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07 luglio 2012

CINA:Hunan, 16 uomini intrappolati in una miniera di carbone

Tratto da Asia News
Hunan, 16 uomini intrappolati in una miniera di carbone dell'Hunan

Pechino (AsiaNews/Agenzie) - Almeno 16 persone sono intrappolate in una miniera di carbone dell'Hunan (Cina centrale), dopo che una galleria è stata allagata. Questo è l'ennesimo incidente nell'industria mineraria cinese che ogni anno uccide migliaia di vite. Le squadre di soccorso sono all'opera da ieri sera ma finora non sono riusciti a salvare i minatori intrappolati.

Non è chiaro finora il motivo dell'allagamento, anche se forse è da legare all'inizio della stagione delle piogge.
L'Hunan è una delle province dove più accadono incidenti in miniera. Solo nei medi scorsi vi sono stati disastri costati la vita a decine di operai delle miniere di carbone.
Secondo le ultime statistiche fornite dal governo, lo scorso anno sono morte 1973 persone per incidenti in miniere di carbone, con un abbassamento del 19% rispetto all'anno precedente. Ma gruppi per i diritti umani e privati studiosi cinesi affermano che la cifra è molto più alta: i padroni delle miniere, infatti, non denunciano molti incidenti per timore di perdite economiche, multe, chiusure degli impianti.

16 settembre 2011

1)Chi inquina deve pagare per le bonifiche 2) Premio Ambientalista 2011 3)Galles, una nuova tragedia in miniera di carbone

Tratto da Peacelink

Chi inquina deve pagare per le bonifiche e adottare tutte le tecnologie del caso per eliminare le emissioni nocive

Non accettate quei soldi, sono trenta denari offerti per tradire la causa della difesa di questa città

16 settembre 2011 - Giovanni Matichecchia

Le perplessità sono legittime. Si possono accettare soldi da chi inquina e ammorba questa città mettendo a repentaglio la vita nostra e dei nostri figli? Chiedere alle grandi aziende di contribuire alla vita sociale e culturale di questa città significa avere un´idea strana delle responsabilità di chi inquina. E forse anche della cultura. Intanto chi inquina deve pagare per le bonifiche e adottare tutte le tecnologie del caso per eliminare le emissioni nocive. Alla gente comune basterebbe questo. Senza sconti o strane partite di giro. Del tipo, faccio un po´ di pubblicità e tu non mi attacchi ogni giorno. Del tipo, ti do un po´ di soldi per la squadra del calcio, tanto il popolo, si sa, con la pancia piena e un po´ di spettacoli (panem et circenses) si assopisce. Del tipo, una stagione concertistica fa dimenticare i problemi o rende gli autori dell´inquinamento più umani, meno pervicacemente interessati al profitto. Non accettate quei soldi, sono trenta denari offerti per tradire la causa della difesa di questa città. Come potrà parlare in libertà chi, accettando i trenta denari, in altra parte del giornale dovrà raccontare dei tumori in crescita, dei miasmi nauseabondi che ammorbano la città, dell´oblio che è calato sui tanti morti "in nome del progresso".
Come potranno le paludate testate giornalistiche parlare ancora della protervia del profitto. Perché di questo si tratta. Di far vincere su tutto il profitto e la competitività.
Il mercato.
Quel mercato cieco sia in materia di ecologia che di giustizia.
Se anche le testate giornalistiche, che dovrebbero essere fredde testimoni della realtà, perdono la capacità di raccontare con lucidità quel che accade a questa città, dobbiamo davvero temere per il nostro futuro, abbandonato nelle mani di chi serve solo il Dio Profitto.


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Tratto da Rinnovabili .it

Premio Ambientalista 2011, sono 8 i candidati al riconoscimento green

(Rinnovabili.it) – Legambiente e La Nuova Ecologia stanno promuovendo la quinta edizione del Premio Ambientalista 2011, riconoscimento simbolico a cui sono state candidate 8 personalità eterogenee del panorama green. Le nomination, annunciate da una commissione di esperti presieduta dal portavoce nazionale di Legambiente Alberto Fiorillo, vanno da Matteo Cerruti, avvocato difensore delle cause degli ambientalisti a Elio Riccarand, un appassionato difensore di cime, presidente comitato internazionale per la protezione della montagna più alta d’Europa che raggruppa 25 associazioni d’Italia, Francia e Svizzera conosciuto come “Pro Mont Blanc”, passando per industriali, sindaci, giornalisti e semplici cittadini che si sono dedicati all’ambiente. Otto persone che rappresentano ognuna uno spaccato di vita quotidiana, impegnate sul fronte lavorativo o sociale e accomunate dall’interesse per la sostenibilità ambientale.
L’edizione 2011 del Premio Ambientalista è stata dedicata alla memoria della donna simbolo della lotta all’amianto Luisa Minazzi, protagonista di numerose battaglie e co-fondatrice di Legambiente a Casal Monferrato. Saranno i lettori della rivista e i soci dell’associazione ambientalista ad esprimere le preferenze che designeranno il vincitore votando sul sito della rivista o inviando la loro preferenza alla redazione web.

