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22 maggio 2018

LANCET:L’Inquinamento è responsabile per il 16% dei decessi a livello globale

Tratto da Il Blog di Beppe Grillo

The Lancet Global Health

L’Inquinamento è responsabile per il 16% dei decessi a livello globale

Bruce Lanphear, professore di Scienze della salute della Simon Fraser University, è un commissario e autore della Commissione per l’inquinamento e la salute di Lancet che ha pubblicato un rapporto che descrive gli effetti negativi dell’inquinamento sulla salute globale.
Questa è la prima analisi globale degli impatti dell’inquinamento – aria, acqua, suolo, occupazione – realizzata esplorando i costi economici e l’ingiustizia sociale dell’inquinamento”, afferma Lanphear. “L’inquinamento, che è alla base di molte malattie e disturbi che affliggono l’umanità, è del tutto prevenibile.”
Il report presenta soluzioni e suggerisce come risolvere il problema. Le conclusioni della Commissione comprendono:
  • L’inquinamento causa il 16% di tutti i decessi a livello globale.
  • Le malattie causate dall’inquinamento sono state responsabili nel 2015 di circa 9 milioni di decessi prematuri – il 16% di tutti i decessi nel mondo – tre volte più morti di AIDS, tubercolosi e malaria combinati; e quindici volte di più di tutte le guerre e altre forme di violenza. L’inquinamento uccide più persone che fumare, fame e disastri naturali. In alcuni paesi, rappresenta uno su quattro morti.
  • L’inquinamento uccide in modo sproporzionato i poveri e i vulnerabili. Quasi il 92% dei decessi correlati all’inquinamento si verificano nei paesi a basso e medio reddito. All’interno dei paesi, il pedaggio dell’inquinamento è maggiore nelle comunità povere ed emarginate. I bambini corrono i rischi più alti perché le piccole esposizioni alle sostanze chimiche nell’utero e nella prima infanzia possono provocare malattie permanenti e, invalidità, morte prematura, nonché un ridotto potenziale di apprendimento.
  • L’inquinamento è strettamente legato al cambiamento climatico e alla biodiversità. La combustione di combustibili fossili nei paesi a più alto reddito e la combustione di biomassa nei paesi a basso reddito rappresentano l’85% dell’inquinamento atmosferico da particolato. I principali emettitori di biossido di carbonio sono centrali elettriche a carbone, produttori chimici, attività minerarie e veicoli.
Accelerare il passaggio a fonti di energia più pulite ridurrà l’inquinamento atmosferico e migliorerà la salute umana e planetaria. Cos’altro dobbiamo aspettare?

10 giugno 2017

Transizione energetica: Dal carbone al solare, tutti i vantaggi di unatransizione pulita

