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31 agosto 2023

Marco Grondacci : Incidente al rigassificatore di Panigaglia: quante emissioni di gas dall’impianto con quali rischi?

Tratto da Note di Grondacci 

Incidente al rigassificatore di Panigaglia: quante emissioni di gas dall’impianto con quali rischi? 

L’incidente al rigassificatore con la fiammata vista in tutto il golfo di Spezia hanno sollevato il tema delle emissioni fuggitive di metano dall’impianto perché dalla combinazione tra queste emissioni e un fulmine particolarmente potente che si è sprigionata la fiamma.

Il punto critico al di là della capacità dei tecnici di GNL Italia che nessuno vuole mettere in discussione è proprio che non sono chiare le quantità di emissioni anomale di gas da impianti come quello in discussione come pure più in generale dal ciclo del rigassificatore sia quelli a terra e tanto più quelli galleggianti come quello che vogliono installare a Vado, ma anche più semplicemente dalle navi che trasportano il gnl agli impianti di rigassificazione o di ricarica per le navi con motori a gnl.

Non è il sottoscritto a porre la questione ma autorevoli studi di Ispra (istituto ricerche del Ministero dell’Ambiente), l’Agenzia Internazionale dell’Energia, studi ufficiali a livello Europeo e perfino una risoluzione del Parlamento UE

Non solo ma se andiamo ad analizzare l’AIA (come faccio nell’ultima parte del post che segue) recentemente approvata (giugno 2023) ma anche quella precedente del 2008 non solo si ammettono le emissioni di gas, anche per ragioni di protocolli tecnici di gestione dell’impianto, ma non esistono limiti quantitativi prescritti a tali emissioni più o meno fuggitive o anomale. 

Una delle domande inespresse è non conoscendo le quantità precise di emissioni di gas dall’impianto quali impatto quest’ultimo può produrre su ambiente e salute dei residenti nelle zone limitrofe a volte poche centinaia di metri in linea d’aria? Questione mai affrontata d’altronde l’unico strumento amministrativo per farlo lo avevano in mano i Sindaci di Portovenere di questi anni quanto meno dal 2008 ed è il Parere igienico sanitario che ha proprio la funzione di valutare l’impatto sulla salute pubblica del ciclo di gestione dell’impianto in questione. 

 

Vediamoli questi studi per poi analizzare cosa dice sul punto emissioni di metano l'AIA del 2023 al rigassificatore di Panigaglia…..

LA RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

Molto significativa è anche la Risoluzione del Parlamento europeo del 21 ottobre 2021 (QUI) sulla strategia dell'UE per ridurre le emissioni di metano.  La Risoluzione parte da un documento ufficiale: la relazione «Net Zero by 2050: A Roadmap for the Global Energy Sector» (Azzeramento delle emissioni nette entro il 2050: una tabella di marcia per il settore globale dell'energia) dell'Agenzia internazionale per l'energia. Secondo la relazione, in uno scenario di azzeramento delle emissioni nette, le emissioni di metano generate dai combustibili fossili dovrebbero essere ridotte del 75 % tra il 2020 e il 2030.

In particolare la Risoluzione afferma testualmente che il Parlamento UE sottolinea come: "la produzione e il trasporto di gas naturale liquefatto non solo sono estremamente inefficienti, se si considerano le perdite di energia dovute alla liquefazione e al raffreddamento, ma contribuiscono anche ad aumentare in maniera esponenziale le emissioni di metano del settore del petrolio e del gas; prende atto con preoccupazione dell'utilizzo del gas naturale liquefatto come combustibile per i trasporti marittimi;...".


IL RAPPORTO TRA EMISSIONI FUGGITIVE DI METANO E PREVENZIONE INCIDENTI AI SENSI DELLA NORMATIVA SEVESO

Nel post di ieri (QUI) scritto in relazione alla non chiara informazione data in relazione all’incidente che cito all’inizio del post sollevavo anche una questione a mio avviso significativa e che si lega alla questione delle emissioni discontinue di metano poste però in relazioni ad eventi naturali come appunto il fulmine abbattutosi l’altro giorno sull’impianto.

La questione deriva dal fatto che l’incidente in questione rientra (per fortuna questa volta solo potenzialmente) tra quelli definiti, secondo la Direttiva Presidenza Consiglio dei Ministri del 7 dicembre 2022 QUI) eventi NaTech (Natural Hazard Triggering Technological Disasters). Si tratta di incidenti tecnologici come incendi, esplosioni e rilasci tossici che possono verificarsi all’interno di complessi industriali a seguito di eventi calamitosi di origine naturale. 

Ebbene la Direttiva a pagina 14 (allegato 1) così concludeva: “i Rapporti di Sicurezza o le analisi di rischio possono contenere uno o più eventi generati da cause naturali (i cosiddetti eventi NaTech).

