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26 novembre 2016

Canada, in 15 anni" Via il carbone, Sì alle energie rinnovabili". Si comincia dagli edifici pubblici

Tratto da la voce .it
Canada, in 15 anni solo energie rinnovabili. Si comincia dagli edifici pubblici
Entro il 2025 tutti gli edifici del governo canadese saranno alimentati con energia pulita e nel 2030 sarà definitivo l'abbandono del carbone come fonte di alimentazione delle centrali
Via il carbone, sì alle energie rinnovabili: punta a questo obiettivo il Canada, che entro il 2025 si è impegnato a utilizzare, per tutti gli edifici governativi federali e gli edifici militari, solo energia prodotta da fonti rinnovabili. Un primo passo concreto che punta alla totale eliminazione del carbone come fonte di alimentazione delle centrali entro il 2030, coprendo il 90% del fabbisogno energetico solo con rinnovabili e riducendo del 40 per cento le emissioni di gas serra del paese. L’annuncio è stato dato dalla ministra canadese dell’Ambiente e del Cambiamento Climatico Catherine McKenna.
Per tenere fede agli impegni il governo federale canadese ha pianificato la ristrutturazione degli edifici pubblici: l’investimento è di 2,1 miliardi di dollari. Inoltre il piano prevede anche la riduzione delle emissioni per quanto riguarda i veicoli sempre del governo: gli attuali saranno sostituiti con veicoli elettrici e ibridi e ci saranno stazioni di ricarica elettrica nelle vicinanze degli edifici governativi. Focus anche sul telelavoro per ridurre gli spostamenti dei dipendenti e inquinare meno.
Una strategia che non solo porterà a un abbassamento delle emissioni, ma che favorirà le aziende green canadesi e creerà posti di lavoro.

19 ottobre 2016

LUSSEMBURGO Greenpeace in azione alla UE: "Il Ceta va respinto"

Tratto da Dazebao news
LUSSEMBURGO  – Questa mattina quattordici climber di Greenpeace hanno aperto uno striscione di oltre 70 metri quadrati con il messaggio: "Non svendete la democrazia - #StopCETA" sul centro congressi europeo di Lussemburgo, dove i ministri dei Paesi Ue si stanno per incontrare. 
Greenpeace e altre organizzazioni della società civile si oppongono alla ratifica del CETA, accordo commerciale tra Ue e Canada, perché si tratta di una minaccia per la democrazia, per le politiche ambientali europee e i servizi pubblici.
«Il messaggio per il governo italiano e l’Unione europea è molto chiaro: il CETA va fermato», dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura e progetti speciali di Greenpeace Italia. «Se oggi i ministri dovessero firmare l'accordo, compierebbero un gesto contrario al volere della maggioranza dell'opinione pubblica europea. Le relazioni commerciali tra l’Ue e gli altri Paesi dovrebbero seguire i basilari principi democratici e contribuire a tutelare clima, ambiente, politiche sociali, oltre che raggiungere obiettivi di carattere economico. Il CETA invece, così com’è, antepone gli interessi delle multinazionali a quelli delle persone e del Pianeta».
Nel corso delle negoziazioni la Commissione europea non ha condotto un’adeguata consultazione con la società civile e i Parlamenti nazionali, perciò l'opposizione all’accordo Ue-Canada è cresciuta nel tempo. I negoziatori hanno quindi cercato di rassicurare i critici del CETA con una dichiarazione pubblica, mossa che però non ha chiarito alcuni aspetti fondamentali.
Un punto di particolare preoccupazione consiste nell’inclusione nel CETA dell’ICS - un sistema per la protezione degli investimenti - che dà agli investitori stranieri particolari privilegi. Ogni multinazionale con sede o filiale in Canada potrà utilizzare questo sistema per sfidare leggi e standard dell'Ue. L’ICS, al pari di altre disposizioni previste dal CETA, mina il diritto dei governi di adottare e far rispettare leggi di interesse pubblico, ad esempio per proteggere l'ambiente o la salute pubblica.
Il CETA contiene anche una versione annacquata del principio di precauzione, che rischia di aprire la strada a un indebolimento degli standard ambientali europei. Inoltre l’accordo permetterebbe alle aziende canadesi di avere accesso agli appalti per tutti i servizi pubblici, compresi quelli legati all'acqua. La dichiarazione congiunta non chiarisce il fatto che a causa del CETA, qualora le autorità pubbliche decidano di riportare i servizi pubblici sotto il controllo delle autorità pubbliche locali, rischierebbero di ricevere richieste di risarcimento da parte degli investitori canadesi.

