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27 novembre 2020

L’Italia tra i peggiori d’Europa per inquinamento, con oltre 50mila decessi in 1 anno

Tratto da Greenme 

Morire per respirare. L’Italia tra i peggiori d’Europa per inquinamento, con oltre 50mila decessi in 1 anno
Il nuovo rapporto dell’Agenzia europea per l’Ambiente in Europa (Eea), che ha analizzato i dati dell’inquinamento atmosferico nel 2018 in tutto il continente, fotografa una situazione ancora molto preoccupante. Sono state oltre 400mila le morti premature e l’Italia si conferma essere uno dei paesi dove il problema è maggiore.

Nonostante vi siano stati alcuni miglioramenti nella qualità dell’aria negli ultimi 10 anni, l’inquinamento atmosferico resta una delle maggiori cause di morte prematura in Europa.

Il rapporto 2020 dell’EEA, relativo alla qualità dell’aria in Europa, parla chiaro: nel 2018, a causa dell’esposizione al particolato fine (PM 2.5), nel nostro continente sono morte 417mila persone e, nella sola Italia, i decessi prematuri sono stati 52.300.

Il biossido di azoto (NO2) e l’ozono troposferico (O3) hanno causato rispettivamente 54mila e 19mila morti premature (nella sola in Italia si parla di 10.400 e 3mila morti).

Comunque, nonostante questi dati siano da brividi, in realtà vi è stato un miglioramento rispetto all’ultimo decennio...


I n sostanza, il rapporto conferma che la maggior parte dei cittadini europei sono esposti a livelli di inquinamento davvero troppo alti con conseguenze dannose per la salute. Non solo un aumento di malattie cardiovascolari e respiratore, ma anche un maggior rischio di contrarre in maniera pesante il coronavirus.

Una parte del report è stata dedicata proprio al rapporto tra inquinamento e pandemia da Covid-19, un argomento attualissimo su cui scienziati di tutto il mondo si stanno interrogando e, già da mesi, sono arrivati sempre alla stessa conclusione: vi è uno stretto rapporto tra smog e maggiore virulenza (e mortalità) del Covid-19.

Nell’analisi Eea si legge che:

“l’inquinamento atmosferico dovrebbe essere considerato un co-fattore dell’alto livello di mortalità nel nord Italia; e che l’esposizione cronica fornisce un contesto favorevole per la diffusione del virus”.

E inoltre aggiunge che:

“associazioni tra NO2, PM2.5 e/o concentrazioni di ozono nell’aria ambiente e aumenti del numero di casi di Covid-19, il numero di infezioni gravi da Covid-19 e il rischio di morte da Covid-19, sono stati riscontrati anche in Cina, Stati Uniti ed Europa. Sebbene le distribuzioni spaziali delle concentrazioni di PM, O3 e NO2 differiscano ampiamente, non si può escludere la possibilità di un accumulo di rischi derivanti da elevate esposizioni a tutti e tre gli inquinanti”....








 


03 aprile 2018

INQUINAMENTO GLOBALE ,LA STRAGE SILENZIOSA

Inquinamento globale, la strage silenziosa | Video Sky

video.sky.it/news/cronaca/inquinamento-globale-la.../v374295.video

INQUINAMENTO GLOBALE,LA STRAGE SILENZIOSA 

INQUINAMENTO GLOBALE
9 MILIONI DI MORTI OGNI ANNO 
per malattie legate alla qualita' di aria e acqua .
Fonte Global Alliance on Health and Pollution .Lancet

6,5  MLN VITTIME PER SMOG 
Malattie respiratorie e cardiovascolari
Fonte Global Alliance on Health and Pollution. Lancet


800 MILA VITTIME 
per ambienti di lavoro malsani  Tumori e altre patologie
Fonte Global Alliance on Health and Pollution .Lancet


500 MILA MORTI 
per le particelle di piombo presenti nell'atmosfera
Fonte Global Alliance on Health and Pollution .Lancet


1,8 MILIONI DI DECESSI
per i veleni nelle acque di fiumi,laghi e mari
Fonte Global Alliance on Health and Pollution .Lancet



13 maggio 2014

Turchia,è strage in miniera di carbone 274 minatori morti.