Per votare basta compilare la scheda di partecipazione all’interno della rivista, inviandola in redazione entro e non oltre sabato 12 novembre (farà fede il timbro postale) oppure sul sito www.lanuovaecologia.it inviando la propria preferenza all’indirizzo ambientalista2010@lanuovaecologia.it.

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Tratto da Senzacolonne

«Cardiopatie nei feti I casi sono in crescita»

BRINDISI – No, le cose non stanno esattamente così. Lo studio degli 11 ricercatori del Cnr che rivela come la probabilità che a Brindisi un bambino nasca con problemi cardiaci sia del 67 percento superiore alla media europea, porta alla luce una verità sì agghiacciante, reale, scientifica, ma ancora parziale. Perché la realtà, quella quotidiana, quella con cui ogni giorno medici e famiglie impietosamente si scontrano, è di gran lunga più terrificante. Quella indagine, spiega il dirigente di neonatologia di Brindisi Enrico Rosati, responsabile dell’Unità semplice di cardiologia fetale e neonatale, con tutti i suoi lodevoli meriti, non può dirsi del tutto completa: “Questo perché – rivela – lo studio tralascia del tutto la fase prenatale. Si occupa cioè dei bambini che vengono alla luce, e non anche di quelle gravidanze interrotte proprio a causa delle anomalie cardiache complesse che colpiscono i feti prima della nascita”. E in quanti non ce la fanno? “Quasi il 50 percento”. Insomma: dei feti interessati da patologie cardiache complesse, solo uno su due viene al mondo. E chi non ce la fa, non rientra nemmeno nella statistica dell’indagine condotta dagli undici ricercatori. Quindi, se l’obiettivo dello studio è capire non quanti neonati vengano al mondo con problemi cardiaci in questa città di industrie chimiche e carbone, ma scoprire quanti ne vengano colpiti al di là del successo della gravidanza, allora quei dati già di per sé spaventosi, andrebbero aggiornati, integrati, completati. Non solo: “Quello che mi sento di evidenziare e che preoccupa – spiega ancora Rosati – parlando non solo come medico, ma anche come padre di tre figli, è che questo trend è in continuo e costante aumento. Rispetto al passato abbiamo sempre più casi di feti colpiti da cardiopatie complesse. Mi riferisco a quelle che dopo la nascita richiedono un intervento chirurgico, o che causeranno problemi al bambino per il resto della sua vita. Grazie al miglioramento delle tecniche di diagnosi stiamo riuscendo ad avere un quadro più completo della situazione, e quel che ne è emerge è un dato sicuramente preoccupante”. Un altro dato che desta allarme, è quello relativo alle malformazioni cardiache rare. “Mi riferisco – spiega Rosati – a quelle anomalie del cuore che, in base alle statistiche, ci aspetteremmo di trovare una volta ogni 5 anni. E invece a Brindisi, e più precisamente nell’area comprendente anche parte del restante territorio salentino, abbiamo riscontrato un’incidente di 4, perfino 5 volte superiore”........: “Quello di cui ora abbiamo bisogno – spiega Rosati – per sciogliere ogni dubbio, è di un’indagine epidemiologica pulita, vera, concreta e definitiva, scevra da scremature e interpretazioni”. Leggi tutto

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Tratto da La Repubblica

Galles, una nuova tragedia in miniera per gli "uomini dalla faccia sporca".

Quattro vittime in una miniera di carbone di Gleison inondata dall'acqua. Difficili i soccorsi.

LONDRA
- Una nuova tragedia colpisce la terra dei minatori. Quattro persone hanno perso la vita in una miniera inondata dall'acqua nel Galles del sud. L'incidente è cominciato a delinearsi giovedì, quando una parete che separava la miniera di carbone di Gleison è crollata, facendo invadere gallerie e cunicoli da un torrente d'acqua e detriti che ha trascinato un gruppo di minatori fino a 90 metri di profondità. Tre di essi sono riusciti quasi subito a mettersi in salvo, anche se due hanno perso conoscenza per l'acqua e il fango ingeriti e sono stati ricoverati d'urgenza nel più vicino ospedale a Swansea. Quattro sono invece rimasti intrappolati sotto terra e una vasta operazione di soccorsi ha avuto inizio giovedì sera ed è continuata per tutta la giornata di oggi, con specialisti dei vigili del fuoco, polizia e ambulanze...

Purtroppo col passare delle ore dalla miniera sono arrivate solo cattive notizie.

Le famiglie dei minatori e tutta la comunità locale si sono raccolti in un centro sociale vicino alla miniera. "Siamo molto tristi, questa è una botta tremenda per tutti noi", ha detto uno di loro alla Bbc.
Non è la prima, tuttavia, per questa gente. Nell'Ottocento e per gran parte del Novecento, il Galles è stato uno degli epicentri dell'industria del carbone britannica. Solo negli anni '80, dopo il lungo, feroce e spesso violento braccio di ferro tra il governo della Thatcher e i sindacati dei minatori, le miniere hanno cominciato a chiudere.
Alcune però resistono, come quella di Gleison, una piccola miniera di carbone, molto antica, già colpita da una disgrazia analoga nel 1909: anche allora l'acqua invase le gallerie, uccidendo cinque minatori, di cui due di appena 14 anni.
Ma la storia, per gli "uomini dalla faccia sporca", si ripete sempre uguale, come se non potesse cambiare mai niente.
(16 settembre 2011) Leggi tutto
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29 luglio 2011

1)Ucraina/ Incidenti in due miniere: 25 morti e 12 dispersi 2)Enel, i medici: "Dal carbone effetti lesivi sulla salute

Ancora vittime innocenti.........per il carbone
Tratto da Tmnews
Ucraina/ Incidenti in due miniere: 25 morti e 12 dispersi
Kiev, 30 lug.


