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10 giugno 2019

Greta Thunberg nominata "Ambasciatore della coscienza" da Amnesty International

Tratto da Il Cambiamento 

Greta Thunberg nominata"Ambasciatore 
della coscienza"

La sedicenne attivista svedese Greta Thunberg e il movimento
 studentesco per l'ambiente Fridays for future sono stati nominati 
"Ambasciatori della coscienza per il 2019" da Amnesty 

International. La scelta dopo le mobilitazioni per contrastare i 

cambiamenti climatici.




La sensibilizzazione operata dalla sedicenne svedese Greta Thunberg ha
qualcosa di sensazionale: la sua iniziativa per risvegliare l’opinione pubblica sulla
crisi del clima, iniziata nell’ agosto del 2018 con lo sciopero dalle lezioni e le 

proteste davanti ai palazzi istituzionali, è diventata rapidamente globale. Oltre un
milione di studenti di ogni parte del mondo ha preso parte all’ultimo sciopero dei
“Fridays for future” del 24 maggio scorso e tantissimi avevano partecipato al
precedente, il 15 marzo. Le manifestazioni si sono svolte in oltre 100 paesi.
E ora quindi arriva il riconoscimento di Amnesty International, che ha nominato
Greta e il movimento
"Ambasciatori della coscienza 2019".
“Siamo onorati e commossi dalla determinazione con cui i giovani attivisti di ogni
parte del mondo ci stanno obbligando a confrontarci con la realtà della crisi
climatica – ha dichiarato Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty
International – Ogni giovane che prende parte ai Fridays for future rappresenta
ciò che significa agire con la propria coscienza. Sono loro a ricordarci che
abbiamo più potere di quello che immaginiamo e che possiamo avere un ruolo
nella protezione dei diritti umani di fronte alla catastrofe climatica“.
“È un grande onore ricevere il premio Ambasciatore della coscienza di Amnesty
International a nome dei ‘Fridays for future’ – ha detto Greta Thunberg – Questo
non è un premio per me, è un premio per tutti. È incredibile vedere quante
persone si sono mobilitate e sapere che ciò per cui stiamo lottando sta avendo un
impatto. Agire secondo la propria coscienza – ha proseguito la giovane attivista –
vuol dire che tu lotti per qualcosa che pensi sia giusto. È qualcosa che
appartiene a tutti coloro che fanno parte del movimento: noi abbiamo il dovere di
cercare di migliorare il mondo. La clamorosa ingiustizia contro cui dobbiamo lottare
è che le persone del sud del mondo sono quelle che sono e saranno le più colpite
dal cambiamento climatico pur essendo quelle meno responsabili“.

Cambiamento climatico: una crisi dei diritti umani
Mentre la crisi del clima è solitamente avvertita attraverso l’impatto che ha sul
nostro ambiente naturale, le devastanti conseguenze sulle persone – ora e in
futuro – ne fanno anche una questione urgente di diritti umani. Il cambiamento
climatico evidenzia ed esaspera le attuali ineguaglianze e i suoi effetti continuano
a crescere e a peggiorare, portando rovina a questa e alle future generazioni.
«La mancanza d’azione dei governi nei confronti del cambiamento climatico può
essere considerata la più grande violazione intergenerazionale dei diritti umani
della storia» spiega Amnesty.“Diritti umani e crisi climatica vanno di pari passo. Non

 possiamo trovare soluzioni per i primi senza risolvere la seconda. Il cambiamento 

climatico significa impossibilità di nutrirsi coi prodotti della terra, abitazioni a rischio 

e salute in pericolo. I governi hanno il dovere di proteggersi. Perché allora non