Tratto da Qualenergia 

Dal carbone al solare, tutti i vantaggi di una transizione pulita

Uno studio Usa prova a stimare i benefici economici e sanitari dell’ipotetica sostituzione di tutte le centrali a carbone americane con 755 GW di fotovoltaico. Quanto costerebbe? Quante vite umane si potrebbero salvare? Spunti e riflessioni in tema di esternalità negative, carbon pricing e infrastrutture obsolete.
Quante vite umane potremmo salvare, sostituendo tutte le centrali a carbone degli Stati Uniti con impianti fotovoltaici? Quanto costerebbe e su quali vantaggi sociali ed economici potremmo contare?
Sembrano quesiti destinati a rimanere senza risposte plausibili. Eppure c’è un gruppo di ricercatori della Michigan Technological Universityche ha provato a stimare i benefici di questa transizione energetica accelerata coal-to-solar, in uno studio intitolato "Potential Lives Saved by Replacing Coal with Solar Photovoltaic Electricity Production in the U.S." (allegato in basso).
In sintesi, senza addentrarci nei complessi calcoli eseguiti dall’università USA, il team guidato dal prof. Joshua Pearce ritiene che si potrebbero evitare quasi 52.000 morti premature ogni anno, dovute all’utilizzo di carbone con relativo incremento delle emissioni inquinanti, rimpiazzando l’intera capacità di generazione della fonte fossile “sporca” con il solare FV.
Parliamo di circa 755 GW cumulativi di potenza fotovoltaica necessaria per eliminare il carbone, con un investimento complessivo di quasi 1.500 miliardi di dollari. L’investimento iniziale per ogni vita umana, quindi, è nell’ordine di 1,1 milioni di $, ma lo studio intende dimostrare che è un’operazione profittevole.
In altre parole, i benefici sociali, economici e ambientali permettono di assegnare a ogni individuo “salvato” un valore di alcuni milioni di $, secondo le circostanze e i parametri di riferimento. Ad esempio: tasso di mortalità indicato in kWh/anno di produzione del carbone, inquinamento atmosferico, costo dell’energia elettrica generata dai moduli solari in 25 anni di durata media utile e così via.
A prescindere dalle ipotesi formulate nello studio, che possono essere criticate sotto vari aspetti - partendo dall’obiettivo stesso di cancellare completamente il carbonedal mix energetico statunitense con il solo fotovoltaico, mentre sarebbe più utile pensare a un portafoglio più esteso di rinnovabili - le conclusioni dei ricercatori americani meritano attenzione per diversi motivi.
Il primo è che bisogna incorporare le esternalità negative nei prezzi elettrici: sono quegli extra-costi, molto difficili da quantificare con precisione, che normalmente sono scaricati sulla collettività anziché “pesare” su chi gestisce gli impianti di produzione o parti della filiera (articolo di QualEnergia.it sulla proposta di una carbon tax globale).
Costi sanitari, soprattutto, dovuti alle morti premature e all’insorgere di determinate malattie cardiovascolari e respiratorie provocate dall’inquinamento atmosferico, oltre ai costi ecologici per contrastare gli effetti più rovinosi dei cambiamenti climatici, attraverso bonifiche ambientali, ripristino di ecosistemi danneggiati, eccetera.
La seconda considerazione rilanciata da questo studio è che le rinnovabili sono in grado di competere con le fonti tradizionali di generazione elettrica.
Di recente, Lazard ha pubblicato delle tabelle con i valori LCOE (Levelized Cost of Energy) medi delle diverse tecnologie negli Stati Uniti (vedi QualEnergia.it), mostrando che i migliori progetti eolici e solari riescono già a produrre elettricità in piena concorrenza - senza sussidi - con gas, nucleare e carbone.
Parliamo di valori prettamente economici: tassi d’interesse, fattori di capacità, spese fisse-variabili per l’operatività e manutenzione degli impianti, prezzi dei combustibili (quando pertinenti) e così via, per definire il costo “tutto compreso” delle fonti nel lorociclo di vita, ma tralasciando le esternalità negative.
Il documento dell’università americana, oltre a farci riflettere sui benefici aggiuntivi delle rinnovabili rispetto ai combustibili fossili, si lega infine al tema degli stranded asset, le infrastrutture energetiche obsolete, inefficienti e sempre meno remunerative, di cui gli impianti a carbone sono un perfetto esempio.
Fa quasi sorridere - anche se purtroppo Donald Trump sta prendendo la sua politica nazional-fossile molto sul serio - che nei giorni scorsi, proprio mentre la Casa Bianca stava preparando il suo annuncio di uscire dagli accordi di Parigi, tre grandi centrali a carbone sono state chiuse in New Jersey e Massachusetts, messe definitivamente fuori mercato dai prezzi bassi del gas naturale.
Il rischio per le utility, quindi, è conservare investimenti in beni e servizi destinati a essere scavalcati dalle nuove tecnologie delle rinnovabili e dell’accumulo energetico (articolo di QualEnergia.it sulle sperimentazioni in California).

08 dicembre 2016

Di Caprio da Trump: “Ecco il piano green per rilanciare l’economia”

Tratto da La Stampa

Di Caprio incontra Trump: “Ecco il piano green per rilanciare l’economia”

L’attore ricevuto dal presidente eletto a New York: sul tavolo una strategia per creare migliaia di posti di lavoro con le rinnovabili e l’energia pulita
Leonardo DiCaprio e il responsabile della fondazione che porta il suo nome sono stati ricevuti mercoledì alla Trump Tower della causa che più sta a cuore alla star di Revenant, il cambiamento climatico; e hanno presentato al presidente eletto, Donald Trump, un progetto sulla tutela ambientale come strumento per rilanciare l’economia. L’attore premio Oscar e Terry Tamminen, amministratore delegato della Leonardo DiCaprio Foundation (LDF), hanno incontrato Trump, la figlia Ivanka e altri uomini del “transition team” facendo una presentazione su come, concentrandosi sulle rinnovabili e l’energia pulita si possano creare migliaia di posti di lavoro. 

