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15 aprile 2021

Sei ragioni per cui vivere in un ambiente sano dovrebbe essere un diritto umano

 Tratto da unric.org

UNEP: Sei ragioni per cui vivere in un ambiente sano dovrebbe essere un diritto umano

Almeno 155 Stati nel mondo riconoscono ai loro cittadini il diritto di vivere in un ambiente sano, attraverso la legislazione nazionale o accordi internazionali, come la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Nonostante queste protezioni, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che il 23% di tutte le morti siano legate a “rischi ambientali” come l’inquinamento dell’aria, la contaminazione dell’acqua e l’esposizione ad agenti chimici.

Statistiche come questa sono il motivo per cui il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha recentemente approvato una risoluzione che riafferma l’obbligo per gli Stati membri di garantire i diritti umani, anche adottando azioni più forti per risolvere le sfide ambientali.

Qui di seguito troverete 6 motivi per cui è importante vivere in un ambiente sano:

1. La distruzione degli spazi selvaggi facilita l’emergere di malattie zoonotiche 

La distruzione degli ambienti naturali per creare spazio per case, fattorie e industrie ha messo gli esseri umani in crescente contatto con la fauna selvatica e ha creato opportunità per gli agenti patogeni di contaminare non più soltanto gli animali selvatici ma anche le persone. Si stima infatti che il 60% delle infezioni umane siano di origine animale e che ci siano molti altri virus pronti a fare il “salto di specie” dagli animali all’uomo.

2. L’inquinamento atmosferico riduce la qualità della salute e abbassa l’aspettativa di vita

In tutto il mondo, 9 persone su 10 respirano aria sporca, danneggiando la loro salute e accorciando la durata della loro vita. Ogni anno, circa 7 milioni di persone muoiono per malattie e infezioni legate all’inquinamento atmosferico, un valore cinque volte più alto del numero di persone che muoiono in incidenti stradali. 

L’esposizione agli agenti inquinanti può avere effetti anche sul cervello, causando ritardi nello sviluppo, problemi comportamentali e persino un QI più basso nei bambini. Nelle persone anziane, l’inquinamento dell’aria è associato all’insorgenza di malattie come l’Alzheimer e il Parkinson.

3. La perdita di biodiversità compromette il valore nutrizionale del cibo

Solo negli ultimi 50 anni, le diete umane sono diventate più simili del 37%, con solo 12 colture e cinque specie animali che forniscono il 75% dell’apporto energetico mondiale. Oggi, gran parte della popolazione mondiale è colpita da malattie legate alla dieta, come malattie cardiache, diabete e cancro.

4. La perdita di biodiversità riduce anche la portata e l’efficacia delle medicine

Le stime suggeriscono che 15.000 specie di piante medicinali siano a rischio di estinzione e che la Terra perda almeno un potenziale farmaco importante ogni due anni.

5. L’inquinamento minaccia miliardi di persone in tutto il mondo

Molti problemi di salute derivano dall’inquinamento e dall’idea che i rifiuti possano essere gettati via ed eliminati, quando in realtà molti di essi rimangono negli ecosistemi, con pesanti conseguenze sia sull’ambiente che sulla salute dell’uomo. 

L’acqua contaminata da rifiuti, liquami non trattati, deflussi agricoli e scarichi industriali pongono circa 1,8 miliardi di persone a rischio di contrarre colera, dissenteria, tifo e poliomielite. Il metilmercurio – una sostanza che si trova nei prodotti di uso quotidiano che contaminano il pesce – può avere effetti tossici sul sistema nervoso, digestivo e immunitario quando viene consumato dagli esseri umani. Un corpo crescente di prove suggerisce che c’è motivo di preoccupazione per l’impatto delle microplastiche sulla vita marina e sulla rete alimentare. 

Inoltre, ogni anno, 25 milioni di persone soffrono di avvelenamento acuto da pesticidi: ad esempio, il glifosato – l’erbicida più usato al mondo – è associato al linfoma non-Hodgkin e ad altri tumori.

6. Il cambiamento climatico introduce ulteriori rischi per la salute e la sicurezza

L’ultimo decennio è stato il più caldo nella storia dell’uomo e stiamo già assistendo agli impatti del cambiamento climatico con incendi, inondazioni e uragani che diventano eventi regolari e minacciano vite, mezzi di sussistenza e la sicurezza alimentare. Il cambiamento climatico minaccia anche la sopravvivenza dei microbi, facilitando la diffusione dei virus e l’insorgenza di pandemie.