......E IL CARBONE CONTINUA A MIETERE VITTIME INNOCENTI.

Tratto da qn.quotidiano.net

Turchia, è strage in miniera: 274 morti. 

Soma (Turchia), 14 maggio 2014  - Sarebbero 274 le vittime fino ad ora accertate dell’esplosione di una miniera a Soma, in Turchia, dove continua la corsa contro il tempo per cercare di recuperare altri superstiti. Si teme che le vittime siano molte di più, perché secondo l’azienda che gestisce il sito, al momento della deflagrazione erano al lavoro 787 minatori.Restano intrappolati in 120”, ha detto il premier turco, Recep Tayyp Erdogan nel corso di una conferenza stampa tenuta sul posto, al termine della quale la sua auto è stata presa a calci da manifestanti inferociti per la mancanza di sicurezza nella miniera.
Di “circa 350” operai morti ha parlato Ozgur Ozel, capo dell’opposizione turca che si riconosce nel Partito repubblicano del popolo, che il 29 aprile scorso si era visto rifiutare dal governo la richiesta di discutere un dossier sugli incidenti nella miniera, che si trova nella provincia di Manisa, 120 km a nord di Smirne.
L’esplosione appare destinata a diventare il più grave incidente di questo genere mai accaduto in Turchia, ha spiegato ai giornalisti il ministro dell’Energia, Tamer Yildiz.


Tratto da Unita.it
Turchia, esplode miniera carbone«157 operai morti»

Assume le dimensioni di un'autentica tragedia l'esplosione di una miniera di carbone in Turchia. Un sindaco vicino al luogo dell'incidente, citato dalla Cnn turca, afferma che le vittime sarebbero 157, contro le 17 riferite due ore fa dal governo. La miniera di Soma si trova nella provincia occidentale di Manisa, a 120 km da Smirne. In precedenza il governo aveva dichiarato che sottoterra ci sarebbero ancora oltre 200 i minatori ancora intrappolati. Nurettin Akcul, capo del sindacato dei minatori riferisce che l'esplosione si è verificata a 2 km di profondità a causa di un cortocircuito elettrico.

La fonte dell'aggiornamento sul numero delle vittime è Cengiz Ergun sindaco di Manisa, capoluogo dell'omonima provincia dove sorge la miniera di Soma, a 100 km da Smirne.
Secondo Ergun sarebbero stati 600 i minatori sotto terra al momento dell'esplosione. Le cifre del sindaco di Manisa debbono essere ancora confermate ufficialmente dalla protezione civile turca la AFAD, che alle 21 parlava di 17 morti e oltre 200 intrappolati. I feriti sarebbero 75 secondo i media locali. Il peggior disastro minerario in Turchia risale al 1992 quando morirono in 263 per un'esplosione di gas (grisù) a Zonguldak. L'area di Soma, in cui vivono circa 100.000 persone, è ricca di lignite e la sua estrazione e l'impiego nelle centrali elettriche è la maggiore risorsa della zona.
I soccorritori tentano disperatamente di raggiungere i minatori intrappolati.

L'esplosione sarebbe avvenuta a un paio di chilometri di profondità e sarebbe stata provocata da un'avaria del trasformatore elettrico verso le 14.30 (ora italiana). In serata i soccorritori tentavano di iniettare aria fresca nelle gallerie dove gli operai sono imprigionati, a circa due chilometri di profondità e quattro dall'ingresso della miniera, che si trova nel quartiere di Soma. I vigili del fuoco hanno indicato che un fumo denso complica la loro avanzata.

L'incidente è avvenuto nella provincia di Manisa. Il governatore Mehmet Bahattin Atci ha riferito che sino ad ora 280 operai sono riusciti a salire in superficie dopo lo scoppio.



19 dicembre 2011

Casale Monferrato: i danni ambientali e il valore della vita umana.