L’incontro è avvenuto nelle stesse ore in cui Trump sceglieva il procuratore generale dello stato dell’Oklahoma, Scott Pruitt, come prossimo capo dell’Epa, l’Environmental Protection Agency. Pruitt ha la fama di essere uno che nega il cambiamento climatico, è considerato vicino all’industria dei carburanti fossili; e da procuratore generale, ha presentato diversi ricorsi legali contro l’Epa, compreso uno, in attesa di verdetto, volto ad annullare il «Clean Power Plan», il piano sull’energia pulita al centro della strategia sull’ambiente del presidente uscente Barack Obama. La sua nomina dunque è un chiaro tentativo di smantellare le politiche ambientali dell’amministrazione Obama. Del resto Trump ha detto che il cambiamento climatico è una «bufala» inventata dalla Cina per ostacolare l’economica americana e ha minacciato di far uscire gli Usa dall’accordo sul clima di Parigi. 

Dopo l’incontro, Tamminen ha diffuso una dichiarazione alla stampa americana spiegando di aver «presentato al presidente eletto e ai suoi consiglieri un quadro -che LDF ha messo a punto con la collaborazione delle più importanti voci economiche e dell’ambientalismo - che spiega come mettere in moto una ripresa economica in tutti gli Usa che sia centrata su investimenti ed infrastrutture sostenibili. La nostra conversazione -prosegue la nota- si è concentrata su come creare posti di lavoro sicuri, per gli americani nella costruzione e gestione di una generazione energetica rinnovabile, e pulita tanto commerciale che residenziale». 

26 novembre 2016

Canada, in 15 anni" Via il carbone, Sì alle energie rinnovabili". Si comincia dagli edifici pubblici

Tratto da la voce .it
Canada, in 15 anni solo energie rinnovabili. Si comincia dagli edifici pubblici
Entro il 2025 tutti gli edifici del governo canadese saranno alimentati con energia pulita e nel 2030 sarà definitivo l'abbandono del carbone come fonte di alimentazione delle centrali
Via il carbone, sì alle energie rinnovabili: punta a questo obiettivo il Canada, che entro il 2025 si è impegnato a utilizzare, per tutti gli edifici governativi federali e gli edifici militari, solo energia prodotta da fonti rinnovabili. Un primo passo concreto che punta alla totale eliminazione del carbone come fonte di alimentazione delle centrali entro il 2030, coprendo il 90% del fabbisogno energetico solo con rinnovabili e riducendo del 40 per cento le emissioni di gas serra del paese. L’annuncio è stato dato dalla ministra canadese dell’Ambiente e del Cambiamento Climatico Catherine McKenna.
Per tenere fede agli impegni il governo federale canadese ha pianificato la ristrutturazione degli edifici pubblici: l’investimento è di 2,1 miliardi di dollari. Inoltre il piano prevede anche la riduzione delle emissioni per quanto riguarda i veicoli sempre del governo: gli attuali saranno sostituiti con veicoli elettrici e ibridi e ci saranno stazioni di ricarica elettrica nelle vicinanze degli edifici governativi. Focus anche sul telelavoro per ridurre gli spostamenti dei dipendenti e inquinare meno.
Una strategia che non solo porterà a un abbassamento delle emissioni, ma che favorirà le aziende green canadesi e creerà posti di lavoro.

01 luglio 2016

Greenpeace Italia: “niente candeline, accenderemo il sole a Lampedusa per festeggiare i 30 anni della nostra associazione”

GRAZIE GREENPEACE

RAINBOW WARRIOR sailing from India to Thailand. Bay of Bengal.