«Un buon accordo sul commercio non dovrebbe entrare in conflitto con altri provvedimenti di interesse collettivo, come l'accordo sul clima di Parigi e gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite», continua Ferrario. «Qualsiasi accordo che metta a rischio standard ambientali, di salute pubblica e del lavoro, per concedere poteri privilegiati alle multinazionali, servirà invece ad alimentare le disuguaglianze a scapito dei cittadini», conclude Ferrario.....

18 ottobre 2016

Il TTIP esce dalla porta e rientra dal portone

Tratto da http://www.lintellettualedissidente.it

Il TTIP esce dalla porta e rientra dal portone
Il CETA sarà il cavallo di Troia per l’adozione di quanto previsto dal famigerato TTIP e verrà approvato, all’insaputa dell’opinione pubblica, con una procedura straordinaria e immediata.


Pensavamo di averla scampata, grazie agli agguerriti manifestanti –per lo più francesi e tedeschi, da noi le proteste pubbliche non vanno più di moda – e a qualche politico ancora avveduto. E invece no, ci sbagliavamo: il famigerato TTIP, il trattato di liberalizzazione commerciale  il trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico tra Europa e Stati Uniti, esce dalla porta e rientra dalla finestra. Anzi, dal portone perche' con l’imminente approvazione del CETA, l’Accordo economico e commerciale globale tra UE e Canada, tutte si materializzeranno quelle distorsioni di una globalizzazione dissennata che abbiamo sempre scongiurato. Con un astuto stratagemma per aggirare il processo di ratifica, il Consiglio UE voterà il 17 e 18 ottobre la sua applicazione provvisoria ma a tempo indeterminato.
Osteggiati dai popoli, voluto dai potentati economici 
Come il TTIP, il gemello canadese si spaccia per un Trattato di libero scambio, ma l’obiettivo di liberalizzare gli scambi suona quantomeno anacronistico tra Paesi le cui economie sono già così interconnesse che il livello medio dei dazi non supera il 3%. E’ curioso notare come gran parte delle multinazionali americane abbiano la loro sede proprio in Canada: circa 40 mila, tra cui la Coca Cola e Wal Mart solo per rendere l’idea! Con l’adozione del CETA verrà stravolto l’attuale assetto dell’organizzazione collettiva: le decisioni prese dall’UE e dai singoli Stati dovranno essere tali da non creare in alcun modo una presunta barriera commerciale col Canada, che possa in alcun modo limitarne il mercato. Gli investitori canadesi nell’UE potranno infatti citare in giudizio lo Stato in caso di leggi potenzialmente lesive dei loro interessi. Come voleva il TTIP, viene svilito il principio di precauzione, grande vessillo della tutela della salute dei cittadini, che permette di ricorrere a misure cautelative per salvaguardare la salute umana e l’ambiente. Grazie a questa norma, inclusa nei trattati europei, è stato ad esempio possibile evitare la massiccia importazione dei cibi geneticamente modificati, di cui, guarda caso, il Canada risulta uno dei più grandi produttori su scala globale.
Come se non bastasse, per completare il processo di distruzione di quel che rimane di umano, vengono ulteriormente spalancati gli spazi per l’intervento privato nei servizi pubblici. Il CETA sarà infatti il primo accordo siglato dall’Unione Europea che in tema di liberalizzazione dei servizi stabilisce una “lista negativa” anziché una “lista positiva”, attraverso la quale saranno elencati in modo tassativo quali servizi possono rimanere di competenza statale.  E speriamo che verrà stilata con accuratezza e senza distrazione, perché tutti gli altri saranno privatizzati e lasciati alla longa manus del libero mercato, compresi quelli che nasceranno successivamente al Trattato!
Uno scenario apocalittico, che nei prossimi giorni si materializzerà all’insaputa dell’opinione pubblica, ormai rassicurata dalla decisione di rinviare il TTIP. Eppure, proprio chi dovrebbe essere ragguagliato e tutelare i nostri interessi, si dice favorevole a far entrare col cavallo di Troia canadese l’assalto definitivo alla sopravvivenza non solo dell’economia nazionale, ma del nostro bagaglio culturale, di cui il settore enogastronomico è da sempre un vanto mondiale.  Dopo essersi mostrato tra i più entusiasti sostenitori del fallito TTIP, il ministro dell’economia Calenda è tra i fautori dell’approvazione del CETA. Per privare definitivamente un Paese della propria indipendenza non basta togliergli la sovranità monetaria, occorre minare la sua identità, asservire il cittadino alle leggi universali del profitto e del mercato globale, portandolo a sacrificare se stesso e la propria salute, meglio se con ingenua e distratta inconsapevolezza.