13 maggio 2019

Matilde Lombardi:Diritti umani e ambiente: cosa prevede il diritto internazionale

Riportiamo integralmente questo interessante post  del 24 marzo 2018 tratto da Osservatorio diritti
diritti umani

Diritti umani e ambiente: cosa prevede il diritto internazionale

Il diritto dell'uomo all'ambiente esiste? Chi può farlo funzionare? E quando la tutela dell'ambiente è collegata ai diritti umani? Cosa dicono Onu, Convenzione europea dei diritti dell’uomo, Corte interamericana e Commissione Africana? Ecco la risposta del Master in Diritti umani della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa

di Matilde Lombardi
Mentre è in corso la terza edizione del Festival dei diritti umani di Milano dedicata all’ambiente, è fondamentale chiedersi se un diritto dell’uomo all’ambiente esista e in quali forme. Negli ultimi anni l’attenzione pubblica si è concentrata sul problema della tutela dell’ambiente, soprattutto alla luce delle evidenti catastrofi ecologiche causate dall’uomo. I pericoli sono numerosi e l’umanità ha iniziato a intravedere i possibili effetti della continuata mancanza di rispetto e di attenzione nei confronti del pianeta in cui viviamo. Le conseguenze di inquinamento, cambiamenti climatici e sfruttamento incontrollato delle risorse naturali sono terribilmente visibili. Un’opera di cooperazione e coordinazione delle azioni a livello nazionale, regionale ed internazionale può arginarne gli effetti.

Ambiente e diritti umani: pochi gli strumenti giuridici

Uno degli ambiti in cui si inserisce con maggior forza il dibattito sulle tematiche ambientali è quello dei diritti umani. La mancata tutela dell’ambiente influisce infatti sulla possibilità di garantire un adeguato rispetto e godimento di tali diritti.
Il tema dell’ambiente, tuttavia, è entrato nel dibattito internazionale solo in tempi relativamente recenti, motivo per cui nella maggior parte degli strumenti internazionali di tutela dei diritti umani continua a mancare un riferimento diretto ed esplicito all’ambiente e, di fatto, non si può ancora dire che esista un diritto all’ambiente autonomamente azionabile.

La definizione Onu sull’ambiente umano

Il primo riconoscimento del legame tra l’ambiente ed i diritti umani si è avuto nel 1972, quando nell’ambito della Conferenza di Stoccolma è stata adottata la Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’ambiente umano. L’articolo 1 della Dichiarazione dice:

«L’uomo ha un diritto fondamentale alla libertà, all’uguaglianza e a condizioni di vita soddisfacenti, in un ambiente che gli consenta di vivere nella dignità e nel benessere. Egli ha il dovere solenne di proteggere e migliorare l’ambiente a favore delle generazioni presenti e future».

L’importanza di tale riconoscimento risiede nella possibilità di individuare una componente ambientale nella protezione dei diritti umani, che dunque entra a far parte degli obblighi esistenti in capo agli Stati di rispettare, proteggere e realizzare ciascun diritto.

La Convenzione sui Diritti dell’infanzia e l’ambiente

Oltre a tali riconoscimenti di carattere generale, alcuni trattati adottati dopo il 1972 contengono, invece, un esplicito riferimento all’ambiente. L’articolo 24 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’infanzia (1989) garantisce il diritto alla salute, prendendo in considerazione i rischi dovuti all’inquinamento.

Diritti umani e diritto internazionale per i popoli indigeni

L’articolo 29 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, invece, attribuisce inequivocabilmente il diritto alla conservazione e protezione dell’ambiente e della capacità produttiva delle loro terre o territori e risorse,.....

Quali sono i diritti umani legati alla tutela dell’ambiente

La tutela dell’ambiente viene collegata a numerosi diritti umani, tra cui il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto all’acqua, il diritto al cibo, il diritto alla vita familiare, il diritto all’informazione, il diritto all’abitazione, il diritto a un adeguato standard di vita, nonché ai diritti cosiddetti culturali relativamente ai popoli indigeni.

Diritto a un ambiente salubre e all’acqua

Il collegamento è stato operato attraverso l’interpretazione delle organizzazioni internazionali, delle organizzazioni non governative e delle corti internazionali. Potendo menzionare soltanto gli interventi più significativi, occorre ricordare il Commento Generale n. 14 del Comitato internazionale sui diritti economici, sociali e culturali che, nell’interpretare il contenuto del diritto al miglior standard di salute garantito dall’articolo 12 dell’omonimo Patto, ha specificato che esso include il diritto a un ambiente salubre.
A questo ha fatto seguito il Commento Generale n. 15 che, nel riconoscere l’esistenza di un autonomo diritto all’acqua, come parte integrante del diritto ad un adeguato standard di vita, ha posto l’esigenza di proteggere i corsi d’acqua ed i bacini idrici dall’inquinamento e dallo sfruttamento incontrollato al fine di assicurare l’accesso all’acqua anche alle future generazioni.