Tratto da  Greennews

Greenpeace Italia: “niente candeline, accenderemo il sole a Lampedusa per festeggiare i 30 anni”

C’è chi festeggia compleanni e anniversari con le tradizionali candeline e chiilluminando con energia pulita e rinnovabile case e paesi. Non poteva essere diversamente per un grande “Campione d’Italia” (ma pure mondiale) come l’associazione ecologista Greenpeace Italia, che per festeggiare trent’anni dalla parte dell’ambiente ha lanciato la campagna di crowdfunding “Accendiamo il sole”, per regalare, finalmente, energia che non inquina ai cittadini di Lampedusa. Abbandonati dallo Stato perché l’isola – oltre a tutti i problemi che deve affrontare quotidianamente – non è collegata alla rete elettrica nazionale e va avanti con energia prodotta dal petrolio, sporca, inquinante e costosa.
Una festa utile, dunque quella dei 30 anni di Greenpeace Italia, che rappresenta  l’occasione per fare un bilancio sui risultati di una lunga storia di impegno civile dedicato a far diventare più sana, pulita e rispettosa la nostra società – a volte anche con brusche “terapie d’urto” e campagne sensazionali.
Dopo trent’anni di battaglie possiamo dire con forza che avevamo ragione noicome dimostrano i  tanti traguardi che abbiamo tagliato. Con la conferenza di Parigi il tema clima è stato inserito nell’agenda politica mondiale, noi in Italia siamo riusciti a far cambiare la strategia energetica di Enel, la prima multinazionale di queste dimensioni a scegliere di andare verso politiche sostenibili ed energie rinnovabili“. Giuseppe Onufrio, Presidente italiano dell’associazione, vuole ricordare anche le tante battaglie portate avanti nel nostro paese “a iniziare dalle lotte contro il nucleare, l’inquinamento a Porto Marghera, le centrali a carbone. Non siamo stati soli, non siamo stati gli unici, ma sicuramente tra i protagonisti principali delle campagne a favore dell’ambiente“.Continua a leggere qui

20 marzo 2016

Sierra Club . Bisogna crederci . Siamo qui per vincere questa battaglia.

Stralcio in traduzione simultanea   dal  Sierra Club 
Articolo di Mary Anne Hitt  direttore della campagna 
Beyond Coal del  Sierra Club.

Risultati immagini per sierra club

Indianapolis. Nord Omaha. Memphis. San Antonio.  Sono alcune tra decine di comunità che portano avanti  una rivoluzione sul  modo in cui alimentare energeticamente  gli  Stati Uniti ,"una ribellione di base  per vincere la più grande vittoria  sul cambiamento climatico."...

 .....La campagna Beyond Coal, e' una rete di persone,  un open-source di più di 100 organizzazioni che hanno fermato la costruzione di 184 centrali a carbone proposte, hanno  causato  il ritiro di 190 impianti ,un terzo delle centrali a  carbone esistenti nella flotta a carbone degli Stati Uniti, ed hanno aperto  le porte per la distribuzione record di energia pulita come il vento e solare.

Come  direttore della campagna Beyond Coal presso il Sierra Club, sono stato giù in trincea, e ho anche avuto una vista dall'alto  di questo straordinario movimento. Abbiamo lavorato con decine di organizzazioni partner in quel movimento  definito "la più vasta, costosa ed efficace campagna durata  123 anni di storia del Sierra  Club, e forse  abbiamo fatto la storia del movimento ambientalista".
Nel 2002, ho lavorato in Appalachia dove  venivano proposte  nuove centrali elettriche a carbone. I sostenitori dell' ambiente  in tutti gli Stati Uniti che si sono trovati davanti  a queste  nuove centrali proposte hanno cominciato  a fare il punto  .
Il  risultato  è stato sconcertante.Più di 200 centrali a carbone erano sul tavolo  a livello nazionale. Se fossero state  costruite, sarebbe  stato davvero "game over" per il clima, il carbone avrebbe inghiottito  i  mercati futuri per l'energia pulita, e gli americani avrebbero dovuto sopportare  il peso di  50 e più anni di inquinamento dell'aria e dell'acqua.  
C'era una sola opzione: la lotta contro ogni singolo impianto proposto nella nazione. Col senno di poi, mi sembra ovvio. Questo era ciò che il movimento Al di là del carbone si è impegnato a fare, nonostante il fatto che, date le nostre risorse limitate e la potenza del settore del carbone , al momento, molti sostenitori e osservatori hanno pensato che la fissazione di un  cosi' grande obiettivo  era pazzesca.
Abbiamo  lavorato per fermare le aziende che per estrarre il  carbone  sottostante avrebbero fatto saltare in aria le montagne -una pratica nota come mountaintop removal nella mia regione in  Appalachia. Nel lavorare per combattere  le centrali a carbone proposte nella regione che avrebbero potuto  alimentare la domanda di più carbone estratto dalla cima delle montagne , ho incontrato persone  al di fuori dell' Appalachia colpite dal carbone e ho imparato che ovunque il carbone  venisse estratto, bruciato, o smaltito, la gente si ammalava, i bei posti venivano distrutti, e la democrazia ne stava  pagando il prezzo.