28 marzo 2016

Dorsogna :Energia, l’era del petrolio è agli sgoccioli. Se i lavoratori dei ‘fossili’ chiedono di passare alle rinnovabili

 Tratto da Dorsogna 

Energia, l’era del petrolio è agli sgoccioli. Se i lavoratori dei ‘fossili’ chiedono di passare alle rinnovabili

E mentre in Italia i pro-trivellanti si strappano le vesti sulla presunta disoccupazione che porterà il referendum, ecco cosa succede in CanadaL’Alberta, il petrol-stato per eccellenza del Nord America è in crisi: il prezzo del petrolio crolla, i pozzi chiudono, la disoccupazione aumenta, arriva la povertà dove non si era mai vista prima.
Cosa hanno da dire i lavoratori? Non dicono mica “continuiamo a trivellare”, o “trivelliamo le cascate del Niagara” o “dateci i sussidi”.  Dicono “fateci lavorare con il sole e con il vento”. Proprio cosi’, un gruppo di lavoratori delle Tar Sands ha creato una non-profit che si chiama Iron and Earth e chiede all’Alberta di sponsorizzare lavori pubblici ed investimenti nel solare. Chiedono come punto di partenza di solarizzare 100 edifici pubblici in tre anni e di sostenerli nella formazione professionale e riqualificazione di mille lavoratori nell’oil and gas.
Dicono che lavorare nelle rinnovabili non è cosi diverso che lavorare nell‘oil e gas e che non occorre scegliere fra lavoro ed ambiente. Chiedono solo l’opportunità di riqualificarsi e di avere progetti da portare a termine. Dicono di essere grati all’industria del petrolio per la professionalità acquisita ma che è tempo di attuare la transizione verso le rinnovabili perchè non è più tempo di scegliere fra lavoro ed ambiente. Dicono che è arrivato il tempo di politiche che guardano al futuro e che si adopereranno per sensibilizzare le loro comunità. Dicono che ci vincono da ogni punto di vista con le rinnovabili: con l’occupazione, per raggiungere gli obiettivi di diminuzione di CO2 del Canada,  con l’ambiente.
Il direttore di Iron and Earth,  Liam Hildebrand, aggiunge che hanno tutto: professionalità, opportunità, bisogno di diversificare le fonti energetiche e di diminuire le emissioni di CO2.
Ex petrolieri in favore del sole e del vento, checché ne dicano i petrol-politici d’Italia. Vuol dire proprio che l’era del petrolio è al tramonto.
Il 17 Aprile vota SI per una Italia che guarda al futuro e non alle fossili.

28 luglio 2015

Dobbiamo continuare a far rimanere lo sporco carbone nel terreno

Tratto da Ecojustice
Dobbiamo continuare a far rimanere  lo sporco carbone nel terreno




Gli scienziati dicono che il 95 per cento di carbone nordamericano deve rimanere sottoterra

All'inizio di quest'anno, la rivista scientifica Nature ha pubblicato una tabella di marcia che stabilisce come l'umanità potrebbe evitare gli effetti più catastrofici dei cambiamenti climatici . La conclusione dell' articolo è che grandi quantità di combustibili fossili nel mondo ha bisogno di rimanere sottoterra ,  non è  una novità. Ma ciò che è stato degno di nota in questo studio è il suo atto d'accusa schiacciante verso  un combustibile fossile particolarmente sporco: Il Carbone.

Senza mezzi termini, lo studio  ha messo in chiaro  che ,se siamo determinati ad affrontare il cambiamento climatico, dobbiamo sul serio  fermare il carbone. Lo studio è arrivato ad affermare  che fino al 95 per cento di tutti i depositi di carbone del Nord America ha bisogno di rimanere sottoterra .