 stanno nulla per impedire al cambiamento climatico di devastare le nostre vite?“,
ha chiesto Greta Thunberg.
Amnesty International chiede agli Stati di fare di più sul clima e di farlo nel
rispetto dei diritti umani. Una delle azioni più decisive potrebbe essere quella
di coinvolgere le persone più a rischio – come i bambini e i giovani – nei tentativi
di affrontare e mitigare gli effetti del cambiamento climatico, fornendo loro tutte le
informazioni necessarie, educandoli a partecipare alle discussioni in modo
costruttivo e facendoli partecipare ai processi decisionali che li riguardano.
“A volte mi sento davvero triste perché alcune delle persone cui cerco di parlare
non mi stanno a sentire. Alcune ci insultano, altre pensano che facciamo politica,
altri ci ignorano del tutto o ci dicono che non riusciremo a portare a termine ciò
che abbiamo iniziato. Ma posso assicurare che siano realmente determinati a farlo,
perché in gioco c’è il nostro futuro“, ha detto Irene Kananura, un’attivista
ugandese dei “Fridays for future”.
I giovani attivisti dei “Fridays for future” ora chiedono agli adulti di seguirli.
Venerdì 20 settembre, alla vigilia del Vertice delle Nazioni Unite per agire sul
clima, gli attivisti lanceranno una settimana di azione con uno sciopero
globale per il clima. Sosteniamo la loro richiesta affinché anche gli adulti
aderiscano allo sciopero e mostrino solidarietà.
“I giovani si sentono dire spesso che sono i leader di domani. Sono felice che
Greta Thunberg e gli attivisti dei Fridays for future abbiano ignorato quel
messaggio. Se aspettano fino a domani, non c’è alcun futuro per nessuno di noi.
Hanno già dimostrato di essere i leader di oggi e ora è il momento che gli adulti li
seguano“, ha concluso Naidoo.


Il premio Ambasciatore della coscienza
Il premio Ambasciatore della coscienza è stato istituito nel 2002 per riconoscere
l’impegno di singoli e gruppi che hanno promosso la causa dei diritti umani agendo
con la propria coscienza, sfidando l’ingiustizia e usando il loro talento per ispirare
altre persone. La denominazione del premio trae ispirazione dalla poesia “Dalla
Repubblica della coscienza“, del poeta irlandese Seamus Heaney.


10 giugno 2016

1)Appello ad Amnesty International Nuovo decreto ILVA viola i diritti umani 2) Decreto salva Ilva, immunità per chi compra e addio bonifiche.

Tratto da Peacelink

Lettera alla Commissione Europea e ad Amnesty International

Le due lettere di Peacelink dopo il decimo decreto salva Ilva
peacelink
Dopo la pubblicazione del decimo decreto Salva Ilva, PeaceLink ha scritto alla Commissione Europea una dettagliata analisi del testo che presenta aspetti giuridici anomali e di una gravità eccezionale.
Questa è la lettera PeaceLink alla Commissione Europea:
Tratto da Peacelink
Appello ad Amnesty International

Nuovo decreto ILVA viola i diritti umani


Pubblicato il decimo decreto Ilva. Immunità penale anche a chi acquista l'Ilva. Violato lo stato di diritto. Sacrificato il principio di eguaglianza e introdotto un principio di diseguaglianza dei diritti in base al territorio a cui una persona appartiene. Violati gli articoli 1, 2 3, 7 e 10 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948.
10 giugno 2016 - Alessandro Marescotti


APPELLO AD AMNESTY INTERNATIONAL
Scriviamo ad Amnesty International perché il decreto pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale viola lo Stato di Diritto. Garantisce l'immunità penale ai privati che comprano ILVA. Tutta la documentazione è su http://www.peacelink.it/ecologia/a/43247.html

Chiediamo un pronunciamento di Amnesty International.
A nostro avviso sono violati i seguenti articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948.
Articolo 1 Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 2 Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.
Articolo 3 Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.
Articolo 7 Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.
Articolo 10 Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.
Cordiali saluti
Alessandro Marescotti
Fulvia Gravame
Antonia Battaglia
Luciano Manna
                          _____________________
Tratto da Laringhiera

Salva Ilva, immunità per chi compra e addio bonifiche. 

Spallata alle speranze di Taranto.


“Con il decimo decreto salva Ilva chi acquisterà l’acciaieria avrà l’immunità penale, non sarà obbligato a fare le bonifiche, potrà cambiare il piano ambientale e sanitario e per ultimo si concede ulteriore proroga di 18 mesi per la realizzazione delle prescrizioni ambientali e quindi strettamente connessi alla salute, in questo modo si da’ una spallata definitiva alle fondamenta dell’ordinamento giuridico italiano”.


Lo dichiara Angelo Bonelli della federazione dei Verdi che aggiunge “a Taranto sapevamo che il diritto alla salute era stato sospeso ma che si arrivasse anche a garantire l’immunità penale agli acquirenti come previsto dall’art.1 comma lettera b all’articolo, è un qualcosa che non ha alcun precedente in Europa e in nessun paese democratico. Nel decreto – continua l’esponente dei Verdi, si modifica l’art.253 del codice ambientale che impone alla proprietà dello stabilimento le bonifiche, in questo modo nessuno farà le bonifiche a Taranto dai terreni ai fondali marini in un territorio dove a causa dell’inquinamento non si può pascolare per un raggio di 20 km”.

