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Visualizzazione post con etichetta asma. Mostra tutti i post
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22 dicembre 2020

L’inquinamento uccide Ella, aveva solo 9 anni. Da Londra la storica sentenza

Tratto da Il digitale

L’inquinamento uccide Ella, aveva solo 

9 anni. Da Londra la storica sentenza

Ella Kissi-Debrah soffre di gravi cristi d'asma e muore nel febbraio del 2013. Oggi, dopo anni di inchieste e battaglie legali, arriva  la verità.

Ella Kissi-Debrah, una bambina di soli nove anni, asmatica, è morta nel febbraio del 2013 a causa dell’inquinamento atmosferico. La notizia arriva dalla South Circular Road a Lewisham, nel sudest di Londra, tra le strade più trafficate della capitale britannica.

La sentenza giunge dal medico legate Philip Barlow, dopo la lunga inchiesta condotta da Rosamund, la mamma della piccola, che non ha mai voluto accettare il referto del primo coroner anni fa, “morte per cause naturali”. Il primo caso nella storia del Regno Unito in cui si riconosce la cattiva qualità dell’aria come causa di decesso. 

Il premier britannico Boris Johnson annuncia la sua rivoluzione verde.

La morte della piccola Ella, uccisa dall’inquinamento

Ella è una bambina, soffre di gravi crisi asmatiche che costringono la mamma Rosamund a portarla nell’arco dei suoi soli nove anni di vita ben trenta volte all’ospedale, la maggior parte delle quali negli ultimi tre a cause di seri attacchi convulsivi. La malattia è aggravata dallo smog che circonda la sua abitazione e la sua quotidianità, la South Circular Road a Lewisham è una strada molto battuta, tra le più trafficate di Londra. 

Nessuno però avvisa la piccola e la sua famiglia che vivere in quella zona e soprattutto respirare quell’aria può esserle letale per Ella.

La perdita di un figlio è un dolore incommensurabile, la rassegnazione è miraggio soprattutto quando si sente che non è stato fatto quel che si doveva, soprattutto quando non si riesce a credere a quella “morte per cause naturali”. Rosamund non trova pace e vuole la verità.

La morte della piccola Ella e l’inchiesta della mamma: l’inquinamento contro il diritto alla vita

 È dal dolore che spesso si trova la forza per reagire e agire. Rosamund vuole verità e giustizia per sua figlia. I medici e le autorità, a detta della mamma, non hanno mai palesato il rischio e la gravità di esporre un corpicino così fragile, esile, con una salute così cagionevole a livelli così alti di biossido di azoto e polveri sottili come quelli che si riscontrano nelle principali arterie delle grandi metropoli. 

L’inchiesta parte da quel diritto espresso nell’articolo 2 della Legge sui diritti umani: il diritto alla vita. Un diritto negato a chi ha la sfortuna di esser malato, troppo debole rispetto alla forza di quei gas nocivi che appestano l’aria, e di vivere in un’aerea così contaminata da non riuscire più a distinguere l’aria pulita. Un diritto negato a colui che non viene avvisato dai medici della pericolosità dell’esposizione in certe condizioni a così tanto smog. Continua qui https://www.ildigitale.it/ella-uccisa-dallinquinamento-aveva-solo-9-anni/

08 settembre 2020

Esposizione a cadmio in grembo materno collegata a maggior rischio di asma e allergie nei neonati

 Tratto da Notizie scientifiche 

Esposizione a cadmio in grembo materno collegata a maggior rischio di asma e allergie in neonati

Secondo uno studio presentato al congresso internazionale della European Respiratory Society i neonati che mostrano un livello più alto di cadmio nel sangue del cordone ombelicale sono più a rischio di asma e di allergie infantili. 
Si tratta di un altro studio che sottolinea quanto il cadmio possa essere pericoloso per la salute degli esseri umani e anche per i bambini appena nati, tant’è vero che il suo utilizzo è limitato per legge nell’Unione Europea.
Tuttavia durante un lungo passato questo metallo pesante è stato molto utilizzato in vari prodotti, dai pigmenti alle batterie. Ricerche in passato hanno inoltre dimostrato che può introdursi nel corpo anche attraverso il fumo passivo.


I ricercatori, come spiega Isabella Annesi-Maesano, direttrice dell’Institut national de la santé et de la recherche médicale (INSERM), un istituto francese, spiega qual era l’obiettivo dello studio: capire come i feti possano essere pericolosamente esposti a livelli di determinati metalli pesanti. Proprio questo hanno analizzato 706 donne con i loro neonati assistiti in reparti di maternità di varie cliniche in Francia. Hanno analizzato non solo il livello di cadmio nel sangue di queste donne ma anche quelli di manganese e piombo. Le analisi sono state effettuate con il sangue delle madri durante la gravidanza e con il sangue del cordone ombelicale dei bambini appena nati.