Tratto da Ambienteambienti
Casale Monferrato: i danni ambientali, il valore delle attività industriali e il valore della vita umana.


Il Consiglio Comunale di ha fatto una scelta importante: quella di chiudere con la propria costituzione a parte civile nel processo che si sta celebrando per la strage dell, un’azienda su cui, a Casale soltanto, pesa la responsabilità di circa 3000 persone, tra ammalati e deceduti. 
Qua’è il valore di un atto simile? Competeva moralmente al Consiglio comunale o ai cittadini? Questi avrebbero potuto decidere attraverso una pubblica consultazione sulla volontà del proprio Comune di porre fine a tale costituzione, o avrebbero potuto decidere di proseguire, credendo nella giustizia e lasciando alla stessa la chiusura di un annoso problema.
Stabilimento Eternit di Casale Monferrato

Innanzitutto è sbagliata la decisione di ritirarsi e di rinunciare per sempre al ruolo per il quale ci si era inizialmente costituiti. Poi, solo in ultima istanza, si sarebbe dovuto parlare di monetizzazione della vita umana, pesandola con attenzione ed orientandola al vero danno cagionato alla collettività e per il quale il Comune deve chiedere il giusto risarcimento. Il danno alla persona spetta alle famiglie, che hanno perso i loro cari, oltre a qualcosa di monetizzabile con riferimento solo ad alcuni aspetti. Non è mai monetizzabile, infatti, il valore della vita umana.  
Un conto economico banale porta ad evidenziare che 18 milioni di euro sono il prodotto di 3000 vittime per un valore di circa 600 euro per vita umana.
È difficile accettare questo atteggiamento, non solo il valore......


Non possiamo noi giudicare, ma senz’altro noi possiamo riflettere.... Ma riteniamo che ciò significa anticipare un giudizio finale che spetta ad altri e che magari potrà essere differente.  .....La transazione incide negativamente e sembra l’anticipazione di una pena mite per i colpevoli.
..........riteniamo che il Comune dovesse condividere i momenti difficili a fianco dei propri cittadini e non puntare al solo ristoro, fra l’altro di qualcosa di non quantificato.  .. Non si hanno certezze sul reale , come sulla gravità ed estensione dello stesso. Il passato in Italia, e purtroppo a volte anche il presente, è caratterizzato da scelte e comportamenti deprecabili ed incoscienti, a causa dei quali l’ non è ancora conosciuto realmente perché anche lo smaltimento veniva fatto di nascosto (con ciò evidenziando di conoscerne il rischio ed il costo) e violando non solo la legge, ma le principali norme, e provocando effetti indiretti di enorme gravità.
Insomma principi nobili, ma che vediamo con occhi diversi e con il terrore che possano essere estesi ad altre situazioni in Italia e nella nostra regione. 
Anche in Puglia l’inquinamento è ampio, non ancora noto, colpevole per atteggiamenti illegittimi da parte di coloro che l’hanno provocato conoscendone i rischi reali, nascondendolo e negandolo ancora oggi. 

Ma è colpevole anche un parte del sistema di potere e di controllo inefficiente o a volte complice, che ha nascosto e continua a nascondere la reale portata dei disastri ambientali. Eppure quando si dismettono o vendono gli stabilimenti, gli specialisti fanno attente valutazioni: giungono ad un valore di decremento delle attività industriali e prevedono rimborsi per i danni cagionati dalle stesse, accollandosi a volte i costi di ripristino ambientali.
Poi queste valutazioni rimangono nei cassetti una volta utilizzate a scopo economico, richiudendo negli stessi le informazioni sulla presenza degli inquinanti, sulla loro estensione, sul rischio associato. 
In quei cassetti c’è tutta la storia dei disastri annunciati e della gente che soffre, oltre alla ricchezza portata a chi era delegato a proteggerci e che ha fatto commercio della vita, della storia e della salute della povera gente.
Vai all'articolo integrale

18 giugno 2010

2010/06/21 Cina, esplosione in miniera: 46 morti

E la lunga fila delle vittime del carbone continua ad allungarsi............