Secondo l’esponente dei Verdi “la proroga di ulteriori 18 mesi delle già blande misure ambientali, provocherà un’ennesima sospensione del diritto alla salute dei cittadini che da decenni respirano inquinanti e metabolizzano diossine. Perché- conclude Bonelli-continuare a guardare al passato per non investire nel futuro come accaduto a Bilbao, Pittsburgh o alla Ruhr dove dalla conversione industriale in chiave ecologica sono stati prodotti centinaia e centinaia di migliaia di posti di lavoro?”

Sul decimo decreto salva Ilva, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e da oggi in vigore intervengono anche Antonia Battaglia, Fulvia Gravame, Luciano Manna e Alessandro Marescotti di Peacelink. “Il testo – scrivono – è fantascienza del diritto. Infatti estende l’immunità penale, già prevista per i commissari, anche all’aggiudicatario.
PeaceLink invita tutte le forze che si battono contro le modifiche alla Costituzione a dichiarare esplicitamente la loro contrarietà a questo decreto abnorme che sospende a Taranto le tutele non solo della Costituzione ma del diritto stesso. 
Oggi la lotta per i diritti costituzionali passa da Taranto”.

19 febbraio 2013

La verità è che le grandi lobby petrolifere e le multinazionali che vivono intorno alle grandi centrali vedono nelle rinnovabili un nemico da eliminare».

Tratto da Greenreport

Arrestati ambientalisti Usa davanti alla Casa Bianca, la lettera aperta alle associazioni italiane

                               Della grande      manifestazione "Forward on Climate Rally" degli ambientalisti statunitensi diamo notizia in un'altra pagina del giornale, ma tale iniziativa è stata preceduta dall'arresto di alcuni leader delle Ong ecologiste e dei diritti civili durante un atto di disubbidienza civile del quale abbiamo scritto. 
 Proteste che hanno anche un risvolto italiano: in una lettera aperta inviata pubblicata sul sito del quotidiano Europa, il candidato del Partito democratico alla Camera dei deputati, Michele Anzaldi, tira in ballo i vertici di Legambiente, Greenpeace, Amnesty International e  Wwf: 
«Il presidente Obama - scrive Anzaldi - ha avuto il merito di porre al centro del dibattito pubblico americano la green economy come occasione di uscita dalla crisi mondiale; 800 miliardi di dollari  la quota della manovra per la crescita, stanziata dall'amministrazione americana nel 2009 per favorire questo settore. 
 Più recentemente, proprio durante il discorso sull'Unione, il presidente rieletto ha ribadito la volontà di lavorare per combattere i cambiamenti climatici, per uno sviluppo industriale orientato all'efficienza energetica e alla riduzione delle emissioni e per la completa affermazione dei diritti civili.
Il tono di quelle parole che abbiamo ascoltato con soddisfazione qualche giorno fa apparire oggi molto più bassa la notizia che numerosi attivisti sono stati arrestati perché protestavano davanti alla Casa Bianca contro il progetto Keystone, il mega oleodotto che deve trasportare petrolio non raffinato dal Canada fino al Golfo del Messico. E fa ancora più male sapere che tra gli arrestati ci sono stati anche Robert Kennedy junior e suo figlio, eredi diretti del leader democratico, assassinato nel 1968.
 Fa male pensare che il presidente delle battaglie per i diritti civili e per l'ambiente lasci arrestare dei pacifici manifestanti tra i quali il figlio e il nipote della vittima più illustre del sogno americano progressista, colpevoli di aver esposto le proprie idee e contestato un progetto energeticamente vecchio e ambientalmente insostenibile.  
Se oggi arrestano Bob Kennedy che lotta per l'ambiente, ci chiediamo cosa potrebbe avvenire ad un semplice militante di una qualunque associazione ambientalista.

Solo pochi giorni fa Barack Obama, parlava così: "Bisogna proteggere le generazioni future, io lo farò. Io intraprenderò azioni esecutive per ridurre l'inquinamento e per preparare le nostre comunità alle conseguenze del cambiamento climatico, e accelerare la transizione a più fonti sostenibili di energia". Abbiamo paura che di tutto questo si possa perdere traccia mentre aumentano le trivellazioni e peggiorano le condizioni del mare. Il rischio e' che l'America, anche con il progetto dell'oleodotto, si stia avvicinando sempre più all'indipendenza energetica, sfruttando fino in fondo tutte le fonti anche quelle più inquinanti, come carbone e petrolio.   