Ora se andiamo a vedere quanto pubblicato (QUIsul sito della Prefettura spezzina vediamo che sono riprodotti due documenti fondamentali per l’informazione del pubblico: 

1. La Notifica: documento nel quale sono descritti anche gli scenari incidentali possibili

2. Il Piano di emergenza esterno: fondamentale per far capire cosa rischia la popolazione e soprattutto cosa deve fare in caso di incidente. 

Premesso che non risulta pubblicato il Rapporto di Sicurezza, comunque dai suddetti due documenti che fanno riferimento al Rapporto di Sicurezza emerge che non è considerato uno scenario incidentale del tipo NaTech o comunque che si riconduca all’evento accaduto l’altro giorno nel sito del rigassificatore di Panigaglia.….

Qui l’articolo integrale 



02 novembre 2017

India, esplosione in una centrale a carbone: 26 morti :64 operai feriti con ustioni sul 90% del corpo

Tratto da Rainews
64 operai feriti con ustioni sul 90% del corpo 
India, esplosione in una centrale a carbone: 26 morti 
NTPC had yesterday said it has initiated a probe to ascertain the reasons behind the blast.
Un tubo di una caldaia è esploso in una centrale della più grande utility pubblica nello stato dell'Uttar Pradesh. La centrale da 1.550 megawatt, che impiega circa 870 persone e fornisce elettricità a nove stati, è stata chiusa -

02 novembre 2017 Il bilancio delle vittime di un'esplosione di una centrale termoelettrica a carbone nel nord dell'India, avvenuta ieri, è salito a 26, dopo che nella notte dieci persone non sono sopravvissute alle ferite. Molti altri sono ancora in cura per le gravi ustioni riportate quando un tubo di una caldaia è esploso in una centrale della più grande utility pubblica nello stato dell'Uttar Pradesh. Una lista preparata dal governo dello stato dice che 26 persone sono morte, anche se alcune devono ancora essere identificate. Un sopravvissuto ha raccontato di essere stato investito da vapore bollente al momento dello scoppio. E' svenuto e si è trovato in ospedale coperto di ustioni, secondo l'agenzia Press Trust of India.
 L'incidente  avvenuto in una unit della National Thermal Power Corporation (NTPC) nel distretto di Rae Bareli e fonti degli ospedali hanno avvertito che il bilancio delle vittime dovrebbe aggravarsi ulteriormente, perché molti dei 64 operai feriti hanno ustioni sul 90% del corpo. 
I soccorritori hanno confermato che ieri una massiccia esplosione  avvenuta in un boiler da 500 MW nell'impianto che si trova a Unchahar (distretto di Rae Bareli), lungo l'autostrada che unisce Lucknow a Allahabad, provocando una enorme palla di fuoco di detriti e ceneri che hanno investito molte decine di operai al lavoro. 
La centrale da 1.550 megawatt, che impiega circa 870 persone e fornisce elettricità a nove stati, è stata chiusa. 
La National Thermal Power Corporation, proprietaria dell'impianto, ha aperto un'inchiesta sulle cause del disastro. - 

12 agosto 2016

Esplode in Cina a Hubei , una centrale a carbone: 21 morti


Tratto da Asia news
Hubei, esplode una centrale a carbone: 21 morti
Fra i cinque feriti, tre sono in grave condizioni, ricoverati all’ospedale. L’incidente causato dallo scoppio di una condotta di vapore sotto pressione. In questi otto mesi si contano almeno 274 incidenti. Incuria, corruzione, connivenze fra imprenditori e politici.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Una centrale elettrica a carbone è esplosa ieri nella città di Dangyang (Hubei) facendo almeno 21 morti e ferendo almeno cinque persone. Secondo Xinhua, l’esplosione è avvenuta ieri pomeriggio a causa della rottura di una condotta di vapore sotto pressione. Da ieri sera sono in corso operazioni di salvataggio. Tra i feriti ricoverati in ospedale, tre sono in grave condizioni.

L’incidente avviene a quasi un anno dalla potente esplosione di un magazzino di prodotti chimici tossici a Tianjin che ha ucciso centinaia di persone, essendo il magazzino vicino a un’area residenziale.
In Cina gli incidenti industriali sono molto comuni. Ciò è dovuto al fatto che per la maggior parte dei casi le regole di sicurezza sono non applicate, o attuate con superficialità. Spesso esse sono aggirate grazie a corruzione, o a stretti rapporti fra imprenditori e autorità, che tendono a coprire responsabilità. Secondo il China Labour Bulletin fino ad oggi nel 2016 si registrano almeno 274 incidenti.

