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11 settembre 2020

Focus/ INQUINAMENTO ATMOSFERICO: CHE COSA C’È DENTRO ALL’ARIA CHE RESPIRIAMO

 Tratto da Focus Junior

INQUINAMENTO ATMOSFERICO: CHE COSA C’È DENTRO ALL’ARIA CHE RESPIRIAMO

Perché la nostra aria è così "sporca"? Cosa respirano i nostri polmoni ogni giorno? Ecco tutte le risposte riguardanti l'inquinamento atmosferico 

Respirare aria pulita è un diritto fondamentale, che nella maggior parte dei casi viene negato: 9 persone su 10 vivono, studiano e lavorano inalando aria fortemente contaminata da gas e particelle inquinanti, abbastanza sottili da penetrare nell’organismo e causare problemi seri per la salute. Per gli effetti dell’inquinamento atmosferico muoiono prematuramente, ogni anno, 800 mila persone in Europa, e quasi 8,8 milioni di persone nel mondo: più di quelle che si porta via il fumo di sigaretta - la differenza è che si può scegliere di non fumare, ma non si può scegliere di non respirare!

COSA RESPIRIAMO?

La maggior parte degli inquinanti dell’aria deriva dall’utilizzo di combustibili fossili che usiamo per far muovere auto e aeroplani, per scaldare le nostre case, produrre cibo, illuminare le strade, estrarre materie prime e far funzionare gli stabilimenti industriali. Sono le attività umane a immettere la maggior parte degli inquinanti in atmosfera: se impareremo a utilizzare fonti di energia rinnovabile non solo ridurremo le emissioni che contribuiscono all’effetto serra, che riscalda il Pianeta e determina il fenomeno del riscaldamento globale; diminuiranno di molto le morti legate alla contaminazione dell’aria. 

Una cattiva pianificazione urbana, che porta chi abita nelle città - la maggior parte dei terrestri - a dipendere sempre di più da mezzi di trasporto privati, contribuisce a peggiorare la qualità dell’aria. 

POLVERI TOSSICHE

L’inquinante più diffuso nelle aree urbane è il particolato atmosferico, un insieme di particelle solide e liquide di sostanze sospese nell’aria e liberate principalmente dai motori a combustione interna, dalle emissioni del riscaldamento domestico, dall’usura del manto stradale, dalle emissioni industriali e delle centrali energetiche (ma anche da fonti naturali, come eruzioni vulcaniche, incendi, erosione delle rocce). È formato da composti chimici come solfati, nitrati, ione di ammonio, cloruro di sodio, da particelle di carbonio, polvere minerale e acqua, ed è talmente sottile che rimane per giorni in atmosfera, arrivando anche molto distante da dove è stato originato. L’inquinamento è un fenomeno che non conosce confini: ecco perché per ridurlo servono soluzioni politiche condivise.

Il particolato si suddivide in base al diametro delle particelle che lo compongono: sentirete spesso parlare di PM10 (particelle con diametro inferiore a 10 µm, 6-7 volte più sottili di un capello) e di PM2.5 (diametro inferiore a 2,5 µm, 27 volte più sottile di un capello): il problema delle particelle così piccole, è che penetrano nelle vie respiratorie, e possono interferire con il normale scambio di gas che avviene nei nostri polmoni. Possono anche “dare un passaggio” a metalli pesanti e altre sostanze tossiche presenti nell’aria, dando loro il modo di entrare nel nostro corpo. Altri inquinanti sono i composti dell’azoto, i composti dello zolfo, i composti del carbonio. Alcune sostanze inquinanti sono emesse direttamente (inquinanti primari), altre si formano in un secondo momento in atmosfera (inquinanti secondari). 

SALVIAMO IL NOSTRO PIANETA

In questo momento, nell’aria si trovano 412,31 ppm (parti per milione) di anidride carbonica: una concentrazione mai così alta da 800 mila anni a questa parte. 

Che cosa possiamo fare, per cambiare le cose? 