tratto da Il corriere della sera.it

VENTISEI SONO RIUSCITI A SALVARSI RISALENDO IN SUPERFICIE

Cina, esplosione in miniera: 46 morti

Lo scoppio, provocato da un deposito di esplosivo, nella notte fra domenica e lunedì nel distretto di Weidong

PECHINO - Quarantasei persone sono morte per un'esplosione in una miniera di carbone nel centro della Cina. Lo scoppio, provocato da un deposito di esplosivo, è avvenuto nella notte fra domenica e lunedì nel distretto di Weidong. Secondo le autorità locali, citate dall'agenzia Nuova Cina, dei 72 minatori rimasti intrappolati, 26 sono riusciti a salvarsi risalendo in superficie.

STRAGE - Sebbene le condizioni di sicurezza siano migliorate negli ultimi anni, le miniere cinesi rimangono le più pericolose al mondo: nel 2009 sono morti più di 2.600 minatori.


07 febbraio 2010

2010/02/07 Connecticut, strage nella centrale elettrica Cinquanta morti e centinaia di feriti

Connecticut, strage nella centrale elettrica
Cinquanta morti e centinaia di feriti

Disastro di grandi proporzioni quello verificatosi dopo un’esplosione avvenuta poche ore fa nella centrale a gas ciclo combinato Kleen Energy Systems di Middletwon, in Connecticut negli Stati Uniti

Tratto da La Repubblica

La deflagrazione è stata fortissima e la popolazione all'inizio ha pensato si trattasse di un terremoto.Densa coltre di fumo nero sopra l'impianto. "Ci sono corpi dappertutto" dice un testimone



Connecticut, strage nella centrale elettrica Cinquanta morti e centinaia di feriti
MIDDLETOWN (Connecticut) - "E' una carneficina". Sono drammatiche le notizie che arrivano dalla centrale elettrica a Middletown in Connecticut. Il primo bilancio dell'esplosione dell'impianto, secondo fonti mediche, è di almeno 50 morti e di centinaia di feriti (secondo la rete locale Wfsb che cita il governatore del Connecticut Jodi Rell sarebbero 250). La deflagrazione è stata fortissima e si è fatta sentire per una quindicina di chilometri intorno all'epicentro. L'esplosione è stata avvertita a decine di chilometri di distanza, da Oxford a North Haven, Cheshire e Mystic sull'Atlantico.
Le immagini della tv locale mostrano una densa coltre di fumo nero sopra l'impianto. "Ci sono corpi dappertutto" dice un testimone. "Al lavoro c'erano almeno 50 persone" rivela il capo dei pompieri locali, Al Santostefano. ma alcuni testimoni parlano di almeno cento persone.

I mezzi di soccorso continuano ad arrivare all'impianto mentre i feriti vengono portati in ospedale in elicottero.
L'impianto era in collaudo e avrebbe dovuto entrare in esercizio nei prossimi mesi: gli operai stavano svuotando alcune condotte del gas quando c'è stato il botto che ha mandato in frantumi le finestre del Conn Valley Hospital della cittadina.

A Middletown è presente una folta comunità di origine italiana, alcuni dal nord altri dalla Sicilia. In particolare all'inizio del XX secolo si registrò l'arrivo di molti emigrati originari di Melilli, a 22 chilometri da Siracusa.

23 novembre 2009

2009/09/24 Cina. Nuova strage in miniera: 108 morti. La schiavitù dei minatori del carbone/No al carbone nel parco del Delta

Tratto da Dazebao L'informazione on line

Cina. Nuova strage in miniera: 108 morti. La schiavitù dei minatori del carbone

Lunedì 23 Novembre 2009
di Ferdinando Pelliccia

Sono 108 i morti e almeno 60 i feriti, di cui 6 gravi, tutti ricoverati per problemi respiratori o per fratture. Un bilancio questo conseguenza dell'esplosione avvenuta sabato scorso nella miniera di carbone Xinxing a Hegang nella provincia nordorientale di Heilongjiang.