(TMNews) - Sono almeno 25 i minatori morti e 12 quelli dispersi in due incidenti avvenuti nello stesso giorno, venerdì, in due miniere ucraine: nel primo, un'esplosione provocata da una fuoruscita di gas metano, in una miniera di Lugansk, nella parte orientale dell'Ucraina, ha provocato 18 morti e 12 dispersi. Altri due minatori sono stati estratti vivi ma con ustioni gravissime. L'incidente ha avuto luogo nella miniera di carbone "Sukhodolskaia orientale", dove già a giugno s'era prodotto un incendio, che aveva provocato l'evacuazione dei minatori.

In un altro incidente, dovuto al crollo di un pozzo nella miniera di Bajanova, nella regione di Donetsk, hanno perso la vita sette minatori, mentre altri quattro risultano dispersi. Circa 500 minatori sono stati evacuati.

Le miniere ucraine, concentrate principalmente nella parte orientale del paese, sono spesso teatro d'incidenti mortali a causa di sistemi di sicurezza obsoleti.

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Tratto da Città della Spezia

Enel, i medici: "Dal carbone effetti lesivi sulla salute"

. Anche in considerazione delle dichiarazioni fatte in conferenza stampa dalle amministrazioni, impegnate nel confronto per la concessione dell’Aia alla centrale "E. Montale", la commissione Ambiente dell’ordine dei Medici intende ribadire la propria posizione in merito. Intendiamo in questa occasione sottolineare nuovamente, come fatto fin dagli anni ’80, gli effetti lesivi sulla salute di centrali termoelettriche a carbone o prevalentemente a carbone come la nostra (visto lo scarsissimo utilizzo dei 2 gruppi a turbogas della stessa), tanto più ubicate in prossimità del centro abitato ed in un sito che, oltretutto esposto ad altre fonti particolari di inquinamento, presenta caratteristiche idrogeografiche e metereologiche del tutto inadatte a tale insediamento, come già riconosciuto e giudicato negli anni ’90.
Ricordiamo allora che i dati della letteratura scientifica ci dimostrano un sicuro effetto lesivo per la salute della combustione di fossili anche quando anche si dispongano misure di abbattimento delle emissioni che, come nel caso delle prescrizioni in oggetto, ridurranno alcuni parametri ma non possono raggiungere i limiti proposti dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Sempre dai dati della ricerca si evince poi che anche l’uso dei più moderni filtri non è in grado di fermare le particelle ultrafini che, unitamente ai microinquinanti metallici e organici, sono responsabili, oltre che di specifiche tumoralità, di un incremento di svariate malattie, tra tutte quelle broncopolmonari e ischemiche.

Riteniamo che a tali elementi si debba la necessaria considerazione tanto
più che i dati epidemiologici sulla mortalità e morbilità per tali malattie ci parlano sempre di tristi record per la nostra città
. Oltre agli eccessi di mortalità per mesotelioma pleurico (dovuto all’amianto) e tumore polmonare, oltre all’incremento di incidenza di linfomi e altri tumori ambiente correlati (in particolare per alcuni distretti), dobbiamo ricordare come nella nostra provincia vi siano tassi di mortalità per infarti, ictus e broncopneumopatie cronico-ostruttive molto più alti rispetto alle medie nazionali. Anche i tassi di ricovero ed il consumo di farmaci per tali disturbi sono sempre ai vertici delle classifiche nazionali e regionali. Non essendo stati sviluppati in passato i necessari studi che avrebbero dovuto essere intrapresi per stabilire le correlazioni tra le varie fonti di inquinanti (traffico, centrale termoelettrica, attività portuale ecc.) e tali ricadute sanitarie, riteniamo doveroso sostenere che ovunque si prendano decisioni su aspetti legati a tali emissioni si considerino tali questioni, tanto più che anche nella procedura di concessione dell’Aia è previsto un parere sanitario da parte del sindaco o potrebbe, in ogni caso, essere richiesta una VIS (Valutazione di impatto sanitario).
Ultimo motivo di preoccupazione il tema riproposto dalle recenti acquisizioni sulla vertenza Acam-Hera circa l’eventualità di smaltimento di rifiuti o derivati (Cdr) nella centrale Enel.

Su tale scelta ricordiamo il parere assolutamente negativo già espresso dall’ordine dei Medici.
La permanenza della combustione del carbone e l’autorizzazione data di recente per quella di biomasse,
precondizioni per l’utilizzo del Cdr, non possono non costituire quindi una ulteriore possibile minaccia in tal senso.
29/07/2011
Commissione Ambiente dell'ordine dei Medici chirurghi e odontoiatri della Spezia
Tratto da Speziapolis


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"Tutta la storia ci insegna

che un risoluto movimento di uomini

che lottano senza tregua per i loro diritti

disintegra sempre il vecchio ordine,

come un oceano in subbuglio
sbriciola una grande scogliera."

