enormemente superiore a quella di un agricoltore di un paese non industrializzato, per cui sul pianeta un solo statunitense “pesa” più di 10 afgani».
«L’Overshoot Day è, invece, il giorno in cui il consumo di risorse naturali da parte dell’umanità inizia a superare la produzione che la Terra è in grado di mettere a disposizione per quell’anno: nel 2019 questo giorno è stato il 29 luglio. Dunque in circa sette mesi, abbiamo usato una quantità di prodotti naturali pari a quella che il pianeta rigenera in un anno. Il nostro deficit ecologico, pari a cinque mesi, provoca da una parte l’esaurimento delle risorse biologiche (pesci, alberi ecc.), e, dall’altra, l’accumulo di rifiuti e inquinamento, responsabile anche dell’effetto serra. Le attività umane stanno, dunque, cambiando l’ambiente del nostro pianeta in modo profondo e in alcuni casi irreversibile. Stiamo dunque superando, anzi abbiamo già superato i limiti delle capacità del pianeta di sostenere la popolazione umana e mettiamo a rischio la sopravvivenza di molte altre specie. L’attuale sistema produttivo industriale ed agricolo sta gravemente compromettendo anche la biodiversità del pianeta. Molte specie di animali e di piante sono ridotte a pochissimi esemplari e, quindi, in pericolo o, addirittura, in via di estinzione»......
... Oltre alle epidemie di peste già ricordate, nel corso della storia umana, anche recente, si sono succedute molte altre epidemie/pandemie, alcune collegate a guerre e carestie».
«Come abbiamo visto, epidemie e pandemie sono uno dei possibili meccanismi di controllo delle popolazioni, insieme a carestie, guerre e migrazioni: quanto più si superano i limiti della disponibilità di risorse del territorio, quanto più si altera l’ambiente di vita, tanto più facilmente uno o tutti insieme questi meccanismi entrano in funzione - dice ancora Tamino - La crescita della popolazione umana fino a più di 7 miliardi di abitanti, è stata resa possibile dalla Rivoluzione Industriale, che ha utilizzato enormi quantità di energia di origine fossile per attività impensabili in precedenza, non solo nell’industria, ma anche in agricoltura, con la cosiddetta Rivoluzione Verde. Tuttavia il cibo ottenuto potrebbe sfamare anche più di 7 miliardi di persone se venisse equamente distribuito e prodotto in modo sostenibile, ma una iniqua utilizzazione delle risorse, una crescente disparità tra pochi ricchi e molti poveri, una riduzione delle terre coltivabili a causa della cementificazione, la perdita di fertilità dovuta alle monocolture gestite chimicamente, l’inquinamento ambientale, l’alterazione del clima, danno origine a frequenti casi di carestie e di malnutrizione in ampie fasce della popolazione, soprattutto al sud del mondo».
«A partire dalla rivoluzione industriale abbiamo imposto un’economia lineare su un Pianeta il cui sistema produttivo funziona in modo ciclico. La conseguenza è una continua crescita dell’inquinamento e un cambiamento climatico sempre più minaccioso per il mantenimento degli ecosistemi e della biodiversità. Tutto ciò comporta la morte prematura di molti milioni di persone, ma anche un incremento di malattie cronico-degenerative, con conseguente indebolimento di tutta la popolazione, che risulta meno idonea a difendersi da altre malattie come quelle infettive. I cambiamenti climatici e la riduzione delle foreste con l’alterazione degli habitat di molte specie animali mettono sempre più facilmente a contatto animali selvatici con esseri umani, un contatto ancora più stretto quando questi animali vengono catturati per essere venduti in mercati affollati, rendendo più facile il salto di specie per i loro patogeni (si pensi al virus di ebola). Inoltre gli allevamenti, in particolare di polli e suini, con concentrazioni di molti capi in spazi ridotti, alimentati con mangimi contenenti antibiotici, favoriscono una forte pressione selettiva sui loro virus e batteri, che mutano velocemente verso ceppi e tipi più aggressivi anche verso la specie umana, come è avvenuto per l’influenza aviaria e suina. Un ulteriore contributo alla diffusione di agenti patogeni è dato poi dalla globalizzazione, che, grazie al frenetico trasferimento in ogni parte del pianeta di persone e merci, favorisce il passaggio da epidemie a pandemie».