EsserE consapevoli delle conseguenze che il nostro uso dell’energia ha sulla salute e sull’ambiente è il primo passo per chiedere interventi politici che investano su fonti pulite e rinnovabili, che non avvelenino la Terra e i suoi abitanti. Con questo spirito si svolgerà il Climate strike, lo sciopero mondiale sul clima organizzato per venerdì 15 marzo dagli studenti di tutto il mondo, ispirati dall’iniziativa e dal coraggio di una ragazza svedese di 16 anni, Greta Thunberg.

05 settembre 2020

In Europa l’aria troppo inquinata. Rischi per bambini e adulti

 Tratto da Quotidiano sanità 

In Europa l’aria è troppo inquinata. Rischi per bambini e adulti

All’European Respiratory Society International Virtual Congress 2020 sono stati presentati due studi che accendono i riflettori sulla cattiva qualità dell’aria in Europa. I parametri adottati dall’Unione Europea per le emissioni inquinanti non sono sufficienti. E cresce il numero di bambini con disturbi respiratori e di adulti asmatici.

03 SET - (Reuters Health) – In Europa non si respira un’aria buona. Anche se i valori dell’inquinamento rimangono nei parametri definiti dall’Unione Europea, l’esposizione prolungata agli agenti inquinanti è ancora causa di disturbi respiratori nei bambini e di asma negli adulti.

“I risultati del nostro studio indicano che gli attuali standard UE sulla qualità dell’aria non corrispondono a soglie sicure – dice Qi Zhao del IUF, Leibniz Research Institute for Environmental Medicine di Düsseldorf – Sono necessari ulteriori passi in avanti per ridurre le concentrazioni di inquinamento atmosferico a un livello meno pericoloso”.

Zhao e colleghi hanno studiato 915 bambini residenti in due regioni tedesche (Monaco e Wesel).i Hanno confrontato i dati sull’inquinamento dell’aria nelle comunità in cui i bambini avevano vissuto nel primo anno di vita con le misurazioni della capacità vitale forzata (FVC) e del volume espiratorio forzato in un secondo (FEV1) ottenute all’età di sei, 10 e 15 anni.

Ne è emerso che i bambini esposti a livelli più elevati di inquinamento dell’aria presentavano una peggiore funzionalità polmonare. L’impatto dell’inquinamento dell’aria sulla funzionalità polmonare è stato maggiore nei bambini che hanno sviluppato asma.


In un altro studio, Shuo Liu e colleghi, dell’Università di Copenhagen, hanno analizzato i dati relativi a 23.000 infermieri danesi reclutati nel 1993 o nel 1999. Nel periodo di osservazione media di oltre 18 anni di follow-up, 528 soggetti hanno sviluppato asma. I ricercatori hanno riscontrato una correlazione significativa tra esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico e probabilità di ricevere una diagnosi di asma. È stato evidenziato un aumento del 29% del rischio di asma per ogni incremento nelle PM2.5 di 6,3 ug/m3 e un aumento del 16% del rischio di asma per ogni incremento di NO2 di 8,2 ug/m3.

“Il nostro studio rafforza le evidenze che l’inquinamento dell’aria è un fattore di rischio per l’incidenza di asma in età adulta – osserva Liu – I dati che abbiamo raccolto dovrebbero aiutare i pubblici decisori a migliorare le normative sull’inquinamento atmosferico. Sono necessari parametri più stringenti”.

“Questi studi sono preoccupanti perché indicano che l’aria che respiriamo ha un effetto negativo sui polmoni in via di sviluppo dei bambini e sugli adulti – commenta Thierry Troosters, presidente della European Respiratory Society – I valori limite posti dall’UE per l’inquinamento dell’aria, non sono abbastanza sicuri e dobbiamo proteggere i bambini dai potenziali danni dell’inquinamento. Alcune ricerche hanno mostrato che sarebbe possibile evitare fino a 67.000 casi di asma pediatrica all’anno in Europa se i Paesi si attenessero ai valori limite della qualità dell’aria dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che sono più bassi degli attuali standard UE”.

Fonte: European Respiratory Society International Virtual Congress 2020

Megan Brooks

(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

30 marzo 2020

L’aria pulita riduce anche la potenza del Coronavirus?

Tratto da Il Volante 
La qualità dell’aria durante l’emergenza coronavirus

I dati rilevati dall'Agenzia europea dell’ambiente certificano la riduzione degli NO2 in tutta Europa.