Convenzione europea dei diritti dell’uomo, Corte interamericana e Commissione Africana: i contributi alla definizione di diritti umani e ambiente

Ruolo importante è stato svolto dai sistemi regionali di tutela dei diritti umani e, in particolare, dalle corti che, attraverso la loro opera interpretativa, hanno precisato e ampliato il contenuto degli obblighi relativi alla protezione dell’ambiente. Il sistema europeo, basato sulla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ha contribuito poco allo sviluppo della tutela dell’ambiente essendo ammessi ricorsi solo da parte delle vittime della violazione di un diritto. Il collegamento tra ambiente e diritti umani è stato, in ogni caso, riconosciuto solo in presenza di un chiaro nesso causale in relazione al diritto alla vita e all’integrità personale, alla famiglia ed all’abitazione.
La Corte Interamericana dei diritti dell’uomo ha avuto invece un approccio più ampiograzie alla possibilità di fare riferimento al diritto dei popoli indigeni all’integrità della propria terra ancestrale. Attraverso un’interpretazione innovativa ed estensiva del diritto di proprietà, essa ha riconosciuto la tutela dell’ambiente come bene autonomo, strettamente legato alla cultura, alla vita spirituale, nonché all’economia ed alla sussistenza dei popoli indigeni.
La Commissione Africana, infine, rappresenta un’eccezione, poiché la Carta Africana dei diritti dell’uomo e dei popoli comprende anche una serie di diritti della collettività. La Corte Africana ha, dunque, potuto riconoscere la tutela dell’ambiente in relazione, non solo al diritto alla salute, ma anche ai diritti culturali e sociali dei popoli.

Diritto all’ambiente: possibili solo azioni individuali

Oltre alla tutela indiretta dell’ambiente tramite il ricorso a diritti generali dell’uomo, si possono individuare una serie di diritti di natura procedurale specificamente collegati all’ambiente. Tali diritti sono stati per la prima volta delineati nella Dichiarazione di Rio del 1992 e comprendono il diritto all’informazione e il diritto alla partecipazione al processo decisionale, in riferimento a questioni ambientali, e il diritto all’accesso alla giustizia in collegamento al rispetto dei primi due.
Occorre a questo punto precisare che incorporare il diritto all’ambiente nel sistema di tutela dei diritti umani rappresenta un risultato importante, ma inevitabilmente limitato. La protezione dei diritti umani è per definizione incentrata sugli individui, a parte rari casi in cui comprende determinati gruppi di persone, come i popoli indigeni. In altri termini, la possibilità di azionare la tutela del diritto all’ambiente rimarrebbe in ogni caso limitata alle iniziative dei singoli per pretendere il rispetto da parte dei propri Stati degli obblighi internazionali e, in ogni caso, sarebbe ammissibile solo ove sia possibile provare il nesso di causalità tra l’azione o l’omissione dello Stato e la lesione subita dall’individuo. Ciò è particolarmente complesso, per non dire impossibile allo stato attuale, per quanto riguarda i danni causati dai cambiamenti climatici. Per essi la scienza ha ricostruito un collegamento con l’azione dell’uomo che non è sufficiente per determinare il sorgere della responsabilità statale per violazione dei diritti dell’uomo.

Corte interamericana: la responsabilità extraterritoriale

Un’altra questione particolarmente controversa riguarda l’ipotesi della responsabilità extraterritoriale degli Stati, cioè la possibilità che la responsabilità di uno Stato sorga anche per violazioni dei diritti umani provocate dallo stesso al fuori del proprio territorio. Di recente la Colombia si è rivolta alla Corte Interamericana dei diritti dell’uomo con una serie di quesiti riguardanti l’interpretazione e l’ampiezza della tutela predisposta dalla Convenzione Interamericana dei diritti dell’uomo relativamente agli obblighi di tutela ambientale. Nel suo parere consultivo pronunciato il 15 novembre 2017, la Corte ha chiarito che gli Stati hanno l’obbligo di rispettare le norme internazionali in materia ambientale e che la responsabilità di ciascuno Stato sorge anche qualora il mancato rispetto di tali norme provochi conseguenze al di fuori del proprio territorio. Un individuo che veda danneggiato il proprio diritto alla salute o alla vita da un’azione od omissione di uno Stato diverso dal proprio può invocare la responsabilità di detto Stato.
Ciò è reso possibile dall’interpretazione del concetto di giurisdizione degli Stati, che la Corte amplia fino a includere azioni od omissioni su cui lo Stato ha l’effettivo controllo. Pertanto, almeno nel sistema interamericano di tutela dei diritti umani, viene riconosciuta la responsabilità per danni transfrontalieri, nel caso in cui lo Stato sapeva o avrebbe dovuto sapere delle conseguenze dannose di una propria azione od omissione su individui residenti in altri Stati.