Ed è per questo che ci rivolgiamo con un appello a voi presidenti delle associazioni ambientaliste. Facciamoci  promotori per chiedere un solido impegno per il rispetto dei diritti civili, primo fra tutti il diritto a manifestare contro impianti che allontanano l'abbandono dell'era fossile e rendono più difficile la battaglia contro i gas climalteranti. 
 I cambiamenti sono possibili, a patto però che avvengano non solo in campagna elettorale».

Ha risposto subito Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace: «La lettera di Michele Anzaldi su Europa su quello che sta succedendo negli Usa è tempestiva e centrata. Greenpeace Usa partecipa al movimento contro il progetto Keystone assieme al vasto movimento ambientalista.  
L'opposizione ai grandi progetti distruttivi legati alle fonti fossili viene repressa in modo preoccupante in Canada come in Indonesia e, come vediamo, anche negli Usa.  
Questo mentre emergono i finanziamenti da parte dell'industria energetica agli "scettici'" sul clima. Condividiamo dunque l'obiettivo della lettera: protestare è un diritto che va tutelato.
 E il Presidente Obama, dopo tante belle parole, deve passare ai fatti e prendere le decisioni giuste per proteggere il clima».


Secondo Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, «La prima reazione sulla vicenda dell'arresto del figlio di Bobby Kennedy potrebbe suonare come una parafrasi cinematografica, e cioè che quando il gioco si fa duro è perché entrano in gioco gli interessi più duri. Non si capisce, in effetti, perché ci debba essere intervento della polizia con tanto di arresti di fronte a una manifestazione pacifica. E' un segnale di profonda contraddizione rispetto alle dichiarazioni fatte nel discorso inaugurale di Obama, ragion  per cui non possiamo che essere d'accordo con la lettera aperta di Anzaldi e allarmati.
 Un allarme che riguarda direttamente anche l'Italia e l'attuale campagna elettorale. Abbiamo visto all'opera un governo di tecnici che ha bloccato lo sviluppo sulle rinnovabili e rilanciato le trivellazioni nel Mediterraneo accanto alle coste italiane. E la Strategia energetica nazionale santifica questa schizofrenia, tanto più grave perché le riserve di petrolio presenti nel sottosuolo italiano si consumerebbero in un anno. 
La verità è che le grandi lobby petrolifere e le multinazionali che vivono intorno alle grandi centrali vedono nelle rinnovabili un nemico da eliminare». 


Considerazioni di Uniti per la salute

 Condividiamo  anche noi di "Uniti per la Salute " che  protestare è un diritto che va tutelato e che dopo tante belle parole,  i Governi devono  passare ai fatti e prendere le decisioni giuste per proteggere il clima. 

Prendiamo quindi  atto della  chiara   e corretta posizione  del  candidato del Partito democratico alla Camera dei deputati, Michele Anzaldi . Dice "Il rischio e' che l'America, anche con il progetto dell'oleodotto, si stia avvicinando sempre più all'indipendenza energetica, sfruttando fino in fondo tutte le fonti anche quelle più inquinanti, come carbone e petrolio. 

 Ma questa deriva verso le fonti fossili  non è un problema solo americano.
 Anzi .......in Italia siamo Maestri : il Governo dei tecnici ,come afferma il   presidente di Legambiente"ha bloccato lo sviluppo sulle rinnovabili e rilanciato le trivellazioni nel Mediterraneo accanto alle coste italiane." 

E  sul nostro territorio a Savona  il suo partito  il Pd " predica bene sulle energie rinnovabili e sull' energia green "ma  poi nei fatti  HA PROMOSSO L' ULTERIORE  POTENZIAMENTO A CARBONE DELLA CENTRALE TERMOELETTRICA E PROMUOVE QUINDI  NEI  FATTI    ENERGIE SPORCHE E CLIMALTERANTI PER IL NOSTRO FUTURO.

Forse sarebbe meglio, che prima di volgere gli occhi altrove, il prossimo governo e  tutti  i  partiti  politici italiani  ponessero una  particolare attenzione nel  tutelare la salute dei cittadini,nel  migliorare  il nostro ambiente  e nel fare scelte  energetiche (ma non solo!!!!)più lungimiranti che salvaguardino concretamente  il futuro delle prossime generazioni.