La pandemia da Covid-19
«Dunque la nuova pandemia del virus Covid-19 era prevedibile e ampiamente prevista, se non proprio nei termini e nei tempi precisi, sicuramente come evento probabile - sostiene il docente - Già nel 1972, nel rapporto del MIT per il Club di Roma, dal titolo “I limiti dello sviluppo” si affermava che se la popolazione mondiale continuava a crescere al ritmo di quegli anni, la crescente richiesta di alimenti avrebbe impoverito la fertilità dei suoli, la crescente produzione di merci avrebbe fatto crescere l’inquinamento dell’ambiente, l’impoverimento delle riserve di risorse naturali (acqua, foreste, minerali, fonti di energia) avrebbe provocato conflitti per la loro conquista; malattie, epidemie, fame, conflitti avrebbero frenato la crescita della popolazione».
«Vi è poi il libro “Spillover” di David Quammen; egli stesso spiega in una recente intervista: “Nel 2012, quando il libro è stato pubblicato, ho previsto che si sarebbe verificata una pandemia causata da 1) un nuovo virus 2) con molta probabilità un coronavirus, perché i coronavirus si evolvono e si adattano rapidamente, 3) sarebbe stato trasmesso da un animale 4) verosimilmente un pipistrello 5) in una situazione in cui gli esseri umani entrano in stretto contatto con gli animali selvatici, come un mercato di animali vivi, 6) in un luogo come la Cina. Non ho previsto tutto questo perché sono una specie di veggente, ma perché ho ascoltato le parole di diversi esperti che avevano descritto fattori simili.”».
Come evitare pandemie future
«Il Covid-19 è una reazione (tra le altre) allo stato di stress che abbiamo causato al pianeta e quindi per prevenire nuovi eventi simili dobbiamo ridurre le alterazioni dell’ambiente, come la perdita di biodiversità, l’alterazione degli habitat e i cambiamenti climatici, favorendo processi produttivi industriali ed agricoli basati sull’economia circolare, sostenibili, con ricorso a fonti energetiche rinnovabili - sostiene Tamino - Già pochi mesi di blocco dei movimenti delle persone e di parziale riduzione di attività produttive hanno portato a un netto miglioramento della qualità dell’aria sia in Cina che in Italia (soprattutto nel Veneto): questo dato va colto non come futura necessità di impedire la circolazione delle persone e delle merci o di non produrre beni necessari, bensì di ripensare i trasporti e le produzioni industriali ed agricole, in particolare ridurre gli allevamenti animali: attualmente vi sono nel mondo 1,5 miliardi di bovini, 1 miliardo di suini, oltre 1,5 miliardi di ovini e caprini e circa 50 miliardi di volatili. La massa degli animali allevati è ben maggiore di quella di tutti gli esseri umani, con enormi sprechi di cibo, forte inquinamento e forte aumento di virus e batteri che possono fare il salto di specie. Inoltre l’abuso in zootecnia di antibiotici è responsabile anche dell’aumento di batteri resistenti agli antibiotici, vanificando uno degli strumenti a nostra difesa da queste infezioni. Oltre a nuove pandemie virali, il futuro potrebbe riservarci una diffusione pandemica di nuovi batteri resistenti ad ogni trattamento farmacologico».Qui L’ articolo lntegrale