18 aprile 2016

Il Fatto Quotidiano Genova :si rompe tubo della raffineria Iplom: petrolio nel torrente Polcevera

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Genova, si rompe tubo della raffineria Iplom: petrolio nel torrente Polcevera

Petrolio 675

L'allarme alle 20 di domenica 17 aprile. Gli abitanti di Borzoli hanno sentito un boato, poi hanno visto l’acqua diventare scura. Dalle finestre dei palazzi decine di persone assistevano alle operazioni. Non è il primo incidente di questo tipo
“Petrolio nel fiume, petrolio nel fiume”. Erano le 20 di domenica 17 aprile quando nella sala operativa dei vigili del fuoco di Genova è scattato l’allarme. L’acqua del rio Fegino in pochi minuti si è colorata di nero. L’odore acre in pochi istanti si è diffuso tra le case, mentre il greggio ha cominciato a correre veloce verso il mare. Difficile, in piena notte, nel buio, valutare l’entità della perdita e dell’inquinamento. Impossibile capire quanto petrolio sia arrivato fino in mare.
Continua a Leggere su Il Fatto Quotidiano

10 aprile 2016

Studio Ue: “Un incidente petrolifero nel Mare Adriatico sarebbe un disastro per tutto il Mediterraneo

Tratto da Il Fatto Quotidiano 

Studio Ue: “Un incidente petrolifero nell’Adriatico sarebbe un disastro per tutto il Mediterraneo”

Studio Ue: “Un incidente petrolifero nell’Adriatico sarebbe un disastro per tutto il Mediterraneo”
Ambiente & Veleni

L'analisi contenuta nel progetto CoCoNet, finanziato dall’Unione Europea: cosa accadrebbe in caso di un imprevisto in fase estrattiva o in fase di trasporto? A causa dell’andamento delle correnti marine, l'entità monetaria del danno che verrebbe a crearsi è, secondo gli esperti, "incalcolabile"

“Un incidente petrolifero? Va messo in conto. E i danni non sarebbero limitati al litorale italiano, ma causerebbero un disastro nell’intero  Mediterraneo orientale, con costi ambientali incalcolabili”.
Ferdinando Boero parla con cognizione di causa. È docente di Zoologia e Biologia Marina all’Università del Salento, associato all’Istituto di Scienze Marine del Cnr ed è uno dei massimi esperti italiani di biodiversità marina e funzionamento degli ecosistemi. Mostra una cartina: frecce che si rincorrono, correnti,inabissamenti. In tempi non sospetti, ha svolto simulazioni per dimostrare cosa potrebbe accadere in caso di perdite diidrocarburi da petroliere in transito nel basso Adriatico.
Poi, specie in Puglia, è arrivata la pioggia di richieste di permessi di ricerca dell’oro nero una spanna più avanti delle 12 miglia.Colossi americani, soprattutto. “La realtà che supera l’immaginazione”, sorride il professore. È una battaglia, quella, ancora in corso nell’ambito delle procedure di valutazione di impatto ambientale pendenti. Nel frattempo, restano i rischi legati alle piattaforme già attive al di qua e al di là di quel limite di 12 miglia lungo tutto il mar Adriatico. Lo dice CoCoNet, il progetto coordinato dallo stesso Boero e finanziato con 11 milioni di eurod all’Ue per la realizzazione di reti di aree marine protette nel Mediterraneo e nel Mar Nero, oltre che per lo studio di fattibilità di installazione lì di piattaforme eoliche offshore come fonte dienergia pulita. Nell’ambito di CoCoNet, la ricerca pilota sulle perdite di idrocarburi, sconosciuta ai più, si è concentrata sull’Adriatico meridionale, che è lo snodo fondamentale, il luogo in cui si ha il fenomeno di sprofondamento delle acque dense nord adriatiche nella pancia dello Ionio. È quello, insomma, il punto di transito del movimento d’acqua che dà vita agli abissi delMediterraneoCosa accadrebbe in caso di incidenti in fase estrattiva o in fase di trasporto? La risposta è nel gioco di correnti marine......
mappa

 “È chiaro dunque – spiega Boero – che se nell’Adriatico dovesse verificarsi un incidente, il petrolio andrebbe a inserirsi nella corrente che alimenta la parte più profonda del Mediterraneo, che invece di ricevere ossigeno riceverebbe idrocarburi. L’eventualità che questo accada non può essere esclusa. Calcolare l’entità monetaria dei danni causati da una simile eventualità è sterile: non ci sono soldi che possano ripagare gli ambienti che sarebbero gravemente danneggiati”.

13 maggio 2014

Turchia,è strage in miniera di carbone 274 minatori morti.


......E IL CARBONE CONTINUA A MIETERE VITTIME INNOCENTI.

Tratto da qn.quotidiano.net

Turchia, è strage in miniera: 274 morti. 