Ecco perché gli avvocati  di Ecojustice stanno assistendo  due residenti  B C e due gruppi di comunità in tribunale per affrontare il Fraser Surrey Docks coal transfer facility . Se costruito, il progetto vedrebbe  dei quartieri canadesi utilizzati  come un condotto per l'esportazione di carbone sporco degli Stati Uniti per i mercati asiatici. Tutti sappiamo quanto sia importante  mantenere il carbone nel terreno, infatti il progetto comporterebbe l'estrazione di  più carbone, e  di scaricare fino a sette milioni di tonnellate di emissioni di CO2 in atmosfera ogni anno ,...


Il Porto afferma che gli impatti climatici a monte (cioè quello che succede quando si brucia petrolio, gas o carbone) non rientrano nei suoi problemi  .   Non  si riesce a capire  che dove  i combustibili fossili sono in ultima analisi bruciati è irrilevante - se il carbone viene bruciato a Pechino o a Vancouver, la CO2 tutta finisce  comunque nello stesso luogo: l'atmosfera della Terra.

Questo caso finirà davanti alla Corte federale, e sarà  una delle prime volte  che un tribunale canadese ascolterà gli argomenti sopraddetti   cioè se  gli impatti dei cambiamenti climatici avrebbero dovuto essere presi  in considerazione durante il processo  per il permesso  di un progetto.  La Mancanza di leggi climatiche significative nel  paese hanno, fino ad ora, in sostanza, chiuso  la porta a  sfide legali e portato  all' inerzia del governo sul cambiamento climatico. Questo deve  necessariamente  cambiare.


Il tempismo non poteva essere migliore. Mentre il Canada ha ripetutamente omesso di adempiere ai suoi  impegni internazionali per ridurre le proprie emissioni di gas serra ....., il ronzio costante di voci che chiedono all'industria e  al governo di "tenere il carbone sottoterra ," cresce più forte ogni giorno - in patria e all'estero. 

Abbiamo solo bisogno di guardare la campagna di disinvestimento massiccio guidato da uno dei giornali più importanti del mondo , il recente rapporto della Banca Mondiale a sostegno della decarbonizzazione , e, più recentemente, la storica sentenza nei Paesi Bassi   che ha promulgato il governo olandese per  ridurre le emissioni , per vedere che la domanda di azione per il clima sta guadagnando posizioni  in tutto il mondo.

Nel frattempo, il carbone è destinato ad uscire. Sembra che molti, abbiano ascoltato  la chiamata a tenerlo sottoterra.

Ora tocca a noi in Canada mantenere una linea che vada verso la  decarbonizzazione. Siamo tutti troppo consapevoli che se questo progetto va avanti potrebbe aprire le porte ad altre  proposte che potrebbero far uscire  vaste riserve di carbonio che tanti stanno lavorando per mantenere bloccate nel terreno.

La posta in gioco non potrebbe essere più alta. E mentre nessuna singola persona può procedere  su una questione di tale portata da solo, quando lavoriamo insieme, diventa improvvisamente una lotta   che si può vincere. Quindi  non esitiamo e mettiamoci  al lavoro....

- Versione integrale su : http://www.ecojustice.ca/we-need-to-keep-dirty-coal-in-the-ground/#sthash.eom0tLQI.dpuf

21 aprile 2010

2010/04/21 L’Ndp: bloccare subito le centrali a carbone/......Fotovoltaico: il futuro è low cost?

Tratto da Corriere.com edizione online del Corriere Canadese

L’Ndp: bloccare subito le centrali a carbone

La richiesta del ministro ombra per l’Ambiente Tabuns a Queen’s Park

TORONTO - Il ministro ombra dell’Ambiente dell’Ndp Peter Tabuns si è unito ieri a medici e infermieri nel chiedere al premier Dalton McGuinty di mettere immediatamente in stand by le centrali a carbone dell’Ontario come quella di Nanticoke . Secondo le cifre rese note ieri dalla Registered Nurses Association of Ontario e la Canadian Association of Physicians for the Environment mantenere in funzione fino al 2014 le centrali a carbone provocherebbe la morte prematura di mille abitanti della Provincia, oltre che la comparsa di disturbi legati all’inquinamento in altre 10mila persone.
«È avventato e illogico che il governo McGuinty continui a bruciare dello sporco carbone quando ci sono scorte più che sufficienti a mantenere accese le luci dell’Ontario anche senza - ha detto Tabuns -
Non solo il carbone uccide, ma al momento è anche economicamente sconveniente e contribuisce a far salire le bollette della corrente».
Ma le accuse dell’ndippino hanno riguardato anche i 400 milioni di dollari che il governo provinciale ha destinato lo scorso anno alla produzione di carbone: «Invece di dare sussidi alla morte e alla malattia, il governo dovrebbe investire in iniziative economicamente convenienti per la conservazione dell’energia, il modo migliore per calmierare i crescenti costi della bolletta dell’elettricità».