Questi bambini sono stati poi seguiti fino all’età di otto anni e, tenendo conto di vari fattori collegati, i ricercatori trovavano un aumento del rischio di asma (di circa il 24%) e del rischio di allergie alimentari (di circa il 44%) nei bambini con livello di cadmio superiore a 0,7 μg/L nel cordone ombelicale.
I ricercatori scoprivano inoltre che livelli più alti di manganese nel sangue delle madri potevano essere collegati ad un rischio più alto di eczema nei bambini.

“Sappiamo da ricerche precedenti che diversi tipi di metalli pesanti possono influenzare diversi organi del corpo. Il nostro studio suggerisce che l’esposizione al cadmio nell’utero potrebbe avere un ruolo nell’aumentare il rischio di asma e allergie nei bambini”, spiega la Annesi-Maesano.
Può darsi che il cadmio influenzi in qualche modo lo sviluppo del sistema immunitario dei neonati ma c’è bisogno di ulteriori approfondimenti e studi per comprendere di più questo legame.



26 agosto 2020

Capacità ridotta di respirazione nei bambini per l'inquinamento atmosferico

Tratto da notizie scientifiche.it 

Capacità ridotta di respirazione nei bambini collegata a inquinamento atmosferico

Un livello di respirazione ridotto può essere collegato all’esposizione a lungo termine all’inquinamento dell’aria secondo un nuovo studio presentato al congresso della European Respiratory Society.
Si tratta di una nuova ricerca che sottolinea ancora una volta, qualora ce ne fosse ancora bisogno, quanto l’inquinamento atmosferico possa rappresentare un problema grave per la salute, in particolare per quella dei bambini.
In particolare secondo Qi Zhao dell’IUF di Dusseldorf, stanno aumentando sempre di più le prove secondo le quali l’esposizione all’inquinamento atmosferico rappresenti una minaccia seria per la salute respiratoria in particolare dei bambini.Gli organi respiratori di questi ultimi, infatti, sono più vulnerabili in quanto i loro corpi sono ancora in fase di crescita. Il ricercatore, con i suoi colleghi, ha analizzato 915 bambini che vivono in due regioni della Germania. Ai bambini sono state fatte varie analisi nel corso del tempo fino a quando avevano 15 anni. Analizzando anche i dati relativi a quanta aria riuscivano a respirare al massimo tramite il loro respiro più profondo (capacità vitale forzata) e quanta aria riuscivano ad espirare in un secondo (volume espiratorio forzato), i ricercatori hanno scoperto un gruppo collocamento tra il livello di inquinamento atmosferico a cui venivano esposti i soggetti durante la loro crescita e le funzioni polmonari. L’impatto era ancora maggiore per quei bambini che soffrivano di asma.

Inoltre i risultati suggerivano anche un altro aspetto: i bambini allattati al seno sembravano avere danni minori dall’esposizione prolungata l’inquinamento atmosferico.

“I nostri risultati suggeriscono che i bambini che crescono respirando aria inquinata, anche a livelli inferiori alle normative UE, hanno una respirazione più scarsa man mano che crescono in bambini e adulti. Questo è preoccupante perché ricerche precedenti suggeriscono che i danni ai polmoni nel primo anno di vita possono influire sulla salute respiratoria per tutta la vita”, spiega Zhao.
Secondo un’altra ricerca, anch’essa presentata allo stesso congresso, quelle persone, anche adulte, esposte all’inquinamento dell’aria, anche a livelli non alti, per periodi misurabili in decenni hanno probabilità maggiori di contrarre l’asma.
Il risultato di questo secondo studio, secondo Shuo Liu dell’Università di Copenhagen, l’autore, “suggerisce che non esiste una soglia sicura per l’inquinamento atmosferico”.

20 agosto 2020

Ansa:con smog e polveri sottili bambini a rischio asma.

Tratto da Ansa 

Con smog e polveri sottili bambini a rischio asma.

Più di frequente in chi vive in aree molto inquinate


(ANSA) - ROMA, 20 AGO - Inquinamento e polveri sottili possono favorire l'insorgenza di asma e dispnea (un problema respiratorio temporaneo o cronico) nei bambini. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista British Medical Journal e condotto da Torben Sigsgaard, dell'Università di Aarhus in Danimarca.
    Gli esperti hanno osservato per molti anni un campione di oltre 3 milioni di bambini nati tra 1997 e 2014 e registrato tutte le diagnosi di asma e dispnea persistente eseguite dalle età di 1 anno fino a 15 anni.
    Nel corso del periodo di osservazione sono stati segnalati in tutto 122.842 bambini con asma o dispnea. Gli esperti hanno analizzato i livelli di inquinamento nelle rispettive zone di residenza. Inoltre hanno tenuto conto di tutti i fattori di rischio noti per asma e dispnea (ad esempio il fumo di sigaretta da parte della mamma in gravidanza, un basso livello di istruzione dei genitori e presenza di asma in famiglia).
    Ebbene, è emerso che pur considerando tutti i fattori di rischio noti, asma e dispnea vengono diagnosticati più di frequente tra i bambini che vivono in aree molto inquinate, specie per presenza di polveri sottili (il particolato fine di diametro di 2,5 nanometri o inferiori). Secondo gli esperti questo studio indica che se si adottassero politiche di riduzione degli inquinanti ambientali, si riuscirebbe a ridurre la frequenza di nuovi casi di asma in età pediatrica. (ANSA).