Soma (Turchia), 14 maggio 2014  - Sarebbero 274 le vittime fino ad ora accertate dell’esplosione di una miniera a Soma, in Turchia, dove continua la corsa contro il tempo per cercare di recuperare altri superstiti. Si teme che le vittime siano molte di più, perché secondo l’azienda che gestisce il sito, al momento della deflagrazione erano al lavoro 787 minatori.Restano intrappolati in 120”, ha detto il premier turco, Recep Tayyp Erdogan nel corso di una conferenza stampa tenuta sul posto, al termine della quale la sua auto è stata presa a calci da manifestanti inferociti per la mancanza di sicurezza nella miniera.
Di “circa 350” operai morti ha parlato Ozgur Ozel, capo dell’opposizione turca che si riconosce nel Partito repubblicano del popolo, che il 29 aprile scorso si era visto rifiutare dal governo la richiesta di discutere un dossier sugli incidenti nella miniera, che si trova nella provincia di Manisa, 120 km a nord di Smirne.
L’esplosione appare destinata a diventare il più grave incidente di questo genere mai accaduto in Turchia, ha spiegato ai giornalisti il ministro dell’Energia, Tamer Yildiz.


Tratto da Unita.it
Turchia, esplode miniera carbone«157 operai morti»

Assume le dimensioni di un'autentica tragedia l'esplosione di una miniera di carbone in Turchia. Un sindaco vicino al luogo dell'incidente, citato dalla Cnn turca, afferma che le vittime sarebbero 157, contro le 17 riferite due ore fa dal governo. La miniera di Soma si trova nella provincia occidentale di Manisa, a 120 km da Smirne. In precedenza il governo aveva dichiarato che sottoterra ci sarebbero ancora oltre 200 i minatori ancora intrappolati. Nurettin Akcul, capo del sindacato dei minatori riferisce che l'esplosione si è verificata a 2 km di profondità a causa di un cortocircuito elettrico.

La fonte dell'aggiornamento sul numero delle vittime è Cengiz Ergun sindaco di Manisa, capoluogo dell'omonima provincia dove sorge la miniera di Soma, a 100 km da Smirne.
Secondo Ergun sarebbero stati 600 i minatori sotto terra al momento dell'esplosione. Le cifre del sindaco di Manisa debbono essere ancora confermate ufficialmente dalla protezione civile turca la AFAD, che alle 21 parlava di 17 morti e oltre 200 intrappolati. I feriti sarebbero 75 secondo i media locali. Il peggior disastro minerario in Turchia risale al 1992 quando morirono in 263 per un'esplosione di gas (grisù) a Zonguldak. L'area di Soma, in cui vivono circa 100.000 persone, è ricca di lignite e la sua estrazione e l'impiego nelle centrali elettriche è la maggiore risorsa della zona.
I soccorritori tentano disperatamente di raggiungere i minatori intrappolati.

L'esplosione sarebbe avvenuta a un paio di chilometri di profondità e sarebbe stata provocata da un'avaria del trasformatore elettrico verso le 14.30 (ora italiana). In serata i soccorritori tentavano di iniettare aria fresca nelle gallerie dove gli operai sono imprigionati, a circa due chilometri di profondità e quattro dall'ingresso della miniera, che si trova nel quartiere di Soma. I vigili del fuoco hanno indicato che un fumo denso complica la loro avanzata.

L'incidente è avvenuto nella provincia di Manisa. Il governatore Mehmet Bahattin Atci ha riferito che sino ad ora 280 operai sono riusciti a salire in superficie dopo lo scoppio.



10 settembre 2013

Incendio alla centrale Enel a carbone a La Spezia.Legambiente ha espresso preoccupazione.

Tratto da Ecoblog

Incendio alla centrale Enel a carbone a La Spezia, ignote le cause

Scritto da: -

Un incendio durato qualche ora ha riguardato una parte del nastro che trasporta il carbone dalle navi alla centrale Enel di La Spezia: le cause sono da verificare

Incendio alla centrale Enel a carbone a La Spezia, ignote le cause
Le fiamme ora sono state spente dai Vigili del Fuoco intervenuti stamane a La Spezia poiché allertati da una chiamata dalla vicina centrale Enel a carbone E.Montale
Il nastro trasportatore del carbone che porta il combustibile dalle navi alla centrale ha preso fuoco per cause ancora da verificare.


Scrive Speziapolis su Fb che sta seguendo in tempo reale l’evolversi della situazione:
Sul posto è presente personale ENEL tra cui il direttore della centrale Walter Moro e sono da poco sopraggiunti anche il Sindaco Federici e l’assessore all’Ambiente Natale. Auspichiamo che in giornata le autorità riferiscano sulle cause e sulle possibili conseguenze di questo grave incidente.
È impensabile che un sistema di trasporto di un combustibile quale è il carbone, che attraversa una importante arteria viaria, possa subire simili incidenti.
Quali sistemi di controllo esistono per fare una corretta prevenzione?
Questo grave episodio rilancia le preoccupazioni manifestate pochi giorni orsono in occasione della richiesta delle concessioni del carbonile in Autorità Portuale.
Proprio ieri infatti il comitato Spezia via dal carbone registrava le perdite del carburante nell’ambiente durante la filiera di approvvigionamento dalle navi alla centrale.