Martin Luther King






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Tratto da Qualenergia

L’etica dell’energia nella visione di Hermann Scheer

La questione energetica è troppo strategica per essere lasciata ad economisti e tecnici; è una questione morale e politica, prima che tecnologica, diceva Hermann Scheer. In questo articolo di Marco Morosini del Politecnico di Zurigo, pubblicato sulla rivista QualEnergia, ricordiamo le sue idee, in attesa della pubblicazione in Italia del suo ultimo libro.

La prospettiva di creare un sistema energetico basato al 100% sulle fonti rinnovabili che viene oggi analizzata in diversi studi e documenti porterà nei prossimi anni a ricordare di Hermann Scheer, l’unico politico che per primo e sicuramente in tempi non sospetti, negli anni ’80, aveva già indicato questa strada con una visione lucida e concreta, ma spesso tacciata di integralismo dai suoi critici. Ad ottobre uscirà in Italia il suo ultimo libro "Der EnergeEtische Imperativ”, l’Imperativo energEtico, che affronta proprio la questione di un transizione energetica verso un’economia solare, come la chiamava Scheer. Se ne parlerà a Roma, il prossimo 6 ottobre, nel corso di un convegno organizzato da Edizioni Ambiente e Kyoto Club.

Etica e sussidiarietà: questi furono i pilastri dell’approccio di Scheer alla questione energetica, un ambito in cui il perdurante dominio di economisti e tecnologi forse pare legittimo a più di un lettore. Eppure troppo alta è la posta energetica per lasciarla in mano ai tecnici. Le diverse opzioni energetiche hanno infatti tali conseguenze sulle generazioni presenti e future e sulla natura da farne una questione morale e politica, prima che tecnologica. Infatti, mentre i benefici delle energie fossili e dell’energia atomica si concentrano maggiormente nella parte più benestante della popolazione mondiale, i loro costi umani – per esempio il cambiamento climatico - ricadono sproporzionatamente su coloro che meno o punto profittano dei benefici, cioè sulla parte meno abbiente e più debole dell’umanità e specialmente sulle generazioni future.

La sussidiarietà (se un ente più “in basso” è capace di fare qualcosa, l’ente più “in alto” deve lasciargli tale compito e sostenerne l’azione) era la seconda idea guida che Scheer applicò alla questione energetica: mentre le fonti fossili (carbone, petrolio e gas) e atomiche implicano la concentrazione in grandi impianti centralizzati e in potenti oligopoli privati o statali, una buona parte delle energie rinnovabili (solari, eoliche, da biomassa, geotermiche) sono per loro natura decentralizzate, locali e polverizzate in milioni di piccoli produttori.

Questa differenza ha profonde conseguenze politiche perché nel primo caso è favorita la concentrazione di potere e ricchezza, mentre nel secondo caso è favorita la loro distribuzione diffusa tra i cittadini, sia in una nazione sia sul Globo. Per questo l’opzione solare sarebbe importante anche per prevenire i conflitti, non solo per ridurre i danni ambientali.

Secondo Scheer la politica ha un compito limitato ma fondamentale: quello di accelerare un cambiamento che è già in atto nella società ma che è troppo lento, creando sistemi di incentivazione individuale verso le opzioni che danno benefici collettivi o che riducono i danni e i rischi collettivi (per esempio l’alterazione del clima).

Proprio sulla velocità di questo cambiamento riemerge l’etica: ormai da molti anni la questione non è sul “se” ma sul “quando” la società umana passerà completamente alle energie rinnovabili. “L’imperativo energEtico” questo il titolo dell’ultimo libro di Scheer – sarebbe quello di attuare questo cambiamento in pochi decenni invece che in secoli, cioè prima che i rischi e i costi umani delle attuali tecnologie fossili e atomiche crescano in modo esponenziale. Anche tuttora molti di coloro che propugnano l’espansione delle tecnologie fossili e atomiche dicono che si tratta di “tecnologie ponte” verso una futura economia solare, in attesa che le tecnologie per questa diventino “mature”. Per Scheer invece il momento di questa trasformazione è adesso, cioè nei prossimi due o tre decenni.

Non conosco un altro politico che abbia svolto quest’azione di catalizzatore più intensamente di lui......

A metà degli anni ‘80 si convinse che il controllo delle risorse energetiche era uno dei principali campi di conflitto tra i popoli. La svolta verso un’economia energetica solare, decentrata e locale gli sembrò uno dei compiti principali della politica per la pace.

Leggi su Qualenergia L'articolo integrale di Marco Morosini del Politecnico di Zurigo

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Tratto da Noalcarbone

29 luglio 2011

LA CONVERSIONE ECOLOGICA

La conversione ecologica si costruisce dal basso “sul territorio”: fabbrica per fabbrica, campo per campo, quartiere per quartiere, città per città.
Chiamando per cominciare a confrontarsi in un rinnovato “spazio pubblico”, tutti coloro che nell’attuale situazione non hanno avvenire: gli operai delle fabbriche in crisi, i giovani senza lavoro, i comitati di cittadini in lotta contro gli scempi ambientali, le organizzazioni di chi sta già provando a imboccare strade alternative: dai gruppi di acquisto ai distretti di economia solidale. E poi brandelli di amministrazioni locali, di organizzazioni sindacali, di associazioni professionali e culturali, di imprenditoria ormai ridotta alla canna del gas; e nuove leve disposte a intraprendere, e a confrontarsi con il mercato, in una prospettiva sociale e non solo di rapina.