Diritto dell’uomo a un ambiente salubre

Rimangono, comunque, molti vuoti di tutela, che potrebbero almeno parzialmente essere colmati dando all’ambiente un riconoscimento autonomo nel sistema dei diritti umani.
Solo pochi giorni fa, il 5 marzo, il relatore speciale delle Nazioni Unite sui Diritti umani e l’Ambiente, John H. Knox, in un discorso davanti alla Commissione dei Diritti Umani, ha riflettuto sul fatto che sia ormai giunto il momento per il riconoscimento di un autonomo diritto dell’uomo a un ambiente salubre. Nonostante i molti passi in avanti fatti negli ultimi anni e la crescente attenzione verso la protezione dell’ambiente, ciò non è più sufficiente.
Sebbene la creazione di un tale diritto non sia cosa semplice, Knox ritiene che i tempi siano maturi quantomeno per una risoluzione delle Nazioni Unite che, pur non essendo giuridicamente vincolante, costituirebbe una forte pressione politica per gli Stati a muoversi nella direzione giusta. Egli specifica che, in realtà, non si tratterebbe di imporre nuovi obblighi in capo agli Stati, ma soltanto di chiarire quanto è stato già affermato in relazione agli altri diritti umani e che ormai è evidente: la protezione dell’ambiente è fondamentale per assicurare il pieno godimento dei diritti dell’uomo. Citando Victor Hugo, Knox ribadisce:« È impossibile resistere ad un’idea il cui momento è ormai giunto».

22 aprile 2018

Peacelink:Il disastro ambientale dell’ILVA di Taranto viola gli obblighi internazionali di tutela dei diritti umani

Tratto da Peacelink

Conferenza stampa a Roma

Il disastro ambientale dell’ILVA di Taranto viola gli obblighi internazionali di tutela dei diritti umani

Presentazione del Report “Il disastro ambientale dell’ILVA di Taranto e la violazione dei diritti umani” curato da FIDH (Federazione Internazionale dei Diritti Umani) insieme all'Unione forense per la tutela dei diritti umani, a HRIC (Human Rights International Corner) e a PeaceLink.
13 aprile 2018

FIDH (Federazione Internazionale dei Diritti Umani)

Unione forense per la tutela dei diritti umani

HRIC (Human Rights International Corner)

PeaceLink

Manifestazione contro l'inquinamento dell'Ilva di Taranto
Le nostre organizzazioni pubblicano oggi a Roma un report dal titolo “Il disastro ambientale dell’ILVA di Taranto e la violazione dei diritti umani” che mette in luce la negligenza da parte del governo italiano nello scandalo ILVA, la più grande acciaieria d’Europa. 
Le conseguenze dannose delle attività di ILVA erano note al governo italiano sin dagli anni ‘90. Tuttavia, l’adozione di misure volte a prevenire e limitare tali conseguenze è stata .....ritardata dal legislatore, in flagrante violazione degli obblighi di proteggere, rispettare ed attuare i diritti umani sanciti dal diritto internazionale ed europeo e ratificati dall’Italia. 
Pertanto, chiediamo al governo italiano di adottare senza più ritardo le misure necessarie per limitare drasticamente il disastro ambientale e umano causato dall’ILVA......

Allegati

  • Conferenza stampa - Media Brief (134 Kb - Formato pdf)
    Il disastro ambientale dell’ILVA di Taranto viola gli obblighi internazionali di tutela dei diritti umani

28 ottobre 2016

Ilva: danni a salute, in 207 ricorrono a Corte europea diritti uomo.E' il terzo ricorso .....









Ilva: danni a salute, in 207 ricorrono a Corte europea diritti uomo

È il terzo ricorso presentato da cittadini residenti a Taranto

Ilva: danni a salute, in 207 ricorrono a Corte europea diritti uomo
“Gravi pregiudizi causati alla vita e alla salute degli stessi dal persistente inquinamento prodotto dal complesso dell'Ilva". Per questo 207 cittadini residenti a Taranto hanno fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo (Cedu). A renderlo noto è stato l’avvocato Anton Giulio Lana, presidente dell'Unione forense per la tutela dei diritti umani e legale dei ricorrenti.
È il terzo ricorso alla Cedu presentato da cittadini residenti a Taranto. Lana precisa che i ricorrenti "hanno tutti contratto patologie a causa delle emissioni nocive provenienti dall'impianto siderurgico. In particolare, il gruppo di cittadini residenti di Taranto lamenta la violazione, da parte del governo italiano, degli obblighi di protezione della vita e della salute in relazione all'inquinamento prodotto dallo stabilimento dell'Ilva".
Sul punto, il governo italiano è chiamato a dare conto, entro febbraio prossimo, della sua condotta, ritenuta dai ricorrenti gravemente lesiva del diritto alla salute e ad un ambiente salubre. Altri due ricorsi all'attenzione della Corte di Strasburgo sono stati presentati nel 2013 da 52 cittadini tramite il Comitato Legamjonici, e nel 2015 da altri 130 tarantini.
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12 agosto 2016

I trattati sul commercio internazionale TTP, TTIP, TISA e CETA: Un esperto dell’ONU li definisce illegali