15 ottobre 2012

Pakistan, operai bruciati vivi. Ma la fabbrica aveva certificazione italiana

Pakistan, operai bruciati vivi. Ma la fabbrica aveva certificazione italiana

Pakistan, operai bruciati vivi. Ma la fabbrica aveva certificazione italiana

Quasi 250 operai bruciati vivi nello stabilimento in fiamme, appena certificato come ‘sicuro’. L’inferno della Ali Enterprises, il settore tessile dei poveri: a poco più di un mese dalla terribile tragedia di Karachi, il peggiore incidente industriale della storia pakistana, non è ancora stata fatta chiarezza. Neppure sulla validità dei sistemi di controllo che, solo un…

Quasi 250 operai bruciati vivi nello stabilimento in fiamme, appena certificato come ‘sicuro’.

 L’inferno della Ali Enterprises, il settore tessile dei poveri: a poco più di un mese dalla terribile tragedia di Karachi, il peggiore incidente industriale della storia pakistana, non è ancora stata fatta chiarezza. Neppure sulla validità dei sistemi di controllo che, solo un mese prima, avevano dato all’azienda l’ambita certificazione SA8000. Nato nel 1997 per garantire i requisiti etici delle imprese verso i lavoratori, questo prestigioso attestato internazionale era stato rilasciato all’azienda il 20 agosto, meno di un mese prima. 

 Da chi? Dal Rina, il Registro Italiano Navale di Genova, una società di ispezione accreditata a livello mondiale: da anni il gruppo ligure tiene sotto controllo centinaia di aziende in tutto il pianeta, per conto di una struttura di New York.
 Sigle remote e anonime, che parlano la lingua franca della globalizzazione: come il Saas, Social Accountability Accreditation Services, l’ente che accredita il Rina, o come lo stesso Sai, Social Accountability International, con sede nella Grande Mela.
Un organismo finanziato dalle maggiori multinazionali, che non fa nulla per rivelare le conclusioni dei revisori accreditati, come l’azienda italiana.  Leggi l'articolo integrale

07 luglio 2012

CINA:Hunan, 16 uomini intrappolati in una miniera di carbone

Tratto da Asia News
Hunan, 16 uomini intrappolati in una miniera di carbone dell'Hunan

Pechino (AsiaNews/Agenzie) - Almeno 16 persone sono intrappolate in una miniera di carbone dell'Hunan (Cina centrale), dopo che una galleria è stata allagata. Questo è l'ennesimo incidente nell'industria mineraria cinese che ogni anno uccide migliaia di vite. Le squadre di soccorso sono all'opera da ieri sera ma finora non sono riusciti a salvare i minatori intrappolati.

Non è chiaro finora il motivo dell'allagamento, anche se forse è da legare all'inizio della stagione delle piogge.
L'Hunan è una delle province dove più accadono incidenti in miniera. Solo nei medi scorsi vi sono stati disastri costati la vita a decine di operai delle miniere di carbone.
Secondo le ultime statistiche fornite dal governo, lo scorso anno sono morte 1973 persone per incidenti in miniere di carbone, con un abbassamento del 19% rispetto all'anno precedente. Ma gruppi per i diritti umani e privati studiosi cinesi affermano che la cifra è molto più alta: i padroni delle miniere, infatti, non denunciano molti incidenti per timore di perdite economiche, multe, chiusure degli impianti.

26 agosto 2011

1)Tirreno Power, non ci sono più scuse 2)Legambiente con Italia Nostra : chiudere i gruppi a carbone3)Incendio a Civitavecchia nella centrale

Tratto da Savona News

Tirreno Power, non ci sono più scuse: ora e' tutto nelle mani dei sindaci Caviglia e Ferrando


In esclusiva assoluta, il documento del Sindaco di Civitavecchia che ha prescritto e ottenuto la chiusura immediata e la dismissione della locale centrale a carbone Tirreno Power. Basta presentare un documento analogo sia in merito alla valutazione AIA, ma anche in merito alla Conferenza dei Servizi. Ora vediamo se la legge per qualcuno è più uguale che per altri

Ubik: "La fine delle sofferenze della cittadinanza savonese, dopo 40 anni di inquinamento e tumori, menzogne e ricatti, è finalmente a portata di mano dei Sindaci dei Comuni di Vado e Quiliano, in quanto Primi Responsabili (anche penalmente) della tutela della Salute pubblica.

Basta presentare un documento analogo sia in merito alla valutazione AIA, ma anche in merito alla Conferenza dei Servizi.

Attendiamo con fiducia che i Sindaci dei due Comuni compiano questo atto, ormai dovuto e non più differibile.