La conversione ecologica del sistema produttivo e del modello di consumo dominanti è un’utopia?
Sì, è un’utopia concreta nel senso che aveva dato a questo termine Alex Langer. È cioè un progetto praticabile, ma al tempo stesso radicalmente alternativo allo stato di cose esistente.
Il liberismo, la tesi fantasiosa che il mercato trova da sé il rimedio ai danni che affliggono il pianeta e i suoi abitanti, inchioda i suoi fautori a un eterno presente senza passato né futuro; fermo, in politica, al giorno per giorno; in economia, ai conti delle “trimestrali”; nelle consorterie accademiche, alle lotte di potere: rendendo tutti incapaci di un approccio prospettico.

There is no alternative (non si puo' fare altrimenti) e' la sentenza con cui il liberismo e tutti coloro che ne sono succubi, giustificano l'assalto alle condizioni di vita e di lavoro di miliardi di uomini e donne. Ma la crisi economica e quella ambientale si sono incaricate di rovesciare questa tesi. Senza un radicale cambiamento di rotta il pianeta e chi lo abita non hanno futuro.
Verità e capacità di pensare il futuro sono rimaste appannaggio di chi si ribella allo stato di cose esistente. Chi guarda al futuro dal punto di vista di un mondo diverso sa ormai, in termini generali, molte cose su come deve cambiare il mondo per sopravvivere e permettere a tutti di vivere meglio.
Sono “cose” che riguardano l’energia (l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili),
l’agricoltura (biologica, multiculturale, multifunzionale, di piccola taglia) e la sovranità alimentare, il recupero integrale degli scarti e dei rifiuti, la salvaguardia del territorio.


09 luglio 2011

1)Cina, gli schiavi delle miniere che servono al pil 2)Inquinamento collegato a depressione e danni cerebrali.

Tratto da Il Giornale.it

Cina, ventotto minatori intrappolati da un incendio in una miniera di carbone

Le condizioni di lavoro sempre molto rischiose provocano incidenti a ripetizione nel gigante economico che spaventa Usa ed Europa.
Altri 42 minatori vengono ricercati in altri due siti, e la ditta che gestisce i lavori ha offerto due milioni di Yuan (300mila dollari) ai soccorritori per ogni uomo tirato fuori vivo

La vita umana in Cina non ha molto valore, si sa. E nell'affannosa corsa al benessere, il gigante economico non va per il sottile. Così accanto ai lavori faraonici, alle megalopoli costruite nel nulla, alle enormi dighe, anche nelle miniere cinesi si continua a morire.
Da ieri ventotto minatori sono rimasti intrappolati sotto terra nell'est della Cina a causa di un incendio in una miniera di carbone. E, nello stesso tempo, i soccorritori stanno cercando di trovare altri 42 lavoratori scomparsi nel finesettimana dopo che le forti piogge hanno allagato le due miniere dove lavoravano.
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Tratto da Rassegna.it

Cina, gli schiavi delle miniere che servono al pil

13 persone al giorno muoiono nell'estrazione mineraria. L'80% dell'energia cinese dipende dal carbone: l'estrazione è raddoppiata in assenza di sicurezza. Pil e inquinamento galoppano insieme DI SIMONE PIERANNI.

Ora c'è una miniera che ci danno mille l'ora per andare giù.
Quando usciamo inciampiamo nelle stelle, perché le stelle quasi non le vediamo più.


A causa delle piogge cadute sul territorio cinese nelle scorse settimane, 19 minatori sono intrappolati da giorni sotto terra a Heshan, regione del Guangxi, sud della Cina.

Secondo alcune statistiche riportate da organismi internazionali
, 13 persone al giorno morirebbero a causa dell'estrazione mineraria, in un paese la cui energia dipende all'80% dal carbone, come riportato dall'International Energy Association. ...

Volti neri, fisici emaciati
, condizioni famigliari spesso disastrose, morti e compensazioni, vita dura lontani dalle proprie città: sono i migranti la consueta carne da macello della crescita cinese, le vittime sacrificali dello sviluppo locale che, nonostante le prospettive di costruzioni di svariate centrali nucleari e investimenti nelle energie rinnovabili, procede ancora a passo spinto nell'estrazione di carbone.
Nel Guangxi, ad esempio, nelle zone in prossimità delle miniere
il cielo si fa tetro, pesante, mentre le storie dei minatori, di quelli morti e delle loro famiglie che ricevono ridicole compensazioni, scuotono la cortina di protezione dei media. Secondo una recente indagine del China Economic Weekly, magazine in cinese, il 90% delle cause di morti e incidenti nelle miniere, deriva da errori umani. Ovvero da condizioni di lavoro e di sicurezza spietate, in molte miniere che ancora oggi sono considerate illegali.
Da tempo il governo centrale ha provato a incentivare una più severa regolazione del loro funzionamento, ma il problema principale della Cina, il trasferimento delle direttive centrali alla periferia, non permette di ottenere risultati ancora soddisfacenti. Anche perché il paese continua la sua crescita all'8% e
ha bisogno di consumare, di estrarre, di riempire di polveri l'aria circostante.
Leggi tutto china-files.com


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Leggi su Noalcarbone

Bonanni (Cisl): il carbone è pulito. E le decine di migliaia di operai morti ogni anno nelle miniere?