La qualità dell’aria durante l’emergenza coronavirus

DATI UFFICIALI - I dati raccolti dall'AEA, l’Agenzia europea che si occupa del monitoraggio dello stato dell’ambiente, grazie a oltre 4.000 stazioni di misurazione dell'inquinamento atmosferico presenti nelle maggiori città, ci dicono che in questo periodo, dove il traffico è stato drasticamente ridotto a causa delle misure di contenimento per arginare la diffusione del Covid-19, l’inquinamento atmosferico è calato, soprattutto in città....
PIÙ ESPOSTI - L'esposizione all'inquinamento atmosferico può portare a effetti negativi sulla salute, comprese le malattie respiratorie e cardiovascolari. Alcune autorità sanitarie hanno avvertito che i cittadini con determinate patologie preesistenti, come le malattie respiratorie, possono avere una maggiore vulnerabilità al Covid-19. Tuttavia, al momento non è chiaro se l'esposizione continua all'inquinamento atmosferico possa effettivamente peggiorare le condizioni di coloro che sono stati infettati dal virus. Per affrontare queste questioni sono quindi necessarie ulteriori ricerche epidemiologiche. 
—continua qui———————
Tratto da Napoli Today
Napoli senza smog con il lockdown: L’aria  pulita riduce anche la potenza del Coronavirus
"Le immagini dal satellite dimostrano che dobbiamo fare tesoro di questa emergenza anche per il futuro", spiega Pecoraro Scanio in una intervista a NapoliToday
“
Coronavirus, Napoli senza smog co
L'emergenza Coronavirus, tra mille disagi, ansie e paure, un effetto positivo sembra averlo. Le emissioni di biossido di azoto e di Pm10, tra le principali cause di mortalità per inquinamento atmosferico, si stanno ogni giorno di più assottigliando, proprio grazie al lockdown. Dalle immagini realizzate dal satellite Copernicus sentinel 5P, con le foto elaborate dalla piattaforma Onda della Serco di Frascati e diffuse sul sito www.fondazioneUniverde.it e sulla rete www.opera2030.org, vengono confrontati due scatti, uno realizzato nelle due settimane di febbraio prima del blocco e l'altro nelle due settimane 10/24 marzo dopo i primi provvedimenti (in rosso lo smog, in verde l'aria pulita).
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 E' evidente, grazie alla drastica riduzione del traffico veicolare e di tutta una serie di attività inquinanti, una diminuzione delle polveri sottili nell'atmosfera. NapoliToday ha intervistato, sul tema, Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde e già ministro dell'Ambiente, impegnato da anni nella battaglia per il miglioramento della qualità dell'aria.

-Bisognava aspettare una pandemia per attendere questi risultati?
"L'Organizzazione Mondiale della Sanità, facendo riferimento ai dati dello scorso anno, aveva affermato che in Italia l'inquinamento atmosferico, lo smog, le polveri sottili causano dai 60.000 ai 70.000 decessi prematuri l'anno. È incredibile come questo dato così rilevante non riesca a scuotere le istituzioni nazionali e locali. Tanto è vero che, da ministro dell'Ambiente, quando cercai di far varare un piano per la qualità dell'aria nella Pianura Padana, ho ricevuto il rifiuto persino ad imporre dei limiti alla velocità dei veicoli sulle autostrade. È nota, infatti, la connessione tra aumento della velocità, quindi la maggiore combustione del motore, e il rilascio di maggiori quantitativi di smog nell'aria. In effetti, lo strapotere delle lobby collegate al sistema dei combustibili fossili blocca le iniziative per passare rapidamente verso le smart cities".