06 dicembre 2010

La Fiom Cgil sulla centrale a carbone a Saline Joniche. E a Savona?2)Colombia, il lato oscuro delle miniere svizzere di carbone.


RIPORTIAMO QUESTO ARTICOLO DELLA
FIOM CGIL DELLA CALABRIA
PER PORTARLO A CONOSCENZA DEL"SINDACALISTA ROSSELLO" CHE A SAVONA VUOLE PROGRAMMARE UNO SCIOPERO PER L'AMPLIAMENTO DELLA CENTRALE ........CONTRO GLI AMBIENTALISTI E I CITTADINI .

VA GIA BENE CHE IN ITALIA NON TUTTI,ANCHE NEI SINDACATI, LA PENSANO ALLO STESSO MODO E C'E' QUALCUNO CHE SA USARE IL SEMPLICE BUON SENSO E FA FUNZIONARE LE CIRCONVOLUZIONI CELEBRALI CON MIGLIORI RISULTATI.

IN CALABRIA SICURAMENTE POSSONO PROMUOVERE come sul manifestino della Cgil riportato in alto a destra:
"L' ENERGIA RINNOVABILE ALLUNGA LA VITA "fa bene all'ambiente ,al lavoro all'economia..........
MA A SAVONA AL MOMENTO STANNO PROMUOVENDO "primariamente"
LA CENTRALE A CARBONE CHE rappresenta un modello di sviluppo che oggi ci ruba il futuro e per il domani ci impone scelte inaccettabili per il nostro ambiente,per la nostra salute e per il mondo intero".....

COERENZA VORREBBE......CHE ANCHE A SAVONA LA CGIL si dovrebbe confrontare con la società che chiede di rappresentare" e nel
DIFENDERE I LAVORATORI si DOVREBBE RICORDARE CHE SONO" PRIMA ANCORA DEI CITTADINI "DA TUTELARE ........"come, con più lungimiranza, in Calabria hanno capito.

TRATTO DA STRILLI.IT

La Fiom Cgil sulla centrale a carbone a Saline Joniche

Sento doveroso intervenire nella polemica in corso sulla questione della centrale a carbone a Saline Joniche,COME DIRIGENTE SINDACALE DELLA FIOM-CGIL,

ribadendo la posizione ufficiale della Camera del Lavoro di Reggio Calabria-Locri, contraria al progetto di costruzione della centrale elettrica a carbone nel sito dismesso della ex Liquichimica di Saline Joniche, posizione espressa interpretando oltre che il volere della stragrande maggioranza della popolazione locale e delle amministrazioni interessate, anche il semplice buon senso.
Mi trovo assolutamente contrario alle motivazioni dichiarate dalla FILTCEM-CGIL che esprimono una valutazione positiva sulla costruzione della centrale, considerando le nuove tecnologie sicure e, quindi, non inquinanti per l’ambiente circostante e giustificando la positività dell’operazione con la ricaduta occupazionale nel territorio.

Oggi è necessario chiedersi quale modello sia maggiormente opportuno per uno sviluppo sostenibile del territorio, o ancora meglio delle vocazioni naturali di un territorio, e sicuramente la centrale proposta non interpreta questa domanda, ma sicuramente interessi altri, molto distanti da quelli del luogo e che certo non possono avere il nostro sostegno.

La Calabria oggi produce già molta energia elettrica, più di quella necessaria ai suoi bisogni, e se mai fosse necessario, perché non pensare a sistemi rispettosi dell’ambiente, come il solare, e poi perché non pensare a quel sito come un luogo di bonifica ambientale vista la grande quantità di veleni già presenti sia sul terreno che nel suo mare, un grande laboratorio virtuoso che potrebbe innescare attività di recupero del territorio, bonifica dai veleni sversati e affondati, trattamento dei rifiuti in una logica di riciclo e riutilizzo, attenzione al dissesto idrogeologico, con interventi di manutenzione del territorio e di controllo delle acque per una loro gestione razionale e soprattutto pubblica.

Queste ed altre soluzioni concordate e suggerite dalla popolazione sicuramente darebbero molta più occupazione stabile e duratura, funzionale ai bisogni. Credo che oggi sia questo un futuro possibile per i nostri territori, e non queste opere “calate dall’alto” con interessi diversi da quelli del territorio come la storia ci insegna....