18 gennaio 2020

Inquinamento: asma, occhi e cuore. Ecco i rischi per la nostra salute.

Tratto da Il Corriere della Sera 

Inquinamento: asma, occhi e cuore. Ecco tutti i rischi per la nostra salute

Con i valori di mercoledì, 82 microgrammi di Pm10 per metro

cubo d’aria, si è allungata a dieci la serie nera dei giorni di 

sforamento consecutivi iniziata il 6 gennaio scorso. Cosa 

rischia la nostra salute? Risponde lo pneumologo Sergio Harari

1) Quanta aria filtrano i polmoni e perché sono il primo organo bersaglio dell’inquinamento?
In media i nostri polmoni filtrano circa 28.400 litri 

d’aria al giorno. Nel polmone di un adulto ci sono
 circa 300 milioni di alveoli polmonari (le cellette microscopiche che formano il tessuto polmonare e consentono lo scambio tra l’ossigeno presente
 nell’aria che respiriamo e il sangue). Si stima 
che la superficie degli alveoli abbia un’area totale 
di 70-80 metri quadri: la grandezza circa di un 
campo da tennis. L’aria che inspiriamo ha come 
primo filtro proprio i polmoni che, come una
 spugna, trattengono le particelle contenute nello 
smog. Lì possono depositarsi, oppure, attraverso i capillari, diffondersi nel sangue e da qui essere
 trasportate ovunque nel nostro organismo.
2) L’inquinamento causa l’asma?
Un terzo dei nuovi casi di asma in età pediatrica 
potrebbe essere prevenuto se si rispettassero i valori
 soglia sugli inquinanti suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’asma è una tra le patologie 
più diffuse e gli studi finora condotti hanno 
documentato una stretta relazione tra la comparsa di 
asma e livelli di inquinamento atmosferico, particolarmente quando avvengono esposizioni 
croniche, come accade nelle nostre città, a NO2, a 
Pm2,5 e a black carbon.
3) Lo smog può causare malattie cardio-vascolari: 
in che modo e quali?
I meccanismi con i quali alcuni inquinanti e in 

particolare i particolati possono causare malattie 
cardio-vascolari sono multi-fattoriali. Possono, infatti, determinare una disfunzione endoteliale (l’endotelio è 
la superficie che ricopre l’interno dei vasi sanguigni)
 che può a sua volta giocare un ruolo sfavorevole nei processi trombotici e aterosclerotici, favorendo la formazione della placca aterosclerotica. I particolati possono inoltre liberare sostanze pro-coagulanti responsabili di fenomeni trombotici (anche trombosi venose profonde), che hanno un ruolo determinante 
nello sviluppo di malattie cardio-vascolari. Infine, la liberazione dei fattori pro-infiammatori gioca anch’essa un ruolo chiave e sfavorevole nello sviluppo di malattie coronariche e in genere di processi patologici cardio-vascolari. 
4) Anche gli occhi possono risentire dell’aria inquinata?
Gli stress atmosferici come l’inquinamento, il vento o l’aria troppo secca riducono il nostro film lacrimale e possono causare la così detta «sindrome dell’occhio secco». Le polveri sottili agiscono, infatti, in parte 

come un talco che assorbe il film lacrimale riducendolo
 e in parte come uno stimolo infiammatorio sulla congiuntiva, innescando uno stato irritativo che nel
 tempo può diventare cronico.
5) Lo smog causa tumori? 
Sì, che esista un rapporto tra esposizione

 all’inquinamento ambientale e tumori è un dato ormai certo. Meno certa è invece la dimensione del fenomeno
 e la sua frequenza. I dati epidemiologici sono di difficile analisi e le stime presentano un’importante variabilità.

18 agosto 2019

Inquinamento e asma i limiti vanno rispettati


Tratto da Il Corriere della Sera            Inquinamento e asma, i limiti vanno rispettati