-Il dato di Napoli a quali valutazioni porta?
"Il dato di Napoli  riproduce quello che abbiamo mostrato, dopo Nord Italia, Roma e Palermo, ma anche sulla cartina dell'intera Europa: la riduzione drastica del traffico veicolare e il passaggio allo smart working hanno portato a una riduzione netta delle polveri sottili. Questo sicuramente ha un beneficio per quanto riguarda l'inquinamento atmosferico e quindi l'incidenza delle malattie respiratorie di cui l'O.M.S. parlava. Non dimentichiamoci che il Covid-19 causa una polmonite di grandissima gravità e una fibrosi ai polmoni. Attacca quindi l'apparato respiratorio ed è evidente che, in zone dove si è maggiormente esposti agli agenti dello smog, il soggetto risulta più debole ad affrontare il virus. Dall'altro lato, è altrettanto vero che lo studio della Società Italiana di Medicina Ambientale, e di alcune università italiane, ha dimostrato che la Pianura Padana, che è l'area più inquinata d'Europa, ha un tasso di inquinamento atmosferico tale da motivare un elevato aumento di contagi, così come accaduto nelle aree più inquinate della Cina. A Napoli inoltre è evidente che la diminuzione dello smog è collegata alla drastica riduzione del traffico automobilistico e questo deve essere una spinta in più ad investire su mezzi pubblici efficienti, lavoro a distanza e mobilità sostenibile".

-Dopo questa emergenza, si potrà avere maggiore consapevolezza di voltare pagina?
 "Dovremo saper uscire da questa emergenza, che è sanitaria ed economica, investendo sulla creazione di milioni di posti di lavoro in un vero rinascimento ecologico con smart cities, mobilità sostenibile, produzione diffusa di energie rinnovabili, smartworking e tanta innovazione green. Quello che dobbiamo evitare è che qualcuno pensi di dover risarcire le lobby petrolifere che, con il crollo del prezzo del petrolio, hanno perso qualcosa. Se questa crisi ci sta insegnando qualcosa è il fatto di avere città in cui la mobilità sia sostenibile, puntando sulle attività in smartworking, quindi con lavoro a distanza. Il che non significa solo lavorare da casa ma anche negli ambienti di coworking, dove le persone possono recarsi senza percorrere decine di chilometri nel traffico ma poche centinaia di metri da casa, a piedi, in luoghi attrezzati per poter essere, allo stesso tempo, luoghi di socializzazione e soluzioni per liberare le strade dal traffico".
“

03 febbraio 2020

Esposizione a inquinamento ...riduce materia grigia e spessore corticale nel cervello dei bambini

Tratto da Notizie scientifiche.it

Esposizione a inquinamento da traffico riduce materia grigia e spessore corticale nel cervello dei bambini

Cervello di un bambino di 12 anni; le aree in rosso, arancione e giallo sono quelle più colpite dall'inquinamento atmosferico legato al traffico 
Ancora uno studio sottolinea il pericoloso collegamento tra l’esposizione all’inquinamento atmosferico nei bambini e lo sviluppo del cervello. Nello specifico il nuovo studio analizza l’esposizione durante la prima infanzia da parte dei bambini all’inquinamento atmosferico da traffico veicolare.
Secondo i ricercatori del Medical Center dell’Ospedale pediatrico di Cincinnati, Un’esposizione del genere può essere associata a cambiamenti nella struttura nel cervello degli stessi bambini quando hanno un’età di 12 anni.I ricercatori scoprivano infatti che i bambini che erano state maggiormente esposti all’inquinamento atmosferico alla nascita mostravano una riduzione della materia grigia nel cervello e dello spessore corticale a 12 anni rispetto ai bambini che invece avevano avuto un livello più basso disposizione.
A spiegare i risultati dello studio è Travis Beckwith, l’autore principale: secondo il ricercatore, sostanzialmente, il luogo in cui si vive e l’aria che si respira possono arrivare a influenzare anche lo sviluppo del cervello.
Non si tratta però di una perdita che può essere paragonata a quella che si ottiene con una malattia degenerativa ma di una perdita che comunque risulta già sufficiente per influenzare vari processi mentali e fisici.
Lo studio è stato pubblicato su PLOS One. I ricercatori hanno utilizzato i dati relativi alle risonanze magnetiche eseguite su 147 dodicenni i quali facevano parte di un più ampio studio per il quale erano stati misurati anche livelli di esposizione all’inquinamento da traffico da parte dei bambini durante il loro primo anno di vita.

18 gennaio 2020

Inquinamento: asma, occhi e cuore. Ecco i rischi per la nostra salute.