La cronaca dei morti nelle miniere di carbone cinesi è un rullo ininterrotto, ordinario racconto di un business che molti continuano impunemente a definire "pulito". Persino il leader sindacale Bonanni (CISL) non ha avuto esitazioni nel definire la riconvertenda centrale di Porto Tolle come assolutamente pulita su tutti i fronti.
Purtroppo però anche oggi sono uscite notizie come queste:
Shandong: 28 minatori cinesi intrappolati a 255 metri sottoterra
Shanxi: 5 morti in un smottamento
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Tratto da Ecologiae

Inquinamento collegato a depressione e danni cerebrali

L’inquinamento, si sa, porta il cancro, ma anche diverse patologie, persino neurologiche e psicologiche. Basta solo la vista dello smog, dell’aria inquinata che incombe su un paesaggio urbano, ed è spesso sufficiente a farci sentire un po’ giù di morale. Ma a quanto pare respirare quella roba può solo peggiorare le cose. L’ultimo studio sugli effetti dell’inquinamento atmosferico sul corpo umano peggiorano ulteriormente il quadro già fosco che avevamo prima, che parlava di aumentato rischio di ictus, infarto e malattie polmonari.

Mentre gli effetti negativi dell’inquinamento atmosferico sul sistema respiratorio umano sono ben noti, i ricercatori della Ohio State University sospettano che l’inalazione di particolato può avere alcune conseguenze inaspettate che vanno molto più in profondità. Per testare la loro teoria, il team di neuroscienziati ha esposto dei topi agli stessi tipi di inquinamento emesso dalle automobili, centrali elettriche e fabbriche, concentrato a livelli non dissimili da quelli che si trovano in molti centri urbani in tutto il mondo. Ciò che hanno trovato è abbastanza allarmante.

Dopo 10 mesi in questo ambiente, simile a quello in cui si trovano immerse milioni di persone ogni giorno, i topi hanno mostrato segni di depressione, ansia e difficoltà di apprendimento. Il ricercatore Laura Fonken ha anche trovato differenze fisiche nel cervello dei topi esposti all’inquinamento rispetto a quelli con l’aria pulita, in particolare nella regione dell’ippocampo del cervello.

L’ippocampo è particolarmente sensibile ai danni causati dall’infiammazione. Abbiamo il sospetto che l’infiammazione sistemica causata dal respirare aria inquinata venga comunicata al sistema nervoso centraleha spiegato la ricercatrice. I risultati suggeriscono che una prolungata esposizione all’aria inquinata può essere visibile con effetti negativi sul cervello, i quali possono a loro volta portare ad una serie di problemi di salute.

Questo potrebbe avere implicazioni importanti e preoccupanti per le persone che vivono e lavorano nelle aree urbane inquinate del mondo

ha concluso la dott.ssa Fonken intervistata dal Telegraph.

[Fonte: Treehugger]
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Tratto da Il Secolo IX

Cairo, scontro sindaco-Italiana Coke


Cairo Montenotte - Nessun sindaco di Cairo Montenotte aveva mai preso posizione contro l’Italiana Coke di Bragno, lo ha fatto Fulvio Briano che ieri ha emesso un’ordinanza per obbligare l’azienda a rispettare i vincoli ambientali dopo che la Regione ha riscontrato alcune criticità.

Non un vero e proprio stop quindi ma un aut-aut : «L’Italiana Coke deve rispettare i vincoli ambientali e attenersi a quanto richiesto dalla Regione Liguria per tutti gli aspetti che interessano aria, scarichi e rifiuti». Un’ordinanza che in Valbormida è arrivata come un fulmine a ciel sereno, scaturito però da un’azione portata avanti in maniera congiunta da amministrazione comunale e Regione.

Il provvedimento si basa infatti su un parere della Asl, riconducibile a problemi strettamente igienico sanitari che dipendono da criticità ambientali, ed emersi in seguito ai sopralluoghi effettuati a giugno dall’Arpal che attraverso i controlli ha infine evidenziato incongruenze fra quanto previsto dall’Aia - l’autorizzazione integrata ambientale rilasciata dalla Provincia di Savona nel gennaio 2010 all’azienda e che prevede il riutilizzo delle melme e scarti di lavorazione - e quanto effettivamente attuato dall’azienda.

Motivo per cui la Regione ha quindi deciso che il documento Aia debba essere rivisto dalla Provincia che lo aveva rilasciato, ome per altro avevano già chiesto anche le associazioni ambientaliste cairesi che in tempi non ancora sospetti avevano presentato un ricorso al Tar che, dopo un primo passaggio la settimana scorsa, ora verrà discusso in autunno.