Un terzo dei nuovi casi di asma in età pediatrica potrebbe essere prevenuto se si rispettassero i valori soglia sugli inquinanti suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Si tratta di una enormità di bambini che potrebbero vivere una vita normale e senza le limitazioni causate da una malattia cronica, se l’aria fosse più pulita. L’asma è una tra le patologie più diffuse al mondo, si stima che ne soffrano 334 milioni di persone. Sebbene oggi esistano cure estremante efficaci, la malattia condiziona la vita e obbliga a attenzioni particolari e a assumere continuamente terapie farmacologiche. Gli studi finora condotti hanno documentato una stretta relazione tra la comparsa di asma e livelli di inquinamento atmosferico, particolarmente quando avvengono esposizioni croniche, come avviene nelle nostre città, a NO2, a Pm2,5 e a black carbon (un indicatore molto sensibile dell’inquinamento da traffico stradale).
Un recentissimo studio pubblicato sull’European Respiratory Journal ha stimato, grazie a complessi modelli matematici e statistici, quanti casi di asma in età pediatrica si potrebbero evitare se i Paesi si attenessero alle indicazioni dell’Oms (più stringenti delle norme attualmente adottate dalla Unione Europea, ma anche queste ultime regolarmente disattese dall’Italia). La ricerca ha preso in considerazione oltre 63 milioni di ragazzi di meno di 14 anni che vivono in 18 dei principali Paesi europei, tra i quali il nostro. Rispettando i limiti soglia stabiliti dall’Oms si eviterebbero ogni anno oltre 66.000 nuovi casi di asma, dei quali più di 11.000 solo in Italia. Nel caso poi si riuscisse a fare di più e a scendere oltre queste soglie ma nel limite di quanto effettivamente realizzabile con politiche ambientali attente (e considerando anche una riduzione del black carbon attualmente non presente nelle normative europee e nelle indicazioni dell’Oms), i casi evitabili di asma aumenterebbero di circa 3 volte. È bene però sapere che non esistono valori di inquinamento che non siano causa di danni alla salute, per quanto bassi possano essere.

Ma perché l’inquinamento causa l’asma? I vari inquinanti agiscono in modi diversi: alcuni, come i particolati, si depositano nei polmoni e li danneggiano come una polvere sottile che copre come un velo una superficie, non permettendo così un perfetto scambio respiratorio, oppure irritano le cellule presenti sulle mucose dei bronchi (i tubicini che dalla trachea consentono all’aria di raggiungere i polmoni), favorendo l’insorgenza o aggravando i casi di asma bronchiale; altri ancora, come l’ozono e l’NO2, determinano una irritazione delle strutture bronchiali e polmonari che si traduce in asma ma anche in una maggiore suscettibilità per le infezioni respiratorie come le polmoniti. In molti casi un singolo composto può avere più azioni dannose e alcuni meccanismi sono ancora sconosciuti, come anche alcune interazioni fra i diversi agenti. Alcuni anni fa ricercatori inglesi hanno valutato in 60 soggetti asmatici gli effetti di una passeggiata di due ore in Oxford Street, trafficata strada del centro di Londra con circolazione limitata ai taxi e agli autobus diesel, e di due ore di camminata costeggiando Hyde Park. Camminare in mezzo ai diesel causava un transitorio calo di funzionalità respiratoria, una specie di piccolo attacco asmatico, cosa che non avveniva passeggiando nel parco. Nelle agende politiche si parla ancora molto poco di inquinamento e di salute, forse è il caso di ripensarci.

10 luglio 2019

Nadia Comerci :Asma e inquinamento atmosferico, una correlazione che si rafforza

Traffico automobili
Tratto da Il Sole 24 ore                     
Asma e inquinamento atmosferico, una correlazione che si rafforza

                                 Nadia Comerci 
Ogni anno da 9 a 33 milioni di persone si recherebbero al pronto soccorso in preda a un attacco d’asma provocato dall’esposizione all’aria inquinata da ozono. Inoltre, da 5 a 10 milioni di accessi al pronto soccorso per asma sarebbero dovuti all’inalazione di particolato atmosferico. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives da un gruppo di ricerca internazionale diretto da Susan C. Anenberg della George Washington University di Washington (Usa), che per la prima volta ha quantificato l'impatto dell'inquinamento atmosferico sui casi di asma in tutto il mondo.Gli scienziati hanno esaminato gli accessi al pronto soccorso dovuti ad attacchi d'asma in 54 nazioni e a Hong Kong. Hanno quindi confrontato queste informazioni con i dati sui livelli dell’inquinamento globale ottenuti ​​dai satelliti in orbita attorno alla terra. Al termine dell’analisi, sono giunti alla conclusione che ogni anno da 9 a 23 milioni di accessi al pronto soccorso per asma – un numero corrispondente all'8-20% di tutti gli accessi dovuti ad attacchi d’asma nel mondo – sarebbero causati dall'inquinamento da ozono, che si genera quando i gas inquinanti emessi da auto, centrali elettriche e fabbriche interagiscono con la luce solare. L’indagine ha anche evidenziato che ogni anno da 5 a 10 milioni di accessi al pronto soccorso per asma – pari a una percentuale compresa tra il 4 e il 9% di tutti gli accessi dovuti ad attacchi d’asma a livello globale - sarebbero collegati all’esposizione al particolato fine, piccole particelle inquinanti che possono penetrare attraverso le vie aree e depositarsi nell’apparato respiratorio. È anche emerso che circa la metà degli accessi al pronto soccorso per asma dovuti a ozono e particolato sono stati accertati nei paesi del sud-est asiatico, in particolare in India e in Cina. Ma anche negli Stati Uniti, dove l’aria è relativamente più pulita, si stima che l'ozono e il particolato abbiano contribuito rispettivamente all'8-21% e al 3-11% degli accessi al pronto soccorso per asma.“Sappiamo che l'inquinamento atmosferico è il principale fattore di rischio ambientale per la salute a livello globale – osserva la dottoressa Anenberg -. I nostri risultati indicano che la portata degli effetti sulla salute pubblica globale dell'esposizione all’aria inquinata è ancora più ampia del previsto e include milioni di attacchi d’asma l’anno”.