Il Sindaco di Civitavecchia ha prescritto la chiusura della centrale a carbone per “contemporanea e consolidata presenza di rilevanti fattori di pressione ambientale”, perché “non è possibile escludere che tali emissioni abbiano comportato un impatto sulla salute umana”, per “lo stato di sofferenza sanitaria della popolazione, registrato da diverse indagini epidemiologiche”, perché “le decisioni strategiche rispetto ai piani di riconversione energetica devono tener conto dello stato di salute della popolazione residente”, perché l’assegnazione, per i primi due anni di vigenza dell’AIA, di limiti di inquinamento sensibilmente superiori “avrebbe l’effetto di esporre, per un lasso di tempo considerevole, la popolazione a livelli di emissioni”, che inducono “nel sottoscritto Sindaco ulteriori legittimi timori in relazione alla salvaguardia della salute pubblica”, Sindaco che ritiene quindi di “dover adottare un idoneo provvedimento al fine di prevenire ed impedire il danno e il pericolo che le suddette emissioni potrebbero arrecare alla salute pubblica”.

Il documento in formato .pdf è scaricabile QUI.

Leggi l'articolo integrale su Savona News

Leggi anche su Ecoblog

Carbone: bocciata Torre Valdaliga sud..

Il gruppo inattivo della centrale termoelettrica di Torrevaldaliga sud a Civitavecchia non verrà riattivato e convertito a carbone. Sembrerebbe questo il destino dell’impianto in seguito alla conferenza dei servizi di ieri pomeriggio al Ministero dell’Ambiente. Sul tavolo c’era la richiesta di Autorizzazione Integrata Ambientale per il nuovo gruppo a carbone che, molto probabilmente, non arriverà mai.

Lo si deduce da un comunicato stampa diffuso dal Movimento per la Difesa del Cittadino di Civitavecchia in cui si afferma che la Commissione Aia ha accettato le prescrizioni avanzate dal sindaco della città, Gianni Moscherini. Tirreno Power, quindi, difficilmente riuscirà a portare avanti il suo progetto.

Il Movimento per la Difesa del Cittadino, inoltre, riporta le opinioni di un altro sindaco, quello di Tarquinia, in merito alla necessità di coinvolgere anche i comuni limitrofi nelle procedure di Aia:

Spendiamo un’ultima parola per esprimere, come MDC Comprensoriale, il nostro apprezzamento al pensiero del Sindaco di Tarquinia secondo cui il problema delle Centrali non può riguardare solo e soltanto il Comune di Civitavecchia, ma dovrebbero essere chiamati in causa tutti i Comuni del comprensorio sui quali possono ricadere le emissioni


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Tratto da Savona News

Domanda agli iscritti, agli attivisti, ai dirigenti del Partito Democratico: Cosa ne pensate del principio di precauzione?

Siete disponibili a sostenere la moratoria alla costruzione del nuovo gruppo a carbone in attesa degli esiti dell’inchiesta della Magistratura, moratoria presentata in questi giorni dagli ambientalisti?

Siete o no estremamente preoccupati del fatto che, ogni 100.000 abitanti, se in un anno in Italia muoiono 7 (sette) donne per tumore ai polmoni, a Noli ne muoiono ben 36 (trentasei)?

Siete o no estremamente preoccupati che sette componenti della commissione di VIA (le persone che hanno deciso il futuro dei savonesi !!!!) siano stati recentemente indagati per gravissime ipotesi di reato: abuso d'ufficio, produzione di documenti ideologicamente falsi, gravi sottostime dell'impatto della combustione del carbone sulla comunità esposta. creazione di pericoli per persone e ambiente, ecc per analogo procedimento a Porto Tolle?

Tutto questo non vi induce a sostenere una posizione precauzionale, sospendendo l'attuazione del progetto autorizzato da queste persone?

Libreria UBIK

Documento in PDF su Uomini liberi
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Lodo Ambientalista, su Vado Legambiente compatta con Italia Nostra e Moda Savona: chiudere i gruppi a carbone


Lo precisa in una nota il presidente regionale di Legambiente, Stefano Sarti



In merito a quanto affermato in una dichiarazione dal Presidente Regionale di Italia Nostra Roberto Cuneo, ripresa poi dal comunicato del Moda di Savona, posso tranquillamente affermare, credo anche interpretando il pensiero degli altri firmatari del c.d. Lodo Ambientalista, che

anche noi siamo per la chiusura dei gruppi a carbone della Centrale di Vado Ligure, e che non esiste contraddizione tra questo e il chiedere la sospensione delle decisioni in merito alla costruzione del nuovo gruppo a carbone.

Anzi questa richiesta indica l'unica strada possibile per uscire definitivamente dalla dipendenza del carbone ed andare verso l'uso del metano come misura di carattere ambientale e sanitario verso le popolazioni pesantemente esposte al rischio carbone.