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Tratto da energia24club
In Canada le rinnovabili provano a eliminare il carbone
POLITICHE ENERGETICHE
In Canada le rinnovabili provano a eliminare il carbone
Grazie al Green Energy Act, la provincia dell'Ontario sta sviluppando un'economia sempre più centrata sulle fonti pulite uno degli obiettivi più ambiziosi che si possano formulare per il futuro del Pianeta: eliminare completamente il carbone dalle fonti energetiche. Il passaggio verso un'economia “low carbon” dominata dalle rinnovabili è ormai nelle agende politiche di tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti e la Cina. Anche le previsioni più ottimiste, però, non riescono a spazzare il carbone dal panorama energetico almeno per i prossimi decenni. Un'eccezione è la provincia canadese dell'Ontario, la più popolosa del paese con quasi tredici milioni di abitanti su una superficie tripla rispetto all'Italia. Qui lo scorso maggio il Parlamento ha approvato il Green Energy Act, la cui finalità principale è lo sviluppo delle fonti pulite. Il premier Dalton McGuinty vorrebbe azzerare le centrali a carbone entro il 2014.

Delle rinnovabili in Canada si è discusso in un convegno dell'Assolombarda a Milano. L'Ontario, stando ai dati del 2006, partiva con un mix energetico dove il nucleare contava il 37% della potenza installata; seguivano le rinnovabili (26%), il carbone (21%) e il gas (16%). Nelle proiezioni al 2025, le fonti alternative passerebbero al 34%, davanti a nucleare (31%) e gas (21%). La torta si completa con il 14% di efficienza energetica. Questa provincia è una delle più attive nel promuovere l'economia verde. Gli sforzi si concentrano su due cardini: rinnovabili ed efficienza. Le nuove tariffe feed-in dovrebbero garantire una marcia in più agli investimenti in questi settori.

Molti sforzi si concentrano sull'eolico offshore. Sulla regione dei Grandi Laghi ruotano diversi progetti di maxi parchi eolici come quello proposto dal consorzio Trillium. Si affacciano però gli stessi problemi che affliggono i piani europei nel Mare del Nord: soprattutto la necessità di realizzare una maxi griglia per collegare gli impianti tra loro e alla rete nazionale. Difatti uno degli assi su cui indirizzare gli investimenti canadesi è quello delle “smart grids”, le reti intelligenti capaci di assorbire e gestire l'energia discontinua proveniente dal vento e dalle altre fonti rinnovabili. L'energia solare, sia termica sia fotovoltaica, gode anch'essa di molti favori: non solo le tariffe feed-in, ma anche varie politiche locali e federali per la riqualificazione energetica delle abitazioni.

Il programma dell'Ontario per gli incentivi tariffari copre tutte le rinnovabili (solare, eolico, biomasse, idroelettrico, biogas); è il principale strumento per garantire lo sviluppo dell'energia verde a scapito delle fonti fossili. L'Ontario è il secondo mercato per il solare nell'America del Nord, dopo la California. Ricordando le già citate potenzialità dell'eolico offshore e l'importanza dell'idroelettrico: oltre la metà della produzione elettrica canadese proviene da questa fonte.
Riuscirà l'Ontario a eliminare il carbone nel 2014? ......
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Arrivano i pannelli solari a basso costo. Uno studio condotto negli Stati Uniti, presso la Princeton University, ha infatti portato allo sviluppo di una nuova tecnologia dei polimeri plastici che consente di dare al materiale la forma che si preferisce conservandone intatte le caratteristiche intrinseche di trasparenza e, soprattutto, conducibilità elettrica.
E la tecnologia procede a grandi passi per ALLONTANARCI DAL CARBONE...........