25 maggio 2018

Allergie. Esposizione all’inquinamento da piccoli favorisce asma, rinite ed eczema

Tratto da Quotidiano sanita'
Allergie. Esposizione all’inquinamento da piccoli favorisce asma, rinite ed eczema

L’inquinamento cui si è esposti da piccoli aumenta dell’80% il rischio di soffrire di asma, rinite ed eczema. Il dato giunge da uno studio condotto su oltre mille bambini, seguiti per 13 anni


24 MAG - (Reuters Health) – L’esposizione all’ozono nella prima
infanzia aumenterebbe il rischio di asma e rinite allergica di circa l’80%.
È l’allarme lanciato da alcuni ricercatori canadesi guidati da Teresa 
To, dell’Hospital for Sick Children di Toronto. I risultati dello studio sono
 stati presentati alla conferenza dell’American International Thoracic
 Society (Ats), che si e'chiusa ieri a San Diego, in California.

Lo studio ha riguardato 1.881 bambini, seguiti in media per 13 anni.
I ricercatori hanno correlato le concentrazioni medie annuali di
inquinanti rilevate dalle stazioni di monitoraggio fisse ai codici postali dei
bambini al momento della nascita. Inoltre, hanno preso in considerazione
 le cartelle cliniche e i dati sanitari per determinare se i bambini sviluppavano asma, rinite allergica
ed eczema.

I risultati
Il 31% dei bambini ha sviluppato asma a un’età media di tre anni, il 42% ha sviluppato rinite
allergica e il 76% una forma di eczema. Dopo aver preso in considerazione altri fattori concomitanti, i ricercatori hanno concluso che per ogni aumento di esposizione a 10 parti per miliardo di ozono
 alla nascita ci sarebbe un aumento dell’82% di rischio di asma. Non è stato invece osservato un collegamento tra esposizione a ossido nitrico o particolato Pm2,5 e asma, mentre aumento di 10
 unità nell’esposizione all’ozono era correlato anche a un rischio significativamente più alto di rinite
 allergica ed eczema.


I commenti
“Questa scoperta suggerisce che l’impatto negativo dell’esposizione a inquinanti atmosferici, 
in particolare l’ozono, ha le sue origini nella prima infanzia”, sottolinea Teresa To. “
Gli studi in letteratura si concentrano principalmente sull’esposizione a breve termine agli inquinanti atmosferici e sugli esiti acuti, mentre la nostra ricerca si basa su un follow-up che è arrivato fino a
17 anni”. Secondo l’autrice principale dello studio, l’ozono riduce l’attività antiossidante, aumenta i
marker infiammatori a livello del tratto respiratorio e altera la crescita dei polmoni, come dimostrato
da alcuni  studi.

Fonte: American Thoracic Society International Conference

15 ottobre 2017

L'esposizione all'inquinamento ambientale durante la gravidanza aumenta il rischio di asma per tre generazioni.

Tratto da Facebook del Medico  Isde Giovanni Ghirga 
Questo post vale veramente la pena di rimetterlo. 
L'esposizione all'inquinamento ambientale durante la gravidanza aumenta il rischio di asma per tre generazioni. Il rapporto tra asma ed inquinamento dell'aria è stato ripetutamente, scientificamente dimostrato e l'asma bronchiale allergica è in costante aumento nei paesi sviluppati. 
Questa nuova ricerca scopre degli aspetti fondamentali di questa malattia che oggi non si può più definire solo infiammatoria ma epigenetica. Infatti, l'esposizione all'inquinamento dell'aria provoca una alterazione nella espressione genica che aumenta in modo statisticamente significativo il rischio di ammalarsi di asma. Questo importantissimo studio ha scoperto che queste modifiche epigenetiche sono trasmissibili alle generazioni successive. 
Questi dati sono per me estremamente interessanti avendo il sottoscritto diretto per 20 anni il servizio di "Ambulatorio/Day-Hospital della UOC di Pediatria, dell'Ospedale San Paolo di Civitavecchia (servizio chiuso per carenza di fondi).
David J Gregory, Lester Kobzik, Zhiping Yang, Connor C McGuire, Alexey V Fedulov. Transgenerational transmission of asthma risk after exposure to environmental particles during pregnancy.. American Journal of Physiology - Lung Cellular and Molecular Physiology, 2017; ajplung.00035.2017 DOI: 10.1152/ajplung.00035.2017

30 agosto 2017

Inquinamento e fumo passivo “si vedono” nei polmoni dei bambini.