22 febbraio 2020

MARTEDI' 25 FEBBRAIO LA NUOVA UDIENZA IN PROCURA A SAVONA

MARTEDI' 25 FEBBRAIO 2020 NUOVA UDIENZA   
DEL PROCESSO NEL QUALE SONO A GIUDIZIO 
26 MANAGER DI TIRRENO POWER

Parleranno 
Fabrizio Minichilli
PhD STATISTICO - EPIDEMIOLOGO presso CNR-IFC, National Research Council Institute of Clinical Physiology

Statistico ed Epidemiologo nel campo dell'epidemiologia ambientale e clinica con particolare riferimento ai temi rifiuti e salute, siti di interesse nazionale per le bonifiche e salute, percezione del rischio, Valutazione di impatto sulla salute, acque potabili e salute con particolare attenzione agli effetti dell'arsenico. Referente di unità operativa in progetti nazionali come EpiambNet. Membro di segreterie come quella dell'Associazione Italiana di Epidemiologia e del Coordinamento Regionale Ambiente e Salute della Regione Toscana. 


  Dottor Giovanni  Ghirga Medico  ISDE
Direttore Unità Operativa Complessa di Pediatria e Neonatologia dell’Ospedale San Paolo di Civitavecchia ,Referente ISDE Italia per i rapporti con Heal esperto sugli effetti sanitari del carbone                       


Prof.Gianni Tamino




Gianni Tamino è docente di Biologia generale all’Università degli Studi di Padova, dove attualmente svolge attività di ricerca nel campo dei rischi legati alle applicazioni biomolecolari. È stato membro della Camera dei Deputati e del Parlamento europeo, dove ha seguito in particolare la normativa comunitaria in tema di biotecnologie. È attualmente membro del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, e della Commissione Interministeriale per le Biotecnologie. .



08 febbraio 2020

Ripubblichiamo le considerazioni di Gianni Tamino, docente di Biologia all’Università di Padova, in merito al biomonitaraggio circostante la Centrale elettrica di Vado Ligure


Gianni Tamino

Gianni Tamino è docente di Biologia generale all’Università degli Studi di Padova, dove attualmente svolge attività di ricerca nel campo dei rischi legati alle applicazioni biomolecolari. È stato membro della Camera dei Deputati e del Parlamento europeo, dove ha seguito in particolare la normativa comunitaria in tema di biotecnologie. È attualmente membro del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, e della Commissione Interministeriale per le Biotecnologie. Sulle biotecnologie ha pubblicato numerosi lavori scientifici e divulgativi. ...

Il Prof. Gianni Tamino, biologo di fama internazionale e professore ordinario presso l’Università di Padova, e’ membro del comitato scientifico dell’Associazione Italiana medici per l’ambiente (International Society of Doctors for the Environment ) Isde.
Tamino si è sempre occupatato di problemi ambientali, di energie rinnovabili, di sostenibilità, di biotecnologie, di ricerca nell'ambito degli inquinanti ambientali, pubblicando libri e scrivendo numerosi articoli su riviste scientifiche, culturali e divulgative. Si è interessato allo studio di centrali elettriche e inceneritori e il loro impatto ambientale, e alla possibilità di rischi biologici e di effetti mutageni e cancerogeni causati dalle attuali biotecnologie e dai campi elettromagnetici.

Pubblichiamo le  Considerazioni di Gianni Tamino, docente di Biologia all’Università di Padova, in merito al biomonitaraggio circostante la Centrale elettrica di Vado Ligure

sotto  lo riportiamo integralmente :
Considerazioni di Gianni Tamino, docente di Biologia all’Università di Padova, in merito al biomonitaraggio circostante la Centrale elettrica di Vado Ligure, realizzato mediante analisi dei licheni nel periodo 2006-2007, in ottemperanza alle prescrizioni del Ministero dell’Ambiente (provvedimento 10541/VIA/A.O.13.B DEL 08.10.2001)..



Da una prima analisi dei dati riportati nella relazione tecnico-scientifica, risulta una situazione particolarmente allarmante per quanto riguarda lo stato dell’ambiente circostante la centrale. Infatti nella stessa relazione si afferma a pag. 141 “È stato così stabilito che le concentrazioni nel materiale vegetale di mercurio, zinco, cadmio e rame, risentono di una considerevole influenza antropica.” E a pag. 66 si afferma: “Sembra esistere quindi una discreta componente antropica responsabile delle concentrazioni degli stessi sul territorio”. Quello che però non è evidenziato nella relazione è che, nell’area di maggior influenza da parte della centrale (la cosiddetta area C di pag. 66), vi sono concentrazioni di metalli, in particolare di mercurio molto preoccupanti: valori compresi tra 1,61 e 2,61 parti per milioni (ppm) per il mercurio (con punte di 13,06 poco più a sud dell’area in questione); valori tra 159 e 1210 ppm per lo zinco, valori tra 0,75 e 12,46 ppm per il cadmio e, infine valori compresi tra 3,47 e 2611 per il rame.  È doveroso far notare che nella tabella di Nimis e Bargagli del 1999 (lavoro preso in considerazione dagli autori della relazione tecnico-scientifica) i massimi valori riscontrati, considerando tre diverse aree del paese per un totale di 100 misurazioni, sono 1,84 ppm per il mercurio, 358 ppm per lo zinco, 9,04 ppm per il cadmio e 161 ppm per il rame: come si può notare, tutti valori decisamente inferiori a quelli massimi riscontrati attorno alla centrale di Vado Ligure. Per confronto è utile ricordare che, in un recente rapporto sulla laguna di Marano e Grado e aree limitrofe (Biomonitoraggio del mercurio aerodisperso tramite licheni come bioaccumulatori nella laguna di Marano e Grado e Basso Bacino scolante, del 30 aprile 2012), il valore massimo riscontrato per il mercurio vicino all’area industriale di Torviscosa è pari a 0,40 ppm, molto inferiore sia a 13,06, ma anche a 2,61 e 1,61 ppm. Analogamente nell’area molto inquinata di Fusina e Porto Marghera (VE), nell’attività di biomonitoraggio del 2000 (realizzato dallo studio agroforestale “Terra Viva” di Vigevano), si riporta, come valore massimo riscontrato nei licheni, per il mercurio 0,09 ppm, per il cadmio 2,6 ppm e per il rame 44 ppm (lo zinco non è stato analizzato). Anche in questo caso i valori sono ben al di sotto addirittura dei valori minimi per il mercurio e dei valori massimi per cadmio e rame, riscontrati nell’area C attorno alla centrale di Vado Ligure. Tutto ciò, fermo restando la necessità di ulteriori approfondimenti e di ulteriori indagini, indica un forte inquinamento antropico della zona, causato, se non esclusivamente, sicuramente in parte rilevante dalla centrale di Vado Ligure
___________________________
Rete Savonese Fermiamo il Carbone :risultati del biomonitoraggio lichenico..


