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22 settembre 2015

Filippine, class action delle vittime dei tifoni contro le multinazionali

Tratto da  Vita.it

Filippine, class action delle vittime dei tifoni  contro le multinazionali

Presentata, insieme a Greenpeace, una denuncia alla Commissione per i diritti umani contro cinquanta colossi industriali responsabili dell'aumento di gas serra. «Anche la Chiesa sosterrà questa denuncia», ha fatto sapere il segretario esecutivo della Caritas Filippine, Edwin Gariguez.

I sopravvissuti dei tifoni sempre più violenti che si sono abbattuti sull’arcipelago delle Filippine hanno presentato, insieme a diversi esponenti della società civile (tra cui Greenpeace Southest Asia), una denuncia alla Commissione per i diritti umani (CHR) di Manila contro i grandi inquinatori, accusati di provocare cambiamenti climatici catastrofici, violando così i diritti umani.

La denuncia – la prima al mondo di questo genere – mira a ottenere l’apertura di un'indagine che determini le responsabilità delle cinquanta maggiori aziende emettitrici di gas serra, sotto accusa per l'impatto delle loro attività economiche sul clima globale. Tra queste, oltre a multinazionali come Chevron, ExxonMobil, BP e Shell, compaiono anche le italiane ENI e Italcementi, un sottoinsieme dei novanta soggetti giuridici che hanno fatto la parte del leone nelle emissioni di CO2 e metano nell'atmosfera terrestre, come denunciato dal rapporto “Carbon'Majors: Accounting for carbon and methane emissions 1854-2010”.

«Dai Paesi Bassi agli Stati Uniti, i cittadini iniziano a ricorrere ai tribunali per spingere i governi a prendere misure in difesa del clima», ha dichiarato Zelda Soriano, consigliere giuridico e politico di Greenpeace South East Asia, «Ci auguriamo che la Commissione dei Diritti Umani delle Filippine compia un passo coraggioso, riconoscendo che le grandi aziende inquinanti sono in gran parte responsabili della crisi climatica».

Si stabilirebbe in tal modo un importante precedente morale e giuridico: i grandi inquinatori potrebbero essere ritenuti responsabili di violare i diritti umani con lo sfruttamento presente e futuro dei combustibili fossili. È arrivato il momento che queste aziende si assumano l’onere di prevenire ulteriori nuovi danni al clima del Pianeta.

«Anche la Chiesa, ispirata da Papa Francesco, sosterrà questa denuncia per violazione dei diritti umani e continuerà ad adoperarsi per un mondo socialmente giusto, sostenibile dal punto di vista ambientale e spiritualmente ricco», ha assicurato Edwin Gariguez, segretario esecutivo della Caritas Filippine e vincitore del Goldman Environmental Prize.

11 luglio 2012

WWF:Dopo i siti industriali, ecco il condono per “l’inquinamento in divisa”

 PER LA SERIE: 
ITALIA AL CONTRARIO.....
Ai detrattori del principio “chi inquina paga” non è bastata la norma del cosiddetto Decreto Legge “Salva-Italia” che ha di fatto ‘condonato’ le bonifiche per i siti industriali inquinati (in tutto sono 57 i Siti di Interesse Nazionale, quelli in cui cioè sono particolarmente urgenti gli interventi di bonifica), ora con un blitz del Governo all’ultimo momento del Decreto Sviluppo arriva anche la sanatoria per “l’inquinamento in divisa”, ovvero per una norma (comma 2 dell’articolo 35 del D.L. Sviluppo) che comprometterebbe la bonifica dei siti militari inquinati e che è in discussione in queste ore in Parlamento.

Occorre sopprimere questa norma ‘ammazza-bonifiche’ che darebbe al Governo, attraverso un Decreto Interministeriale dei Ministeri della Difesa e dell’Ambiente, il potere di alzare i livelli di inquinamento oltre i quali è necessario bonificare il territorio inquinato dai siti militari. 
Ecco quale sarebbe il risultato: alzando la soglia d’inquinamento, i parametri un tempo fuori-norma verrebbero così trasformati ‘a norma di legge’. Ancora una volta la politica si sostituisce alla scienza, come se un provvedimento normativo potesse cambiare le leggi della chimica, della fisica e di tutte quelle conoscenze e strumenti ad hoc che non aspettano altro che essere consultati.
 E’ così che le istituzioni stanno provando ad autoattribuirsi il potere (non la conoscenza idonea) per indicare i livelli ‘accettabili’ di concentrazione di sostanze nocive nelle aree militari, senza alcun riferimento a norme di tutela, standard internazionali, rigorosi ed oggettivi parametri scientifici.
Oltre al contenuto e alle conseguenze che potrebbero derivare da questa norma, spaventa la modalità con cui è stata introdotto nel DL Sviluppo: un vero e proprio ‘blitz’, all’ultimo momento, inserendo un comma all’articolo 35, che disciplina tutt’altro settore: le trivellazioni petrolifere. Una norma, quindi, del tutto estranea che va ad incidere su una tematica complessa come quella della bonifica dei siti militari inquinati per la quale sarebbe necessario un approfondito esame tecnico e giuridico e, se del caso, la presentazione e discussione di un disegno di legge ad hoc.