TTIP, TTP, TISA and CETA: U.N. Legal Expert Calls Proposed Trade Deals “Illegal”
DI ERIC ZUESSE

Tratto da Comedonchisciotte

Ad Alfred de Zayas , esperto indipendente dell'ONU per la Promozione di un Ordine Internazionale Equo e Democratico, è stato assegnato il compito di verificare se i trattati sul commercio internazionale proposti tra i paesi atlantici (TTIP, TISA, e CETA) siano o meno in accordo con il diritto internazionale. Venerdì, 24 giugno de Zayas ha pubblicato il suo resoconto, arrivando alla stessa conclusione di un altro rapporto pubblicato in precedenza il 2 febbraio scorso sul TPP, il trattato di libero scambio tra le nazioni del Pacifico e cioè che tali trattati violano le leggi internazionali, e sono incompatibili con la democrazia.



Il resoconto sui trattati atlantici li condanna affermando che "accordi commerciali preparati e negoziati in segreto, escludendo le principali parti interessate, quali sindacati, associazioni dei consumatori, operatori sanitari, esperti ambientali e i rispettivi Parlamenti, non hanno alcuna legittimità democratica".
Questo dice molto sulla natura dei trattati proposti dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che comprendono appunto il TPP, il TTIP, il TISA, ed anche il CETA, il trattato proposto tra l'UE e il Canada.
Egli ha inoltre osservato che "escludere il pubblico dalla partecipazione a questo importante dibattito è antidemocratico e manifesta un profondo disprezzo per la voce del popolo."
Un comunicato stampa delle Nazioni Unite datato 24 giugno, emesso dall' Ufficio dell'Alto Commissario per i Diritti Umani (OHCHR), nota in particolare:
Una consultazione precedente condotta dalla Commissione Europea nel 2014 registro il 97% degli intervistati provenienti da tutta Europa esprimere un parere contrario all'inclusione della protezione asimmetrica degli investimenti nel Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) con gli Stati Uniti. "Lo stesso varrebbe per il CETA, tuttavia nessuna consultazione è mai stata avviata".
"La Protezione asimmetrica degli investimenti" si riferisce al potere che questi trattati concedono alle società internazionali di citare in giudizio (per presunta perdita dei loro profitti) nazioni che aumentano i regolamenti per proteggere la sicurezza del pubblico da prodotti tossici, e da danni ambientali e che proteggono diritti dei lavoratori e altri diritti umani che possono anche, in alcune circostanze, ridurre i profitti aziendali. "Asimmetrico" si riferisce all’assenza nel trattato proposto di qualsiasi potere simmetrico concesso a un governo, di citare in giudizio a protezione del pubblico, una società internazionale che violi le sue leggi.
De Zayas va oltre la sola condanna di asimmetria, aggiungendo che, "In caso di conflitto tra gli accordi commerciali e trattati sui diritti umani, sono questi ultimi che devono prevalere. Gli Stati non devono stipulare accordi che ritardino, eludano, ostacolino o rendano impossibile l'adempimento di obblighi derivanti dal trattato sui diritti umani ".

In una dichiarazione al Consiglio d'Europa, il 19 aprile, de Zayas aveva inoltre affermato: «Due ontologie sembrano essere state perse nella narrazione ideologica aziendale. In primo luogo, l'ontologia dello Stato, la sua ragion d'essere, di legiferare nell'interesse del popolo, comprese le misure preventive per scongiurare potenziali danni alla popolazione. In secondo luogo, l'ontologia del business, che è quella di assumersi rischi calcolati per il profitto.". De Zayas intendeva dire che i trattati proposti consentono agli investitori internazionali di ignorare la sovranità delle nazioni democratiche, e imporrebbero un proprio sistema di “arbitraggio” che non è tenuto a rispettare le leggi e la costituzione delle rispettive nazioni, violando di fatto il diritto internazionale.
Il comunicato stampa dell' OHCHR conclude:
   "Gli accordi commerciali devono essere ratificati solo dopo una valutazione del loro impatto sui diritti umani, la salute e l'ambiente, cosa che non accaduta nel caso del CETA e del TTIP".
"La ratifica del CETA e del TTIP farebbe iniziare una “corsa al ribasso”, sui diritti umani e comprometterebbe seriamente lo spazio normativo degli Stati. Questo è in contrasto con i fini ed i principi della Carta delle Nazioni Unite e costituirebbe un serio ostacolo al raggiungimento di un ordine internazionale equo e democratico", ha concluso l'esperto indipendente delle Nazioni Unite.
Queste dichiarazioni di de Zayas non lasciano scampo ai trattati proposti. Come consulente legale indipendente nominato dall’ONU, egli sta dicendo che indipendentemente dal fatto che essi diventino effettivamente legge in un determinato Paese, sono comunque in palese violazione del diritto internazionale.