Così come non esistono due pesi e due misure nel giudicare la situazione di gravita' nell'uso del carbone in tutte le centrali ligure.
Il carbone deve sparire dalla centrali liguri, così alla Spezia come a Genova come a Vado.
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Tratto da Cronaca Live
Incendio Civitavecchia: a fuoco trasformatore centrale Enel


CIVITAVECCHIA: Un incendio è scoppiato a Civitavecchia. La notizia è testimoniata in rete da alcuni video amatoriali inviati al sito YouReporter.it. L’utente Lele78 scrive che l’incendio è scoppiato nella centrale a carbone dell’Enel. Le immagini in effetti mostrano una grande colonna di denso fumo nero che si leva nei pressi della centrale. Ma è ancora da capire effettivamente dove sia localizzato l’incendio e cosa stia andando a fuoco: GUARDA LE PRIME IMMAGINI
Secondo ulteriori aggiornamenti, è confermato che l’incendio è in corso alla centrale Enel di Torre Valdaliga Nord. A fuoco sta andando un trasformatore ad olio, che si sarebbe surriscaldato fino a prendere fuoco. I vigili del fuoco sono al lavoro con diverse squadre.
La centrale dell’Enel di Civitavecchia è un impianto a carbone. In totale ha una capacità di 1980 MW installati. Si trova presso la località TorreValdaliga. E’ stata costruita nel 2003, sostituendo la precedente centrale termoelettrica ad olio combustibile da 4 gruppi con una capacità totale di 2640 MW.
In zona ci sono state spesso polemiche e manifestazioni di protesta contro l’impianto.


Tratto da Trc

USB: "Torre Nord è in regola con la normativa antincendio?"

"L'incidente avvenuto ad uno dei due trasformatori principali del secondo gruppo di Torre Nord, in cui sono andate alle fiamme oltre 50 tonnellate di olio dielettrico, riporta in primo piano il tema della sicurezza nell'impianto con particolare riguardo al rischio di incendio". Lo sostiene la USB Lavoro Privato che ricorda di aver presentato appena due mesi fa uno specifico esposto alla Magistratura.

Per l'organizzazione sindacale, nel caso di Torre Nord risulterebbe che la centrale sia stata progressivamente avviata all'esercizio ben prima che fossero completate tutte le attività incluse nel progetto riguardante la normativa antincendio, e, con riguardo ad alcune parti di impianto soggette a controllo di prevenzione incendi, addirittura prima che i Vigili del Fuoco avessero rilasciato i preventivi pareri di conformità. "In proposito – aggiunge l'USB - esiste una specifica nota di richiamo del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco inviata nel maggio 2010 all'Enel e al Comune, finalizzata ad ottenere il rispetto delle previsioni di legge in materia. L'Usb, ricordando che la normativa antincendio classifica le centrali termoelettriche come impianti a rischio elevato, chiede alle istituzioni e alle autorità di esercitare le proprie prerogative ai fini di una incisiva azione di vigilanza e tutela.




Stralcio da Uno Notizie

ULTIM'ORA DELLE 13
:
C'è viva preoccupazione sulle possibili conseguenze per la salute di persone e ambiente.

Malgrado il pronto intervento dei Vigili del Fuoco, sembra che il trasformatore sia stato fatto bruciare per intero in quanto non si sapeva come intervenire tecnicamente.
Questo la dovrebbe dire assai lunga sulle misure di sicurezza della centrale e sullo stato di totale mancanza di tutela in cui vivono le popolazioni circostanti.

ORE 12: Paura ed allarme questa mattina a Civitavecchia per l'esplosione di un trasformatore ad olio che ha provocato un incendio all'interno della centrale a carbone Enel di Torre Valdaliga Nord, già tristemente nota per precedenti episodi che ne hanno evidenziato la scarsa sicurezza.
Immediato l'intervento dei Vigili del Fuoco e delle squadre Enel che stanno tentando di limitare i danni.
Intanto però la nube sprigionata dalla centrale ha coperto il cielo di Civitavecchia e la cittadinanza segue con apprensione la dinamica dei fatti.
C'è inoltre il timore che il vento possa spingere la nube anche verso la vicina Tarquinia

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Stralcio da" La Repubblica"
"Stamattina dalle undici in poi tutto il cielo intorno Civitavecchia si è annerito di fumo per decine di chilometri ....... Dalle foto scattate sembrerebbe un incendio o qualcosa di simile, ma l'inquinamento in tutta la zona, gravissimo, ha indotto il Codacons a presentare un esposto alla procura della Repubblica di Civitavecchia per chiedere l'immediata indagine e l'eventuale blocco della centrale". E' quanto si legge in una nota del Codacons, che prosegue: "Come si ricorderà, la centrale è in corso di trasformazione a centrale a carbone nonostante la ferma opposizione dei cittadini e delle associazioni ambientaliste".
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La politica colpevole

di Marzia Marzoli

Tratto da Facebook
Civitavecchia. Il carbone di Tvn inquina, ma stamattina anche di più perchè è scoppiato un trasformatore dell'impianto ed è andato a fuoco. Il fumo dell'olio bruciato è diventato un fungo venefico terrificante, ancora piu pericoloso qando è arrivato sulle nostre teste, spostato dalvento in quota che in ora l'ha portato a Tarquinia.

Grazie Enel.

Che impotenza davanti ad un pericolo del genere, mio figlio era angosciato che non credeva fosse vero.

Fumo di una sostanza che neanche sappiamo ci cade in testa e noi, pietrificati aspettiamo che passi.