Il testo della lettera inviata dalla  Rete Savonese Fermiamo il Carbone  
il giorno 11 luglio 2012

Al
- Sig. Sindaco Comune di Quiliano

- Sig. Sindaco Comune di Vado L.

- Sig. Presidente Provincia di Savona

- Sig. Presidente Regione Liguria 

Oggetto: autorizzazione integrata ambientale (AIA) centrale termoelettrica Vado Ligure Quiliano- risultati del biomonitoraggio.

Nel ribadire che riteniamo assolutamente improponibile qualsiasi ipotesi di AIA (più o meno transitoria) che non disponga da subito l’adeguamento degli attuali impianti alle migliori tecnologie,  sottolineiamo che è nostra convinzione che il funzionamento dei suddetti impianti nella configurazione attuale abbia sottoposto da almeno 5 anni il territorio e i cittadini ad un inquinamento molto maggiore di quanto previsto dalle norme che impongono l’utilizzo delle migliori tecnologie .

Quindi riteniamo preciso dovere segnalare quanto è venuto a nostra conoscenza a seguito della pubblicazione sul sito del Ministero dell’Ambiente 
 (http://aia.minambiente.it/DomandeAIADocumenti.aspx?id=114 andando poi su "documentazione del gestore" poi "integrazioni" poi "prima richiesta" apparirà una serie di pdf cliccare sul terzo "integrazioni" da 60,23 MB).

Si tratta del biomonitoraggio trasmesso dalla Centrale di Vado ligure Quiliano per ottemperare ad una precisa prescrizione del Ministero
( provvedimento 10541/VIA/A.O.13.B DEL 08.10.2001)  punto 3c.
Tale documento risulta essere stato inoltrato  in data 15/10/2007 con nota prot. N. 7552, acquisita  dal Ministero Ambiente con prot. N. DSA-2007-27160 DEL 18/10/2007.
Il documento risulta essere stato inoltrato anche ad 
ARPA Liguria .
Riteniamo che se questo biomonitoraggio è stato prescritto con queste modalità, evidentemente si è voluto dare specifica  importanza anche ai rilevamenti sui licheni e su questi prioritariamente abbiamo indirizzato la nostra attenzione.

Segnaliamo quindi solo alcune delle risultanze apprese da questo documento che hanno destato in noi enormi preoccupazioni  e che ci hanno indotto a rivolgerci ad alcuni esperti  affinché ci possano confermare (o, sperabilmente per il territorio,  smentire)  quelli che noi riteniamo valori di inquinanti eccezionalmente elevati, tanto che in molti casi parrebbero di gran lunga i più elevati mai riscontrati in Italia confrontandoli alla tabella A “Nimis” (allegata).