Fonte: http://www.globalresearch.ca                                                Link

27 luglio 2016

Greenpeace :Ai più grandi produttori del mondo di carbonio e' stato chiesto di rispondere alle accuse di violazioni dei diritti umani ...

Tratto da Greenpeace

Ai più grandi produttori   del mondo di carbonio  e' stato chiesto  di rispondere alle accuse di violazioni dei diritti umani per  i cambiamenti climatici

Comunicato stampa - 27 luglio 2016
Manila, 27 luglio 2016 - Alle aziende  ritenute responsabili della maggior parte dei prodotti combustibili fossili che sono stati fabbricati, commercializzati e venduti a partire dalla rivoluzione industriale ed hanno fatto  la parte del leone delle emissioni cumulative globali di CO2 industriale e di  metano, è stato ordinato di rispondere  per i diritti umani  per  una petizione legale  che per la prima volta   ha attivato   un'indagine nazionale per i diritti umani per quanto riguarda i cambiamenti climatici.
Oggi la Commissione per i diritti umani delle Filippine (CHR) ha inviato copia della denuncia (1) presentata dai firmatari, tra cui  i sopravvissuti al  disastro, alcune   organizzazioni comunitarie e Greenpeace Sud-Est asiatico, (2), con una  richiesta ufficiale, (3) alla sede dei più grandi produttori ed  investitore in  combustibili fossili e  di cemento a livello mondiale. L'ordine impone alle imprese di presentare le risposte alla Commissione entro 45 giorni. Le 47 aziende a cui è stata   inviata la petizione e l'ordine di rispondere alle accuse di violazioni dei diritti umani derivanti dai cambiamenti climatici includono Chevron, ExxonMobil, BP, Royal Dutch Shell, Total , BHP Billiton, Glencore, Suncor e Conoco Phillips.
"Siamo stati colpiti per così tanto tempo da tempeste, siccità ... da condizioni meteorologiche estreme, ora aggravate dai cambiamenti climatici. Vogliamo solo vivere una vita dignitosa e tranquilla, senza paura e di essere in balia delle grandi aziende che si preoccupano solo per i loro profitti. La nostra unica scelta è quella di difendere i nostri diritti. Vogliamo che le persone più responsabili  ne debbano rendere  conto. Vogliamo giustizia , per riguadagnare la capacità di proteggere il poco che abbiamo lasciato per i nostri figli ", ha detto Veronica" Derek "Cabe, uno dei firmatari di Bataan, dove le comunità si battono contro gli impianti di stoccaggio del carbone e la proposta di  una nuova   centrale a  carbone e dove uno dei leader della comunità che sostengono  la lotta contro il carbone è stato ucciso il 1 ° luglio 2016. 
 La Commissione ha lanciato un sondaggio  nel 2015 esaminando se i produttori di carbonio più grandi del mondo   stiano violando o minacciando di violare  i diritti di tutti i filippini e  di contribuire in modo significativo al cambiamento climatico globale , non riuscendo a ridurre le emissioni, pur avendo la capacità di farlo. I firmatari hanno chiesto alla Commissione, tra l'altro, di richiedere alle aziende di presentare  i piani futuri  sulle azioni che intendono intraprendere per eliminare,  porre rimedio e prevenire gli effetti devastanti del cambiamento climatico, in un paese noto per essere uno dei posti  del mondo più vulnerabili a questi effetti. La denuncia chiede inoltre alla Commissione di monitorare le persone e le comunità  più acutamente vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici. "In definitiva, coloro che hanno beneficiato maggiormente dall'  immissione  di anidride carbonica in atmosfera devono sopportare l'onere di evitare lo scempio già  provocato dai cambiamenti climatici. Questo è il primo passo in questo processo.
 Il coraggioso popolo filippino  e' il  primo a a mettere i  produttori di carbonio più grandi del mondo sul preavviso che devono rendere conto delle loro emissioni ", ha detto Jennifer Morgan, direttore esecutivo di Greenpeace International. Le azioni della Commissione sono senza precedenti. Per la prima volta, una  commissione sui diritti umani nazionali sta   ufficialmente prendendo provvedimenti per affrontare l'impatto del cambiamento climatico sui diritti umani e  valutando la responsabilità di attori privati. Dopo le risposte aziendali verranno  ricevuti  i firmatari  per anticipare le  udienze che  inizieranno nelle Filippine nel mese di ottobre 2016.
 I firmatari chiedono a tali società, i loro  piani e chiedono  ai governi di tutto il mondo dei  seri progetti per mantenere i combustibili fossili sotto terra. Questo è un altro segnale ai produttori di combustibili fossili da parte di persone che non possono continuare  così. Vi è un crescente movimento globale per la giustizia climatica  che sta  lavorando  per rafforzare la capacità delle  persone in tutto il mondo ad agire dentro e fuori i tribunali.
[2] Petitioners include 18 Filipino individuals living on the frontlines of climate change. They are joined by 14 civil society organisations based in the Philippines, including Greenpeace Southeast Asia. 
[3] Republic of the Philippines, Commission on Human Rights, Order, In Re: National Inquiry on the Impact of Climate Change on the Human Rights of Filipino People, 21 July 2016. 