La CGIL non è un sindacato corporativo che interviene a tutela degli interessi di pochi ma si confronta con la società che chiede di rappresentare, si batte e organizza le lotte a tutela dei diritti di tutti, e non solo dei propri iscritti, non solo degli occupati ma di tutti compresi i migranti senza tutele, ed è per questo che
fa parte con pari dignità del variegato fronte del no alla centrale a carbone,allo stesso modo con cui difende i diritti dei lavoratori messi in discussione da questo modello di sviluppo lo stesso che oggi ci ruba il futuro e ci impone scelte inaccettabili.

Raffaele Signoriello Segreteria FIOM-CGIL RC-LOCRI

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Pubblichiamo inoltre sulle problematiche del carbone un'altro interessante articolo

TRATTO DA Swissinfo.ch

Colombia, il lato oscuro delle miniere svizzere di carbone

" L’impatto ambientale è enorme: i fiumi vengono contaminati e con essi anche la terra e il bestiame. Ciò significa che quei contadini che vivevano di agricoltura e pesca, ora non hanno più nulla da mangiare. "Alfredo Tovar, operaio alla miniera di La Jagua.
Di Stefania Summermatter, swissinfo.ch

In Colombia le attività minerarie hanno portato ricchezza, ma non per tutti. Se le multinazionali continuano a espandersi, il prezzo da pagare per le comunità locali è altissimo: villaggi evacuati, fiumi inquinati, sindacalisti messi a tacere. Violazioni che chiamano in causa pure un'impresa svizzera, che respinge però ogni accusa.


La Colombia è il quinto paese esportatore di carbone al mondo. Dalle miniere del nord, questa materia prima viene trasportata fino in Europa – soprattutto in Germania – e utilizzata per la produzione di energia elettrica. Le centrali a carbone tedesche riforniscono in parte anche le società svizzere, che negli ultimi anni hanno aumentato i loro investimenti nel carbone per coprire il fabbisogno di base.

In diversi paesi europei, l’utilizzo di questo combustibile fossile ha incontrato l’opposizione degli ecologisti per l’elevato tenore di emissioni di CO2 che diffonde nell’atmosfera. Le incognite legate al carbone non si limitano però alle sole centrali, ultimo anello di una catena produttiva, ma si spingono fino alle grandi miniere a cielo aperto che hanno ridisegnato il volto della cordigliera andina.

In paesi come la Colombia, l’estrazione del carbone è all’origine d’importanti violazioni dei diritti umani e del deterioramento dell’ecosistema. La denuncia non è nuova: da diversi anni infatti Amnesty International e il Gruppo di lavoro Svizzera Colombia si battono affinché le materie prime tornino a essere una risorsa per le comunità locali.

«La situazione nel nord della Colombia è particolarmente difficile. Per anni è stata teatro di scontri tra la guerriglia, le forze paramilitari e l'esercito statale», spiega Alfredo Tovar, sindacalista e operaio in una miniera del dipartimento del César. «E a farne le spese è soprattutto la popolazione locale: intere famiglie sono state allontanate o sono scomparse nel nulla. Lavoratori, rappresentanti comunali e dirigenti sindacali sono stati messi a tacere, o uccisi».


Alfredo Tovar è venuto fino in Svizzera per chiedere giustizia. Rivendica assicurazioni sociali per tutti gli operai, norme di sicurezza nelle miniere e un indennizzo alla popolazione per i danni subiti. «L’impatto ambientale dell’estrazione del carbone è enorme: i fiumi vengono contaminati e con essi anche la terra e il bestiame. Ciò significa che quei contadini che vivevano di agricoltura e pesca, ora non hanno più nulla da mangiare.Inoltre, dalle miniere si sprigiona una nube di polvere nera che è all’origine di gravi problemi respiratori».


Multinazionale svizzera nel mirino

......Nei dipartimenti del César e della Magdalena si concentra gran parte della ricchezza del paese, ma spesso i villaggi sono lasciati senza acqua potabile, elettricità e servizi sanitari. «La manodopera arriva soprattutto da altre regioni del paese e i profitti se ne vanno all’estero… mentre qui resta solo contaminazione e povertà. Come dipendente della Glencore chiedo un indennizzo alla regione per i danni causati e per il carbone che portano via, e chiedo il rispetto degli accordi sindacali che hanno firmato con noi lavoratori».....
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