In attesa che il nuovo documento provinciale venga stilato, Regione e Comune sono però corsi ai ripari e, attraverso l’ordinanza firmata ieri dal primo cittadino ed immediatamente pubblicata anche sul sito internet del Comune, hanno intanto obbligato l’azienda a rispettare fin da subito le norme in materia ambientale.

05 giugno 2011

1) CINA: 21 morti in miniere di carbone 2)Aet e carbone........... vince il controprogetto

TRATTO DA LIBERO NEWS

RECUPERATI I CORPI DI 21 MINATORI IN MINIERE DI CARBONE ALLAGATE

Guiyang, 5 giu. (Adnkronos/Xinhua) - E' salito a ventuno operai cinesi morti, con il recupero di altri cadaveri, il bilancio degli incidenti di fine maggio in due miniere di carbone che si sono allagate.

I soccorritori hanno rinvenuto altri due corpi nella miniera di Guiyang, capoluogo della privincia di Guizhou, secondo quanto riferito da un portavoce.

Tredici operai erano rimasti intrappolati nel sottosuolo nella miniera di Fuhong il 29 maggio scorso, mentre altri otto sono morti il 31 maggio mentre lavoravano illegalmente in una cava di carbone nella contea di Dushan.


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Tratto da Ticinoonline


Aet e carbone........... vince il controprogetto

Nel risultato finale determinante la domanda sussidiaria

BELLINZONA - Il 28,64% del popolo ticinese ha votato sull'iniziativa dei Verdi "Per un'AET senza carbone" (firmata da 11'586 cittadini) e sul relativo controprogetto. Una bassissima percentuale che tra l’altro non ha espresso a larga maggioranza la sua volontà. Iniziativa e controprogetto sono stati testa a testa per tutta la durata dello spoglio, rendendo incerto fino alla fine l’esito ufficiale.


A vincere è stato il controprogetto per via della terza domanda, quella sussidiaria che conta nel momento in cui i sì sono vincenti sia per l’iniziativa che per il controprogetto

Leggi l'articolo integrale

08 dicembre 2010

1)Report punta la telecamera sull'economia perversa 2)Cina, scoppio in miniera: 26 morti


Tratto da Peacelink

Report punta la telecamera sull'economia perversa


Milena Gabanelli e Michele Buono concludono il ciclo del 2010 con questa ultima inchiesta "bollente" che potremo vedere domenica 12 dicembre alle 21.30 su

Raitre :Report punta la telecamera sull'economia perversa

La puntata farà sicuramente discutere. I veleni di Taranto ci costringeranno a guardare verso un altro modello di futuro "sostenibile" che tuteli le persone, i loro diritti e la loro dignità.
8 dicembre 2010 - Alessandro Marescotti (Presidente di PeaceLink)
Formaggio alla diossina, fumi al benzo(a)pirene, terra e acqua contaminate dai veleni industriali.

Domenica prossima la telecamera di Report - nota trasmissione televisiva di Raitre - metterà a fuoco le distorsioni dell'economia, concludendo l'inchiesta su Taranto, città scelta - non a caso - come simbolo di uno sviluppo perverso.

Milena Gabanelli e Michele Buono concludono il ciclo del 2010 con questa ultima inchiesta "bollente" che potremo vedere domenica 12 dicembre alle 21.30 su Raitre.

Si parlerà del PIL (Prodotto Interno Lordo) come indicatore paradossale, che cresce - anziché diminuire - quando ad esempio la gente si ammala di cancro e muore di inquinamento.

Report ha scelto di parlare di Taranto perché in questa città gli individui sono stati immolati sull'altare di un'economia perversa.

PeaceLink - assieme al Fondo Antidiossina Taranto - ha collaborato a questa puntata mostrando il tristemente famoso "formaggio alla diossina", simbolo di una città industriale che ha convissuto per decenni con un terribile cancerogeno senza mai esserne stata informata. E tutto ciò perché? Per non disturbare l'economia e i profitti.

La puntata farà sicuramente discutere. I veleni di Taranto ci costringeranno a guardare verso un altro modello di futuro "sostenibile" che tuteli le persone, i loro diritti e la loro dignità.

La recente classifica del Sole 24 ore (dedicata alla qualità della vita nelle province italiane) ha riservato a Taranto il centesimo posto, in coda alla graduatoria (http://www.ilsole24ore.com/speciali/qvita_2010/home.shtml). E' quindi lo stesso giornale di Confindustria che decreta il fallimento del "modello Taranto", basato su un'industria inquinante che - unico caso in Italia - è responsabile per il 93% delle emissioni di polveri nocive locali. Che senso ha proseguire verso un tipo di sviluppo fallimentare che ci fa scendere sempre più in basso?

E' la conferma dell'ipotesi di Report: questo sviluppo ha fatto crescere il PIL e precipitare la qualità della vita. Sapremo prendere coscienza di un'industrializzazione selvaggia che ha massimizzato i profitti scaricando sull'intera società i suoi costi sanitari, ambientali e umani? Sapremo invertire la rotta e andare verso una nuova economia sostenibile?

E' quello che auspichiamo e che la politica deve cominciare a discutere.