Tratto da Healthdesk


Inquinamento e fumo passivo “si vedono” nei polmoni dei bambini. 
La campagna Healthy Lungs for Life consiglia come difendersi
I dati di uno studio che sarà presentato al prossimo congresso della European Respiratory Society

I bambini esposti a livelli elevati di inquinamento dell’aria e al fumo passivo mostrano sintomi precoci di peggioramento della salute respiratoria, a partire da dispnea (mancanza di fiato), tosse e maggiore probabilità di sviluppare l’asma.
Lo mostra una ricerca condotta da un team di ricercatori dell'Università di Torino (Roberto Bono) e dall’Ospedale universitario San Luigi Gonzaga di Orbassano (Carlo Gulotta), che verrà presentata per la prima volta in occasione del 27° Congresso di Pneumologia della European Respiratory Society che si terrà a Milano dal 9 al 13 settembre. Lo studio ha esaminato più di 170 bambini e ragazzi dai 7 ai 19 anni di Chivasso, una cittadina di 30 mila abitanti alle porte del capoluogo piemontese, cercando una correlazione fra il fatto di respirare un'aria non salubre e la prevalenza di sintomi di affaticamento respiratorio.
«La prima cosa è stata valutare i sintomi dei bambini che erano stati esposti quotidianamente al fumo passivo – spiega Stefano Levra, primo autore dello studio – e successivamente  metterli in correlazione con i diversi livelli di esposizione agli inquinanti. Oltre che tramite questionario, i dati sono stati raccolti attraverso due marcatori urinari: la cotinina, un metabolita diretto della nicotina, molto preciso nell'individuare l’esposizione al fumo, attivo e passivo, e l'isoprostano, un marcatore di stress ossidativo, che invece ci ha permesso di capire meglio i livelli di inquinamento ambientale a cui il bambino è stato esposto».
I ragazzi sono stati poi sottoposti alla tecnica delle oscillazioni forzate (FOT) a varie frequenze, una metodica che non richiede particolari sforzi da parte del bambino perché semplicemente analizzando il suo respiro a riposo è in grado di valutare la sua funzionalità polmonare. Questo test ha messo in luce da un lato che i bambini esposti a fumo passivo sono più a rischio di avere una minore funzionalità respiratoria; dall'altro che a parità di livelli di cotinina, cioè a livelli uguali di esposizione al fumo di sigaretta, essere anche esposti al traffico intenso peggiorava ulteriormente la funzionalità polmonare dei ragazzi.
«Questo studio dimostra che per preservare la salute dei polmoni di bambini e adulti bisogna condurre una battaglia su entrambi i fronti: fumo e inquinamento dell’aria», commenta Stefano Centanni, docente dell’Università degli studi di Milano e direttore della pneumologia degli ospedali San Paolo e san Carlo. «E vorrei dire ai papà e alle mamme che ogni sigaretta fumata in presenza dei figli in casa crea istantaneamente una concentrazione di PM2.5 di circa 800 microgrammi su metro cubo che permane per circa due ore: un livello di inquinamento imparagonabile anche rispetto alle peggiori giornate di smog cittadino».
Per aumentare la consapevolezza del pubblico sui danni di fumo e inquinamento, negli stessi giorni del congresso partirà da Milano la campagna Healthy Lungs for Life, con test spirometria gratuiti offerti al pubblico l’8 e il 9 settembre in via Luca Beltrami, davanti al Castello Sforzesco, e un incontro pubblico con gli esperti l’11 settembre (18:30 alle 20:30) sul tema 
“Respirare aria pulita e smettere di fumare”. 
Gli esperti della Campagna Healthy Lungs for Life hanno inoltre elaborato dei consigli pensati proprio per i più piccoli attraverso un libretto disponibile online anche in italiano a questo link.


19 agosto 2017

American Journal of Physiology :L’inquinamento ambientale causa gravi conseguenze fino a 3 generazioni

TRATTO DA UNIVERSO MAMMA
L’inquinamento ambientale causa gravi conseguenze fino a 3 generazioni

Uno studio ha indagato gli effetti dell’inquinamento durante la gravidanza con sorprendenti risultati.
Risultati immagini per DONNA INCINTA INQUINAMENTO

inquinamento e asma: uno studio

Esporsi agli agenti inquinanti durante la gravidanza può aumentare i rischi di asma nei bambini fino a 3 generazioni.
Lo studio è stato pubblicato su: American Journal of Physiology — Lung Cellular and Molecular Physiology.
Gli scienziati hanno studiato 3 generazioni di topi nati da mamme che erano state esposte a particelle di diesel esaurito, o a particelle di aria umana concentrata durante la gravidanza.
Inizialmente sono state comparate cellule dei polmoni di una prima, poi una seconda e terza generazione di topi non esposti all’inquinamento.
Tutte le generazioni di topi le cui madri erano state esposte all’inquinamento registravano un incremento di un tipo di cellule immuni, un segnale comune dell’allergia.
Le generazioni dei topi esposti all’inquinamento presentavano anche elevati livelli di interleuchina, proteine che regolano il sistema immunitario, un altro segnale del rischio di asma.
Dover affrontare un ambiente inquinato prima della nascita causa cambiamenti epigenetici nella prole, il codice del DNA viene mutato dal modo in cui viene usato (la metilazione del DNA).
I ricercatori hanno scoperto che la metilazione atipica del DNA porta ad ereditare l’asma attraverso diverse generazioni, con cambiamenti anomali nelle cellule chiamate cellule dendritiche.
Si tratta di cellule che svolgono un ruolo chiave nello sviluppo dell’asma nei primi stadi dell’esistenza.Continua qui