Tratto da Il Corriere della Sera 

Inquinamento: asma, occhi e cuore. Ecco tutti i rischi per la nostra salute

Con i valori di mercoledì, 82 microgrammi di Pm10 per metro

cubo d’aria, si è allungata a dieci la serie nera dei giorni di 

sforamento consecutivi iniziata il 6 gennaio scorso. Cosa 

rischia la nostra salute? Risponde lo pneumologo Sergio Harari

1) Quanta aria filtrano i polmoni e perché sono il primo organo bersaglio dell’inquinamento?
In media i nostri polmoni filtrano circa 28.400 litri 

d’aria al giorno. Nel polmone di un adulto ci sono
 circa 300 milioni di alveoli polmonari (le cellette microscopiche che formano il tessuto polmonare e consentono lo scambio tra l’ossigeno presente
 nell’aria che respiriamo e il sangue). Si stima 
che la superficie degli alveoli abbia un’area totale 
di 70-80 metri quadri: la grandezza circa di un 
campo da tennis. L’aria che inspiriamo ha come 
primo filtro proprio i polmoni che, come una
 spugna, trattengono le particelle contenute nello 
smog. Lì possono depositarsi, oppure, attraverso i capillari, diffondersi nel sangue e da qui essere
 trasportate ovunque nel nostro organismo.
2) L’inquinamento causa l’asma?
Un terzo dei nuovi casi di asma in età pediatrica 
potrebbe essere prevenuto se si rispettassero i valori
 soglia sugli inquinanti suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’asma è una tra le patologie 
più diffuse e gli studi finora condotti hanno 
documentato una stretta relazione tra la comparsa di 
asma e livelli di inquinamento atmosferico, particolarmente quando avvengono esposizioni 
croniche, come accade nelle nostre città, a NO2, a 
Pm2,5 e a black carbon.
3) Lo smog può causare malattie cardio-vascolari: 
in che modo e quali?
I meccanismi con i quali alcuni inquinanti e in 

particolare i particolati possono causare malattie 
cardio-vascolari sono multi-fattoriali. Possono, infatti, determinare una disfunzione endoteliale (l’endotelio è 
la superficie che ricopre l’interno dei vasi sanguigni)
 che può a sua volta giocare un ruolo sfavorevole nei processi trombotici e aterosclerotici, favorendo la formazione della placca aterosclerotica. I particolati possono inoltre liberare sostanze pro-coagulanti responsabili di fenomeni trombotici (anche trombosi venose profonde), che hanno un ruolo determinante 
nello sviluppo di malattie cardio-vascolari. Infine, la liberazione dei fattori pro-infiammatori gioca anch’essa un ruolo chiave e sfavorevole nello sviluppo di malattie coronariche e in genere di processi patologici cardio-vascolari. 
4) Anche gli occhi possono risentire dell’aria inquinata?
Gli stress atmosferici come l’inquinamento, il vento o l’aria troppo secca riducono il nostro film lacrimale e possono causare la così detta «sindrome dell’occhio secco». Le polveri sottili agiscono, infatti, in parte 

come un talco che assorbe il film lacrimale riducendolo
 e in parte come uno stimolo infiammatorio sulla congiuntiva, innescando uno stato irritativo che nel
 tempo può diventare cronico.
5) Lo smog causa tumori? 
Sì, che esista un rapporto tra esposizione

 all’inquinamento ambientale e tumori è un dato ormai certo. Meno certa è invece la dimensione del fenomeno
 e la sua frequenza. I dati epidemiologici sono di difficile analisi e le stime presentano un’importante variabilità.