DI SEGUITO SI ELENCANO SOLO ALCUNI VALORI MASSIMI
 ( che si sono messi a confronto  con quelli della allegata tabella  A   tratta da  un documento dell'università della TUSCIA  reperibile su http://www.ambientale.org/pdf/RelBiomonit_TVN.pdf  pag 20).
Nella tabella 3.2 a pag 44 del  citato documento pdf scaricato  dal sito del Ministero Ambiente ( pag 20 del documento biomonitoraggio) troviamo:(si consideri che  μ/g  = ppm)
CADMIO POSTAZIONE UCP 29  valore riscontrato   12,46 μ/g 
 ( nell’allegato tab A “Nimis” indica come valore naturalità media  0,8  ppm  e il val max in Italia 9,04 ppm )
ARSENICO POSTAZIONE UCP 7 CON VALORE  13,80 μ/g  (nell’allegato tab A “Nimis” indica come valore naturalità media 1,2ppm e il valore max  riscontrato in Italia   5,53 ppm  )
MERCURIO  POSTAZIONE UCP 41 VALORE
13,06 μ/g  (nell’ allegato tab A “Nimis” indica come valore naturalità media 0,20 ppm e il valore max  riscontrato in Italia   1,84  ppm  )
CROMO POSTAZIONE UCP 40 VALORE 
330,20 μ/g  (nell’allegato tab A “Nimis” indica come valore naturalità media 4 PPM  e il valore max riscontrato in Italia  60,5 ppm )



Nelle pagine successive del documento viene fatto un riepilogo di dettaglio per ogni inquinante: per esempio per l'arsenico nello schema a pag 54 del pdf (pag 30 del biomonitoraggio) sono indicati i valori  sui licheni (anche valore medio e massimo) ma nel commento sottostante si parla solo delle foglie e non risultano menzionati i dati riferiti ai licheni e specialmente non è citata  l'enormità del valore massimo (13,80) e anche quella del valore medio (5,66) sempre a confronto con la tabella A di Nimis!
Nelle pagine di seguito sono evidenziati gli specchietti con gli altri inquinanti dove si ripete sostanzialmente la stessa cosa con enormi valori numerici di inquinanti per i licheni che non risultano evidenziati nel commento. 
Ad esempio per il mercurio  ( pag 57/58  del pdf,)  alla fine del commento è scritto "Secondo Lindt T.J. il limite naturale non supera lo 0.1 mg/Kg, nell’area di studio il valore medio risulta essere moderatamente superiore" . Se si intende nel terreno  secondo noi nella tabella soprastante il valore medio nel terreno è 0,31 e cioè di ben 3 volte quanto indicato come limite naturale, se si intende nelle foglie, 0,61 cioè 6 volte. 
 Per i licheni, prendendo come riferimento un valore di naturalità media indicato nella tab A di 0,2, nelle tabella riassuntiva del mercurio come valore medio è indicato 2,49 (cioè oltre 10 volte !)

Questi sono solo alcuni tra i valori assoluti o medi che ci paiono veramente enormi confrontandoli appunto con la tabella di Nimis: sottolineiamo che a fronte di questi valori numerici indicati, il commento scritto non ci pare che ne sottolinei quella che secondo noi è una grandissima anomalia nel quantitativo di inquinanti misurati.

Poiché abbiamo appreso dagli organi di informazione che è imminente la Conferenza ufficiale dell’AIA, e poiché riteniamo che in quella sede gli aspetti di questo monitoraggio dovranno essere uno dei punti cardine, abbiamo ritenuto nostro preciso dovere manifestare le gravi preoccupazioni suscitate in noi dalla lettura di questi dati e quindi comunicarle alle S.L. affinché ne abbiano conoscenza e consapevolezza nell’affrontare le gravi responsabilità che loro derivano in queste importantissime decisioni(citiamo  a titolo non esaustivo gli articoli 216 e 217 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, - art 29 quater del D. Lgvo 29 giugno 2010, n. 128- ed anche in particolare l’art  29-septies  dello stessoD. Lgvo 29 giugno 2010, n. 128.).
Nel ringraziare per l’attenzione, chiediamo cortesemente alle S.L. di volerci comunicare il Loro pensiero su quanto segnalato e le azioni concrete che intendono intraprendere a fronte di una situazione di inquinamento come appare dal citato biomonitoraggio.
Savona 11 luglio 2012