Un caso-scuola sui danni all’ambiente e alla salute provocato dall’inquinamento dei siti militari è quello del poligono interforze del salto di Quirra, in Sardegna: un’area demaniale militare in cui per anni si sono svolte intense e periodiche esercitazioni militari (compresi brillamenti di ordigni), con dispersione sul terreno di grossi quantitativi di metalli tossici e sostanze chimiche tossiche (alluminio, arsenico, bario, cadmio, cobalto, cromo, rame, piombo, ferro, nichel, antimonio, tallio, zirconio e zinco), nonché di sostanze radioattive (torio ed uranio). Qui erano presenti numerosi pastori con circa 15mila animali da allevamento, cui si aggiungono gli abitanti delle aree circostanti, nonché il personale militare e civile della base militare. 
 Non a caso la vicenda è attualmente all’esame della Procura di Lanusei, in un processo in cui il WWF si costituito parte civile, per i gravissimi episodi di inquinamento ambientale e di pericolo grave e persistente per la salute umana ed animale.  
E’ evidente che casi simili non possono essere circoscritti in una norma di 4 righe approvata in tutta fretta senza approfonditi e specifici studi preliminari.
Nel Decreto sulle liberalizzazioni detto “Salva–Italia” è stato previsto che anche per gli stabilimenti industriali ormai abbandonati si potesse procedere con la semplice messa in sicurezza al posto della bonifica. Ecco la beffa: si tratta di un procedimento, applicato in origine solo ai quei siti industriali ancora in funzione per evitare che le operazioni di bonifica fermassero l’attività produttiva, mettendo così a rischio i posti di lavoro. Estenderlo anche alle fabbriche ormai chiuse o (come poi avvenuto con un’integrazione successiva al provvedimento) a quelle interessate da un’ipotesi di reindustrializzazione, equivale di fatto a un ‘condono’ delle operazioni di bonifica.
  
“Il WWF lotta per una specie a rischio: la tua”. 

 E’ lo slogan del progetto del WWF per sostenere l’attività dell’Associazione contro l’inquinamento industriale (www.wwf.it/stopinquinamento) a favore di uno sviluppo sostenibile, un’economia sana e per difendere anche nei tribunali l’ambiente e la salute dei cittadini dai danni provocati dall’inquinamento industriale.

24 maggio 2012

UNITI PER LA SALUTE REPLICA A PD e CGIL: "SENZA SE E SENZA MA"





COMUNICATO:"SENZA SE E SENZA MA"