16 agosto 2019

Salute e ambiente: inquinamento e cancro, una nesso da non sottovalutare

Tratto da la voce di New York
Salute e ambiente: inquinamento e cancro, una nesso da non sottovalutare
In tutto il mondo, il numero di nuovi casi di tumore è in continuo aumento. Nel 2019 a 18 milioni di persone verrà diagnosticato il cancro e 9 milioni moriranno

di Antonio Giordano
La relazione tra smog e cancro è stata ampiamente dibattuta. Rispetto allo stile di vita e alle cattive abitudini di ognuno di noi, lo smog ricopre un ruolo marginale nel contribuire allo sviluppo delle malattie, perché spesso se ne sottovaluta il potenziale, l’impatto sulla salute ed il benessere fisico. Ad esempio, l’inquinamento potrebbe spiegare l’aumento del numero dei casi di tumore al polmone in persone non fumatrici

È ormai noto che l’insorgenza del cancro ha un carattere multifattoriale, ovvero da imputare a fattori intrinseci e fattori estrinseci che, in maniera simultanea, concorrono ad aumentare il rischio di sviluppare tale patologia. Tra i fattori estrinseci, che esulano dalla componente genetica, vi è l’inquinamento ambientale, inteso come inquinamento dell’aria, delle acque e del suolo.

 In tutto il mondo, il numero di nuovi casi di tumore è in continuo aumento, in confronto ad altre malattie, come quelle associate alle infezioni virali. Si calcola che nel 2019 a 18 milioni di persone verrà diagnosticato il cancro e 9 milioni moriranno a causa di esso. Il nostro organismo è continuamente costretto a reagire all’ambiente e alle minacce che da esso provengono per mantenere un equilibrio e preservare le proprie funzioni vitali. Sostanze cancerogene, come metalli pesanti, nichel e arsenico sono presenti in beni di largo consumo, tra cui cosmetici, indumenti, gas di scarico e, purtroppo, anche negli alimenti.

Nel corso degli anni sono stati effettuati test tossicologici per valutare il potenziale cancerogeno di diverse sostanze, ma quelle testate sono ancora troppo poche rispetto a quante ne vengono quotidianamente utilizzate. Inoltre, l’esposizione a tali sostanze non avviene singolarmente, ma spesso in modo simultaneo, e questo rappresenta un ulteriore limite nelle analisi tossicologiche. Considerata la difficoltà nell’evitare il contatto con tali sostanze a causa della loro estrema diffusione e presenza in ogni contesto della nostra vita, diventa necessario intervenire sui quei comportamenti che dipendono direttamente da ognuno di noi, con particolare attenzione allo screening preventivo. Attualmente, molte risorse economiche vengono destinate proprio alla prevenzione.....

07 agosto 2019

Inquinamento, ricerca del Cnr: in Italia negli ultimi 40 anni l'aria è più pulita


Tratto da Il Messaggero

Inquinamento, la ricerca del Cnr: in Italia negli ultimi 40 anni l'aria è più pulita




Un gruppo di ricercatori ha pubblicato uno studio sulla situazione ambientale e dell'inquinamento italiano. Dalla ricerca, pubblicate di recente su “Atmospheric Environment”, è emerso che «negli ultimi quarant'anni l'atmosfera in Italia è diventata più limpida, e l'aria può considerarsi più pulita, grazie soprattutto alle norme emanate per ridurre l'inquinamento».
È questa in sostanza la conclusione dello studio effettuato dai ricercatori del dipartimento di Scienze e politiche ambientali dell'Università degli Studi di Milano, in collaborazione con l'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac).

I ricercatori della Statale e del Cnr-Isac si sono soffermati sui dati di una variabile fin'ora mai studiata, cioè la visibilità orizzontale in atmosfera: «La visibilità orizzontale è importante in diversi ambiti tra cui quello del traffico aereo, tanto da venire monitorata continuamente da molti decenni in tutte le stazioni del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare, dove un operatore addestrato valuta, mediante una serie di riferimenti, quale è la massima distanza alla quale un oggetto risulta visibile».
In Italia, le emissioni di sostanze inquinanti sono fortemente cambiate negli ultimi decenni e, a una rapida crescita delle emissioni negli anni '60 e '70, dovuta al tumultuoso sviluppo economico di questo periodo, ha infatti fatto seguito un'altrettanta rapida decrescita dovuta ad una serie di norme emanate per ridurre l'inquinamento atmosferico nelle nostre città.
Maurizio Maugeri, docente di Fisica dell'atmosfera all'Università di Milano, ha commentato che «le analisi effettuate hanno quindi messo in evidenza in modo molto efficace il grande successo che si è avuto in Italia sul fronte della lotta all'inquinamento atmosferico. Tuttavia, non dobbiamo scordare che si può e si deve fare ancora di più per completare il percorso di risanamento che i dati di visibilità in atmosfera documentano in modo così efficace»