03 gennaio 2010

2010/01/03 La Liguria, il carbone e la salute delle persone/Il Governo del Canada chiude 4500 siti internet:

Tratto da" IL FUTURNAUTA"

La Liguria, il carbone e la salute delle persone

Si è tenuto il 17 Dicembre a Spotorno un convegno aperto ai cittadini con relatori il biologo Virginio Fadda e i dottori Agostino Torcello e Paolo Franceschi, sul tema delle centrali a carbone in Liguria e del loro effetto sulla salute dei cittadini.

Ciò che è emerso si discosta in modo netto dai messaggi che tradizionalmente vengono diffusi dall’informazione divulgativa in tema di salute, a partire dalla riflessione secondo cui a provocare cancro, disturbi cardiovascolari e malattie come l’obesità e il diabete non sono in prima istanza i comportamenti personali (fumo, alimentazione errata, eccetera) o quella che viene genericamente definita come “predisposizione” familiare o genetica. La causa primaria scatenante è quasi sempre l’inquinamento ambientale.

In effetti questo messaggio sembrerebbe contrastare con quanto affermato dalle statistiche, in cui si rileva un calo nei morti, specie per tumore. Si tratta però della solita informazione ingannevole: ci sono meno morti di cancro perché sono migliorate le cure. E statistiche del genere in ogni caso non tengono conto degli aspetti economici e psicologici di chi ha superato una malattia tumorale. Dal primo punto di vista si calcola che un malato costi a una famiglia circa 1.500 euro,assolutamente non compensati dall’assegno di sostegno dato dallo Stato. In famiglie a scarso reddito questo può voler dire sacrifici senza fine, a tutto vantaggio delle società farmaceutiche. Dal secondo punto di vista, chi ha subito la trafila di una malattia oncologica, raramente riesce a “recuperare” pienamente dal punto di vista psicologico, anche a fronte di una piena guarigione. Quindi le statistiche sui “non morti” di tumore non tengono conto della qualità della vita conseguente alle cure, sebbene queste siano più efficaci.

E non è significativo che siano meno i morti di tumore, anzi. Occorrerebbe invece vedere le statistiche relative all’andamento dei nuovi malati. Si noterebbe che il numero di nuovi casi è in costante e inesorabile ascesa. Dunque mentre le cure migliorano, peggiorano le condizioni entro le quali le patologie maturano, facendo danno e uccidendo a ogni livello. Tali condizioni non possono che essere ambientali, un ambito dove la governance pubblica tende a pulirsi la coscienza stabilendo standard e parametrando valori di tolleranza sull’inquinamento sbagliati in partenza perché in genere misurati sui maschi adulti, e tagliando fuori quindi soggetti su cui gli agenti dell’inquinamento possono fare molto più danno, ad esempio i bambini, o le donne incinte. Queste ultime andrebbero poi protette in modo particolare: acquisendo in sé elementi cancerogeni, oltre a danneggiare se stesse, inducono nel feto modificazioni genetiche che si manifesteranno, magari dopo anni, in malattie come il diabete o l’obesità.

Causa di tutto questo possono sicuramente essere comportamenti individuali errati e dannosi, che però vanno a complicare un quadro reso decisivo e drammatico dall’inquinamento ambientale. Un tema su cui in Liguria non è possibile parlare con reale dovizia di dati, secondo i tre conferenzieri. La fonte principale è l’ARPAL, secondo cui la nostra regione è sempre al di sotto dei parametri d’inquinamento, contraddicendo però con ciò le rilevazioni elaborate a livello europeo e satellitare. Senza contare che i dati dell’ARPAL sono minati alla base dato che in Liguria non si misura il livello di polveri sottili, le cosiddette PM 2,5, che è ormai accertato a livello internazionale essere, insieme alle PM 10, la causa primaria di tumori, ictus, malattie cardiovascolari e altre patologie come il diabete e l’obesità. Ovunque le PM 2,5 vengano misurate, emerge la correlazione diretta tra queste e le patologie più diffuse sul territorio.