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L'incapacità di pensare uno sviluppo sostenibile è la fonte di nuovi conflitti e nuove guerre. Occorre progettare tecnologie e stili di consumo che consentano di risparmiare, condividere, riutilizzare, redistribuire e non inquinare.
6 dicembre 2010 - Alessandro Marescotti
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Tratto da TGCOM MONDO

Cina, scoppio in miniera: 26 morti

Venti operai miracolosamente in salvo

Almeno ventisei persone sono morte nell'esplosione avvenuta in una miniera di carbone nella provinciadell'Henan, nella Cina centrale. Lo riferisce l'Agenzia Nuova Cina. L'incidente è avvenuto in una miniera nellacontea di Mianchi, a circa 300 chilometri dalla capitale della provincia, Zhengzhou. Secondo l'Agenzia Nuova Cina, al momento dell'incidente nella miniera stavano lavorando 46 operai. Venti sono riusciti a mettersi in salvo
.Conosciuta in passato con il nome di ''Suzhuang'', la miniera era passata di recente sotto la proprietà del gruppo statale Yi Ma ed era in fase di ristrutturazione. La miniera, che produce 150.000 tonnellate all'anno di carbone, sembra non fosse stata autorizzata a operare durante questo periodo di ristrutturazione.

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Tratto da Ansa.it Mondo

Cina, condanna a morte manager miniera


Nel 2009 esplosione provoco' 76 morti, ignorate norme sicurezza


SHANGHAI, 2 DIC - Un tribunale cinese ha confermato in appello la condanna a morte con due anni di sospensione per due alti responsabili di una miniera nella quale, l'anno scorso, uno scoppio provoco' la morte di 76 minatori.La corte provinciale dell'Henan ha rigettato l'appelllo dell'ex responsabile della miniera di carbone n. 4 di Pingdingshan,nel distretto di Xinhua.La corte ha confermato la pena capitale anche al suo vice.Rigettato l'appello di altri tre manager, condannati a 13, 15 anni e all'ergastolo.
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Tratto da Brundisium
Brindisi, 07/12/2010

No al Carbone su consiglio monotematico e CDR

Da pochi giorni sul sito internet del comune di Brindisi è presente nella sezione “avvisi pubblici” il documento di proposta del piano d’ambito per la gestione dei rifiuti urbani.
In tale piano è chiaramente indicata come soluzione per la chiusura del ciclo dei rifiuti la possibilità di bruciare i rifiuti, nella forma di CDR, all’interno della centrale Enel di Cerano.
Tale soluzione è inoltre rafforzata da quanto scritto a pagina 172 del documento ove si dice che vi è un interesse da parte di Enel alla co-combustione di CDR nell’impianto di Cerano, cosa sancita da accordi preliminari in corso.

Vogliamo ricordare a tutti che l’incenerimento dei rifiuti è una pratica altamente inquinante che comporta l’emissione nell’ambiente di diossine, furani, metalli pesanti, polveri ultrasottili e nano particelle, tutte sostanze altamente cancerogene e dannose per la salute.
Anziché ridurre l’impatto sull’ambiente e la salute dovuto alla presenza della centrale di Cerano si riuscirebbe addirittura a peggiorare la situazione.


Sono queste dunque le proposte poste sul tavolo delle convenzioni da parte delle istituzioni? Si discuterà anche di questo al prossimo consiglio comunale monotematico sulle convenzioni con l’Enel del 9 dicembre?

Evidentemente per il sindaco Mennitti e la sua giunta la presenza a Brindisi di due centrali a carbone ed una a gas, un impianto petrolchimico tra i più grandi d’Europa, l’imminente avvio di una centrale a biomasse connessa allo zuccherificio SFIR, la richiesta di autorizzazione per un’altra centrale a biomasse da parte dell’azienda Brundisium, non sono motivi sufficienti per invertire la rotta, ma anzi si può ancora aggiungere qualcosa bruciando i rifiuti nella centrale di Cerano.

In altre zone di Italia le cose vanno diversamente e l’assessore all’ambiente Alessio Ciacci del comune di Capannori, un comune della provincia di Lucca di quasi 50.000 abitanti, ci dimostra invece che la raccolta differenziata spinta all'80% e oltre, assieme a una serie di politiche per la riduzione dei rifiuti possa concretizzare realisticamente un percorso Verso Rifiuti Zero, con vantaggi economici, sociali, ambientali ed occupazionali enormi e eliminando il bisogno di discariche e inceneritori.

Ma noi siamo a Brindisi, dove tutto è permesso, e non a Capannori .

Invitiamo tutti i Brindisini a presenziare al prossimo consiglio comunale monotematico sulle convenzioni del 9 dicembre alle 16,00. Occorre vigilare affinchè non vengano compiute scelte scellerate sulla pelle dei cittadini di Brindisi.

C.S. NO AL CARBONE

19 luglio 2010

Cina, scoppio in miniera:vittime

Tratto da Tgcom mondo

Cina, scoppio in miniera:28 vittime

Grave incidente nel nord ovest

E' di almeno 28 persone morte il bilancio di un grave incidente in una miniera di carbone nel nord-ovest della Cina. Lo rende noto l'agenzia Nuova Cina che cita fonti del governo locale. L'incidente è avvenuto sabato sera nella città di Hancheng, nella provincia dello Shaanxi.

Le miniere cinesi sono le più pericolose al mondo. Lo scorso anno sono morti 2.631 minatori.