22 marzo 2019

Inquinamento atmosferico: l’aria che respiriamo ci ucciderà

Tratto da Torinomedica

Inquinamento atmosferico: l’aria che respiriamo ci ucciderà


Con il passare del tempo si moltiplicano nel mondo enormi catastrofi ambientali che, fino a poco tempo fa, non richiamavano attenzione da parte dell’opinione pubblica. Tra surriscaldamento globale e sovrappopolazione, i nostri motori continuano ancora a pompare emissioni inquinanti e la metà del mondo non ha ancora a disposizione combustibili o tecnologie pulite.
L’aria che respiriamo ogni giorno è pericolosamente inquinata e uccide sette milioni di persone ogni anno. Gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute sono gravi: un terzo delle morti per ictus, cancro ai polmoni e malattie cardiache è dovuto a cause ambientali. Questo ha un effetto equivalente a quello del tabacco da fumo e molto più alto, ad esempio, degli effetti del mangiare troppo sale. Le sostanze dannose presenti nell’aria possono oltrepassare le difese immunitarie dell’organismo e penetrare nelle aree più profonde del sistema respiratorio e circolatorio, arrecando danno a polmoni, cuore e cervello. Le persone con malattie croniche (in particolare malattie cardiorespiratorie), con scarso sostegno sociale e accesso limitato ai servizi medici corrono un grave rischio per la loro salute.
L’inquinamento atmosferico è strettamente connesso al cambiamento del clima e su questi due fattori converge una causa comune, ovvero l’utilizzo di combustibili di origine fossile. Quindi, sforzandoci di migliorare uno dei due fattori, si potrebbe migliorare anche l’altro.
Il fatto di non riuscire a vedere lo smog con i nostri occhi non significa di certo che l’aria sia pulita. In tutto il mondo, sia le città che i villaggi registrano nell’aria inquinanti tossici che superano i valori medi annui raccomandati dalle linee guida della qualità dell’aria dell’OMS. Per aiutare le persone a capire meglio quanto sia inquinata l’aria dove vivono, la campagna Breathe Life della WHO, delle Nazioni Unite e della Climate and Clean Air Coalition ha sviluppato un contatore dell’inquinamento online.
Per smuovere gli animi della comunità globale su questo grave problema, la compagnia Select Car Leasing ha realizzato immagini a dir poco sconcertanti, che mostrano l’aspetto dell’aria se le sostanze inquinanti al suo interno si potessero realmente vedere. Per la realizzazione delle immagini sono stati utilizzati i dati sullo smog risalenti allo scorso anno, tenendo conto anche dell’Indice della Qualità dell’Aria. Ovviamente, città che presentano un minor livello di inquinamento presenteranno un leggero strato di grigio, mentre in primis quelle più grandi e più industrializzate saranno avvolte da una vera e propria nebbia di smog.
Paesi come la Cina – il più grande in via di sviluppo in tutto il mondo e con un’eccezionale crescita economica – analogamente ad altri Paesi con crescente industrializzazione, presenta serissimi problemi ambientali che si aggiungono all’inquinamento atmosferico, come la contaminazione delle acque e il degrado del suolo......
Implementare norme, nazionali e internazionali, che abbraccino la filosofia ecologica in modo da salvaguardare prima di tutto la salute globale, in questo momento è letteralmente di vitale importanza.

15 gennaio 2019

Uno studio scioccante scopre che l’inquinamento dell’aria danneggia le funzioni cerebrali....