Rete Savonese Fermiamo il Carbone
Articolo su "Il Secolo XIX  "di oggi 19 luglio



27 febbraio 2017

Gianni Tamino:Ambiente, salute e pensiero sistemico circolare

Ambiente, salute e pensiero sistemico circolare

E’ questo il titolo dell’articolo di Gianni Tamino, pubblicato sulla rivista Sistema Salute all’interno della monografia “Promozione della salute nell’antropocene”.
Un’economia si può considerare sostenibile se è in grado di evitare sprechi di risorse e inquinamenti, che possono mettere a repentaglio gli equilibri ambientali e la salute umana. Ma l’attuale sistema produttivo lineare produce rifiuti ed ha favorito il cambiamento climatico, l’inquinamento atmosferico, la contaminazione delle acque, la rottura dei cicli biogeochimici, con lo sviluppo di nuove malattie, di tipo cronico-degenerativo.
Questo contributo mette a confronto l’economia lineare, che attualmente caratterizza la produzione industriale e agricola, con l’economia circolare della natura, che dura da milioni di anni. Dal confronto emerge che un’economia diversa, senza sprechi di risorse e senza inquinamenti, è possibile, se si seguono le indicazioni che vengono dal sistema produttivo naturale. 
La nuova economia deve utilizzare fonti di energia rinnovabili, come quella di origine solare, e soprattutto deve avere un andamento circolare, con continuo riutilizzo dei materiali impiegati in ogni ciclo produttivo.

24 agosto 2015

Un progetto per i nostri bambini : “Prevenzione Primaria: come non mettere a rischio la salute del bambino”.


Tratto da Isde 

Un progetto per i nostri bambini


Fondazione Iris, insieme a ISDE, Associazione Medici per l’Ambiente, FIAB, Federazione Italiana Amici per la Bicicletta e Minerva Pelti Onlus, associazione dei genitori con figli malati di cancro, promuove il progetto Prevenzione Primaria: come non mettere a rischio la salute del bambino”.

Per sensibilizzare mamme e bambini, ma anche nonni, educatori, adulti in generale, sull’importante tema della salvaguardia dell’ambiente in cui viviamo, queste associazioni hanno pensato di pubblicare un libro che convinca tutti sull’importanza di imparare a difendere gli elementi che la Terra ci offre, come aria e acqua, non inquinando e adottando stili di vita rispettosi dell’ambiente.
Dobbiamo cercare di fare prevenzione primaria, in modo da ammalarci di meno, rendendo la vita dei bambini di oggi, ma anche di quelli di domani non più minacciata dai nostri comportamenti e delle nostre abitudini sbagliate.
Il libro,Prevenzione Primaria”, che è possibile richiedere in formato cartaceo o in e-book, è stato scritto con la collaborazione del Dottor Gianni Tamino, membro del Comitato Scientifico di ISDE e con il Dottor Agostino Di Ciaula, coordinatore del Comitato. Al Dattor Tamino è stata affidata la prefazione, mentre Di Ciaula ha redatto la terza parte dell’opera, dal titolo: “La Prevenzione Primaria”.
Vi invitiamo a prendere visione del libro e a leggerlo attentamente per contribuire al miglioramento della salute dei nostri figli e dell’ambiente in cui viviamo quotidianamente.
Per richiedere il libro e per qualsiasi altra informazione sul progetto visitate la pagina della Fondazione Iris

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Prevenzione Primaria. Il dizionario la definisce come “la forma classica e principale di prevenzione, focalizzata sull’adozione di interventi e comportamenti in grado di evitare o ridurre l’insorgenza e lo sviluppo di una malattia o di un evento sfavorevole.”
Già da questa definizione si deduce che la Prevenzione Primaria dovrebbe essere con le “P” maiuscole in quanto è la vera e unica prevenzione per le malattie. Ma se si prendono in considerazione le cause delle malattie si scopre che gran parte di esse vengono dall’ambiente o, meglio, dall’inquinamento dell’ambiente. Renzo Tomatis, medico, ricercatore e scienziato di fama mondiale, che ha lavorato a Chicago e a Lione e diretto per oltre un decennio l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) scriveva:
 “Quando si parla di prevenzione del cancro, tutti pensano alla cosiddetta diagnosi precoce, ma c’è una prevenzione che si può fare a monte, cercando non di limitare i danni della malattia diagnosticandola al più presto, quanto piuttosto di evitare l’insorgere del cancro, impedendo l’esposizione alle sostanze che lo provocano. La prevenzione primaria si occupa proprio di questo: fare ricerca sulle sostanze naturali o sintetiche per capire quali sono cancerogene e, una volta individuate, suggerire alle autorità sanitarie delle misure di salute pubblica per toglierle dalla circolazione. Si tratta di una strategia che protegge tutti – il ricco come il povero – ma purtroppo è bistrattata da scienziati, politici e autorità sanitarie”.
 (Dott. Lorenzo Tomatis – Da Tuttoscienze – La Stampa n° 1196, 7 settembre 2005)