Si tratta del più grave incidente in una miniera cinese verificatosi negli ultimi due anni. Il triste primato andava finora all'incidente verificatosi il 6 dicembre 2007 a Linfen nella provincia dello Shanxi in cui morirono oltre 100 minatori.

Al momento dell'incidente erano 528 i minatori che stavano lavorando nelle viscere della terra. Per un centinaio di loro non c'è stato scampo, mentre gli altri 420 sono stati tutti tratti in salvo dalle squadre di soccorso accorse sul posto.

La causa è da attribuirsi ad una fuoriuscita del micidiale gas grisou che ha provocato un'esplosione la cui potenza è stata avvertita fino a 10 chilometri di distanza. Il recupero dei minatori è stato ostacolato oltre che dalle impalcature crollate nei tunnel e dalle continue esalazioni di gas, dal fatto che i lavoratori erano dispiegati in 20 diversi punti della rete di tunnel che corre nella miniera fino a 500 metri di profondità.

La miniera Xinxing è una delle più antiche e importanti della Cina, il suo giacimento di carbone è stimato a 3 miliardi di tonnellate ed ha una produzione annua di 12 milioni di tonnellate di carbone. La miniera è di proprietà del gruppo 'Heilongjiang Longmay Mining', con sede a Harbin, capoluogo della provincia. Un'inchiesta è stata aperta mentre il numero uno, il numero due e l'ingegnere capo della miniera sono stati sollevati dalle loro funzioni.

Il fabbisogno di carbone e le condizioni di lavoro dei minatori cinesi

In Cina il carbone fornisce circa il 70 percento dell'energia. Un forte fabbisogno energetico del Paese a cui corrispondono livelli di sicurezza per i lavoratori del settore minerario molto al di sotto degli standard internazionali.
Un fatto questo che è all'origine di molti dei disastri verificatisi negli ultimi dieci anni. In tal senso, le miniere cinesi di carbone sono considerate le più pericolose al mondo.
I morti per l'incidente di sabato si vanno ad aggiunge ad una lunga lista che dal 2000 ad oggi annovera migliaia di vittime. Secondo stime ufficiali sono oltre 3.200 i minatori morti soltanto lo scorso anno. Purtroppo i dati ufficiali sono viziati dal fatto che numerosi incidenti vengono nascosti dalle società che gestiscono le miniere.
La legge cinese prevede che ogni incidente con più di 10 vittime vada denunciato alle autorità centrali e provinciali e la miniera, di conseguenza, deve essere chiusa.
La Cina non è tra i Paesi firmatari della ‘Convenzione internazionale sulla sicurezza nelle miniere’ stilata dall’International Labour Organization nel 1995. Pertanto, garantire la sicurezza dei minatori è prerogativa del governo centrale e degli amministratori locali. Le conseguenze sono facilmente riscontrabili.
Un minatore cinese lavora un minimo di 14 ore al giorno, con un solo giorno di riposo al mese per uno stipendio di 150 euro al mese. Moltissimi minatori soffrono di gravi danni alla salute. Oltre la metà degli affetti nel mondo da pneumoconiosi, una malattia dei polmoni causata dall’inalazione di polveri, vive in Cina dove si registrano oltre 15mila casi ogni anno a fronte di oltre 200mila malati che non sono in grado di curarsi per l’estrema povertà.

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Riportiamo da Carta.org
lunedì 23 novembre 2009
No al carbone nel parco del Delta

Il ministero dell'ambiente ha detto sì, ora manca la firma del ministro Scajola. Ma a combattere il carbone dell'Enel, nel Delta del Po, con gli ambientalisti ci sono anche le categorie economiche, che insieme ricorrono al Tar. Silenzio invece dall'Emilia Romagna, patria del segretario del Pd Bersani, noto sostenitore del combustibile fossile.