Tratto da  ComeDonChisciotte 
Uno studio scioccante scopre che l’inquinamento dell’aria danneggia le funzioni cerebrali, e danneggia principalmente chi abita in città

Uno studio scioccante scopre che l’inquinamento dell’aria danneggia le funzioni cerebrali, e danneggia principalmente chi abita in città

Se fossimo costretti a indicare le possibili cause di demenza, la maggior parte di noi probabilmente indicherebbe cose come lo stile di vita, la dieta e la genetica. Una delle ultime cose che verrebbero in mente sarebbe l’inquinamento dell’aria; eppure secondo un recente studio alcuni tipi di inquinamento dell’aria potrebbero aumentare i rischi di contrarre la demenza -particolarmente l’Alzheimer- di uno sconcertante 40%. Inquinamenti ad alta concentrazione di questo tipo esistono in città di tutto il mondo, inclusa Los Angeles, Città del Messico e Pechino. E’ interessante notare come questo non sia il primo studio che stabilisce il nesso, ma si aggiunge ad una lista in costante aumento di prove che suggeriscono come per alcune persone aumenti il rischio di contrarre la demenza ad ogni respiro.
Lo studio in questione ha avuto luogo a Londra ed è stato pubblicato dal giornale online BMJ Open.
(Questo un articolo simile in inglese: Perché le città rendono le persone stupide: l’inquinamento dell’aria riduce in maniera significativa il quoziente intellettivo dei bambini, dice uno studio).
L’inquinamento dell’aria è legato ad un notevole aumento del rischio di contrarre la demenza
Mentre è accertato che l’inquinamento dell’aria è un fattore importante per contrarre parecchie malattie dell’apparato circolatorio e respiratorio, gli scienziati sono oggi impegnati nello studio del collegamento tra aria e sviluppo della demenza.
Con questo collegamento in mente la squadra di ricercatori ha focalizzato la ricerca su 131.000 persone di età compresa tra 50 e 79 anni ai quali non fosse mai stata diagnosticata alcuna demenza e che siano registrati in uno dei 75 ambulatori di medicina generale di Londra. I dati relativi alla salute di questi pazienti sono stati studiati via CPRD (Clinical Practice Research Datalink), un database di informazioni mediche attivo in Gran Bretagna dal 1987.
Lo stato di salute di questi pazienti è stato monitorizzato per una media di sette anni fino a che sono stati esclusi dal controllo per demenza oppure morte.
I ricercatori hanno stimato la quantità di inquinanti in ogni area e da lì hanno calcolato l’esposizione annuale dei pazienti al diossido di azoto (NO2), alle nanopolveri (PM2.5) e all’ozono (O3). Sono anche stati misurati gli effetti di altri fattori come il rumore stradale ed il traffico pesante per trarre delle conclusioni.
BMJ scrive questo riguardo alle ricerche: Durante il periodo considerato a 2181 pazienti (1,7%) venne diagnosticata una forma di demenza, compresa l’Alzheimer.
A queste diagnosi sono stati associati i livelli ambientali di NO2 e PM2,5 rilevati nelle case dei pazienti all’inizio della ricerca nel 2004.
Per chi risiedeva nelle cinque aree con più alti livelli di NO2 si è riscontrato un aumento del 40% del rischio di contrarre la demenza rispetto a chi risiedeva nelle cinque aree con i livelli più bassi. Aumenti di rischi simili sono stati osservati per livelli più elevati di PM2,5.
Tali legami, sebbene limitati a specifici tipi di demenza, si sono dimostrati coerenti e non relazionabili a noti parametri quali fumo e diabete.
Dato che lo studio è basato sull’osservazione, non si può affermare categoricamente che l’inquinamento dell’aria è stata la causa di questi casi di demenza, cionondimeno gli autori dello studio notano come non esistano altri fattori in grado di spiegare il rischio di contrarla.
“Lo studio conclude suggerendo una relazione [tra inquinamento atmosferico e demenza] ma non riesce a individuarne le cause” dice al Guardian Frank Kelly, professore di igiene ambientale presso il King’s College di Londra ed uno degli autori dello studio in questione. “Ad ogni modo credo che oggi abbiamo un grado di conoscenza sufficiente per aggiungere l’inquinamento dell’aria alla lista dei fattori di rischio per la demenza. Secondo i nostri calcoli tale rischio viene innalzato del 7% [totale], e questo significa, in termini matematici, circa 60000 sul totale di 850000 casi di demenza in Gran Bretagna.”
Gli esperti suggeriscono al governo di valutare urgentemente delle misure per ridurre le emissioni inquinanti da auto, furgoncini e camion per ridurre i rischi.