18 novembre 2016

Greenreport :Il carbone fa diventare più poveri e provoca i cambiamenti climatici

Tratto da Greenreport

Il carbone fa diventare più poveri e provoca i cambiamenti climatici

L'industria del carbone dà lavoro a 7 milioni di persone nel mondo, le rinnovabili già a 9,4
[18 novembre 2016]
carbone-lacrima
Le centrali elettriche a carbone provocano più  danni che benefici ai poveri, anche senza prendere in considerazione  gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. E’ quanto emerge dal rapporto “Beyond Coal: Scaling up clean energy to fight poverty” presentato da the Overseas Development Institute (Odi), Cafod,  Christian Aid ad alter 9 organizzazioni alla 22esima conferenza delle parti dell’Unfccc che si conclude oggi a Marrakesh.
Eppure, fa notare il rapporto, nonostante gli impegni assunti con l’Accordo di Parigi, il mondo potrebbe oltrepassare la soglia dei 2° C di riscaldamento se verranno costruite solo un terzo delle centrali a carbone previste. E se il mondo non ce la farà a centrare questo obiettivo, «I risultati sarebbero  disastroso per la lotta globale contro la povertà».
L’odi  evidenzia che «Attualmente  l’industria del carbone sostiene che sviluppare l’utilizzazione del carbone è fondamentale per la lotta contro la povertà estrema e per migliorare l’accesso all’energia per miliardi di persone nei Paesi in via di sviluppo. In realtà, è vero il contrario. L’impegno globale per sradicare la povertà estrema e la povertà energetica entro il 2030 non richiede una tale espansione ed è incompatibile con la stabilizzazione del clima della Terra. L’evidenza è chiara: una soluzione duratura per la povertà richiede che le economie più ricche del mondo rinunciano al carbone e non dobbiamo e possiamo porre fine alla povertà estrema, senza l’espansione precipitosa di nuova energia a carbone o a svilupparla».
Uno degli autori del rapporto, Ilmi Granoff, ha detto all’IPS che «il carbone consolida la povertà, contrariamente a quanto sostenuto dall’industria  del carbone che il combustibile fossile contribuisce alla crescita economica».
Granoff,  un ricercatore del Doi, riconosce che «La chiusura delle centrali a carbone ha causato difficoltà economiche localizzate», ma sottolinea che «La nostra ricerca ha scoperto che l’energia rinnovabile globale dà più intensità di posti di lavoro per unità. Le stime della  World Coal Association indicano che l’industria del carbone dà lavoro a 7 milioni di persone nel mondo, meno dei 9,4 milioni di persone già impiegate nella filiera delle energie rinnovabili. E’ importante riconoscere che c’è un impatto sul lavoro con la phase down del  carbone a livello mondiale, perché ci sono più luoghi specifici in cui le persone si affidano all’industria del carbone e di quelli necessari per avere una giusta transizione. Ma in termini di prospettive di futuro occupazionale, il settore delle energie rinnovabili a livello globale offre migliori opportunità: più posti di lavoro e posti di lavoro di migliore qualità».
Per il rapporto anche gli argomenti che il carbone può aiutare le persone più povere del mondo ad accedere all’energia, non hanno senso: l’energia rinnovabile può già soddisfare «le esigenze specifiche della lotta contro la povertà estrema e la povertà energetica – spiega ancora Granoff – Il carbone rafforza la povertà causando problemi di salute di asma ad attacchi di cuore. E’ stato stimato che una singola centrale da un gigawatt in Indonesia causi  26.000 morti premature nel corso della vita dell’impianto».
Granoff anche sottolineato l’importanza di riconoscere «l’impatto negativo a lungo termine che il carbone avrà – in particolare sulle persone più povere e i Paesi poveri – contribuendo al cambiamento climatico».
E gli impatti del cambiamento climatico sui Paesi in via di sviluppo e le persone più povere del mondo, sono stati al centro delle discussioni alla Cop22 Unfccc di Marrakech. I Paesi in via di sviluppo sostengono che i Paesi più ricchi hanno la responsabilità di limitare gli impatti del cambiamento climatico sui Paesi più poveri, che sono e saranno ancor di più sproporzionatamente colpiti da condizioni meteorologiche sempre più imprevedibili e gravi, pur avendo contribuito molto meno alle emissioni globali di C2.
«Questo è un motivo importante per cui i Paesi ricchi dovrebbero chiudere le centrali elettriche a carbone», ribadisce Granoff.
Ma se la graduale eliminazione del carbone è una tendenza generale in molti dei Paesi più ricchi, il carbone continua ad essere molto utilizzato in Paesi come l’Australia e gli Stati Uniti, dove il presidente eletto Donald Trump ha promesso in campagna elettorale che riaprirà le n miniere di carbone e avvierà politiche pro-centrali a carbone, sostenendo che “l’agenda ambientale radicale” del presidente Barack Obama sta eliminando posti di lavoro e danneggiando l’economia.
Mentre Trump si mette l’elmetto da minatore, molte delle centrali a carbone previste sono in Asia, in particolare nella Cina e nell’India affamate di energia e avvelenate dallo smog e flagellate dai cambiamenti climatici. Per questo i due giganti asiatici stanno rivedendo la loro dipendenza dal carbone come fonte di energia.
Granoff conclude: «La Cina è molto preoccupata sia dagli impatti del carbone, sia dal cambiamento climatico e dall’inquinamento atmosferico. Il governo cinese sta rivedendo la costruzione di alcune nuove centrali a carbone».