Una delle persone che ho incontrato era Bruce Nilles. Bruce stava lavorando per il Sierra Club come avvocato  di base  nell' Illinois, dove si era trovato a Ground Zero in quella che sarebbe poi   stata definita  la corsa al  carbone (coal rush). Ha iniziato a lavorare con i volontari  a sfidare più di una dozzina di nuove centrali a carbone proposte in Illinois. E stavano vincendo in una vera  battaglia e propria  come Davide contro Golia che ha ispirato molti  altri nella lotta-me compreso.


L'industria del carbone sembrava invincibile, e al momento avevamo  poche risorse-solo un aggregazione  disordinata di sostenitori e volontari impegnati. Abbiamo proceduto speditamente   per più di un decennio dopo la campagna iniziata nel 2002, e questo movimento ha  fatto annullare i progetti  di 184 centrali a carbone proposte, senza che i nuovi impianti venissero  costruiti.

La corsa del carbone è finita.
Nel 2010, la campagna ha avuto  l' importante successo di porsi l'obbiettivo del  ritiro delle  più vulnerabile tra le 500 centrali a carbone esistenti,tra quelle  che fornivano  il 50% dell'energia elettrica negli Stati Uniti. 
Il fatto che dato   l'invecchiamento   delle centrali a carbone della nazione non dovessero essere sostituite con una nuova flotta  ha portato gli operatori  degli impianti esistenti ad un scelta ,un bivio   : spendere soldi per soddisfare i moderni standard di salute e sicurezza o eliminarle  gradualmente.
                        
Il nostro obiettivo attuale è quello di vincere il ritiro di metà delle centrali a carbone americane entro il 2017 e sostituirli con energia pulita. Nel 2014, eravamo sulla buona strada. Quando abbiamo iniziato questa fase della campagna, nel 2010, la nazione stava ottenendo il 50 per cento della sua elettricità dal carbone. Nel 2015, l'importo è stato inferiore al 40 per cento. Delle   500 centrali a carbone della nazione, 190 e' stato annunciato che andranno in pensione, uno su ogni tre centrali a carbone degli Stati Uniti.  Questo non significa solo che si avra' meno carbonio meno  inquinamento  meno   smog e  mercurio, ma  significa anche  che l'industria che è stato il più grande ostacolo al passaggio della legislazione  a tutela del clima federale ora ha meno potere e influenza.
Mobilitare il potere di base è stata al centro della nostra strategia, perché fondamentalmente, queste sono tutte  campagne locali, ognuno con i suoi  peculiari decisori, comunità e punti di leva sui  leader di base locali  sul territorio . ....
L'evento di Los Angeles è stato parte di una ondata di annunci da costa a costa che le città stavano  andando oltre il carbone, e che le società elettriche stavano mandando in pensione le vecchie,inquinanti centrali a carbone. Bisogna aggiungere che le centrali a carbone sono la prima fonte  della nazione  non solo per  l'inquinamento da carbonio che sta gettando il clima nel caos, ma anche  per l'inquinamento di zolfo che provoca decine di migliaia di morti premature, attacchi di asma, e attacchi di cuore ogni anno, così come per  l'inquinamento da mercurio per il quale  ogni donna incinta negli Stati Uniti è messa in guardia dal suo medico. (L'esposizione in utero mette i bambini a rischio di problemi di sviluppo per tutta la vita come basso quoziente intellettivo.)
                                     
 Il Collegamento  di queste vittorie individuali nel quadro generale è un elemento chiave del nostro successo a lungo termine. La dimostrazione  che lo slancio nella lotta per il  clima è un elemento essenziale della campagna Beyond Coal. Più volte, abbiamo impostato un obiettivo aggressivo per girare l'angolo sui cambiamenti climatici, una volta  raggiunto,  poi si ampliava in  un obiettivo ancora più grande. .....
Come si è visto, non c'è niente di piu'  vincente di far nascere  un movimento e ispirare le persone a raggiungere ciò che sembra impossibile.
 La campagna Beyond Coal ha trovato  la giusta via di mezzo   dove le persone possono agire localmente, vincere le vittorie che contano sul  problema del clima, e applicare la loro saggezza collettiva  per puntare ancora più in alto. Si tratta di una strategia che sino a questo momento  ha  trasformato il settore elettrico e ridotto le emissioni di carbonio degli Stati Uniti.