Mamma fa male questo fumo?

Si amore, di mamma ed è per questo che non mollo da anni.

Signor Sindaco, questo è il prezzo dei soldi accettati da Enel?

Che prezzo possiamo ancora pagare per l'errore politico che avete commesso a dire si ai soldi di Enel.

Tutti coloro che hanno detto si al carbone, consiglieri di maggioranza e assessori con il Capitano Mazzola, devono portarsi dietro il peso di tanta responsabilità, e anche tutta la mia personale condanna morale e politica.

Tutti i soldi elargiti per gli eventi, per le mucche chevrolet, per i marciapiedi, ma che sono se poi paghi tutto questo.

Avete da vergognarvi ancora per molto!


28 ottobre 2010

Centrale Enel di Genova, due operai intossicati:Sul posto anche i vigili del fuoco per accertare le condizioni di sicurezza..

Tratto da Primocanale.it
Fumi dalla centrale Enel di Genova, due operai intossicati
28/10/2010

Incidente alla centrale dell'Enel di Genova, nei pressi della Lanterna, dove due dipendenti sono rimasti intossicati dopo aver respirato fumi di cenere di carbone. Sono stati trasportati in codice giallo all'ospedale Villa Scassi di Sampierdarena, dai paramedici del 118, intervenuti per i primi soccorsi. Sul posto anche i vigili del fuoco per accertare le condizioni di sicurezza della centrale. Ancora ignote le cause dell'incidente. Secondo una prima ricostruzione la polvere di carbone sarebbe fuoriuscita da un flangia di raccordo all'interno della centrale.

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Tratto da 'NtaCalabria

F. Curatola, sindaco di Bagaladi, spiega il suo no al carbone a Saline Joniche

di Francesco Iriti

"«Come era ampiamente prevedibile, il Ministero dell’Ambiente ha espresso parere positivo sulla Valutazione di Impatto Ambientale per la Centrale a Carbone di Saline Joniche. Questo non vuol dire che domattina arriveranno le ruspe e iniziano i lavori di costruzione, ma l’attenzione, ora più che mai, deve rimanere alta, perché il rischio concreto che i lavori partano, c’è». Federico Curatola, sindaco di Bagaladi, da sempre si è battuto contro il progetto Sei anche ultimamente quando, insieme al sindaco di San Lorenzo Sapone ha rifiutato di aderire all’iniziativa degli altri primi cittadini dell’area grecanica.

«Nelle scorse settimane sono stato oggetto di attacchi e strani messaggi per essermi rifiutato di firmare il protocollo d’intesa per incaricare il Sindaco di Montebello Jonico di nominare una Commissione di “esperti” – dichiara Curatola -per valutare il progetto e dirci se nuoce o meno alla salute. Ritengo con questo di essere stato “coerente” (vocabolo sconosciuto a tanti…) con quello che ho sempre sostenuto: il carbone non é una strada percorribile per il nostro territorio».

Curatola sposta l’attenzione alla questione nazionale ed in particolare al «Ministro Stefania Prestigiacomo che, “coerentemente” con quanto sostenuto a Copenhagen, ha dato parere positivo ad un progetto che aumenterà di 7,5 milioni di tonnellate il quantitativo di CO2 emesso nell’atmosfera dal nostro paese, in barba agli accordi di Kyoto. La signora Ministro è rimasta coerente con sè stessa e con gli ordini di scuderia impartiti dal governo».

Curatola ripercorre tutte le campagne della sua battaglia contro il carbone «iniziata nel luglio del 2008, la costituzione del coordinamento delle associazioni contrarie al progetto, la raccolta di firme (più di 2000 in un solo week-end), gli incontri, i comunicati stampa, le iniziative. Qualcuno pensava che ora, rappresentando io un’istituzione, avrei cambiato opinione o “qualcosa” mi avrebbe fatto cambiare opinione. Mi spiace avere deluso chi era convinto di ciò, ma la mia idea è che la “vita” di un territorio e di un popolo non sia “monetizzabile”».

E’ necessaria, per Curatola, «una mobilitazione di massa per contrastare dal basso un progetto che si intende calare dall’alto e nei confronti del quale tutti gli Enti, a suo tempo, si erano espressi negativamente (Regione Calabria, Provincia di Reggio, Comune di Reggio con a capo l’attuale Governatore Scopelliti, e vari Comuni interessati)».

Il giovane sindaco di Bagaladi ribadisce il suo no al carbone in quanto «64 veleni vengono sprigionati nei cieli e quello che non ricade direttamente sul suolo, ci ritorna attraverso le piogge acide.

In Veneto ed in Liguria, – conclude Curatola – così come a Brindisi ed in ogni altro posto al mondo dove esistono centrali a carbone…che piaccia o no, si muore.
Costruire una simile mostruosità equivale ad ammorbare un intero territorio e negare a tutti noi la possibilità di “viverci”».