E’ l’ora dei ricorsi al Tar contro la riconversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle,nel cuore del parco naturale del Delta del Po, che ha ricevuto il via libera del ministero dell’ambiente e attende il decreto del ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola.
A tentare l’ultima resistenza è un manipolo di associazioni, comitati cittadini, pescatori e operatori turistici. L’idea di un camino fumante in mezzo al Delta non piace agli ambientalisti, ma preoccupa anche Rosolina, il più importante centro balneare della provincia di Rovigo. Così tra i promotori del ricorso al Tar del Lazio, depositato la settimana scorsa dall’avvocato Matteo Ceruti, ci sono l’Assagaime, associazione di agenzie immobiliari e turistiche con un migliaio di appartamenti a Rosolina, il Consorzio operatori balneari, in rappresentanza di una decina di stabilimenti, i villaggi Club Srl e Rosapineta Sud e anche i Consorzi pescatori Delta Nord e Po di Maistra, oltre ai «soliti» Greenpeace, Italia Nostra, Wwf e Comitato cittadini liberi di Porto Tolle.
Insomma, ci sono anche le categorie produttive, che evidentemente sognano per il Delta uno sviluppo economico basato sulle peculiarità del territorio e non sulle dubbie ricadute economiche della centrale.
Ventisette i punti toccati dal ricorso, a partire dall’emendamento inserito dal Governo nel «decreto incentivi», una vera e propria norma ad hoc sul carbone, pensata per aggirare la legge del Parco del Delta del Po. Peccato però che lo stesso presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una lettera inizialmente riservata, abbia espresso dubbi sulla legittimità costituzionale e sulla pertinenza dell’emendamento, ma anche sulla sua sostenibilità economica: se a regime la centrale emetterà oltre 10 milioni di tonnellate l’anno di anidride carbonica, per rispettare i limiti del trattato di Kyoto l’Italia dovrà comprare quote da altri paesi «virtuosi» oppure pagare multe salate. Tra i punti deboli dell’iter che ha autorizzato la riconversione, l’avvocato Ceruti rileva l’esclusione della Regione Emilia Romagna e quella ancora più clamorosa dell’Ente parco del Delta del Po. Un capitolo a parte va poi dedicato ai pareri ignorati, da quello dell’Arpa Veneto che imponeva limiti alle emissioni più rigorosi di quelli autorizzati, a quello della soprintendenza di Verona, secondo cui l’impianto non è armonizzabile in alcun modo con il paesaggio del Delta. E, ancora, la mancanza di un confronto con la soluzione a metano, la scarsa considerazione dell’impatto sull’ambiente di una zona umida unica al mondo e l’assenza di valutazioni sull’apporto di polveri e metalli pesanti nel bacino padano.
Dopo il Tar, resta ancora possibile fare ricorso al capo dello Stato entro metà dicembre, soluzione già annunciata dal Comune di Rosolina......

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Tratto da Terranauta

La gestione privata dell’acqua pubblica è legge

Con 302 voti favorevoli e 263 voti contrari passa anche alla Camera il decreto Ronchi che segna l'apertura al privato della gestione dell'acqua pubblica.
Il decreto legge che privatizza l'acqua, dopo aver incassato la fiducia al Senato, passa anche alla Camera con 302 sì e 263 no, in aula a votare, e a dimostrare quanto il governo tenga a questo decreto, anche Silvio Berlusconi.

Nato per rispondere a quelli che vengono definiti obblighi comunitari, nel decreto è stato infilato di tutto e di più tra cui anche l'articolo 15 che tratta la privatizzazione dell'acqua e che per questa segna una data precisa: il 31 Dicembre 2011. Il countdown è quindi cominciato, entro quella data tutte le società di gestione del servizio idrico "in House" le cosiddette "municipalizzate" dovranno trasformarsi in società a capitale misto pubblico-privato (in cui il privato abbia almeno il 40% delle azioni) oppure totalmente private.

L'approvazione del provvedimento ha suscitato le proteste dell'opposizione (l'Idv ha alzato cartelli di protesta) e del Forum dei Movimenti per l'Acqua, i cui rappresentanti si sono incatenati alle transenne antistanti Montecitorio recitando lo slogan: "Se voti la privatizzazione dell'acqua non lo fai in mio nome".