 E siamo solo all'inizio.

E 'ora di smettere di spaventare la gente con visioni di un futuro apocalittico inevitabile ed e' fondamentale iniziare a credere  che, insieme, siamo effettivamente in grado di girare l'angolo sulle problematiche  del clima. 
Dopo tutto, non siamo qui solo per combattere il cambiamento climatico.
Siamo qui per vincere questa battaglia.
By Mary Anne Hitt

17 marzo 2016

WWF:un mondo totalmente alimentato da energia pulita e rinnovabili entro il 2050 è possibile e imperativo

Domani  19 marzo 

Earth Hour, l'Ora della Terra

ore 20:30 


Spegniamo le luci per 
accendere il cambiamento.

Earth Hour 2016, la sfida del Wwf: luci spente per un’ora in tutto il mondo per un futuro sostenibile






Tratto da WWF
 / ©: WWF Italia
100% di rinnovabili, è possibile
© WWF Italia

Clima ed Energia

La visione del WWF: un mondo totalmente alimentato da energia pulita e rinnovabili entro il 2050 è possibile e imperativo

L’attuale modello di sprechi e disuguaglianze sul nostro pianeta è insostenibile: le energie non rinnovabili (come il petrolio, il carbone, l’uranio e il gas naturale) sono sempre più scarse e aumenta il costo ambientale della loro estrazione e del loro uso.

Le fonti energetiche rinnovabili devono diventare l’unica fonte di energia e sostituire i combustibili fossili,
principale causa del cambiamento climatico. Tuttavia, le fonti rinnovabili non sarebbero sufficienti a sostenere lo stile di vita energivoro e dissipatore dei paesi occidentali. Perciò dobbiamo, nel contempo, modificare le nostre case, i nostri trasporti, il nostro modo di produrre e consumare, il nostro rapporto con la natura.
Il WWF ritiene che entro il 2050 tutte le esigenze mondiali di energia possano essere alimentate in modo pulito, rinnovabile ed economico. Per dimostrarlo, ha redatto “The EnergyReport”  che affronta in modo globale il problema del bisogno di energia, inclusi i trasporti, e il modo di renderla adeguata, sicura e disponibile a tutti.
 
L’Energy Report  dimostra che in quattro decenni potremmo avere delle economie floride e una società interamente alimentata da energia pulita, a basso costo e rinnovabile, nonché una qualità della vita decisamente migliore – riducendo così in modo drastico le preoccupazioni sulla sicurezza dell’energia, l’inquinamento e, non certo da ultimo, per i cambiamenti climatici catastrofici.

L’efficienza e il risparmio energetico nelle costruzioni, nei veicoli e nell’industria costituiscono gli ingredienti fondamentali, insieme ad un aumento delle esigenze energetiche soddisfatto da elettricità (per esempio i trasporti) prodotta da fonti  rinnovabili e fornita da reti di distribuzione efficienti e intelligenti (smartgrids).

Il rapporto del WWF esclude la necessità del nucleare a livello globale e non considera tale tecnologia necessaria per fare a meno dei combustibili fossili.

La Liguria potrebbe dimezzare le emissioni di gas serra
Scritto da
Giovedì, 28 Gennaio 2016 
La Liguria potrebbe dimezzare le emissioni di gas serraNei prossimi 15 anni in Liguria, in termini di sola occupazione diretta, potrebbero nascere oltre 4.500 nuovi posti di lavoro dalla transizione verso un modello green e low carbon dell’economia, con particolare riguardo allo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica; tale sviluppo richiederebbe investimenti medi annui pari a 391…
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15 gennaio 2016

Per Bloomberg nel 2015 record storico degli investimenti globali nelle Energie Rinnovabili

  • Tratto da Rinnovabili.it 
  • New York, 15 gennaio 2016
  • Il nuovo Clean Energy Investment report di Bloomberg