24 agosto 2016

Esposizione ad inquinanti atmosferici e asma nei bambini (SIMRI)

Tratto da Simri.it

Esposizione ad inquinanti atmosferici e asma nei bambini

La comparsa di sintomi asmatici nei bambini sembra essere associata all’esposizione a particolato, ozono e biossido di azoto

Nonostante il legame tra esposizione ad inquinanti e comparsa di riacutizzazioni asmatiche nei bambini sia ben noto, tale associazione appare meno chiara quando si considerano le concentrazioni degli inquinanti e l’esordio della malattia. Poco chiaro è inoltre l’effetto dell’esposizione nei primi anni di vita sulla comparsa di asma nelle epoche successive dell’età evolutiva. Un studio di coorte recentemente condotto in Canada ha valutato l’associazione tra l’inizio della malattia e l’esposizione ad inquinanti outdoor. Sono stati seguiti 1.183.865 bambini di cui 162.752 sono diventati asmatici.
Lo studio ha dimostrato associazioni significative tra l’esordio della malattia e le concentrazioni di NO2, ma ancor più di PM2.5 e O3, nella zona di residenza. Dunque i più diffusi inquinanti secondari (PM2.5 e O3) si associavano maggiormente all’esordio di asma infantile rispetto ad inquinanti che derivano direttamente dalle emissioni dei veicoli come l’NO2. La natura pervasiva ed involontaria dell’esposizione ad inquinanti outdoor può determinare un importante impatto sulla salute respiratoria dei bambini, senza considerare gli effetti, probabilmente ancora più incisivi, legati all’esposizione ad altri fattori di rischio ambientali, come il fumo. Ciò richiede pertanto la messa in atto di misure di prevenzione tempestive ed efficaci, con l’obiettivo di proteggere i soggetti più vulnerabili dagli effetti nocivi dell’inquinamento ambientale.

02 febbraio 2016

SMOG, la pediatra Marinella Lavelli : “A rischio la salute dei bambini”

Tratto da meteoweb.eu

Smog, la pediatra: “a rischio la salute dei bambini”

L’emergenza smog nelle città diventa sempre più allarmante e a pagarne le conseguenze sono soprattutto i soggetti più deboli , tra cui i bambini. Come spiegato dalla dott.ssa Marinella Lavelli, pediatra del Centro Medico Santagostino di Milano “Sono molti gli studi che documentano la relazione tra l’aumentata prevalenza di alcune malattie respiratorie e la qualità dell’aria” .
“Un recentissimo studio italiano, coordinato dal Cnr di Pisa ha evidenziato negli ultimi trent’anni un notevole aumento della prevalenza di rinite allergica, asma e broncopneumopatia cronica nonostante le misure adottate in questo periodo per limitare i danni da inquinamento atmosferico“, ha sottolineato la dottoressa.
smog bambini. 2“Uno studio del novembre 2015 su 4.880 bambini delle scuole di Londra”, ha proseguito Lavelli, “ha indagato l’effetto dell’esposizione a lungo termine all’inquinamento ambientale sulla funzionalità respiratoria. Dai dati riscontrati, emerge una relazione lineare fra livelli di biossido di azoto – indicativo anche per le polveri sottili – e riduzione dei parametri di funzionalità respiratoria. Dall’analisi mediante modelli matematici gli autori hanno quantificato l’aumento di prevalenza di bambini con funzione polmonare alterata in relazione agli aumenti di concentrazione di biossido d’azoto, e hanno così stabilito che l’inquinamento dell’aria è un fattore di rischio certo per asma. Anche nei bambini senza diagnosi d’asma l’esposizione a lungo termine agli inquinanti causa uno sviluppo polmonare inferiore a quello che ci si potrebbe aspettare. Anche se non possiamo ancora esserne sicuri, è probabile che la loro capacità polmonare al raggiungimento dell’età adulta sarà ridotta e che il loro apparato respiratorio sarà più fragile“......
“Da tutto ciò si evince che non solo si può fare qualcosa per limitare i danni alla salute, ma che è necessario farlo abbastanza rapidamente, per non compromettere la salute degli adulti di domani”, ha concluso, “Gli investimenti sul miglioramento della qualità dell’aria saranno compensati da minore spesa sanitaria“.
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