Dunque è l’ambiente che ci fa ammalare. Questo l’Italia lo sa. Ma sa anche di non essere in grado di porre rimedio alle cause dell’inquinamento ambientale. (Oseremmo dire di continuare a procedere in direzione opposta !!!!!)
Per questo, tra l’altro,
ha puntato i piedi in sede europea, insieme alla Polonia, affinché i limiti di tolleranza delle polveri sottili, che presto sarà obbligatorio misurare proprio per volontà UE, fossero molto alti, il doppio di quanto viene imposto negli U.S.A. In ogni caso, l’incapacità italiana di porre rimedio alla vera causa scatenante delle patologie più gravi, è legata all’altrettanto grande incapacità di opporsi agli interessi e alle pressioni da un lato di chi fa business con l’inquinamento, ossia chi produce energia ad esempio con il carbone, dall’altro di chi fa business con le cure....

E questo è ancora più vero in Liguria, patria dell’energia dal carbone, da Vado fino a La Spezia, passando per Genova, il carbone ci dà energia. Molta più di quanto serva agli utenti. E tuttavia la bolletta resta alta: il surplus viene venduto, ma chi deve pagare la bolletta non vede traccia di questo utile.La Liguria, con l’esclusione dell’imperiese, è uno dei punti cardinali del “triangolo del veleno”, insieme a Lombardia e Piemonte. E vista da vicino, con l’estensione grafica della diffusione delle polveri sottili dalle diverse centrali a carbone, si vede che è una terra dove non c’è scampo, se non appunto nell’imperiese. Le evidenze scientifiche ci sono tutte, eppure ancora si discute se concedere alla Tirreno Power di Vado Ligure l’ampliamento che ha chiesto, in una delle aree più inquinate d’Europa e anche d’Italia...

E’ stato calcolato che limitando le polveri sottili, di cui le centrali a carbone sono generose produttrici, nei limiti stabiliti dall’OMS, ci sarebbe un numero impressionante di morti in meno, l’aspettativa di vita aumenterebbe in modo netto. A perderci sarebbero sicuramente gli imprenditori dell’energia sporchissima del carbone e quei pochi lavoratori a cui danno impiego. Nel chiedere l’ampliamento degli impianti, la Tirreno Power sostiene, senza portare cifre, che questo gioverebbe all’occupazione. Negli anni il lavoro grazie agli impianti a carbone è diminuito di più della metà, ed è stato calcolato che un cambio radicale di paradigma energetico, con una virata sull’eolico ad esempio, riassorbirebbe in breve la disoccupazione e creerebbe vera occupazione aggiuntiva......

La cultura ambientalista ha conosciuto apici e cadute, queste ultime in genere in corrispondenza delle strumentalizzazioni elettorali o partitiche. Ebbene dovrebbe finalmente diventare patrimonio comune e generare un attivismo spontaneo a partire dai piccoli agglomerati, quelli più direttamente danneggiati, passando per le piccole amministrazioni comunali che hanno il coraggio di prendere una posizione non ideologica e di non cedere ai grandi interessi, creando una rete che dev’essere di rafforzamento e diffusione della conoscenza e della coscienza ambientalista, anche grazie a medici e scienziati coraggiosi come quelli che hanno animato il convegno di Spotorno.

Il superamento del disinteresse e del disincanto diffuso dev’essere la prima meta, la normalizzazione di una sensibilità ambientale scientificamente fondata dev’essere il traguardo della società dell’immediato futuro.

"Quel futuro preso a prestito dai nostri figli, e che stiamo avvelenando senza il loro permesso e a loro totale danno."
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Tratto da "Savona News "
Uno Stralcio del"Punto di Mario Molinari"
Benvenuti a casa mia?

............Non dimentichiamo che il senso civico alberga e riposa anche negli amministratori locali:

giustissimo che promuovano il bello ed il salubre della provincia, ma se lo fanno debbono contestualmente battersi fino all'arma bianca contro il brutto e il nocivo; se si ha a cuore il turismo di qualità e le positive ricadute, anche economico - occupazionali, che ne derivano...

Ricordo la prima volta che passai in auto lungo la A10, direzione Sanremo. L'allora fidanzata,
vedendo le ciminiere di Vado mi disse: "ma ti rendi conto che c'è qualcuno che abita e va al mare qui?" Testuale. Purtroppo ciò che resta della rada di Vado è lo scorcio più visibile e impattante di questa provincia, vista dalla A10. Per quel tratto di autostrada passano MILIONI di persone, e quel che vedono, mi creda Presidente, è il peggior biglietto da visita.