Preg Dott Branca     
La Stampa

Inviamo il seguente comunicato con preghiera di pubblicazione, possibilmente integrale, per un quadro chiaro e  completo di quanto esposto
Premettiamo che la nostra associazione è apartitica per statuto e quindi mai scendiamo nell'agone partitico.
Nello scrupoloso  rispetto delle finalità della nostra associazione riteniamo  doveroso nei confronti della cittadinanza e dei Vostri lettori fare alcune precisazioni circa le affermazioni dei sig Di Tullio e Rossello lette a pag 51 dell'edizione odierna del Vs quotidiano.(immagini in coda) Ci limitiamo ad alcuni punti
Il sig di Tullio ha affermato: La metanizzazione è una strada non percorribile e infatti i sindaci di Quiliano e Vado non l'hanno mai chiesta.
In realtà il signor di Tullio omette di dire che lo stesso sindaco di Savona  (che appartiene al suo stesso partito e di cui, se non sbagliamo, è stato anche assessore) si è più volte pubblicamente espresso per la metanizzazione.
Inoltre precisiamo che i sindaci di Quiliano e Vado,  Isetta e Giacobbe (quest'ultimo riteniamo ancora appartenente al suo partito) hanno chiesto precisamente la riconversione a metano dei gruppi 3 e 4 con nota ufficiale e congiunta, lasciando in subordine il rimpiazzo con impianti di nuova concezione ma sempre"a parità di energia prodotta"
 Ribadiamo a proposito di leggi più o meno "permissive"  che intanto le leggi vigenti vanno semplicemente  rispettate "senza se e senza ma": 
segnaliamo che  la regione Liguria  a proposito delle prescrizioni condizionanti per il gruppo a turbogas ha ammesso ufficialmente che "in effetti alcuni adempimenti non risultano ancora portati a  termine"  Come è stato possibile avviare gli impianti a turbogas  (in servizio dal 2007) se  nel verbale del 2011 le prescrizioni condizionanti non risultano ancora completamente ottemperate?
le leggi vigenti vanno semplicemente  rispettate "senza se e senza ma":
 gli impianti attuali a carbone sono sprovvisti di autorizzazione ambientale  (AIA) da almeno 5 anni
la stessa centrale a proposito dei sistemi di trattamento fumi ha dichiarato che “non permettono ulteriori improvement tecnologici
 il presidente della Regione  oltre a parlare di "inquinamento colossale" ha dichiarato “ due vecchi gruppi da 330 Mw che sono stati realizzati nel 1971 e che ormai hanno raggiunto la fine della loro vita produttiva...Hanno già 40 anni: non si può pensare di tirare loro il collo ulteriormente” ,
e gli stessi Isetta e Giacobbe avevano chiaramente dichiarato: Mancano quindi i presupposti per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale per quanto riguarda gli esistenti gruppi 3 e 4 ......Nel ribadire quindi l’opposizione di queste Amministrazioni al rilascio di una nuova autorizzazione per nuovi impianti, si chiede che quella relativa all’esistente sia subordinata alla cessazione della attività dei gruppi 3 e 4"
I sindaci Isetta e Giacobbe, non noi, parlano di cessazione della attività dei gruppi 3 e 4 come condizione preliminare al rilascio dell'AIA. Non ci risulta siano stati smentiti da alcuno.
Oggi invece ci viene proposto come "miglioramento" un altro grande gruppo a carbone e il mantenimento dei due vecchi gruppi così come sopra descritti per almeno altri  nove anni (non ci risultano smentite al nostro comunicato dell' 8 marzo 2011 a proposito di AIA  "transitoria".
Sempre riguardo alla legalità, ci permettiamo ricordare al sig Rossello, che noi crediamo nello stato di diritto e in uno stato di diritto i Tribunali sono direttamente funzionali alla verifica del rispetto delle leggi. Come più volte ripetuto non è nostro obiettivo la chiusura di impianti (al contrario da sempre rimarchiamo l'indispensabile difesa dell'occupazione anche con il ricorso al metano come male minore).

Nostro obiettivo è lo scrupoloso rispetto delle leggi. Chiediamo  al sig Rossello di chiarire il suo pensiero: se infatti paventa che il ricorso al tribunale possa portare alla "chiusura della centrale" evidentemente non  pare così sicuro che le leggi siano rispettate.
Uniti per la salute Onlus
 

27 novembre 2011

1)ACQUA PUBBLICA, ecco come i gestori hanno DISINNESCATO 27 milioni di SI 2) Fukushima, mangiò insalata in TV per dimostrare che è sicura: scopre un cancro 3) "PENSACI"

Leggi su Il fatto Quotidiano 
 

Subito dopo il referendum del 12 e 13 giugno, l'Acea ha chiesto una consulenza a Giulio Napolitano, avvocato, esperto del settore e figlio del presidente della Repubblica. Secondo il documento il voto non ha effetti sugli interessi delle società idriche. In attesa dei ricorsi, che dureranno anni.

Il Sì all’acqua pubblica uscito dalle urne lo scorso giugno rischia di vedere i suoi effetti allontanarsi nel tempo, imprigionando la volontà popolare nelle pastoie giuridiche della giustizia amministrativa. E’ questa la tattica che i gestori privati dell’acqua hanno messo in campo subito dopo il voto dei ventisette milioni di italiani il 12 e 13 giugno scorsi, preparando le battaglie legali che potranno affollare i Tribunali nei prossimi mesi. Leggi tutto
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Tratto da La Voce dell'Emergenza

Fukushima, mangiò insalata in TV per dimostrare che è sicura: scopre un cancro

Il popolare presentatore che voleva rassicurare la popolazione si è preso un brutto cancro
Probabilmente lo chiameranno martire, di sicuro testimone fino in fondo delle sue scelte: Otsuka Norikazu è un popolarissimo presentatore della televisione giapponese che, per comunicare alla popolazione la sua tranquillità riguardo al disastro di Fukushima, ha deciso di mangiare verdura proveniente dalla zona contaminata.
RISCHIARE E PERDERE – Il popolare anchorman, infatti, secondo la testata spagnola, avrebbe la leucemia: per la precisione nella versione linfatica acuta, ed è stato ricoverato d’urgenza. 
 GUARDA IL VIDEO e Leggi tutto 
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PENSIAMOCI........PER SALVARE LA TERRA E SALVARE NOI STESSI.....
L'APPELLO  PROVIENE DAGLI ALUNNI DEL LICEO "MONTICELLI" Brindisi.