Così mentre le proteste contro una scelta più che discutibile - visto il valore intrinseco del bene acqua - si fanno sempre più consistenti al punto che già si parla di referendum abrogativo, l'onorevole Ronchi, da cui prende il nome il decreto stesso, nega tutto: "L'acqua è un bene pubblico e il decreto non ne prevede la privatizzazione. Nel provvedimento” - ha aggiunto Ronchi – “viene rafforzata la concezione che l'acqua è un bene pubblico, indispensabile. Si vogliono combattere i monopoli, le distorsioni, le inefficienze con l'obiettivo di garantire ai cittadini una qualità migliore e prezzi minori".
E' la solita storia, dai un servizio pubblico che funziona male in mano al privato e il privato lo farà funzionare bene, ma non solo, visto che di privati ce ne saranno tanti anche i prezzi scenderanno in nome della concorrenza. Peccato che la realtà abbia già dimostrato più volte come questa bella storia sia in realtà una favola valida solo per le lezioni di economia del primo anno di università, o forse neanche più per quelle .

La realtà, sia delle esperienze italiane di AcquaLatina che di quelle internazionali e più estreme di Cochabamba, ma non solo, insegnano che la privatizzazione del servizio idrico porta ad aumenti di prezzo stimabili tra il 30 e 40% senza apprezzabili e corrispondenti miglioramenti del servizio. Ma non basta, anche la moderna Parigi dopo oltre vent'anni è tornata all'acqua pubblica a dimostrazione che pubblico ed efficienza non sono per forza un ossimoro.

Si spiegano così le accuse di chi dice che con questo provvedimento il governo stia facendo un regalo ai privati, cosa che tra l'altro pare già rivelarsi realtà visto che solo ieri Acque Potabili e Mediterranea Acque (due leader del settore privato dell'acqua pubblica....ecco l'ossimoro!) hanno registrato un vero e proprio aumento record del valore delle proprie azioni .
Lo stato quindi si arrende e alza bandiera bianca. Su 100 litri d'acqua 40 vengono sprecati nel sistema idrico italiano.
Le ragioni sono molte e non tutte di semplice soluzione, di certo c'è che qualche risultato soprattutto in Puglia dove gli sprechi sono diminuiti del 38% si stava ottenendo.
Ora però, con decreto Ronchi, si riparte da zero e si demanda la soluzione di uno dei problemi storici del paese ad un privato che dovrebbe spendere (per migliore il servizio)per guadagnare e che probabilmente, invece, farà spendere di più noi, per guadagnare lui. Ma questo come si diceva è il libero mercato.

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Tratto da Peacelink
Acqua privatizzata
“MALEDETTI VOI….!”
19 novembre 2009 - Alex Zanotelli

Noi continueremo a gridare che l'acqua è vita, l'acqua è sacra, l'acqua è diritto fondamentale umano.
E' la più clamorosa sconfitta della politica. E' la stravittoria dei potentati economico-finanziari, delle lobby internazionali. E' la vittoria della politica delle privatizzazioni, degli affari, del business.
A farne le spese è ‘sorella acqua', oggi il bene più prezioso dell'umanità, che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici, sia per l'aumento demografico. Quella della privatizzazione dell'acqua è una scelta che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese( bollette del 30-40% in più, come minimo),ma soprattutto dagli impoveriti del mondo......
Noi siamo per la vita, per l'acqua che è vita, fonte di vita. E siamo sicuri che la loro è solo una vittoria di Pirro. Per questo chiediamo a tutti di trasformare questa ‘sconfitta' in un rinnovato impegno per l'acqua, per la vita , per la democrazia. Siamo sicuri che questo voto parlamentare sarà un "boomerang" per chi l'ha votato.
Il nostro è un appello prima di tutto ai cittadini, a ogni uomo e donna di buona volontà. Dobbiamo ripartire dal basso, dalla gente comune, dai Comuni.
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