    Rinnovabili: nel 2015 record storico degli investimenti globali

  • L’atteso rapporto di Bloomberg sugli investimenti nelle rinnovabili rivela un boom mai registrato prima d’ora. Ecco tutti i dettagli del successo


  • (Rinnovabili.it) – Il 2015 è stato l’anno in cui gli investimenti nelle rinnovabili hanno toccato i livelli più alti di sempre. Lo afferma il nuovo rapporto pubblicato ieri da Bloomberg Energy Finance, intitolato Clean Energy Investment. La nuova capacità che verrà installata grazie agli investimenti fatti durante l’anno è pari a 64 GW di eolico e 57 di fotovoltaico. Quest’ultimo fa registrare un +30% rispetto al 2014. Il flusso di capitali, pari a 328.9 miliardi di dollari, ha preso soprattutto le vie della Cina, dell’India, degli Stati Uniti, dell’Africa e dell’America Latina.
    Gli investimenti in dollari nelle rinnovabili, spiega Bloomberg, sono saliti fino a 6 volte i livelli del 2004, nonostante diversi fattori potessero giocare contro. In particolare, il continuo calo dei costi del fotovoltaico permetteva di installare maggiore capacità allo stesso prezzo. Altro motivo è la forza della moneta statunitense, che avrebbe potuto incoraggiare un più alto quantitativo di investimenti altre valute. Vi è poi la depressione europea, luogo in cui invece gli investimenti nelle energie pulite hanno avuto in passato terreno più fertile. Infine, il crollo del prezzo del petrolio, che ha trascinato altri combustibili fossili nella spirale.

    Tuttavia, l’economia delle rinnovabili è stata più forte di tutti i venti contrari che hanno soffiato lo scorso anno. Michael Liebreich, presidente del comitato consultivo di Bloomberg New Energy Finance, ha dichiarato: «Queste cifre sono una splendida replica a tutti coloro che si aspettavano uno stallo negli investimenti in energia pulita dopo il calo dei prezzi di petrolio e gas. Eolico e solare sono in fase di implementazione in molti Paesi in via di sviluppo, come parte naturale e sostanziale del mix energetico. Possono essere prodotti a buon mercato, riducono l’esposizione di un Paese ai futuri prezzi dei combustibili fossili e, soprattutto, hanno tempi di costruzione molto rapidi. Sarà molto difficile invertire questi trend, anche alla luce dell’accordo sul clima siglato a Parigi lo scorso dicembre».
    Nel dettaglio, Bloomberg evidenzia che 199 dei 328.9 miliardi di dollari investiti in rinnovabili nel 2015, hanno finanziato progetti su scala industriale di parchi eolici, solari, impianti a biomasse e waste-to-energy o piccoli sistemi idroelettrici.

    Rinnovabili nel 2015 record storico degli investimenti globali

    I grandi progetti finanziati nel 2015

    I maggiori progetti finanziati nel settore del vento comprendono parchi eolici offshore nel Mare del Nord e al largo delle coste della Cina. Tra questi, spiccano la Race Bank Wind Farm da 580MW e l’impianto Galloper  da 336MW, entrambi nelle acque del Regno Unito. I costi stimati sono pari, rispettivamente, a 2,9 e 2,3 miliardi di dollari. Subito dopo vengono la fattoria eolica tedesca Veja Mate, da 402MW e 2,1 miliardi, e due impianti cinesi da 300 MW e 850 milioni.
    Il più grande finanziamento di un progetto eolico onshore è stato, invece, messicano. Si tratta di un parco da 1.6GW e 2,2 miliardi.
    Per il solare fotovoltaico, lo scettro va al progetto Silver State South, da 294MW e 744 milioni in Nevada, mentre nel solare termico ha dominato il Marocco con il progetto Noor 1, 350MW per circa 1,8 miliardi di dollari.
    Il Brasile ha invece dato il via libera al più imponente investimento in impianti a biomasse: il Klabin Ortiguera avrà una potenza di 330MW e costerà 921 milioni.
    Nel 2015, 20 miliardi di dollari sono stati investiti nel settore delle tecnologie per l’energia pulita (smart gridaccumulo su vasta scala), con un incremento dell’11% rispetto al 2014. Il trend è in crescita da 9 anni.

    Rinnovabili nel 2015 record storico degli investimenti globali 2