Se "noi turisti" ci sentiamo richiamati al senso civico di non imbrattare i muri del savonese, non possiamo fare a meno di interrogarci sul pulpito dal quale viene quella giusta predica,
pensando alle amene colline di carbone all'aperto, alle ciminiere fumanti, all'odore acre che attacca in gola.

Venezia sopravvisse a Porto Marghera con milioni di turisti da tutto il mondo. Ma è Venezia. Qui è un tantino diverso.

E allora se si rimuovessero, prima delle scritte sui muri, i mostri di fumo e cemento che distruggono la vocazione turistica di questa provincia con un' incalcolabile danno di immagine e di incassi (oltre che per la salute di chi ci vive) sarebbe un immenso viatico per tornare a dire a chi arriva, BENVENUTO.

Anzi, se torniamo indietro di un po' più di mezzo secolo, prima che lo scempio venisse perpetrato, e ci ricordiamo che, anche qui, arrivavano turisti da tutto il mondo per la bellezza della nostra provincia, potremmo dir loro BENTORNATI. Come a tanti lavoratori dell'indotto.

Con affetto,

Mario Molinari
Link all'articolo integrale

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Tratto da Nuovi rumori.it

A Saline Joniche si riparla di Carbone.

La commissione per l’autorizzazione integrata ambientale del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare ha approvato il parere istruttorio conclusivo predisposto sulla centrale a carbone di Saline Joniche. Impianto che la multinazionale svizzera Sei ha in mente di realizzare nell’area dell’ex Liquichimica. Il 20 gennaio verrà nuovamente valutato un progetto che pareva caduto nel dimenticatoio.
L’idea di una centrale a carbone da 1320 megawatt a Saline Joniche non è ancora tramontata.
Intanto, il Coordinamento delle Associazioni Area Jonica contrarie alla Centrale a Carbone si riunirà martedì 5 gennaio alle ore 18 in Piazza Chiesa a Saline Joniche per manifestare il proprio dissenso alla probabile concessione governativa per la realizzazione della stessa Centrale sull’area dell’ex Liquichimica.
Alla manifestazione parteciperanno gruppi ambientalisti, partiti politici, associazioni, cooperative e singoli cittadini.

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Tratto da Agoravox.it

Il Governo del Canada chiude 4500 siti internet: così reagisce a una parodia alle sue spese

Il Governo Canadese ha chiuso 4500 siti internet in risposta a una parodia scatenata da due siti, che prendevano di mira la politica ambientale del Paese e gli scarsi risultati ottenuti al vertice di Copenaghen.


Da circa due settimane due siti internet, enviro-canada.ca e ec-gc.ca, creati dal gruppo The Yes Men, portavano avanti una elaborata parodia nei confronti del governo canadese e della sua politica sul clima, particolarmente in riferimento agli esiti del summit di Copenaghen.
In sostanza si trattava di finti siti di organizzazioni governative canadesi che promettevano significative riduzioni delle emissioni di gas serra. Il governo canadese è rimasto talmente sconvolto da questa parodia che ha chiesto al provider di questi siti, il tedesco Serverloft, di rimuovere dai propri server non solo i due siti in questione, ma qualunque altro sito legato a faccende ambientali.
Il provider, da parte sua, ha risposto
disattivando un intero blocco di indirizzi IP,
"chiudendo così ben 4500 siti internet che non avevano nulla a che fare con lo scherzo elaborato da The Yes Men."
Il gruppo non è certo nuovo a fatti di questo tipo. Questo è solo l’ultimo degli scherzi da loro organizzati che fa correre chi è stato preso di mira a oscurare le loro parodie. E la chiusura dei 4500 siti internet per cancellare i loro due siti non farà che portare pubblicità al gruppo e alle sue azioni politiche.
Mike Bonanno degli The Yes Men dichiara di essere ora amareggiato non solo dal comportamento del governo canadese in fatto di politiche ambientali, ma anche in tema di libertà di espressione.
Insomma quello che il governo canadese difetta è sicuramente il senso dell’umorismo. E quanto successo ci mostra che il tema della libertà di espressione, specialmente relativo ai contenuti del web, è decisamente attuale non solo in Italia, ma anche in altri Paesi occidentali, suppostamente "democratici".
E resta chiaramente da capire come sia potuto avvenire il danno collaterale della chiusura di 4500 siti "innocenti" per abbatterne due "colpevoli".