10 giugno 2016

1)Appello ad Amnesty International Nuovo decreto ILVA viola i diritti umani 2) Decreto salva Ilva, immunità per chi compra e addio bonifiche.

Tratto da Peacelink

Lettera alla Commissione Europea e ad Amnesty International

Le due lettere di Peacelink dopo il decimo decreto salva Ilva
peacelink
Dopo la pubblicazione del decimo decreto Salva Ilva, PeaceLink ha scritto alla Commissione Europea una dettagliata analisi del testo che presenta aspetti giuridici anomali e di una gravità eccezionale.
Questa è la lettera PeaceLink alla Commissione Europea:
Tratto da Peacelink
Appello ad Amnesty International

Nuovo decreto ILVA viola i diritti umani


Pubblicato il decimo decreto Ilva. Immunità penale anche a chi acquista l'Ilva. Violato lo stato di diritto. Sacrificato il principio di eguaglianza e introdotto un principio di diseguaglianza dei diritti in base al territorio a cui una persona appartiene. Violati gli articoli 1, 2 3, 7 e 10 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948.
10 giugno 2016 - Alessandro Marescotti


APPELLO AD AMNESTY INTERNATIONAL
Scriviamo ad Amnesty International perché il decreto pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale viola lo Stato di Diritto. Garantisce l'immunità penale ai privati che comprano ILVA. Tutta la documentazione è su http://www.peacelink.it/ecologia/a/43247.html

Chiediamo un pronunciamento di Amnesty International.
A nostro avviso sono violati i seguenti articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948.
Articolo 1 Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 2 Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.
Articolo 3 Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.
Articolo 7 Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.
Articolo 10 Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.
Cordiali saluti
Alessandro Marescotti
Fulvia Gravame
Antonia Battaglia
Luciano Manna
                          _____________________
Tratto da Laringhiera

Salva Ilva, immunità per chi compra e addio bonifiche. 

Spallata alle speranze di Taranto.


“Con il decimo decreto salva Ilva chi acquisterà l’acciaieria avrà l’immunità penale, non sarà obbligato a fare le bonifiche, potrà cambiare il piano ambientale e sanitario e per ultimo si concede ulteriore proroga di 18 mesi per la realizzazione delle prescrizioni ambientali e quindi strettamente connessi alla salute, in questo modo si da’ una spallata definitiva alle fondamenta dell’ordinamento giuridico italiano”.


Lo dichiara Angelo Bonelli della federazione dei Verdi che aggiunge “a Taranto sapevamo che il diritto alla salute era stato sospeso ma che si arrivasse anche a garantire l’immunità penale agli acquirenti come previsto dall’art.1 comma lettera b all’articolo, è un qualcosa che non ha alcun precedente in Europa e in nessun paese democratico. Nel decreto – continua l’esponente dei Verdi, si modifica l’art.253 del codice ambientale che impone alla proprietà dello stabilimento le bonifiche, in questo modo nessuno farà le bonifiche a Taranto dai terreni ai fondali marini in un territorio dove a causa dell’inquinamento non si può pascolare per un raggio di 20 km”.

Secondo l’esponente dei Verdi “la proroga di ulteriori 18 mesi delle già blande misure ambientali, provocherà un’ennesima sospensione del diritto alla salute dei cittadini che da decenni respirano inquinanti e metabolizzano diossine. Perché- conclude Bonelli-continuare a guardare al passato per non investire nel futuro come accaduto a Bilbao, Pittsburgh o alla Ruhr dove dalla conversione industriale in chiave ecologica sono stati prodotti centinaia e centinaia di migliaia di posti di lavoro?”

Sul decimo decreto salva Ilva, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e da oggi in vigore intervengono anche Antonia Battaglia, Fulvia Gravame, Luciano Manna e Alessandro Marescotti di Peacelink. “Il testo – scrivono – è fantascienza del diritto. Infatti estende l’immunità penale, già prevista per i commissari, anche all’aggiudicatario.
PeaceLink invita tutte le forze che si battono contro le modifiche alla Costituzione a dichiarare esplicitamente la loro contrarietà a questo decreto abnorme che sospende a Taranto le tutele non solo della Costituzione ma del diritto stesso. 
Oggi la lotta per i diritti costituzionali passa da Taranto”.

09 dicembre 2015

La Commissione per i diritti umani delle Filippine ha aperto un’inchiesta: multinazionali del carbone sul banco degli imputati

Tratto da Il Cambiamento

Diritti umani e clima: multinazionali del carbone sul banco degli imputati

Si apre domani la prima inchiesta che potrebbe arrivare a portare sul banco degli imputati le maggiori compagnie dei combustibili fossili, che sono tra i principali responsabili dei cambiamenti climatici e degli eventi meteorologici estremi.                                                                    9 Dicembre 2015

La Commissione per i diritti umani delle Filippine ha annunciato che domani 10 dicembre (Giornata mondiale per i diritti umani) aprirà un’inchiesta che potrebbe mettere sul banco degli imputati i grandi inquinatori. Tra le cinquanta compagnie sotto inchiesta compaiono le italiane Eni ed Italcementi, insieme ad ExxonMobil, BP, Shell e Chevron. Fanno tutte parte delle novanta realtà considerate responsabili della maggior parte delle emissioni di CO2 e di metano, come ha mostrato la ricerca “Carbon Majors”, pubblicata nel 2014 dopo aver superato il vaglio della peer review.

QUI il testo integrale del rapporto.
Proprio a poche ore dalla conclusione del summit sul clima di Parigi, parte dunque un’indagine che potrebbe portare alla ribalta delle cronache internazionali sviluppi non ancora del tutto immaginabili.

La Commissione per i diritti umani delle Filippine ha aperto l’inchiesta in seguito ad una petizione promossa da Greenpeace insieme ad altre 14 organizzazioni che ha raccolto oltre centomila firme. Tra i sottoscrittori della petizione ci sono i sopravvissuti al tifone Haiyan nel 2013 che ha ucciso 6.300 persone nelle sole Filippine producendo 13 miliardi di dollari di danni. «L’iniziativa rappresenta un punto di svolta nella lotta contro i cambiamenti climatici» ha affermato Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International. «Si apre un nuovo filone nella battaglia contro le compagnie dei combustibili fossili, responsabili dei disastri causati dal riscaldamento globale. Ci auguriamo che altre commissioni per i diritti umani in tutto il mondo intraprendano inchieste analoghe».

Le Filippine, un insieme di isole nel Pacifico meridionale, sono particolarmente vulnerabili all’impatto dell’innalzamento del livello dei mari e agli eventi meteorologici estremi causati dall’aumento dei gas serra.....

22 settembre 2015

Filippine, class action delle vittime dei tifoni contro le multinazionali

Tratto da  Vita.it

Filippine, class action delle vittime dei tifoni  contro le multinazionali

Presentata, insieme a Greenpeace, una denuncia alla Commissione per i diritti umani contro cinquanta colossi industriali responsabili dell'aumento di gas serra. «Anche la Chiesa sosterrà questa denuncia», ha fatto sapere il segretario esecutivo della Caritas Filippine, Edwin Gariguez.

I sopravvissuti dei tifoni sempre più violenti che si sono abbattuti sull’arcipelago delle Filippine hanno presentato, insieme a diversi esponenti della società civile (tra cui Greenpeace Southest Asia), una denuncia alla Commissione per i diritti umani (CHR) di Manila contro i grandi inquinatori, accusati di provocare cambiamenti climatici catastrofici, violando così i diritti umani.

La denuncia – la prima al mondo di questo genere – mira a ottenere l’apertura di un'indagine che determini le responsabilità delle cinquanta maggiori aziende emettitrici di gas serra, sotto accusa per l'impatto delle loro attività economiche sul clima globale. Tra queste, oltre a multinazionali come Chevron, ExxonMobil, BP e Shell, compaiono anche le italiane ENI e Italcementi, un sottoinsieme dei novanta soggetti giuridici che hanno fatto la parte del leone nelle emissioni di CO2 e metano nell'atmosfera terrestre, come denunciato dal rapporto Carbon'Majors: Accounting for carbon and methane emissions 1854-2010”.

«Dai Paesi Bassi agli Stati Uniti, i cittadini iniziano a ricorrere ai tribunali per spingere i governi a prendere misure in difesa del clima», ha dichiarato Zelda Soriano, consigliere giuridico e politico di Greenpeace South East Asia, «Ci auguriamo che la Commissione dei Diritti Umani delle Filippine compia un passo coraggioso, riconoscendo che le grandi aziende inquinanti sono in gran parte responsabili della crisi climatica».

Si stabilirebbe in tal modo un importante precedente morale e giuridico: i grandi inquinatori potrebbero essere ritenuti responsabili di violare i diritti umani con lo sfruttamento presente e futuro dei combustibili fossili. È arrivato il momento che queste aziende si assumano l’onere di prevenire ulteriori nuovi danni al clima del Pianeta.

«Anche la Chiesa, ispirata da Papa Francesco, sosterrà questa denuncia per violazione dei diritti umani e continuerà ad adoperarsi per un mondo socialmente giusto, sostenibile dal punto di vista ambientale e spiritualmente ricco», ha assicurato Edwin Gariguez, segretario esecutivo della Caritas Filippine e vincitore del Goldman Environmental Prize.